la Musica


la Musica

Capiterà che in questa pagina si parli di musica. Cercherò di farlo tenendo ben presente che non è tutto oro quello che luccica. Tra di noi “fruitori” della musica abbiamo, come è ovvio, gusti musicali e preparazione differenti: c’è chi ritiene noiosa la musica classica e c’è chi l’apprezza. Stesso discorso per l’opera lirica e per gli altri “generi”. Ma io,  quando sento qualcuno che parla di “musica colta”, ho una forte sensazione di fastidio…

In generale non ho molta considerazione per la musica che, per comodità, definisco semplicemente “da discoteca”. Per quanto riguarda il genere rap  lo considero proprio sgradevole e il gradino più basso raggiunto dalla musica in senso lato. Ma si sa, i gusti sono gusti…

In generale non ho preclusioni aprioristiche e rifuggo, come per tutti gli aspetti della vita, la FISSAZIONE e il FANATISMO. Che sia per un genere, un artista, un gruppo, un album, una canzone.

Segnalerò  alcuni concerti ed eventi interessanti nell’ambito musicale. Se vorrete segnalarmi qualcosa, informarmi su solisti o gruppi interessanti non esitate, scrivetemi in e-mail.

C’è una cosa che molti fan di lingua inglese di gruppi e cantanti di cui sono fan anch’io non capiscono facilmente quando cerco di spiegarlo loro: dal momento che l’inglese non è la mia lingua nativa e che non sono così bravo a capire i testi di una canzone al volo, mentre la sento, come molti fruitori italiani di musica con testo inglese io bado all’impressione generale che mi da il singolo brano. Se mi piace il sound complessivo, il cantato, il ritmo etc, behvuol dire che quel brano MI PIACE, punto. Sarà solo in un secondo momento, se ne avrò voglia, che mi preoccuperò di capire cosa dicono i testi. Ecco perché, io ateo senza ombra di dubbi, ho tra i miei gruppi favoriti l’Incredible String Band, che in quanto a misticismo non scherzava affatto. O i Popul Vuh, o i Quintessence…

E poi mi ci sono messo, di tanto in tanto, a tradurre parecchi testi, o ho trovato la traduzione già fatta (spesso male…): diciamoci la verità! Se vogliamo proprio guardare, molti testi delle canzoni che tanto ci piacciono sono proprio banali e convenzionali, a volte sono proprio stupidi, e altre volte ancora così complicati da essere difficilmente comprensibili…..


Da www.internazionale.it 22 Maggio 2017 dc:

L’mp3 è vivo e lo sarà ancora per molto

di Andrea Fiorito

In questi giorni si è letto da più parti che l’mp3 è morto. La fine del formato è stata annunciata dai suoi stessi creatori, i laboratori del Fraunhofer Institute for Integrated Circuits. In realtà l’mp3 sta benissimo, è solo scaduta la licenza d’uso negli Stati Uniti (in Europa lo era da diversi anni) e quindi le aziende del settore musicale possono usare questa tecnologia senza pagare una licenza. Il Fraunhofer Institute ha quindi deciso di interrompere il supporto al progetto mp3 e concentrarsi su nuovi standard audio.

Sviluppato alla fine degli anni ottanta, l’mp3 permette di ridurre il peso di un file audio mantenendo più o meno inalterata la sua qualità di ascolto. L’algoritmo di compressione digitale, il metodo che permette di ridurre il peso del file, sfrutta le carenze psicoacustiche del nostro sistema uditivo. Questo significa che tutto quello che non riusciamo a sentire viene in parte cancellato o sostituito con del rumore.

La nascita dell’mp3 ha avuto un ruolo chiave nello sviluppo di internet e non solo. Poter scambiare velocemente file musicali ha contribuito al successo dei software di file sharing come Napster, ha favorito in parte l’alfabetizzazione informatica di persone che prima di allora non si erano interessate all’uso della rete e ha favorito la nascita di servizi come iTunes e Spotify. Inoltre ha fatto crescere il mercato dei riproduttori portatili e ha contribuito al crollo del mercato della vendita di dischi fisici.

Specchietti per le allodole

Nel campo delle trasmissioni televisive e radiofoniche l’mp3 è stato sostituito da diverso tempo da formati più moderni ed efficienti. Non c’è dubbio sul fatto che le tecnologie cambino, ma qui non si sta di certo celebrando un funerale. Dichiarare morto un formato che viene ancora utilizzato da tutto l’hardware in circolazione non ha senso. Computer, autoradio, lettori portatili, smartphone sarebbero tutto d’un tratto inservibili? I formati non muoiono ma si evolvono e i nuovi lettori ingloberanno l’mp3 insieme ad altri formati.

Si annuncia felicemente la morte dell’mp3 come se coincidesse con la nascita di un nuovo modo di ascoltare musica in alta qualità. Una sorta di liberazione dal male. La verità è che mentre l’mp3 “invecchiava”, e la qualità delle registrazioni musicali saliva, la qualità dell’ascolto musicale scendeva vertiginosamente. Ascoltiamo musica nel peggiore dei modi possibile e ci siamo lentamente abituati a uno standard di ascolto molto basso. Ascoltiamo musica su uno smartphone, dalle casse di un notebook o su YouTube con un paio di cuffie da 10 euro, privandoci del piacere dell’ascolto e di tutte le sfumature di una buona registrazione.

Festeggiamo la morte dell’mp3 quando in realtà sta benissimo. Sono le nostre orecchie a non stare tanto bene e per questo motivo, oggi più che mai, non abbiamo bisogno di un nuovo formato, abbiamo bisogno di educazione all’ascolto.


11 Gennaio 2016 dc:

L’uomo che cadde sulla terra

se n’è andato…

David Bowie, carismatico, enigmatico e controverso protagonista di pop, rock e molto altro, si è spento dopo una silenziosa lotta contro il cancro durata diciotto mesi: ecco un articolo su Corriere della Sera .

Alcune delle trasformazione del grande David

Un lungo e dettagliato articolo di Carlo Fabretti su Ondarock


In e-mail il 25 Gennaio 2011 dc:

I Litfiba dalle origini new wave allo screditamento attuale

di Lucio Garofalo

Alla fine degli anni ‘70, in Gran Bretagna e negli Usa la bufera del punk settantasettesco era ormai passata come una meteora. Dalla tempesta emersero soprattutto due gruppi, i Clash e gli Stranglers, che operarono una svolta decisiva sotto il profilo musicale e poetico, significativa anche sul piano dell’impegno politico. Il punk si evolveva in quella temperie artistica che sprigionava le sonorità della musica dark e post-punk, dell’elettronica e della new wave. Gli artisti di riferimento divennero i Bauhaus, i Gang of Four, i Joy Division, i Killing Joke, i Police, i Ruts, i Simple Minds, i Tuxedomoon, ma anche personaggi eclettici come David Bowie e la cantautrice statunitense Patti Smith.

In quegli anni Firenze stava per diventare una delle capitali europee del clima culturale ed artistico legato alla New Wave. D’altro canto, quella non fu la prima volta in cui il capoluogo toscano ebbe modo di rappresentare un crocevia dell’arte e della cultura, in Italia e in Europa. Già in altri momenti storici Firenze era stata al centro di formidabili esperienze di risveglio e di trasformazione artistica e culturale in Italia e nel mondo. Si pensi al periodo assolutamente unico e irripetibile in cui Firenze fu la culla della civiltà umanistica e rinascimentale europea, tra la seconda metà del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento. Si perdoni il paragone che potrà apparire azzardato e irriverente.

