Ateoagnosticismo, Laicità e Laicismo, Politica e Società

Da commistione a simbiosi

In e-mail da Democrazia Atea il 6 Novembre 2017 dc:

Da commistione a simbiosi

Fino al Medioevo la Chiesa, intesa unicamente come organismo religioso, esplicava il suo ruolo di guida per le questioni in materia di fede.

Si occupava delle interpretazioni dei testi religiosi, si occupava dei fedeli e delle regole morali da impartire, in sintesi si occupava della spiritualità.

Nel Medioevo è cominciata la metamorfosi e le questioni terrene, relative alla amministrazione politica, alla legislazione, al governo dei territori, questioni che fino ad allora erano appannaggio dei governi, sono cominciate ad entrare nelle mire della Chiesa che, forte di un patrimonio accumulato soprattutto con lasciti, pretendeva di incarnare anche il potere temporale insieme a quello spirituale.

Il Pontefice pretendeva, dunque, di esercitare sovranità piena con emanazione di leggi civili, con l’amministrazione della giustizia e con la difesa militare.

Lo Stato Pontificio ebbe secoli di dominio politico, condannando le popolazioni sottomesse ad un oscurantismo malvagio.

Le storture potere temporale furono criticate da Dante, da Machiavelli, da Guicciardini, per proseguire fino a Leopardi.

Il 1870 segnò una svolta storica e l’unità d’Italia si completò con la conquista dello Stato Pontificio.

Il potere temporale della Chiesa subì una regressione che durò fino al 1929 ovvero fino a quando il potere dittatoriale fascista cercò la sua legittimazione etica e la Chiesa Cattolica gliela offrì con evidente contropartita.

Il prezzo lo pagò l’Italia con la stipula dei Patti Lateranensi.

Da quel momento prese l’avvio una inesorabile infiltrazione del potere religioso nel potere politico, una costruzione lenta e capillare, compresa da pochi e osteggiata da pochissimi.

Dal 1929 in poi la Chiesa ha ripreso ad amministrare l’Italia, non più in modo diretto, ma usando la mediazione degli uomini dello Stato italiano, fedeli alla Chiesa.

Si mantenne tuttavia, per molti decenni, una parvenza di separazione.

Anche i politici più cattolici, come ad esempio De Gasperi, si posero nel rispetto del principio di laicità e nell’accortezza di mantenere separate le sfere di reciproca competenza.

Per arrivare fino a Rosy Bindi la quale, nel rivendicare il cattolicesimo in politica, si avventurò in diatribe linguistiche (o meglio semantiche) tra laicità e laicismo, utilizzando il secondo termine come se fosse una degenerazione del primo.

L’attacco al principio di laicità, attraverso i distinguo tra laicità e laicismo, fu reso facile perché la finalità evidente era proprio quella di fornire una giustificazione a chi voleva negarlo.

Il principio di laicità, per sua natura, non può avere graduazioni tra laicità e laicismo, o si accetta o si nega.

Tutte le battaglie di laicità vennero tacciate di laicismo, e il giochetto semantico raggiunse il suo obiettivo.

Scuola, lavoro, sanità, migrazione, niente in questi anni è stato lasciato al caso e il potere religioso ha dettato l’agenda politica delle questioni prioritarie per l’Italia.

La commistione tra potere religioso e potere politico si avvia al totalitarismo ideologico, i partiti politici sono arrivati finanche ad invocare il pontefice come loro capo politico.

La commistione oggi è diventata simbiosi sicchè accade che in questo rinnovato Medioevo un parroco, nella tornata amministrativa di questo novembre 2017, si è candidato, mentre il segretario del partito di Governo è andato a fare un comizio in chiesa.

E nessuno sembra comprendere che in tutto questo si è concretizzato un deficit democratico irreversibile.

Democrazia Atea denuncia la grave compromissione democratica sottesa a questi fenomeni, ed avvierà l’iter di richiesta di audizione alla Commissione europea per le libertà civili, posto che il Principio di laicità è il principio fondante delle democrazie europee, e in Italia non sanno più cosa sia.

http://www.democrazia-atea.it

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Laicità e Laicismo, Politica e Società

Tra benedizioni e società civile a scuola muore la laicità

da Italialaica 1 Marzo 2016 dc:

Tra benedizioni e società civile a scuola muore la laicità

di Giovanni Fioravanti

Mentre a Parigi si va a scuola di laicità, a Bologna la laicità della scuola necessita di una sentenza del TAR per essere tutelata. Ma Parigi val bene una messa, come si sa, così l’Ufficio Scolastico Regionale ha affidato all’Avvocatura di Stato il compito di vagliare le possibilità di un ricorso contro la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale che tiene lontana dalle scuole la benedizione pasquale.

È come dire che lo Stato, laico per Costituzione, faccia causa contro se stesso e la propria laicità. Schizofrenia istituzionale? Disturbo della personalità statale? Non c’è da stupirsi se non siamo un Paese normale.

I sostenitori della benedizione delle aule scolastiche hanno deciso che, se l’aspersione d’acqua benedetta non può essere compiuta all’interno dell’edificio scolastico, si procederà comunque con il rito dall’esterno, dal marciapiede antistante la scuola.

Viene da chiedersi cosa aggiunga o cosa tolga alla scuola la benedizione pasquale. Forse rende più intelligenti alunni ed alunne, forse li preserva dai pericoli di un crollo, considerato lo stato della nostra edilizia scolastica, chissà. Per non dire delle profonde perplessità sul valore formativo per bambini e adolescenti chiamati a fare da pubblico ad un rito che nulla ha da invidiare alle antiche rogazioni nelle campagne.

La senatrice Pd, Francesca Puglisi, dichiara: “Non credo che sia la benedizione a violare la laicità dello Stato” e il parroco che avrebbe dovuto impartirla sostiene che la benedizione pasquale non è un rito religioso, ma una tradizione civile del nostro popolo.

A questo punto verrebbe da chiedersi cos’è dunque laico e cosa religioso, cosa razionale e cosa irrazionale. Ma soprattutto perché debba essere sempre la scuola a Natale e a Pasqua oggetto di polemiche religiose spacciate per tradizioni civili che non offenderebbero la laicità dei laici.

Ora, che non si voglia vedere strumentalità in tutto questo bisogna essere davvero delle anime belle.

Nella nostra società, sempre più secolarizzata e sempre più multietnica, certi credenti si sentono minacciati da quanti praticano la propria religione con una coerenza che loro hanno perduto ormai da tempo. Di qui la risposta in difesa: affermare la propria identità ricorrendo alla tradizione, alle forme esteriori di una fede che non ha più radici nella vita interiore delle persone.

Per legge sono i Consigli di Istituto che nei loro regolamenti devono prevedere le condizioni per concedere l’uso degli spazi scolastici in orario extrascolastico. Non mi risulta che rabbini, imam o pastori protestanti abbiano mai fatto richiesta d’uso delle aule scolastiche per le loro funzioni religiose, perché i preti sì allora? E perché solo per la benedizione pasquale e non per la messa tutte le domeniche?

È dunque chiara la volontà di portare la scuola su un terreno molto pericoloso. In tutto questo c’è più uno spirito di crociata, che di pietà religiosa.

Lo esprimono chiaramente i promotori delle benedizioni scolastiche, chiedendosi perché le moschee sì e le benedizioni no, paventando il rischio di dover cancellare le chiese per non disturbare i musulmani o che sia impedito ai loro figli di sentirsi italiani e cristiani anche a scuola, fino a vedere calpestata la propria religione.

Eppure la sentenza del tribunale amministrativo emiliano romagnolo, nel suo buon senso, non solo pare laica, ma direi anche cristiana. Non fa altro che affermare come il principio costituzionale della laicità non significhi indifferenza rispetto all’esperienza religiosa, ma comporti piuttosto equidistanza e imparzialità rispetto a tutte le confessioni religiose.

Questi signori della benedizione prêt à porter, che semmai si scandalizzano delle madrasa, le scuole coraniche altrui, non si scandalizzano che nelle nostre scuole statali, pubbliche e aconfessionali si manipolino le menti dei più piccoli, perché si sa più assorbenti e plasmabili, a partire dalla scuola dell’infanzia, con la narrazione confessionale della religione cattolica.

