la Stupidità


la Stupidità

Discutere sulla stupidità è sempre soggettivo. Ciò che appare stupido a me non è detto che lo sia per altri, e viceversa. E non è neanche univoco l’atteggiamento che si ha nei confronti della stupidità: si può riderne e basta, e la cosa finisce lì. Ci si può indignare, e allora non si può fare a meno di proseguire con qualche frase salace.

Ma se ci si adira proprio è difficile poi fermarsi prima della violenza verbale e degli insulti. Così in questa pagina cercherò di limitarmi nei modi ma sarò schietto nel narrare ciò che a me, sinceramente, sembra proprio stupido.

Anche lo stesso concetto di stupido può essere soggettivo.

Le definizioni di “stupido” nel dizionario Sabatini-Colletti:

1 Che ha scarsa intelligenza, che è piuttosto tardo nel capire

2 Che denota poca intelligenza

e quella del Garzanti On Line

2 tardo nel comprendere, ottuso…

Mi preme sottolineare che una persona può essere stupida o imbecille o come altro volete definirla anche per un solo aspetto, e può essere invece tutt’altro per altri aspetti. Ad esempio io, e non solo io, definisco “imbecille” ogni credente: per fortuna costoro non lo sono sempre, comunque ed in ogni circostanza!


Fari fendinebbia…ma senza nebbia, e a volte di giorno!

di Jàdawin di Atheia, 18 Luglio 2016 dc

Capita sempre più spesso di vedere circolare automobili, di giorno e senza nebbia, con i fari fendinebbia anteriori accesi: a volte da soli, a volte con i fari anabbaglianti.

Non si capisce perché lo si faccia: se qualche anno fa le auto con i fendinebbia erano una minoranza poteva essere che gli stupidi propietari delle auto che li avevano volessero farlo notare (e secondo me questa ipotesi, allora, aveva un certo fondamento, dato l’altro tasso di imbecillità nella popolazione), ora ciò non avrebbe senso perché pressocché tutte le auto sono dotate di fari fendinebbia anteriori e luci fendinebbia posteriori.

Il motivo di una maggiore visibilità, di giorno e senza nebbia, è parimenti privo di fondamento. L’unica spiegazione è la stupidità. Che, tra l’altro, potrebbe anche essere sanzionata, in quanto l’uso dei fari antinebbia, se non giustificato, appunto, dalla presenza della nebbia, è PROIBITO dal Codice della Strada. Ma chi lo farebbe rispettare?


I calzini no!

di Jàdawin di Atheia, 20 Luglio 2015 dc

Un altro esempio del connubio tra moda e stupidità riguarda i calzini.

Sì, proprio i comunissimi calzini, ma quelli corti. Già, perché stranamente, mentre per la moda maschile classica esistono solo le calze lunghe (anche se spesso “non” abbinate ai pantaloni con scandalosi colori), per quella giovanilistica e casual proprio non esistono le calze.

Torniamo a noi.

Le calze sono state inventate per evitare arrossamenti, pruriti, escoriazioni e piaghe causate dallo sfregamento della pelle del piede contro la parte interna della tomaia e della suola delle scarpe.

Anche le scarpe degli atleti. Infatti le calze si sono sempre messe anche nello sport.

Finché un deficiente stilista qualsiasi ha deciso che non andava bene.

E così tutti si adeguarono alla nuova moda, atketi (non tutti) compresi.

Poi si accorsero inevitabilmente dei problemi prima accennati e molti optarono per i cosiddetti “fantasmini”, ovvero calze senza collo che servono come calze, ma senza varsi vedere come tali!

Il colmo dell’ipocrisia!

Ma ogni tanto i bordi dei fantasmini fanno capolino oltre la scarpa ed ecco smascherato l’idiota di turno, che ha bisogno delle calze ma si vergogna di usarle perché…non si usa!


Il berretto girato…

di Jàdawin di Atheia, 29 Luglio 2014 dc

Vi propongo alcune immagini, tratte da Google Immagini:

il berretto da ragazzino scemorapperrapperrapperrapper

Non mi interessa sapere chi siano, cosa fanno, come “spiegano” il loro aspetto. In Italia altri individui che hanno usato o usano la moda del berretto girato sono Vasco e Valentino Rossi, Jovanotti e J-Ax. Anche un tennista, ed è il motivo perché tifo contro, a prescindere.

Tanti anni fa qualcuno si girò il berretto, e milioni di imbecilli lo imitarono, e milioni di loro figli e npoti.