Nei primi anni ’80 la scena musicale europea fu attraversata dalle avanguardie dark, post-punk e new wave. In quegli anni Firenze pullulava di locali alternativi (new wave o post-punk) e stavanoemergendo band che segneranno il corso successivo del rock in Italia. Basta citare il caso dei Diaframma e dei Litfiba, senza dimenticare i Neon, i Pankow ed altre band fiorentine che hanno calcato la scena underground di quegli anni. I Diaframma e i Litfiba furono gli alfieri e i precursori di una corrente musicale alternativa e innovativa che fu assorbita e sfruttata dall’industria discografica e culturale. Le due band fiorentine anticiparono i fermenti di un profondo rinnovamento musicale, influenzando anche la sfera del costume, tanto che a Firenze e dintorni la new wave si impose come una tendenza culturale e sociale di massa, assumendo i contorni di una moda commerciale che procurò un’immensa fortuna all’industria tessile di Prato.

Il nome dei Litfiba fu scelto prendendo spunto dall’indirizzo telex della sala prove usata all’inizio della loro carriera: “Località ITalia FIrenze via dei BArdi”. In arte Litfiba. La composizione del gruppo è mutata più volte nel corso degli anni a causa dei frequenti avvicendamenti, ma la formazione originaria, quella del periodo d’oro compreso tra il 1980 e il 1989, riuniva cinque elementi storici: Gianni Maroccolo al basso, Federico Renzulli alla chitarra, Francesco Calamai alla batteria (a cui subentrò nel 1984 Ringo De Palma), Antonio Aiazzi alle tastiere e Piero Pelù alla voce. In seguito a divergenze artistiche e personali sorte all’interno della band, in particolare con il manager Alberto Pirelli, Gianni Maroccolo e Ringo De Palma si congedarono definitivamente dai Litfiba per unirsi al gruppo punk emiliano CCCP Fedeli alla linea, ribattezzato in seguito CSI.

A differenza dei Diaframma, che prediligevano le tonalità dark più cupe ed ossessive, i Litfiba ne inventarono di proprie ed originali, aggiornando il sound della new wave in chiave mediterranea e creando una versione latina dell’hard rock e dell’heavy metal.

Il primo brano dei Litfiba, intitolato A Satana, era un pezzo solo strumentale in quanto la band non aveva ancora trovato un cantante. Fu il tastierista Antonio Aiazzi ad ingaggiare come vocalist un giovane liceale: Pietro Pelù. Nel luglio dell’82 i Litfiba vinsero la seconda edizione dell’Italian Festival Rock di Bologna e, nello stesso anno, uscì l’Ep Guerra, contenente brani assai significativi non tanto a livello musicale quanto poetico. Lo stile rievoca le sonorità dark/post-punk tipiche dei primi anni ’80. Infatti, il pentametro musicale adottato dai Litfiba ai loro esordi era quello tipico di David Bowie, Killing Joke, Stranglers, Tuxedomoon, assecondando il gusto estetico del momento.

Nel 1983 uscì per la casa discografica Fonit Cetra il 45 giri Luna/La preda e nella compilation Body Section apparve il bellissimo pezzo Transea. Sempre nello stesso anno i Litfiba realizzarono la colonna sonora dello spettacolo teatrale Eneide dei Krypton.Il 1984 fu l’anno della svolta per i Litfiba. Venne fondata la casa discografica IRA, ovvero “Immortal Rock Alliance”, che divenne ben presto l’etichetta indipendente italiana più importante, per la quale uscì anche l’album Siberia dei Diaframma. Nello stesso anno si unì al gruppo il batterista Luca De Benedictis, in arte Ringo De Palma, il migliore amico ed ex-compagno di Liceo di Pier Pelù. Nel 1984 uscì l’Ep Yassassin, con Electrica danza, una canzone d’amore bohemienne in cui è palese l’influsso esercitato da David Bowie. Sempre nell’84 uscì la prima antologia dei Litfiba, Catalogne Issue, con altri due classici del loro repertorio: Onda araba e Versante est, in cui il linguaggio della new wave è rivisitato in chiave mediterranea. Sempre per l’IRA uscì nell’86 l’Ep Transea, ispirato da atmosfere e suggestioni orientali che saranno una fissazione di Pelù: gli zingari dell’est.

In ogni caso il ciclo più originale e significativo della produzione artistica dei Litfiba è costituito dalla cosiddetta “trilogia del potere”, di cui Litfiba 3 (del 1988) rappresenta l’ultimo atto, il seguito di Desaparecido (del 1985) e 17 Re (del 1986). Questi tre dischi, incisi per la solita IRA, sono accomunati dall’avversione per i regimi totalitari. Dal tour successivo all’uscita di 17 Re fu estratto il live 12/5/87, il primo album dal vivo dei Litfiba. Nel 1989 uscì Pirata, il disco che sancì la consacrazione definitiva al grande pubblico. I Litfiba iniziarono a riscuotere una popolarità impensabile per un gruppo rock italiano, che da band di culto e di nicchia si trasformarono in un fenomeno di massa. Intanto crescevano le rivalità artistiche e personali tra Maroccolo e Renzulli, che causarono l’abbandono definitivo del gruppo da parte del bassista. Il quale nutriva una passione per le tonalità cupe, rese dalla dominanza del basso e delle tastiere elettriche sugli altri strumenti, mentre Ghigo seguiva una concezione più hard rock, all’insegna dei Led Zeppelin per intenderci, privilegiando gli assoli e le sonorità della chitarra elettrica.

La fase compresa tra il 1990 e il 1999 è legata alla cosiddetta “tetralogia degli elementi”, che annovera quattro dischi di indubbio successo commerciale: El diablo (inciso per la CGD nel 1990), Sogno ribelle (sempre per la CGD nel 1992), Terremoto (ancora per la CGD nel 1993) e Spirito (inciso per la EMI nel 1994). L’assenza di Maroccolo si avverte. Lo spirito new wave dei Litfiba era incarnato proprio da Gianni Maroccolo: la sua geniale vena creativa aveva ispirato la produzione artistica più originale e valida della band. Senza di lui i Litfiba non potevano più essere gli stessi. L’album di questo periodo che merita di essere segnalato è Terremoto, che proiettò per la prima volta in cima alle classifiche un gruppo rock italiano. Cavalcando l’onda della protesta emotiva suscitata dalle inchieste giudiziarie di Tangentopoli, in alcuni brani (ad esempio Dimmi il nomeMaudit e Soldi) Piero Pelù si lancia in polemiche un po’ facili e qualunquistiche: i bersagli sono la Chiesa, la classe politica corrotta, la mafia.

In conclusione, i Litfiba hanno compiuto uno dei più clamorosi “tradimenti” nella storia del rock italiano. Dopo aver rinnegato l’ispirazione ribelle, originale e lirica degli esordi, negli anni ’90 hanno abbracciato una formula pop/rock con venature “metallare” obsolete e commerciali, avviandosi verso un declino artistico e giungendo infine alla crisi del sodalizio tra Piero Pelù e Ghigo Renzulli. E all’inatteso e deludente rientro del 2010.


8 Aprile 2009 dc: dal gruppo di Yahoo Progetto Laico un articolo interessante su Giorgio Gaber

Io se fossi dio

di Carlo Ristori

L’autore immagina di avere la possibilità di giudicare le cose del mondo con lo sguardo distaccato, perché se non lo può fare lui che è sempre stato critico e distante dalle regole sociali imperative …

La prima cosa che noterebbe questo occhio “teorico” è l’atteggiamento tipico dell’italiano medio o normale, quello che di norma viene chiamato “piccolo borghese” e del quale anche Monicelli e Sordi ci hanno dato un’interpretazione magistrale.

