Ballard


Ballard

Ballard

Lo scrittore James Ballard è uno dei miei preferiti in fantascienza. Le condizioni meteorologiche e climatiche estreme da lui descritte in capolavori come “Terra bruciata” sono scritte talmente bene che mi hanno quasi dato la sensazione, leggendo i suoi libri, di “sentire” l’arsura, il caldo e l’afa in prima persona. Ecco di seguito alcune cose tratte dal web.

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Dal sito http://www.fantascienza.com

Conoscere James G. Ballard

di Luigi Pachi

Introduzione

Si può essere appassionati di letteratura fantascientifica senza aver mai letto nulla di Ballard? Probabilmente sì, ma certamente si è perso un appuntamento fondamentale con la storia di questo genere. James Graham Ballard fin dalle sue prime storie apparse nel 1956 sulle riviste New Worlds e Science Fantasy ha diviso il suo potenziale audience: l’emergente movimento della New Wave inglese l’ha fatto subito suo, mentre lo scrittore e il lettore tradizionale di SF ha ignorato quei lavori rifiutando di catalogarli come “fantascienza”. La forza narrativa di Ballard si riassume nel concetto innovativo di letteratura dello spazio interno (inner-space), anziché quello più tradizionale di spazio esterno (outer-space), che caratterizza la maggior parte delle opere fantascientifiche. Per questa ragione Ballard è un autore assolutamente unico, ricco di valori che si scoprono man mano che si approfondisce la sua produzione. E’ un rinnovatore del tessuto stilistico del nostro genere preferito e come tale è fondamentale leggerlo.

notizie biografiche

James G. Ballard è uno scrittore inglese nato a Shangai nel 1930. La sua esperienza nel campo di prigionia giapponese – è stato internato dal 1942 al 1945 – lo porterà in seguito a scrivere con stile in modo surrealista e spesso rappresentando, anziché il solito cliché fantascientifico fatto di “sense of wonder”, quello che potremmo definire il “sense of disaster”. Quella brutta esperienza passata da piccolo durante la Seconda Guerra Mondiale, quando i giapponesi occupano la Cina, si trasformerà nel libro del 1984 L’impero del sole (da cui anche il film omonimo nel 1987 di Steven Spielberg). Dopo la liberazione Ballard torna in Gran Bretagna dove studia medicina al King’s College di Cambridge, presta il suo servizio alla Royal Air Force e, a partire dal 1962 con Vento dal nulla diventa scrittore a tempo pieno.

come iniziare

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Ballard è famoso principalmente per la sua serie di quattro romanzi apocalittici pubblicati tra il 1962 e il 1966 che raccontano della distruzione del mondo attraverso i quattro elementi fondamentali della fisica antica: l’aria, Vento dal nulla (The wind from nowhere, 1962); l’acqua, Deserto d’acqua (The drowned world, 1962); il fuoco, Terra bruciata (The burning world, 1964); la terra, Foresta di cristallo (The crystal world, 1966). Sono questi i primi quattro libri che vanno letti e assimilati. Fin da queste opere si può notare come per l’autore non vi sia quasi mai distacco fra la coscienza individuale e le sensazioni collettive.

Una posizione che assume ancora più forza nel libro del 1971 intitolato Vermillion Sands, in cui vengono raccontate le vicende di un gruppo di insabbiati in un luogo di villeggiatura del futuro ubicato ai margini di un deserto. Chiaro simbolismo dell’inaridimento progressivo degli impulsi spirituali della società umana.

Ma Ballard è un maestro anche nella narrativa breve. Le sue storie non sono mai racconti fine a se stessi. Dietro il suo stile surrealista e i suoi esperimenti tematici e stilistici affiorano sempre messaggi non precisi. Siamo davvero lontani dalla fantascienza convenzionale. In questo territorio ballardiano si può esplorare l’insanità, la realtà e come i media e la tecnologia possono influenzare le nozioni della gente rispetto alla realtà stessa.

Ci troviamo di fronte a personaggi spesso sottomessi, spesso più vittime che eroi e questo può spiegare in parte la riluttanza iniziale di alcuni lettori di SF che sono cresciuti con personaggi più facilmente vincenti e positivi.

Tra le antologie che meritano di essere lette per cominciare ad apprezzare Ballard vorrei segnalare Il gigante annegato (The terminal beach, 1964) – dove se siete appassionati di scacchi non potete perdervi il racconto L’ultima mossa – e La zona del disastro (Disaster area, 1967). Soprattutto in quest’ultima antologia è evidente quanto le lucide e al contempo allucinate profezie del caposcuola inglese comportino un “messaggio” che non serve a scongiurare la catastrofe. Ballard ha un solo, gelido, impassibile avviso: “nella zona del disastro ciascuno di noi c’è già ed è troppo tardi per uscirne”!

per approfondire

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Se i libri che vi ho consigliato vi hanno colpito possiamo pensare ad altri lavori di Ballard che meritano di esseri letti. Se preferite i romanzi ai racconti è il momento di passare alla lettura di Crash (da cui il recente film di David Cronenberg). Si tratta di un’esperienza di lettura unica e sconvolgente. Ballard questa volta gioca più forte del solito con il lettore: lo colpisce allo stomaco con i suoi forti passaggi narrativi, lo stravolge con la sua perversione e lo mette a dura prova. L’automobile, in Crash, rappresenta il simbolo sessuale, ma è anche la metafora totale della vita dell’uomo nella società odierna. E’ il cataclisma pandemico istituzionalizzato di tutte le società industriali e il suo fine ultimo, inutile dirlo, è quello di monito, di messa in guardia dal mondo brutale, erotico e sovrailluminato.

Non fantascientifico, ma toccante, è il precedentemente citato L’Impero del sole (Empire of the sun), dove l’autore racconta parte della sua vita e degli eventi vissuti nei quattro anni in cui è rimasto internato a Shangai. Restando nei romanzi, ma tornando alla SF, vi segnalo altri due titoli d’approfondimento. Condominium (High-rise, 1975) e Ultime notizie dall’America (Hello America, 1981).

Nel primo caso ci troviamo davanti a gigantesche costruzioni dove gli appartamenti sono circa un migliaio e la catastrofe che aleggia non è meno orribile di quelle a cui Ballard ci ha abituati. In Hello America siamo nel 2030. New York è una città fantasma, abbandonata. Strade e grattacieli sono deserti. Fin quando una spedizione di uomini coraggiosi vi fa ritorno.

Se invece volete proseguire le vostre letture ballardiane con la sua produzione breve vi consiglio La civiltà del vento (Low-flying aircraft and other stories, 1976), Mitologie del futuro prossimo (Myths of the near future, 1982) e Ora zero (The Venus Hunters, 1980). Quest’ultima antologia è apparsa sul doppio numero di Urania-Natale del 1981 e in quarta di copertina si avvisava il lettore: “I racconti di Ballard sono sempre sconvolgenti e traumatizzanti, ma quello che dà il titolo alla raccolta qui inclusa potrà avere effetti ancora più drastici. Si consiglia quindi vivamente di leggerlo per ultimo onde non rischiare, dopo averlo letto, di non essere più materialmente in grado di leggere gli altri”.

Questo, signori, è James Ballard. Come fare a non approfondirlo e apprezzarlo?

reperibilità

In Italia è stato pubblicato soprattutto su Urania, anche grazie al fatto che Fruttero e Lucentini lo apprezzavano molto. Tutte queste edizioni possono essere reperite, con un po’ di fortuna, spulciando sulle bancarelle. I libri rilegati, pubblicati soprattutto dopo l’uscita del film di Spielberg L’impero del Sole che ha fatto “scoprire” Ballard anche dalla critica non specializzate, dovrebbero essere reperibili in libreria senza troppe difficoltà.

bibliografia

Romanzi:

Wind from Nowhere, 1962
Il vento dal nulla, tr. Mario Galli, Mondadori, Urania 288, 1962; Urania 621, 1973; in Millemondiestate, 1981; in I Massimi della Fantascienza, 1986

The Drowned World, 1962
Deserto d’acqua, tr. Stefano Torossi, Mondadori, Urania 311, 1963; Urania 648, 1974; in Omnibus, 1977; in Millemondiestate, 1981; in I Massimi della Fantascienza, 1986; TeaDue, 1989

The Burning World, 1964
Terra bruciata, tr. Maria Benedetta De Castiglione, Mondadori, Urania 417, 1966; Urania 788, 1979; in I Massimi della Fantascienza, 1986; Oscar Fantascienza, 1989

The Crystall World, 1966
Foresta di cristallo, tr. Jane Dolman, Pocket Fantascienza Longanesi, 1975; Oscar Fantascienza Mondadori, 1989

Crash, 1973
Crash, tr. Gianni Pilone Colombo, Rizzoli, Mistral 1990; Biblioteca del Brivido Rizzoli, 1995

Concrete Island, 1974
L’isola di cemento, tr. Massimo Bocchiola, Ariele, Anabasi 1993

High-Rise, 1975
Condominium, tr. Beata della Frattina, Mondadori, Urania 707, 1976; Condiminio, tr. Paolo Lagorio, Ariele 28, Anabasi, 1994

Hello America, 1981
Ultime notizie dall’America, tr. Marco e Dida Paggi, in Ultime notizie dall’America, Mondadori, Urania 908, 1981; come Hello America, tr. Andrea Terzi, Rizzoli, Mistral 1989

Empire of the sun, 1984
L’Impero del sole, tr. Gianni Pilone Colombo, Rizzoli, 1986

Antologie:

