Atlantide


Atlantide

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Il mito (o realtà?) di Atlantide, il continente perduto, mi ha sempre affascinato, tanto che l’ho usato per il mio primo quasiracconto di fantascienza (da riscrivere, dal momento che a quindici anni il mio stile lasciava alquanto a desiderare).

In questa pagine cercherò di parlarne ma, lo dico subito, la mia posizione è molto chiara: propendo per la sua effettiva esistenza nell’oceano Atlantico, e considero le varie teorie che lo collocano altrove sbagliate o in malafede per voler a tutti costi negarne l’esistenza là dove è più probabile. Santorini, Creta, la Sardegna, l’Antartide? Solo divagazioni…

Dal sito di Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Atlantide :

Atlantide (in greco Ἀτλαντίς, “figlia di Atlante”) è una leggendaria isola scomparsa, menzionata per la prima volta da Platone nei dialoghi Timeo e Crizia.

Nel racconto di Platone Atlantide era una potenza navale situata “oltre le Colonne d’Ercole” che conquistò molte parti dell’Europa occidentale e dell’Africa 9mila anni prima il tempo di Solone (approssimativamente nel 9600 a.C.). Dopo avere fallito l’invasione di Atene, Atlantide sprofondò “in un singolo giorno e notte di disgrazia”.

Il nome dell’isola deriva da quello di Atlante, il leggendario governatore dell’Oceano Atlantico, che sarebbe stato anche, secondo Platone, il primo re dell’isola.[1]

Essendo una storia funzionale ai dialoghi di Platone, Atlantide è generalmente vista come un mito concepito dal filosofo greco per illustrare le proprie idee politiche. Benché la funzione di Atlantide sembri chiara alla maggior parte degli studiosi, essi disputano su quanto e come il racconto di Platone possa essere ispirato ad eventuali tradizioni più antiche. Alcuni argomentano che Platone si basò sulla memoria di eventi passati come l’eruzione di Thera o la Guerra di Troia, mentre altri insistono che egli trasse ispirazione da eventi contemporanei come la distruzione di Elice nel 373 a.C. o la fallita invasione ateniese della Sicilia nel 415–413 a.C.

La possibile esistenza di un’autentica Atlantide venne attivamente discussa durante l’antichità classica, ma fu generalmente rigettata e occasionalmente parodiata da autori posteriori. Mentre si conosce poco durante il Medioevo, la storia di Atlantide fu riscoperta dagli umanisti nell’era moderna. La descrizione di Platone ha ispirato le opere utopiche di numerosi scrittori rinascimentali, come La nuova Atlantide di Bacone. Atlantide ispira la letteratura contemporanea, dalla fantascienza ai fumetti ai film, essendo divenuta sinonimo di ogni e qualsiasi ipotetica civiltà perduta nel remoto passato.

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Mappa immaginaria di Atlantide dal Mundus Subterraneus di Athanasius Kircher, pubblicato ad Amsterdam nel 1665 (la mappa è orientata con il Sud verso l’alto)

I Dialoghi di Platone

Platone riporta una discussione avvenuta nel 421 a.C. ad Atene, cui parteciparono Socrate, Timeo, Ermocrate e Crizia:

« Innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d’Ercole, c’era un’isola. E quest’isola era più grande della Libia e dell’Asia insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma di fronte. (…) In tempi posteriori (…), essendo succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere di un giorno e di una brutta notte (…) tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l’isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve. »

Nel Timeo si racconta di come Solone, giunto in Egitto, fosse venuto a conoscenza da alcuni sacerdoti egizi di una antica battaglia avvenuta tra gli Atlantidei e gli antenati degli Ateniesi, che avrebbe visto vincenti i secondi. Secondo i sacerdoti, Atlantide era una monarchia assai potente, con enormi mire espansionistiche. Situata geograficamente oltre le Colonne d’Ercole, politicamente controllava l’Africa fino all’Egitto e l’Europa fino all’Italia. Proprio nel periodo della guerra con gli Ateniesi un immenso cataclisma fece sprofondare l’isola nell’Oceano, distruggendo per sempre la civiltà di Atlantide.

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Pianta schematica della capitale di Atlantide basata sulla descrizione di Platone

Secondo Platone il dio Poseidone si sarebbe innamorato di Clito, una fanciulla di Atlantide, e “recinse la collina dove ella viveva, alternando tre zone di mare e di terra in cerchi concentrici di diversa ampiezza, due erano fatti di terra e tre d’acqua …”. Al centro della città vi era il tempio di Poseidone e Clito, lungo 250 metri ed alto in proporzione, rivestito di argento al di fuori e di oricalco all’interno, con al centro una statua d’oro di Poseidone sul suo cocchio di destrieri alati, che arrivava a toccare la volta del tempio. Poseidone e Clito ebbero 10 figli, il primo dei quali, Atlante, sarebbe divenuto in seguito il governatore dell’Impero. La civiltà atlantidea divenne una monarchia ricca e potente e l’isola fu divisa in dieci zone, ognuna governata da un figlio di Poseidone e dai relativi discendenti. Inizialmente il loro era stato un governo saggio e giusto ma la convivenza con i mortali li corruppe a tal punto che Zeus fu costretto ad intervenire, inabissando l’isola.

Platone riferisce nel Timeo che l’isola era più grande della Libia (Nord Africa) e dell’Asia (Anatolia) messe insieme.

Influenza culturale

Antichità

Al di fuori dei dialoghi Timeo e Crizia di Platone non vi è alcun riferimento antico di prima mano su Atlantide, il che significa che tutti gli altri riferimenti paiono rifarsi, in una maniera o nell’altra, a Platone.

Per quanto alcuni nell’antichità avessero ritenuto un fatto storico il racconto riportato da Platone, già il suo allievo Aristotele non diede molta importanza alla cosa, liquidandola come un’invenzione del maestro. Ad Aristotele è infatti attribuita la frase “L’uomo che l’ha sognata, l’ha anche fatta scomparire.”[2]

Alcuni autori antichi videro Atlantide come frutto dell’immaginazione mentre altri credettero fosse reale.[3] Il filosofo Crantore di Soli, uno studente dello studente di Platone Senocrate, è spesso citato come esempio di autore che ritenne la storia un fatto storico. La sua opera, un commento al Timeo di Platone, è perduta, ma essa è riferita da Proclo, uno storico classico che scrisse sette secoli dopo.[4]

Altri storici e filosofi dell’antichità che credevano nell’esistenza di Atlantide furono Strabone e Posidonio.[5]

Il racconto di Platone sull’Atlantide può inoltre avere ispirato imitazioni parodiche: scrivendo solo poche decadi dopo il Timeo e Crizia, lo storico Teopompo di Chio narrò di una terra in mezzo all’oceano conosciuta come Meropide (ovvero terra di Merope). Questa descrizione era inclusa nel libro VIII della sua voluminosa Filippica, che contiene un dialogo tra re Mida e Sileno, un compagno di Dioniso. Sileno descrive i Meropidi, una razza di uomini che crescevano al doppio dell’altezza normale e abitavano due città sull’isola di Meropis (Cos?): Eusebes (Εὐσεβής, “città pia”) e Machimos (Μάχιμος, “città combattente”). Egli inoltre scrive che un’armata di dieci milioni di soldati attraversarono l’oceano per conquistare Iperborea, ma abbandonarono tale proposito quando si resero conto che gli Iperborei erano il popolo più fortunato del mondo. Heinz-Günther Nesselrath ha argomentato che questi e altri dettagli della storia di Sileno sono intesi come imitazioni ed esagerazioni della storia di Atlantide, allo scopo di esporre le idee di Platone al ridicolo.[6]

Zotico, un filosofo neoplatonico del III secolo a.C., scrisse un poema epico basato sul racconto di Platone.[7]

Lo storico romano del IV secolo d.C. Ammiano Marcellino, dissertando sulle perdute opere di Timagene, uno storico attivo nel I secolo a.C., scrive che i Druidi della Gallia riferirono che parte degli abitanti di quella terra erano migrati lì da isole lontane. Alcuni hanno inteso che si parlasse di sopravvissuti di Atlantide giunti via mare nell’Europa occidentale, ma Ammiano in realtà parla di “isole e terre oltre il Reno” [8], un’indicazione che gli immigrati in Gallia vennero dal Nord (Britannia, Olanda o Germania).[9] Secondo Diodoro Siculo, comunque, i Celti che venivano dall’oceano adoravano gli dei gemelli Dioscuri che apparvero loro provenienti dall’oceano.[10]

Un trattato ebraico sull’astronomia computazionale datato al 1378-1379, apparentemente una parafrasi di una precedente opera islamica a noi ignota, allude al mito di Atlantide in una discussione concernente la determinazione dei punti zero per il calcolo della longitudine.[11]

Epoca moderna

Riscoperta dagli umanisti nell’era moderna, la storia di Platone ha ispirato le opere utopiche di numerosi scrittori dal Rinascimento in poi.

La nuova Atlantide di Francesco Bacone del 1627 descrive una società utopica, chiamata Bensalem, collocata al largo della costa occidentale americana. Un personaggio del libro sostiene che la popolazione proveniva da Atlantide, fornendo una storia simile a quella di Platone e collocando Atlantide in America. Non è chiaro se Bacone intendesse l’America settentrionale o quella meridionale.