Il nostro uomo si deve analizzare con attenzione perché si muove quasi sempre “sotto traccia” e, se riesce in qualche modo ad essere perverso, lo fa in modo sfuggente e sempre di nascosto perché il suo credo fondamentale è: “passare inosservato”.

L’autore immagina di avere la possibilità di giudicare le cose del mondo con lo sguardo distaccato, perché se non lo può fare lui che è sempre stato critico e distante dalle regole sociali imperative …

La prima cosa che noterebbe questo occhio “teorico” è l’atteggiamento tipico dell’italiano medio o normale, quello che di norma viene chiamato “piccolo borghese” e del quale anche Monicelli e Sordi ci hanno dato un’interpretazione magistrale.

Il nostro uomo si deve analizzare con attenzione, perché si muove quasi sempre “sotto traccia” e se riesce in qualche modo ad essere perverso lo fa in modo sfuggente e sempre di nascosto perché il suo credo fondamentale è: “passare inosservato”.

Inoltre nei tempi antichi non si era avuto quell’appiattimento tipico del mondo attuale, il grande ancora imperava sul piccolo.

Ma a questo punto l’autore deve interrompere i suoi pensieri per avvertire che si sente un po’ a disagio nella parte che si è scelto, perché l’estraneità è difficilmente raggiungibile da chi (come lui) in quegli anni aveva vissuto e partecipato con passione, forse degna di miglior causa, alle alterne vicende politico-sociali.

Chiusa la parentesi, mi sembra che uno dei difetti maggiori degli italiani sia il loro “manicheismo comportamentale”.

È molto raro l’uomo che affronti la vita con interezza, la normalità è che invece ci sia una dicotomia netta fra coloro che si appoggiano al solo sentimento: i sentimentaloni tuttocuore o, al contrario, chi si serve soltanto della ragione. Iper-razionali o super-illuministi. Quindi in pochi riescono a comprendere che occorre guardare alle cose del mondo con un certo distacco, per non esserne completamente avvolti e travolti, ma servendosi altresì di tutto il nostro io, perché la complessità di quanto ci circonda lo esige.

Ed è, infatti, in grado di capire meglio chi si immerge nella realtà con il gusto di provare ad amare, ed anche soffrire, piuttosto che chi si ritira in una specie di “turris eburnea” dalla quale, come un dio, guardare soltanto quanto accade. Certo è che ce ne sono pochi di uomini così, ma serve a poco piangere sulla natura umana, nella quale i molti difetti si contrappongono alla poche virtù: è così ed amen.

Nulla, del pari, è servito l’avvento del cristianesimo, anzi, ha peggiorato la situazione, creando alibi “in quantità industriale” a chi, furbescamente, era disposto ad accaparrarseli.

Costui poteva tranquillamente “fregarsene” del prossimo, soprattutto di quello più vicino, perché tanto l’ottimo amore *teorico* che sentiva per il resto del mondo, gli avrebbe garantito la salvezza eterna: egli “prova a buon mercato” la sua voluta compassione. Per fare un esempio posso citare quello che ho letto oggi (29 gennaio 2009 dc) dal Corriere della sera quale “domanda” a Sergio Romano.

A questo punto è bene che l’autore precisi di non sentirsi coinvolto in questo “gran casino” che è rappresentato dal mondo piccolo borghese. Non pensa di poter arrivare mai a diventare una rotella di quell’ingranaggio sociale del tipo “usa e getta”. Ma se, purtroppo, un giorno avvertisse una simile possibilità, avrebbe (essendo consapevole) sempre la possibilità di un gesto finale! Ma se ci si pensa meglio, non è facile trovare qualcosa di veramente importante per cui vivere o, anche, morire e nella storia non sono stati molti i personaggi che siano riusciti a lasciare la scena in modo degno. Mentre tanti (penso) saranno stati quelli che almeno hanno voluto provarci e non sono riusciti per viltà o altre “virtù” proprie od altrui (in quest’ultimo caso mi viene in mente, chissà perché, Beppino Englaro.

Chiusa la parentesi, un po’ troppo lunga per la verità, occorre parlare della richiesta di “legge ed ordine” che, secondo i telegiornali, si eleva dal popolo italiano. Intellettuali, militari, preti, madri di famiglia, studenti e soprattutto dipietristi, si associano ai fascisti nell’aderire alla sgomento di “tutti”. Anche l’autore avrebbe voglia di dare bastonate “a destra e a manca” senza preoccuparsi di tante sottigliezze, pronto a giustificare la violenza con illustri esempi del passato e del presente, ma quasi subito questo impulso demagogico riesce a farselo passare, perché si dice, ma chi credi di essere per imporre i tuoi “valori” a questo e quello?

Ciascuno altrimenti potrebbe giustificare ogni cosa e, nel segno del rigore, farsi paladino del rigorismo tanto caro ai, secondo me, delinquenti peggiori (vedi la chiesa cattolica apostolica romana ed altri, secondo i propri gusti). Però a tutto non si può “passar sopra” e quando si vedono o si sentono nefandezze di ogni tipo, pare giusto, almeno, esprimere un giudizio, seppure distaccato: “Sarebbe stato bello se in quegli anni i brigatisti, invece di sparare nel mucchio, avessero colpito quella gente che avrebbe avuto tutto il “diritto” di essere “sparata”!

Una categoria che meriterebbe di essere “presa di mira” forse sarebbe quella dei giornalisti, persone molto capaci nel *chiaro-scuro”. Nel senso di illuminare solo quello che si vuole colà dove si puote e nascondere il resto. E il lettore/telespettatore altro non deve dimandare.

Ogni riferimento a fatti che accadono “oggi” è puramente casuale.

Questi lavoratori, che fanno parte della “classe intellettuale”, si guardano bene dall’usare l’intelletto e si limitano a scribacchiare, navigando nel piccolo cabotaggio, tipico dei tempi. La prima pagina serve ad es. a sfruttare i peggiori sentimenti: pietismo, immagini ufficiali, retorica, compassione come alibi, così contribuendo alla disinformazione del “popolo-bue”. Si può comprendere che non si può fare a meno della stampa, ma se non si potesse sperare in una qualità migliore, forse, con tutto il rispetto dovuto alla democrazia, sarebbe bene spedire i nostri giornalisti in cassa integrazione perpetua.

Accanto ai giornalisti, sul banco degli imputati, è indispensabile far sedere tutta la gente di partito, perché il modo come intendono la politica questi signori è tale da farli sembrare degli imbroglioni, anziché dei reggitori della cosa pubblica. Simili personaggi, che partecipavano, ma continuano ancora, allo scempio degli interessi collettivi, secondo l’autore, hanno enormi difetti e, se pur ciascuno possiede il suo specifico, si può quasi fotografare l’archetipo del “mestierante della parola”, sempre meno teso alla ricerca del giusto e del vero e più propenso invece a rincoglionire la gente, per renderla sempre più simile a se stesso.

Al posto del mestierante negli ultimi anni si è sostituito il dilettante della politica (che, secondo me, è molto peggio).

