Lowen


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Dal sito di Lifegate http://www.lifegate.it/salute/articolo.php?id_articolo=1345, pubblicato il 03-12-2003 l’intervista a Alexander Lowen, padre della bioenergetica:

La bioenergetica insegna a diventare più vivi. Alexander Lowen è un uomo dall’aspetto estremamente giovanile, nonostante i suoi 92 anni compiuti, e dal fisico asciutto e forte.

Sono passati 45 anni dal suo primo libro Il linguaggio del corpo. Incontrandolo di persona nella sua casa di New Canaan, nel Connecticut, gli chiediamo subito che cosa è cambiato da allora.

Qual’è, oggi, il problema principale della gente? La bioenergetica può essere ancora utile?

La bioenergetica serve oggi quanto allora. La gente, oggi – ancora più di prima – non è in contatto profondo con se stessa. Quindi non è in grado di vedere davvero quello che succede negli altri, intorno, nel proprio Paese, nell’universo. Per esempio l’Aids: la gente non si prende cura di sé, dei propri comportamenti sessuali, e tanto meno degli altri. E non si cura delle possibili conseguenze distruttive. Finché la gente non diventa più consapevole non c’è modo di cambiare davvero le cose. Del resto, il vero problema è appunto che la gente non vuole “sapere”. Non se ne cura.

Perché la gente è autodistruttiva?

Perché la sua vita è vuota. Non c’è gioia. Il problema sta in una sessualità che è troppo fare e troppo poco sentire. Proprio quello della sessualità è uno dei campi in cui oggi si esprime la differenza di mentalità tra le varie culture e visioni del mondo. Per l’Islam è un abominio l’immoralità dimostrata dall’Occidente, e gli americani con i loro costumi ne sono l’esempio principe. È una violazione non solo del Corano, ma della stessa Bibbia. Di fatto, manca negli uomini un vero senso morale: non c’è né in sé, né verso gli altri. Per questo, penso che una vera trasformazione è difficile, perché manca il senso della dignità, della moralità, del rispetto. Conta solo far soldi. E questo vale per tutto l’Occidente. Lo si vede anche in relazione all’ambiente. L’uomo sta distruggendo il proprio habitat senza possibilità di ritorno: oceani, aria, terra. Lo distrugge pezzo per pezzo, e non è una questione che si risolve con movimenti o associazioni, perché è qualcosa di molto più profondo, qualcosa di sbagliato dentro gli uomini.

Che cosa c’è di sbagliato?

Il fatto che la mente controlli tutto, sentimenti ed emozioni. Con la mente, gli uomini pensano: “posso fare questo e quello”, ma non ne hanno un vero feeling, non lo sentono. La gente non è sana. E anche quando fa qualcosa per sé, per esempio attività fisica, ginnastica in palestra, sport o altro non lo fa per stare bene, ma prevalentemente per essere più forte, più bella. Per l’immagine, ma non sente. Il sentire non c’entra con l’intelligenza, né con la forza. La bioenergetica aiuta a sentire e può insegnare a diventare più vivi.

I nuovi movimenti ecologici e spirituali non sono un segnale del bisogno di cambiare?

I movimenti di carattere spirituale, come la meditazione, non credo siano davvero efficaci se non vanno al cuore del problema, che è quello di lavorare sul corpo. Altrimenti è solo una questione di mente. Continuano a masturbarsi il cervello, per così dire, sia pure in forme diverse. In realtà, viviamo in una società dove tutto è troppo. C’è troppo rumore, troppo movimento, troppo stimolo. La gente impazzisce per questo, non ha la possibilità di fermarsi a sentire, e crede che la vita sia così, che non ci sia rimedio. New York è un po’ il simbolo di tutto questo.

In che cosa la bioenergetica si differenzia da altri approcci?

