“Perché, da iraniana, ho sofferto nel vedere il velo sul palco delle sardine”

Ottimo articolo su Micromega, 19 Dicembre 2019 dc:

“Perché, da iraniana, ho sofferto nel vedere il velo sul palco delle sardine”

“Perché gran parte di voi femministe e persone di sinistra date sempre la parola solo alle donne musulmane col velo? Perché non date mai voce a tutte quelle donne che ogni giorno lottano per toglierselo il velo, in Italia e nel mondo?”. L’accorato appello di una donna iraniana che vive in Italia e che afferma: “Se volete chiamarmi islamofoba avete il mio permesso, perché io ho una vera fobia dell’islam. L’islam mi ha fatto sempre male. Sia quando vivevo in Iran, sia adesso che sono qui in Italia”.
di Atussa Tabrizi

Mi chiamo Atussa, sono una donna, sono iraniana e sono atea.

Quello che ho visto una settimana fa sul palco delle sardine a Roma mi ha fatto male, come quando in Iran sono stata arrestata dalla polizia morale perché non ero vestita adeguatamente (avevo una sciarpa sui capelli).

Non sono sicura se le sardine hanno intenzione di lottare per la laicità o vogliono solo andare contro il razzismo di persone come Meloni e Salvini, ma chiaramente non hanno nessuna idea di cosa sia la laicità dello Stato. Vanno contro croci e madonne di Salvini e Meloni con il velo e con pensieri oscurantisti.

Il velo per me, in quanto donna iraniana, è simbolo di oppressione, simbolo del male.

Non so cosa pensavano le sardine quando hanno deciso di presentare Nibras Asfa come un simbolo di laicità contro Meloni e Salvini, ma chiedo loro se non potevano dare voce a un’altra donna. Una donna – italiana o straniera – che crede nella laicità e nella libertà delle donne.

Se voi, sardine, come la maggior parte delle persone di sinistra e delle femministe italiane, pensate davvero che sostenere una donna col velo significa sostenere la sua libertà, state sbagliando.

È vero che ci sono persone come Meloni e Salvini che non vedono bene le donne con il velo, ed è vero che le donne con il velo vengono disturbate per strada nei Paesi occidentali, ma non dobbiamo e non dovete dimenticare che nei Paesi musulmani le donne che decidono di mettere il velo sono la minoranza, se non proprio inesistenti.

La maggioranza delle donne sono obbligate a metterlo, e non appena ne hanno l’occasione se lo tolgono.

Guardate il mio Paese per esempio, guardate come le donne tolgono il velo sapendo che saranno arrestate e condannate al carcere o anche peggio.

Guardate le donne in Arabia Saudita che con quella piccola, finta libertà che hanno ottenuto ultimamente la prima cosa che fanno è togliere il velo.

Guardate le donne come Ayan Hirsi Ali. Perché la maggior parte di voi femministe e di sinistra non parla mai di queste donne ma invece sempre, dico SEMPRE, delle donne musulmane col velo. Perché non date mai voce a una donna di origine straniera contro il velo e contro l’islam? Perché non sostenete mai queste persone?

Sicuramente andare contro il cristianesimo di Salvini e Meloni scegliendo l’islam è la scelta più sbagliata. Non si può lottare per la laicità presentando una donna musulmana, come non si può farlo con una suora cristiana. Se volete andare avanti a lottare contro i pensieri oscurantisti di Salvini e Meloni, l’islam non è la scelta giusta.

donne musulmane che credono nella laicità e vogliono cambiare qualcosa per le donne dovrebbero sostenere le donne che lottano per la libertà in Paesi come Arabia Saudita, Iran, Indonesia.

E invece spesso le donne che non mettono il velo sono considerate contro l’islam, blasfeme, non modeste e addirittura prostitute. E chi critica l’islam è considerato islamofobo e razzista.

La parola islamofobia è stata inventata dai musulmani con il supporto di una grande parte delle persone di sinistra per collegare subito qualsiasi tipo di critica contro l’islam al razzismo.

Mentre, come sappiamo, essere musulmano non è una caratteristica di un gruppo di persone legata a una “razza”.

Se volete chiamarmi islamofoba avete il mio permesso, perché io veramente ho una fobia dell’islam, perché l’islam mi ha fatto sempre male. Sia quando vivevo in Iran, sia adesso che sono qui in Italia.