È la questione di sempre, per cui ci si preoccupa più di educare che di istruire. Del resto educare pare essere più facile che istruire, come è più facile trasmettere il dover essere che il divenire. La scuola da sempre offre un terreno molto favorevole a quanti sono preoccupati di plasmare le coscienze anziché formare le intelligenze, perché raduna tutti i giovani quando sono facilmente manipolabili, condizionabili e suggestionabili, perché le loro menti ancora devono maturare e quest’ultima possibilità difficilmente la nostra scuola gliela offre.

La scuola è terreno estremamente delicato, perché luogo di formazione della parte più fragile della nostra società: le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi. Tutti si dovrebbe fare un passo in dietro, essere molto attenti ad evitare interferenze, tenersi distanti con le proprie idee e convinzioni da chi le idee e le convinzioni deve conquistarsele da sé, con la propria testa e non con quella degli altri.

“È decisivo abbandonare l’attuale modello istituzionale statalista per sostituirlo con uno nuovo, espressione delle più vive dinamiche sociali”, scriveva nel 2002 l’attuale direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna in un testo da lui curato, “La scuola della società civile tra Stato e mercato”, forse questo spiega la sua intenzione di ricorrere contro la sentenza del TAR.

Il tema che la benedizione pasquale delle scuole ripropone è sempre quello da tempo caro a certi ambienti cattolici del nostro paese, del rapporto tra scuola e società civile. Un tema da interferenze e corto circuiti, fino a quando cattolici e teorici del libero mercato dell’istruzione anche nel nostro paese non saranno in grado di provvedere da soli a farsi le loro scuole, senza ricorrere allo Stato, ai bonus scuola e, ovviamente, alle benedizioni pasquali.

Ateoagnosticismo, Laicità e Laicismo, Politica e Società

Come educare senza dogmi. Una guida per genitori atei e agnostici

Prima fonte: MicroMega http://temi.repubblica.it/micromega-online/ 14 Gennaio 2016 dc, pubblicato anche da Sestante il 18 Gennaio 2016 dc:

Come educare senza dogmi. Una guida per genitori atei e agnostici

di Cecilia M. Calamani (cronachelaiche.it)

«Mi batto per educare figli indipendenti, che ragionino in modo logico, svincolato dal dogma religioso». Con queste parole la blogger americana Deborah Mitchell spiega il perché del suo libro “Growing up godless”, tradotto e pubblicato in Italia dalla casa editrice Nessun Dogma con il titolo “Crescere figli senza dogmi”.

La domanda nasce a libro ancora chiuso: perché un’americana sente il bisogno di scrivere un libro su questo tema? Siamo talmente abituati allo stereotipo che dipinge gli Stati Uniti come il Paese della libertà per antonomasia che questo volume, una vera e propria guida per genitori atei e agnostici, fa un po’ effetto. Eppure la realtà, soprattutto in alcuni Stati – Mitchell è texana –, è ben diversa da come immaginiamo. E in effetti andando avanti nella lettura scopriamo una società chiusa e bigotta, ligia alle tradizioni e intollerante nei confronti del libero pensiero al punto di stigmatizzare con l’isolamento chi si professa ateo o agnostico. (nota mia: l’autore dell’articolo si stupisce, io e alcuni altri no, non abbiamo mai creduto in questo “stereotipo”, non abbiamo mai considerato in questo modo gli Usa…)

Come la stessa Mitchell riferisce, in Texas una delle prime domande che si fanno le persone quando si conoscono è quale chiesa frequentino. Il che stupisce poco se solo si legge cosa c’è scritto senza mezzi termini nella Carta costituzionale del Paese: «In questo Stato non verrà mai richiesto alcun test religioso per ricoprire un pubblico ufficio o una carica onorifica; né alcuno sarà mai escluso da una carica a motivo dei suoi sentimenti religiosi, purché ammetta l’esistenza di un Essere Supremo» (art. 1, par. 4). Ecco perché scegliere per i propri figli un’educazione libera dalla fede è un problema. Chi non crede per lo più si nasconde e segue i riti e le tradizioni della massa. Ed è quello che ha fatto anche Mitchell fino ai primi anni di vita dei suoi figli, quando ha deciso di uscire allo scoperto in famiglia e di aprire un blog, inizialmente dietro pseudonimo, per scrivere le sue esperienze di madre agnostica e confrontarsi con altri genitori nella sua stessa situazione.

Nel libro riporta la sua esperienza e anche quelle più significative delle persone con cui è venuta in contatto. Ne esce un prontuario per affrontare tutte le situazioni cui un genitore ateo o agnostico si trova di fronte quando vive in un ambiente che non ammette altri modi di essere se non quello scandito, nei valori così come nei tempi, dalla religione.

Il paragone con la situazione italiana, leggendo queste pagine scritte da un’occidentale, è d’obbligo. Se è vero che il nostro Paese è ancora molto poco secolarizzato e subisce una continua ingerenza da parte della Chiesa cattolica nella sfera legislativa (per tacere di quanto la foraggi finanziariamente), è anche vero che, almeno sulla carta, educare i figli al di fuori dei dettami religiosi è ormai un falso problema e lo dimostra la percentuale sempre più alta di ragazzi non battezzati o che disertano l’ora di religione a scuola.

Le difficoltà semmai riguardano il rapporto tra i nostri figli e le istituzioni scolastiche. Non solo è ancora previsto l’insegnamento della religione cattolica nell’orario curriculare, ma chi non se ne avvale – come già detto un numero sempre screscente di ragazzi – è costretto a girovagare per l’istituto, andare in altra classe o partecipare a uno dei rarissimi corsi alternativi allestiti nelle scuole per “raccogliere” gli studenti non credenti.

Potremmo poi parlare dei crocifissi ancora appesi nelle aule, delle recite natalizie che celebrano la nascita del figlio di dio (guarda caso spesso organizzate proprio dal docente di religione) o delle pagliacciate di certi amministratori leghisti che distribuiscono presepi nelle scuole del Nord, ma insomma il problema non è, o almeno non più, dichiarare in famiglia e al mondo di rifiutare le verità dogmatiche della fede.

Piuttosto, il punto è che una legislazione sempre più obsoleta non sta al passo con l’evoluzione culturale del Paese e la sperequazione dei diritti che ne consegue investe tutti i campi, istruzione inclusa. Diversa la situazione in Texas, dove la difficoltà di un’educazione laica per i propri figli è innanzitutto di origine sociale.

Ciò nonostante, il libro ci tocca da vicino sia perché gli Stati Uniti sono per noi un imprescindibile modello culturale di riferimento (nota mia: non certo per me!), sia perché focalizza bene alcuni aspetti che riguardano anche la nostra società. È innegabile che la fede religiosa faciliti il ruolo del genitore perché lo esime dall’onere di elaborare da sé risposte adeguate alle difficili domande dei figli.

Ad esempio, come spiegare a un bambino cosa significa morire senza farlo sprofondare nell’angoscia? Per un genitore credente è più semplice. Basta ricorrere al paradiso o all’aldilà attraverso una narrazione pronta all’uso che taciti (ma per quanto tempo?) i dubbi esistenziali del figlio e lo porti a credere in una vita in cielo dopo la morte. Tuttavia il ricorso alla religione deresponsabilizza il genitore, che si limita a ripetere quello che i propri genitori hanno ripetuto a lui senza aiutare lo sviluppo dell’autonomia di pensiero del figlio.

In questa delega alla fede poi c’è un ulteriore pericolo per la crescita consapevole e responsabile dei ragazzi e riguarda l’educazione sugli aspetti comportamentali. Mitchell lo descrive bene: «Ai bambini si insegna a essere buoni soltanto perché alla fine saranno ricompensati con la vita eterna, ma questo costituisce una debole base per la moralità, poiché si focalizza sul fare ciò che altri definiscono giusto agitando la carota di una ricompensa, e non sul fare ciò che ognuno considera giusto in base a un ragionamento. E, quel che è peggio, si può agire male più volte, visto che non poche religioni offrono il perdono mediante una serie di canti o preghiere».

Per dirla alla Margherita Hack, il non credente si comporta bene perché lo ritiene giusto, non perché spera in una ricompensa futura. Il che dà maggior vigore alle sue convinzioni morali.