Il politico è un uomo che non si preoccupa di altro se non della sua immagine che, ad intervalli sempre meno regolari, verifica attraverso le “preferenze” strappate all’ignaro popolino. Egli parla certo dei problemi del mondo, ma non li ha mai vissuti: non si preoccupa mai se quel che fa servirà a qualcosa, l’importante è che gli esca bene dalla bocca (nel senso di credibile) ciò che dice, così da dare l’impressione del vero.

Il vizio è talmente connaturato all’uomo di parte che anche quei pochi che vorrebbero fare altrimenti, dopo un po’ si adeguano, invischiati dal comportamento di amici e compagni. Esempi particolari se ne possono trovare quanti se ne vuole, in quegli anni bastava guardare in faccia un qualunque funzionario del P.C.I. per accorgersi di quanto fossero privi di spessore personale e come l’espressione “intelligenza vivace” proprio non li riguardasse. Oggi questa situazione vale per tutti, perché ormai i “peones” sono solo marionette manovrate dal padrone.

Un altro caso tipico, secondo Gaber, era il “compagno” Marco Pannella. Poi però a voce mi disse che non la pensava più così. (Nota mia: sarebbe interessante sapere come la pensava a quel punto…)

Non si capisce come sia riuscito a farsi chiamare compagno, ma, visto il significato odierno che questa parola ha assunto, va bene anche per Pannella, come per qualsiasi altro individuo!

Il Nostro è “qualunquista” come nessun altro: sfrutta ogni argomento se pensa che porterà adesioni al suo … senza mai domandarsi quali interessi serva quel suo atteggiamento. Il compito di questo politico, che possiede notevoli capacità istrioniche, è molto facilitato dalla stupidità della gente e dall’incertezza dei nostri tempi, ove si può applaudire tutto (insieme al suo contrario).

Occuparsi di ogni cosa è facile per costui, basta interessarsi alle cose poco importanti, limitandosi a campagne pubblicitarie sui grandi princìpi che, più sono eclatanti, meno servono a spostare qualcosa. Ad es. l’arma dei referendum è usata dallo stesso solo per far parlare di sé i media, perché tanto poi …

Anche i compagni socialisti non sono da meno quanto ad improvvisazione, opportunismo, trasformismo, ambiguità. Essi usano lo “slogan” del progresso per restare ben fermi e solo grazie alla dilagante stupidità degli elettori riescono a far passare per nuovi discorsi che già avevano sentito i nostri nonni e che già allora servivano a puntellare quella società! E Giorgio non aveva ancora conosciuto quelli che ora sono nel Partito della libertà “obbligatoria”.

Se poi, proprio a me fosse comandato di dare un giudizio globale, credo che già si sia capito quale sarebbe, ma, a costo di ripetermi, confermo che mi sembra davvero giunta l’ora di un totale rinnovamento di uomini e idee e fra questi “parassiti” nessuno potrebbe, a giudizio di dio, risultare innocente.

Chi ascolta la canzone potrebbe chiedere: “Perché Giorgio si interessa solo ad una parte della società italiana, che è certamente brutta e schifosa, ma non la sola?” Ma l’autore risponde che non ha nessuna intenzione di nascondere il suo disgusto per chi uccide o si uccide, ad es. con la droga e che, se potesse veramente maledire qualcuno, i brigatisti sarebbero i primi, ma d’altra parte il fenomeno terrorismo rappresenta/va qualcosa di veramente oscuro ed è difficile per un artista, in massimo grado per Gaber che ha bisogno di parlare soprattutto di Maria, esprimersi su qualcosa che pensa di non conoscere bene.

Invece è molto più facile parlare di cose che conosce (Maria, appunto), perché lui è nato con lei e per lei ha sperato, combattuto, sofferto, criticato, approvato o è rimasto deluso: in altre parole, ha vissuto. Dei brigatisti, al contrario, ha solo capito che la loro strategia “rivoluzionaria” è servita solo a togliere ogni legame di classe, per unire tutti nell’interclassismo sciocco della lacrima facile per i giustiziati di turno. Per costoro vorrebbe aggiungere che in effetti e purtroppo è quasi certo che abbiano influito sul modo di pensare di tutti, nel senso di rendere vano ogni tentativo di rivolta personale contro le ingiustizie e storture.

Se un intellettuale può comprendere qualcosa di più, arriva molto probabilmente a concludere che gli spari e i rapimenti, gli omicidi e la gente ferita non possono essere solo frutto, come sembrano, di pazzia, e possono invece favorire il disegno di …

Ma, come detto in precedenza, di fronte alle B.R. siamo in una situazione di potenzialità intuitiva solo parziale e quindi la reazione complessiva e finale non può che essere di sgomento.

Ma questo sentimento non deve servire come alibi per ciò che si capisce per intero ed il fatto, ad esempio, che la strategia delle BR abbia comportato l’uccisione di Aldo Moro non ci deve indurre al “pietismo” e quindi ad un falso giudizio su quel “martire”. Va invece detto e ripetuto che la tragica morte non può servire a nasconderne l’opera da vivo. Egli, insieme alla D.C. tutta, porta la piena responsabilità dello sfacelo che ha condotto l’Italia per mano verso l’abisso economico: ad esempio un debito pubblico che non aveva l’eguale in nessun Paese avanzato al mondo.

(Nota attuale: poi è arrivato Berlusconi e la nuova strategia vaticana e le cose, per certi aspetti, vanno ancora peggio.)

Bisogna avere il coraggio anche di essere denunciati per violazione dell’ex codice Rocco, ormai entrato a far parte della legislazione penale della Repubblica democratica, ma si deve dire chiaramente quello che si pensa a proposito della D.C. e dei suoi capi, morti o vivi che siano. Ma se ci si pensa meglio ogni speculazione con distacco è abbastanza oziosa, perché si può giudicare bene, in politica, solo partecipando anche emotivamente e fisicamente mentre chi si mette dietro una lastra di vetro non riceve l’immagine della realtà.

Se quindi, come ha fatto lui, si sceglie o si accetta di giudicare da fuori, tutto ciò comporta anche la premeditata rinuncia ad un impegno sociale diretto. La ricerca dovrà indirizzarsi all’analisi della coscienza personale per sperare di poter incidere in qualche modo (individuo per individuo) sull’intero contesto della vita associata. L’occhio critico dell’artista non riesce però ad essere sicuro dei risultati di simili sforzi contro gli atti e gli uomini politici imperanti, ma di una cosa è sicuro: questo “sfogo” contro quelle facce orrende lo lascia a chi vorrà trarne giovamento.


31 Luglio 2008 dc:

Maurizio Pollini si offende se gli dicono che è una pop-star!

di Jàdawin di Atheia

In una trasmissione RAI di Luglio 2008 dc si è parlato del fenomeno del momento: un disco del pianista classico Maurizio Pollini sta vendendo talmente tanto che la giornalista ha paragonato le vendite di questo cd a quelle delle stelle della musica pop e gli chiede, più o meno, “cosa pensa del fatto che il suo cd sta vendendo come fosse una pop-star?” (ma il termine “pop-star” lo dice, eccome!). Pollini, dimenando entrambe le braccia al cielo, risponde scandalizzato con una frase come questa “Lei mi fa impazzire se dice così!”.