Non si può cambiare con la mente. Si cambia con il corpo. Va cambiata l’energia del corpo. Da dove il corpo ricava energia? Dal respiro e dal cibo. Ecco l’importanza di respirare correttamente e nutrirsi correttamente. Senza respiro non c’è energia, senza energia il corpo si contrae, non è pienamente vivo, ed ecco perché poi si ha bisogno di compensare con diversi meccanismi. Si cerca di essere più forti, più veloci, più belli. Ma l’unico modo in cui gli uomini possono imparare è attraverso il sentire, attraverso l’esperienza personale, fisica, concreta. Leggere un libro non basta, non serve a cambiare. Persino la bioenergetica, che pure ho coltivato per tanti anni: da sola non basta, se non si va a fondo, se non si va con l’energia nei propri piedi e nel cuore.

Alessandra Callegari Locatelli


Dl sito Nienteansia.it http://www.nienteansia.it/tipi-di-psicoterapie/analisi-bioenergetica-alexander-lowen.html l’interessante spiegazione sull’

Analisi bioenergetica

(a cura della dott.ssa Rita Gagliardi, psicologa psicoterapeuta specializzata in Analisi Bioenergetica)

Se la Psicoanalisi rappresenta un contributo fondamentale nella storia della psichiatria e nella storia dell’uomo, l’Analisi Bioenergetica è una pietra miliare nello studio dei rapporti tra Psiche e Corpo. Essa è opera di Alexander Lowen che edifica sulle basi gettate dal suo maestro Wilhelm Reich. Questi per primo si era interessato alle rigidità corporee come espressioni psichiche, come blocchi muscolari cronici di origine psicologica.  Successivamente A. Lowen compie un prezioso lavoro di approfondimento sia sul piano teorico che metodologico, sia come modello teorico che come approccio psicoterapeutico. Con l’Analisi Bioenergetica le scoperte psicoanalitiche vengono studiate nelle relazioni con il piano biologico.

Mente – Corpo come “Unità”

La parte psichica e quella corporea erano già state menzionate dalla psicoanalisi come coesistenti. Con A. Lowen questa coesistenza si tocca e si verifica in modo chiaro e affascinante.

Per cogliere in modo semplice il rapporto Mente-Corpo possiamo soffermarci sui nostri vissuti interni quotidiani. Sappiamo tutti, ma non ci prestiamo attenzione, che le nostre emozioni non sono scindibili dal livello corporeo e muscolare: se proviamo  gioia i nostri occhi la esprimono, il nostro viso assume un’espressione aperta, le nostre labbra sorridono; cioè attiviamo, senza accorgercene, una serie di movimenti muscolari attraverso i quali l’emozione si esprime. Ciò accade naturalmente anche per la tristezza, per la rabbia e per ogni altra emozione. Questo piano corporeo può essere immediatamente chiaro e leggibile oppure può essere meno visibile ma comunque sempre presente. Se abbiamo un sentimento di rabbia che non possiamo esprimere e mostriamo invece una disponibilità, avremo questa situazione anche a livello corporeo: una espressione muscolare più superficiale obbedirà alla “circostanza” e una parte muscolare meno visibile sarà contratta come espressione di ostilità, di opposizione. Questa dualità Mente-Corpo è naturalmente presente sin dall’inizio della nostra esistenza.

Quindi l’emozione ha spontaneamente un corrispettivo corporeo; allo stesso modo in cui una pianta ha un apparato radicale e non è immaginabile senza di esso; allo stesso modo in cui quando adoperiamo una misura di “peso” di qualche cosa implichiamo inscindibilmente una “forza di gravità”.

Tutto ciò è una premessa fondamentale per la comprensione dei contenuti teorici e del modello psicoterapeutico dell’Analisi Bioenergetica.

Noi sappiamo che la struttura della personalità, nell’esplicazione delle sue potenzialità, nelle inibizioni e nello sviluppo  dei meccanismi di difesa, si compie fondamentalmente nei primi anni di vita. Non possiamo qui soffermarci su questo ampissimo e importantissimo argomento ma ci è necessario menzionarlo perché la dualità Mente-Corpo la troviamo, come abbiamo detto, sin dall’inizio della nostra vita. I meccanismi di difesa messi in atto dal bambino in modo prolungato  li ritroviamo nel corpo dell’adulto sotto forma di tensioni muscolari croniche.