È vero, la stessa cosa è successa innumerevoli volte: i pantaloni stretti e a vita bassa degli anni Sessanta e Settanta (la stupidità, come si vede, ritorna ciclicamente), gli assurdi e ingombranti pantaloni a “zampa di elefante”, le camicie e le giacche talmente strette che a volte facevi fatica a respirare, l’orologio sul polsino (moda lanciata dal più famoso capitalista italiano) e via imbecillando.

Ma questa del berretto la trovo una moda veramente stupida, brutta, becera, insignificante e senza senso. Senso? Quale senso avrebbe girarlo? Fare il contrario di tanti altri? Distinguersi dagli altri? Dimostrare qualcosa: status, ideologia, appartenenza?

Guardate, proprio non mi vengono altre parole, se non insulti, e la finisco qui….La prossima trovata geniale sarà quella di infilarsi i pantaloni al contrario, perché il concetto è lo stesso….


La stupidità della moda (e in particolare dei pantaloni a vita bassa)

4 Novembre 2012 dc

A mio modo di vedere già l’esistenza della moda è una forma di stupidità, una sorta di suggestione, o autosuggestione, irrazionale. È solo grazie a dei preconcetti pre-esistenti, o indotti, che una data foggia di un vestito, di un paio di scarpe o di un accessorio ci possono sembrare diversi, opposti, controcorrente, anticonformisti, belli,brutti, antiquati, moderni etc. rispetto a qualcosa d’altro. Io sono nato nel 1954, e verso la fine degli anni Sessanta iniziò, e si protrasse per gran parte degli anni Settanta, la moda dei pantaloni “scampanati”, o “a zampa di elefante”. Mi ricordo benissimo quanto faticai per “adeguarmi”, io che ero figlio di un sarto che non si adeguava alle mode e giudicava questa, e oggettivamente aveva anche ragione, una pura follia. Con qualche soldo, e la complicità di mia madre, sarta anche lei ma più comprensiva, riuscii ad avere qualche pantalone o jeans fatti in quel modo assurdo. Per fortuna, ora che io stavo adeguando, la moda “cambiò”, guarda caso per ritornare al classico pantalone a “tubo” o, addirittura, a quello a “imbuto” che tanto destavano orrore, e così non dovetti sprecare altri soldi per comprare pantaloni che nel giro di pochi anni non avrei più “potuto” indossare.

Perché dunque era nata questa moda? Semplicemente a qualche stilista (o magari a qualche semplice sarto di paese a cui qualcuno rubò l’idea, chi lo sa?) era venuto in mente di inventare qualcosa di diverso, di dirompente, dialternativo. E con un implicito fondo di contestazione. E nel giro di pochissimo tempo chi non si adeguava veniva deriso, guardato con commiserazione, considerato un poveretto, succube di una moda da matusa.

La stessa cosa successe per i capelli, per camicie e giacche strette fino all’inverosimile, per le scarpe (ah già, per i compagni era quasi obbligatorio portare le scarpe di camoscio con suola in gomma, per i camerati le scarpe a punta o le Clark), per  i giacconi (se portavi l’eskimo e giravi intorno a piazza (San) Babila rischiavi le botte, e lo stesso ti facevi vedere in montgomery nei pressi della Statale), addirittura per gli occhiali da sole (finché il “compagno” Venditti non li sdoganò – e sarebbe ora che li cambiasse, che caspita! – se portavi i costosi Ray-Ban eri sicuramente un fascista….!)

Arrivando ai giorni nostri, la moda dei pantaloni a vita bassa, per uomini e donne, è più che stupida, è assolutamente idiota, oltre che proprio scomoda. Non c’è alcun senso in questa tendenza, proprio nessuno: chi ha la responsabilità di averla inventata andrebbe solo preso a calci nel posteriore per qualche chilometro. Ma la responsabilità del suo successo è, ovviamente, di chi l’ha sostenuta: I COMPRATORI!

A tal proposito, tra le mie cartacce, è spuntato un articolo comparso su la Repubblica del 26 Maggio 2005 dc: è rimasto lì tutti questi anni perché lo volevo pubblicare, e finalmente (meglio tardi che mai!) è venuto il suo momento. C’era anche la foto di due ragazze, per fortuna almeno carine, sedute per terra e ritratte di spalle, con le mutande belle in vista. Già, perché questa moda la ostenta anche chi è meglio che indossi il burka: grassone che dovrebberocoprire invece che mostrare (e magari fare una dieta e un po’ di attività fisica). E anche per tutte le altre, affette in massa oltre che dalla cellulite fin dai tredici anni anche da queste adiposità ai fianchi che fino a qualche anno fa non erano così comuni, questa moda infausta rende evidente ciò che, con un normale pantalone, non si vedrebbe, sarebbe mascherato, e la cui rotondità, come è sempre stato prima, sarebbe attraente invece che, lasciatemelo dire anche se so di esagerare, ributtante.

