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Tradizioni

da Democrazia Atea 5 Aprile 2015 dc:

Tradizioni

Le stagioni astronomiche della Terra sono sempre state scandite dagli equinozi e dai solstizi, e non c’è popolazione che non abbia legato a questi eventi astronomici riti e divinità.

L’equinozio di primavera si lega alla rinascita arborea e in generale alla fertilità della terra.

I simboli delle uova, ad esempio, intesi come talismani di fertilità, sono presenti in moltissimi culti arcaici, dall’Europa all’Asia.

Come ogni anno si ripete l’equinozio di primavera, allo stesso modo ogni anno si ripetono i culti propiziatori con le rappresentazioni della morte e della rinascita, e con il cibarsi di uova che, nel rituale collettivo, diventa la partecipazione individuale alla nuova vita e quindi alla resurrezione.

Con il radicamento delle usanze e delle consuetudini si ottiene anche un altro risultato antropologico, ovvero l’identificazione di un gruppo umano che si riconosce in quelle usanze e in quelle consuetudini, che si riconosce nelle tradizioni.

Nella trasmissione delle tradizioni tra individui dello stesso gruppo sociale, si consuma l’esclusione degli altri.

Con la tradizione le consuetudini si bloccano, si cristallizzano, per consentire coesione e sicurezza.

Al di fuori della tradizione si perde il legame con il gruppo perché non ci si identifica più nel legante condiviso dagli altri.

Le ritualità religiose ne sono l’espressione antropologicamente più statica e respingente.

Al di fuori della tradizione, tuttavia, si sceglie la scoperta e la crescita, l’esplorazione e lo scambio.

Non c’è evoluzione nella tradizione, quanto piuttosto la negazione di un processo di crescita culturale cui ogni individuo può intelligentemente aspirare passando attraverso l’elaborazione autonoma di ciò che già conosce.

Conoscere le tradizioni ha senso solamente nella capacità di ricordarle avendole già relegate ad un tempo passato.

Solo così si impedisce che le società rimangano ancorate alle pressioni illogiche di chi ne trae potere attraverso il loro perpetuarsi come stile di vita e non come folklore da sagra di provincia.

Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea

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Si torna alle benedizioni nelle scuole?

da Cobas scuola Bologna – 14 Marzo 2015 dc:

Si torna alle benedizioni nelle scuole?

A Bologna un attacco alla laicità della scuola statale

In un Istituto comprensivo di Bologna sta accadendo una vicenda paradossale.

Tutto inizia un paio di mesi fa, quando tre parroci delle parrocchie locali inviano una lettera al Dirigente per chiedere di poter dare la benedizione pasquale agli alunni delle tre scuole dell’Istituto. Il Consiglio di Istituto, senza nemmeno perdere tempo per mettere all’ordine delgiorno la richiesta, dibatte nelle “varie” e vota a maggioranza la benedizione a scuola. Salvo accorgersi poi che la faccenda non rappresentava un assolvimento burocratico scontato, macostituiva una decisione pesante, che non aveva chiari appigli normativi, che capovolgeva le consuetudini delle scuole in questione, che non partiva da esigenze o richieste di alcuna componente diffusa (genitori o docenti), che tra l’altro era stata presa in modo irrituale perché con votazione di un tema non incluso nell’ordine del giorno.

A questo punto uno potrebbe pensare che un tale sbilanciamento, effettuato solamente per accontentare tre parroci, poteva rientrare almeno parzialmente e divenire occasione di verifica della normativa e di ascolto delle componenti scolastiche, insomma: poteva essere occasione di un’apertura ad una dialettica “democratica”.

Invece di lì a meno di un mese il Consiglio viene riconvocato con l’inclusione della “benedizione” quale oggetto dell’ordine del giorno e, sotto gli occhi esterrefatti di alcuni docenti presenti come pubblico, la celebrazione del rito viene approvata, con le sole limitazioni di non essere obbligatoria (ci mancherebbe anche questo) e di venir svolta non nell’orario curricolare. A nulla valgono le proposte di mediazione di chi propone una strada più rispettosa della fisionomia pluralista e costituzionale della scuola pubblica, quella di affiggere nelle bacheche della scuola un cartello delle parrocchie con l’appuntamento alle rispettive chiese: la determinazione della maggioranza è di ferro e non viene scalfita.

Per comprendere bene su quale terreno si innesta tale determinazione però occorre conoscere qualche dato aggiuntivo. Bisogna sapere cioè che nel 1993, oltre vent’anni prima, quello stesso Istituto scolastico aveva approvato addirittura la celebrazione di riti cattolici all’interno dell’orario curricolare e che già allora un ricorso al Tar aveva cassato come illegittima questa pratica e nella motivazione aveva aggiunto che anche come attività in orario extrascolastico la pratica non era giustificata, sostanzialmente perché la benedizione o la messa è la celebrazione di un rito e la scuola non è luogo deputato a ciò. Almeno la scuola statale, perché nelle scuole confessionali il problema non si pone.

Quindi sembra di capire che, passati vent’anni, pur non essendo intervenuti cambiamenti legislativi sul tema, un nuovo tentativo nella stessa scuola esprime la volontà di riprovare a far entrare nella scuola un rito cattolico creando un precedente significativo. La speranza degli ostinati sostenitori del prete a scuola (e – immaginiamo – di quei preti che hanno avanzato la richiesta) è evidentemente quella di provare a incrinare il carattere laico che caratterizza in parte la scuola italiana (teniamo presente che comunque a scuola sono previste due ore di insegnamento della religione cattolica) facendo marcare il territorio al sacerdote attraverso la benedizione, una benedizione che le anime credenti potrebbero benissimo recarsi a ricevere nella chiesa viciniore.

A questo punto un gruppo non piccolo di insegnanti e genitori di quell’Istituto si ritrova a ragionare su tale scelta e – non condividendone le ragioni e avendo dubbi sulla legittimità – decide di rivolgersi ad un avvocato e – a proprie spese – di fare ricorso al Tar. Sono evidentemente insegnanti che considerano la scuola statale come uno spazio in cui non si svolgono riti religiosi, ma semmai si parla di religioni studiandone gli aspetti culturali.

Pensano che la presenza nella società italiana di scolaresche sempre più composite per credo religioso o non religioso suggerisca comportamenti che non creino divisioni tra alunni credenti e alunni non credenti in quella religione specifica o non credenti affatto; reputano quindi scontata la tutela dello spazio scolastico – curricolare ed extracurricolare – dalle celebrazioni religiose di qualsiasi confessione. Questi insegnanti e genitori quindi ricorrono e attendono di sapere dalla magistratura amministrativa chi ha ragione sulla legittimità – poiché il diritto a confrontarsi sulla base di
diverse opinioni lo garantisce la Costituzione. Il pronunciamento sulla richiesta di sospensiva è previsto per il 26 marzo e quindi rimarrebbe tutto il tempo, qualora la sospensiva non venisse accordata, per dare corso successivamente alla delibera del Consiglio di Istituto.