Passport to Eternity, 1963
Suddiviso in Essi ci guardano dalle torri, tr. Hilja Brinis, Mondadori, Urania 371, 1965 e Passaporto per l’eternità, tr. Hilja Brinis, Urania 399, 1965
Contiene i racconti: Essi ci guardano dalle torri, L’uomo al 99° piano, Il tempo si guasta, Tredici verso Centauro, Amplificazione, L’astronauta scomparso, Passaporto per l’eternità, I mille sogni di Stellavista, La rete di sabbia

Gli scultori di nuvole, tr. Hilja Brinis, Mario Galli e altri, Mondadori, Urania 487, 1968
Contiene i racconti: Gli scultori di nuvole, La spiaggia, Il delta al tramonto, Controtempo, L’uomo impossibile, Il piccolo mondo del signor Goddard, Paziente perduto

Vermillion Sands, 1971
I segreti di Vermillion Sands, tr. Roberta Rambelli, Orizzonti, Fanucci 1976
Contiene i racconti: Prima Belladonna, Il Gioco degli Schermi, I nubiscultori di Coral-D, Le statue canore, Sul mare di sabbia, La vendetta della scultrice, Addio al vento, Studio 5, I mille sogni di Stellavista

The Day of Forever, 1967
Il giorno senza fine, tr. Lella Costa, Fantapocket Longanesi 1976
Il giorno senza fine, Prigioniero dell’abisso di corallo, Domani è un milione d’anni, L’uomo del 99° piano, Le terre di attesa, L’ultimo mondo di Mister Goddard, L’assassino gentile, Il pomeriggio improvviso, I pazzi, Terra di morte

Low-flying Aircraft and Other Stories, 1976
La civiltà del vento, tr. Maria Benedetta De Castiglione e Mario Galli, Mondadori, Urania 717, 1977
Contiene i racconti: La civiltà del vento, Il pastore aereo, L’astronauta morto, Il bombardiere del sogno, Vita e morte di Dio, Il più grande show televisivo mai visto, Gli invasori, Bambini prodigio

The Four-dimension Nightmare, 1963
Incubo a quattro dimensioni, tr. Lidia Lax, Stefano Torossi, Hilia Brinis, Beata della Frattina, Mondadori, Oscar 1978
Contiene i racconti: Le voci del tempo, Dalla veranda, In tredici verso Centauro, Il giardiniere del tempo, La prigione di sabbia, Essi ci guardano dalle torri, Cronopoli, Lo spazzasuoni

The Terminal Beach, 1964
Il gigante annegato, tr. Beata della Frattina, Mondadori, Urania 764, 1978
Contiene i racconti: L’astronauta scomparso, Il gigante annegato, L’ultima mossa, L’uomo luminoso, La spiaggia, Il delta al tramonto, Terminal, L’ultima pozzanghera, Le danze sul vulcano, Per piccina che…, La Gioconda del crepuscolo di mezzogiorno, Il Leonardo scomparso

Disaster Area, 1967
La zona del disastro, tr. Vittorio Curtoni e altri, Mondadori, Urania 779, 1979
Contiene i racconti: Gli uccelli giganti, Città di concentramento, L’uomo sublimale, Il mare è vicino, Paziente perduto, Il sig. F. è il sig. F., Zona di terrore, Cubicolo 69, L’uomo impossibile

The Venus Hunters, 1980
Ora zero, tr. Laura Serra e altri, in Ultime notizie dall’America, Mondadori, Urania 908, 1981
Contiene i racconti: Ora zero, I saccheggiatori di tombe, Amplificazione, Passaporto per l’eternità, Il tempo si guasta, Controtempo, UFO da Venere, Mattatoio, Un pomeriggio a Utah Beach, Zoom di 60 minuti

Myths of the Near Future, 1982
Mitologie del futuro prossimo, tr. Giuseppe Lippi, Mondadori, Urania 976, 1984
Contiene i racconti: Mitologie del futuro prossimo, Saluti da Las Palmas, Fantasie incestuose, Zodiaco 2000, Notizie dal Sole, Teatro di guerra, Guerra finita, Il sorriso, Solarium, Riunione di famiglia

The Atrocity Exibition, 1970
La mostra delle atrocità, tr. Antonio Caronia, Mistral Rizzoli 1991; Biblioteca del Brivido Fabbri, 1995; Gli Squali, Bompiani 1995
Contiene i racconti: La mostra delle atrocità, L’università della morte, L’arma omicida, Tu:Coma:Marilyn Monroe, Appunti per un collasso mentale, Il grande nudo americano, Cannibali d’estate, Tolleranza del viso umano, Tu e io e il continuum, Piano per l’assassinio di Jacqueline Kennedy, Amore e napalm: gli USA formato esportazione, Crash, Le generazioni dell’America, Ecco perché voglio fottere Reagan, L’assassinio di John Fitzgerald Kennedy considerato come una gara automobilistica, Il lifting della principessa Margaret, La plastica mammaria riduttiva di Mae West, La rinoplastica della regina Elisabetta, Storia segreta della Terza guerra mondiale

War Fever, 1990
Febbre di guerra, tr. Andrea Terzi, La Scala, Rizzoli 1993
Contiene i racconti: Febbre di guerra, La storia segreta della terza guerra mondiale, Carghi di sogno, L’oggetto dell’attentato, Amore in un clima più freddo, L’eterna vacanza, Risposte a un questionario, Il disastro aereo, Relazione su una stazione spaziale non identificata, L’uomo che camminò sulla luna, L’enorme spazio, Memorie dell’era spaziale, Note su un collasso mentale, L’indice

Bibliografia tratta dal catalogo di Ernesto Vegetti.

Delos ha pubblicato un’intervista con James G. Ballard sul numero 4: http://www.fantascienza.com/delos/delos04/dls04bal.html


Dal sito http://www.lafrusta.net

James .G.Ballard e la psicopatologia della sopravvivenza.

La cognizione del dolore mentale e il potere trasformativo dell’immaginazione

1. Come André Breton, come William Burroughs, James G.Ballard è stato uno studente di medicina e addirittura uno psichiatra mancato: la vocazione adolescenziale lo condusse a leggere Freud e C.G.Jung, che del resto sono anche scrittori “con una fervida immaginazione” (Re/search p.14), come lui dice anticipando un giudizio che è oggi ampiamente diffuso nel mondo scientifico (ma delle virtù profetiche di Ballard si sa da quando ha anticipato di 15 anni l’elezione di Ronald Reagan). Da ragazzo Ballard progettava di fare lo psichiatra senza rinunciare alla scrittura, consapevole che la sua opera sarebbe stata molto meno prolifica, per assenza di tempo. La sua passione per la psicoanalisi era parallela a quella per il surrealismo, prima che questa corrente artistica e letteraria venisse rivalutata ed esaltata concettualmente e commercialmente. Studiò per due anni medicina a Cambridge e a London, poi abbandonò pensando, così dice, “di aver già rimpolpato abbastanza il (suo) vocabolario” per dare corpo alla forza della sua immaginazione (loc cit., p.17). In questo senso il suo curriculum non è diverso da quello di scrittori con una formazione scientifica come Huxley, Calvino o Gadda, o cineasti come Cronenberg e Buñuel, o anche filosofi come Wittgenstein o Husserl (per Ballard la fenomenologia è “la coraggiosa scommessa che fa il sistema nervoso centrale sulla propria esistenza” Re/search p. 42), tutti Autori nella cui opera si ritrovano ampi riferimenti sia contenutistici che linguistici alle scienze e alle tecnologie frequentate. Ciò che li accomuna è la necessità di trascendere il modello naturalistico per cogliere e rappresentare l’esistenza nei suoi molteplici piani esperienziali, in un progetto conoscitivo della realtà sovraordinato rispetto al paradigma scientifico, perché rifiuta la distinzione tra soggetto e oggetto che lo fonda. Ballard mira infatti a descrivere contestualmente, in una continua corrispondenza, mondo esterno ed interno, fisico-sensoriale e psichico-spirituale, secondo la figura del nastro di Möbius estratta nell’opera di Ballard da Antonio Caronia (“questa scrittura che pare un nastro di Möbius e ci fa passare dalla psiche alla storia senza che ci accorgiamo di aver cambiato faccia della superficie, tutto questo non è il risultato di una scelta interessante ma arbitraria: è una necessità.”)

Questo progetto è reso esplicito da Ballard nel suo provocatorio, ripetuto accostamento tra scienza e pornografia, probabilmente concepito all’epoca delle sue frequentazioni dei tavoli di dissezione anatomica. Per bocca di Traven (il paziente protagonista di La mostra delle atrocità, MA) scienza e pornografia sono entrambe attività rivolte a “isolare gli oggetti o gli eventi dal loro contesto spaziale e temporale”, ma, in una nota allo stesso testo, parlando in prima persona, rivaluta la pornografia come “la forma di fiction più letteraria di tutte: un testo verbale che conserva il minimo di legame con la realtà esterna (…)”, che, basandosi sul carattere illimitato dell’immaginazione sessuale, può assumere il ruolo di “formidabile catalizzatore del mutamento sociale”. (1)

Nel suo romanzo pseudo-autobiografico The Kindness of Women (KW), l’intera attività scientifica dello psicologo Dick Sutherland è rivolta per il narratore James Ballard a dimostrare l’identità di scienza e pornografia, studiando gli effetti di film violenti e pornografici sull’attività sessuale, videoregistrando a fini sperimentali rapporti sessuali e perfino la sua propria morte per cancro. Ma tutti questi tentativi perdono per strada la richiesta asetticità a causa delle risonanze affettive e immaginative prodotte sui soggetti della sperimentazione, compreso lui stesso. Questi esempi rappresentano alcune delle metafore concrete del progetto che sottende l’intera narrativa di Ballard, la realizzazione di una pornografia “catalizzatrice” mediante opere di fanta-scienza, di science-fiction, nel senso più letterale possibile, quello di produrre una letteratura utilizzando gli strumenti descrittivi e logici della scienza ed una sperimentazione scientifica antropologica con l’espediente della fiction, della finzione che coglie la realtà più di qualsiasi progetto conoscitivo naturalistico.