Educare i figli al di fuori di comode verità prêt-à-porter è faticoso, sia chiaro, ma molto meno di quanto sembri. Spesso siamo noi, condizionati dal nostro vissuto culturale in un Paese in cui fino a trent’anni fa il cattolicesimo era religione di Stato, a proiettare sui nostri figli delle paure che loro neanche percepiscono perché liberi dai nostri preconcetti. Tuttavia, va anche detto che la libertà di pensiero è tra tutti il concetto più difficile da trasmettere perché si contrappone a quell’omologazione di massa – la religione ne è un esempio ma non l’unico – che rappresenta un comodo riparo soprattutto durante infanzia e adolescenza. Ma ne vale la pena.

Aiutare un figlio a costruire la propria strada invece di prenderla in prestito da chi dispensa verità predefinite lo rende più solido nei suoi valori e lo libera dal condizionamento ancestrale del peccato, una micidiale arma di ricatto che da millenni tiene in scacco coscienze e intelligenze.

Morale e religione non sono sinonimi e non è detto che vadano d’accordo. Nonostante la storia l’abbia dimostrato e la cronaca ce lo ricordi ogni giorno, il preconcetto che le vede strettamente collegate è duro a morire. Anche in Occidente.

Ateoagnosticismo, Comunicati, Laicità e Laicismo

UAAR, Circolo di Milano: manca la correttezza

UAAR, Circolo di Milano: manca la correttezza

di Jàdawin di Atheia, 7 Gennaio 2016 dc (aggiornato e modificato il 17 Maggio 2016 dc)

Alla fine del 2014 dc mi scrisse Luca Immordino di Palermo, che aveva visto questo blog, parlandomi di un libro che aveva scritto e proponendomi delle serate di presentazione.

Gli risposi che questo è un blog individuale e che non sono in grado di organizzare serate, ma che ne avrei parlato al Circolo Culturale Giordano Bruno di Milano, di cui sono socio dal 1995 dc e di cui curo posta elettronica e blog.

Il libro piacque e, a chiusura del ciclo di incontri marzo-giugno 2015 dc, il 14 Giugno fu presentato “Storia del sentimento religioso. Nascita, sviluppo e tramonto delle religioni”, edito da Cavinato Editore International, con la consueta relazione introduttiva del responsabile del Circolo, Pierino Marazzani, e l’intervento di Renato Pomari, ex-insegnante di religione.

L’autore, successivamente, propose l’iniziativa anche al Circolo di Milano dell’UAAR-Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, inviando copia cartacea ed e-book del libro. Circa sei mesi fa la coordinatrice del Circolo Valeria Rosini, che aveva affidato la lettura e la valutazione del libro ad uno dei soci, aveva confermato l’effettuazione della serata per il 23 Novembre 2015 dc.

Pochi giorni prima, in una conversazione telefonica, la coordinatrice aveva riferito che la presenza dei partecipanti ai loro eventi era mediamente di 300 e più persone e così sarebbe avvenuto pure per quella serata. Strano, perchè ho visto la “sede” del Circolo UAAR di Milano in via Porpora 45 a Milano, è uno scantinato e vi posso assicurare che, anche ammassate, è difficile che possano starci più di venti persone. A meno che ci si riferisse anche ad altre sedi ospitanti, non del Circolo di Milano.

In quella conversazione Luca Immordino riferì della serata al “Giordano Bruno” e la signora Rosini affermò, più o meno testualmente, “quelli sono quattro gatti che al massimo portano non più di dieci persone ai loro eventi”.

Pochi giorni più tardi, a cinque giorni dall’evento, la Rosini telefonò a Luca Immordino comunicando l’annullamento della presentazione perché il suo libro non era più gradito, motivando il fatto che non se ne riteneva il contenuto degno di una presentazione da parte dell’UAAR. Causa di un così repentino cambio di valutazione sarebbero state le imperfezioni grammaticali, le parti del libro scritte in modo non connesso tra loro, senza riferimenti bibliografici, con errori grossolani sulle teorie espresse e che denoterebbero disattenzione ed un lavoro frettoloso.

Luca Immordino non ha potuto annullare il volo aereo per Milano prenotato da tempo e recuperare così il denaro sborsato né organizzare per tempo una presentazione alternativa: entrambi siamo concordi  nel considerare tale comportamento privo di professionalità, correttezza e rispetto nei riguardi di tutte le persone coinvolte, al di là delle presunte carenze dell’opera, che non giustificherebbero comunque tutto ciò. Il Circolo UAAR di Milano ha avuto diversi mesi per valutare l’opera, e quanto è avvenuto non è assolutamente ammissibile.

Per parte mia vorrei solo ricordare alla signora Rosini, che al nostro Circolo ha affermato che “loro” (presumo gli atei e gli agnostici dell’UAAR) non sono contro le religioni, che noi “quattro gatti” del Circolo, anche con scarso pubblico a seguirci, siamo coerenti con quanto affermiamo e, facendo nostre le parole di Christoper Hitchens, affermiamo con orgoglio che siamo atei. Non siamo neutrali rispetto alla religione, le siamo ostili. Pensiamo che essa sia un male, non solo una falsità. E non ci riferiamo solo alla religione organizzata, ma al pensiero religioso in sè e per sè.

Laicità e Laicismo, Politica e Società, Sessualità

Il gender è una cosa bellissima 

Sorgente: Il gender è una cosa bellissima | Sestante

Articolo originale su http://www.internazionale.it 15 Dicembre 2015 dc

Il gender esiste ed è una cosa bellissima.

Invece l’ideologia gender è una creatura inesistente ma con un fine abbastanza preciso.

“Uno dei temi trattati al Sinodo è quello dell’ideologia gender che non parla più di ‘sessi’ ma di ‘generi’ per superare la divisione biologica maschio-femmina, minacciando l’esistenza della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Si è parlato dell’imposizione di questa teoria come pensiero unico nelle scuole, calpestando il diritto primario dei genitori all’educazione dei figli” (Sinodo. Maradiaga: ideologia gender distrugge famiglia e società, 10 ottobre 2015, Radio Vaticana).

E quale sarebbe la soluzione a questo mostro a più teste del gender? “Il Vangelo, la parola di Dio! Perché la parola di Dio illumina tutti i secoli, illumina tutto il tempo, illumina tutte le diverse società, non per un assolutismo, ma per una luce. Non per niente il Signore Gesù ci dice: ‘Io sono la luce del mondo’”.

E quel mondo è semplice e ordinato, come lo descrive la Genesi: “Maschio e femmina Dio li creò”.

La sessualità umana è un universo molto complesso, impossibile da ridurre a una visione binaria

Ma nel frattempo ci siamo accorti che non ci sono solo maschi e femmine, che l’identità di genere può non coincidere con il sesso, che non c’è un unico orientamento sessuale buono e giusto (quello eterosessuale) e che addirittura può variare, che i ruoli di genere non sono intrinsecamente determinati dall’appartenenza a un sesso.

La sessualità umana è un universo molto complesso, impossibile da ridurre a una visione binaria F e M anche se ci fermiamo sul piano biologico, figuriamoci quando ci spostiamo su quello delle preferenze e su quello del significato di essere donna o essere uomo.

Quella visione di un mondo semplice e ordinato è incompatibile con la realtà.

La scuola è il terreno di scontro preferito e la protezione dei bambini innocenti è la scusa preferita. “Per affermare il diritto prioritario della famiglia nell’educazione dei figli contro l’ideologia gender nelle scuole, Generazione famiglia, in collaborazione con la nostra ProVita onlus, con i Giuristi per la vita e Voglio la mamma, presenta due importanti iniziative. Si tratta della giornata nazionale per il diritto di priorità educativa della famiglia e dell’’Operazione Caro Ministro’” (ProVita e Generazione Famiglia uniti contro il gender: unisciti a noi!, 18 novembre 2015, Notizie ProVita).

Un giorno “di assenza simbolica dalla scuola […] per ribadire che nell’educazione sessuale, affettiva e morale viene prima la famiglia” e una lettera da inviare al ministro dell’istruzione da parte dei “genitori preoccupati per l’introduzione delle teorie gender nelle scuole”.