Lo scienziato svedese Olaus Rudbeck (1630 – 1702) scrisse nel 1679-1702 Atlantica (Atland eller Manheim), un lungo trattato dove sostenne con patriottismo che la Svezia era la perduta Atlantide, la culla della civiltà, e lo svedese era la lingua di Adamo da cui si sarebbero evoluti latino ed ebraico.[12]

The Chronology of the Ancient Kingdoms Amended (1728, postumo) di Isaac Newton studia una varietà di collegamenti mitologici con Atlantide.[13]

Alla metà e nel tardo Ottocento numerosi rinomati studiosi mesoamericani, a partire da Charles-Etienne Brasseur de Bourbourg, tra i quali Edward Herbert Thompson e Augustus Le Plongeon proposero l’idea che Atlantide fosse in qualche maniera correlata alla civiltà Maya e alla cultura azteca. La pubblicazione nel 1882 di Atlantis: the Antediluvian World di Ignatius L. Donnelly stimolò un notevole interesse popolare per Atlantide. Donnelly prese seriamente il resoconto di Platone su Atlantide e tentò di stabilire che tutte le antiche civiltà conosciute discendessero da questa progredita cultura del Neolitico.

Nel corso della fine dell’Ottocento le idee sulla natura leggendaria di Atlantide si combinarono con storie di altre terre perdute come Mu e Lemuria.

Helena Blavatsky scrisse nel suo libro La dottrina segreta (1888) che gli Atlantiani erano eroi culturali (contrariamente a Platone, che li descrive dediti principalmente alle cose militari), e che erano la quarta “Razza radicale” (Root Race), a cui successe la “razza ariana”. Rudolf Steiner scrisse dell’evoluzione culturale di Mu o Atlantide.

Il sensitivo americano Edgar Cayce menzionò Atlantide per la prima volta nel 1923,[14] asserendo in seguito che essa era collocata nei Caraibi e proponendo che fosse un’antica civiltà, altamente evoluta, ora sommersa, dotata di forze navali e aeree mosse da una misteriosa forma di cristallo di energia. Egli predisse inoltre che delle parti di Atlantide sarebbero riemerse nel 1968 o 1969. La Bimini Road, una formazione rocciosa sommersa con pietre rettangolari appena al largo di North Bimini Island, è stata descritta come una possibile prova di questa civiltà.

Si è sostenuto che prima del tempo di Eratostene (250 a.C. circa), autori greci avessero collocato le Colonne d’Ercole nello Stretto di Sicilia, ma non ci sono prove di tale ipotesi.

Secondo Erodoto (c. 430 a.C.) una spedizione fenicia circumnavigò l’Africa con il benestare del faraone Necho II, navigando a sud sotto il Mar Rosso e l’Oceano Indiano e verso nord nell’Atlantico, facendo ritorno nel Mediterraneo attraverso le Colonne d’Ercole. La sua descrizione dell’Africa nord-occidentale rende molto chiaro che localizzò le Colonne d’Ercole precisamente dove sono oggi.

Malgrado questo, la credenza che le Colonne fossero collocate nello Stretto di Sicilia prima di Eratostene è stata citata in alcune ipotesi sulla collocazione di Atlantide.

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Una mappa che mostra l’ipotetica estensione dell’impero di Atlantide; da Atlantis: the Antediluvian World di Ignatius Donnelly, 1882
 

Il concetto di Atlantide attrasse anche i teorici nazisti. La teoria del ghiaccio cosmico (1913)[15] di Hanns Hörbiger (1860-1931) aveva infatti conquistato un vasto appoggio popolare in Germania e venne promossa dal regime nazista per le sue implicazioni razziali. Hörbiger riteneva che la Terra fosse soggetta a periodici cataclismi provocati della caduta di una serie corpi celesti che da comete erano diventati satelliti; la sommersione di Atlantide e di Lemuria sarebbero state provocate dalla cattura dell’attuale satellite della Terra, la Luna. I periodi di avvicinamento dei satelliti avrebbero provocato (per diminuzione della gravità) la nascita di stirpi di giganti di cui parlano la varie mitologie. Alfred Rosenberg (Mito del XX secolo, 1930) parlò di una razza dominante “nordico-atlantiana” o “ariano-nordica”. Nel 1938 l’alto ufficiale Heinrich Himmler (allora capo supremo delle forze dell’ordine del Terzo Reich) organizzò una ricerca in Tibet allo scopo di trovare le spoglie degli Atlantidei bianchi. Secondo Julius Evola (Rivolta contro il mondo moderno, 1934) gli Atlantiani erano Iperborei: superuomini nordici originari del Polo Nord (vedi Thule).

Da quando la deriva dei continenti divenne largamente accettata nel corso degli anni sessanta, la popolarità di buona parte delle teorie sul “continente perduto” di Atlantide iniziò a svanire, mentre si cominciava ad accettare ampiamente la natura immaginaria degli elementi della storia di Platone.

La studiosa di Platone Julia Annas (Regents Professor of Philosophy alla University of Arizona), ha avuto modo di dire al riguardo:

« La continua industria della scoperta di Atlantide illustra il pericolo di leggere Platone. Perché egli sta chiaramente usando quello che divenne un meccanismo narrativo tipico nelle opere di fantasia: stirare la storicità di un evento (e la scoperta di autorità fino ad ora sconosciute) come un’indicazione di ciò che segue nell’opera d’immaginazione. L’idea è che dovremmo utilizzare la storia per esaminare le nostre idee sul governo e sul potere. Abbiamo sbagliato sulla questione se invece di pensare a questi temi usciamo ad esplorare il fondo marino. Il continuo fraintendimento di Platone come storico ci permette qui di vedere perché la sua diffidenza sulla scrittura d’immaginazione è talvolta giustificata.[16] »

Kenneth Feder fa notare che la storia di Crizia nel Timeo fornisce un indizio importante. Nel dialogo, Crizia dice, riferendosi alla società ipotetica di Socrate:

« (…) mentre ieri tu parlavi dello Stato e degli uomini che delineavi, rimanevo meravigliato richiamando alla memoria proprio le cose che ora ho raccontato e osservando che per una incredibile coincidenza avevi in gran parte perfettamente aderito con quelle cose che disse Solone.[17] »

Feder cita A. E. Taylor, che scrive, “Non ci potrebbe essere detto in modo più chiaro che l’intera narrazione della conversazione di Solone con i sacerdoti e la sua intenzione di scrivere il poema su Atlantide sono un’invenzione dell’immaginazione di Platone”.[18]

Le ipotesi sulla collocazione

« La ricerca di Atlantide colpisce le corde più profonde del cuore per il senso della malinconica perdita di una cosa meravigliosa, una perfezione felice che un tempo apparteneva al genere umano. E così risveglia quella speranza che quasi tutti noi portiamo dentro: la speranza tante volte accarezzata e tante volte delusa che certamente chissà dove, chissà quando, possa esistere una terra di pace e di abbondanza, di bellezza e di giustizia, dove noi, da quelle povere creature che siamo, potremmo essere felici… »

(L. Sprague de Camp[19])

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Mappa congetturale di Atlantide di Bory de Saint-Vincent del 1803 che situa l’isola verso le Azzorre, le Canarie e Madera

Sulla scorta di Aristotele e per la mancanza di fonti prima di Platone, si ritiene in genere che il mito di Atlantide sia solo una finzione letteraria, interamente elaborata dal filosofo greco a partire da riferimenti mitologici e dalle proprie idee politiche e filosofiche. Seppure Atlantide in quanto tale appaia solo raramente nei testi greci o latini (e solo come rielaborazione a partire dal racconto di Platone), miti e leggende di continenti o città sommersi sono ricorrenti e, come quello del Diluvio universale, appartengono a numerose antiche civiltà e culture.

Alcuni tuttavia hanno cercato di immaginare Atlantide come un luogo realmente esistito, o quantomeno di identificare gli elementi storici e geografici che possono avere originato il racconto di Platone.

Dai tempi di Donnelly, ci sono state dozzine – probabilmente centinaia – di proposte di localizzazione per Atlantide, al punto che il suo nome è divenuto un concetto generico, indipendente dal racconto di Platone. Questo è riflesso dal fatto che, in effetti, molti dei siti proposti non sono affatto nell’ambito dell’Oceano Atlantico. Si tratta a volte di ipotesi di accademici o archeologi, mentre altre si devono a sensitivi o ad altri ambiti parascientifici. Molti dei siti proposti condividono alcune delle caratteristiche della storia originale di Atlantide (acque, fine catastrofica, periodo di tempo rilevante), ma nessuno è stato dimostrato come la “vera” Atlantide storica.

Le ipotesi sull’effettiva collocazione di Atlantide sono le più svariate.[20] Se è vero che Platone nei suoi due dialoghi parla esplicitamente di “un’isola più grande della Libia e dell’Asia messe insieme” oltre le Colonne d’Ercole (ovvero lo Stretto di Gibilterra), alcuni studiosi, vista l’effettiva difficoltà nell’immaginarsi un’isola-continente nell’Atlantico scomparsa in breve tempo senza lasciare pressoché nessuna traccia, hanno scelto collocazioni alternative.

Dapprima si è pensato all’America, che in effetti è un continente in mezzo all’Oceano (Atlantico) che però ai tempi di Platone non era per nulla conosciuto e che, per quanto se ne sappia, non ha conosciuto cataclismi recenti. Altri hanno pensato al deserto del Sahara, che in un periodo passato potrebbe essere stato fertile e ospitare molte persone, ma la descrizione di Platone non trova molte corrispondenze.