Per impedire sensazioni ed emozioni sgradevoli operiamo due cose fondamentali:

1) la contrazione dei muscoli interessati (che così “imprigionano” l’emozione anziché darle corso);

2) la riduzione dell’attività respiratoria (che è insita nella contrazione stessa e ne garantisce il controllo).

Questa situazione, come già detto, si cronicizza se operata in modo prolungato e nelle fasi dello sviluppo psicofisico. In tutto ciò non ci si accorge dell’irrigidimento corporeo ma esso appare come parte integrante di noi stessi. Questi blocchi restano, insieme ai loro contenuti e alla dinamica del loro formarsi, al di fuori della nostra coscienza. Il tutto viene percepito come facente “parte di se stessi”, come “caratteristica” personale.

Abbiamo invece dei segnali, solo segnali che ci possono creare disagio. E qui troviamo l’Ansia  con tutte le sue manifestazioni.

Quando un Corpo non ha rigidità e la respirazione è buona non c’è ansia. In altre parole, quando non ci sono difese cronicizzate non c’è “ansia” ma “piacere”.

L’Ansia è una manifestazione di allarme,  di disfunzione della difesa messa in atto. Per proteggersi dall’ansia il sistema difensivo è inconsciamente in continuo aggiornamento. È costantemente e inconsapevolmente in atto una ricerca di stabilità e solidità delle strutture difensive preesistenti.

Psicoterapia Bioenergetica

Con l’Analisi Bioenergetica gli strumenti di cui dispone la psicoterapia aumentano. La conoscenza approfondita della dualità Mente-Corpo permette l’intervento sui due aspetti. Oltre all’aspetto verbale lo psicoterapeuta lavora insieme al paziente con esercizi corporei appropriati  e volti a sciogliere le tensioni  in esso contenute. Ciò permette di arrivare efficacemente e rapidamente ai nodi emozionali.

Non si tratta semplicemente di tecniche di rilassamento (vedi anche training autogeno) ma l’obiettivo è di ridare al corpo l’apertura e la funzionalità originaria. Di ripristinare una condizione generale di fluidità e di piacere. Ciò passa attraverso l’elaborazione e la liberazione dei sentimenti rimasti imprigionati nelle tensioni croniche. Il lavoro a livello verbale e quello a livello corporeo si alternano e si inseriscono a seconda della persona e del momento specifico della psicoterapia. Una risoluzione reale della parte psicologica ha sempre un corrispettivo “corporeo”, un’apertura all’esterno, un maggiore livello energetico e la capacità di provare “piacere”.

La Psicoterapia Bioenergetica:

1) è di grande utilità per tutti, in quanto ripristina un funzionamento psicofisico adeguato, consente l’aumento del livello energetico e sviluppa il potenziale in ogni persona;

2) è di grande efficacia in tutte le situazioni sintomatiche di origine psicologica: depressione, ansia, angoscia, attacchi di panico, disturbi sessuali, disturbi psicosomatici etc.


Dal sito Mens Sana in Corpore Sano http://www.mscs.it/servizi.html alcuni interessanti approfondimenti di Lowen:

Alexander Lowen, il fondatore dell’Analisi Bioenergetica

Medico psicoanalista, allievo di W.Reich, creatore della Bioenergetica, fondatore dell’ IIBA, Institute for Bioenergetic Analysis di New York, Alexander Lowen, nato nel 1911, è ancora lucidissimo e pieno di energia.

Con un linguaggio chiaro e schietto come lo hanno solo pochi nella psicanalisi, continua la sua critica allo stile di vita occidentale contemporaneo: – “È importante focalizzarsi su se stessi, essere in contatto con i propri sentimenti ed esprimerli; poche persone oggi provano la gioia di vivere: per la maggior parte della gente la vita si riduce ad una sofferenza, ad uno sforzo continuo per la sopravvivenza … e alla fine, ci ammaliamo facilmente…; ci portiamo dentro una tristezza al confine con la disperazione che nasce dal pensiero di non essere più capaci di trovare amore vero…; l’analista è in grado di aiutare il paziente nel cammino terapeutico solo nella misura in cui egli stesso ha già compiuto quel difficile percorso”.