Su questa situazione però si innesta un incredibile capovolgimento mediatico delle posizioni.

Attorno a questi docenti e genitori che hanno un’opinione diversa si scatena una canea mediatica vergognosa, a tratti intimidatoria, francamente imbarazzante. Dapprima Don Raffaele Buono afferma in un testo inviato alla stampa che “l’effetto della benedizione sarà di
incoraggiamento e consolazione per chi crede in un Dio d’amore e misericordia; per chi non crede sarà certo meno preoccupante dello sventolare di una bandiera nera”. Poi l’allusione all’Isis fa scuola e riappare più volte. Vediamo alcune citazioni: per Camillo Langone su “il Giornale nuovo” (prima pagina, titolo principale) ricorrere al Tar diventa “una mossa degna del califfato”, i professori sono “indiavolati”, “la sinistra che tifa per l’Isis” e le ragioni dei ricorrenti sono bollate come “delirio laicista”. “Il Resto del Carlino” titola “sì alle benedizioni, basta con i prepotenti”, il direttore descrive gli insegnanti ricorrenti come “pervasi da spirito ideologico che mal si concilia con la funzione che svolgono”, il vicedirettore decreta: “gente come gli 11 di cui sopra andrebbero a loro volta portati davanti ai giudici perché impediscono ad altri di coltivare i propri valori”… Fermiamoci qui. Appellarsi ad uno strumento costituzionale della giustizia amministrativa diviene un atto bollato come vergognoso e violento: il fango mediatico ha realizzato il suo scopo: oscurare il dibattito e demonizzare i soggetti che la pensano diversamente (molti – tra l’altro – cattolici praticanti).

Ma ciò non è bastato a suggerire riflessioni e a rallentare la determinazione di chi ritiene che si debba procedere con forza verso queste benedizioni. Oggi, 12 marzo 2014, un nuovo Consiglio di Istituto, convocato in tutta fretta, ha fissato l’organizzazione delle benedizioni per i giorni precedenti la data del pronunciamento del Tar, in modo da vanificare il ricorso dei docenti e dei genitori e per mettere tutti – giudici del Tar compresi – di fronte al fatto compiuto
(oltretutto con voto favorevole della rsu Flc-Cgil). Tutto ciò nonostante nel frattempo il Consiglio di interclasse di una delle tre scuole si sia riunito e, tra le altre materie all’ordine del giorno, abbia discusso sul tema esprimendo praticamente all’unanimità (un solo astenuto) l’imbarazzo per una scelta che risulta divisiva per i bambini e le famiglie, fuori dalle tradizionali scelte educative della scuola, non in linea con la precedente sentenza del Tar.

In definitiva quindi si conferma la determinazione della maggior parte dei consiglieri d’istituto di andare avanti nonostante tutto e a tutti i costi mentre l’unica voce proveniente dal basso (i docenti di una scuola riuniti in un organo collegiale) esprime un parere diametralmente opposto che non viene preso in considerazione.

I Cobas – Comitati di base della scuola sostengono insegnanti e genitori in questa lotta per la laicità della scuola, per il rispetto delle diverse scelte religiose o non religiose di ognuno.

Deplorano i toni e i contenuti fortemente diffamatori e intimidatori di molti interventi giornalistici sul tema, si stupiscono che dalla dirigenza dell’istituto non emerga una parola di difesa della professionalità dei docenti che sono ricorsi al Tar in virtù dei loro pieni diritti di cittadinanza. La scuola statale italiana è laica e la Costituzione garantisce tale laicità. Queste forzature in direzione clericale rivelano solamente la pochezza delle argomentazioni di questi paladini della benedizione a tutti i costi.

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Padova in croce

Da Democrazia Atea www.democrazia-atea.it il 27 Luglio 2014 dc:

Padova in croce

Egregio signor Sindaco,

fingo stupore nell’apprendere che Lei si pone in continuità con il percorso intrapreso dal suo partito, ovvero, blandire politicamente il cattolicesimo più becero e reazionario, presentando provocatoriamente mozioni in favore della presenza del crocifisso negli edifici pubblici comunali, provinciali e regionali.

Il suo attaccamento alla dittatura fascista e all’ossequio verso i regi decreti è imbarazzante.

Le sfugge che nel frattempo è intervenuta una Repubblica e una ‘carta dei diritti’ comunemente chiamata Costituzione, sulla quale lei ha prestato giuramento, e intuisco, a questo punto, quale valore morale il suo cattolicesimo le suggerisce rispetto alla solennità di un impegno.

Qualora non le fosse nota, le suggerisco la lettura della sentenza n. 439 del 1.3.2000 con la quale la IV Sezione penale della Corte di Cassazione ha sentenziato l’illiceità dell’ostensione dei crocifissi negli uffici pubblici perché violano il Principio Supremo di Laicità che si sostanzia – come costantemente affermato dalla Corte Costituzionale – nell’obbligo dello Stato e dei suoi funzionari di essere neutrali, imparziali ed equidistanti nei confronti di tutte le religioni e di tutti i singoli cittadini, in relazione alla loro fede o credo.

Solo questo aspetto dovrebbe suggerirle qualche dubbio sulle modalità etiche con le quali amministra il Comune che rappresenta.

Non le sarà sfuggito che l’art. 3 della Costituzione dice che “tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali dinanzi alla legge, senza distinzione di religione” e che la religione cattolica è solo una delle circa 30.000 religioni, sette e aggregazioni tribali del pianeta.

Ed inoltre che l’art. 8 della Costituzione dice che “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”; che l’art. 19 della Costituzione dice che “tutti hanno il diritto di professare liberamente la propria fede o non fede religiosa, di farne propaganda e di esercitarne il culto anche in pubblico”; che l’art. 9 della Convenzione internazionale sui diritti dell’Uomo dice che “ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione”; che l’art. 14 della medesima convenzione dice che “il godimento dei diritti civili e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere garantito a tutti.”

In ultima, ma non meno importante , cito la sentenza n. 203 del 1989, con la quale la Corte costituzionale ha inteso affermare l’esistenza nel nostro ordinamento della cosiddetta Laicità Positiva, quella cioè della “non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale”.

Il simbolo cattolico, a tutto voler concedere, è anche esteticamente inquietante atteso che raffigura un cadavere appeso ad una croce, e anche sotto questo aspetto non è ammissibile che possa essere imposto senza dare, nel contempo, la possibilità a tutti i cittadini di potere esporre il simbolo religioso che più li rappresenta.