Il nastro di Möbius della scrittura ballardiana, che la predispone strutturalmente alla trascrizione cinematografica (finora due film, L’impero del sole e Crash, sono stati tratti dai suoi omonimi romanzi rispettivamente da Spielberg e Cronenberg) è polidimensionale perché unisce in un rispecchiamento indissolubile l’organizzazione mentale, anatomica e funzionale, motoria e sensoriale del soggetto, alle strutture urbanistiche, all’organizzazione tecnologica, ai cambiamenti più o meno imminenti, futuribili o fantascientifici dell’ambiente geopolitico e sociale. L’uomo ballardiano non esiste se non nel contesto ambientale, economico e tecnologico, e, come un animale lamarckiano, muta in continuazione dovendovisi adattare: è un uomo senza memoria storica (che tutt’al più risale alla seconda guerra mondiale, a ciò che la produsse e a ciò che produsse), e spesso anche senza futuro (non vi sono bambini, né madri, né famiglie nei suoi romanzi di fiction ma c’è il narratore-bambino come protagonista ed i suoi figli nei due romanzi (pseudo)autobiografici- ed i legami coniugali sono tutti sul punto di dissolversi o si dissolvono nel corso della narrazione), ma ha un presente che è assolutamente aggiornato, anzi è, per così dire, una specie di sperimentatore di avanguardia del presente e del presente possibile.

2.È quindi un progetto epistemologico prima che stilistico e letterario ad esprimersi precocemente nell’opera di Ballard (le prime raccolte di racconti, per alcuni letterariamente insuperate, ed i primi romanzi come Drawned World/Mondo sommerso), divenendo via via più esplicito, fino a culminare nei testi tanto più teorici e cifrati quanto più penetrano nella biografia dell’autore, Condominium, Crash (per il quale gli fu consigliato di rivolgersi ad uno psichiatra – Behrens, 6), La mostra delle atrocità (MA) e The Kindness of Women (KW), ma anche, in modo meno sfacciato ma non meno pregnante, nei romanzi più recenti, estenuati esempi di noir quali Cocaine Nights (CN), Rushing to Paradise/Il paradiso del diavolo e Super Cannes (SC), man mano che figure di medici e psichiatri e i temi della psicopatologia e delle sue implicazioni terapeutiche divengono più ricorrenti e letterali. Poiché i microcosmi ballardiani prevedono sempre un mutamento della mente sintono e sincrono con quello ambientale, la psicologia è parte integrante dei suoi testi fin dalle opere più propriamente di genere fantascientifico (nelle quali grossolani riferimenti junghiani hanno consentito di parlare di una tetralogia archetipica) ed è ovvio che i “tecnici” che sorvegliano e controllano questi mutamenti, psichiatri e psicologi divengano personaggi obbligatori. Se, come Ballard ha dichiarato, “Fiction is a branch of neurology (..)” (Behrens 1), la psichiatria è senza alcun dubbio una componente indispensabile della sua fiction.

Alla psichiatria e agli psichiatri tradizionali, che dimostra misteriosamente di conoscere talora in modo sorprendente (e, dal punto di vista psicologico ed umano talora meglio degli psichiatri stessi), Ballard riserva osservazioni asciutte, icastiche e spesso trancianti, di regola improntate all’insofferenza e alla derisione (MA, CN, SC), o ad una esplicita critica istituzionale (KW), senza però mai misconoscere la sofferenza in prima persona che gli psichiatri immettono ed esprimono nella loro pratica. Alle figure di psichiatri Ballard contrappone quelle di psicopatici (Vaughan in Cr, Crawford in SC, Barbara Rafferty in RP etc.) a loro modo santi e rivoluzionari che perseguono progetti di trasformazione dell’organizzazione sociale (spesso sovvertendo la funzione e le finalità della tecnologia e degli habitat tecnologici) al fine di sollevare gli esseri umani dall’apatia, l’anedonia e la depressione in cui annegano. Come a volte risulta difficile differenziare, nei modi e nei loro progetti, gli psichiatri da questi loro antagonisti, i comportamenti psicopatici e perversi rappresentano allo stesso tempo nuove psicopatologie e nuove terapie che la trasformazione tecnologica e sociale consente di liberare e realizzare per espellere il dolore mentale connesso alle perdite e alle “organizzazioni della colpa” (CN) che generano, per infrangere il vissuto di estraneità a se stessi e alla realtà che si esprime nella noia, nella depersonalizzazione, nella frammentazione dell’identità, patologie che Ballard mostra di conoscere molto bene insieme alle varie tossicodipendenze proliferate negli anni ’60 e ’70. Psicopatie e perversioni sono soluzioni concrete ed efficaci, soprattutto quando diventano la norma e la regola non scritta all’ìnterno di enclaves microsociali, gruppi di avanguardia o di sperimentazione artistica e sociale ai quali Ballard ha appartenuto, stando a quando è scritto in KW, ma anche alle loro trasfigurazioni letterarie nelle associazioni di marginali (autoemarginati più che emarginati) come in Crash, Concrete island e RP, nelle organizzazioni elitarie neo aristocratiche, come gli abitanti dei complessi residenziali di Condominium, CN e SC2;(2) al contrario i trattamenti psichiatrici, farmacologici o psicoterapeutici, che implodono sui soggetti in un vacuo tentativo di normalizzazione, risultano inefficaci e tragici sia per i pazienti che per i medici. E’ perfino prevedibile che lo psichiatra coprotagonista dell’ultimo romanzo di Ballard (Wilder Penrose, in SC) non prescriva più affatto farmaci ma veri e propri gruppi d’azione di gesta psicopatiche e perverse come cura per i top manager, una follia minore in grado di prevenire la follia cui li condurrebbero i ritmi e le responsabilità di attività di lavoro globalizzate e miliardarie. La piccola follia psicopatica temporanea dei top manager di Eden Olympia equivale alla benigna (benevola) psicopatologia (“benevolent psychopathology”) inventata e realizzata da Vaughan in Crash: una follia minore che tuttavia fa comunque le sue vittime- che preserva da una follia maggiore, alla quale lo stesso Io come nozione soccombe (ad esempio nel personaggio di Travis/Trabert/Talbot (3 ) in MA e in quello di Sally di KW).

Creando personaggi di curati e curanti, Ballard assume, come scrittore, il ruolo gerarchicamente superiore di chi tiene il controllo di entrambi; fantasticandosi come medico e paziente, nelle proiezioni dei suoi personaggi, lo scrittore può dedicarsi al giuoco solitario di esternare frammenti della propria esperienza di sofferenza psichica ed inquadrarla concettualmente scimmiottando più o meno a sproposito (ma a volte sorprendentemente a proposito), il linguaggio medico-psichiatrico (Dalle Luche e Barontini, p.117); può togliersi letteralmente il lusso di immaginare una sorta di psichiatria antipsicoanalitica, non rivolta alla normalizzazione e all’adattamento sociale, bensì alla creazione di mondi alternativi retti da sistemi morali e valori completamente diversi da quelli generatori del “Disagio della civiltà”, un vissuto di sfondo in quasi tutti i testi ballardiani. Ma anche se i modi prospettati per lenirla non sono affatto ortodossi, la sofferenza mentale che li rende necessari è molto ben descritta e verosimile.

Ad esempio ciò che Ballard chiama, con una locuzione molto fenomenologica, “morte dell’ affetto, la scomparsa della sensibilità” (MA, p.154)(4) , corrisponde a quelle situazioni interiori che gli psichiatri chiamano in senso lato “depressione”, in particolare a quelle depressioni più gravi caratterizzate appunto non tanto dalla tristezza, quanto dalla impossibilità di provare gli affetti e di compiere tutti quegli atti che richiedono una partecipazione affettiva e volitiva, una progettualità, una volontà di “andare avanti”. La “morte dell’affetto” ballardiana, verosimilmente conosciuta da lui nel lutto per la morte della moglie (vedi KW, MA e, forse, in una trasfigurazione totalmente fictionale, nel racconto Controtempo) è una situazione di disinvestimento, di sospensione della vita, di perdita di coesione del sé (vedi paradigmaticamente la molteplicità di Travis/Trabert/Talbot in MA) e di isolamento interpersonale quasi artistico che difende il soggetto dal dolore mentale a cui lo esporrebbe qualsiasi rapporto interumano: un affetto che garantisce la sopravvivenza in situazioni impossibili da vivere, che trova un paradigma esplicativo nella condizione degli internati in un campo di concentramento a Shangai, vissuta traumaticamente da Ballard tra i 10 e i 13 anni di vita (vedi L’Impero del Sole: “«Capace di sopravvivenza» ridacchiò Basie «utile espressione. E tu lo sei, Jim?» (199) Sapeva di essere vivo, eppure si sentiva morto come il signor Maxted. Che l’anima, invece di lasciare il corpo, gli fosse morta nella testa?” p251) e metaforizzata da tutti i luoghi chiusi dei suoi libri (condomini, isole, centri residenziali, reti stradali, ospedali). Questa difesa è tuttavia per definizione transitoria, perchè non si può vivere, non si vive realmente senza affetti: è una difesa che deve essere superata trovando modi o di reinvestire, di riprovare degli affetti che non ci sono, cioè di risuscitare, attraverso una ricombinatoria strutturale delle relazioni che li suscitano. Molti dei personaggi di Ballard si trovano appunto in questa condizione, e le storie che Ballard racconta sono in genere i modi con cui questi personaggi tentano di ritrovare la vita a partire da una situazione di sopravvivenza: Travis in MA, Mailand in IC, tutti i personaggi che si muovono nelle spettrali aree metropolitane di Crash, sulla scorta del loro leader carismatico Vaughan, gli ecologisti di RP, tutti i top manager di SC ricostruiscono i loro affetti trasformando la visione della loro vita e il loro mondo, la realtà interpersonale e le leggi sociali e morali. Ma, e questa è una delle caratteristiche tematiche più peculiari e letterariamente antioconvenzionali in Ballard, invece del tradizionale amore, dell’ “amor vincit omnia”, vengono a soccorrerli comportamenti perversi, intesi come atti sessuali “concettuali, intellettualizzati, lontani sia dall’affetto che dalla fisiologia”, in quanto unici modi per “realizzare contatti interumani”, per riprendere alcune definizioni chiave di MA, per interrompere quell’assenza di “scambi emozionali che danno il senso di chi siamo” (SC p.245).