Il Pollini conferma quanto ho scritto all’inizio di questa pagina: questi signori impomatati, con lo spartito sempre davanti alla faccia, irrigiditi nei loro abiti funerei “da concerto”, che si ritengono depositari di una cultura “alta”, “unica”, “elitaria“, che autodefiniscono la propria musica “colta”, dimostrano ad ogni occasione il disprezzo che hanno per la gente, per il grande pubblico, per la massa, e paradossalmente questo stesso disprezzo non lo riservano ai diritti d’autore che entrano nelle loro tasche grazie alle vendite dei loro cd da “pop-star”! Ah no! Questo non li offende! Si sa, pecunia non olet! E non basta, come qualcuno mi ha fatto osservare, che si siano prestati (forse gratuitamente, ma non ci giurerei…) a dirigere o eseguire concerti di musica “colta” nelle fabbriche per renderli “democratici”, “alla mano” o meno “elitari“: è proprio la loro mentalità in generale, la loro impostazione culturale, il loro approccio ad essere irritante.

Altro che lancio di uova alla prima della Scala! Questi signori meritano ben altro!


Da Musica! (supplemento settimanale de la Repubblica) del 2/10/03 dc:

Come nascono le classifiche di vendita dei dischi

Come si entra, che fare per restarci, chi le controlla: le classifiche in 8 domande

1 Come si arriva in hit parade? Quanto bisogna vendere?

L’esperto “Per entrare nella top ten un cd deve vendere almeno 20.000 copie in una settimana” dice Mario Allione della FNLA, azienda legata all’AFI, l’Associazione Fonografici Italiani, “Il ciclo di vita di un prodotto esaurisce però il 50% delle potenzialità durante la prima settimana di vendita. L’indice da prendere in considerazione è quindi quello delle settimane di permanenza, spesso un cd ha un clamoroso exploit e la settimana successiva esce di scena, è capitato in passato con alcuni cd di gran qualità, ma pur sempre di nicchia”.

L’agenzia “Siamo entrati in classifica al quinto posto nel 2001 con l’album dei Muse: ventimila copie spedite di Origin  of symmetry” dice Valerie Lynch della “SpinGo”, l’agenzia di servizi che rappresenta in Italia molte etichette di culto. “Quattro anni fa invece Tom Waits raggiunse il sesto posto con un album per niente facile come Mule variationsNella top ten si può accedere con 15.000 copie, come con 10.000 o addirittura 8.000, come sta succedendo in questi giorni”.

Il caso Il nuovo cd dei Muse aveva 25.000 copie di prenotazione: un record che vale 1’hit parade.

2 Come si raccolgono i dati? Come si costruisce la classifica?

I rilevamenti Dal 1996 la “AC Nielsen C.R.A” stila settimanalmente l’hit parade dei cd più venduti in Italia, diffusa attraverso i media. La rilevazione si basa sulla registrazione delle vendite di cd (in gergo sell out) su un campione di 275 punti vendita rappresentativi dei negozi specializzati, della catena Media World/Media Music e degli ipermercati con superficie superiore ai 5.000 metri quadri. Dai rilevamenti sono esclusi gli autogrill. I punti vendita (tra cui megastore come Feltrinelli, Messaggerie Musicali e FNAC) sono dotati di penna ottica collegata a pc.

L’esperta “Il sistema” dice Nadia Baraldi, ufficio acquisti Nielsen,  “rileva solo i cd venduti. Conta l’affidabilità statistica: più alto è il numero dei negozi, più è credibile il dato. In Italia, infatti, le charts sono stilate solo sulle vendite di cd e singoli: non valgono le prenotazioni né i passaggi radiofonici”.

L’indipendente “La classifica è un mezzo promozionale che genera vendite. Ma non parlino di “sell out“”, contesta Paolo Dossena, che per 25 anni ha lavorato con una major e da lO è presidente della CNI, l’indipendente che ha lanciato gruppi come Almamegretta. “La hit parade è un falso”, dice, “è un falso in bilancio”.

3 Che criterio si usa per calcolare le vendite dei singoli?

L’esperta “Non esiste differenza tra singoli e cd” dice Nadia Baraldi. “Il sistema utilizzato per l’uno vale anche per l’altro. Il grande divario è sui numeri: con 2.000 copie di un singolo si va in classifica (mia nota*: quale classifica? La Top Ten dei primi dieci? Se fosse così lo si darebbe per scontato, ma non lo è: il termine classifica è generico. Una classifica comprende TUTTE le posizioni: dalla prima all’ultima…), per un cd (ce ne vogliono) almeno 8000″.

La discografica “Negli anni 60 il mio 45 giri Nessuno mi può giudicare si aggiudicò il disco d’oro con m milione di copie vendute” dice Caterina Caselli, amministratore delegato Sugar, l’etichetta di Andrea Bocelli, Avion Travel e Filippa Giordano. “Oggi si viaggia decisamente su cifre più ridotte. Con 3.000 copie un singolo resta in classifica (vedi mia nota*) anche diverse settimane. Un album deve venderne almeno 8.000”.

All’estero  Negli Stati Uniti per la classifica (vedi mia nota*) dei singoli vengono conteggiati anche i passaggi radio. In alcuni paesi, come la Francia, il mercato dei cd singoli è considerato irrilevante. I pochi titoli disponibili sono comunque a uso e consumo dei dj.

4 Perché non tutti quelli che vendono entrano in classifica?

L’esperto “Bisogna vendere un certo numero di copie, da lO a 2Omila, in una settimana di rilevazione” dice Enzo Mazza, direttore generale FIMI. “Oggi si vende molto meno di qualche anno fa, il 20%. E la crisi prosegue. Poi è molto diverso entrare in classifica (vedi mia nota*) a luglio, periodo di vendite basse, o a dicembre, quando l’industria fa il pieno d’incassi: durante le festività si incassa il 30 per cento del fatturato annuo”.

L’agenzia “Tra luglio e agosto” dice “Micro” Franzetti della SpinGo “si può arrivare nella Top 50 anche solo con 2.500 copie distribuite. Mentre a novembre e dicembre, con la quantità di raccolte, cofanetti e cd nazional-popolari che invadono il mercato, è difficile entrare anche con quantità rispettabili di cd venduti”.

L’indipendente “Fanno tutti un ragionamento: facciamo entrare il cd in classifica (vedi mia nota*), che poi magari vende davvero” attacca Dossena. “Il prodotto è promosso per alcune settimane: spot, radio, magari una posizione “pilotata” tra i primi 10. Ma l’etichetta indipendente è tagliata fuori, perché ha bisogno di tempi più lunghi per imporre un prodotto. Almamegretta e Agricantus, per esempio, hanno venduto 60.000 copie in un lasso di tempo troppo lungo per entrare in hit parade” (mia nota**: e qui, per hit parade, si intende la classifica dei primi dieci?).

5 Nel conteggio si considera solo il venduto o anche le prenotazioni?

L’esperto Le classifiche in Italia sono stilate solo sulle vendite, per i cd e per i singoli. Le prenotazioni non sono valide ai fini della hit parade (vedi mia nota**), come anche i passaggi radiofonici. Dice Enzo Mazza: “l dischi devono essere “scontrinati” perché si parli di venduto. Da noi le etichette discografiche premiano gli artisti con il disco d’oro assumendo anche il criterio della prenotazione.

Ma in America non è così. Non vale nemmeno quello che chiamano Music Control, cioè il sistema dei passaggi radiofonici di una canzone. Un disco può essere venduto e non avere una grande circolazione radiofonica, e viceversa”.