Né vi sarebbe alcun motivo di negare, ad esempio, ad un pastafariano di esporre, accanto al cadavere appeso alla croce, il proprio simbolo che consta di uno scolapasta.

Nella foto che campeggia sul suo profilo Facebook si legge lo slogan “Massimo Bitonci Sindaco di tutti” e auguro vivamente ai suoi concittadini che il significato che lei attribuisce allo slogan non sia diverso da quello che deve essere attribuito al giuramento sulla Costituzione.

In attesa di conoscere quale significato intende attribuire al Principio di Laicità, porgo distinti saluti.

Ciro Verrati
Segretario Provinciale di Venezia di Democrazia Atea

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No al quadro di (Sant’)Ambrogio a cavallo nella sala del consiglio comunale di Milano | Circolo Culturale “Giordano Bruno”-Milano

29-No al quadro di (Sant’)Ambrogio a cavallo nella sala del consiglio comunale di Milano | Circolo Culturale “Giordano Bruno”-Milano. Pubblicato il 2 aprile 2014 dc

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9-Ciclo di conferenze marzo-maggio 2014

9-Ciclo di conferenze marzo-maggio 2014 del Circolo Culturale Giordano Bruno di Milano

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Assoluzione per il giudice Tosti

da Democrazia Atea 5 Luglio 2012 dc:

Assoluzione per il giudice Tosti

La Corte D’Appello de L’Aquila ha assolto il dr.Tosti, già condannato dal Tribunale de L’Aquila ad un anno di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici, perchè il fatto non sussiste.

Il dr.Tosti, Giudice presso il Tribunale di Camerino, si era rifiutato di celebrare le udienze sotto la tutela simbolica del crocifisso e ne aveva sollecitato la rimozione.

Nel corso dell’udienza, che si è tenuta stamani davanti alla Corte d’Appello de L’Aquila, i difensori del dr.Tosti, gli avvocati Carla Corsetti e Dario Visconti, hanno sollevato preliminarmente la questione della illegittima esposizione del crocifisso anche nell’aula ove si stava celebrando il processo d’appello.

La Corte si è riunita e dopo circa un’ora di camera di consiglio, ritenendo fondata l’eccezione sollevata, ha disposto che il processo dovesse essere celebrato nell’Aula Magna priva di simboli religiosi.

La Corte quindi ha implicitamente confermato che l’esposizione del crocifisso viola i diritti fondamentali di libertà di coscienza ma la soluzione adottata ha materializzato una ennesima discriminazione in danno del Tosti e in danno dei suoi difensori perché è stato come sostenere che esiste un’aula per i cattolici e un’aula per i non cattolici, un po’ come gli autobus per i bianchi e gli autobus per i neri.

La Corte depositerà le motivazioni entro il 15 settembre e sapremo se le ragioni che hanno adottato i Giudici dell’Appello faranno riferimento alla violazione dei diritti umani, le stesse violazioni denunciate dal dr.Tosti quando ha intrapreso questa battaglia di civiltà.

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Pisapia: un’occasione di civiltà persa

Dal sito di Democrazia Atea, giugno 2012 dc:

Pisapia: un’occasione di civiltà persa

“Caro xxxxx, nella doverosa premessa che non siamo un esercito, il cui termine fa presupporre normalmente battaglie di aggressione, ti sottolineo che siamo un gruppo di cittadini che ancora distingue il piano delle libertà individuali da quello dei doveri istituzionali. Se credi che quella di Milano sia stata una semplice visita di un Capo di Stato estero forse attribuiamo a questo evento una valenza totalmente differente. Lo Stato del Vaticano si comporta con lo Stato italiano come se fosse una sua colonia.

Se Pisapia avesse voluto mantenere il rigore istituzionale che la carica gli imponeva, dopo il cerimoniale dei saluti non doveva restare ad ascoltare le scempiaggini del dittatore vaticano ma avrebbe dovuto lasciare la manifestazione al “godimento” dei cattolici.

Se rivestendo la carica di sindaco partecipo ad una manifestazione di Casa Pound contro la legge 194 vuol dire che condivido i contenuti di quella manifestazione.

Se partecipo come sindaco ad un raduno di omofobi senza fare o dire nulla contro quanto è stato pronunciato in mia presenza, sto legittimando quanto viene detto.

Pisapia è un uomo che stimo e ammiro ma non santifico e in questa circostanza ha perso una occasione di civiltà. Se solo avesse deliberato di spostare di una settimana questo raduno avrebbe contribuito alla emancipazione di questo Paese riaffermando simbolicamente il primato della Repubblica sullo Stato confinante. Aggiungo che la partecipazione di Pisapia al rituale religioso e non istituzionale della messa nel corso della quale il dittatore vaticano ha pronunciato parole di condanna morale nei confronti di quei cittadini che hanno liberamente scelto di vivere in modo difforme dalle limitazioni cattoliche, non lo ha visto pronunciare parole pubbliche e contestuali di difesa della libertà di scelta in dissonanza e contrasto con quanto veniva detto in sua presenza. Comprendo che se lo avesse fatto sarebbe stato accusato di laicismo, parola tanto cara agli atei devoti. Noi non siamo atei devoti e sappiamo che sono queste grandi manifestazioni che rinsaldano il potere di sottomissione degli italiani verso la monarchia vaticana, anche di coloro che non sono cattolici.

Se Pisapia avesse voluto mandare un messaggio di non sottomissione, ad esempio, avrebbe potuto far presiedere l’evento dal vicesindaco e senza turbare la rappresentanza istituzionale non avrebbe legittimato, con la sua presenza, i contenuti diffusi senza replica da Ratzinger.

Se come sostieni si fosse trattato della visita ufficiale di un Capo di Stato, le convenzioni internazionali vogliono che agli incontri si faccia seguire una conferenza stampa con domande e risposte di chi riceve e di chi è ricevuto. Ma non era una visita istituzionale, era un cerimoniale religioso.

Se noi di DA siamo più critici con Pisapia è perché, a torto, gli abbiamo attribuito una capacità di autonomia dal potere clericale che evidentemente non ha.

Continuo a chiedermi cosa abbia di istituzionale per la Repubblica Italiana, nel giorno del 2 giugno, la celebrazione di una messa nella quale si attaccano dal pulpito delle autorità, le scelte di altri cittadini che non partecipano e che non hanno possibilità di replicare in difesa dei diritti riconosciuti dall’ordinamento cui appartengono. La presenza delle istituzioni mentre venivano pronunciate quelle corbellerie è una forma di legittimazione istituzionale a quanto viene detto proprio perché quel rituale privato è stato trasferito su un piano pubblicistico.