Alcuni hanno voluto vedere in alcune mappe risalenti al Medioevo (mappa di Piri Reìs) la rappresentazione di Atlantide nell’estremo sud, proprio dopo la Terra del Fuoco, fra l’America meridionale e l’Antartide. Secondo costoro infatti è probabile che l’Antartide, un tempo terra fertile e rigogliosa (cosa risalente secondo resti di vegetazione scoperti nello scorso secolo che fanno pensare grazie all’analisi al carbonio 14, che l’Antartide fosse sgombro dai ghiacci già 50.000 anni fa) sia stata la sede di Atlantide. Altri tuttavia vedono nelle stesse mappe solo delle grossolane rappresentazioni dell’America. Infine altri ancora la identificherebbero con un altro ipotetico continente perduto, Lemuria, situato fra l’Africa e l’India.

Altra ipotetica collocazione è, secondo alcuni, tra cui il sensitivo Edgar Cayce, nel Mar dei Sargassi[21]: i fenici conoscevano le Azzorre e lungo la faglia atlantica non sono sconosciuti casi di emersione e affondamento di isole, anche in tempi storici recenti; si tratta comunque di piccole isole e non di continenti che potessero ospitare fiumi navigabili come nel racconto di Platone.

Il geologo inglese Jim Allen sostiene che Atlantide si trovasse in Bolivia, nell’area dell’Altiplano, basandosi sulla presenza di una piana rettangolare corrispondente alle dimensioni specificate da Platone e di depressioni concentriche ad arco di cerchio subito a est della città di Pampa Aullagas, da lui identificate con i canali della capitale.[22]

Nel Mediterraneo

La maggior parte delle ipotesi avanzate di recente indicano la collocazione della mitica isola non più nell’Oceano o in altri luoghi troppo remoti (ormai scartati per motivi geologici, cronologici e storici), ma più vicino, nel Mediterraneo o nei suoi immediati dintorni, dove Platone più probabilmente poteva avere tratto i vari elementi per costruire il suo racconto. Le conoscenze geografiche dei greci all’epoca di Platone erano infatti molto vaghe e limitate al bacino del Mediterraneo, ed erano in realtà sufficientemente precise solo nell’ambito dell’Egeo.

Una tra le teorie più singolari, studiata e approfondita nella prima metà del Novecento, sostiene che il mito di Atlantide non sarebbe altro che la memoria, deformata e ingigantita, della Civiltà minoica (civiltà cretese dell’età del bronzo), che ebbe fine intorno al 1450 a.C., in circostanze non ancora ben chiarite. La causa potrebbe essere l’esplosione del vulcano dell’isola di Thera, attualmente Santorini, che provocò lo sprofondamento parziale dell’isola e giganteschi terremoti: l’esplosione di Thera avrebbe propagato nel Mediterraneo una terrificante onda anomala in grado di spazzare via gli insediamenti lungo le coste (le onde si sarebbero diffuse in tutto il bacino dell’Egeo in sole due ore, raggiungendo un’altezza di circa trenta metri), a cui sarebbero seguite entro due-tre giorni le ceneri riversate dall’esplosione vulcanica.[24]

Una teoria analoga è stata avanzata più recentemente dal giornalista italiano Sergio Frau nel suo libro Le colonne d’Ercole (2002): le colonne di cui parla Platone andrebbero in realtà identificate con il canale di Sicilia (che è assai turbinoso, come descrive Platone le Colonne), dunque l’isola di Atlantide sarebbe in realtà la Sardegna; il popolo che edificò i nuraghi coinciderebbe con il misterioso popolo dei Shardana o Šerden (dai quali appunto la Sardegna prende il nome), citati tra i “popoli del mare” che secondo le cronache degli antichi egizi tentarono di invadere il Regno d’Egitto. Alcuni Šhardana sarebbero quindi emigrati nella penisola italica, dove avrebbero dato origine alla civiltà etrusca. In effetti la Sardegna possiede ancora oggi zone pianeggianti situate alcuni metri sotto il livello del mare e ciò fa pensare che, essendo una terra geologicamente troppo antica per subire o aver subito catastrofi naturali di dimensioni troppo elevate, possa invece esser stata soggetta in passato a cataclismi legati al mare, il cui territorio probabilmente non avrebbe potuto respinger a causa appunto dell’altezza della sua superficie rispetto a quella marina. Oltretutto la mancanza di terremoti avrebbe permesso una grande espansione edilizia all’interno dell’isola, che probabilmente all’epoca sarebbe potuta apparire in maniera notevolmente diversa.

Alcuni identificano con l’isola di Cipro i resti del continente di Atlantide.[25]

Una tra le molte teorie recenti collocherebbe Atlantide in Spagna, precisamente in Andalusia, vicino Cadice. È l’opinione dello studioso tedesco Rainer Kuehne che si avvale di rilevazioni satellitari, attribuite però a Georgeos Dìaz-Montexano. Qualcosa combacia, come la forma delle strutture rilevate e l’ambientazione vicino a montagne (in questo caso la Sierra Morena e la Sierra Nevada), come le descrizioni di Platone, in cui sono anche presenti ricche miniere di rame. Tuttavia, se avesse ragione Kuehne, non si tratterebbe di un’isola, come vuole la tradizione, e le dimensioni rilevate dal satellite non combaciano con quelle di Platone.

Comunque sia, ovunque la si voglia situare, Atlantide affascina soprattutto per i miti che avvolgono il suo popolo e la sua fine.

Bibliografia

Ad Atlantide sono state dedicate alcune migliaia di libri e saggi. Un catalogo bibliografico incompleto della letteratura sull’Atlantide, compilato nel 1926 da J. Gattefossé e C. Roux, comprendeva 1700 titoli.[27] La breve narrazione di Platone (di circa una decina delle attuali pagine) dunque ha fatto probabilmente scorrere più inchiostro del resto del suo intero corpus filosofico. Di seguito si elencano solo alcune opere significative, a partire da quelle reperibili in italiano[28] o consultabili online.

Testi in italiano

* Flavio Barbiero. Una civiltà sotto ghiaccio, 1974 – 2000 ISBN 9788842911685 (il primo testo che ipotizza che Atlantide sia da identificarsi con l’Antartide)
* Charles Berlitz. Il mistero dell’Atlantide (The mystery of Atlantis, 1976), Sperling & Kupfer, ISBN 9788878248991; un classico testo dell’archeologia misteriosa
* Marcello Cosci. Dai satelliti le prime immagini della mitica Atlantide, Felici, 2007. Una teoria basata sulla fotointerpretazione di immagini satellitari.
* Gennaro D’Amato. Il processo all’Atlantide di Platone, Genova, Il Basilisco 1980, poi, Genova, I Dioscuri 1988
* Rand e Rose Flem-Ath. La fine di Atlantide, Edizioni Piemme, ISBN 9788838447860. In questo saggio si ipotizza, sulla scia di Flavio Barbiero, che Atlantide sia l’Antartide; il testo si basa su teorie sulla dislocazione della crosta terrestre.
* Sergio Frau. Le colonne d’Ercole – Un’inchiesta, ed. NUR-Neon, Roma 2002, ISBN 88-900740-0-0
* Jacques Collina-Girard. L’Atlantide devant le Detroit de Gibraltar? mythe et géologie, Comptes Rendus de l’Académie des Sciences de Paris, Sciences de la Terre et des Planètes, 2001, 333 (2001) 233-240

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Atlantide immaginata come una civiltà ideale (illustrazione di Lloyd K. Townsend, fine del XIX secolo)

 

* Ignatius Donnelly. Platone, l’Atlantide e il Diluvio (Atlantis: the Antediluvian World, 1882), Profondo Rosso Edizioni, 2005, ISBN 8889084456
* Richard Ellis, Atlantide, Corbaccio, 1999. Recente e accurata analisi critica della leggenda di Atlantide.
* Peter Kolosimo. Il pianeta sconosciuto, Sugarco, Torino 1957. Il punto di vista di uno degli inventori dell’archeologia misteriosa.
* Peter Kolosimo. Astronavi sulla preistoria, Sugarco, Milano 1972
* Peter Kolosimo. Terra senza tempo, Sugarco, Torino 1964
* Chiara Lombardi. La sacra isola sotto il sole. Il mito di Atlantide in Platone, Casti, Foscolo, Leopardi, Edizioni Prospettiva, 2006
* Demetrio Merezkovski, L’Atlantide, Genova, I Dioscuri, 1987
* Otto Muck. I segreti di Atlantide (Alles über Atlantis, Econ Verlag GmbH, Düsseldorf-Wien, 1976), SIAD, 1979
* Ernesto Paleani (a cura di). Atlantide. Alla ricerca di Atlantide. Dalla descrizione di Platone alle molteplici ipotesi attraverso ricostruzioni cartografiche, geologiche ed archeologiche, atti del convegno, Centro internazionale di studi geocartografici storici (Apecchio, PU), 2007 (CD-ROM)
* Lyon Sprague De Camp. Il mito di Atlantide e dei continenti scomparsi (Lost Continents- The Atlantis Theme, 1954, 1970), Fanucci, 1980; con una certa dose di ironia e di spirito critico, in questo testo si esaminano tutti i casi di terre “leggendarie”, apparse nella vastissima letteratura sull’argomento; con elenchi dei testi classici e delle diverse interpretazioni.
* Fabio Truppi. Atlantide tra mito e archeologia, Bardi, Roma 2004 ISBN 88-88620-12-5 – Nato come tesi di laurea in archeologia, analizza il mito dalle origini alle recenti ipotesi, evidenziando corrispondenze testuali tra Platone e Omero.
* Ivar Zapp e George Erikson. Le strade di Atlantide, Edizioni Piemme, 2002