Caro ministro, ti scrivo perché dobbiamo denunciare la temibile ideologia gender, ovvero

l’idea che l’identità sessuale della persona non sia radicata nel suo essere maschio o femmina e non si sviluppi intorno a questa fondamentale realtà biologica, ma che consista nella momentanea e assolutamente autonoma autopercezione di sé, che permetterebbe a ciascuno di ‘sentirsi’ (e dunque essere ed essere riconosciuto dalla società in quanto) uomo, donna o appartenente a una serie sterminata di altre ‘identità di genere’ (cisgender, transgender, bigender, agender, pangender, genderfluid, ecc.).

I nostri figli devono essere sottratti al “monopolio culturale con cui associazioni Lgbtqia (lesbian, gay, bisexual, transsexual, queer, intersex, asexual) impongono ai nostri figli e nipoti visioni sulla sessualità ascientifiche, spesso funzionali alla sponsorizzazione all’interno delle scuole di questioni di natura politica come le rivendicazioni del ‘matrimonio gay’ e della c.d. ‘omogenitorialità’”.

E ancora: “L’ideologia che tende a destrutturare gli individui e la società e che chiamiamo ‘gender’. ‘C’era una volta un gatto che si comportava in modo strano……’” (Gender a scuola: immedesimarsi nel Canegatto, 26 novembre 2015, Notizie ProVita).

La citazione viene dall’inizio di una favola letta da una maestra in una quarta elementare, ma per l’articolo di ProVita non si tratta di una favola come tante altre e soprattutto nasconde un obiettivo ben preciso, ovvero “far conoscere ai bambini alcune miserie del mondo degli adulti e renderli più ‘tolleranti’ nei confronti della diversità”.

È l’ennesima dimostrazione che “l’ideologia sia viceversa penetrata ovunque, anche nelle scuole tenute da ignare suore”.

E gli ignari bambini devono subire la lettura del Canegatto, continua ProVita:

“È proprio necessario far crescere i bambini così in fretta? Qual è la ragione per la quale invece di lasciarli tranquilli a vivere la loro infanzia si inizia a metterli al corrente di quel guazzabuglio che è il mondo degli adulti? Anche qui ognuno si può esercitare in prima persona a cercare di capire la ragione per la quale ai bambini si vuole togliere l’infanzia, quel periodo che chi ha qualche anno sulle spalle ricorda, con tenerezza e nostalgia, come un periodo meraviglioso di un mondo incantato in cui babbo Natale lanciava le caramelle giù dal camino. Qualcuno ha deciso che ci deve levare anche il ricordo del periodo meraviglioso che dovrebbe essere l’infanzia, ha deciso che bisogna togliere ai bambini i miti irrazionali, bisogna immergerli nella realtà cruda di un mondo che non ha pietà per nessuno ed è bene, dunque, che siano abituati da subito al nuovo mondo in cui i miti sono scomparsi e al loro posto sono arrivati i variopinti colori Lgbtp, dove il ‘p’ non sta per pedofili, come era all’inizio della rivoluzione arcobaleno, ma per pansessuali, quella sessualità perversa polimorfa che Sigmund Freud aveva scoperto essere l’essenza dell’animo dei bambini e che qualcuno si ostina invece a voler vedere come puro e incontaminato.”

E poi basterebbe sapere chi è l’autore della favola incriminata per sentire odore di bruciato: “Luigi Malerba, definito come scrittore e sceneggiatore, ma, si badi bene, Malerba è solo uno pseudonimo perché il cognome vero dell’autore è Luigi Bonardi. La ‘mala erba’ entra, dunque, nelle aule dei bambini delle elementari e le insegnanti sono talmente benpensanti che non si rendono conto di diventare il veicolo della follia del gender”.

In principio fu la teoria del genere femminile

Ma qual è l’origine della “rivoluzione gender”? Tutto comincia con la Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo dell’Onu del 1994. Il rapporto finale ha una posizione rivoluzionaria sulle donne: uguaglianza, promozione delle loro condizioni, parità tra i sessi. Inevitabile l’attacco ai ruoli predefiniti e angusti di moglie e madre. Il rapporto adottato dalla Conferenza del Cairo segna un momento storico condannando duramente la riduzione delle donne alle funzioni riproduttive e alla maternità, scrive Odile Fillod in Le mariage raté du Vatican et de la science.

“L’adozione di questo rapporto è un dramma per Dale O’Leary, la cui militanza pro-vita si fonda sull’impegno esplicitamente antifemminista”.

La posizione di Dale O’Leary – ultraconservatrice, cattolica e prolifesulle donne è esemplare.

Nel 1995 a Pechino si svolge la quarta conferenza mondiale sulla donna. Basta leggere le dichiarazioni riportate in sintesi all’inizio per comprendere il taglio “femminista radicale” del rapporto:

“La comunità ritiene la parità fra le donne e gli uomini un principio fondamentale. I diritti delle donne e delle ragazze sono inalienabili, indivisibili e costituiscono parte integrante dei diritti universali dell’uomo. Le politiche e i programmi devono insistere sui provvedimenti a favore del riconoscimento della funzione fondamentale svolta dalle donne nei processi sociali, economici e politici, della partecipazione delle donne alla gestione del potere e del loro accesso all’indipendenza economica. […] Far sì che le donne del mondo intero abbiano il diritto di decidere, come persone libere e responsabili, il numero di figli desiderati, l’intervallo tra due nascite, il momento della gravidanza, e che esse dispongano in proposito delle informazioni e dei mezzi necessari.”

O’Leary e i conservatori di tutto il mondo sono molto allarmati. Questa agitazione porterà alla realizzazione del Lexicon. Termini ambigui e discussi su famiglia, vita e questioni etiche. Sarà Jutta Burggraf a redigere il lemma “gender”. Il femminismo mette in discussione il capofamiglia e la gerarchia familiare, e questo non sta bene.

Burggraf accusa l’ideologia di genere di mettere in discussione la famiglia e il suo ruolo sociale. Condanna la volontà di liberarsi della vocazione materna delle donne come destino necessario e unico per tutte. Il “femminismo radicale” aveva osato considerare l’istinto materno come un prodotto sociale e culturale, e non come un istinto viscerale e intrinseco.

La natura femminile, secondo Burggraf, incoraggia l’incontro e lo scambio, perché è costruita per dare la vita; è la natura femminile a essere delicata, capace di ascoltare i bisogni altrui e di dedicarsi agli altri.

Si parte dal sistema riproduttivo e si arriva direttamente ai ruoli predefiniti “in quanto donna”.

La furia “antigender” è sorprendente solo se la si considera un capriccio passeggero. Provare a togliere loro il giocattolo è pericoloso. Perché poi vogliono riprenderselo e per farlo sono disposti a deformare termini e concetti, cercando i modi più tortuosi per ribadire discriminazioni e ingiustizie senza doverle chiamare così. Perché nessuno vuole essere esplicitamente un bigotto e un sostenitore di forme di apartheid, nessuno vuole ammettere di aver tirato su i recinti dei buoni e dei cattivi – che decidono loro e che devono rimanere ben separati perché altrimenti l’infezione si propaga – né di aver costruito riserve dove infilare i non presentabili. Se poi venite a messa, vi perdoniamo. Ma se volete i diritti, se chiedete non pietà e condiscendenza ma uguaglianza, ecco allora siete radicali, estremisti, ideologi del gender e relativisti sciovinisti. Siete individui confusi, moralmente dubbi e sessualmente lussuriosi. Qualcuno deve pur riportarvi alla ragione e al senso del pudore.

Nostalgia dell’oppressione

Ma chi deve autorizzarci a sentirci donna o uomini o qualcosa nel mezzo o qualcosa che ancora non sappiamo dire e a verificarne le condizioni necessarie e sufficienti? Dobbiamo chiedere il permesso se vogliamo cambiare il nostro corpo? Possiamo avere rapporti sessuali con chi ci pare oppure non averne senza dover spiegare e giustificare?

Opengender è uno dei termini usati da Paul B. Preciado in Testo tossico che io ogni volta traduco mentalmente: non rompeteci i coglioni.

“Il mio genere non appartiene né alla mia famiglia, né allo Stato, né all’industria farmaceutica”, scrive Preciado. “Il mio genere non appartiene nemmeno al femminismo, non alla comunità lesbica e neppure alla teoria queer”.

È davvero troppo da digerire per chi è affezionato ai ruoli fissi e alla natura femminile remissiva e tollerante, che saluta sempre e dice grazie e per favore.