3. Gli psichiatri col tempo si abituano a riconoscere ed a convivere con la regressione verso l’irrazionale e l’indifferenziato che connota tutti i comportamenti psicopatologici. Gli universi letterari e concettuali di Ballard non sono che metafore di questo stesso percorso, rivolto a dimostrare la tesi sperimentata personalmente che in circostanze catastrofiche l’abnorme è la norma, la regressione sopravvivenza, e quindi l’unico modo per andare avanti, per progredire. I testi di Ballard possono essere letti anche come aneddoti terapeutici, proiezioni in fiction dei meccanismi autoterapeutici sperimentati dal loro Autore che del resto conferma questa chiave di lettura quando, chiamato ad interpretare una piccola parte nel film di Spielberg tratto dal suo “L’impero del sole” afferma: “Mi sentivo cadere in una trance, provando ad immaginare quella riga di dialogo mancante dalla mia prima vita, che avevo impiegato la mia intera carriera a cercare di definire” (p.331) Ho impiegato la mia intera vita a cercare di uscire fuori da (Shangai) (…) Non avevo mai visitato Los Angeles ma sembrava giusto che la mia infanzia giungesse a termine nella città deserta la cui immaginazione illimitata aveva rimitologizzato il passato e inventato il futuro” (p.333) Il film aveva avuto un ruolo profondo per me vedere ricreato magistralmente Shangai era stato l’ultimo atto di una profonda catarsi (…) Tutti i poteri dei film moderni si erano riuniti per questo esercizio terapeutico (…) nella mia mente l’immagine si era fusa con l’originale, avvolgendola dentro le sue ali protettive (…) Potevo quasi credere che le mie memorie di Shangai erano sempre state un film, proiettato senza fine dentro la mia testa durante i miei anni inglesi del dopoguerra” (p.341) (KW)

Tuttavia sarebbe far torto all’intelligenza e al mestiere di Ballard prendere alla lettera i suoi testi ed i processi psicologici che vi si possono rintracciare: la gestione degli universi narrativi ed immaginari è, ovviamente, molto più semplice di quelli reali, e lascia ampio margine alle iperboli e agli espedienti accattivanti; le volute ossessive e gli improvvisi cortocircuiti della scrittura ballardiana sembrano a volte trainare, ben al di là del loro senso, i concetti che veicolano. Inoltre, non manca mai in Ballard una certa ironia, soprattutto negli apici iperbolici e provocatori di alcune situazioni narrative, un gusto strutturale dell’ambiguità che nega quello che afferma, tanto più quanto più calca la mano, quanto più tocca i tasti dell’orrore, della repulsione, del disgusto. Tutto questo è possibile “nel giocare con la nostra psicopatologia” anche a rischio che qualcuno la prenda sul serio e tenti di imitarla (Ballard, intervista a Grünberg). Solo allo scrittore è consentito di manipolare i suoi personaggi, cosa di cui Ballard è peraltro accusato nella vita reale da un’amica, stando a KW: “Quando pensavo a David Hunter, a Dick e a Sally, qualche volta mi chiedevo quali parti avevo giuocato nelle loro vite, dirigendoli verso obiettivi che avevo stabilito anni prima. Non li avevo mai manipolati coscientemente, ma avevano accettato i loro ruoli assegnati come attori reclutati per interpretare parti in un dramma di cui non avevano mai visto lo script” (p.263).

Pochi Autori come Ballard mettono in luce la complessità del giuoco di realtà e finzione che lega le opere alla vita. Ad esempio i due romanzi cosiddetti autobiografici di Ballard (IS e KW) sono allo stesso tempo quanto di più verosimile e quanto di più inverosimile ci possa essere per conoscere la vita di Ballard: tanto più dettagliati e realistici sono i fatti raccontati (si giunge al dettaglio pornografico) tanto meno sono credibili, se non altro per la necessità dell’Autore di tutelare le persone coinvolte nei suoi fatti privati. La vita di chiunque è in ultima analisi irraccontabile, e spesso più inversomile di molte opere di fiction. La presenza di innumerevoli e indubitabili corrispondenze tra narrazione e vita non ha alcun significato; l’ “Io” narrante di KW, come il Jim protagonista di IS non sono più credibili del James Ballard-personaggio di Crash. Molto più significative appaiono le corrispondenze nei modi di sentire, nei pensieri, nei riferimenti ai fatti della cronaca americana degli anni ’60., numerosissimi e quasi ossessivamente ripetuti in Ballard nei testi di genere più vario: ad esempio, le riflessioni sui rapporti tra scienza e pornografia, tra sessualità ed elaborazione del lutto, l’impatto soggettivo delle visioni mediatiche dei grandi fatti di cronaca (le morti di Marilyn e di Kennedy), le annotazioni sul tempo soggettivo e la memoria sono ubiquitari, costituiscono lo spunto dei racconti o dei romanzi di fantascienza o sono descritti come esperienze autobiografiche, come loro organizzatori di senso. E’ in queste corrispondenze, piuttosto che nell’illusione della descrizione naturalistica e verosimigliante, che ritroviamo il “vero Ballard”, il suo spirito, il suo modo di vivere e di intendere la vita.

L’assenza di una corrispondenza tra scrittura e vita (o, quantomeno, l’assenza di criteri di certezza per valutare la corrispondenza) assume particolare rilevanza in Ballard perché esemplifica come la scelta di fare letteratura sia per lui un tentativo di evitare la corrispondenza letterale e mortuaria tra scienza e pornografia. Il giuoco di finzione consente di sovrapporre al dato percettivo gli elementi soggettivi della memoria e degli affetti per costruire vissuti che, indipendentemente dalla loro effettiva realtà, colgono con precisione l’essenza di una determinata situazione. In un complesso giuoco di rifrazione all’infinito, Ballard tenta da virtuoso di applicare questa sua regola alle descrizioni pornografiche di cui riempie molte pagine dei suoi vari testi, e che sembrano stare lì a dimostrare di essere tutt’altro di quello che appaiono, vale a dire modalità per scoprire che cosa muova e si muova nelle situazioni e nei gesti erotici, quale sia il loro senso relazionale e psicologico in senso lato. Ma è la descrizione naturalistica in genere ad unire in Ballard l’esattezza scientifica della descrizione con le risonanze umane dell’accadimento: prendiamo ad esempio la descrizione della morte per cancro dello psicologo Dick Sutherland in KW: l’esattezza della descrizione del decorso e delle cure non è mai disgiunta dal vissuto che unisce osservatore ed osservato di questa esperienza fondamentale di morte. Ma noi lettori non sapremo mai se questo sia veramente accaduto oppure a chi, e con quali modalità: scrivere è un’operazione simile al lavoro del sogno che, pur operando necessariamente su dati percettivi e di realtà, le può combinare a piacimento secondo le finalità e le modalità più varie. Non c’è dubbio che Ballard abbia assistito alla rapida evoluzione di qualche morte neoplastica, non sapremo mai come le osservazioni reali compiute in quella occasione siano state attribuite al personaggio Dick Sutherland.

In questo giuoco ed in questo margine di libertà di cui lo scrittore dispone sta forse il movente principale di ogni letteratura ed in particolare di quella fantascientifica che gode di un’illimitata libertà immaginativa, i cui scenari sono modificabili a piacimento, diversamente dalla vita e dei fatti ai quali i testi si riferiscono. Solo nella letteratura un paziente, come nell’omonimo raccontino di Ballard (PP), può essere perduto e ritrovato, annientato e fatto resistere, esserci e non esserci nello stesso tempo, indecidibilmente.

La scrittura in Ballard è quindi una metafora dei meccanismi di difesa feticistici che utilizziamo nella realtà rivolta a alleviarne il peso, a porre una distanza rispetto a fatti che hanno coinvolto troppo da vicino, una distanza che possa consentire anche la presa di coscienza di una determinata realtà alla quale era stato impossibile pensare quando la si viveva: una presenza evocata nell’assenza o viceversa. Ma la scrittura in Ballard è anche mestiere, capacità di valutare quanto queste esigenze autoriali possano andare incontro alle esigenze emotive e concettuali dei suoi potenziali lettori. La molta pornografia in Ballard, ad esempio, o gli esperimenti mentali dei suoi racconti di fantascienza, sembrano partire dalle esigenze dell’Autore per arrivare sempre a soddisfare quelle del lettore.