Peggio di tutto questo è presentare tutte le donne immigrate come donne simili a Nibras Asfa, mentre anche qui in Italia tante donne immigrate soffrono e lottano per la loro libertà fuori dalla gabbia dell’islam e del velo.

Mie care sardine, se volete fare i veri rivoluzionari, se volete cambiare qualcosa, non dovete dare precedenza alle donne col velo, ma esattamente al contrario dovete dare spazio alle donne che lottano per i loro diritti, nei Paesi in cui anche lottare per un proprio diritto è punibile, e dovete imparare da loro come si lotta contro qualsiasi tipo di oscurantismo.

Voglio concludere ripetendo quello che ho detto all’inizio: mi chiamo Atussa, sono orgogliosamente una donna, sono iraniana, sono atea e sono orgogliosamente contro l’islam e il velo.

 

Per un’iniziativa unitaria di mobilitazione contro il governo Conte di tutte le sinistre di opposizione

In e-mail l’8 Settembre 2019 dc:

Per un’iniziativa unitaria di mobilitazione contro il governo Conte di tutte le sinistre di opposizione

A: Potere al Popolo, Sinistra Anticapitalista, Lotta Comunista, Partito Comunista, Sinistra Classe Rivoluzione, Partito Comunista Italiano

A: Il sindacato è un’altra cosa-opposizione CGIL, Confederazione Unitaria di Base, Sindacato Generale di Base, Sindacato Intercategoriale Cobas, Unione Sindacale di Base, Confederazione Cobas, Unione Sindacale Italiana

Il governo Conte bis nasce sotto il segno poteri forti, nazionali e internazionali. Un governo salutato dall’entusiasmo della Borsa e del capitale finanziario, e al tempo stesso sostenuto dai principali sindacati, dalla sinistra parlamentare (Sinistra Italiana), e in parte, seppur criticamente, dal PRC. Tutto ciò designa uno scenario politico nuovo.

Il programma reale del governo PD-M5S è il riflesso della sua natura sociale: privilegiamento degli interessi europeisti della grande impresa, concertazione con la burocrazia sindacale, consolidamento dell’asse atlantista in politica estera, sostegno attivo agli interessi specifici dell’imperialismo italiano, innanzitutto in Africa. Le stesse rivendicazioni democratiche dei movimenti di opposizione a Salvini (sociali, antirazzisti, femministi, ambientalisti) sono destinate ad essere cestinate, mentre la compromissione nel governo o attorno al governo della sinistra politica e sindacale (CGIL) lascerà a Salvini il monopolio dell’opposizione e uno spazio obiettivo di rivincita.

Il nostro partito si colloca senza riserve all’opposizione del nuovo governo. Per questo sosterremo ogni iniziativa di lotta del movimento operaio e dei movimenti sociali e democratici, a difesa della loro autonomia, contro ogni logica di subordinazione all’esecutivo. In questo quadro appoggiamo l’azione di sciopero generale promosso da CUB, SGB, SI Cobas, USI per il 25 ottobre, e riteniamo sarebbe importante la massima convergenza unitaria di tutto il sindacalismo di classe attorno a questa iniziativa, contro ogni logica di frammentazione e concorrenza tra sigle.

Più in generale consideriamo importante la più ampia unità d’azione delle sinistre di opposizione sul terreno dell’opposizione al governo. Abbiamo bisogno di costruire una vera unità d’azione dell’opposizione di classe. Per questo proponiamo, in tempi brevi, un incontro nazionale delle sinistre di opposizione che discuta e definisca l’agenda comune delle iniziative di mobilitazione e di lotta contro il governo.

Non si tratta ovviamente di risolvere divergenze di impostazione strategica che hanno una radice nella storia del movimento operaio e che si sono in questi anni consolidate, né dunque si tratta per parte nostra di perseguire aggregazioni politiche confuse basate sulla rimozione di tali divergenze. Rivendichiamo la nostra autonomia quanto rispettiamo l’autonomia altrui. Ciò che proponiamo invece è combinare la massima chiarezza del confronto con la massima unità sul piano dell’azione comune contro il governo e il padronato, facendo dell’opposizione di classe e di massa al governo il terreno centrale di unità d’azione, fuori e contro ogni logica settaria.