L’indipendente “Non possiamo parlare di “sell out” se, come è capitato, un disco può andare in classifica quando non è stato ancora stato distribuito” dice Dossena, citando l’ultimo cd di Claudio Baglioni, Sono io-L’uomo della storia accanto. “Sappiamo tutti che non sempre i dischi sono venduti, cioè fatturati ai negozi. Molti punti vendita ricevono enormi quantitativi di cd in conto deposito. Se non li vendono, li rendono, un po’ come si fa con i giornali: però intanto sono entrati in classifica. Siamo lontani dalla realtà americana, dove con il sistema SoundScan hanno una radiografia esatta delle vendite nelle rispettive aree geografiche”.

6 Ma le vendite “on line” vengono conteggiate oppure no?

Il mercato La musica on line al momento copre solo l’uno per cento del mercato italiano e le vendite, per ora, restano fuori dalla hit parade (vedi mia nota**) . In arrivo, invece, una nuova classifica: i dvd musicali. Le vendite, per la FIMI, sono cresciute tra il 2001 e il 2002 del 93 per cento. È un segmento molto importante. Segue il boom degli acquisti di lettori dvd, cresciuti del 35% negli ultimi sei anni.

L’indipendente “I proventi on line ridaranno fiato all’industria” dice Dossena. “Macché decremento del consumo, è solo cambiata la fruizione: le radio vivono di musica (ma spesso non la pagano), le colonne sonore aiutano a promuovere i film, la musica esce da tutti i negozi (non solo di cd). Ma il mercato è massacrato dalla pirateria. Il consumo è identico a prima. Quest’anno abbiamo avuto il 20% di incremento e usiamo solo canali alternativi: vendite negli stand, librerie, web. La musica tornerà a vivere di diritto d’autore, gli editori torneranno ad avere un ruolo sui discografici. Pagherà chi consuma”.

7 Italia, Inghilterra, Usa: quali sono le differenze?

Il mercato Fare paragoni tra il nostro mercato e quelli esteri è desolante. Per ogni copia venduta in Italia se ne acquistano cinque in Gran Bretagna. Il rapporto scende con la Francia, un disco acquistato ogni 3Ma la forbice si allarga a dismisura con gli USA dove. in una settimana, con 350 mila copie si può arrivare in testa alle classifiche, come è accaduto ultimamente a John Mayer o a Hilary Duff, l’erede di Britney Spears. Una cifra che spesso i nostri cantautori vendono in un anno. Per entrare al decimo posto della Top 200 di Billboard occorrono circa 50 mila copie e con 35 mila copie si può entrare tra i primi 20 dischi in classifica, com’è accaduto al nuovo album degli Iron Maiden, Dance of death. Nei periodi clou un cd può raggiungere nella prima settimana 8OOmila copie. Ma si può dominare la top 200 di Billboard anche con 100 mila copie vendute in estate.

La discografica “Servono classifiche settoriali, modello Billboard. Gran Bretagna e USA, per esempio, hanno le charts della musica classica. Tanti progetti, infatti, si perdono in una hit parade generica”.

8 Ma che sconti possono fare i negozi di cd? E quanto influenzano le classifiche?

Il rivenditore Secondo una ricerca di Altroconsumo oggi in Italia il prezzo per un disco novità può oscillare tra i 14 e i 21 euro. Che cosa si fa per tenerlo basso? “Esistono campagne promozionali, lanciate dalle stesse multinazionali, con cui si possono acquistare prodotti con sconti molto rilevanti” dice Luigi Morra, direttore del megastore Feltrinelli di Napoli. “Nel periodo estivo lanciamo delle campagne in cui acquistando due cd se ne ha uno in omaggio. Lo sconto è del 30%. Invece vendiamo i dischi che sono tra i primi dieci in classifica con il 15% di sconto”. Campagne simili sono promosse anche da FNAC e Messaggerie Musicali. Il prezzo finale di un prodotto al dettaglio dipende sempre dal negoziante. I multistore possono applicare sconti molto più alti e prezzi più appetibili di un piccolo negozio al dettaglio. Un rapporto impari. Naturalmente i cd scontati sono quelli che “vanno”di più. E questo influisce ancora di più sulle hit parade alzando la soglia per far entrare i prodotti di nicchia.

L’indipendente “Va imposto il prezzo con uno sticker, per evitare che ognuno faccia come vuole, falsando il mercato” dice Dossena. “Noi indichiamo un prezzo massimo intorno ai 14 euro”.


Da il Manifesto, 2004 dc (con una pessima punteggiatura..)

Uomini di dio, cantate e colpite!

Festival di musica cristiana a Pensacola (Florida), la città dove si sono avuti i peggiori episodi di violenza antiabortista. E dove impazzano nelle scuole le teorie creazioniste. Ma Pensacola è solo uno dei mille luoghi degli Stati uniti dove i «tranquilli fanatici» dell’integralismo cristiano sono maggioranza. E sostengono George W. Bush.

MARCO D’ERAMO

INVIATO A PENSACOLA (Florida)

Ovest-Pascagoula; est-Pensacola: è la scelta che mi offre l’imbocco dell’autostrada a Mobile (Alabama). Sono affascinanti le reiterate assonanze indiane che incontri ovunque negli Stati uniti, dal fiume Pellissippi alla città di Chattanooga in Tennessee, dalla città di Pontiac in Michigan al fiume Chattahooochee tra Alabama e Georgia: persino il lago Seneca nello stato di New York si riferisce non al filosofo stoico ma a un popolo indiano. La toponomastica è l’unico tributo che l’America moderna paga ai suoi occupanti originari che ha sterminato.

Epicentro della violenza

Scelgo Pensacola perché negli anni ’90 è stata l’epicentro della violenza anti-abortista, e perché vi si svolgerà il festival di musica cristiana «Grace». Proprio qui, in questa città costiera di 420.000 abitanti della Florida orientale, adagiata tra la penisola vera e propria e la Louisiana, avvenne il primo attentato contro una clinica dove si praticavano aborti: nel 1984 fu lanciata una bomba (che per fortuna non fece vittime) contro la clinica Ladies Center (che nel frattempo è diventata l’Healthcare Center).

Per tutti gli anni ’80 andarono crescendo gli attentati contro le strutture, il personale e i medici che praticavano aborti, fomentati dai predicatori integralisti, secondo cui era legittimo uccidere per difendere la vita del feto. Gruppi come l’Army of God (l’esercito di dio) definivano questi omicidi come «u.d.r.», ultimate determined rescue, l’«ultimo risoluto soccorso»: e tre di questi sette u.d.r. avvennero a Pensacola.

Nel marzo 1993 l’attivista Michael Griffith sparò e uccise il dottor David Gunn all’uscita della clinica Pensacola Women’s Medical Center. Un anno dopo, il 27 luglio 1994 Paul Hill uccise il dottor John Britton e la sua scorta volontaria (ex tenente colonnello dell’aviazione) James Barret. Nel 1994 furono 27 gli attacchi contro le cliniche abortiste (incendi, bombe, percosse, pugnalate o assassini degli addetti). La repressione fu decisa, Paul Hill è stato condannato a morte; sempre la logica americana: occhio per occhio, morte per morte. Nel 2003 c’è stato un solo attacco, ma con il secondo regime Bush il pedaggio può tornare a salire.

Perciò i cantanti della Christian Music giocano in casa in questa città. Per il festival Grace sono state chiuse tre strade nel minuscolo quartiere storico di Pensacola downtown.

Gli organizzatori promettevano una presenza di 14.000 spettatori per ascoltare i 40 gruppi che si esibiscono nelle due giornate (venerdì e sabato) di Grace: la prevendita dei biglietti (20 dollari a giornata) «è stata grande», fanfaronavano sul Pensacola News Journal. Ci trovo invece poche centinaia di persone, per lo più famiglie. E la fila è più numerosa davanti ai baracchini di hot dog che intorno ai palchi su cui si esibivano le celebrità di questo nuovo segmento di mercato.