Il gender è assenza di oppressione riguardo ai comportamenti, alle preferenze, alle identità sessuali e di genere; ai ruoli di genere predefiniti e alle nature umane sdoppiate in femminile e maschili, rigide e immodificabili; al possibile cambiamento del nostro corpo.

L’ideologia gender è la nostalgia per quell’oppressione.

Questo articolo è un estratto del libro New gen(d)eration. Orgoglio e pregiudizio di genere.

Ateoagnosticismo, Laicità e Laicismo, Politica e Società

Il Vaticano processa. Lo Stato tace. La sinistra anche.

dal Partito Comunista dei Lavoratori il 26/11/2015 dc:

Il Vaticano processa. Lo Stato tace. La sinistra anche.

Vaticano processa

Il processo intentato dal Vaticano contro i due giornalisti italiani Nuzzi e Fittipaldi- responsabili di “rivelazione di notizie riservate”- illustra una volta di più la natura della Chiesa e dell’attuale  Pontificato.

Il processo ha natura inquisitoria e totalmente arbitraria, da ogni punto di vista. Esso si fonda sul nuovo articolo 10 del Codice penale vaticano che prescrive pene severe, sino a 8 anni di carcere, “per chiunque riveli notizie e documenti riservati”. Un’aberrazione giuridica di per sè da un punto di vista liberale: significa di fatto negare il diritto alla libera stampa.

Ancor più aberrante la pretesa di applicare questo codice penale non a dipendenti del Vaticano ma a cittadini di un altro Stato, senza neppure la formalità di una richiesta di rogatoria. Per di più i giornalisti italiani processati non hanno potuto né conoscere per tempo gli atti di accusa nè scegliersi i propri avvocati: perchè gli articoli 24 e 26 dell’ordinamento giudiziario vaticano riservano alla “Santa Sede” il diritto di ammettere o meno un avvocato in tribunale, e la “Santa Sede” ha rifiutato gli avvocati scelti dai giornalisti. Insomma: una monarchia assoluta di natura teocratica ha una giurisdizione a propria immagine e somiglianza.

Ma non di tratta solo dell’ordinamento vaticano. Si tratta anche delle scelte politiche di chi lo guida.

Il processo in atto riconduce infatti alla precisa responsabilità di Papa Bergoglio. In primo luogo perchè il nuovo articolo 10 (iper reazionario) del Codice penale vaticano è stato voluto e dettato dall’attuale Papa nel 2013, in reazione alla rivelazione di documenti segreti avvenuta sotto il precedente Pontificato. In secondo luogo perchè è stato l’attuale Papa a dare mandato formale al Procuratore di Giustizia vaticano per mettere a processo i due giornalisti, come sottovoce, con malcelato imbarazzo, è stato ammesso dagli stessi organi di stampa.

Il fine dell’operazione è molto chiaro: il Papato vuole intimidire a futura memoria chiunque voglia denunciare e documentare l’effettiva realtà della vita della Chiesa, i suoi rapporti col capitale
finanziario e con la proprietà immobiliare (4 miliardi di patrimonio immobiliare solo a Roma), le truffe operate ai danni degli stessi fedeli con le speculazioni sull’obolo di (S.) Pietro e sull’otto per
mille, la vita dorata delle gerarchie ecclesiastiche finanziata dal denaro pubblico…. Tutto ciò che smentisce la recita francescana del Papa populista , a caccia di consensi nelle favelas africane . Per di più il Papa vuole che il processo si faccia in fretta e si concluda prima dell’ otto Dicembre (contro ogni principio di garanzia per gli “imputati”) per non fare ombra all’avvio del Giubileo e alla celebrazione solenne dell’anno della …Misericordia, cioè della sua persona.

Colpisce in questo quadro l’ermetico silenzio delle autorità italiane e dei partiti borghesi. Tutti pronti a rivendicare, nel nome della Patria e con aria sdegnata, l’estradizione dall’India di due marò accusati dell’assassinio di pescatori. Ma incapaci di balbettare una sola sillaba per difendere due giornalisti italiani accusati di libertà di stampa dallo Stato Vaticano. Nessuna meraviglia: il compromesso tra borghesia liberale e Vaticano è impermeabile ad ogni evento perchè è fondativo della Repubblica borghese.

Alle sinistre politiche e sociali, chiediamo invece: non avete nulla da
dire su un processo oscurantista contro la libertà? Fino a quando la subordinazione culturale al Papa della Misericordia, e il rispetto dell’ipocrisia istituzionale, vi imporrà il silenzio anche su questa
infamia ?

Partito Comunista dei Lavoratori

Cultura, Laicità e Laicismo, Politica e Società

Al Pronto Soccorso

In e-mail il 4 Settembre 2015 dc:

Al Pronto Soccorso

di Lucio Garofalo

Capita, per necessità, di recarsi al pronto soccorso e, per caso, di ascoltare una conversazione tra persone “comuni e normali” (nel senso che non appartengono a ceti o a fasce sociali privilegiate) che commentano in termini negativi il funzionamento della struttura sanitaria e traggono facili illazioni sulla “mala sanità” o sul presunto “fallimento” della sanità pubblica e via discorrendo.

Il corollario finale, fin troppo banale ed ovvio, quanto allucinante, sarebbe, niente di meno, la privatizzazione del settore, come accade in America. Senza sapere che negli USA lo smantellamento della sanità pubblica (come pure della scuola pubblica) ha prodotto, da decenni ormai, guasti persino peggiori rispetto ai disguidi ed alle disfunzioni nostrane, costi sociali ed umani drammatici e spaventosi, come l’estromissione delle masse popolari più disagiate e meno abbienti da ogni tipo di cura ed assistenza medica, che negli USA sono a pagamento.

Non a caso, dopo lunghi decenni, persino Obama ha tentato di rimettere in discussione tale sistema sanitario neoliberista che, qui da noi, si vorrebbe emulare e trapiantare con oltre trent’anni di ritardo.

Quale sarebbe la mia proposta alternativa? Mantenere, anzi rafforzare il servizio gratuito della sanità pubblica, elevandone la qualità, rendendo migliori e più efficienti le prestazioni dei presidi sanitari. Come? Intensificando gli investimenti statali. Non c’è altro modo.

Lo stesso discorso vale per il comparto dell’istruzione, laddove i fondi alle scuole pubbliche vengono ridotti per dirottarli agli istituti privati. E poi ci si lagna che manca persino la carta igienica nei bagni degli alunni. O ci si lamenta di qualche lentezza, inefficienza o ritardo presso un pronto soccorso. Servirebbe decurtare, anzi abolire ogni finanziamento statale alle scuole private, anziché tagliare i fondi destinati alle strutture pubbliche.

Oltretutto, ciò sarebbe in perfetta linea con la nostra Costituzione.

Laicità e Laicismo, Politica e Società

Il Senato di Vaticalia

Da Democrazia Atea il 25 Maggio 2015 dc:

Il Senato di Vaticalia

Ministri del PD, raccogliendo l’eredità della destra berlusconiana e interpretandola con maggior disprezzo per le classi lavoratrici, non perdono occasione per mostrare insofferenza contro le organizzazioni sindacali.

Eppure in tema di politiche del lavoro i sindacati dovrebbero essere interlocutori privilegiati.

In sintonia con l’insofferenza dei Ministri verso i sindacati, il Senato della Repubblica italiana si è adeguato.

Dovendo raccogliere pareri qualificati in tema di reddito minimo garantito, in audizione ha convocato tale Bregantini, in arte arcivescovo.

Costui, pur sapendo di far parte di una casta di mantenuti, pur sapendo di essere inserito in una struttura parassitaria che si alimenta con il prelievo fiscale degli italiani, pur sapendo di essere una sanguisuga inutile alla vita, si è pure preso il lusso di dire che il reddito minimo garantito è una forma di assistenzialismo negativo.

Uno che per mestiere campa sulle spalle degli altri esprime giudizi contro una misura di sostegno alla dignità umana sollecitata da una Direttiva europea già dal 2002.

È insopportabile sapere che il Senato, per assumere una qualsiasi iniziativa legislativa, possa aver consultato un ministro di uno Stato extracomunitario.

L’anomalia del Vaticano, comunque, non sta solo nel fatto che è uno Stato formato solo da maschi, ma anche che in quel sistema malato nessuno lavora, non c’è alcuna realtà produttiva, eppure i cittadini del Vaticano hanno un reddito pro capite di 407.000,00 euro l’anno.