Testi non in italiano

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* Cameron, Alan (1983). ‘Crantor and Posidonius on Atlantis’, The Classical Quarterly, New Series, Vol. 33, No. 1 (1983), pp. 81–91
* Edgar Cayce (1968). Edgar Cayce’s Atlantis. ISBN 9780876045121
* Jacques Collina-Girard. La transgression finiglaciaire, l’archéologie et les textes (exemples de la grotte Cosquer et du mythe de l’Atlantide) in: Human records of recent geological evolution in the Mediterranean Basin-historical and archaeological evidence, CIESM Workshop Monographs, n° 24, Monaco, 2004, pagg. 63-70. (documento pdf)
* Jacques Collina-Girard, (2009).-L’Atlantide retrouvée ? Enquête scientifique autour d’un mythe. 221 pages, Editions Belin. Pour la Science.Collection Regard, ISBN 978-2-7011-4608-9
* L. Sprague de Camp (1954). Lost Continents|Lost Continents: The Atlantis Theme in History, Science, and Literature, New York: Gnome Press.
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* Nesselrath, HG (2001a). ‘Atlantes und Atlantioi: Von Platon zu Dionysios Skytobrachion’, Philologus, vol. 145, pp. 34–38.
* Nesselrath, HG (2001b). ‘Atlantis auf ägyptischen Stelen? Der Philosoph Krantor als Epigraphiker’, Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik, vol. 135, pp. 33–35.
* Nesselrath, HG (2002). Platon und die Erfindung von Atlantis, München/Leipzig: KG Saur Verlag. ISBN 3-598-77560-1
* Nesselrath, HG (2005). ‘Where the Lord of the Sea Grants Passage to Sailors through the Deep-blue Mere no More: The Greeks and the Western Seas’, Greece & Rome, vol. 52, pp. 153–171.
* Isaac Newton. The Chronology of Ancient Kingdoms Amended, 1728; studia una varietà di collegamenti mitologici con Atlantide.
* Phillips, ED (1968). ‘Historical Elements in the Myth of Atlantis’, Euphrosyne, vol. 2, pp. 3–38
* Ramage, ES (1978). Atlantis: Fact or Fiction?, Bloomington: Indiana University Press. ISBN 0-253-10482-3
* Mary Settegast (1987). Plato Prehistorian: 10,000 to 5000 B.C. in Myth and Archaeology, Cambridge, MA, Rotenberg Press.
* Lewis Spence [1926] (2003). The History of Atlantis, Mineola, NY: Dover Publications. ISBN 0-486-42710-2
* William H., Jr. Stiebing, Ancient Astronauts, Cosmic Collisions and Other Popular Theories about Man’s Past, Amherst, New York, Prometheus Books, 1984. ISBN 0-87975-285-8.
* Szlezák, TA (1993). ‘Atlantis und Troia, Platon und Homer: Bemerkungen zum Wahrheitsanspruch des Atlantis-Mythos’, Studia Troica, vol. 3, pp. 233–237.
* Pierre Vidal-Naque (1986). ‘Athens and Atlantis: Structure and Meaning of a Platonic Myth’, in P Vidal-Naquet, The Black Hunter, Baltimore: Johns Hopkins University Press, pp. 263–284. ISBN 0-8018-3251-9
* Colin Wilson (1996). From Atlantis to the Sphinx – Recovering the Lost Wisdom of the Ancient World, Virgin Books. ISBN 1-85227-526-X
* Eberhard Zangger (1993). The Flood from Heaven: Deciphering the Atlantis legend, New York: William Morrow and Company. ISBN 0-688-11350-8
* Zhirov, Nikolai F., Atlantis – Atlantology: Basic Problems, traduzione dal russo di David Skvirsky, Progress Publishers, Mosca, 1970

Atlantide nei media

Una lista completa delle apparizioni di Atlantide nei mass media moderni potrebbe essere troppo estesa per poterla inserire qui. Ci limitiamo dunque a citarne alcune.

Narrativa

 * Il classico di Jules Verne Ventimila leghe sotto i mari (1870) comprende una visita alle rovine sommerse di Atlantide a bordo del sottomarino Nautilus del Capitano Nemo.
* Nel suo celebre romanzo L’Atlantide (1919), Pierre Benoît immagina i discendenti del continente perduto nel deserto del Sahara; il romanzo di Benoît ha ispirato la maggior parte dei film successivi sul tema.
* Nel romanzo Aelita (1922), Aleksej Nikolaevič Tolstoj fa ritrovare i superstiti degli atlantidei sul pianeta Marte.
* Il romanzo breve di Arthur Conan Doyle L’abisso di Atlantide (The Maracot Deep, 1929) narra le avventure di tre scienziati che scoprono, con l’ausilio di un batiscafo ottocentesco, una civiltà ancora fiorente sul fondo dell’oceano Atlantico. Tale popolazione approverebbe i Dialoghi di Platone.
* Lost Continent, un racconto parte dei Libri di Aleister Crowley, offre un resoconto fantastico basato sulle idee di Crowley sulla civiltà ideale, con accenni di satira socio-politica.
* La caduta dell’isola di Númenor ne Il Silmarillion (1977) di Tolkien ricorda molto da vicino il mito di Atlantide. Nella cornice dell’opera, l’evento viene ricordato come “La Caduta” – che nella lingua elfica inventata da Tolkien diventa “Atalantë”. Dato che l’opera di Tolkien intende descrivere una “mitologia immaginaria” del nostro mondo, l’implicazione evidente è che Númenor sia di fatto Atlantide.
* Le luci di Atlantide (Web of Light – Web of Darkness, 1983; nelle successive edizioni: Fall of Atlantis) di Marion Zimmer Bradley
* In Buona Apocalisse a tutti! (1990) di Neil Gaiman e Terry Pratchett, il giovane Anticristo fa risorgere Atlantide dalle acque.
* Il romanzo fantascientifico Il codice di Atlantide (2001) di Stel Pavlou presenta Atlantide, situata al Polo Sud, come la città “sopita” di una antica civiltà molto avanzata, pronta però a risvegliarsi come una bomba ad orologeria nel momento (previsto dagli atlantidi con calcoli astronomici) in cui il Sole avrebbe messo in pericolo la Terra.
* Clive Cussler, Atlantide (2002). Dirk Pitt (l’eroe creato dall’autore) alla scoperta dei segreti degli Amenes tra mille pericoli nell’Oceano Antartico.
* Nel romanzo per ragazzi Nina e l’occhio segreto di Atlantide (2005) della scrittrice italiana Moony Witcher, Nina raggiunge Atlantide per liberare l’arcano dell’Acqua intrappolato dal conte Karkon.
* In cerca di Atlantide (2007), thriller di Andy McDermott

Atlantide al cinema

Ad Atlantide si è ispirato numerose volte il cinema, soprattutto quello di fantascienza e il filone fanta-mitologico:

* L’Atlantide (1921) di Jacques Feyder, tratto dall’omonimo romanzo di Pierre Benoît
* Aelita (Mezhrobpom, 1924), film kolossal sovietico di Jakov Protazanov tratto dall’omonimo romanzo di Aleksej Nikolaevič Tolstoj
* L’Atlantide (Die herrin von Atlantis, 1932) di Georg Wilhelm Pabst, seconda versione del romanzo di Benoît
* L’Atlantide (Siren of Atlantis, 1948) di Gregg C. Tallas, terzo adattamento del romanzo di Benoît
* Totò sceicco, commedia italiana del 1950 di Mario Mattoli, parodia di tutti i film ispirati alla storia di Benoît
* Il continente scomparso (Lost Continent, USA 1951) di Sam Newfield
* Atlantide, il continente perduto (Atlantis, the Lost Continent, 1961) di George Pal
* Antinea, l’amante della città sepolta (1961) di Edgar G. Ulmer e Giuseppe Masini, quarto adattamento del romanzo di Benoît
* Ercole alla conquista di Atlantide (1961) di Vittorio Cottafavi
* L’isola degli uomini pesce (1979) di Sergio Martino
* Ultimo rifugio: Atlantide (1980) di Kenji Fukasaku
* L’Atlantide, film del 1992 di Bob Swaim, quinto adattamento del romanzo omonimo di Benoît
* Atlantis – L’impero perduto (Atlantis: The Lost Empire, USA 2001), lungometraggio d’animazione prodotto dalla Disney e ispirato alle atmosfere di Verne

* Atlantis – Il ritorno di Milo (Atlantis – Milo’s return 2003), il seguito di Atlantis – L’impero perduto.