Se pensi che questo sia integralismo sono lieta di essere definita integralista. Ritengo piuttosto di saper ancora riconoscere una sottomissione istituzionale dal libero esercizio della religione. La prima vorrò continuare a criticarla e combatterla e il secondo a difenderlo.”

Carla Corsetti
Segretario nazionale di Democrazia Atea
http://www.democrazia-atea.it

Da parte mia aggiungo che l'”uomo con le castagne in bocca” ha osato salutare quell’individuo anche da parte dei non credenti! Ma come si è permesso? Chi gliene ha dato il diritto?

Jàdawin di Atheia

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La malattia del tifo “sportivo”

Nel mio sito avevo inserito questo estratto:  vorrei ampliare il discorso a tutto il tifo, non solo a quello calcistico

Un interessante articolo, nella rubrica “Segnali di Cerami”, è comparso sul supplemento “Musica!” di “la Repubblica” di Giovedì 3 Giugno ’99 dc. Mi è talmente piaciuto che ne pubblico una sintesi.

La malattia del tifo calcistico

Difficile da credere. Eppure ci sono tante, tantissime persone che non hanno nient’altro nella testa e nel cuore che il tifo calcistico per la propria squadra.

Il fenomeno è talmente estremo, crudele e paradossale che non si può non nutrire per queste povere persone pietà, tenerezza e rabbia. Rabbia soprattutto quando una simile patologia sfocia nella violenza più assurda come è successo, ad esempio, a Salerno.

Il tifo è un frullatore, riduce in poltiglia qualsiasi problema: qualsiasi conflitto. Deresponsabilizza le anime fragili. La squadra del cuore ci da sempre da pensare e da sognare: ventiquattro ore al giorno per tutti i giorni dell’anno, durante il campionato, durante il mercato dei calciatori, durante la preparazione estiva.

Una buona parte del successo di questo avvincente sport lo si deve proprio alla condizione miserabile (sia a livello spirituale e psicologico che a quello della qualità della vita) di un gran numero di persone mentalmente destabilizzate. La violenza negli stadi e nei treni è una diretta conseguenza dell’horror vacui di cui sono vittime i tifosi assoluti, quelli appunto che nella vita non hanno altro, proprio nient’altro.

Riconoscersi nulla nel nulla è impossibile, di qui la reazione forte, violenta, per sentirsi vivi. Il tifo è una valvola di sicurezza psicologica, fa comodo a chi ha molti problemi (e chi non ne ha?). Il tifoso che vive nevroticamente la sua finta passione sportiva non fa che immagazzinare nella sua intimità rancori, frustrazioni e impotenze che nei caratteri più deboli possono esplodere in gesti inconsulti, irragionevoli, lesionistici e autolesionistici.

Il fanatismo sportivo non mira, come nelle religioni, all’eternità. Finisce e ricomincia, finisce e ricomincia. A chi non si stringe il cuore nel vedere un uomo ridotto a semplice, brutale, ottuso tifoso di calcio? Quando anche la passione diventa una malattia la paura del nulla si fa ancora più forte.

***

Un aspetto rivoltante è che questi tiratori di palla, molti dei quali strapagati in modo vergognoso, ogni volta che entrano in cambio si fanno il segno della croce, dopo aver debitamente toccato il terreno erboso con la mano. Non si capisce bene il perché: pregano il loro inesitent dio per non farsi male? Oppure lo pregano perché la propria squadra vinca? Nel primo caso sarebbe legittimo, ancorché inutile dal nostro punto di vista di razionalisti e atei. ma nel secondo? Perché mai il loro dio dovrebbe far vincere la squadra di questo o di quello? Ma questo dio non dovrebbe preoccuparsi di molto altro, e ben più importante? Che dio pensano che sia questi suoi adepti? Se leggiamo la Bibbia lo sappiamo bene: egoista (non nel senso stirneriano, ovviamente), vendicativo, perverso, autoritario, spietato, assassino.

Un altro aspetto è l’agonismo di tutti gli sport: ma è davvero così importante vincere? E’ davvero così importante fare di più (o di meno, secondo i casi) di tutti gli altri? E’ vero che il detto di De Coubertain (l’importante è partecipare) si è rivelato assolutamente fuori luogo in questa pessima società, ed è anche vero che l’attività sportiva, e l’attività fisica più in generale, sono in generale una valvola di sfogo alla naturale aggressività umana, come lo anche la caccia, del resto. Ma tutto questo accanimento, tutta questa fissazione per il primato, per il risultato sono, a mio avviso, pervertite esasperazioni di ciò che avrebbe dovuto essere, e rimanere, gioco, agonismo, in una parola…..sport!

Jàdawin di Atheia

Laicità e Laicismo, Politica e Società, Sessualità

La contraccezione

12 Maggio 2012 dc

La contraccezione

LA CONTRACCEZIONE

La contraccezione in Italia ha percentuali da terzo mondo. Il 50% delle donne italiane non utilizza contraccettivi.

La contraccezione d’emergenza ha dati allarmanti anche perché non trova risposta nella sanità: nell’81% dei casi i medici si rifiutano di prescrivere “la pillola del giorno dopo” e invocano la “clausola di coscienza”.

E’ indecente sapere che la privatizzazione della sanità pubblica italiana si è, di fatto, trasformata in una sanità cattolica.

Quasi la totalità degli amministratori hanno abbandonato i progetti di risanamento degli ospedali pubblici esistenti per finanziare ospedali privati cattolici.

Sono queste decisioni che tolgono ogni speranza di affermazione e di tutela della laicità in Italia.
Continuiamo ad assistere allo spettacolo impietoso di formazioni politiche asservite agli interessi affaristici delle organizzazioni cattoliche.

In questi ospedali di stampo religioso tutti i ginecologi sono obiettori di coscienza, non viene prescritta la pillola abortiva, viene negata l’assistenza sanitaria alle donne che decideranno di interrompere la gravidanza e non sarà prescritta la pillola del giorno dopo.

Mi chiedo: perché i medici che hanno problemi a conciliare la professione con la loro religione si specializzano in ginecologia?

Perché non si specializzano in oculistica o in ortopedia?

Democrazia Atea non accetta che l’obiezione di coscienza possa costituire un limite alla libertà di coscienza, soprattutto nella sanità.