4. Quali che siano gli espedienti utilizzati per trasfigurare e rendere letterariamente fruibile la realtà, è certo che, come molti grandi scrittori del passato, Ballard ama descrivere il dolore mentale (una volta si sarebbe detto il male), con una sensibilità assolutamente unica nel panorama contemporaneo per coglierlo e trasmetterlo senza cadere nel pa(te)tico, nel melodrammatico, nel tragico, neppure nel metafisico-ontologico-cosmologico (anche se in fondo a questa dimensione vi si avvicina), per sottrarsi, cioè, a tutte le trappole della fiction di consumo e di genere (lui, che pure è un autore popolare e , a suo modo, di genere).

L’umore che traspare dalle pagine di Ballard, alcune delle quali oggi figurerebbero senz’altro bene nell’antologia dell’humour noir di Breton, le caratterizza ben più delle scelte stilistiche (che vanno dal convenzionale, al surreale, allo sperimentale), dei contenuti (che vanno dal giallo, al noir, all’avventuroso, al fantascientifico, senza alcuna soluzione di continuità). E’ un umore depressivo ma non depresso, disilluso ma non rassegnato, accidioso ma non tediato, sardonico ma non patibolare, ironico ma non derisorio, provocatorio ma non vacuamente effettistico, mai connotato in senso positivo o negativo, e quindi scevro da giudizi di valore anche negli scenari più orrorifici e apocalittici. La pietà per la sofferenza è controbilanciata dal distacco del naturalista e dell’entomologo, che conosce la vanità di ogni destino individuale e dell’intera storia del genere umano. Molto vicino ai suoi personaggi, tanto da chiamare col suo nome uno dei protagonisti di Crash, da disseminare numerosi indizi autobiografici nei vari romanzi, e da scrivere in forma narrativa (e con palesi inserzioni di fiction) due autobiografie, lo scrittore Ballard appare in grado, forse proprio in virtù della scrittura, di mantenere alla giusta distanza la sofferenza e il dolore che descrive. Solo il tenue diaframma simbolico della scrittura creativa ed il narcisismo onnipotente dell’atto di scrivere garantiscono dalla fusione della forma con i suoi contenuti (una distinzione che quasi viene meno nel suo testo più sperimentale e letterariamente alto, ma forse anche più personale e autobiografico, e probabilmente per questo più angoscioso, “La mostra delle atrocità”). Come ironicamente ammette Ballard (KW) le esperienze della sua vita hanno costituito per lui una “educazione antisentimentale” (unsentimental education) .

Appare abbastanza scontato che le vicende personali di Ballard lo abbiano sensibilizzato ai temi del dolore mentale, dei modi per la sua necessaria elaborazione, sul senso del lavoro di scrittura e di autoanalisi per eludere la resa alla psicopatologia. (5) Ricordiamoli: la precoce distruzione della sicurezza borghese per l’esperienza infantile della guerra e dell’internamento nel lager giapponese di Lunghua/Shangai dl 1942 al 1945, l’esposizione infantile alla violenza, alla tortura, alla morte, l’interruzione degli studi di medicina, l’impulsivo arruolamento nella RAF all’epoca della guerra fredda, la morte della moglie in un incidente durante una vacanza ad Alicante nel 1964, la necessità di continuare a scrivere occupandosi di tre figli piccoli, l’incidente stradale che subì poco dopo aver scritto Crash (profetizzato in questo romanzo e ancora prima in CI), il definitivo, enigmatico autoisolamento nel sobborgo londinese di Londra, sono eventi estremamente significativi per capire come Ballard si sia confrontato nella realtà col dolore mentale; ma questi pur seducenti punti di repere autobiografici non interessano tanto per ricostruire i rapporti tra vita e opera, quanto piuttosto per delineare il pensiero che Ballard, anche a seguito di questi e chissà quanti altri eventi di vita, ha elaborato sulla sofferenza mentale, la sua cognizione della psicopatologia.

Se c’è una parola che riassume il senso della psicopatologia ballardiana è sopravvivere. Tutti i personaggi di Ballard sono coinvolti in un processo di sopravvivenza emotiva, che coincide spesso con la sopravvivenza fisica agli eventi narrati, o, iperbolicamente, dell’intero genere umano alle catastrofi cosmiche, antropologiche, geopolitiche, microsociali, massmediologiche, che tuttavia sono anche e sempre catastrofi psicologiche e private. La psicologia estrema (la psicopatologia) degli eroi di Ballard nasce dalla necessità di sopravvivere in questi scenari apocalittici mantenendo un singolare equilibrio tra aderenza alla dissoluzione e necessità di non soccombervi. Molti dei suoi personaggi, come gli ospiti dei campi di concentramento, si abbandonano in modo apparentemente masochistico alla catastrofe che li coinvolge, la accettano, la accolgono e addirittura ne fanno motivo di trasformazione personale, di soddisfacimento. Infatti, immaginare catastrofi è per Ballard sia un modo per dare voce all’istinto di morte (6), sia per esprimere una critica feroce fino all’intolleranza dell’organizzazione sociale, economica e morale “normale”; i protagonisti attendono e accolgono le catastrofi perché odiano la normalità. I mondi immaginari che Ballard costruisce si basano su una ricombinazione “in un modo imprevisto ma molto più significativo” (Condominium, p.130) degli elementi della realtà normale dissolti e scomposti; nella neo-realtà l’identità individuale si ricompone intorno alle pulsioni più primitive, agli agiti psicopatici, alla sessualità perversa ed un gelido sadomasochismo consensuale e controllato sostituisce l’orrore della persecuzione, dell’angoscia di perdita e di morte perfino nelle relazioni descritte in KW dopo la morte della moglie, e spacciate per realmente accadute. Rovesciando l’aforisma di Freud “Dov’era l’Es dovrà subentrare l’Io” (Wo Es war soll Ich werden), Ballard fa emergere l’Es al posto di Io ammaccati, lesi, svuotati, privi di senso, depersonalizzati ed anche smembrati. Si assiste ad una disintegrazione delle organizzazioni edipiche, del primato genitale, ad una dissoluzione dei confini corporei, al discontrollo degli agiti erotici e aggressivi in uno strano clima da girone infernale dove i protagonisti cercano di mantenere un’unità ed un’identità mentre sono risucchiati nel gorgo del nulla insieme ad una schiera di altri dannati. L’atmosfera kafkiana del miglior Ballard nasce dall’estrema lucidità e dalla freddezza con cui i suoi eroi concepiscono, esprimono ed agiscono le loro strategie di sopravvivenza, teorizzano la benevolent psychopathology, idee quasi deliranti che preservano però dalla dissoluzione, dal vero delirio, dalla morte. Per questa apertura di possibilità giustificata dal vissuto imminente di morte (morte psichica più che morte reale) Ballard può anche essere considerato l’ultimo degli scrittori esistenzialisti, forse quello che più compiutamente di ogni altro ha riassunto gli orrori e le angosce che hanno caratterizzato il ventesimo secolo.

5. Ovviamente, uno psichiatra non può che constatare che le organizzazioni mentali, le psicologie degli personaggi ballardiani rispecchiano, sia pure in uno specchio deformante iperbolico, delle vere e proprie mutazioni antropologiche (pensiamo soprattutto alla dissoluzione dei legami familiari, allo svincolamento di moltissime esistenze da un singolo contesto territoriale, alla globalizzazione degli scambi e delle fantasie potenzialmente realizzabili, ai concomitanti mutamenti dei comportamenti sessuali). Non tutti gli individui sono in grado di far fronte razionalmente a questi mutamenti antropologici e cadono nell’angoscia e nella depressione da cui proprio l’adesione a quei cambiamenti avrebbe dovuto liberarli. Organizzazioni perverse quali quelle che sono strutturate dalla maggior parte degli eroi di Ballard, rappresentano inconsapevoli strategie autoterapeutiche in soggetti a rischio dell’annientamento (dell’angoscia di morte), in modo paradigmatico nei soggetti cosiddetti borderline che, come gli eroi di Ballard, hanno problemi di confine ma amano anche molto attraversarli e oltrepassarli. E’ certamente difficile in questo momento soppesare l’efficacia e gli esiti, sul piano della realtà, di questi aggiustamenti psicopatologici e allo psichiatra non resta che una funzione osservatrice, di coscienza sociale, a meno di non voler finire come alcuni degli psichiatri dei libri di Ballard, frustrati e travolti dal loro eccessivo impegno terapeutico verso alcuni pazienti privilegiati (“Capita a tutti i medici di rimetterci coi propri pazienti preferiti”; SC). Proprio per la loro funzione di mediatori antropologici, gli psichiatri sono fortemente a rischio di con-fondersi con i loro pazienti e non ha del tutto torto Ballard quando descrive alcuni tipi di psichiatri come dei narcisisti vulnerabili (CN) e come dei potenziali suicidi (“Tutti gli psichiatri sognano segretamente di uccidersi” SC) (7).

