Sanda


Sanda

Sanda

Voglio dedicare, in questa fine del novembre 2010 dc, una pagina a questa splendida  e brava attrice, da sempre una delle mie preferite.


Dal sito http://filmscoop.wordpress.com/2009/10/24/dominique-sanda/

Bellissima, altera e aristocratica, un volto perfetto per il cinema. Dominique Varaigne, in arte Sanda, è stata una delle attrici più brave che la Francia abbia espresso: è comparsa in numerosi film d’autore, nei quali le è stato di fondamentale aiuto il possedere le doti elencate all’inizio.

Nata a Parigi nel marzo del 1948, ha avuto la fortuna di essere notata da Robert Bresson, che l’ha lanciata come protagonista del film Une femme douce, uscito in Italia con il titolo Cosi bella così dolce. Il ruolo tormentato di Elle, la giovane donna che rifiuta di diventare un oggetto nelle mani del marito e che perciò sceglie il suicidio, la lancia immediatamente come attrice di talento: Dominique, Domino per i suoi amici, ha appena 20 anni, e alle spalle un matrimonio fallito dopo poco tempo.

Dominique si era sposata giovanissima, ad appena 16 anni, lasciando la sua ricca famiglia per vivere la sua vita. È proprio nel cinema che si realizzerà, girando oltre 50 film, molti dei quali con i registi più acclamati della storia del cinema.

L’esordio col botto può essere un boomerang, per una giovane donna inesperta: il cinema è spesso una palude, così come può accadere di fare scelte sbagliate che compromettono, da subito, carriere altrimenti destinate a diventare luminose. Infatti il film successivo, La notte dei fiori di Gian Vittorio Baldi, girato l’anno dopo, un thriller con venature parapsicologiche, è un film che si rivela un fiasco, e rischia di compromettere la sua carriera.

Ma la testarda Dominique insiste, e così raccoglie un grandissimo successo personale con Il conformista, di Bernardo Bertolucci, nel quale interpreta il tormentato ruolo di Anna Quadri, donna sentimentalmente instabile, moglie di un’antifascista che morirà in maniera tragica.

È sempre l’Italia a confermare la sua notorietà, grazie a registi che esaltano le sue eccezionali doti di bellezza unite a capacità recitative. Indimenticabile è il ruolo di Micol Finzi Contini nel film di Vittorio De Sica Il giardino dei Finzi Contini, splendida e raffinata elaborazione cinematografica del romanzo di Bassani.

È ancora un ruolo tormentato, quello della bella e incomprensibile Micol, separata dal mondo dalla recinzione del giardino dei Finzi Contini, una famiglia ebrea ricchissima, che finirà inevitabilmente nei campi di concentramento, sorte che Micol condividerà.

Donna fatale anche in Senza movente, splendido noir di Philippe Labrò, nel quale Dominique è Sandra, una donna ambigua apparentemente legata ad alcuni oscuri delitti.

È affermata la Sanda, nel 1971:  ha interpretato pochi ruoli, ma in film importanti e sopratutto con grossi riscontri di critica e di pubblico.

Nei successivi tre anni sarà sui set di film assolutamente importanti, come Gruppo di famiglia in un interno, di Luchino Visconti, anche se in un ruolo che non la vede nemmeno accreditata, in Il lupo della steppa, di Fred Haines, nel ruolo di Erminia, una prostituta saggia e intelligente, che salverà un intellettuale dal suicidio, in L’Agente speciale Mackintosh di John Houston, grande successo ai botteghini.

Nel 1976 gira il film della vita, quel Novecento, di Bernardo Bertolucci considerato universalmente uno dei capolavori del cinema europeo: il ruolo di Ada Fiastri Paulhan , la moglie di Alfredo Berlinghieri, è veramente nelle sue corde. La donna tormentata, ancora una volta, che decide di lasciare il marito ritenendolo responsabile morale del non essersi opposto al fascismo resta una delle sue interpretazioni più belle e intense.

Una scena da Il conformista di Bernardo Bertolucci

Così come una grande interpretazione è quella di Irene Carelli in Ferramonti nel film L’eredità Ferramonti, di Mauro Bolognini, ottimo affresco di fine secolo in cui Dominique tratteggia alla perfezione il ruolo di Irene, donna senza scrupoli che attraverso relazioni sentimentali con il cognato e il suocero riuscirà ad ereditare una fortuna, prima di perderla per il suicidio del cognato. Siamo nel 1976, Dominique Sanda, 28 enne, è una star a tutti gli effetti, un’attrice che garantisce con la sua presenza un valore aggiunto.

