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Il problema degli omofobi è il senso della vita

Da Hic Rhodus 19 Ottobre 2018 dc:

Il problema degli omofobi è il senso della vita

di Claudio Bezzi

Abbiamo scritto e riscritto, su Hic Rhodus, a sostegno delle più ampie libertà personali anche nella sfera sessuale, a difesa di LGBT (inclusa la possibilità per coppie omosessuali di avere figli), sulla fecondazione assistita e, insomma, chi ci segue sa che siamo, su questo punto almeno, iperlibertari. Poiché non possiamo annoiare i lettori fino all’esasperazione su pochi temi e circoscritti, sia pure importanti, abbiamo ultimamente trascurato l’argomento a favore di altri, ma il manifesto dei provita ci consente di ritornare su una certa attualità. 1539690199-campagna-provita-facebookVorrei però trattare il tema sotto un profilo diverso. In precedenti post ho a sufficienza perorato la causa, per esempio, degli e delle omosessuali sotto un profilo politico; sostenendo che si tratta di diritti non già a una categoria (gli omosessuali) ma a delle persone. Trattando laicamente il tema è chiaro che tutte le minoranze religiose, etniche, sessuali, culturali, linguistiche eccetera, saranno sempre discriminate fintanto che le si tratta come tali, come “minoranze” con bisogni specifici. Se invece le immaginiamo come persone, ecco che i problemi assumono un volto diverso: in quanto persone, cittadini, hanno semplicemente tutti gli stessi diritti: di voto, di parola, di lavoro, di viaggio, di avere figli, di avere casa e, insomma, di provare a cercare la felicità nel modo più consono.

L’argomento sarebbe già chiaramente finito così se non fosse per un maledetto (oops, forse non era la parola da usare…) particolare: i fanatici provita, omofobi e compagnia danzante non sono laici ma – generalmente – cattolici. I cattolici pongono, avanti a tutto, il loro a-priori trascendente: Dio non vuole. Dio vuole l’amore fra uomo e donna al fine di popolare il mondo, il sesso serve per procreare se no è peccato e via tutta la dottrina già discussa in post di qualche anno fa. All’epoca eravamo rimasti con la domanda retorica: perché diavolo (oops, giuro che m’è scappata) non fanno quel che pare a loro (eterosessualmente, mettendo al mondo figli come conigli…) senza rompere l’anima (!) a chi vuole fare diversamente? Schermata 2018-10-17 alle 19.27.43Questa domanda oziosa circola anche sui social; per esempio su Facebook, proprio ora, è comparso questo vecchio cartello che dice pressapoco di amarci come siamo, facendo ciascuno ciò che meglio crede. Questa saggia posizione, molto laica, del consentire a tutti di vivere la vita da cattolici se si è cattolici, da vegani se si è vegani, da laici o da omosessuali se si è l’una o l’altra cosa, non funziona. E il guaio, il guaio vero, è che l’Italia non ha alcuna tradizione realmente liberale, e i cattolici riescono a usare gli strumenti della democrazia contro la maggioranza laica, e impedire la promulgazione di leggi libertarie.

Quindi: perché accade questo? Cosa importa al cattolico omofobo se io vado a letto con un uomo o con una donna, se offro il mio amore di coppia omosessuale a un bimbo o no? Questa offesa a Dio, che non compiono loro ma altre persone, estranee, perché dovrebbe riguardarli? Perché dovrebbe agitarli così tanto da investire energie, tempo, denaro, sforzi politici, mobilitazioni di massa, ingerenze ecclesiastiche, per impedire a me di fare ciò che loro sono liberissimi di non fare? Perché?

Perché lo vuole Dio? Ma io sarò già punito dal loro Dio…

Perché Dio vuole che loro agiscano contro di me? È così poco evangelico…

Forse è perché Dio ha un essenziale ruolo sociale: quello di esaltare il significato della vita umana. Dio, nel suo potere infinito, ha fatto Noi; si interessa a noi, vuole il nostro bene. Ci ha fatti a Sua immagine e somiglianza! Siamo veramente esseri straordinari per meritare questa ossessiva attenzione della divinità! La presenza di Dio è il segno della disperazione umana; la barriera all’assoluto annientatore. Cosa facciamo, noi miserabili e fragili animaletti spaventati, in questo enorme mondo minaccioso? Qual è il nostro scopo? E soprattutto, la domanda chiave: siamo sicuri che abbiamo uno scopo? La risposta è ovviamente “Sì” se credete in Dio. Lo scopo è Dio. L’uomo ha inventato Dio per trovare una ragione a se stesso, per dare un senso alla vita, per porre un argine all’assoluto vuoto cosmico della nostra effimera esistenza.