Serie TV

 * L’uomo di Atlantide (1977-1978), con Patrick Duffy che interpreta un sopravvissuto del continente perduto dotato di poteri sovrumani
* Il segreto del Sahara (1988), miniserie di coproduzione italiana che, pur dichiarandosi “ispirata all’opera di Emilio Salgari” (senza precisare a quale), mostra evidenti influenze del romanzo di Benoit
* Stargate Atlantis, serie TV realizzata come spin-off di Stargate SG-1

Fumetti e animazione

 * Nell’universo originale di Superman, sia Aquaman che Lori Lemaris proverrebbero da un’Atlantide sommersa; nel caso di Lori Lemaris il suo popolo sopravvisse trasformandosi in sirene e tritoni.
* Nell’universo Marvel un popolo analogo, dalla pelle blu e branchiato, viene governato dal principe Namor il Sub-Mariner.
* Atlantide ha un ruolo centrale nelle avventure di Martin Mystère, il detective dell’impossibile ideato dall’italiano Alfredo Castelli nel 1982 per Sergio Bonelli Editore. Secondo le ricerche del prof. Mystère, Atlantide e Mu erano due imperi o civiltà rivali, tecnologicamente molto avanzate e in cui parte della popolazione era dotata di poteri telepatici o magici, che si autodistrussero a causa di un’arma muviana impazzita, dopo secoli di convivenza caratterizzati da periodi alterni di conflitto aperto e guerra fredda, ricacciando l’umanità nella barbarie. La capitale di Atlantide era Poseidonia, la “città dei cinque anelli”, mentre la capitale di Mu era Corinna,”perla d’oriente”. Resti della stessa Atlantide compaiono, con importanza secondaria, anche in storie facenti parte dello stesso universo narrativo, ma su collane dedicate a differenti personaggi bonelliani (Zagor, Mister No e Nathan Never). La cosiddetta saga di Atlantide di Nathan Never (1996) narra dello scontro finale tra l’Agenzia Alfa e i signori di Atlantide, che stanno tentando di riportare sulla Terra da un limbo al di fuori dello spazio e del tempo il centro del perduto continente, unica zona sopravvissuta alla distruzione totale delle antiche civiltà di Mu e di Atlantide.
* In Topolino e l’Atlantide continente perduto (sceneggiatura di Giorgio Pezzin, disegni di Massimo De Vita, 1987), facente parte del filone di storie sulla macchina del tempo del professor Zapotec, Topolino e Pippo assistono alla distruzione di Atlantide causata da un meteorite.[29]
* Anche Hugo Pratt, col suo Corto Maltese affronta il tema, correlandolo al mito di Mu. In Mu la città perduta (1988), l’ultima storia del ciclo di Corto, Atlantide sarebbe stata la potente colonia orientale ribellata all’impero di Mu.
* Atlantis – C’Sir, Principessa Shardana e il mistero della Cassa Nuziale trafugata (2007), romanzo grafico di Enzo Marciante, riprende la teoria di Sergio Frau. Narra di un’isola meravigliosa in mezzo al Mediterraneo d’Occidente e delle peripezie di una principessa sfortunata, in un sogno-avventura nel mondo Shardana.

Anime e manga

* In Nadia – Il mistero della pietra azzurra (1990-1991), serie anime della Gainax liberamente ispirata a Ventimila leghe sotto i mari di Verne, la civiltà di Atlantide era una colonia fondata da alcuni alieni giunti sulla Terra, di cui alcuni dei protagonisti della storia sono gli ultimi discendenti.
* I cieli di Escaflowne (天空のエスカフローネ, Tenkū no Esukafurōne?, in inglese The vision of Escaflowne), anime da cui sono stati tratti due manga. Il protagonista maschile, principe Van Fanel, è discendente da parte di madre dai draconiani, discendenti a loro volta dai popoli di Atlantide, popolo per altro considerato funesto e dotato di ali bianche da angelo che all’avvicinarsi della morte diventano nere (come accade infatti a Folken Fanel, fratello maggiore di Van).
* Aquarion (創聖のアクエリオン, Sōsei no Akuerion?, Aquarion della Sacra Genesi) è una serie anime del 2005 ideata da Shoji Kawamori, che si è ispirato per molti aspetti a I cieli di Escaflowne.
* Nel manga I Cavalieri dello zodiaco – The Lost Canvas (2006- in corso) parte della storia si svolge ad Atlantide.
* Nel manga (e poi anche anime) Fantaman (1964) il personaggio omonimo è un eroe atlantideo “resuscitato”.

Videogiochi e giochi di ruolo

 * Atlantide è il soggetto di un videogioco d’avventura, Indiana Jones e il destino di Atlantide (Indiana Jones and The Fate of Atlantis) della LucasArts. Nel gioco, il protagonista lotta contro i nazisti per ritrovare Atlantide e per fermare la loro scoperta dei segreti del mitico oricalco.
* Nel primo episodio della saga di videogiochi di avventura di Tomb Raider, la protagonista archeologa Lara Croft deve svelare un mistero riguardo un oggetto magico che si trova in Antlantide, dove nell’ultima parte del gioco si recherà alla ricerca dell’artefatto (anche se, in effetti, arriva qui per distruggere il manufatto, lo Scion di Atlantide, pronuncia Schion, rubatole da una ex-regina del regno perduto, Natla).
* Atlantide è il luogo d’origine di Arkantos, protagonista della serie di giochi di strategia in tempo reale Age of Mythology; è inoltre una delle quattro fazioni che si scontrano nell’espansione The Titans; qui gli abitanti dell’isola vengono rappresentati come i protetti degli dei greci Gaia, Crono e Urano.
* L’espansione del gioco strategico in tempo reale Signore dell’Olimpo – Zeus, s’intitola Signore di Atlantide – Poseidon. Qui il giocatore ha la possibilità di intraprendere delle missioni atte ad espandere i domini atlantidei dalle Americhe sino al medio-oriente. Il gioco s’ispira all’ipotesi fantastica per cui lo sviluppo culturale mondiale sia dovuto alle interazioni fra le popolazioni indigene e gli atlantidei, ed alla volontà di questi ultimi di rendere disponibili le proprie conoscenze, secondo intenzioni pacifiche.
* Il gioco di ruolo Rifts.
* In Eternal Champions, della SEGA, il personaggio di Trident era stato creato dagli scienziati di Atlantide per combattere una guerra contro i Romani.
* In Marvel: La Grande Alleanza, un episodio prevede un viaggio del team in Atlantide, per soccorrere Namor dalle grinfie del ribelle Attuma che ha preso il potere.
* Il gioco di ruolo Maghi: il risveglio.
* Nel gioco per PSP God of War: Ghost of Sparta.

Musica

 * Atlantide è un album del 1972 del gruppo musicale The Trip.

* Atlantide è un gruppo musicale che nel 1976 ha inciso l’album Francesco ti ricordi.

* Atlantide ha ispirato un brano strumentale dei The Shadows, una canzone di Donovan, degli album della band olandese Earth and Fire e della band battle metal britannica dei Bal-Sagoth. È inoltre il titolo di una canzone di Francesco De Gregori contenuta nell’album Bufalo Bill.

* Il gruppo di neoprogressive Pallas ha inciso un concept album dal titolo The Sentinel, in cui si racconta una variante fantascientifica della storia della fine di Atlantide.

* Il mito di Atlantide ha ispirato un concept album della band neoprogressive metal Symphony X intitolato V. Nella vicenda di questo album si parla del figlio del sole che raggiunge le coste d’Egitto.

* Franco Battiato si è ispirato al mito di Atlantide per l’omonima canzone contenuta nell’album Caffè de la Paix (1993).

Altre isole perdute

Tra le altre ipotetiche terre perdute, le più famose sono le isole di Avalon e Thule, oltre agli ipotetici continenti di Lemuria e di Mu (entrambi “nati” nella seconda metà dell’Ottocento).

Note

  1. ^ Anche se, nella leggenda raccontata da Platone, Atlante non è rappresentato come il mitologico Titano, figlio di Giapeto e di Climene, che regge sulle sue spalle il mondo intero, bensì come un semidio, figlio di Poseidone e di Clito.
    2. ^ Bruno Martinis, Atlantide: mito o realtà , Edizioni Dedalo, 1989. ISBN 8822005279, ISBN 9788822005274
    3. ^ Nesselrath (2005), pp. 161–171.
    4. ^ Timaios 24a: τὰ γράμματα λαβόντες.
    5. ^ Strabone 2.3.6
    6. ^ Nesselrath 1998, pp. 1–8.
    7. ^ Porfirio, Vita di Plotino, 7=35.
    8. ^ Res Gestae 15.9
    9. ^ Fitzpatrick-Matthews, Keith. Lost Continents: Atlantis.
    10. ^ [1] Bibliotheca historica – Diodorus Siculus 4.56.4: “And the writers even offer proofs of these things, pointing out that the Celts who dwell along the ocean venerate the Dioscori above any of the gods, since they have a tradition handed down from ancient times that these gods appeared among them coming from the ocean. Moreover, the country which skirts the ocean bears, they say, not a few names which are derived from the Argonauts and the Dioscori.”
    11. ^
    « Some say that they [the inhabited regions] begin at the beginning of the western ocean [the Atlantic] and beyond. For in the earliest times [literally: the first days] there was an island in the middle of the ocean. There were scholars there, who isolated themselves in [the pursuit of] philosophy. In their day, that was the [beginning for measuring] the longitude[s] of the inhabited world. Today, it has become [covered by the?] sea, and it is ten degrees into the sea; and they reckon the beginning of longitude from the beginning of the western sea. »

    (Selin, Helaine 2000, Astronomy Across Cultures: The History of Non-Western Astronomy, Kluwer Academic Publishers, Netherlands, pg 574. ISBN 0-7923-6363-9)
    12. ^ Auroux, Sylvain, ed. (2006). History of the Language Sciences: An International Handbook on the Evolution of Language Sciences. Walter de Gruyter, ISBN 3110167352, pp. 1125-1126.
    13. ^ Isaac Newton (1728). (EN) The Chronology of Ancient Kingdoms Amended
    14. ^ Robinson, Lytle, 1972, Edgar Cayce’s Story of the Origin and Destiny of Man, Berkeley Books, New York, pg 51.
    15. ^ Glazial-Kosmogonie, 1913
    16. ^ J.Annas, Plato: A Very Short Introduction (OUP 2003), p.42 (corsivo non presente nell’originale)
    17. ^ Timeo 25e.
    18. ^ Feder, Kenneth L., Frauds, Myths and Mysteries: Science and Pseudoscience in Archaeology, Mayfield Publishing, 1999, p. 164.
    19. ^ Lyon Sprague de Camp. Il mito di Atlantide e dei continenti scomparsi
    20. ^ http://www.enricobaccarini.com/atl_realt%C3%A0ofan.htm
    21. ^ Atlantide secondo Edgar Cayce
    22. ^ Allen, Jim (2009). Atlantis: Lost Kingdom of the Andes. ISBN 9780863156977
    23. ^ Basata su Friedrich, Walter (2000): Fire in the Sea: Natural History and the Legend of Atlantis, Cambridge: Cambridge University Press. ISBN 0-521-65290-1
    24. ^ Sette tracce di onde anomale di 1600 anni fa – articolo su Ulisse, 27 agosto 2004
    25. ^ La teoria di Sarmast – articolo su Rai News, 15/11/2004
    26. ^ The procataclysm Communication of the Two Worlds via Atlantis, Costantinopoli 1893
    27. ^ R. Fondi, introduzione in Lyon Sprague De Camp. Il mito di Atlantide e dei continenti scomparsi, Fanucci, 1980
    28. ^ Per un elenco più esteso di testi in italiano vedi: Bibliografia con testi in italiano su Atlantide e Una bibliografia con testi in italiano su Atlantide
    29. ^ Scheda della storia Topolino e l’Atlantide continente perduto, dal sito papersera.net