Liliana Cavani la sceglie per lo scabroso ruolo di Lou Andreas-Salomé nel suo film Aldilà del bene e del male, nel quale riesce a rendere un ritratto fortissimo della donna che si divise tra Friedrich Nietzsche e Paul Rée, e tre anni dopo, nel 1980, un altro ritratto indimenticabile, quello di Helene in Un dolce viaggio, splendido e poetico film di Michel Delville.

In un certo senso la Sanda esprime il meglio di se stessa proprio nel periodo tra il 1973 e il 1980: in seguito girerà altre ottime opere, ma meno affascinanti di quelle comprese in questo periodo. Tutto dipese anche dalla crisi che il cinema europeo ha attraversato per buona parte degli anni 80, quando molti maestri del cinema ridussero all’osso le loro regie, mentre vennero a mancare soggetti importanti e che valessero la pena di essere elaborati.

Infatti nel 1980 troviamo Dominique Sanda impegnata a interpretare un ruolo molto distante da quelli a cui aveva abituato il suo pubblico: Capoblanco, girato con J. Lee Thompson, regista americano, al fianco di Charles Bronson, è un action movie appena sufficiente. Viceversa un ottimo lavoro è Storie di donne (Les ailes des colombes) per la regia di Benoît Jacquot, nel quale lavora a fianco di Isabelle Huppert, Michele Placido e Jean Sorel. Tra il 1982 e il 1984 la Sanda rallenta le sue apparizioni sullo schermo: sono di questo periodo L’indiscretion, di Pierre Lary, al fianco di Jean Rochefort, Una camera in città, di Jacques Demy, Poussière d’empire (1983), distribuito in Italia come Polvere d’impero e infine Le matelot 512, diretto da René Allio, al fianco di Michel Piccoli.

Attratta da nuove esperienze, Dominique inizia a lavorare per la tv con opere come La naissance du jour, di Demy e nella produzione italiana Il treno di Lenin, di Damiano Damiani: ovviamente l’attrice francese non trascura il cinema, la sua vera passione. Al cinema la troviamo in Corps et biens (1986), opera di Benoît Jacquot tratto dal romanzo “Tendre femelle” di James Gunn, in Le lunghe ombre di Gianfranco Mingozzi e in Le mendiants, ancora una volta per la regia di Benoît Jacquot.

La costante della vita artistica di Dominique Sanda, quindi, resta sempre la stessa: scelta di copioni che abbiano ruoli consoni alle sue capacità interpretative, ma non solo, i film che accetta di girare devono essere di qualità. Infatti, caso più unico che raro, della Sanda non si conoscono pellicole dozzinali, girate e interpretate solo per la cassetta.

In Italia lavora ancora nell’ultimo film interpretato negli anni 80, In una notte di chiaro di luna, di Lina Wertmuller, al fianco di Peter O’Toole, Rutger Hauer, Faye Dunaway e Nastassja Kinsk: il film, che affronta lo scottante tema della diffusione dell’Aids, nonostante l’ottimo cast, non ha un gran successo di pubblico, e passa abbastanza inosservato anche tra i critici, che lo snobbano.

Nel film Così bella così dolce

La ormai quarantunenne attrice francese passa così nuovamente ad un lavoro televisivo, Voglia di vivere, di Ludovico Gasperini, un buon successo in cui recita accanto a Thomas Milian. Al cinema, in questa sua nuova giovinezza cinematografica in Italia, interpreta Tolgo il disturbo, il bel film di Dino Risi, in cui è Carla, nuora del simpatico folle Augusto, film dal finale amaro, come del resto abitudine del grande regista.

Siamo negli anni novanta, e le apparizioni cinematografiche della Sanda si diradano, mentre crescono le sue apparizioni tv: nel 1991 lavora in Naissance d’un Golem, di Amos Gitai, film massacrato dalla critica, nel 1992 in Le vojage di Fernando E. Solanas, poi in Rosenemil , di Radu Gabrea e infine, sempre negli anni 90, in L’Affare Lucona, di Jack Gold e in Brennendes Herz di Peter Patzak. L’ultimo lavoro degli anni 90 è Garage Olimpo, di Marco Bechis, un bel film in cui interpreta Diane, la madre di Maria Fabiani, un’attivista militante in una organizzazione clandestina che si oppone alla dittatura militare al governo in Argentina.

Negli ultimi anni ha diradato moltissimo le sue apparizioni cinematografiche, apparendo in I fiumi di porpora, di Mathieu Kassovitz nei panni di Sorella Andree, in The Island of the Mapmaker’s Wife e infine in quello che attualmente è il suo ultimo lavoro, Suster N, per la regia di Viva Westi, film datato 2007.