Ecco allora che i peccatori, certi tipi di peccatori, negando sfacciatamente Dio (la vita dei bambini, la maternità, ovvero la radice profonda dell’angoscia delle ragioni per le quali vivere) indicano scandalosamente che forse, forse, quantomeno per alcuni, non c’è questa ragione per vivere, se non nel vivere stesso. È questo scandalo che priva l’uomo del suo Dio, e quindi del senso alla sua vita, gettandolo nell’angoscia.

Il fanatico religioso vede vacillare se stesso, nella negazione di Dio, e non può permetterselo. Ecco la violenza di tante religioni sugli atei, sui dubbiosi, sugli umanisti, liberi pensatori, libertari… Gli omosessuali gridano non tanto la loro disubbidienza a Dio, ma la sua inutilità per trovare – come persone – una ragione di vita, uno scopo, ovvero l’accettazione che la vita, di scopi, non ne ha proprio.

E quindi creano una prigione di costrutti, una gabbia di regole, un sistema di precetti. Per compiacere quel Dio che dà senso alla vita si mangiano oppure no determinati cibi, si mutila oppure no qualche pezzo di corpo, si ritualizzano comportamenti fideistici che perdono qualunque significato mistico e resistono come rituale, come superstizione. E, soprattutto, si impedisce (o si cerca di impedire) agli altri di esprimere quella libertà laica che loro non posseggono.

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Come educare senza dogmi. Una guida per genitori atei e agnostici

Prima fonte: MicroMega http://temi.repubblica.it/micromega-online/ 14 Gennaio 2016 dc, pubblicato anche da Sestante il 18 Gennaio 2016 dc:

Come educare senza dogmi. Una guida per genitori atei e agnostici

di Cecilia M. Calamani (cronachelaiche.it)

«Mi batto per educare figli indipendenti, che ragionino in modo logico, svincolato dal dogma religioso». Con queste parole la blogger americana Deborah Mitchell spiega il perché del suo libro “Growing up godless”, tradotto e pubblicato in Italia dalla casa editrice Nessun Dogma con il titolo “Crescere figli senza dogmi”.

La domanda nasce a libro ancora chiuso: perché un’americana sente il bisogno di scrivere un libro su questo tema? Siamo talmente abituati allo stereotipo che dipinge gli Stati Uniti come il Paese della libertà per antonomasia che questo volume, una vera e propria guida per genitori atei e agnostici, fa un po’ effetto. Eppure la realtà, soprattutto in alcuni Stati – Mitchell è texana –, è ben diversa da come immaginiamo. E in effetti andando avanti nella lettura scopriamo una società chiusa e bigotta, ligia alle tradizioni e intollerante nei confronti del libero pensiero al punto di stigmatizzare con l’isolamento chi si professa ateo o agnostico. (nota mia: l’autore dell’articolo si stupisce, io e alcuni altri no, non abbiamo mai creduto in questo “stereotipo”, non abbiamo mai considerato in questo modo gli Usa…)

Come la stessa Mitchell riferisce, in Texas una delle prime domande che si fanno le persone quando si conoscono è quale chiesa frequentino. Il che stupisce poco se solo si legge cosa c’è scritto senza mezzi termini nella Carta costituzionale del Paese: «In questo Stato non verrà mai richiesto alcun test religioso per ricoprire un pubblico ufficio o una carica onorifica; né alcuno sarà mai escluso da una carica a motivo dei suoi sentimenti religiosi, purché ammetta l’esistenza di un Essere Supremo» (art. 1, par. 4). Ecco perché scegliere per i propri figli un’educazione libera dalla fede è un problema. Chi non crede per lo più si nasconde e segue i riti e le tradizioni della massa. Ed è quello che ha fatto anche Mitchell fino ai primi anni di vita dei suoi figli, quando ha deciso di uscire allo scoperto in famiglia e di aprire un blog, inizialmente dietro pseudonimo, per scrivere le sue esperienze di madre agnostica e confrontarsi con altri genitori nella sua stessa situazione.