Pensiamo che un coordinamento nazionale unitario delle sinistre di opposizione potrebbe rappresentare un punto di riferimento comune per migliaia di militanti e attivisti di diversa collocazione, ed anche un fattore di incoraggiamento e valorizzazione delle loro disponibilità di lotta.

Su questa proposta contatteremo direttamente le vostre organizzazioni per verificare le concrete disponibilità. Per parte nostra siamo naturalmente disponibili a convergere su iniziative da altri proposte che abbiano la stessa logica e finalità unitaria.

Partito Comunista dei Lavoratori

La storia insegna ma non ha scolari

In e-mail il 28 Agosto 2019 dc:

La storia insegna ma non ha scolari

di Lucio Garofalo

La caduta del governo giallo-verde, al di là delle simpatie e delle opinioni politiche di ciascuno di noi, non è da salutare con troppo entusiasmo poiché, in questo momento, non esiste un’alternativa politica valida, tanto meno funzionale agli interessi delle classi lavoratrici.

In qualche misura si è replicato il copione delle manovre che nel 2011 fecero cadere il governo Berlusconi, favorendo l’ascesa di Monti a Palazzo Chigi. Con le conseguenze nefaste che ben sappiamo: su tutte, cito la “riforma Fornero” e otto anni (!) di austerity.

Politiche che hanno generato in Italia oltre 5 milioni di poveri assoluti.

Ed è sempre l’austerity il “modello” di politica economica alla base delle privatizzazioni e dei disastri (anzi, delle stragi) come il crollo del viadotto di Genova del 14 agosto 2018. La linea perseguita dal governo Monti e dai vari governi targati PD (soprattutto Renzi) è stata costellata da una sequela di costrizioni e ricatti dettati dall’alto per imporre, nel modo più tassativo, quelle controriforme ostili ed impopolari sofferte in Italia negli ultimi anni.

Il solo fatto che il governo giallo-verde non sia stato succube dei diktat di Bruxelles e della BCE è certo da ritenersi un segnale incoraggiante, nella misura in cui si è interrotta la politica decennale e mortifera dell’austerity che ha imperversato negli ultimi tempi.

È questo il modo più corretto e realistico di ragionare e di analizzare i fatti nella loro cruda e nuda realtà, e non secondo i nostri più intimi desideri, né in base alle nostre aspettative o simpatie personali. Almeno ciò è l’approccio più serio e ponderato per quei comunisti più sinceri e coerenti, e non faziosi, né dogmatici.

Invece, per i fantocci e i clown “sinistrati”, che non si degnano di leggere la realtà con una lente di sincerità intellettuale, bensì la deformano a proprio piacimento, il discorso è diverso.

Ai “compagnucci” che sbraitano contro il “mostro leghista” mi permetto di ricordare che “governi tecnici” imposti dalla Troika (in uno stile alla Monti) sarebbero più deleteri di un governo con Salvini. Un’eventuale “sterzata a destra” si traduce nei contenuti e nelle priorità trascritte nell’agenda politica, e non nei simboli di partito. Altrimenti, mi si risponda come mai le peggiori politiche di tipo socio-economico degli ultimi anni sono state realizzate sotto l’egida di quei partiti che, almeno in teoria, e cioè verbalmente, si dichiarano “di sinistra”.

Credo che i simboli e le etichette formali non contino più delle azioni concrete e dei fatti, in politica come in altre dimensioni e in altri settori della vita sociale. Mi riferisco non solo al PD di Renzi e Gentiloni, oggi di Zingaretti, bensì anche ai governi presieduti da Prodi (nel 1996 e 2006), appoggiati da Rifondazione ai tempi di Fausto Bertinotti.

Purtroppo, si sa che: “la storia insegna, ma non ha scolari”, come ci spiegava Gramsci.

Giù le mani di Salvini dalla scuola!

In e-mail il 21 Maggio 2019 dc:

Giù le mani di Salvini dalla scuola!