Carla Corsetti
Segretario nazionale di Democrazia Atea
http://www.democrazia-atea.it

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Croci-antenne, le sante onde killer della Chiesa

Dal blog “Pensare Sognare Comunicare”  http://elegitto.blog.kataweb.it/   del 4 Ottobre 2011 dc:

Croci-antenne, le sante onde killer della Chiesa

Non è la prima volta che su queste pagine si parla dell’inquinamento elettromagnetico provocato dalla selva di antenne a servizio della Chiesa per trasmettere la parola di dio. Sparse su tutto il territorio nazionale, e concentrate soprattutto nel Lazio, le mega-antenne “sante” sono da sempre nel mirino di ambientalisti e semplici cittadini che continuano a lottare contro la “potenza” killer delle antenne di Radio Vaticana. Anni di denunce, processi, manifestazioni, condanne, assoluzioni…e chi più ne ha, più ne metta. Una vicenda infinita che ormai conoscono tutti.  Perché, allora,  ritornarci sopra ancora una volta?  Se, a quanto sembra, per volere “divino”,  non si riesce a trovare la soluzione richiesta da quanti temono (a ragione) per la loro salute, a che serve parlarne ancora?  Serve, eccome se serve! E non è certo per manie persecutorie nei confronti della Chiesa in sé (della quale, almeno per chi scrive,  meno si parla e meglio è), ma perché alcune informazioni è giusto che vengano veicolate, soprattutto quando si tratta di denunciare furbizie e malcostume che i rappresentanti sulla terra di un dio cristiano dovrebbero (a giudicare da quanto predicano) rifuggire e condannare.

Quindi, bene ha fatto il sito Informare per Resistere a pubblicare un articolo che spiega come, praticamente ovunque e non solo in Italia, non solo le antenne proliferano, ma vengono addirittura camuffate. Ed ecco, dunque, che nella Basilica di Fourvière le antenne per la telefonia mobile si trasformano miracolosamente in una croce; che a Le Clocher de la Charité, nel pieno centro di Lione, uno dei più grossi impianti di antenne per la telefonia mobile è abilmente camuffato con un pannello nascosto all’interno del campanile. Un’altra croce-antenna spunta sulla Chiesa di St Vital Montreal – Canada e tante altre antenne per miracolo si trasformano in croci sante o in artistiche cupole, cupolette, pannelli e pannellini con disegni futuristici o santini accattivanti.

 Wi-Fi a go-go anche per la Chiesa, dunque! In fondo, se la Chiesa si regge sulle favolette dei miracoli divini, perché dovrebbe rinunciare ai miracoli tangibili e reali della tecnologia? Che c’è di male? Potrebbe obiettare qualcuno! C’è tanto di male, anzi di marcio. Intanto, non è permesso a nessuno di piazzare antenne nei centri abitati e poi, se i “benedetti” prelati non avessero la piena consapevolezza che stanno commettendo un reato, perché ricorrere a questi biechi trucchetti? La verità è che il Vaticano sa bene che oltre alle parole del loro dio, diffonde anche onde killer e che i suoi fedeli, insieme a comunione e benedizione, si beccano una dose giornaliera di radiazioni elettromagnetiche che proprio tanto bene alla salute non fanno. Ma, tant’è! E’ il volere divino e questo  non si cura mai del corpo che, si sa, più è martoriato e sofferente e più ci si guadagna il paradiso. E se poi nei prati celesti ci si arriva anche prima del previsto, poco male: si morirà  a 30 anni tra sofferenze immani, ma l’anima sarà salva! E questa sì che è una bella soddisfazione!

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L’ateoterapia

Dal sito dell’UAAR www.uaar.it 15 Ottobre 2011 dc

L’ateoterapia

di Cathia Vigato

Mi frulla da qualche giorno un’atea idea. Non è certo tutta  farina del mio sacco ma il frutto delle riflessioni su quanto ho appreso in questi “spericolati” anni di associazione nell’UAAR,  presso il circolo di Venezia. Relazioni, conferenze, libri e letture, confronti con gli altri (atei-agnostici e non), il sito UAAR nazionale con le splendide pagine dedicate alle atee citazioni (che uso spesso come incipit per le news locali), la nostra rivista. In tanti dicono che la credenza darebbe una marcia in più, che sarebbe insomma un bell’aiuto per affrontare il mondo con tutte le sue realistiche sofferenze terrene: io non sono d’accordo. Secondo me la credenza, in special modo quella relativa ai monoteismi, abbruttisce notevolmente l’uomo e la donna, per dirla con i termini marxiani, li aliena e li mercifica rendendoli soggetti succubi di altrui e superiori volontà.

Anche la meditazione, presentata come panacea per la pace interiore, guarigioni e quant’altro, mi pare dovrebbe lasciare piuttosto spazio alla riflessione che non “stacca” dalla realtà ma è in grado comunque di far spaziare e rilassare la nostra mente. Per non parlare poi del senso del peccato, delle regole imposte senza alcun fondamento né morale, né etico, come il digiuno, la messa alla domenica, i riti, la verginità, l’astinenza, ecc. E i preti, potrebbero argomentare alcuni, non fanno forse del bene e non sorreggono le persone nei momenti critici con la loro funzione sociale?

Mah, rispondo io, è oggettivamente vero che attualmente i preti e la chiesa organizzano e gestiscono molte attività quali le mense per i poveri, la ricreazione giovanile, le cerimonie per i defunti  e molto altro. Nel mio paese, ad esempio, è indubbio che la parrocchia si è appropriata di un ruolo centrale ed importante accogliendo nelle sue attività disabili fisici e mentali, persone ai margini della società, anziani soli, vedove in difficoltà.

Però tutte queste cose belle e “benefiche” potrebbe farle, se non lo Stato o i Comuni, qualche associazione non religiosa: con la stessa qualità e forse con più passione e cura, se solo avesse a disposizione i fondi pubblici erogati alla Chiesa. La secolarizzazione in atto ci regala qualche esempio: le scuole materne non sono più esclusivo appannaggio delle suore, il numero di matrimoni laici è in continua ascesa, alcune associazioni no-profit per il supporto ai disabili e ai malati non hanno alcun riferimento alla religiosità. Infine, per ciò che riguarda il concetto di “comunità”, che le parrocchie sembrano incarnare, penso che la stessa funzione potrebbe essere svolta dai quartieri attrezzati con le sale laiche autogestite dai cittadini e un po’ di denaro pubblico da sottrarre ai soliti noti (vedi il Concordato).