Ma la sapienza psicopatologica di Ballard non si conclude qui, bensì raggiunge il suo apice nel descrivere ed immaginare le trasformazioni perverse dei comportamenti sessuali ed a immaginarne di nuovi. Più volte, soprattutto in Crash e Ma, questa sessualità funziona da antidoto rispetto all’assuefazione alla sessualità genitale, soprattutto nel contesto di legami protratti, e addirittura in uno dei suoi racconti più belli, La civiltà del vento, viene proposto come un espediente sociale per favorire la procreazione del genere umano (“Da Wakiki a Glyfada Beach, da Rio a Recife, questi complessi alberghieri erano sorti nei primi anni della crisi demografica, e avevano ospitato fiumane di turisti con sussidi governativi, spinti a prendere parte a quell’ultimo, frenetico festival di erotomania. Nel grottesco tentativo di stimolarne la fertilità, si era incoraggiato ogni genere di attività sessuale anormale. Decorazioni pornografiche, corridoi pieni di dispositivi e di congegni, film proiettati in continuazione in circuiti chiusitutto rispecchiava la desolata consapevolezza di ognuno che il sesso non contava più niente (…) la “normalità” era costituita ora dall’osceno”). In vari passi della sua opera Ballard rivela una vera e propria repulsione, che lo accomuna a Sade, per i normali rapporti vaginali (“l’ultimo servigio da me desiderato era proprio il biondo orifizio tra le sue gambe” , Crash, 53). Se Ballard ha voluto dedicare alle gentilezza delle donne il titolo della sua autobiografia di adulto (KW), nella quale a più riprese sottolinea la funzione affettiva dei rapporti sessuali e rivela una tendenza alla promiscuità e a consumare eros e affetti in singoli incontri (“il sesso è per estranei, quando si sa tutto dell’altro il desiderio muore” KW), è innegabile nell’intera opera una diffusa misoginia, una tendenza a sottolineare le componenti nevrotiche femminili e a disumanizzare corpo e psicologie femminili riducendole a meri strumenti di soddisfacimento dei personaggi maschili ( (..) ricordati che non solo sei la più bella donna che c’è qui in giro, ma anche l’unica. Nulla è più essenziale di un termine di paragone. Adamo non possedeva alcun senso estetico, altrimenti si sarebbe reso conto che Eva non era altro che un goffo manufatto di carne” MS). Nella città post apocalittica de La civiltà del vento l’unica figura femminile, la delvauxiana Miranda, richiama Halloway vestita da sposa, ma interpone tra loro micidiali piante velenose, mentre in uno degli ultimi romanzi (RP) la protagonista è una femminista ecologista che trasforma un’isola vergine in un campo di sterminio per la razza maschile, chiarendo definitivamente il senso ironico della “gentilezza” che Ballard attribuisce alle donne (8).

In genere è comunque evidentissimo che i meccanismi perversi sono utilizzati soprattutto per rivitalizzaare l’individuo, per la loro diretta influenza sull’umore, la motivazione, in una parola, la voglia di vivere; siamo cioè in presenza di quei meccanismi di utilizzo della sessualità (di sessualizzazione) per recuperare un equilibrio psichico generale (Dalle Luche). Gli aspetti di anonimia, disumanizzazione, il feticismo e l’isolamento di particolari del corpo (fino all’iperbolica ideazione da parte di Traven di un “kit del sesso” che sostituisca il corpo di tutte le donne in MA: “1.Batuffolo di pelo pubico; 2) una maschera da viso di latex; 3) sei bocche staccabili; 4)un insieme di sorrisi; 5) una coppia di seni, col capezzolo sinistro segnato da una piccola ulcera; 6) un insieme di orifizi a prova di irritazione; 7) ritagli fotografici di un certo numero di situazioni narrative, per esempio una ragazza che fa questo e quest’altro; 8) una lista di esempi di dialogo, per lo più chiacchiere senza molto senso; 9) un insieme di livelli di rumore; 10) descrizioni tecniche di vari tipi di atti sessuali; 11) un minuscolo detrusore anale lacerato; 12) un glossario di frasi idiomatiche e di slogan; 13) un’analisi di tracce di odori, per lo più purine, provenienti da vari orifizi; 14) un grafico di temperature corporee (ascellari, orali, rettali); 15) diapositive di macchie provenienti dall’abiente vaginale, principalmente di gelatina Ortho-Gynol; 16) un insieme di rilevazioni della pressione sanguigna, sistolica a 120, diastolica a 70 e poi crescendo fino a 200/150 nel momento dell’orgasmo”), sono elementi tipici di ogni perversione, che tuttavia trovano in Ballard un riscatto nell’utilizzazione della scrittura che non è mai pornografica ma piuttosto pornologica (9), rivolta a far emergere il senso dei comportamenti sessuali ed il potenziale trasformativo per l’intero individuo. In ultima analisi, come nella psicoanalisi freudiana, anche nei mondi antipsicoanalitici di Ballard, la sessualità la fa da padrona e se essi sono “altri” è proprio perché “altra” è la sessualità che li struttura.

Riccardo Dalle Luche

Note

1 – Ballard valorizza in questo senso la concomitanza storica di massimo progresso scientifico con la massima diffusione delle opere pornografiche (mondo greco, settecento, contemporaneità). (Torna al testo)

2 – Quest’ultimo, evocante fin dal nome Eden-Olympia, lo statuto paradisiaco e/o divino del luogo e dei suoi privilegiati abitanti. Le vicissitudini tutt’altro che rassicuranti cui essi vanno incorno sembrano seppellire definitivamente l’idea utopica dell’eternità e dell’assenza di tempo come mito di pace e di serenità perseguita negli anni ’60 e ’70 anche con l’uso dell’LSD (vedi KW).(Torna al testo)

3 – Da notare che Talbot è anche il nome dello psichiatra di Condominium e Traven il protagonista solitario di Terminal. Sarebbe utile uno studio analitico delle frequenti ripetizioni dei nomi dei protagonisti dei racconti e dei romanzi di Ballard. (Torna al testo)

4- “Death of affect”; in altri testi Ballard parla anche di death of feeling and emotion (KW) ed utilizza anche il sostantivo affection (che rinvia all’affettuosità all’interno di un legame interpersonale). (Torna al testo)

5 – Quando si vanno a ricercare gli eventi biografici che hanno sensibilizzato gli Autori ai problemi della sofferenza mentale, siano essi esplicitamente e perfino ossessivamente ammessi e ricordati, oppure solo allusi o anche solo ipotizzati e razionalizzati, oppure ipoteticamente censurati o negati, si entra nel terreno scivoloso delle patografie, una sorta di degenerazione indiziaria della critica e degli studi biografici psicoanalitici, un rischio assolutamente inutile da correre e rigorosamente da evitare (Dalle Luche e Barontini). (Torna al testo)

6 – Ballard, in Terminal, cita letteralmente Glover di “Guerra, sadismo, pacifismo”: “I sogni ad occhi aperti e le fantasie dei malati di mente dimostrano che le idee della distruzione del mondo sono latenti nei livelli inconsci della mente (…)” (Torna al testo)

7 – “Compresi per la prima volta l’attrazione emotiva che uno psichiatra vulnerabile può esercitare sulle donne” (CN, 274); “ho sempre sospettato che la psichiatria fosse la forma più estrema di seduzione” (CN) “Fra i dottori c’è un tasso di suicidi notevolmente alto, che è forse la conseguenza di una depressione a lungo autoimposta e di una maggiore facilità di accesso alle droghe letali. Non ci sorprendiamo se leggiamo che gli psichiatri sono al primo posto di questa classifica, mentre all’ultimo figurano i pediatri e i chirurghi” (MA, 155). (Torna al testo)

8- “Le donne non detestano gli uomini (…) Noi li portiamo al mondo e passiamoli resto della vita ad aiutarli a capire se stessi. Semmai siamo state troppo gentili con loro, lasciando che giocassero ai loro giochi così pericolosi (…) (PD, p.233) “Abbiamo dato troppo, troppo di tutto, ma specialmente troppo amore. Adesso è la fine dell’amore” (PD, p.266) (Torna al testo)

9 -Devo questo neologismo a Giuseppe Bisanti. (Torna al testo)

Opere di Ballard citate e abbreviazioni

MS – Mondo sommerso (The Drawned World), 1962; tr. it S. Massaron, Mondadori, Milano, 1986.

PP- Il paziente perduto. In: Gli scultori di nuvole. Mondadori Urania, 1968

Con – Condominium. Mondadori Urania, 1976.

CV- La civiltà del vento. Mondadori Urania, 1977.

T- Terminal (1964). In: Il gigante annegato. Mondadori-Urania, Milano, 1978.

MA- La mostra delle atrocità. Bompiani, Milano 1995.

CR – Crash. Bompiani, Milano, 1996

IS – L’impero del Sole. Rizzoli, 1989.

KW- The kindness of women. A Harvest Book. Harcourt Brace & Co., 1991.

IC – L’isola di cemento (Concrete Island) Baldini & Castoldi, , 1997

Cn – Cocaine nights. Baldini & Castoldi, 1997.

PD – Il paradiso del diavolo (Rushing to Paradise). Baldini & Castoldi, 1998

Sc Super- Cannes. Feltrinelli, Milano, 2000

Bibliografia

1 – Behrens R.: J.G.Ballard. The Scriptorium, 1999

2- Caronia A.: La morbida geometria di James G.Ballard. Postfazione a J.G.Ballard, La mostra delle atrocità. Bompiani, Milano, 1995.

3- Dalle Luche R.: L’amore perverso. Eros melanconico e perversificazione. In: Maggini C.: (a cura di) Malinconia d’amore. Frammenti di una psicopatologia della vita amorosa. Edizioni ETS, Pisa, 2001

4- Dalle Luche R., Barontini A.: Trasfusioni. Saggio di psicopatologia dal cinema di David Cronenberg. Mauro Baroni Editore, Viareggio-Lucca, 1997

5 – Grünberg S.: Entretien avec James G.Ballard. “Cahiers du cinéma”, 504, 1996.

6- Re-Search Edizione Italiana: J.G.Ballard. Interviste, critica, bibliografia, 29 saggi inediti in Italia. Shake Edizioni, 1994.


Dal sito http://www.futureshock-online.info

La letteratura iperrealistica di J.G. Ballard

di Alberto Corda

James Graham Ballard è considerato oggi, giustamente, uno dei maggiori scrittori viventi. Il fatto che egli abbia acquistato tale fama partendo dalla letteratura di science-fiction (un genere che in un certo senso, come tenterò di mostrare, non ha in realtà mai abbandonato) è una conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, della validità artistica e culturale della SF.