Unire le lotte contro un governo reazionario

21 Maggio 2019

prof_palermo

Quanto successo a Rosa Maria Dell’Aria, insegnante di italiano dell’Istituto industriale Vittorio Emanuele III di Palermo, è una vicenda gravissima. Condannata dall’Ufficio scolastico provinciale a due settimane di sospensione dal lavoro, con dimezzamento dello stipendio, perché non avrebbe «vigilato» sul lavoro di alcuni suoi studenti di 14 anni che, durante la Giornata della Memoria, avevano presentato un video in cui paragonavano le leggi razziali del 1938 con il “decreto sicurezza” del ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Si mette così in discussione la libertà d’insegnamento e di pensiero, soprattutto quando essa consiste nel veicolare messaggi antifascisti e antirazzisti. Non provocano invece scalpore e nessun provvedimento disciplinare i casi dei docenti Manfredo Bianchi di Carrara, nostalgico della Repubblica Sociale Italiana, e Sebastiano Sertori di Venezia, antisemita dichiarato.

Questo avviene nell’Italia del governo giallo-verde, uno dei governi più reazionari della storia della Repubblica, fautore di provvedimenti antiproletari come il “decreto sicurezza”, strumento di condanna delle lotte sociali, come quella per la casa, e dei lavoratori, con l’aggravamento dei procedimenti repressivi in caso di picchetti e blocchi stradali; mentre promuove l’autonomia differenziata, utile a dividere i lavoratori della pubblica amministrazione, della sanità e della scuola con contratti regionali, distruggendo l’istituto dei CCNL e bloccando così sul nascere ogni lotta di rilevanza nazionale.

Per questo motivo giudichiamo la firma dell’Intesa del 24 aprile un cedimento dei sindacati confederali al governo, spezzando sul nascere un movimento tra gli insegnanti che vedeva per la prima volta uniti sindacati confederali, sindacati di base e associazioni della scuola in una lotta comune contro precariato e regionalizzazione.

Giudichiamo anche la solidarietà espressa nei confronti della docente di Palermo da molti nel M5S, alleato della Lega nell’approvazione dei provvedimenti reazionari suddetti, mera propaganda elettorale in vista delle elezioni europee, chiaro tentativo dei pentastellati di recuperare il voto di settori dell’elettorato di sinistra.

Come Partito Comunista dei Lavoratori esprimiamo la nostra solidarietà incondizionata, di classe e antifascista a Rosa Maria Dell’Aria ed a Lavinia Cassaro, licenziata in maniera spettacolare perché ha osato protestare contro una brutale aggressione della polizia ad un corteo antifascista.

Solo con un’ampia mobilitazione dei lavoratori, della scuola come di tutte le categorie, si può porre un argine dal basso e di massa alla deriva reazionaria che sta investendo l’Italia, e colpisce sempre più i lavoratori. Mentre infatti provvedimenti come la Legge Fornero o l’abrogazione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori non sono stati minimamente toccati, decine di migliaia di lavoratori precari della scuola, nonostante la promessa di una loro stabilizzazione sia stata uno dei cavalli di battaglia della Lega e del M5S, non hanno visto ancora nei fatti alcun provvedimento di miglioramento della loro condizione lavorativa.

Solo costruendo una vertenza generale che unisca tutti i lavoratori si potranno difendere anche le più basilari libertà democratiche ed i fondamentali diritti, come quello al lavoro ed all’istruzione.

Giù le mani dalla scuola pubblica! Via il ministro della reazione!
No al governo Salvini-Di Maio! Via i decreti sicurezza!

Partito Comunista dei Lavoratori

Per la fine del PD in Umbria stappiamo le bottiglie…

Inoltrato in e-mail il 28 Aprile 2019 dc:

Per la fine del PD in Umbria stappiamo le bottiglie…i vuoti li teniamo per quelli che vengono dopo!!!

Ci fa sempre decisamente schifo la lettura politica attraverso le
inchieste giudiziarie, inchieste nelle quali spesso sono i nostri nomi e
le nostre conversazioni a venire spiate ed esposte al pubblico ludibrio
da sbirri e giornalisti. Inchieste i cui mandanti sono stati proprio
quei politici oggi sotto attacco.

Eppure quello che sta succedendo in Umbria solo accidentalmente nasce da
 un’inchiesta, ma è un fatto di portata storica: la fine di un regimetto
 durato ottanta anni di governo incontrastato su questa cosiddetta
 regione da parte della stessa famiglia politica.


Certo, pure un ragazzino che vende due grammi di fumo lo sa che certe
 cose al telefono non si dicono! I nostri governanti invece, spassosamente, parlavano al telefono di Logge massoniche e servizi
 segreti, di posti di prestigio negli ospedali e di affari da fare con la 
Legacoop.