Ma la cosa che mi preme affrontare è proprio la serenità delle persone in generale e dei singoli in particolare. Una vita ed un’educazione scevra da religiosità è, per conto mio, molto più felice. Il cielo diventa azzurro e leggero, non pesa più come prima con quell’occhio indagatore sempre pronto a criticare e a condannare. La terra si colora di verdi germogli e non è più sinonimo di polvere e di morte. L’aria si fa tersa, da respirare appieno, fin dentro la pancia vicino al sesso, dove non c’è alcun demone. L’acqua diviene luogo per tuffi di poesia. La responsabilità, l’etica, la giustizia sono nostri frutti – anche la mela – e sta a noi farli crescere bene. Il male, le sofferenze nel mondo sono da affrontare con le nostre forze e non con le preghiere. Insomma, ecco l’atea idea per chi ha avuto la pazienza di seguirmi fin qui con queste righe scontate: “l’ateoterapia”. L’ateismo e l’agnosticismo come terapia per tutte le persone un po’ instabili, infelici, depresse, bisognose di un poco di aiuto. L’ateoterapia, dove non si prescrivono farmaci magici e “non si manda nessuno all’inferno”, dove si parla, ci si confronta, per vivere, tutti, un po’ meglio senza questa “benedetta” religione che ci ammorba il pensiero e la vita.

Comunicati, Politica e Società

Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni

Comunicato stampa giunto in e-mail il 17 settembre 2010

Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni

La Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni questo anno non potrà commemorare la presa di Porta Pia il 20 Settembre.

Il 6 luglio, infatti, è stata presentata alla Questura di Roma la richiesta dell’autorizzazione, peraltro dovuta secondo la Costituzione Italiana, a commemorare l’evento. Nonostante la disponibilità dei funzionari della Questura, non autorizzati per evidenti ordini superiori a dare un assenso esplicito, si è arrivati fino al giorno 14 settembre per essere informati che, dopo l’evento istituzionale alla presenza del Presidente Napolitano, non era possibile nessuna commemorazione a causa della priorità data all’evento organizzato dall’associazione politico cattolica Militia Christi “a 140 anni dai tragici eventi che portarono le truppe del liberal-massonico Regno sabaudo ad invadere lo Stato Pontificio, allora libero, sovrano e popolare”.

La consulta Laica prende atto che le decisioni politiche che sottintendono questa scelta vanno nella direzione di un riconoscimento ufficiale di Militia Christi, un’associazione fondamentalista, già condannata da un tribunale per offese e falsità e condannata ad eliminare dal suo sito internet dichiarazioni e commenti. La Consulta prende atto che, al contrario, un’associazione come la Consulta Romana, che coordina altre 22 associazioni ad indirizzo laico che hanno come scopo il rispetto e l’applicazione della Costituzione Italiana, in questo momento politico, e in particolare in una città come Roma, è vista con fastidio. Quel fastidio che piccole fiammelle di libertà hanno sempre creato, e continuano a creare nei regimi antidemocratici e fondamentalisti.

Carlo Cosmelli

Coordinatore della Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni

Roma 16-9-2010

Le associazioni aderenti alla Consulta:

. AFFI Associazione Federativa Femminista Internazionale.

. Arcigay Roma.

. ARCo Associazione per la Ricerca e la Comunicazione.

.Associazione culturale Altrevie.

. Associazione Libera uscita – Sede di Roma.

. Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno” – Sezione di Roma.

. Carta 89.

. Cemea del Mezzogiorno.

. CGIL Roma e Lazio – Ufficio Nuovi Diritti.

. Com Nuovi Tempi – Confronti.

. CRIDES Centro Romano d’Iniziativa per la Difesa dei Diritti nella Scuola.

. Democrazia laica.

. FNISM – Federazione Nazionale Insegnanti Roma e Lazio.

. Fondazione Critica Liberale.

. Fondazione Religions-Free Bancale Onlus.

. Gruppo Martin Buber, Ebrei per la pace.

. Italialaica.it

. Lettera Internazionale.

. Liberacittadinanza – Sede di Roma.

. Libertà e Giustizia – Circolo di Roma.

. Noi siamo Chiesa – Roma.

. Società Laica e Plurale.

Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni

Sede: c/o Fondazione Critica Liberale, Via delle Carrozze, 19  00187  Roma   Tel. 06 6796011

romalaica@gmail.com

http://romalaica.blogspot.com

Ateoagnosticismo, Politica e Società

Il CSM come l’Inquisizione-Il giudice Tosti rimosso dalla magistratura

Dal blog di Democrazia Atea

http://democrazia-atea.blogspot.com/2010/01/brevi-considerazioni-sulla-sentenza.html

Il CSM come l’Inquisizione-Il giudice Tosti rimosso dalla magistratura

Il giudice Tosti e Carla Corsetti
Il giudice Tosti e Carla Corsetti

Roma 22.01.2010 – Il Consiglio Superiore della Magistratura ha rimosso in via permanente il magistrato Luigi Tosti dalle funzioni e dallo stipendio, perchè rifiutatosi di celebrare i processi in un’aula di giustizia ove era affisso il crocifisso. Con tale provvedimento, talune Istituzioni italiane hanno perso un’occasione preziosa: quella di continuare a meritare il nostro rispetto.

“L’Italia si è chinata alla volontà di uno stato straniero, il Vaticano,” commenta Carla Corsetti, Segretario Nazionale di Democrazia Atea, “ed ha messo sull’altare sacrificale il giudice Tosti”. Non ci resta altra scelta che difendere ad oltranza la Costituzione della Repubblica Italiana dagli attacchi della classe politica che ci governa. Democrazia Atea ha dato inizio ad una battaglia contro l’oscurantismo e l’ingerenza delle religioni. Lo Stato è laico. La Costituzione è nostra. Giù le mani dalla Costituzione!

Ateoagnosticismo, Comunicati, Politica e Società

Nasce il nuovo partito Democrazia Atea

Nasce il nuovo partito Democrazia Atea

Comunicato stampa

Tutti i giornalisti sono invitati

Nasce il partito politico Democrazia Atea

Martedì 19 Gennaio 2010 inizio ore 11:00, presso Associazione della Stampa Estera in Italia, a Roma, in Via dell’Umiltà n. 83/C

Ingresso libero consentito anche al pubblico, fino a esaurimento dei posti disponibili.

Il Direttivo.

Democrazia Atea

Ateoagnosticismo, Comunicati, Politica e Società

Il giudice “anticrocifisso” Luigi Tosti sarà processato il 22 gennaio dal CSM

Axteismo Press http://nochiesa.blogspot.com

Comunicato Stampa

Il giudice “anticrocifisso” Luigi Tosti

sarà processato il 22 gennaio dal CSM

Giornalisti e pubblico sono invitati

ROMA – “Avviso tutti gli amici che mi hanno sostenuto nella battaglia per la rimozione dei crocifissi dalle aule dei tribunali italiani” commenta il magistrato Luigi Tostiche il prossimo 22 gennaio 2010 alle ore 9:30 sarà celebrato, dinanzi al Consiglio Superiore della Magistratura, Piazza Indipendenza n. 4, Roma, il procedimento disciplinare che è stato aperto, circa 5 anni fa, a mio carico per essermi io rifiutato di tenere le udienze sotto l’incombenza dei crocifissi.