Rispetto a Dick, al cui nome viene spesso accostato e col quale ha in comune un certo “tropismo per il bizzarro”1, Ballard è più letterato e meno filosofo. Questo gli ha forse permesso, per l’eleganza e la raffinatezza delle sue forme stilistiche oltre che per l’originalità delle sue idee, di conquistare quella fama alla quale invece Dick, il “romanziere folle” californiano, aspirò sempre inutilmente. Ma procediamo con ordine.

Ballard è inglese: non ingannino la sua nascita in quel di Shangai nel 1930 e la sua infanzia cinese, tutte vicende abbastanza note perché egli stesso le ha narrate nei romanzi “autobiografici”. Noi ci occuperemo, comunque, non tanto della sua produzione realistica (quella che, con L’impero del sole, ha dato spunto al regista Spielberg per un celebre film), quanto di quella tendenza che potremmo definire “iperrealistica”2 che si è espressa sia nel ciclo cosiddetto delle “catastrofi naturali” sia in quello degli “incidenti” (o delle “catastrofi urbane”).

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Che di iperrealismo si possa a buon titolo parlare lo ritiene anche Baudrillard, il quale, in riferimento a una nota opera del nostro autore, così scrive: “Crash è il nostro mondo, niente vi è ‘inventato’: lì tutto è iperfunzionale, la circolazione e l’incidente, la tecnica e la morte, il sesso e l’obiettivo fotografico; tutto è come una grande macchina sincrona, simulata…”3. E ancora, poco più sotto: “In Crash non c’è più finzione né realtà: l’iperrealtà le abolisce entrambe”4.

Il riferimento all’iperrealismo non riguarda solo la tendenza che ha dominato in America negli anni Settanta, ma più in generale la Pop Art: Warhol, Lichtenstein, Oldenburg.

Ballard parte sempre da qualcosa di reale, di assolutamente reale, di troppo reale, qualcosa che potrebbe apparire persino banale, conosciuto, iperconosciuto, e, attraverso un’analisi minuziosa, ne scopre la consistenza allucinatoria, la materia d’incubo, il suo carattere, appunto, iperreale.

È l’esperienza che i moderni psicologi chiamano “camera di Ames”. Che cos’è la “camera di Ames”? Lo psicologo Adelbert Ames ha ideato una serie di camere che paiono perfettamente normali a chi le osserva da uno spioncino, ma la cui normalità è dovuta in realtà a finzioni ottiche. La “camera di Ames” dimostra che noi vediamo sempre solo ciò che ci aspettiamo di vedere. La nostra percezione della realtà come “normale” e “rassicurante” è dovuta dunque alla nostra tendenza mentale ad aspettarci certe configurazioni, certi comportamenti, certi valori. In un certo senso, noi vediamo ciò che vogliamo vedere.

Ballard ci aiuta a liberarci di questi nostri pre-giudizi, di questa nostra visione limitata e limitante. Attraverso lo specchio deformante dei suoi romanzi e racconti noi ristabiliamo il carattere “vero” (non deformato dai nostri parametri) della realtà. Ammesso che ci sia un carattere “vero” distinto da quelli “falsi”5.

Il percorso letterario di Ballard inizia nel 1956, quand’egli pubblica sulla rivista inglese “Science Fantasy” il suo primo racconto, intitolato Prima Belladonna. Ma il vero esordio di Ballard è databile al 1962, anno di pubblicazione dei suoi primi romanzi. Erano gli anni in cui tema privilegiato della SF era ancora la conquista dello spazio. Non solo, dunque, la SF “epica”, ma anche la SF “sociologica” erano impegnate a descrivere viaggi interstellari, altri soli, altri pianeti. Erano, d’altronde, gli anni dell’effettivo affacciarsi dell’umanità nello “spazio esterno”: fra il 1957 e il 1969 vennero prima lanciati i satelliti artificiali, poi le sonde lunari e infine le astronavi Apollo che giunsero nel 1969 a portare l’uomo sulla Luna. Ballard, però, aveva intuito sin da allora che tra “spazio esterno” e “spazio interno” non c’era differenza sostanziale e che la vera differenza era nel modo di percepire.

Con una sorta di sensibilità ecologica ante litteram, Ballard, ambientando quasi tutte le sue storie sulla Terra, mise i suoi personaggi alla prova di immani catastrofi, naturali ed umane. I primi romanzi sono lenti, hanno un tempo pigro, un andamento ripetitivo. Ci riferiamo ai celebri Vento dal nulla (The Wind from Nowhere, 1962) e Deserto d’acqua (The Drowned World, 1963). La vicenda è come assorbita dall’ambiente, acquatico, desertico, ventoso: l’ambiente è il vero protagonista unitamente al modo in cui esso viene percepito dagli esseri umani che lo popolano.

La vicenda “esterna” (intesa come “trama, “sconvolgimento”) è quasi inesistente, mentre prende corpo la vicenda “interna”; ad esempio, in Deserto d’acqua, quella di Robert Kerans che alla fine del romanzo sceglie di immergersi nel nuovo ambiente acquatico-giunglare, che ha preso il posto dell’antico ambiente terrestre, e di lasciare l’ambiente artificiale della Groenlandia Settentrionale nel quale vivono i cinque milioni di esseri umani sopravvissuti alla catastrofe. In Vento dal nulla un altro fenomeno atmosferico abnorme, una tempesta di vento dalla straordinaria intensità, coinvolge i diversi personaggi.

Al periodo delle “catastrofi ambientali” (1962-66) segue nella produzione ballardiana un periodo di scrittura sperimentale, il periodo delle “condensed novels” (“romanzi condensati”) e di La mostra delle atrocità (Atrocity Exhibition, 1969). La sperimentazione sul linguaggio si interseca con un nuovo interesse di Ballard verso la tecnologia e l’universo metropolitano con le sue nevrosi. Quest’interesse porta Ballard a scrivere quelli che sono forse i suoi capolavori: Crash (1973), L’isola di cemento (Concrete Island, 1974), Condominium (High-Rise, 1975).

I primi due sono incentrati sulla tematica degli incidenti automobilistici, ma svolgono il tema in maniera molto differente. Crash infatti esplora il rapporto tra l’incidente automobilistico, con la sua carica di violenza e distruttività, e l’erotismo. La prosa di Ballard si fa ancora più ripetitiva, ossessiva, violenta e tagliente. Il risultato è un romanzo scioccante. Ne L’isola di cemento invece le situazioni sono più mosse. Il punto di partenza è ancora un incidente d’auto, ma questo è solo il pretesto per un’avventura che il protagonista, Robert Maitland, vive su un’isola spartitraffico così incredibilmente separata dal resto del mondo da funzionare quasi come “un altro pianeta”. Condominium mostra un climax, ossia un aumento progressivo della tensione e della violenza, all’interno di un enorme condominio del futuro.

Arriviamo dunque al Ballard dei nostri giorni. Scrittore ormai celeberrimo, anche grazie al fatto che il regista Steven Spielberg ha tratto da L’impero del sole (Empire of the Sun, 1984), uno dei romanzi autobiografici ballardiani, un film di grande successo, il nostro autore non abbandona tuttavia la vena fantastica, il suo “tropismo per il bizzarro”, la sua tendenza a provocare e a stupire.

Esaminiamo quelli che sono forse i prodotti ballardiani migliori degli ultimi anni: Il giorno della creazione (The Day of Creation, 1987) e Un gioco da bambini (Running Wild,1988).Potremmo riportare per qualche verso il primo al “ciclo delle catastrofi naturali”, il secondo al “ciclo della violenza urbana e degli incidenti”.

Il giorno della creazione non ha un contenuto propriamente fantascientifico, mentre Un gioco da bambini (che ricorda in particolare Condominium) è certamente più vicino al “genere” di cui ci occupiamo. Le ossessioni di Ballard sono tutte presenti in questo breve romanzo, ambientato in un quartiere residenziale inglese ipertecnologizzato e in un tempo che potremmo definire iper-presente (nel 1988, anno della pubblicazione del romanzo, ma con un’appendice datata… 1993, cinque anni più in là).

In conclusione, Ballard ha compiuto un percorso letterario estremamente coerente, estremamente fantascientifico nel senso lato del termine, guadagnandosi l’ammirazione di un pubblico sempre più vasto e vario. Recentemente, a dimostrazione di quanto la figura di Ballard sia oggi posta, dai movimenti “underground” del mondo anglosassone, alla pari di quella del grande William Burroughs, la rivista underground “Re/Search” ha fatto seguire ad un numero monografico su Burroughs un altro numero dedicato, appunto, allo scrittore britannico di Shanghai.

Ci auguriamo che Ballard possa ancora a lungo donarci le sue storie strane e normali insieme, comunque mai banali.

N O T E

1 K.S. Robinson, Introduzione a Ph.K. Dick, La trilogia di Valis, Interno Giallo, Mondadori, 1993, p.9.

2 E. Borghi, Lo spettatore è l’ombra del critico, in “Cinemanuovo”, n.341, genn.-febb.1993, pp.20-21.

3 J. Baudrillard, Simulacri e fantascienza, in AA.VV., La fantascienza e la critica, Feltrinelli, 1980, p.56.

4 Ibidem.

5 D.Barbieri, Se il terrore arriva col Nulla, in “L’Unione Sarda”, 24.8.1993, p.7.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE DI J.G. BALLARD

Millemondi Estate 1981, Urania Mondadori, comprendente Deserto d’acqua, Vento dal nulla, Condominium.