Quei poveri studenti ossessionati dalle mode

di Marco Lodoli

A volte mi domando: ma come ero vestito quando avevo otto o dieci  o dodici anni? Che camicie indossavo, che tipo di pantaloni, com’erano le scarpe, e i capelli, com’erano tagliati?Non so se si tratta di amnesia totale, di precoce spappolamento delle cellule della memoria, ma non ricordo quasi nulla. Forse all’epoca non dedicavo alla questione tutta l’attenzione che oggi pare necessaria e inevitabile. Avevo, come tutti i miei coetanei, un grembiule blu e un fiocco bianco che spesso si scioglieva e pendeva malinconicamente sul petto. Avevo calze dagli elastici poco robusti che mi calavano sempre sulle caviglie. E  i miei amici li ricordo solo per i visi, Dado paffuto e Stefano magro come un cerbiato, e per quello che facevamo assieme, per come ridevano o piangevano.

I vestiti erano pesanti d’inverno e leggeri d’estate, punto e basta. Li comprava la mamma e andavano bene. L’importante era correre, leggere giornaletti, giocare a pallone, prendersi a spinte, cantare e fare amicizia e studiare almeno un poco.

Tutto avveniva in un corpo spettinato e nervoso, coperto da un anonimo grembiule o da abiti senza firme né prezzi. Solo un ragazzino portava nella “bella” (le virgolette sono mie, Jàdawin di Atheia) stagione le magliette con il coccodrillino, ma quello sgorbietto per me valeva quanto il timone o il delfino cuciti sulle mie.

Oggi tutto è cambiato. Tutto cambia sempre e non bisogna irrigidirsi nella nostalgia. Però devo ammettere che non mi fanno alcuna simpatia questi ragazzini ossessionati dagli indumenti, che sbraitano se non hanno il cappelletto con la virgola e pantaloni bragaloni che vogliono loro. A dieci anni sono già vestiti come ridicoli manichini, hanno gli occhiali da sole e i capelli sagomati ciuffo a ciuffo, e le femmine le pancine scoperte e le canottierine sexy. La colpa non è loro, ovviamente, loro sono solo il debole terminale di un processo marpionissimo che parte dal mondo degli adulti, da gente che sa cosa vendere e come.

È così difficile cominciare a capire cosa si è, cosa si desidera, dove si vuole andare: è un percorso doloroso che coinvolge da subito tutto l’essere, “anima” (anche queste virgolette sono mie, Jàdawin di Atheia) e corpo. Molto più semplice è acquistare un simulacro di personalità in un negozio, agghindarsi come dettano lo spirito e l’economia del tempo. Anche a scuola, e tra gli amici, è troppo complicato farsi apprezzare per quello che si è realmente, ansie e insicurezze incluse.

Oggi basta il vestito per fare il monaco o il ragazzino vincente. Insomma, forse tornare al tempo dei grembiuli è assurdo, ma quanto è triste vedere i bambini vestiti come poveri deficienti, come penose miniature dell’altrettanto penoso mondo degli adulti impacchettati dalla moda.


Frecce di direzione: un obbligo (usandole bene) o solo un gadget?

20 Luglio 2012 dc

Percorrendo la penisola, a qualsiasi latitudine ma comunque sempre peggio verso sud, chiunque sia dotato di un minimo di buon senso e di senso civico si rende conto, oltre che del pessimo comportamento degli italiani al volante, dell’uso particolarmente scorretto degli indicatori di direzione nonché del loro mancato uso.

L’uso più stupido è però nelle strade a più corsie, come autostrade e superstrade, nel sorpasso: il codice della strada prevede che gli indicatori di direzione vadano usati per segnalare, con adeguato anticipo temporale, e verificando negli specchietti retrovisori (anche questi, spesso, degli sconosciuti per gli italioti al volante) che non stia sopraggiungendo un altro veicolo, lo spostamento nella corsia esterna per l’effettuazione della manovra.

La freccia va dunque tolta una volta nella corsia di sorpasso e rimessa quando si rientra a destra.

Cosa fanno invece gli italioti?

1) Non la mettono affatto

2) La tengono per tutto il sorpasso, togliendola solo quando sono già rientrati a destra

3) La tengono per chilometri dopo il sorpasso, non sentendo e non vedendo, incredibilmente, ticchettìo e lampeggìo, e tocca ai pochi rompiscatole come me segnalarlo loro a suon di clacson e gesti.