Un procedimento, questo, per il quale ho subito due condanne penali ad un anno di reclusione (poi annullate dalla Corte di Cassazione) e sto subendo, da 4 anni, la sospensione dallo stipendio e dalle funzioni. Mi difenderò da solo e l’udienza sarà pubblica (anche se l’aula non è particolarmente capiente).

La presenza di televisioni sarebbe oltremodo gradita, non avendo io alcunché da nascondere o di cui vergognarmi: credo, però, che l’Avv. Nicola Mancino negherà le autorizzazioni per impedire che venga ripreso questo processo, degno della migliore Santa Inquisizione della Chiesa cattolica. In ogni caso, rappresento che presterò il consenso preventivo a quanti vogliano chiedere di riprendere il processo e divulgarlo.

In caso di condanna e di conseguente rimozione dalla magistratura, adirò la Corte Europea dei diritti dell’Uomo: in caso di assoluzione e di reintegrazione in servizio, seguiterò a rifiutarmi di tenere le udienze sino a che il Ministro di Giustizia (oggi Angelino Alfano) non avrà rimosso l’ultimo crocifisso dall’ultima aula di giustizia della Colonia Pontifica, cioè dell’Italia.

Presagisco (ed anzi spero) che i membri del CSM, per non offendere i desideri di Joseph Ratzinger conosciuto come Papa Benedetto XVI ed anche per non correre il rischio di essere linciati e di essere bollati come “ubriaconi” (com’è avvenuto per i giudici della CEDU Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), opteranno per la prima soluzione. E’ gradita la massima diffusione di questa notizia”.

Luigi Tosti

Nella foto, il giudice Luigi Tosti

Per interviste, informazioni e altro tel. 3393188116

«Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario.»

George Orwell

Fonte: http://tostiluigi.blogspot.com

Diffusione: Axteismo Press l’Agenzia degli Axtei, Atei e Laici

Richiedi gratis TUTTI i documenti in formato digitale,

circa 80 mail, scrivendo a:

axteismo@yahoo.it

Comunicati, Politica e Società

Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni

MARTEDÌ

20 OTTOBRE 2009

AULA MAGNA

MUSEO CIVICO di Storia Naturale

ORE 21,00

Corso Venezia 55 , Milano (MM Linea 1 fermata Palestro)

la

Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni

organizza un’iniziativa per i 200 anni della nascita di Darwin

apri il volantino in formato .pdf dal sito di Jàdawin di Atheia


Politica e Società

Candele obbligatorie per il santo…altrimenti multa!

Candele obbligatorie per il santo…altrimenti multa!

Sul Corriere della sera di ieri si leggeva una sconcertante notizia a firma di Marco Gasperetti. A Pisa oggi si festeggerebbe il santo della versione locale della Menzogna Globale, ovvero (San)Ranieri, amatissimo patrono (a detta del giornalista). Sui palazzi dei lungarni si mettono sempre migliaia di lumini: e fin qui ci sarebbe solo da commentare tale abitudine. L’autore di questo articolo, del resto, scrive “santo” e “San” tra parentesi proprio perché come ateo e laico non riconosce nemmeno il concetto di “santità”, quindi si può ben immaginare cosa può pensare di una festa patronale.

Il punto, però, non è questo.

Un’ordinanza firmata dal sindaco Marco Filippeschi (Pd)…impone dall’alto ai cittadini lumini e «biancherie», le sagome di legno bianco con i cerchi di fil di fer­ro nelle quali sono collocati i picco­li ceri. Chi sgarra dovrà pagare una sanzione dai 200 ai 500 euro. Non solo, dal prossimo anno i pi­sani dovranno fornirsi di ceri e «biancherie» a spese proprie. In ca­so contrario: multa.

E così siamo arrivati finalmente al ripristino della religione di Stato e del culto obbligatorio, non contemplati nemmeno dallo scellerato Concordato. Alla faccia del presunto Stato laico, della Costituzione e di ogni comune buon senso.

Ancora più incredibili le motivazioni: l’asses­sore alle Manifestazioni storiche, Federico Eligi, spiega che si sarebbe applicato l’arti­colo che prevede interventi in caso di degrado urbano. Che faccia tosta! I lumini spenti nei palazzi dei lungarni per san Ranieri, secondo questo bel campione,  sono una vera e propria offesa all’estetica della città. In più, c’è anche un problema sicurezza. Il 16 notte in questa parte di Pisa si spegne completamente l’illumina­zione pubblica e a rischiarare le stra­de sono solo i ceri.

Ora i pisani devono anche ringraziare perché l’amministrazione comunale si preoccupa della loro sicurezza!

Tra le varie reazioni, per ragioni diverse, se ne distinguono due:  Alfonso Maurizio Iacono, preside della facoltà di Lettere e filosofia dell’ateneo pisano dice che è un’ordinanza sbagliata. Non si può imporre a qualcuno di festeggiare un santo con un lumino. E non si può negare a nessuno la libertà di non partecipare a una festa. Poi c’è anche di mezzo la religione. Chi non vuole festeggiare un santo, in questo caso san Ranieri, non può es­sere obbligato oltretutto con un’or­dinanza. Un provvedimento che avrebbe inorridito Hume e Voltai­re.

Ma il filosofo Remo Bodei, docente all’Università della California di Los Angeles, e già conosciuto per certe sue posizioni e per il conciliante libro I senza dio, non si scandalizza più di tanto: del resto lui i lumini li ha sempre accesi (manco a dirlo!). San Ranieri non è più una festa reli­giosa, ma laica, è la festa della città e una brutta ‘Luminara’ non è deco­rosa. Credo che l’ordinanza servirà a farla ancora più bella. E allo stesso tempo sono convinto che non ci sa­rà neppure una multa.

Costui evidentemente non ha dimestichezza con i principi e con la coerenza. Anche se fosse vero, come lui sostiene, che questa disposizione è una grida manzoniana, ovvero un editto che nessuno rispetterà e farà rispettare, resta pur sempre vero che queste anacronistiche disposizioni non sono solo ridicole, ma pericolose: per la logica, il buon senso, l’eguaglianza tra tutti i cittadini, la convivenza civile, la (presunta) laicità dello Stato.