Queste alcune sue parole significative (trascritte dal giornalista Michele Rossena nell’intervista che potete trovare dopo questa presentazione) pronunciate durante lo storico seminario sull’Analisi Bioenergetica, organizzato a Roma nel 1993 dalla S.I.A.B., Società Italiana di Analisi Bioenergetica.

L’Analisi Bioenergetica “tecnica terapeutica per aiutare le persone a riunirsi al proprio corpo e a poterne quindi godere la vita”, come la definisce il suo ideatore, nasce negli anni ‘50, come scuola di terapia a carattere analitico ma centrata sul corpo. Si tratta di una nuova elaborazione delle teorie freudiane alla luce del pensiero reichiano, che si deve all’incontro nel 1940 tra Lowen e Wilhelm Reich, uno dei più importanti allievi diretti di Freud. Lowen rimase affascinato dall’approccio reichiano e nel 1942 iniziò una terapia con Reich. In questo processo terapeutico Lowen maturò le sue riflessioni sulla scoperta, fatta da Freud, di un elemento bioenergetico nella sessualità. Dopo la conclusione della sua terapia si rese conto di alcuni limiti dell’impostazione reichiana e arrivò a concepire l’Analisi Bioenergetica.

Alexander Lowen ha pubblicato molti libri, ricchi di resoconti di casi clinici frutto di 50 anni di lavoro, che hanno avuto un enorme successo in tutto il mondo. Inoltre insieme alla moglie Leslie ha pubblicato l’utilissimo manuale di esercizi pratici “Espansione ed integrazione del corpo in Bioenergetica”, che propongo da anni a chi frequenta i corsi di esercizi, con il quale ci si può accostare agli esercizi di autoregolazione bioenergetica, esercizi che possono essere visti come un ponte di comunicazione tra Oriente ed Occidente affinché i moderni occidentali si rendano conto di essere figli di una società “tutta nella testa, dove la volontà è usata per andare contro il sentimento del corpo” come afferma Lowen stesso.

Concludo con una breve impressione su Lowen: un uomo semplice, dotato di una grande capacità di accogliere e di aiutare gli altri, il cui punto di forza è quello di essere lui stesso il suo più fedele seguace, mantenendo fede all’opera di ricerca, di autocritica, di innovazione nell’insegnamento, e allo stesso tempo di essere stato in grado a ottant’anni di criticare, rivedere e anche cambiare radicalmente la sua impostazione terapeutica.
Maestri così ce ne sono pochi.

Marilinda Residori

Alla riconquista della gioia, la psicoterapia in aiuto a chi sta per arrendersi

intervista ad Alexander Lowen di Michele Rossena, Roma, Convegno S.I.A.B. – 1.10.1993

Alexander Lowen, patriarca della psicanalisi, traccia una mappa dei malesseri dell’uomo contemporaneo.

«Fu proprio Sigmund Freud a scoprire l’esistenza di un fattore bioenergetico dietro l’elemento sessualità. Si rese presto conto, il fondatore della psicanalisi, che il concetto di libido individuale spaziava oltre un’idea specificamente mentale, che comprendeva cioè il senso di una forza fisica».

Poche battute per l’inizio di un ricco seminario, organizzato dalla SIAB, Società Italiana di Analisi Bioenergetica e dedicato agli addetti ai lavori. Niente stampa e tv per questa veloce apparizione romana, peraltro attesa da lunghi anni, del grande vecchio della psicanalisi contemporanea.

Ottantaquattro anni di fresca energia, lucidissimo, determinato nella sintetica revisione di quelle intuizioni che gli hanno permesso di sviluppare in maniera originale e terapeuticamente significativa l’opera dei suoi maestri Freud e Reich. Chiaro come solo pochi grandi nel mondo analitico, Alexander Lowen si mostra subito deciso a stroncare le annose diatribe interdisciplinari storicamente presenti in seno al movimento psicoanalitico e riproposte in aula da alcuni illustri allievi italiani dell’IIBA, International Institute for Bioenergetic Analysis di New York, fondato e diretto dallo stesso Lowen.