Dal pulpito della sua ricchezza di mantenuto Bregantini si è espresso negativamente contro una misura economica che ha come finalità il mantenimento della dignità sociale.

Del resto quando il loro capo parla di Chiesa povera intende una comunità di fedeli poveri, non di certo la povertà dei mediatori mercificati della spiritualità.

Bregantini è andato in Senato a dire che è preferibile una società di poveri privati della dignità e che il reddito minimo garantito intralcia l’influenza che la pretaglia ha sulla società, posto che una società cui è tutelata la dignità potrebbe affrancarsi dallo sfruttamento clericale.

I senatori che lo hanno ascoltato, del resto, per arrivare a programmare una simile audizione, devono essere stati ispirati davvero da un rigurgito di imbecillità.

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Tradizioni

da Democrazia Atea 5 Aprile 2015 dc:

Tradizioni

Le stagioni astronomiche della Terra sono sempre state scandite dagli equinozi e dai solstizi, e non c’è popolazione che non abbia legato a questi eventi astronomici riti e divinità.

L’equinozio di primavera si lega alla rinascita arborea e in generale alla fertilità della terra.

I simboli delle uova, ad esempio, intesi come talismani di fertilità, sono presenti in moltissimi culti arcaici, dall’Europa all’Asia.

Come ogni anno si ripete l’equinozio di primavera, allo stesso modo ogni anno si ripetono i culti propiziatori con le rappresentazioni della morte e della rinascita, e con il cibarsi di uova che, nel rituale collettivo, diventa la partecipazione individuale alla nuova vita e quindi alla resurrezione.

Con il radicamento delle usanze e delle consuetudini si ottiene anche un altro risultato antropologico, ovvero l’identificazione di un gruppo umano che si riconosce in quelle usanze e in quelle consuetudini, che si riconosce nelle tradizioni.

Nella trasmissione delle tradizioni tra individui dello stesso gruppo sociale, si consuma l’esclusione degli altri.

Con la tradizione le consuetudini si bloccano, si cristallizzano, per consentire coesione e sicurezza.

Al di fuori della tradizione si perde il legame con il gruppo perché non ci si identifica più nel legante condiviso dagli altri.

Le ritualità religiose ne sono l’espressione antropologicamente più statica e respingente.

Al di fuori della tradizione, tuttavia, si sceglie la scoperta e la crescita, l’esplorazione e lo scambio.

Non c’è evoluzione nella tradizione, quanto piuttosto la negazione di un processo di crescita culturale cui ogni individuo può intelligentemente aspirare passando attraverso l’elaborazione autonoma di ciò che già conosce.

Conoscere le tradizioni ha senso solamente nella capacità di ricordarle avendole già relegate ad un tempo passato.

Solo così si impedisce che le società rimangano ancorate alle pressioni illogiche di chi ne trae potere attraverso il loro perpetuarsi come stile di vita e non come folklore da sagra di provincia.

Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea

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L’assurdo di Napoli

da Democrazia Atea 21 Marzo 2015 dc:

L’assurdo di Napoli

Luigi De Magistris, già collaudato baciatore di ampolle, Sindaco di una città della Repubblica italiana, offre al monarca vaticano le chiavi della città di Napoli, e lo fa con “deferente gratitudine”.

De Magistris, ex magistrato, già condannato in primo grado, non si accontenta di questa “sottomissione” teocratica, e, nella veste istituzionale che ancora ricopre, chiede al capo di Stato di una monarchia nella quale il codice canonico ha prevalenza giuridica sul codice penale “l’affermazione dei Principi di Giustizia e Legalità”.

Il monarca vaticano, dal canto suo, nel giorno in cui si viene a sapere che le automobili vaticane erano utilizzate per un traffico di oro e diamanti nel Burundi, chiede ai criminali di convertirsi al cattolicesimo.

Sembra il canovaccio di una commedia di Ionesco, ma di assurdo c’è che è tutto reale.

Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea

Laicità e Laicismo, Politica e Società, Scienza e Natura

La via francese al fine vita

La via francese al fine vita. su Lucidamente 2 Gennaio 2015 dc

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Bergoglio come se fosse Antani

da Democrazia Atea il 20 Gennaio 2015 dc:

Bergoglio come se fosse Antani

I Capi dello Stato Vaticano si sono negati, almeno apparentemente, la sessualità e nello stesso tempo legano al fallo l’autorevolezza delle loro asserzioni, perché si autoproclamano infallibili, un po’ come gli Ayatollah in Iran che non possono essere contestati da nessuno quando esprimono le loro interpretazioni religiose.

Sia il Capo di Stato Vaticano che l’Ayatollah iraniano si sono arrogati il potere di imporre alle masse le regole morali che interpretano secondo convenienza a fini di potere.

E non è difficile che un capo cattolico e un capo islamico possano trovarsi sulla stessa lunghezza d’onda quando si tratta di reprimere la libertà d’espressione.

Gli integralisti islamici, nell’attualità del loro medioevo, uccidono, mentre invece il finto povero Bergoglio, che il medioevo vorrebbe restaurarlo, di fronte a ciò che reputa offesa incita a tirare di pugni.

Una espressione più sessista e maschilista, come quella recentemente profferita davanti alle telecamere, non sarebbe stata ugualmente idonea ad interpretare la volgarità del suo pensiero.

Nel suo mondo misogino infatti le donne devono essere protette con i pugni, perché l’insulto ad una donna, qualunque esso sia, non può trovare nel sistema processuale sanzionatorio la giusta valutazione, ma deve trovare nella violenza l’espressione di riaffermazione della proprietà, e per giunta non in via diretta, ma attraverso il maschio preposto a difesa della femmina subordinata.

Forse nel prossimo sinodo decideranno che la reazione con i pugni sarà una new entry nei manuali del catechismo cattolico, e così decenni di cultura della non-violenza andranno a farsi friggere, perché anche l’ultimo dei bulli di periferia sarà in grado di picchiare e di giustificarsi dicendo “lo ha detto Bergoglio”.

Per fortuna una buona parte delle donne italiane non si riconosce nella miseria maschilista di un recinto nel quale non c’è autonomia di scelta né di giudizio.

Molte donne hanno compreso che la sottomissione al maschio va interpretata come devianza patologica, e sanno che la dignità non si concilia con la violenza del messaggio religioso cattolico, ma con l’affermazione delle regole di diritto, e maggiormente quelle che si devono adire in via diretta quando si subisce un’offesa.

Stavolta Bergoglio ha detto una castroneria di troppo, ha travalicato la consapevolezza dei suoi limiti, si crede infallibile e ha lasciato trapelare la sua vera natura che è stata allevata in un retroterra di ordinario maschilismo.

Le donne consapevoli non hanno bisogno di essere difese con i pugni.

Le donne consapevoli non hanno bisogno dei messaggi subliminali di un triste gesuita che ogni giorno di più sproloquia come “come se fosse antani”.

Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea

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Donne che scelgono di non avere figli

Donne che scelgono di non avere figli Un documentario apre il dibattito. Su l’Espresso.it 19 Gennaio 2015 dc. Nei commenti sul sito si può constatare lo squallore della mente dei natalisti.

Politica e Società

Lourdes: un miracolo cubano

da Democrazia Atea 19 Dicembre 2014 dc:

Lourdes: un miracolo cubano

La fine dell’embargo a Cuba, dopo le recenti dichiarazioni di Obama e di Castro, è ormai questione risolta.

Resta da capire come si è giunti a questa decisione.

Le questioni internazionali sono complesse e gli attori che vanno in scena di certo non recitano a braccio, ma hanno una regia più complessa.

La guerra fredda tra Washington e Mosca dopo la crisi in Crimea e quella in Ucraina, con lo sfondo di un fascismo islamico ormai fuori controllo, ha riacceso in Putin l’ambizione di ricostruire la potenza russa in chiave antiamericana.

Gli accordi commerciali tra i Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e soprattutto l’accordo sulla creazione di una Banca mondiale per i Paesi emergenti, in contrapposizione al FMI, hanno destato non poco le preoccupazioni degli USA che premono nel pretendere dall’Europa l’adesione al TTYP.