Link:

Atlantis revealed http://www.atlantisrevealed.com/main.asp?language_=it

Dal sito del CICAP http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=100462

Atlantide

di Alberto Vecchiato

Il primo a parlare di Atlantide fu Platone, nel Timeo, dove si racconta di una discussione tra Socrate, Timeo, Ermocrate e Crizia che, viene detto, ebbe luogo nel 421 a.C. ad Atene. Il dialogo prende le mosse da un altro dialogo, avvenuto il giorno precedente, riguardante la natura dello Stato ideale, e parla di come Solone, durante un suo viaggio in Egitto, venne a conoscenza di una guerra combattuta molto tempo prima tra gli antenati degli attuali ateniesi e, appunto, gli atlantidei, abitanti di una grande isola-continente situata oltre lo stretto di Gibilterra.

Secondo i sacerdoti egiziani che riferirono la storia a Solone, Atlantide sarebbe stata una monarchia molto potente e con tendenze espansioniste, che governava, oltre al continente omonimo, anche una vasta parte dei territori africani ed europei fino all’Egitto e all’Italia. Le sue mire vennero fermate appunto nel corso della guerra con Atene, dopo la quale si verificò un immenso cataclisma che distrusse l’esercito ateniese e fece inabissare in un solo giorno il continente in mare.

La storia viene ripresa più in dettaglio nel Crizia, il dialogo successivo, dove si colloca temporalmente a novemila anni prima di Solone la guerra e si descrive più in dettaglio Atlantide, la sua immensa potenza e ricchezza e la storia delle sue origini. Qui si specifica l’origine divina della monarchia che reggeva l’isola, essendo questa divisa in dieci zone ciascuna retta da un figlio di Poseidone e dai loro discendenti. Inizialmente questi governarono avvedutamente, ma poi a causa della forzata convivenza tra i mortali la loro saggezza venne meno fino a quando Poseidone decise di rimediare alla situazione. Il dialogo attualmente in nostro possesso si interrompe proprio in questo punto, probabilmente perché Platone non lo completò.

La veridicità del racconto di Platone venne negata dal suo allievo Aristotele, ma altri nell’antichità lo accettarono come un fatto storico, dando di fatto inizio a un dibattito che continua tuttora. Sostanzialmente le prime novità oltre ai dialoghi platonici iniziarono a comparire nella prima metà del XVI secolo, quando si cominciò a parlare di un’origine atlantidea delle civiltà americane appena scoperte.

Nel XIX secolo poi, l’abate fiammingo Charles Brasseur tentò una traduzione di uno dei pochi codici Maya sopravvissuti alla distruzione a opera dei colonizzatori spagnoli. Ne venne fuori la sorprendente descrizione di un grande cataclisma molto simile nel periodo e nello svolgimento a quello raccontato da Platone nei suoi dialoghi. Per inciso, Brasseur indica con Mu il nome di questo continente, sostenendo che si tratti della denominazione Maya per Atlantide. Attraverso successive modifiche si giunse all’interpretazione di James Churchward, nella prima metà del Novecento, che collocò Mu nell’Oceano Pacifico e immaginò Atlantide come una sua colonia. Successivamente le due vennero interpretate come civiltà distinte.

L’interpretazione di Brasseur fu modificata e ampliata da Ignatius Donnely che nel 1882 pubblicò il libro Atlantis: The Antediluvian World. In esso si cerca di fornire le prove che questa civiltà, scomparsa in seguito al noto cataclisma, sia stata all’origine delle successive civiltà umane e dei loro miti riguardanti un’epoca prospera e felice interrotta all’improvviso da un diluvio.

Donnely porta a sostegno della sua teoria una serie di prove nei più disparati campi. Oltre a riprendere e ampliare le argomentazioni basate sulle somiglianze linguistiche tra l’America e vari idiomi del vecchio continente, usa anche indizi di tipo geologico, citando isole distrutte o emerse in poche ore a causa di terremoti o eruzioni vulcaniche, riferisce inoltre di somiglianze tra la flora e la fauna al di là dell’Atlantico e, infine, cita un’impressionante serie di tradizioni comuni ai diversi popoli dei vari continenti, compresa la presenza pressoché capillare in ogni popolazione di leggende riguardanti un antico diluvio. Questa teoria è stata ripresa più recentemente da altri autori che ipotizzano come causa del cataclisma la caduta di un asteroide sulla Terra. Analizzando le argomentazioni proposte sorgono diversi problemi. Prima di tutto non è affatto improbabile che Platone abbia inventato il racconto di Atlantide a scopo illustrativo, riferendolo nonostante tutto come vero. Questa tecnica narrativa è usata dal filosofo greco in altre occasioni nei suoi dialoghi, e viene esplicitamente teorizzata e giustificata per raggiungere lo scopo dell’autore.

La traduzione di Brasseur del codice Maya, poi, è basata su un’interpretazione errata della scrittura di quel popolo. Si basa infatti sull’ipotesi, fatta nella seconda metà del Cinquecento dall’arcivescovo Diego de Landa, che la scrittura Maya fosse di tipo alfabetico, mentre è stato successivamente dimostrato che è invece in parte sillabica e in parte ideografica. Il testo analizzato in questo modo sembra essere un trattato astrologico.

Anche gli indizi costruiti a partire dalle somiglianze di lingue, fauna e flora risultano non essere consistenti, ma la parte più carente della teoria sta proprio nelle prove geologiche. Attualmente non siamo a conoscenza di meccanismi che possano far sprofondare in tempi non geologici estensioni di terra grandi come continenti. Tutti gli esempi che abbiamo si riferiscono a dimensioni molto più modeste, di non più di cento chilometri quadrati. Atlantide è stata poi collocata nei posti più diversi del globo, ma da nessuna parte se ne riesce a trovare uno che non cozzi contro la teoria della deriva dei continenti o con altre prove geologiche. L’ultimo punto, e più significativo, riguarda le ricerche fatte nei fondali oceanici. Questi ultimi sono, infatti, composti soprattutto di basalto, mentre al contrario i continenti sono caratterizzati da una netta prevalenza di rocce granitiche. Una vasta massa continentale quindi dovrebbe poter essere facilmente individuabile dalla sua composizione geologica, ma nonostante tutti i rilevamenti fatti non si è trovata nessuna zona con caratteristiche compatibili con quelle di un continente. Un’interessante teoria proposta nella prima metà di questo secolo ipotizza invece uno scenario completamente diverso. In sintesi essa afferma che la leggenda di Atlantide non sarebbe altro che la memoria, deformata e ingigantita dalla tradizione orale e da errori d’interpretazione, della rovina della civiltà cretese, che avvenne attorno al 1450 a.C. in circostanze tutt’ora non ben chiarite. Essa sarebbe stata causata dall’esplosione del vulcano dell’isola di Tera (l’attuale Santorini) a circa cento chilometri dalle coste cretesi. Il cataclisma provocò il parziale sprofondamento dell’isola e giganteschi terremoti e maremoti nei suoi dintorni che, abbattendosi su Creta, causarono le distruzioni che possiamo osservare e la prematura scomparsa di questa civiltà.

Questa ipotesi, benché interessante, presenta delle difficoltà che appaiono difficili da superare, e che sono legate ad una discrepanza di alcuni decenni tra l’eruzione e le distruzioni che sconvolsero Creta, a quanto effettivamente possa essere stato devastante l’effetto dei maremoti, e al fatto che questi difficilmente avrebbero potuto raggiungere con sufficiente violenza tutte le località costiere.

Dal sito http://digilander.libero.it/abydosgate/html/sf/atlantide.htm

L’Atlantide nel cinema

Atlantide ha suscitato l’interesse della cinematografia fin dalle sue origini.

Con il suo millenario mistero ha contribuito a sviluppare la fantasia per la realizzazione d’opere sia nei generi romantico-avventurieri che in quelli definiti «peplum» (da peplo, tunica femminile usata in antichità), ovvero che s’ispiravano ai personaggi e luoghi dei miti greco-romano o biblico, incentranti per esempio sulle imprese di Maciste od Ercole, fino ai kolossal hollywoodiani come I dieci comandamenti (1923 e 1956), Sansone e Dalila (1956), Quo Vadis (1951), Ben Hur (1959), Cleopatra (1963), Spartacus (1960).

Tuttavia l’ispirazione per le sceneggiature della maggior parte dei film con soggetto Atlantide non è derivante, come si potrebbe immaginare, dalla cultura tradizionale o dalla letteratura classica.

Il mito d’Atlantide prenderà una piega a cui Platone non avrebbe mai pensato.