Ma non è questo che ci interessa. Queste cose il PD qui da noi le ha 
sempre fatte.

Il punto è che fino a qualche anno fa in galera ci finiva
 chi le denunciava certe storie.

Che la Procura di Perugia sia 
improvvisamente rinsavita? Che i giudici siano diventati improvvisamente 
buoni?

Ma nemmeno per sogno!

Quello che è davvero storico è il mutamento
 dello spirito del tempo. Un’ipotesi politica, incontrastata fino a questo
 momento, volge al tramonto.
 Il dominio di questo clan politico-familiare si reggeva su un
 compromesso storico alla norcina: il compromesso fra i contadini e gli
 operai di queste terre – da ammansire e tenere buoni – con i poteri 
forti di Perugia (la Curia, l’Università, la Massoneria) e la grande
 industria post-fascista (le Acciaierie in primis, ma anche la storica
 industria del cioccolato di proprietà dell’ex potestà di Perugia).

L’imperativo di questa fase quasi secolare di compromesso e pace
 sociale, in pieno stile umbro, non poteva che essere eminentemente 
culinario: far mangiare tutti!!!


Ricordate il “ma anche…” con cui Walter Veltroni fece il manifesto 
ideologico per la nascita del PD, imitato magistralmente da Maurizio
 Crozza? Immodestamente, la cosa non ci fa un gran piacere, potremmo dire
 che il “ma anche…” nasce in Umbria: far mangiare i padroni ma anche gli
operai; governare con i Verdi ma anche con i cacciatori; avere 
università, città d’arte, parchi e fiumi, ma anche la grande industria 
(ma anche dei fantastici reparti di oncologia… con i primari, che sono
 sì luminari della medicina, ma anche amici dei politici).


Il popolino che oggi grida allo scandalo e si appresta a votare Lega non 
è immune da responsabilità: sono gli stessi villani che, prima, votavano
 socialista perché ambivano alla redistribuzione delle terre, poi, la
 generazione successiva, continuava a votare le giunte di centro-sinistra 
perché, devastando il territorio, rendevano le loro terre edificabili.

Quello che è davvero finito è quel mondo.

Sembra che i grandi processi
 storici abbiano raggiunto anche queste terre distanti dai confini e non
 bagnate da alcun mare. Oggi il capitalismo non è più in grado di far
 mangiare i padroni ma anche gli operai. Oggi devono mangiare solo i
 padroni. Oggi lo Stato sta messo male e non può più permettersi
 assunzioni clientelari. La magistratura, sempre al soldo dei padroni, è
 a servizio di questo mutamento dei tempi.

Questo spiega l’incredibile
 operazione giudiziaria che colpisce un fenomeno che fino a ieri era 
tollerato come forma di cultura locale.

Siamo certamente entusiasti che questi buffoni finiscano nella 
pattumiera della storia. È una vita che aspettiamo questo momento. 
Quelli che arriveranno dopo, però, non saranno meglio.
 Morta la generazione di politici di professione, una burocrazia di cui 
la Lorenzetti fu in un certo senso la matriarca, oggi entriamo in una
 fase nella quale i padroni prendono direttamente nelle loro mani il
 governo del territorio. Lo vediamo a Spoleto, dove abbiamo nella giunta
 leghista al potere direttamente imprenditori, feudatari, commercianti.

Il progetto che vogliono realizzare è già evidente: la plastificazione
 dell’Umbria, la sua prostituzione turistica, la trasformazione dei 
borghi e delle montagne.

Una piccola Toscana ancora incontaminata, in 
cui l’Umbria non esiste più ma esiste un suo surrogato in cartolina.
 Un processo nel quale i nuovi governanti si candidano ad essere porta
bandiera, se è vero che Salvini, volato a Perugia come un avvoltoio 
all’indomani dell’inchiesta, ha fatto sapere che la sua candidata in
 Umbria sarà la sindaca di Montefalco, Donatella Tesei.

Il “modello 
Montefalco” è il modello di un’Umbria fighetta e folcloristica, con 
l’hipster che viene da Firenze o da Roma a sorseggiare il calice di vino 
a prezzi da mutuo nello scorcio medievale. Mentre intorno cresce la 
miseria e lo sfruttamento delle persone e della natura.