Nel libro riporta la sua esperienza e anche quelle più significative delle persone con cui è venuta in contatto. Ne esce un prontuario per affrontare tutte le situazioni cui un genitore ateo o agnostico si trova di fronte quando vive in un ambiente che non ammette altri modi di essere se non quello scandito, nei valori così come nei tempi, dalla religione.

Il paragone con la situazione italiana, leggendo queste pagine scritte da un’occidentale, è d’obbligo. Se è vero che il nostro Paese è ancora molto poco secolarizzato e subisce una continua ingerenza da parte della Chiesa cattolica nella sfera legislativa (per tacere di quanto la foraggi finanziariamente), è anche vero che, almeno sulla carta, educare i figli al di fuori dei dettami religiosi è ormai un falso problema e lo dimostra la percentuale sempre più alta di ragazzi non battezzati o che disertano l’ora di religione a scuola.

Le difficoltà semmai riguardano il rapporto tra i nostri figli e le istituzioni scolastiche. Non solo è ancora previsto l’insegnamento della religione cattolica nell’orario curriculare, ma chi non se ne avvale – come già detto un numero sempre screscente di ragazzi – è costretto a girovagare per l’istituto, andare in altra classe o partecipare a uno dei rarissimi corsi alternativi allestiti nelle scuole per “raccogliere” gli studenti non credenti.

Potremmo poi parlare dei crocifissi ancora appesi nelle aule, delle recite natalizie che celebrano la nascita del figlio di dio (guarda caso spesso organizzate proprio dal docente di religione) o delle pagliacciate di certi amministratori leghisti che distribuiscono presepi nelle scuole del Nord, ma insomma il problema non è, o almeno non più, dichiarare in famiglia e al mondo di rifiutare le verità dogmatiche della fede.

Piuttosto, il punto è che una legislazione sempre più obsoleta non sta al passo con l’evoluzione culturale del Paese e la sperequazione dei diritti che ne consegue investe tutti i campi, istruzione inclusa. Diversa la situazione in Texas, dove la difficoltà di un’educazione laica per i propri figli è innanzitutto di origine sociale.

Ciò nonostante, il libro ci tocca da vicino sia perché gli Stati Uniti sono per noi un imprescindibile modello culturale di riferimento (nota mia: non certo per me!), sia perché focalizza bene alcuni aspetti che riguardano anche la nostra società. È innegabile che la fede religiosa faciliti il ruolo del genitore perché lo esime dall’onere di elaborare da sé risposte adeguate alle difficili domande dei figli.

Ad esempio, come spiegare a un bambino cosa significa morire senza farlo sprofondare nell’angoscia? Per un genitore credente è più semplice. Basta ricorrere al paradiso o all’aldilà attraverso una narrazione pronta all’uso che taciti (ma per quanto tempo?) i dubbi esistenziali del figlio e lo porti a credere in una vita in cielo dopo la morte. Tuttavia il ricorso alla religione deresponsabilizza il genitore, che si limita a ripetere quello che i propri genitori hanno ripetuto a lui senza aiutare lo sviluppo dell’autonomia di pensiero del figlio.

In questa delega alla fede poi c’è un ulteriore pericolo per la crescita consapevole e responsabile dei ragazzi e riguarda l’educazione sugli aspetti comportamentali. Mitchell lo descrive bene: «Ai bambini si insegna a essere buoni soltanto perché alla fine saranno ricompensati con la vita eterna, ma questo costituisce una debole base per la moralità, poiché si focalizza sul fare ciò che altri definiscono giusto agitando la carota di una ricompensa, e non sul fare ciò che ognuno considera giusto in base a un ragionamento. E, quel che è peggio, si può agire male più volte, visto che non poche religioni offrono il perdono mediante una serie di canti o preghiere».

Per dirla alla Margherita Hack, il non credente si comporta bene perché lo ritiene giusto, non perché spera in una ricompensa futura. Il che dà maggior vigore alle sue convinzioni morali.