Jàdawin di Atheia, su www.jadawin.info e su www.resistenzalaica.it

Ateoagnosticismo, Politica e Società

Laicamente No al Crocifisso, a Ragusa applicata la Costituzione

Da Micro Mega on line http://temi.repubblica.it/micromega-online del 5 Dicembre 2008 dc:

Laicamente No al Crocifisso, a Ragusa applicata la Costituzione

di Michele Martelli

Ieri a Valladolid, oggi a Ragusa. In Spagna come in Italia. Due Paesi con un pezzo di storia in comune: decenni di dittatura clerico-fascista. Poi finalmente riscattati da una Costituzione laica, liberal-democratica. Nella città spagnola il giudice Valentin Sastre ha ordinato qualche giorno fa la rimozione dei crocifissi dalla scuola pubblica. A Ragusa il presidente del Tribunale Michele Duchi ha respinto la richiesta di riesporre i crocifissi nella aule giudiziarie avanzata dall’Ordine degli avvocati. Analoga a quella di Sastre la motivazione addotta dal giudice Duchi: «Il nostro è uno Stato laico, multietnico e multireligioso dove hanno gli stessi diritti ebraici, musulmani, buddisti o cattolici. E chiunque, entrando in un ufficio pubblico, ha diritto di non vedere simboli religiosi che possano disturbarlo. Lo Stato laico deve mostrarsi assolutamente imparziale». Il ragionamento non fa una grinza, è salutarmente tautologico. Lo Stato laico, areligioso, se privilegiasse qualche religione, non sarebbe più laico. Sarebbe di parte. Tradirebbe se stesso. Quindi non lo può e non lo deve fare. Punto e basta.

Ma il fanatismo antilaicista, e antidemocratico, non ha riguardo né alla logica né ai fatti. Ed ecco l’Ordine avvocatesco ragusano: «Una sciocchezza considerare una discriminazione il simbolo religioso in cui si riconosce il nostro popolo». Dunque, milioni di cittadini italiani, non credenti, o credenti in altre fedi, non fanno parte del “nostro popolo”. Sono pura “sciocchezza” incarnata. Senza diritto a credere in altri simboli, o a non credervi affatto.

Altrettanto straordinariamente (il)logico il proclama della Gioventù Italiana ragusana, affiliata alla Destra di Storace, che ripete: «Il crocifisso è espressione dell’identità del nostro popolo». Del popolo, anzi del popolino di destra, ovviamente, nostalgico del ventennio. Ma aggiunge: «L’unica fonte normativa dell’esposizione del crocifisso nelle aule di udienza è la circolare emanata il 29 maggio del 1929 dall’allora ministro di grazia e giustizia Alfredo Rocco». Per la giovane vecchia Destra italiana la fonte normativa in fatto di Stato e crocifisso è il codice Rocco, promulgato dopo le “leggi fascistissime” del 1926 (soppressione dei partiti antifascisti e inizio ufficiale della dittatura). E nel clima del patto concordatario tra il Dux e il Vaticano. Quel patto che, dopo 60 anni di Italia laica e liberale, fece del cattolicesimo la religione di Stato, e del crocifisso il simbolo pubblico, assieme a quello monarchico e fascista. Per favore, qualcuno spieghi ai giovani vecchi destri italo-ragusani che siamo nel 2008. Nel frattempo, c’è stata la Resistenza antifascista. E la Costituzione repubblicana, che riconosce la libertà e l’eguaglianza davanti alla legge di tutte le confessioni religiose (art. 3 e 8). E c’è stata anche la revisione del Concordato (1984). In virtù della quale il cattolicesimo nell’Italia laica non è più religione di Stato. Da ciò son nate in questi anni le giuste richieste di tanti cittadini per ottenere la rimozione da tribunali e scuole pubbliche di crocifissi e altri simboli religiosi. Perché, se esposti in luoghi istituzionali, sono simboli di antipluralismo e clericalismo, non di laicità. Sintomatici dell’attuale clima di deriva autocratica il diktat del sindaco berlusconide di Ragusa:«Il crocifisso dov’era rimane. E dove non c’è si metterà». Un piccolo conflitto di poteri, ma che riflette quello di ben più grosse dimensioni a livello nazionale. Da un lato il magistrato (potere giudiziario) che applica la Costituzione. Dall’altro il sindaco (potere esecutivo) che pretende sostituire alla Costituzione la propria volontà. Un Berlusconi in miniatura: «La Legge la faccio Io, Io sono la Legge». I magistrati devono sottomettersi. Si ricordi, signor sindaco, che nemmeno il ventennio mussoliniano riuscì a sopprimere del tutto l’autonomia della magistratura. Per i processi politici il regime dovette creare un proprio braccio giudiziario, il Tribunale Speciale. A suggello di tutta la vicenda, davvero pietose, strappa-lacrime, le parole del vescovo di Ragusa: «Cristo si è immolato per salvaguardare i diritti dei più deboli. La giustizia degli uomini è una trama che riesce a prendere solo moscerini perché le realtà più forti sfondano la rete». Parole, come sempre quelle dei prelati, contorte e allusive. Mai sufficientemente chiare. Che vuol dire il vescovo? Che i grandi delinquenti (i padrini della mafia?) mai incappano nella giustizia umana, mentre i “moscerini” pagano sempre? Poveri cristi, come Cristo condannati “per niente”. Lasciamo almeno che si consolino con lo sguardo rivolto ai crocifissi sulle pareti dei tribunali! Perché poi possano alzarlo all’alto dei cieli, al Giudice Divino, in attesa di essere ricompensati in eterno dei torti subiti. Il crocifisso in tribunale? Una garanzia di giustizia per i poveretti nell’aldilà. Un’assicurazione di impunità per i grossi ladroni nell’al di qua. Se così fosse, saremmo davvero di fronte ad una logica aberrante!

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Politica e Società

Spagna: giudice toglie crocefissi da scuola

22 Novembre 2008 dc, dal sito UAAR:

 

Il giudice di Valladolid, in Spagna, ha ordinato di togliere i crocefissi dalle aule e gli spazi comuni di una scuola pubblica della città. E’ la prima volta che accade in Spagna: la sentenza afferma che la presenza di simboli religiosi come il crocefisso viola i diritti fondamentali della costituzione. “Lo stato” scrive il giudice “non può aderire nè dare appoggio a nessun credo religioso, perché non deve esistere alcuna confusione tra fini religiosi e fini statali”; inoltre, proprio perché nelle scuole pubbliche vi sono minori “nella piena fase di formazione della personalità”, la presenza del simbolo religioso “può provocare in questi minori il sentimento che lo stato è più vicino alla confessione con cui vedono la relazione”.

Il processo giudiziario che ha portato alla sentenza è stato promosso dall’associazione Escuela Laica, il cui portavoce afferma: “è la prima volta che un giudice dà ragione alla libertà di coscienza e all’igiene democratica”.

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Segnaliamo il sondaggio sul “Corriere della Sera” proprio su questo caso.