Questo nuovo corso (che ha già preso piede a Perugia, Terni e Spoleto) 
avrà quanto meno il vantaggio di rendere le cose chiare: fine di ogni
 compromesso, fine del potere mediatore e onnicomprensivo del PD, scontro
 diretto, immediato, antagonista con i padroni al potere.

Oggi come ieri, noi saremo qui a combatterli.

Gli anarchici di Spoleto

La legittima difesa di Salvini

In e-mail il 7 Marzo 2019 dc:

La legittima difesa di Salvini

Contro la “legittima” difesa (dei padroni) di Salvini, rivendichiamo la legittima difesa dei lavoratori contro governo e padroni

 

Il Ministro degli Interni celebra la nuova legge sulla legittima difesa. Peggio dell’art.52 del codice penale Rocco-Mussolini del 1930. Quello riconosceva formalmente il principio della proporzionalità tra offesa e difesa, la nuova legge invece la abroga: la difesa è sempre legittima. Non è passata la proposta leghista di evitare persino l’indagine del magistrato. Ma il “sempre” serve a promettere l’assoluzione di chi spara e eventualmente uccide.

Colpisce lo scarto tra realtà ed effetto propagandistico della legge. Nella realtà i casi di legittima difesa sono pochissimi. Appena 2 nel 2016. Normalmente i relativi processi si chiudono con l’archiviazione da parte del magistrato. Dov’è dunque la strombazzata emergenza delle persecuzioni giudiziarie contro “i cittadini che si difendono”? Il vero effetto dell’annuncio della legge è un altro: da un lato assicurare a Salvini un tornaconto elettorale, che è la sua vera preoccupazione, dall’altro legittimare preventivamente chi uccide a tutela della proprietà, anche chi uccide per vendetta.

Un’esagerazione polemica? No, ed è Salvini che lo conferma. Il Ministro degli Interni, con telecamera al seguito, ha abbracciato un certo Angelo Peveri, vittima di un furto di gasolio, che ha sparato a freddo al ladro rumeno dopo averlo pestato e fatto inginocchiare. Neppure i suoi difensori avevano invocato la legittima difesa, è Salvini che l’ha rivendicata. Il messaggio è inequivocabile. La giustizia privata, l’esecuzione sul posto, sono benedetti dal Ministero degli Interni, contro ogni principio elementare di civiltà giuridica.

La proprietà è più importante della vita: questo è il sottotesto della nuova legge. Il decreto sicurezza ha trasformato il blocco stradale e il blocco delle merci in reato penale, contro i diritti di lotta dei lavoratori e a tutela dei proprietari.

Sempre a tutela dei proprietari si muove la nuova legge. Se lavoratori in lotta irrompono negli uffici aziendali della proprietà, o occupano gli stabilimenti, i padroni e le loro guardie private si sentiranno legittimati a far fuoco, magari a causa del “grave turbamento”?

Di certo la nuova legge, e soprattutto il nuovo Ministro degli Interni, possono coprire e incoraggiare le pratiche più reazionarie, anche al di là dei termini formali del dispositivo approvato.

L’aggressione compiuta ieri contro i facchini in sciopero dell’azienda Zara a Roma, da parte di quindici vigilantes armati di pistole elettriche e tubi di ferro, prova che non si tratta di fantascienza. I lavoratori occupavano il magazzino per chiedere stipendi arretrati e applicazione del contratto. I vigilantes sono intervenuti a tutela della proprietà, e su suo mandato. La nuova legge sarà usata e abusata proprio a difesa di questi metodi.

Lo Stato borghese che sgombera con le ruspe gli accampamenti di cartone dei migranti di San Ferdinando gettandoli su una strada è lo stesso che tutela i proprietari che li sfruttano per 12 ore a 2 euro all’ora.

È lo stesso Stato che tutela degrado ed emarginazione delle periferie metropolitane, brodo di coltura di criminalità e delinquenza.

Strizzare l’occhio al fai da te della giustizia privata è solo l’altra faccia dell’ingiustizia pubblica. L’ingiustizia di una società basata sullo sfruttamento, che sacrifica tutto alla legge del profitto. L’ordine pubblico che lo Stato difende è solo l’ordine di questa legge.

Contro questa legge, contro questo ordine, rivendichiamo la difesa legittima di tutti i lavoratori e lavoratrici, nelle loro lotte di resistenza, nel loro diritto alla rivoluzione.