«Non sono qui per orientarvi politicamente – risponde perentorio ad alcune chiare provocazioni – né tantomeno per fornirvi dotte argomentazioni filosofiche sull’arte di vivere. La vita è un viaggio il cui significato si trova nel viaggio stesso e non nella destinazione. Perciò è importante massimamente focalizzarsi su se stessi ed essere in contatto con i propri sentimenti ed esprimerli. Molto diversamente dallo stile di vita tipico della società contemporanea».

Il dibattito è aperto, forte dell’affascinante verve del maestro. Domande a tutto campo, risposte chiare, precise. Di contenuto ricchissimo, da elaborare clinicamente.

Approfittiamo di questo spazio ufficiale per porre a Lowen quesiti d’interesse comune, con il cortese contributo di alcuni colleghi. Qualche altra risposta riusciamo a strapparla negli intervalli fra le varie dimostrazioni cliniche dal vivo: un laboratorio di rara incisività.

– Professor Lowen, dal modello freudiano all’Analisi Bioenergetica …

«Non trovando una prova scientifica dell’esistenza di un fattore energetico a monte della sessualità, Freud abbandonò l’idea. Ciò fu abilmente ripreso da Wilhelm Reich, mio maestro e analista, che accettò la sfida dell’energia. In breve, la sessualità è un processo energetico, oltre che psicologico: la sua funzione è di scaricare l’energia in eccesso presente nell’organismo. Coinvolgendo l’intero corpo in un movimento convulsivo, il sentimento della sessualità si esprime liberamente in quello che chiamò l’orgasmo, un’esperienza di estasi secondo Reich. Queste le radici dell’Analisi Bioenergetica»

– L’analisi ad hoc per i malesseri dell’uomo del Duemila.

«Poche persone provano oggi la gioia di vivere. Per la maggior parte delle persone la vita, spesso, si riduce ad una sofferenza, ad uno sforzo continuo per la sopravvivenza. Una lotta quotidiana che per il raggiungimento di un pizzico di gioia prevede tanto dolore. E così ci reprimiamo, non viviamo, non dormiamo bene, e alla fine ci ammaliamo fisicamente. Tutto ciò, voglio dire, non è equilibrato per la nostra natura di base. Questo squilibrio, questo guasto, è causato sostanzialmente da un conflitto fra due funzioni primarie dell’organismo, le funzioni dell’io, della mente, e le funzioni del corpo.

Queste ultime risultano estremamente semplici: il corpo vuole star bene, vuole essere libero, vuole fare ciò che ha voglia di fare. La mente, invece, si oppone: non tutto è permesso, è troppo pericoloso, ti farai male. E la mente ha ragione, nel senso che il conflitto che si stabilisce molto presto nella nostra infanzia rimane scolpito in una ferita. Da bambini, per questo abbiamo veramente avuto paura di morire: perciò la mente toglie al corpo ogni chance, imponendo alla persona “non arrenderti mai più al tuo corpo, non lasciare mai che il corpo prenda il sopravvento, non avere troppi sentimenti nel senso di non “sentire” troppo”. È più sicuro. Dunque, noi sopprimiamo il corpo e diminuiamo i suoi sentimenti.

– Una repressione dell’energia che si canalizza altrove.

«Certo. È così che poniamo enfasi sul lavoro, per esempio. Ma non lavoro per provare più piacere: lavoro per avere più potere. Per diventare più ricchi, avere più auto, sempre più importanti. Come se questo avere, queste cose, questi oggetti, potessero proteggerci dalla paura dei sentimenti che abbiamo dentro di noi. Sono arrivato ad una semplice conclusione che è alla base del libro che ho appena finito di scrivere. La gioia di vivere? E data dal semplice arrendersi alla vita e al corpo e la psicoterapia ha a che fare con tutto ciò. È cioè un aiuto a ritrovare quella gioia che è possibile rintracciare dentro se stessi. L’uomo è alla continua ricerca del piacere e della gioia, ma quando si arrende al suo corpo si trova di fronte a dei sentimenti che fanno molta paura».