Nel film In una notte di chiaro di luna

Dominique Sanda, con la sua eleganza, la sua bellezza così fine e particolare, con le sue straordinarie doti drammatiche resta una delle attrici migliori espresse dal cinema francese, che pure è stato prodigo di autentici talenti.

Sanda-Taormina 2009 dcUna delle ultime apparizioni della Sanda, al Taormina Film Festival del 2009 dc

Un’attrice completa, come ha dimostrato attraverso le sue selezionatissime apparizioni cinematografiche in una carriera ormai quarantennale.


Dal sito http://www.lsdmagazine.com/dominique-sanda-come-dama-d%E2%80%99altri-tempi/2895/

Dominique Sanda una dama d’altri tempi nel caos dell’attualità

È passata qualche settimana ma in Sicilia si parla ancora di lei. A ritirare il premio “Taormina Arte Award” è stata un’attrice francese di cinema  e di teatro, che ha lavorato anche con De Sica, Visconti e Risi, e che quest’anno al festival è andata un po’ contro corrente affermando un’altra teoria sulle donne soprattutto attrici: “sono esseri fragili e non forti”.

È stata definita la musa di Robert Bresson che nel ‘69 con il film “Così bella, così dolce”, da modella, la lancia nel mondo del cinema. Fin da giovanissima è fomentatrice di  ribellioni e contestazioni,  da donna matura si ritiene più calma e riflessiva ma sempre una lottatrice.  È al Taormina Film Festival, che lei definisce “un luogo coccolato dagli Déi”, per ritirare il premio “Taormina Arte Award” in onore dei suoi 40anni di cinema: indossava un vestito di seta, ombrellino parasole, chignon appuntato con piccole orchidee, stile dama d’altri tempi, il tutto accompagnato da una sensualissima voce e da una grazia quasi impalpabile.

Ma che fine ha fatto Dominique la ribelle? “Avevo 15 anni, quando i miei mi obbligarono a sposarmi. Poi volevano facessi teatro, ma ero timida. Alla fine ho deciso io della mia vita, mi sembra normale, chiunque si sarebbe ribellata: inizialmente per motivi familiari, poi per problematiche universali”. Soltanto nel ‘93 ha deciso di darsi al teatro perché aveva già fatto abbastanza cinema e le andava di vivere una nuova esperienza, racconta ai fan. “La vita è un’evoluzione continua, a tratti contraddistinta da gesti di ribellione, ma il bello sta nel saper miscelare il tutto. Adesso, per esempio, coltivo l’orto, faccio il pane e ho vari progetti in cantiere. Chi l’avrebbe mai immaginato anni fa?”.

Questa voglia di sperimentare e di non accettare passivamente ciò che ci viene imposto è sicuramente simbolo di forza: tema parecchio affrontato quest’anno al Festival tra film, convegni e tavole rotonde. Che ne pensa? “Credo che sotto un’apparente armatura ci sia sempre della fragilità: le donne e soprattutto le attrici in realtà sono esseri fragili, non forti come fanno credere”.

Ama fuggire dai problemi, soprattutto  familiari, infatti incontra solo quando può il figlio 37enne, Yann, e i due nipotini. E ama anche “fuggire”, dice, da un continente all’altro andando però sempre dove c’è il mare, “forse perché me lo sento nelle vene infatti mio nonno materno era un capitano di Marina che ha doppiato sette volte Capo Horn”. E infatti questa ninfa del mare che ha ispirato anche Bertolucci, Visconti, Bolognini e tanti altri, è ora una bella sessantenne che vive a Buenos Aires (in un quartiere che si chiama “Palermo”) con il filosofo romeno, nonché docente universitario, Nicolae Cutzarida, dal 2000 suo terzo marito.

È approdata in Argentina, che le ricorda tanto l’Italia, dopo che un regista vedendola a teatro recitare ne “La donna del mare” di Ibsen le ha proposto di allestire uno spettacolo sui “desaparecidos”.  Lavora anche nel cinema uruguayano guardando a quello europeo con nostalgia: “e pensare che prima di incontrare Bresson a 16 anni e Bertolucci a 18, volevo fare altro nella vita. Da allora ho lavorato tanto per diventare una grande attrice e per fare dei film che arricchissero lo spettatore.  L’Italia devo dire che mi ha aiutata in questo e sono felice che ne sia nato un amore reciproco”.