Partito Comunista dei Lavoratori

La secessione dei ricchi

In e-mail il 15 Febbraio 2019 dc:

La secessione dei ricchi

Il referendum lombardo-veneto (Zaia-Maroni) del 2017 sulla cosiddetta autonomia regionale sta partorendo il frutto annunciato. Il governo giallo-bruno sta varando un’intesa con i governatori di Lombardia e Veneto che colpisce il lavoro salariato e la popolazione povera, in particolare del Sud.

Il meccanismo è semplice nella sua brutalità. I governatori del Nord vogliono allungare le mani su una fetta più grande delle risorse fiscali. Inizialmente la richiesta di Zaia era di poter trattenere localmente il cosiddetto residuo fiscale, cioè lo scarto tra gettito fiscale prodotto e trasferimento statale alla Regione. Siccome la richiesta, così formulata, aveva difficoltà a passare, ora si persegue lo stesso obiettivo in una forma diversa: si chiede allo Stato un trasferimento di competenze alla Regione che motivi una “maggiore compartecipazione” della stessa al gettito territoriale (dell’Irpef, dell’Irap, della tassa sull’auto…).

Il significato sociale e di classe dell’operazione è evidente. Le tre Regioni più ricche d’Italia, che fanno insieme più del 40% del PIL, chiedono e ottengono di sottrarsi ampiamente alla redistribuzione nazionale dell’introito fiscale. Maggiore è la quota che si accaparrano, minore è la quota che verrà riservata al resto d’Italia. In un contesto segnato dalla disuguaglianza sempre più ampia tra Nord e Sud in fatto di occupazione, servizi, prestazioni, il governo giallo-bruno arreca una nuova mazzata al Meridione.

Ma non si tratta di sola ripartizione territoriale. I governi regionali di Lombardia e Veneto (con alla coda la giunta regionale emiliana del PD) chiedono il pieno controllo di tutto il sistema degli incentivi alle imprese, la gestione della cassa integrazione e delle cosiddette politiche attive del lavoro (reddito di cittadinanza incluso); il controllo di autostrade, ferrovie, aeroporti; la regionalizzazione dei rapporti di lavoro nella scuola, dell’alternanza scuola-lavoro, del rapporto con le scuole private; pieni poteri in fatto di sanità, inclusa la gestione dei fondi sanitari integrativi; e persino la gestione della previdenza complementare, della protezione civile, dell’ordinamento sportivo locale.

Insomma, i governi regionali si candidano ad avere mano libera su ogni terreno. La disponibilità di maggiori risorse fiscali consentirà loro di continuare a ridurre le tasse sui profitti, di allargare le regalie pubbliche alle imprese private, di liberalizzare e privatizzare ulteriormente prestazioni sociali e servizi pubblici. Più ridurranno la spesa sociale più aumenteranno l’assistenza ai padroni. In cambio offriranno qualche piccolo privilegio corporativo ai propri “residenti”, pagato con la frantumazione contrattuale dei lavoratori, e dunque con l’attacco alla loro forza collettiva.

La Lega finanzia con questo accordo gli impegni assunti col padronato. Salvini non ha potuto onorare adeguatamente la promessa della flat tax nella prima legge di stabilità, dovendo accordarsi col M5S sul reddito di cittadinanza. Ora compensa la promessa mancata regalando alla piccola e media borghesia del Nord una nuova fetta di soldi e di potere. Pagano i salariati, del Nord e del Sud. Paga ovunque la popolazione povera. Il paradosso è che Salvini sfonda elettoralmente nella popolazione povera del Sud nel momento stesso in cui le carica sul groppo l’ingrasso ulteriore del padronato del Nord. E che il M5S sventola al Sud il reddito di cittadinanza nel momento stesso in cui concorre con Salvini, e alla coda di Salvini, nello spogliare le masse meridionali.

Per ora la truffa tiene, il consenso al governo resta alto. La memoria popolare di PD e FI è sufficiente per assicurare a Conte un sostegno sociale reale, mentre la passività dei sindacati continua ad offrigli un margine di manovra propagandistico. Ma i nodi si aggrovigliano, la coperta è stretta, le contraddizioni aumentano. È l’ora di rilanciare una opposizione sociale e di massa. Le chiacchiere di Landini stanno a zero. È l’ora di una lotta vera.

Partito Comunista dei Lavoratori