Educare i figli al di fuori di comode verità prêt-à-porter è faticoso, sia chiaro, ma molto meno di quanto sembri. Spesso siamo noi, condizionati dal nostro vissuto culturale in un Paese in cui fino a trent’anni fa il cattolicesimo era religione di Stato, a proiettare sui nostri figli delle paure che loro neanche percepiscono perché liberi dai nostri preconcetti. Tuttavia, va anche detto che la libertà di pensiero è tra tutti il concetto più difficile da trasmettere perché si contrappone a quell’omologazione di massa – la religione ne è un esempio ma non l’unico – che rappresenta un comodo riparo soprattutto durante infanzia e adolescenza. Ma ne vale la pena.

Aiutare un figlio a costruire la propria strada invece di prenderla in prestito da chi dispensa verità predefinite lo rende più solido nei suoi valori e lo libera dal condizionamento ancestrale del peccato, una micidiale arma di ricatto che da millenni tiene in scacco coscienze e intelligenze.

Morale e religione non sono sinonimi e non è detto che vadano d’accordo. Nonostante la storia l’abbia dimostrato e la cronaca ce lo ricordi ogni giorno, il preconcetto che le vede strettamente collegate è duro a morire. Anche in Occidente.

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UAAR, Circolo di Milano: manca la correttezza

UAAR, Circolo di Milano: manca la correttezza

di Jàdawin di Atheia, 7 Gennaio 2016 dc (aggiornato e modificato il 17 Maggio 2016 dc)

Alla fine del 2014 dc mi scrisse Luca Immordino di Palermo, che aveva visto questo blog, parlandomi di un libro che aveva scritto e proponendomi delle serate di presentazione.

Gli risposi che questo è un blog individuale e che non sono in grado di organizzare serate, ma che ne avrei parlato al Circolo Culturale Giordano Bruno di Milano, di cui sono socio dal 1995 dc e di cui curo posta elettronica e blog.

Il libro piacque e, a chiusura del ciclo di incontri marzo-giugno 2015 dc, il 14 Giugno fu presentato “Storia del sentimento religioso. Nascita, sviluppo e tramonto delle religioni”, edito da Cavinato Editore International, con la consueta relazione introduttiva del responsabile del Circolo, Pierino Marazzani, e l’intervento di Renato Pomari, ex-insegnante di religione.

L’autore, successivamente, propose l’iniziativa anche al Circolo di Milano dell’UAAR-Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, inviando copia cartacea ed e-book del libro. Circa sei mesi fa la coordinatrice del Circolo Valeria Rosini, che aveva affidato la lettura e la valutazione del libro ad uno dei soci, aveva confermato l’effettuazione della serata per il 23 Novembre 2015 dc.

Pochi giorni prima, in una conversazione telefonica, la coordinatrice aveva riferito che la presenza dei partecipanti ai loro eventi era mediamente di 300 e più persone e così sarebbe avvenuto pure per quella serata. Strano, perchè ho visto la “sede” del Circolo UAAR di Milano in via Porpora 45 a Milano, è uno scantinato e vi posso assicurare che, anche ammassate, è difficile che possano starci più di venti persone. A meno che ci si riferisse anche ad altre sedi ospitanti, non del Circolo di Milano.

In quella conversazione Luca Immordino riferì della serata al “Giordano Bruno” e la signora Rosini affermò, più o meno testualmente, “quelli sono quattro gatti che al massimo portano non più di dieci persone ai loro eventi”.

Pochi giorni più tardi, a cinque giorni dall’evento, la Rosini telefonò a Luca Immordino comunicando l’annullamento della presentazione perché il suo libro non era più gradito, motivando il fatto che non se ne riteneva il contenuto degno di una presentazione da parte dell’UAAR. Causa di un così repentino cambio di valutazione sarebbero state le imperfezioni grammaticali, le parti del libro scritte in modo non connesso tra loro, senza riferimenti bibliografici, con errori grossolani sulle teorie espresse e che denoterebbero disattenzione ed un lavoro frettoloso.

Luca Immordino non ha potuto annullare il volo aereo per Milano prenotato da tempo e recuperare così il denaro sborsato né organizzare per tempo una presentazione alternativa: entrambi siamo concordi  nel considerare tale comportamento privo di professionalità, correttezza e rispetto nei riguardi di tutte le persone coinvolte, al di là delle presunte carenze dell’opera, che non giustificherebbero comunque tutto ciò. Il Circolo UAAR di Milano ha avuto diversi mesi per valutare l’opera, e quanto è avvenuto non è assolutamente ammissibile.