4) La usano per una frazione di secondo, quando si stanno già spostando

Un altro uso italiota tipico è quello di quando, e capita a tutti, ci si deve fermare in una posizione strana o in seconda fila per, magari, assentarsi per pochi minuti. Molto utile l’uso delle quattro frecce lampeggianti. Sì ma, contrariamente all’uso diffuso, quando ci si muove PRIMA LE SI TOGLIE e poi si mette la freccia per segnalare lo spostamento. Quanti si vedono fare il contrario e, a volte, addirittura proseguire per chilometri con le quattro frecce lampeggianti!


La raccolta differenziata

20 Gennaio 2012 dc

La raccolta differenziata va fatta, e possibilmente bene. Dovrebbe risultare lapalissiano e non ci dovrebbero essere discussioni al riguardo.

Purtroppo ogni comune ha le sue regole e, spesso, non sono affatto chiare ed esaurienti.

Per essere pratico offro l’esempio del mio condominio (circa 15 nuclei in affitto). Nel cortile dei box ci sono due coppie di bidoni di plastica esterni, due bianchi per carta e cartone e due verdi per il vetro. In un piccolo locale vicino ci sono i sacchi neri per l’umido e l’indifferenziato e quelli gialli per plastica, metalli e polistirolo: lì accanto ci sono due rotoli di sacchi neri e gialli per il ricambio. A fare i sacchi e portare all’esterno sacchi e bidoni ci pensano due ragazzi pagati dall’amministrazione.

Ma ci vuole anche collaborazione da parte degli inquilini, oltretutto perché i due ragazzi vengono due volte a settimana per l’indifferenziata e una volta per il resto.

Abbiamo avuto da parte dell’azienda municipale già cinque multe (pagate anche dai pochi “virtuosi”), con la minaccia di toglierci il servizio e costringerci a portare i nostri rifiuti a mano….

Quale è invece il comportamento dei cari coinquilini (tutti, indistintamente, italiani e stranieri) malgrado ripetuti cartelli appesi dall’amministrazione, dalla portinaia e da alcuni inquilini?

1) Fregarsene se i sacchi sono pieni e aspettare che “qualcuno” provveda

2) Per fare meno volume è logico che i rifiuti vengano spezzettati: loro invece buttano dentro tutto infischiandosene e, soprattutto nei sacchi gialli, buttano i sacchi di plastica chiusi senza svuotarli e, nei bidoni della carta, lasciano tutto intero, addirittura le scatole delle scarpe piene di altra carta, sacchetti pieni di carta e via così

3) Le riviste incelofanate nei bidoni della carta, ed altri materiali impropri

4) La carta nei sacchi gialli

5) Le lattine nei bidoni del vetro invece che nei sacchi gialli

6) I tappi delle bottiglie e dei barattoli insieme al vetro invece che nei sacchi gialli


Gli abbonamenti ai trasporti milanesi

2 Novembre 2011 dc

Sono di Milano, e per usare i mezzi pubblici dell’ATM – Azienda Trasporti Milanesi uso una tessera elettronica su cui carico mensilmente l’abbonamento di 30 euro. L’abbonamento si può fare alle edicole autorizzate della metropolitana e di superficie e alle macchine automatiche della metropolitana, oltre che agli ATM Point..

La mattina mi devo recare al lavoro nei pressi di via Pirelli partendo da Precotto, fermata della Linea 1 rossa: per mia scelta preferisco prendere il 7, scendere a Zara, prendere linea 3 e linea 2 della metropolitana. A Zara c’è un’edicola in superficie, una nella stazione, dove c’è anche almeno una macchina automatica: puntualmente ci sono file di persone che fanno l’abbonamento il primo giorno di validità dell’abbonamento stesso.

Ora mi domando: perché se io, che non ho mai avuto memoria in vita mia ma DETESTO LE FILE, MI RICORDO di fare l’abbonamento almeno l’ultimo giorno del mese precedente, costoro non lo fanno?

Può certamente essere che non sia stupidità come la intendo io ma semplicemente che non gliene frega niente di fare la fila (ma ne dubito, perché rischiano di arrivare tardi al lavoro, ed in questo caso sono anche masochisti), ma oggettivamente costoro un danno lo fanno, impedendo o rendendo lungo e difficile l’acquisto dei giornali da parte degli altri clienti.

Il occasione del ponte dell’1 Novembre 2011 dc ho visto il massimo: il 31 Ottobre cadeva di lunedì, le file dovevano esserci in quel giorno. Invece no! Il 2 novembre le file a tutte le edicole erano il doppio del solito!

E PER VOI QUESTA NON  È STUPIDITÁ?

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