Ormai da tempo Mosca aveva scaricato Cuba, reputando il sostegno troppo oneroso rispetto al tornaconto che se ne poteva trarre.

Ma l’ostilità dell’occidente ha riacceso per Putin l’interesse per l’Avana e nel luglio del 2014 si è recato personalmente a Cuba ad incontrare Castro.

Ha cancellato 32 miliardi di dollari di debito cubano ed ha consentito che i restanti 3 miliardi potessero essere pagati in 10 anni.

Non esiste la generosità in questi casi e non è stato difficile scoprire cosa Putin abbia ottenuto in cambio.

A Cuba i sovietici avevano creato, verso la fine degli anni sessanta, una potente stazione di spionaggio, che si è potenziata negli anni successivi e che fu chiusa nel 2001.

Putin, in cambio della cancellazione del debito, aveva ottenuto dal governo cubano di riaprire la stazione di spionaggio attraverso la quale la Russia, in passato, aveva controllato, spiandolo, finanche il programma spaziale di sorveglianza della NASA a Cape Canaveral.

Tutto questo a meno di 150 miglia dalla Florida.

Dunque le ambizioni di spionaggio di Putin hanno sollecitato in Obama la necessità di rivedere i rapporti con Cuba, tanto più che le informazioni che la Russia potrebbe essere in grado di raccogliere dalla stazione di spionaggio cubana potrebbero essere fornite anche alla Bolivia e al Venezuela in una rafforzata ottica antistatunitense.

Né può trascurarsi che già qualche anno fa il presidente Russo Medvedev aveva avviato trattative per la costruzione di basi militari sovietiche a Cuba, in Venezuela e in Nicaragua.

Putin di certo si è mosso con l’intenzione precisa di infastidire Obama nel cortile di casa e lo ha determinato ad una scelta obbligata, ovvero quella di porre fine all’embargo e di riconnettere Cuba alla sfera di influenza economica e politica degli USA.

Né può trascurarsi che la vergogna nazionale statunitense, ovvero Guantanamo, si trova in territorio cubano e che, dopo le infamanti rivelazioni del rapporto CIA sulle torture di Stato praticate in quel lager, gli USA sono in difficoltà per la finta locazione del carcere che hanno imposto a Cuba.

La stazione di spionaggio costruita dai sovietici a Cuba ha un nome singolare: Lourdes.

Putin ha, di fatto, minacciato la riapertura di Lourdes e tanto è bastato a Obama per determinarlo a ridisegnare i rapporti diplomatici con una piccola Nazione ormai impoverita e senza speranze.

Obama è stato decisamente abile nel far credere al mondo intero di aver assunto questa decisione grazie alla diplomazia di un terzo Stato, il Vaticano, e il mondo intero ha creduto che due letterine scritte dal monarca vaticano siano state davvero alla base della decisione.

Ma a ben vedere è proprio Lourdes che ha prodotto il “miracolo”.

Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea

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Sesso, droga e Vaticano

da Democrazia Atea 2 Dicembre 2014 dc:

Sesso, droga e Vaticano

Qualche tempo fa intercettarono in Germania una partita di cocaina diretta al Vaticano, che fu spedita utilizzando dei profilattici.

Dunque dalle parti del Vaticano avevano trovato un utilizzo dei profilattici alternativo a quello per il quale sono stati prodotti, avendo sempre condannato ogni forma di prevenzione dal contagio di Hiv trasmissibile per via sessuale.

Hanno ottenuto, in questi decenni, un doppio risultato: le persone contagiate da Hiv si sono sentite moralmente condannate dalla comunità perché la compromissione del loro stato di salute è stata associata ad una sessualità libertina, mentre le persone non contagiate si sono sentite “virtuose” agli occhi di tutti, per il solo fatto di non essersi contagiate.

Qualche anno fa alcune agenzie di stampa si erano sbizzarrite nel dire che Ratzinger aveva modificato la “tradizionale” posizione della Chiesa Cattolica contro l’uso dei profilattici, ma la notizia era stata immediatamente smentita dalla Congregazione per la dottrina della fede che si era precipitata a riaffermare il solito ritornello medievale, attribuendo l’errata interpretazione delle parole del monarca ad una imprecisa traduzione dal tedesco.

La Chiesa cattolica era ed è rimasta contro l’uso del profilattico e la dottrina morale della Chiesa non è mai cambiata: hanno continuato a combattere l’uso del profilattico, con consapevolezza criminale, anche di fronte alla certezza del contagio da Hiv.

C’è ancora qualche sprovveduto che non riesce a mettere insieme cause ed effetti, e magari continua a sostenere che quanto propalato dall’organizzazione cattolica in tema di profilattici, attraverso i rappresentanti di quello Stato extracomunitario, compresi i rappresentanti periferici, in definitiva non possa incidere più di tanto nelle abitudini degli italiani.

Stavolta dovranno prendere atto del contrario.

L’avversione al profilattico decisa dal Vaticano è stata talmente interiorizzata dagli italiani da incidere sulle statistiche planetarie sulla diffusione dell’aids.

In Italia, infatti, secondo le cifre fornite nel novembre 2014 dall’ONU, si ha la più alta prevalenza di persone affette da Hiv in Europa occidentale.

Stavolta il finto rivoluzionario Bergoglio non ha emanato alcun provvedimento per modificare l’andamento di un contagio di cui l’organizzazione religiosa che presiede è moralmente responsabile.

Del resto da quelle parti i profilattici preferiscono usarli per riempirli di cocaina.

Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea

Cultura, Laicità e Laicismo, Politica e Società

Chiesa Cattolica tra omofobia e pedofilia

da Democrazia Atea 16 Novembre 2014 dc:

Chiesa Cattolica tra omofobia e pedofilia

È di questi giorni la notizia che la Curia di Milano  ha inviato una lettera segreta a seimila insegnanti di Religione Cattolica della medesima Diocesi, invitati a trasformarsi in spie perché segnalassero e denunciassero quelle Scuole in cui si tengono iniziative e incontri volti a parlare di omosessualità e di identità di genere.

Tra i contenuti gravissimi di questa lettera si tende a far passare come forme di “indottrinamento” il contrasto, la lotta  e una conseguente educazione anti-omofobica.

Nonostante che da anni la Comunità Scientifica dichiari che non si sceglie il proprio orientamento sessuale, nella lettera tale orientamento viene presentato come fosse una scelta.

Ancora una volta è chiara l’ingerenza della Chiesa Cattolica, non solo in questi temi, ma nella stessa libertà d’insegnamento, come se gli insegnanti di Religione Cattolica non fossero, purtroppo,  dipendenti dello Stato, pagati dallo Stato.

Democrazia Atea vuole ancora una volta denunciare una campagna di delegittimazione della Scuola Pubblica che si ritorce alla fine contro  la vita degli adolescenti gay e lesbiche che frequentano le Scuole Pubbliche Italiane e che sono a tutt’oggi oggetto di pesanti discriminazioni, insulti, esclusione sociale, a volte con gravissime conseguenze, come ci è capitato di leggere negli ultimi tempi.

In un’Italia che dovrebbe essere laica, in una Scuola che dovrebbe educare alle differenze per il rispetto reciproco di tutte le persone, per il semplice fatto, contrariamente a quanto affermato esplicitamente in quella lettera, che non c’è una differenza che vale di più e una differenza che vale di meno.

Democrazia Atea vuole denunciare per l’ennesima volta la deprecabile ingerenza delle Autorità Ecclesiastiche che, come al solito, sottintendono un pensiero ipocrita che impedisce ai giovani di appropriarsi di certe tematiche in maniera corretta che solo una Scuola aperta, laica e coraggiosa può fornire loro, contribuendo a sconfiggere quegli atteggiamenti e comportamenti che anche questa lettera della Curia Milanese contribuisce criminalmente a diffondere.

Carlo Chionne

Segretario Provinciale di Livorno di Democrazia Atea

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Laicità e Laicismo, Politica e Società

Magistratura di sinistra

da Democrazia Atea 10 Novembre 2014 dc:

Magistratura di sinistra

Magistratura Democratica è una associazione di magistrati che si identifica in un’area culturale progressista.

Se apri il loro sito trovi in evidenza il discorso pronunciato dal monarca Bergoglio in occasione di una audizione che lo stesso monarca ha concesso ad una Delegazione dell’Associazione Internazionale di Diritto Penale .