– Sentimenti primari?

«C’è una tristezza dentro di noi, una tristezza che è quasi disperazione, è al confine con la disperazione che nasce dal pensiero che non troveremo mai l’amore vero. Questo sentimento è un riflesso di qualcosa di antico, di ciò che abbiamo provato quando eravamo molto piccoli. C’è, quindi, dentro di noi la rabbia, in tutti noi che è forte abbastanza da farci uccidere: ci è stata negata la nostra gioia di bambini. E c’è anche una paura dentro di noi, se ci arrendiamo, se il nostro io si lascia andare a questi sentimenti impazziamo. Questi temi rappresentano il fulcro di una terapia».

– Che cosa succede di solito inizialmente, nel corso di una psicoterapia?

«Cercando di comprendere a che punto il paziente si trova e guidandolo fino all’inferno che sta dentro, nel profondo del suo essere, si ripete la storia della Divina Commedia dantesca. Il terapeuta è la guida, il paziente ha molta paura, come Dante quando si sente perso nel bosco mentre ascolta i ruggiti degli animali selvaggi. Dante chiede aiuto in Paradiso a Beatrice che lo rassicura: sarà Virgilio ad aiutarlo, perché l’unico modo per tornare a casa è passare attraverso l’Inferno, il Purgatorio, e solo alla fine il Paradiso. La ragione per cui Virgilio è in grado di aiutarlo è semplice: Virgilio stesso ha già fatto quel viaggio».

– Una metafora perfettamente calzante con l’avventura terapeutica.

«Nella misura in cui lui stesso ha già fatto il viaggio, il terapeuta è l’unico che può aiutare il paziente nel suo cammino. Avendolo già fatto, egli stesso ne conosce i pericoli».
Una brevissima pausa per interrompere la raffica di domande ed aprire la parte esperienziale del seminario. Il maestro è freschissimo, caricato dall’interesse suscitato nella platea. Le domande proseguono sul livello personale e sul contenuto delle maggiori opere dal mitico “Il linguaggio del corpo” all’ultimo (tradotto in Italia) “La spiritualità del corpo”, pubblicato da Astrolabio come la maggior parte dei suoi cavalli di battaglia. Milioni di libri venduti in tutto il mondo, una bibliografia ricchissima e completa sul piano clinico. Ma non solo. Basti ricordare lo splendido saggio su “Il narcisismo”, uno spaccato clinico-sociologico del nostro arido vivere quotidiano, figlio di una «società tutta testa», ci dirà più tardi, ove «la volontà è usata per andare contro il sentimento del corpo».

– In questa chiave, la volontà può diventare una resistenza alla crescita personale in ambito psicoterapeutico?

«La volontà ostinata è una resistenza dell’io, la volontà appartiene all’io, il volere è, invece, un sentimento: questi due aspetti sono perennemente in conflitto nella nostra società, la volontà di vivere non basta per gioire della vita, anzi. Il volere, il desiderio sta dentro il corpo, è il sentire. L’obiettivo di qualsiasi terapia è liberare “la testa” e riequilibrare l’energia corporea».

– Oltre ogni definizione accademica, cos’è la psicoterapia?

«È cercare se stessi per incontrare i propri sentimenti ed esprimerli».

– Un po’ come ritornare alla freschezza del bambino?

«È questo. L’esperienza del bambino è priva di mediazioni: prima corporea e poi elaborata a mente. Ma la mente è solo una creatrice di immagini e non la sentiamo. Il sogno, per esempio, riflette perfettamente ciò che sta accadendo nel corpo».

Ritrovare un sano bambino interiore, dunque, è la “semplice” ricetta di un grande psicoanalista per l’uomo del Duemila. Un antidoto alla folle corsa al potere, al prestigio, al denaro: tutte espressioni (lo scrive Lowen in un suo bellissimo libro) della “paura di vivere”.

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