Crash, Rizzoli, 1990.

L’isola di cemento, Anabasi, 1993.

Il giorno della creazione, Rizzoli, 1988.

Un gioco da bambini, Anabasi, 1992.

ALBERTO CORDA è nato a Cagliari nel 1954. Si è laureato in filosofia nel 1977. Ha pubblicato Il nichilismo contemporaneo (Lalli, 1983), Un catalogo di torture (Tracce, 1989) , Eros e sexus (Tracce, 1992) e Nuances (Ambrogi, 1992). Ha collaborato ai programmi RAI di Radio Sardegna. Suoi articoli e racconti sono comparsi su “Arenaria” e su riviste sarde come “Cittàquartiere”, “Erbavoglio” e “Sogni”. Su “Future Shock” (n.11, 1993) è stato pubblicato il suo saggio Philip K. Dick: fantascienza e filosofia.


Dal sito http://www.blackmailmag.com

Memento: James G. Ballard (1930-2009)

Collage-per-Ballard

James Graham Ballard se ne è andato dopo una lunga malattia. Aveva 78 anni ed è stato tra i narratori più importanti del nostro tempo. “Il futuro è morto” diceva, “e noi siamo sonnambuli in un incubo”. Vogliamo ricordarlo con un mix delle sue parole illustrato da un collage a lui dedicato dall’artista Nise No.

“Io ho sempre cercato l´ispirazione nella vita di tutti i giorni, in un mondo fatto di autostrade, supermercati, stazioni ferroviarie. Il mondo in cui vive la gente normale. Alcuni mi definiscono uno scrittore di fantascienza. Io non sono del tutto d´accordo, perché i miei romanzi mi sembrano più veristi, realisti, di quelli di tanti cosiddetti classici, come Kingsley, Amis o Waugh, che raccontavano un mondo elitario, assolutamente sconosciuto all´uomo della strada.”

(Gli alieni siamo noi. Intervista a J.G. Ballard di Enrico Franceschini, tratta da La Repubblica, 5 novembre 2003)

Macchina da scrivere: È lei che scrive noi, codificando la propria predisposizione alla linerarità dello spazio libero dell’immaginario.”

(James G. Ballard: Progetto per un glossario del XX secolo)

“Era circondato da presidenti. Molto in alto, sopra di lui, c’era un cielo d’acciaio, munito di finestre che nulla lasciavano trapelare. Era fatto di metallo? Wayne giaceva su un esiguo letto d’ospedale in una stanza enorme, le cui pareti erano così discoste che doveva girare la testa al massimo per vederle. E c’erano migliaia di sedie disposte in file, come se un esercito di angelici specialisti medici fosse in procinto di entrare e osservare il degente.”

(James G. Ballard: Hello America)

“La guerra smaschera gli uomini per quello che sono veramente; esseri violenti, pericolosi, un po’ psicotici. Non siamo creature ragionevoli, razionali. Certo, poi ci si mette d’accordo su quale lato della strada guidare, giusto per non fare incidenti.”

(È stato Gesù a sbagliare. Intervista a J.G. Ballard di Antonella Ottolina, tratta da Anna, novembre 2006)

“Quale malattia ha una prognosi più certa e ineluttabile della vita stessa?”

(James G. Ballard: Il mondo sommerso)

“Credo nell’impossibilità dell’esistenza, nell’umorismo delle montagne, nell’assurdità dell’elettromagnetismo, nella farsa della geometria, nella crudeltà dell’aritmetica, negli intenti omicidi della logica.”

(James G. Ballard: Ciò in cui credo)

“Per me, Crash — il romanzo e il film — ha per soggetto la gratificazione, la soddisfazione profonda di un desiderio. Ai miei occhi, la sola cosa che amplia il paesaggio del XX secolo è la psicopatologia, e questa psicopatologia se ne ride dei diktat della morale. Il narratore e sua moglie hanno conquistato questa immensa libertà che permette loro di giocare i loro strani giochi senza preoccuparsi delle conseguenze. La psicopatologia è divenuta il motore di gran parte della nostra vita quotidiana. Il libro e il film terminano con una nota di esultanza, di soddisfazione profonda, di compiutezza. Come me, Cronenberg è profondamente ottimista.”

(Intervista a J.G. Ballard di Serge Grünberg, tratta da Cahiers du Cinéma n. 504, 1996, traduzione dal francese di Franco Ricciardiello)

“Io penso che la violenza abbia un ruolo molto particolare, oggi. Il futuro ci riserverà psicopatologie. La gente è disposta a tollerare livelli di psicopatologia sempre più elevati nella vita moderna. Livelli impensabili 50 anni fa. Come questa specie di apertura verso la pornografia, il che, tra l’altro, è un bene. Mi piace. La pornografia è bene, è controcultura. Il capitalismo ha una grande inventiva, una capacità di trasformarsi con brevissimo preavviso. Se qualcosa non va e tu non vuoi comprarla, non fa niente! Inventeremo qualcosa di nuovo, riempiremo i negozi con qualche novità.”

(Intervista a J.G. Ballard di Valerio Evangelisti, tratta da XL, novembre 2006)

Pornografia: il sogno casto e asessuato del corpo su se stesso.”

(James G. Ballard: Progetto per un glossario del XX secolo)

“Credo nelle donne adolescenti, nel potere di corruzione della postura delle loro gambe, nella purezza dei loro corpi scompigliati, nelle tracce delle loro pudenda lasciate nei bagni di motel malandati.”

(James G. Ballard: Ciò in cui credo)

“Il buio curvava attorno ai grattacieli di Marina Baie des Anges, una notte cingeva un’altra mentre i regni della fisica e dei sogni si confondevano.”

(James G. Ballard: Super-Cannes)

“Ben lungi dall’essere un medium di intrattenimento escapista, il cinema di fantascienza è sempre stato un barometro sensibile del clima politico e culturale. I nostri più viscerali terrori di una superscienza irrazionale correvano lungo i suoi corridoi bluastri molto prima che gli ambientalisti cominciassero a preoccuparsi del futuro del nostro pianeta.”

(James G. Ballard: I miei dieci film di fantascienza favoriti; Interzone, gen.|febbr. 1992)

“Poco dopo le tre del pomeriggio del 22 aprile 1973 l’architetto Robert Maitland procedeva sulla corsia di sorpasso in uscita dallo svincolo di Westway, Londra centro. A seicento metri dal nuovo raccordo con l’autostrada M4, quando la Jaguar aveva già superato il limite di 120 Km/h, il pneumatico sinistro scoppiò. Rimandata dal parapetto di cemento l’eplosione d’aria sembrò detonare il cranio di Maitland.”

(James G. Ballard: L’Isola di cemento)

“Credo nelle mie ossessioni, nella bellezza degli scontri d’auto, nella pace delle foreste sommerse, negli orgasmi delle spiagge deserte, nell’eleganza dei cimiteri di automobili, nel mistero dei parcheggi multipiano, nella poesia degli hotel abbandonati.”

(James G. Ballard: Ciò in cui credo)

“Viviamo in tempi sadici. Le nostre società sono mosse da impulsi psicotici contradditori. E immani catastrofi naturali della stazza di Katrina si sposano alla perfezione con il nostro umore di fondo apocalittico. Dobbiamo chiarire una volta per tutte che viviamo in società ampiamente secolarizzate: Dio è morto. E i terribili cataclismi come Katrina, o lo tzunami in Asia, svolgono ora il ruolo di Dio. Sono loro le potenze immani che ci puniscono per la nostra condotta immorale. Il che può essere molto gratificante, fin tanto che non siamo noi i diretti interessati.”

(Violenza infinita. Intervista a James Graham Ballard di Evelyn Finger, tratta da Die Zeit, 8 settembre 2005)

“Come tutti i grandi centri commerciali, il Metro-Centre soffocava l’inquietudine, neutralizzava la minaccia che esso stesso rappresentava e aveva un effetto calmante sulle persone sospettose.”

(James G. Ballard: Regno a venire)

Modernismo: il gotico dell’era dell’informazione.”

(James G. Ballard: Progetto per un glossario del XX secolo)

“La ribellione del nuovo proletariato era iniziata, ma io ero un nemico o un amico? Sorprendendo me stesso, aiutai a trascinare le guardie giurate ammanettate nell’ufficio del direttore e cercai di proteggerli dalle pedate degli stivali da combattimento dirette alle loro facce.”

(James G. Ballard: Millennium people)

“Credo nel dolore. Credo nella disperazione. Credo in tutti i bambini. Credo nelle mappe, nei diagrammi, nei codici, negli scacchi, nei puzzle, negli orari aerei, nelle segnalazioni d’aeroporto. Credo a tutti i pretesti. Credo a tutte le ragioni. Credo a tutte le allucinazioni. Credo a tutta la rabbia. Credo a tutte le mitologie, ricordi, bugie, fantasie, evasioni. Credo nel mistero e nella malinconia di una mano, nella gentilezza degli alberi, nella saggezza della luce.“

(James G. Ballard: Ciò in cui credo)

Links:

www.ballardian.com

www.jgballard.com

http://www.holli.co.uk/JGB/ballard.htm

http://www.youtube.com/user/ballardiandotcom

http://www.fantascienza.com/delos/delos31/ballard.html

http://www.intercom.publinet.it/Ballard.htm

 “Credo nella morte del domani, nell’esaurirsi del tempo, nella nostra ricerca di un tempo nuovo, nei sorrisi di cameriere di autostrada e negli occhi stanchi dei controllori di volo in aeroporti fuori stagione.”

(James G. Ballard: Ciò in cui credo)

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