Nel febbraio del 1919 fu pubblicato in Francia L’Atlantide, il secondo romanzo di Pierre Benoit (il romanzo). Autore di romanzi d’avventura dai mille enigmi, scrittore fecondo riuscì a mantenere la media di un libro l’anno dato alle stampe.

Citiamo tra altri Il Lago salato (Le Lac Salé, 1921), Il Pozzo di Giacobbe (Le puits de Jacob, 1925), Il Sole di mezzanotte (Le Soleil de Minuti, 1930), La signora del West (La dame de l’Ouest, 1936), I Dintorni di Aden (Les Environs d’Aden, 1940), Il Commendatore (Le Commandeur, 1960).

Le storie di Benoit hanno celebrato spesso la donna con una piccola civetteria: nei suoi oltre quaranta racconti tutte le protagoniste femminili hanno avuto il nome con l’iniziale la lettera A (Aurore, Antinéa, Ariane, Agate, Adèle, Aréthuse, ecc.). Il suo primo romanzo, Koenigsmark (1918), avrà il privilegio di inaugurare la collezione dei Libri Tascabili della casa editrice Hachette da cui porta ancora oggi il numero 1.

Nato ad Albi nel 1886 e morto a Saint Jean-de-Luz nel 1962, visse nel nord Africa francese dal 1892 al 1907, dove suo padre fu intendente militare, prima a Tunisi e poi ad Algeri. E proprio in quelle colonie francesi che Pierre Benoit visse parte della sua infanzia.

In quegli anni conobbe le teorie del geografo francese E. F. Berlioux pubblicate nel 1874 ed approfondita in «L’Atlas primitif et l’Atlantis», dove ipotizzava l’esistenza nel Sahara occidentale, in tempi preistorici, di un mare denominato Sahariano e localizzava Atlantide nell’area della catena montuosa del Hahggar, nel sud dell’Algeria in pieno deserto, zona tra l’altro allora ancora inesplorata e protetta dai Tuareg.

Benoit ebbe occasione di ascoltare alcune leggende popolari Tuareg, come quella della maga che vive in un lussureggiante giardino nella montagna Garet-el-Djenoun (la montagna degli Spiriti della Solitudine): nessun uomo che si era inoltrato alla ricerca della maga, era tornato indietro. Alcune sue ricerche storiche riportarono dell’esistenza di una mitica regina tuareg Tin Himan, vissuta nel quarto secolo d.C. identificata da taluni con Cleopatra Selene, figlia di Cleopatra e Marco Antonio.

In quest’ambiente crebbe l’ispirazione del romanzo L’Atlantide: associata fino allora all’acqua l’Atlantide diventa sinonimo dei fuochi del deserto.

Non più un’isola localizzata nel mezzo dell’oceano: é un’isola persa nel mezzo di un mare di sabbia.

Il fruscio delle dune sostituisce la schiuma delle onde.

L’ultima discendente di Poseidone, la Regina Antinea è come l’Atlantide di Platone: un’isola paradisiaca che custodisce i suoi segreti. Il mito che si concreta in un corpo femminile, ed è lei che diventa terra misteriosa da conquistare, luogo di simboli più sconcertanti e dei sogni più pazzi. Ricco di delizie ma anche di tormenti, quelli che se ne avvicinano rischiano il maleficio.

Nell’ottobre dello stesso anno un articolo di Henry Magden su un periodico letterario accusò Benoit di aver plagiato il romanzo She (1887) dello scrittore inglese Henry Rider Haggard, autore del più famoso Le miniere di Re Salomone.

Il fortunato romanzo di Haggard narra la storia di She (Lei), o Ayesha, ”colei cui si deve obbedienza”, la bellissima sacerdotessa-regina di un misterioso regno africano, resa immortale dalla fiamma eterna che brucia nelle misteriose caverne del suo regno sotterraneo. Perdutamente innamorata di un uomo, il greco Callicrate, del quale, per strapparlo ad una rivale, ha provocato involontariamente la morte, da duemila anni vive di quel disperato ricordo, del rimorso, e nell’attesa del ritorno dell’amato.

I recensori anglofoni lo accusarono di aver anche plagiato un racconto minore di Haggard, The Yellow God: An Idol of Africa (Il Dio Giallo) del 1908, un’altra avventura di fantasia dove si racconta, tra l’altro, della storia di una donna immortale e vampira, la quale conserva i molti amanti come delle mummie.

Benoit sporse querela per diffamazione. Trascorsero mesi di controversie letterarie su ambi i lati della Manica, nutrite dal classico sano sciovinismo.

Benché le somiglianze fossero anche solo superficiali (lo stesso Haggard non si pronunciò mai sulla questione), Benoit perse la causa.

Questo non gli proibì di vincere con questa sua opera, il Grand Prix dell’Accademia francese; anche se da certa critica fu ritenuto un mediocre romanzo, diventò subito un bestseller tradotto in quindici lingue.

Filmografia

L’Atlantide. (1921)
Aelita. (1924)
Die Herrin von Atlantis. (1932)
Siren of Atlantis. (1948)
Totò sceicco. (1950)
Antinea, l’amante della città sepolta. (1961)
Atlantis, the lost continent. (1961)
Ercole alla conquista di Atlantide. (1961)
Il conquistatore di Atlantide. (1965)
Beyond Atlantis. (1973)
Warlords of Atlantis. (1978)
L’isola degli uomini pesce. (1979)
L’Atlantide. (1992)

Dal sito http://www.enricobaccarini.com/?p=886

Tradizioni di Atlantide

isola-atlantide

Le mitologie del Vecchio Mondo sono il ricordo di Atlantide

Troviamo allusioni agli Atlantidei nelle tradizioni più antiche di molte razze diverse. Il gran re di prima del diluvio, per i musulmani, si chiamava Shedd–Ad–Ben–Ad, ossia Shed–Ad, figlio di Ad, o di Atlantide. Tra gli Arabi, i primi abitanti del loro paese erano noti come Aditi, dal nome del progenitore Ad, nipote di Cam. Questi Aditi erano probabilmente gli abitanti di Atlantide o Ad–lantis. “Sono impersonati da un monarca a cui tutto viene attribuito, e che si dice sia vissuto per diversi secoli”. (Lenormant e Chevallier, “Ancient History of the East”, vol. II, p. 295).

Ad proveniva dal nord–est. “Sposò un migliaio di mogli, ebbe quattromila figli e visse milleduecento anni. I suoi discendenti si moltiplicarono notevolmente. Dopo la sua morte i suoi figli Shadid e Shedad regnarono in successione sugli Aditi. Al tempo di quest’ultimo, il popolo di Ad era composto da un migliaio di tribù, ognuna composta di diverse migliaia di uomini. Grandi conquiste sono attribuite a Shedad, e si dice che gli fossero sottomessi, tutta l’Arabia e l’Iraq. La migrazione dei Cananei, il loro insediamento in Siria, e l’invasione dei Pastori in Egitto sono attribuiti, secondo molti scrittori arabi, a una spedizione di Shedad”. (Ibid., p. 296).

Shedad costruì un palazzo ornato di colonne superbe, e circondato da un magnifico giardino. Si chiamava Irem. “Era un paradiso che Shedad aveva costruito a imitazione del paradiso celeste, delle cui delizie che aveva sentito parlare”. (“Ancient History of the East”, p. 296).

In altre parole, un’antica, potente razza conquistatrice, che praticava il culto del sole, invase l’Arabia agli albori della storia, erano i figli di Adlantide: il loro re cercò di creare un palazzo e un giardino dell’Eden come quelli di Atlantide.

Gli Aditi sono ricordati dagli Arabi come una razza grande e civile. “Essi sono rappresentati come uomini di statura gigantesca, la loro forza era pari alle loro dimensioni, e spostavano facilmente enormi blocchi di pietra”. (Ibid.) Erano architetti e costruttori. “Innalzarono molti monumenti al loro potere, e quindi, fra gli arabi, nacque l’usanza di chiamare le grandi rovine “costruzioni degli Aditi”. Ancora oggi gli arabi dicono “vecchio come Ad”. Nel Corano si fa allusione agli edifici costruiti su “alti luoghi per usi vani”, espressioni che dimostrano che si ritiene che la loro “idolatria fosse stata contaminata con il Sabeismo o culto delle stelle”. (Ibid.)

“In queste leggende, ” dice Lenormant, “troviamo tracce di una nazione ricca, che erigeva grandi costruzioni, con una civiltà avanzata, analoga a quella della Caldea, che professava una religione simile a quella babilonese, una nazione, in breve, nella quale il progresso materiale si congiungeva ad una grande depravazione morale e a riti osceni. Questi fatti devono essere veri e strettamente storici, perché si ritrovano dappertutto tra gli Etiopi, come tra i Cananei, i loro fratelli per l’origine comune”.

Non manca neppure in questa tradizione una grande catastrofe che distrugge l’intera nazione Adite, ad eccezione di pochissimi che scappano perché avevano rinunciato all’idolatria. Una nuvola nera invade il loro paese, da cui procede un uragano terribile (il getto d’acqua?), che spazza via tutto.

I primi Aditi furono seguiti da una seconda razza di Aditi, probabilmente i coloni scampati al Diluvio. Il centro del loro potere era nei dintorni del paese di Saba. Questo impero resse per mille anni. Gli Aditi sono rappresentati nei monumenti egiziani come molto simili agli stessi Egiziani, in altre parole erano una razza rossa o bruciata dal sole: i loro grandi templi erano piramidi, sormontate da edifici. (“Ancient History of the East”, p. 321).