Sembra essere rimasta ad altri tempi, senza intrusioni al suo aspetto piacevole. Invece c’è chi, come Jessica Lange, lamenta una sorta di discriminazione verso le attrici ultra quarantenni. Lei lo ha notato un atteggiamento del genere? “Per nulla. Apprezzo Jessica e i suoi lavori passati, ma quest’ultimo, “Grey Gardens”, mi ha lasciata un po’ perplessa perché non ho capito bene il senso che voleva dare il regista. Poi mi è dispiaciuto vedere la mia collega imbruttita: la bellezza esiste a tutte le età e secondo me va protetta con tutte le forzeIo per esempio non vorrei farmi schiacciare verso il basso né semplicemente lavorare, ma continuare in qualcosa che mi valorizzi e che piaccia al mio pubblico”. In realtà se chiediamo qua e là a coloro che hanno visto il film al Teatro Antico, pare sia piaciuto moltissimo. Sarà questione di gusti.


‘La mia vita coi maestri in cerca della bellezza’

Un’icona per Amleto. È Dominique Sanda. Che è stata la dea del cinema dei maestri. Ha fatto sognare intere generazioni sia vestita da tennis ne Il giardino dei Finzi Contini di Vittorio De Sica, sia danzando un sensuale tango con Stefania Sandrelli ne Il conformista di Bernardo Bertolucci.

La Sanda porta con sofisticata nonchalance il peso del suo mito, il fatto di essere musa di registi leggendari. Sussurra in un italiano perfetto impreziosito dall’accento francese, raccontando il suo personaggio di Gertrude nell’Amleto con regia di Federico Tiezzi, al Metastasio di Prato da domani a martedì prossimo (feriali ore 21, domenica ore 16, info 0574608502). Lo spettacolo sarà poi al Manzoni di Pistoia (13-16 febbraio) e a Castiglioncello (1 marzo).

«Non avevo mai interpretato personaggi shakespeariani – confessa la Sanda – ma adoro essere cercata e Tiezzi, che reputo uno dei più grandi registi europei di teatro, mi ha fortemente voluta nel suo spettacolo, reputandomi ideale per il ruolo. Pensi, mio marito mi ha sempre spinta a fare due testi: Giovanna D’Arco e Amleto. Il destino ha voluto che ultimamente li interpretassi entrambi. Tiezzi, assieme al maestro di canto Francesca Della Monica, mi ha fatto apprendere la musicalità della lingua».

Le pesa il fatto di essere ancora oggi considerata l’icona?

«No. I maestri che ho incontrato mi hanno fatto capire cos’è la bellezza. Mia madre era bretone, terra di grandi marinai, da bambina ho vissuto nel mito di un nonno capitano di marina che ha doppiato sette volte Capo Horn: non l’ho mai conosciuto ma la sua figura ha segnato la mia infanzia col suo coraggio. Nella vita ho sempre cercato un senso di perfezione. Non mi riferisco solo ai grandi registi da cui sono stata diretta, ma anche ai tecnici delle luci. Per non parlare di un grande scenografo-costumista come Piero Tosi che ho conosciuto durante Gruppo di una famiglia in un interno di Visconti e che mi ha insegnato il rigore. Non ho mai avuto scuole, ma maestri. Ci sono degli artisti che quando lavorano sono come illuminati da una luce, è il caso di un direttore della fotografia come Vittorio Storaro».

Lei è stata diretta da registi come De Sica, Visconti, Bertolucci. Cosa ha appreso da loro?

«Ho avuto la fortuna di esordire nel mondo del cinema con un regista del calibro di Robert Bresson con cui feci, a 21 anni Così bella così dolce (‘ 69). Lui mi ha insegnato il concetto di spiritualità. Bertolucci, che ai tempi di Novecento era nel massimo della sua creatività, mi ha fatto capire cosa significhi diventare un’ attrice. Con De Sica ho compreso che in un’ attrice vita ed arte si mischiano. Con Bob Wilson, col quale ho lavorato alla Donna del mare, mi sono trovata a lavorare in spettacoli che avevano un senso assoluto della perfezione».

Di Visconti cosa può dire?

«Ricordo che mentre giravo Il giardino dei Finzi Contini di De Sica (’70), ero spesso ospite a cena in casa sua in via Salaria. Lì c’era il suo grande amore, l’attore Helmut Berger. Luchino era un principe e nella sua abitazione tutto era di una bellezza inarrivabile: dalle tende alla sua vecchia cameriera».

L’ Amleto – approdo del lavoro di analisi fatto dal 1998 al 2001 dallo stesso Tiezzi – è opera visivamente straordinaria, che si muove fra evocazioni di teatro indiano e giapponese. La musica spazia da Malher all’Equipe 84. In scena: Roberto Trifirò, Marion D’Amburgo, Stefania Graziosi, Massimo Verdastro, Massimo Grigò, Gabriele Benedetti, Ciro Masella, Annibale Pavone, Alessandra Schiavo, Massimiliano Speziali. Scene Pier Paolo Bisleri. –

Roberto Incerti