Scarsa affluenza

Gli organizzatori attribuiscono la scarsa influenza alla pioggia che ha scrosciato per tutto il giorno sulla città, anche se a sera è tornato il sereno (però l’affluenza è altrettanto scarsa il giorno dopo, nonostante il tempo sia bello e cantino i gruppi più famosi: anche perché Grace deve competere con la molto più attraente Sagra del Gambero di fiume che si svolge a pochi isolati da lì e in cui per 10 dollari ti danno in una scatola di cartone da scarpe 1,5 kg di gamberi di fiume bolliti e passati nel peperoncino).

Le vendite di dischi che si rifanno alla Christian Music sono più che raddoppiate dal 2000 al 2003, arrivando a 12 milioni di dischi. Un fattore che ha contribuito a questa crescita è costituito dalle megachiese che somigliano più a stadi che a templi, come quella evangelica di Frankfort (Kentucky) che ha una capacità di 7.000 posti. In questi «stadi di dio» è impossibile intonare gli inni secondo la tradizione e si è diffuso invece il megaschermo che proietta il Dvd di gruppi musicali. È successo anche che alcuni gruppi già noti, come i Newsboys o i Third Day si siano messi a incidere canzoni religiose (i Third Day concludono il festival da uno dei due palchi, mentre sull’altro si esibiscono gli ApologetiX).

Io ascolto i Casting Crowns su un palco e i Colonel Travis sull’altro. I gruppi variano dal patetico al barboso. Sembrano ex chierichetti foruncolosi che scimmiottano le stelle pop e straziano plagi delle loro canzoni. Anzi, il gruppo ApologetiX è apertamente parodistico: sui temi musicali dei grandi successi altrui scrive testi cristiani. In genere i testi sono deprimenti. È tutto uno splendere di luce della speranza, un lenire le piaghe del peccato, un nascere a nuova vita, un credere in Gesù, Gesù, Gesù, Gesù, ma soprattutto un affermazione di sé, un Io ti amo, Io credo in te, Io ti perdono, Io ti incorono. Il risultato è la brutta copia del pop mainstream, soprattutto perché deve autocensurare quella che è la componente specifica e più affascinante dei concerti rock e pop: cioè l’erotismo e la sensualità: cosa sarebbero stati i Rolling Stones senza Mike Jagger che mima in scena una scopata con la chitarra elettrica? Probabilmente un gruppo di musica cristiana.

Genitori bigotti

A proposito di pietre che rotolano (Rolling Stones) uno dei gruppi cristiani si chiama Falling Up (cadere in su). A vedere la faccia delle ragazzine presenti sembra che il successo commerciale della Christian Music sia più che altro opera di genitori bigotti che considerano queste canzoni come «il solo pop adatto ai nostri figli», non come il rap demoniaco e svergognato. Perciò altro che buonismo con i Clemency (rock), Everything Seven (pop rock), I.D.O.I. King (hip-hop), con i Jars of Clay (tradizionali), i Men of Standard e i Seven Days to Sunday (pop-rock).

Il fatto è che quando pensiamo al fanatismo c’immaginiamo subito oceaniche, scalmanate orde infuocate da un profeta o da un tribuno. Qui invece vedi la componente pantofolaia del fanatismo, la sua faccia cheta, provinciale, classe media, spesso obesa. Colpisce la modestia dell’insieme e la sua subalternità ai modelli consumistici. Contro l’immagine hitleriana o khomeinista del megafanatismo dall’alto, qui imperversa il microfanatismo dal basso.

Lo stesso microfanatismo lo ritrovo l’indomani quando guido per una decina di miglia a nord di Pensacola dopo aver letto un articolo del New York Times su un parco a temi creazionista, il Dinosaur Adventure Land, che si trova qui ai sobborghi della città: l’idea è quella di rendere seducente per i bambini la teoria creazionista, la teoria cioè secondo cui l’universo è stato creato 6.000 anni fa da Dio in esattamente sette giorni: ha quindi ragione il testo letterale della Bibbia e ha torto la scienza moderna che valuta l’età dell’universo a 15 miliardi anni e quella della terra a 5 miliardi di anni. Ma se il mondo è così giovane, solo 6.000 anni, non vi possono essere specie estinte da 65 milioni di anni, come appunto è successo ai dinosauri. E poiché i dinosauri sono la specie estinta più popolare, grazie alle loro dimensioni, al mistero della loro estinzione e grazie anche a Jurassic Park, diventa chiaro perché nel 2001 il pastore Kent Howind ha scelto questi animali come i protagonisti del suo parco a temi.

All’entrata, un pannello ci spiega l’idea generale: i dinosauri sono esistiti contemporaneamente all’uomo che li ha sterminati, e non erano altro che i draghi descritti dalla cultura popolare. Ma come mai la Bibbia non li nomina? Falso: la Bibbia non usa questo nome ma descrive due mostri, Beemoth e Leviatano che «corrispondono esattamente alla descrizione dei brachiosauri».

Come parco a temi (3 dollari l’ingresso per gli adulti), è proprio miserello in questa trasandata periferia di provincia, quanto lo era il festival Grace. Qualche dinosauro in cartapesta, qualche scivolo per bambini, un paio di altalene ammobiliano un praticello di circa 40 metri per 30. Due stanze pomposamente chiamate museo contengono foto e pretesi fossili di giganti umani (alti 3,6 metri) facsimili dei reperti dell’arca di Noè. Capito nella sala proiezioni mentre un giovane pedantino in calzoni corti spiega il creazionismo a 12 adulti e 25 bambini tra i 5 e i 12 anni, con l’autorità che gli dà il fatto che «io ho studiato un sacco i dinosauri e tutti i libri che vi raccontano un sacco di cose giuste su di loro hanno un errore cruciale nella prima riga: i dinosauri non si sono estinti 65 milioni di anni fa». La ragione profonda è che la Bibbia non può sbagliare e quindi, se la Bibbia non può sbagliare, il mondo ha 6.000 anni e quindi la Bibbia ha ragione (con alcuni trucchi, con un’interpretazione arzigogolata di Giosuè che ferma il sole, i creazionisti riescono però ad accettare l’eliocentrismo).

Una caramella a ogni bambino

Il giovanotto fa una domanda e lancia una caramellina a ogni bambino che risponde (anche a quelli che non rispondono). Dopo un po’ ti stanchi del mare di oziosità, ti metti a fantasticare sull’infinita abbindolabilità degli umani. E allora guardi le fiduciose facce dei bambini, e quelle intente, volenterose dei loro genitori che pensano di fare il bene dei loro figli portandoli qui. Hanno un viso innocuo, inerme, inoffensivo. Ma presi tutti insieme costituiscono la più micidiale macchina da guerra ideologica degli Stati uniti. Sono loro che hanno costretto più di metà delle scuole secondarie americane a togliere la teoria dell’evoluzione dalle materie d’insegnamento e che costringono a insegnare queste sciocchezze.