“I Sabei”, dice Agatarchide (“De Mari Erythræo”, p. 102), “hanno in casa un numero incredibile di vasi e utensili d’ogni genere, letti d’oro e d’argento, e tripodi d’argento, e tutti i mobili di straordinaria ricchezza. I loro edifici hanno portici con colonne rivestite d’oro, o sormontate da capitelli in argento. Sui fregi, gli ornamenti, e le cornici delle porte, mettono targhe d’oro incrostate di pietre preziose”.

Tutto questo ricorda una delle descrizioni fornite dagli spagnoli dei templi del sole in Perù. Gli Aditi adoravano gli dèi dei Fenici, ma con nomi leggermente cambiati, “la loro religione era soprattutto solare … In origine era una religione senza immagini, senza idolatria, e senza un sacerdozio”. (Ibid., p. 325.) Essi “adoravano il sole dalle cime delle piramidi”. (Ibid.) Essi credevano nell’immortalità dell’anima.

In tutte queste cose vediamo rassomiglianze con gli Atlantidei.

Il grande Impero Etiope o Cuscita, che nei primi secoli prevalse, come dice Rawlinson, “dal Caucaso all’Oceano Indiano, dalle sponde del Mediterraneo sino alla foce del Gange”, era l’impero di Dioniso, l’impero di “Ad”, l’impero di Atlantide. El Edrisi chiama la lingua parlata ancora oggi da parte degli arabi di Mahrah, in Arabia Orientale, “la lingua del popolo di Ad, ” e il Dr. J.H. Carter, nel Bombay Journal di luglio 1847, dice: “E’ il linguaggio più morbido e dolce che abbia mai sentito”. Sarebbe interessante confrontare questa lingua primitiva con le lingue del Centro America.

Il dio Thoth degli Egiziani, che proveniva da un paese straniero e che inventò le lettere, era chiamato At–hothes.

Ci rivolgiamo ora a un’altra razza antica, la famiglia indo–europea, la razza ariana.

In sanscrito Adim significa in primo luogo. Tra gli indù il primo uomo si chiamava Ad–ima, la moglie era Heva. Essi si stabilirono su un’isola, che si dice essere Ceylon; lasciarono l’isola e raggiunsero la terra ferma, quando, a causa d’un sommovimento terrestre di grande importanza, la loro comunicazione con la terra madre fu tagliata per sempre. (Vedi “Bible in India”).

Qui sembra di vedere un ricordo della distruzione di Atlantide.

Bryant dice: “Ad e Ada significano il primo. “I Persiani chiamavano il primo uomo “Ad–amah”. “Adone” era uno dei nomi del Dio Supremo dei Fenici, da esso è derivato il nome del dio greco “Ad–one”. L’Arv–ad della Genesi era l’Ar–Ad dei Cusciti, ora conosciuto come Ru–Ad. Si tratta di una serie di città collegate su dodici miglia di lunghezza, lungo la costa, piene di rovine massicce e gigantesche.

Sir William Jones fornisce la tradizione dei Persiani, sin dalle epoche più antiche. Egli dice: “Moshan ci assicura che, a giudizio dei persiani più informati, il primo monarca dell’Iran e di tutta la terra fu Mashab–Ad, che ricevette dal Creatore, e promulgò tra gli uomini, un libro sacro, scritto in un linguaggio celeste, a cui l’autore musulmano dà il titolo arabo di ‘Desatir, ‘ o ‘Regolamenti’.

Mashab–Ad era, a giudizio degli antichi persiani, la persona soprevvissuta alla fine dell’ultimo grande ciclo, e di conseguenza il padre del mondo attuale. Lui e sua moglie erano sopravvissuti al ciclo precedente, furono benedetti con una prole numerosa, piantarono giardini, inventarono ornamenti, forgiarono armi, insegnarono agli uomini a prendere il vello di pecora per farne capi d’abbigliamento; costruirono città, palazzi, borghi fortificati, e intrapresero le arti e il commercio”. Abbiamo già visto che le divinità primordiali di questo popolo sono identiche ali dèi della mitologia greca, ed erano in origine i re di Atlantide. Ma sembra che queste antiche divinità raggruppate fossero note come “gli Aditya”, e in questo nome “Ad–itya” troviamo una forte somiglianza con il semitico “Aditi” e un altro ricordo di Atlantide, o Adlantis. A conferma di questo punto di vista troviamo che:

  1. Gli dèi raggruppati sotto il termine Aditya sono i più antichi della mitologia indù.

    2. Sono tutti dèi della luce, o dèi solari. (Whitney, “Oriental and Linguistic Studies”, p. 39).

    3. Sono dodici. (Ibid.)

    4. Questi dodici dèi presiedevano i dodici mesi dell’anno.

    5. Sono un debole ricordo di un passato molto remoto. Whitney dice: “Sembra qui che ci sia stato un tentativo da parte della religione indiana di assumere un nuovo sviluppo in una direzione morale, sforzo del quale un cambiamento del carattere e delle circostanze del popolo causò il fallimento, e la caduta di nuovo in oblio, mentre era ancora a metà e indistinto”. (Ibid.)

    6. Questi dèi erano chiamati “i figli di Aditi”, proprio come nella Bibbia abbiamo allusioni ai “figli di Adab”, che furono i primi metallurgisti e musicisti. “Aditi non è una dea. Lei è riconosciuta come figlia di una regina, ed ha dei figli”.

    7. Gli Aditya “sono elevati sopra ogni imperfezione, perché non dormono né chiudono occhio”. I greci rappresentavano i loro dei come altrettanto vigili e onniscienti. “Il loro carattere è tutto per la verità, odiano e puniscono ogni colpa”. Abbiamo visto gli stessi tratti attribuiti dai greci ai re di Atlantide.

    8. Il sole è a volte definito come un Aditya.

    9. Tra gli Aditya c’è Varuna, l’equivalente di Urano, la cui identificazione con Atlantide ho dimostrato. Nei Veda, Varuna è “il dio del mare”.

    10. Gli Aditya rappresentano una prima forma e più pura della religione: “Mentre negli inni alle altre divinità gli oggetti per cui comunemente si prega sono la lunga vita, la ricchezza, il potere, agli Aditya si implorano purezza, il perdono dei peccati, la libertà dalla colpa e il pentimento”.

    (“Oriental and Linguistic Studies, p. 43).

    11. Gli Aditya, come gli Adites, sono identificati con la dottrina dell’immortalità dell’anima. Yama è il dio della dimora oltre la tomba. Nel racconto persiano egli appare come Yima, e “è sovrano del periodo d’oro e fondatore del Paradiso”. (Ibid., P. 45). (Vedi “Zamna”, p. 167 ante).

In considerazione di tutti questi fatti, non si può dubitare che le leggende dei “figli di Ad”, “gli Adites” e “gli Aditya, ” facciano tutte riferimento ad Atlantide.

George Smith, nel racconto caldeo della creazione (p. 78), decifrato dalle tavolette babilonesi, mostra che vi era una razza originale di uomini, all’inizio della storia caldea, una razza oscura, chiamata Zalmat–qaqadi, o Ad–mi, o Ad–ami, ed erano la razza “che era caduta”, e si distinguevano dai “Sarku, o la razza della luce”. La “caduta” si riferisce probabilmente alla loro distruzione da un diluvio, in conseguenza del degrado morale e dell’indignazione degli dèi. Il nome di Adamo appare chiaramente in queste leggende, ma come il nome di una razza, non di un uomo.

La Genesi (cap. V, 2) dice chiaramente che Dio ha creato l’uomo maschio e femmina, e “gli ha dato il nome di Adam. “Vale a dire, quella gente si chiamava Ad–ami, la gente di “Ad”, o Atlantide.

“L’autore del Libro della Genesi”, dice Schœbel, “parlando di uomini che erano stati inghiottiti dal diluvio, li chiama sempre ‘Haadam’, ‘umanità Adamita’”. La razza di Caino visse e si moltiplicò lontano dalla terra di Seth, in altre parole, lontano dal paese distrutto dal diluvio. Giuseppe Flavio, che ci dà la primitiva tradizione degli ebrei, dice (cap. II, p. 42) che “Caino viaggiò per molti paesi”, prima di arrivare nella terra di Nod. La Bibbia non dice che la razza di Caino perì nel diluvio. “Caino si allontanò dalla presenza del Signore”, non chiamò il suo nome, le persone che furono distrutte erano i “figli di Geova”. Tutto questo indica che colonie di grandi dimensioni erano state inviate dalla madrepatria, prima che affondasse nel mare.

Al di là dell’oceano si trova che il popolo del Guatemala rivendica la propria discendenza da una dea chiamata At–tit, o nonna, che visse per quattrocento anni, e per prima insegnò il culto del vero Dio, che poi fu dimenticato. (Bancroft, “Native Races”, vol. III, p. 75). Mentre la famosa pietra messicana del calendario mostra che il sole era comunemente chiamato Tonatiuh, ma quando ci si riferisce ad esso come il dio del Diluvio esso è chiamato Atl–tona–ti–uh, o At–onatiuh. (Valentini, “Mexican Calendar Stone”, art. Maya Archaeology, p. 15).

Si trovano così i figli di Ad alla base di tutte le razze più antiche di uomini, cioè gli Ebrei, gli Arabi, i Caldei, gli Indù, i Persiani, gli Egizi, gli Etiopi, i Messicani e i Centroamericani; testimonianza che tutte queste razze facessero riferimento per le loro origini ad un vago ricordo di Ad–lantis.

di Ignatius Donnelly (21 Maggio 2010)

link: http://www.liutprand.it/articoliMondo.asp?id=314

inserita il 24 Maggio 2010
fonte: Liutprand.it

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