Cosa ci sia di culturale nelle riflessioni di un monarca che nega la distinzione tra potere giudiziario, potere legislativo e potere esecutivo, assumendoli tutti e tre sulla sua persona, non è dato sapere, ma forse i magistrati di quella associazione lo sanno.

Magistratura Indipendente, altra associazione di magistrati italiani, annovera, invece, tra i propri scopi statutari, l’indipendenza e l’autonomia della magistratura.

Scorrendo le pagine del loro sito trovi, in evidenza, la pubblicazione di un discorso che Wojtyla fece ai magistrati nel 2000, richiamandoli non certo alla legge degli uomini, per la cui applicazione sono pagati dallo Stato, ma alla legge del dio cattolico, giusto per puntualizzare il valore dell’indipendenza e dell’autonomia.

Recentemente ha lasciato sorpresi, anche sotto un profilo di stretta applicazione del diritto processuale, l’arresto dell’attivista politico di Roma Nunzio D’Erme, reo di aver reagito ad una provocazione messa in atto da Militia Christi, un movimento politico di destra ultracattolico che professa la teocrazia.

Brevemente: D’Erme, noto per essere un attivista delle tematiche sulla laicità, aveva organizzato un convegno sull’omofobia presso la sede del Settimo Municipio di Roma e durante i lavori si erano presentati gli attivisti di Militia Christi.

Ne era scaturita una bagarre con immediato intervento della Digos.

Il parapiglia che ne era seguito configurava di certo estremi di reato che avrebbero trovato una verifica in sede dibattimentale, ma il magistrato che ha firmato l’ordine di arresto per D’Erme lo ha motivato con argomentazioni tali da trasformarla in una misura cautelare incomprensibile.

L’ex senatore Franco Turigliatto nel 2008, durante una trasmissione televisiva, si era rifiutato di stringere la mano a Roberto Fiore, il fondatore di Forza Nuova, un movimento di estrema destra che si richiama ai valori del fondamentalismo cattolico, definendo Fiore un fascista.

Sentendosi offeso, Fiore aveva denunciato Turigliatto.

Apprendiamo dalla stampa che un magistrato ha firmato un decreto penale di condanna ritenendo Turigliatto colpevole di diffamazione, pur sapendo che la Cassazione già nel 2010 si era pronunciata su un caso simile stabilendo, a grandi linee, che definire Fiore un fascista non era reato.

D’Erme e Turigliatto, verso i quali si esprime solidarietà, sono gli esempi più eclatanti di una applicazione della legge che non solo non coincide con la giustizia, ma si avvicina di molto ad una giustizia teocratica come la sharia.

Si aggiunge a tutto questo una riflessione beffarda: la maggior parte degli italiani è convinta che la maggior parte dei magistrati italiani sia “di sinistra”.

Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea

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Scuola medievale

da Democrazia Atea il 28 Agosto 2014 dc:

Scuola medievale

La riforma della scuola, preannunciata nelle linee essenziali, si prospetta in linea con le precedenti riforme berlusconiane.

Colpisce il sistema premiale previsto per gli insegnanti virtuosi.

Il virtuosismo preteso dagli insegnanti è di certo una qualità che merita di essere approfondita.

La scuola pubblica, che nel dettato costituzionale avrebbe dovuto essere laica e autonoma, è stata progressivamente trasformata da Berlusconi in confessionale e dirigistica, con la complicità di certa magistratura amministrativa più che compiacente.

Renzi, delfino di Berlusconi, si pone in perfetta continuità con il suo mentore, continuando a smantellare ogni ipotesi di autonomia, in una gerarchizzazione e burocratizzazione penalizzante per gli insegnanti e, di riflesso, per gli studenti.

Il virtuosismo preteso dagli insegnanti si declina, inevitabilmente, con una valenza moralistica posto che la terminologia usata, inserita nel contesto scolastico ormai confessionale, si risolve in una sottomissione ai vertici e in una repressione delle eventuali posizioni di dissenso.

Affidare ai dirigenti scolastici la valutazione degli insegnanti virtuosi, e mettere nella loro disponibilità la possibilità di ricompensare gli insegnanti con somme di denaro, significherà medievalizzare la scuola in un sistema in cui la dirigenza, grazie alle precedenti riforme, è già interpretata come feudo e dove gli insegnanti dovranno comportarsi da valvassori idioti proni alle angherie del feudatario di turno.

Cosa diversa sarebbe stata, ad esempio, una riforma volta alla autonomia degli istituti, con una dirigenza elettiva espressa da un collegio di docenti e personale ATA, a tempo determinato, fino a nuova elezione.

Il rapporto tra dirigente e insegnanti sarebbe stato costruito su una premessa certamente democratica, che oggi invece è negata.

Se la scuola pubblica nel dettato costituzionale doveva essere espressione della democrazia inclusiva, oltre che del merito derivante dalle competenze, oggi viene smantellata da un Presidente del Consiglio che si è formato come boy scout.

Lo scoutismo è una delle tante organizzazioni giovanili cattoliche nelle quali si opera nella negazione dei principi costituzionali.

Tra gli scouts non c’è democrazia inclusiva perché chi non è cattolico ed eterosessuale non può farne parte.

Tra gli scouts matura il convincimento che la competenza che si acquisisce attraverso lo studio è secondaria rispetto all’apprendimento che si attua attraverso l’esaltazione delle esperienze pratiche.

Non c’è parità di genere tra gli scouts e non è difficile incontrare orde di ragazzotti sessuofobici, pronti a farsi paladini di una religiosità fondamentalista.

Pensare che queste devianze non abbiano influito sullo scout Renzi è pura illusione.

C’è da augurarsi uno protesta estesa ed articolata e Democrazia Atea non si sottrarrà all’impegno di difendere un sistema scolastico che sia aderente alla Costituzione.

Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea

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Laique e Laico

da Democrazia Atea www.democrazia-atea.it 30 Luglio 2014 dc:

Laique e Laico

Alcuni linguisti dicono che la lingua è l’uso che se ne fa, ovvero l’uso che ne fa nel quotidiano la maggioranza della gente che parla quella lingua.
 
In Francia con il termine laïque la maggioranza dei francesi intende comunemente “colui che esige la separazione tra lo Stato e le religioni”.
 
Tuttavia, in Italia, con il termine laico la maggioranza degli italiani, nell’uso quotidiano che fa di tale termine, intende “cattolico non chierico”.
 
Laico, in Italia, per esempio, è l’inserviente del convento.
 
Può quindi accadere che un candido laicista, sentito che un italiano si dichiara laico, gli chieda: “Allora anche tu vuoi la netta separazione tra lo Stato e le religioni?”
 
E che poi, con la bocca aperta e gli occhi strabuzzati, si senta rispondere: “Ma manco per niente, io voglio che noi cattolici continuiamo ad avere tutti i privilegi che abbiamo, anzi, se possibile dovremmo rimarcare anche di più il fatto che l’Italia è cattolica, gli altri possono al massimo essere tollerati, specie ora che arrivano tutti questi pericolosi alieni.”
 
Ah …
 
È vero che la Corte Costituzionale ha statuito il supremo principio costituzionale di laicità dello Stato, ma nel farlo ha usato la formula “Supremo Principio di laicità o non-confessionalità”.
 
Ed è quel “o non-confessionalità” che marca la differenza tra la competenza linguistica dei giudici della Corte Costituzionale e il candido laicista.
 
Se in italiano volete dire laïque senza ingenerare equivoci sorrisi di assenso nell’interlocutore cattolico, dovete usare non-confessionale.
 
Allora vedrete che il “laico” ci terrà subito a rimarcare che lui è cattolico e giammai non-confessionale.
 
Laïque (colui che esige la separazione tra lo Stato e le religioni) è falso amico di “laico” (cattolico non chierico), è invece sinonimo inequivocabile di non-confessionale (colui che esige la separazione tra lo Stato e le religioni).
 
In questo caso, evitare i falsi amici è semplice e redditizio. Perché insistete con la traduzione letterale?
 
Fiorenzo Nacciariti

Laicità e Laicismo, Politica e Società, Sessualità

194, prove di sharia cattolica

194, prove di sharia cattolica Libero Pensiero n.ro 68 Giugno 2014 dc