A Santee in California c’è l’Institute for Creation Research (ICR) con la sua rivista Acts and Facts (150.000 copie). Il centro è stato fondato nel 1970 da Henry M. Morris, che nel 1963 insieme a John C. Whitcomb pubblicò il testo base della «scienza della creazione», Il diluvio della genesi, che ha avuto più di dieci edizioni. Il centro è visitato ogni anno da 30.000 pellegrini e dispensa corsi di geologia, fisica, biologia, dove si dimostra che la datazione dei fossili col carbonio 14 è una frottola, che la sedimentazione terrestre può avvenire molto in fretta (migliaia di anni e non miliardi), come dimostra il vulcano Sant’Elena, e così via. Gruppi creazionisti stanno promuovendo crociere creazioniste, vacanze creazioniste con campagne di scavi in South Dakota (dove sono stati ritrovati alcuni tra gli scheletri più stupefacenti di dinosauri), viaggi di raccolta di fossili in Australia e Nuova Zelanda, tour nel Gran Canyon. Secondo il New York Times, un gruppo chiamato Risposte nella Genesi sta costruendo un complesso da 9.000 metri quadri fuori Cincinnati con museo, planetario, aule scolastiche e sala cinematografica dove proiettare film con il Diluvio Universale e simili. Nel negozio all’uscita del Parco compro un opuscolo Insegnare Scienza della Crezione nelle Scuole Pubbliche (70 pp., 4,75 dollari) per regalarlo a Letizia Moratti.


A fine Ottobre 2001 dc, sul supplemento “Musica!” de ” la Repubblica”, è stata pubblicata un’altra interessante lettera, questa volta di Lorenzo.

Adesso avete voi il potere

Cara “Musica!”, finalmente trovo un po’ di conforto, sì perché ero abbastanza preoccupato: pensavo che solo io fossi condannato ad avere a che fare con gente ottusa e fiera del proprio becero qualunquismo, che naviga contenta nel mare della propria indifferenza. Invece, “per fortuna”, non è così, esistono altri individui così altamente superficiali: e me ne sono accorto leggendo in lettere di Tulp e di Mario ’79. “Voi alternativi, comunisti”, “la musica non è politica, è evasione”. Ho i brividi solo a pensare cosa sarebbe anche la musica senza quel briciolo d’impegno politico, sociale e civile che le è rimasto. Venivamo accusati noi “comunisti, alternativi” (che parolacce, vergogna!) di essere un fenomeno di massa, di andare di moda; ma penso che questa predominanza degli alternativi possa essere attribuita a qualsiasi periodo storico, eccetto questo: ora, proprio, no. In questo periodo mi sento in minoranza. Per citare Guccini, caro Tulp, “adesso avete voi il potere, adesso avete voi supremazia, diritto e polizia”. Quindi, caro Tulp, ti prego di pensare un momento: tutta la vita è politica, è rapportarsi. E allora perché, se tutta la vita è politica, la musica, che è assoluta e trascendente, non deve parlare di politica?

Sullo stesso numero di “Musica!” c’erano anche le altre interessanti lettere di Domenico e Giacomo. Per tutte e tre non ho altro da dire che approvo incondizionatamente!


In Marzo 2001 dc, sul supplemento “Musica!” de ” la Repubblica”, è stata pubblicata questa interessante lettera di Flavio di Pisa.

L’importanza di schierarsi

Ciao a tutti, ho 17 anni e volevo, più che contestare, dire ciò che penso riguardo alla musica impegnata in risposta alla lettera di Gabriele di Napoli (n.ro 270). La musica per molte persone, come per me, non può escludere le ideologie e quindi la politica, perché io vivo delle mie ideologie e non occuparsi di politica significa fregarsene di ciò che esce dal nostro piccolo. Le mie ideologie stanno scomode in ogni schieramento politico parlamentare, tuttavia non sopporto il disinteresse politico, non sopporto la repellenza verso il voler avere un’idea, verso lo schierarsi, l’orgoglio di quei ragazzotti che dicono “io di politica non ci capisco nulla”, non capisco questa guerra contro le utopie. Saluto in particolare Lorenzo e Luciana perché anch’io amo Guccini, e Gabriele ricordandogli di non universalizzare troppo i suoi pensieri perché se per lui le emozioni non hanno ideologia, per molti le ideologie creano forti emozioni.

Grazie, giovane Flavio. Sono piacevolmente sorpreso di sapere che, senza entrare nello specifico della “tua” ideologia, esistano persone come te. Continua così, non farti corrompere e dimostra quanto vali a tutti. 

Jàdawin di Atheia


ALCUNI CONCERTI INTERESSANTI in Italia

(Avvertenza: per “interessanti” si intende che lo siano dal punto di vista musicale e del “sound” complessivo (musica + eventuale canto), al di là dei testi delle canzoni, della personalità degli artisti, delle loro dichiarazioni – vere o presunte tali – , delle loro posizioni politiche, del loro look etc.)

***

La mia ricerca dei concerti viene effettuata tramite la “ricerca avanzata” di Kataweb Musica, nella quale concerti ed artisti sono classificati in generi ma assolutamente con…i piedi! Provare per credere: vi troverete lo stesso artista/gruppo con alcune date in un genere ed altre in un altro genere. Un ulteriore esempio di lavoro fatto male…..

la ricerca “avanzata” tramite Kataweb, con date impostate tra 2 e 29 febbraio 2008 per tutti i generi, effettuata il giorno 1 febbraio, ha trovato 1 (uno) solo concerto, quello degli “Him” (si suppone sia un gruppo…) a Firenze ma…indovinate quando? Il giorno 7 marzo 2008.

Lascio a voi qualsiasi commento……

Marzo 2008 dc: lascio definitivamente Kataweb Musica come fonte per la ricerca dei concerti perché la ricerca “avanzata” dei concerti non esiste più (per la serie “sempre in meglio”) e si deve scegliere per forza la data singola. Kataweb si conferma ancora una volta come fulgido esempio di organizzazione romana: anni fa avevo una casella di posta elettronica su Kataweb ma l’ho cessata per la disperazione.

Per ora le mie ricerche le faccio su Canzoni http://www.canzoni.it/ e su http://www.ticketone.it

La ricerca dei concerti la faccio di tanto in tanto: non garantisco per date cancellate o nuove date di cui non mi accorgo

I nomi sono indicati, per ogni mese, in ordine alfabetico per nome e cognome di persona o nome del gruppo:

Settembre

David Crosby & Friends

13-Roma-Auditorium Parco della Musica, Sala (Santa) Cecilia

Youssou N’dour

29-Trezzo sull’Adda (Milano)-Live Club

Ottobre

America

13-Roma-Auditorium Conciliazione

14-Bologna-Auditorium Teatro Manzoni

15-Milano-Teatro Dal Verme

Ben Harper

26-Padova-Gran Teatro Geox

27-Roma-Auditorium Parco della Musica-Sala (Santa) Cecilia

Spandau Ballet

23-Milano-Fabrique

24-Roma-Atlantico

25-Padova-Gran Teatro Geox

U2

11 e 12, 15 e 16-Assago (Milano)-Mediolanum Forum

Dicembre

Giovanni Allevi

19-Milano-Teatro Dal Verme

26-Roma-Auditorium Parco della Musica-Sala (Santa) Cecilia

Ludovico Einaudi

8, 9, 10, 11 e 13, 14, 15, 16 e 18-Milano-Teatro Dal Verme

Spandau Ballet

9-Roma-Auditorium Parco della Musica-Sala Sinopoli

Gennaio 2019 dc

Giovanni Allevi

6-Torino-Teatro Colosseo

Riccardo Sinigallia

25-Milano-Santeria Social Club

Febbraio 2019 dc

Riccardo Sinigallia

16-Roma-Monk Club – Ingresso riservato ai soli soci Arci con tessera

 

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