Per parte mia vorrei solo ricordare alla signora Rosini, che al nostro Circolo ha affermato che “loro” (presumo gli atei e gli agnostici dell’UAAR) non sono contro le religioni, che noi “quattro gatti” del Circolo, anche con scarso pubblico a seguirci, siamo coerenti con quanto affermiamo e, facendo nostre le parole di Christoper Hitchens, affermiamo con orgoglio che siamo atei. Non siamo neutrali rispetto alla religione, le siamo ostili. Pensiamo che essa sia un male, non solo una falsità. E non ci riferiamo solo alla religione organizzata, ma al pensiero religioso in sè e per sè.

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Contro l’agnosticismo

Chi inaugurò l’agnosticismo religioso fu Protagora di Abdera (491/481- 411 a.C.), con questa frase famosa: “Riguardo agli dei, non ho la possibilità di acc

Sorgente: Contro l’agnosticismo UAER, Unione Atei Emancipati Razionalisti

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Tradizioni

da Democrazia Atea 5 Aprile 2015 dc:

Tradizioni

Le stagioni astronomiche della Terra sono sempre state scandite dagli equinozi e dai solstizi, e non c’è popolazione che non abbia legato a questi eventi astronomici riti e divinità.

L’equinozio di primavera si lega alla rinascita arborea e in generale alla fertilità della terra.

I simboli delle uova, ad esempio, intesi come talismani di fertilità, sono presenti in moltissimi culti arcaici, dall’Europa all’Asia.

Come ogni anno si ripete l’equinozio di primavera, allo stesso modo ogni anno si ripetono i culti propiziatori con le rappresentazioni della morte e della rinascita, e con il cibarsi di uova che, nel rituale collettivo, diventa la partecipazione individuale alla nuova vita e quindi alla resurrezione.

Con il radicamento delle usanze e delle consuetudini si ottiene anche un altro risultato antropologico, ovvero l’identificazione di un gruppo umano che si riconosce in quelle usanze e in quelle consuetudini, che si riconosce nelle tradizioni.

Nella trasmissione delle tradizioni tra individui dello stesso gruppo sociale, si consuma l’esclusione degli altri.

Con la tradizione le consuetudini si bloccano, si cristallizzano, per consentire coesione e sicurezza.

Al di fuori della tradizione si perde il legame con il gruppo perché non ci si identifica più nel legante condiviso dagli altri.

Le ritualità religiose ne sono l’espressione antropologicamente più statica e respingente.

Al di fuori della tradizione, tuttavia, si sceglie la scoperta e la crescita, l’esplorazione e lo scambio.

Non c’è evoluzione nella tradizione, quanto piuttosto la negazione di un processo di crescita culturale cui ogni individuo può intelligentemente aspirare passando attraverso l’elaborazione autonoma di ciò che già conosce.

Conoscere le tradizioni ha senso solamente nella capacità di ricordarle avendole già relegate ad un tempo passato.

Solo così si impedisce che le società rimangano ancorate alle pressioni illogiche di chi ne trae potere attraverso il loro perpetuarsi come stile di vita e non come folklore da sagra di provincia.

Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea

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Bergoglio come se fosse Antani

da Democrazia Atea il 20 Gennaio 2015 dc:

Bergoglio come se fosse Antani

I Capi dello Stato Vaticano si sono negati, almeno apparentemente, la sessualità e nello stesso tempo legano al fallo l’autorevolezza delle loro asserzioni, perché si autoproclamano infallibili, un po’ come gli Ayatollah in Iran che non possono essere contestati da nessuno quando esprimono le loro interpretazioni religiose.

Sia il Capo di Stato Vaticano che l’Ayatollah iraniano si sono arrogati il potere di imporre alle masse le regole morali che interpretano secondo convenienza a fini di potere.

E non è difficile che un capo cattolico e un capo islamico possano trovarsi sulla stessa lunghezza d’onda quando si tratta di reprimere la libertà d’espressione.

Gli integralisti islamici, nell’attualità del loro medioevo, uccidono, mentre invece il finto povero Bergoglio, che il medioevo vorrebbe restaurarlo, di fronte a ciò che reputa offesa incita a tirare di pugni.

Una espressione più sessista e maschilista, come quella recentemente profferita davanti alle telecamere, non sarebbe stata ugualmente idonea ad interpretare la volgarità del suo pensiero.

Nel suo mondo misogino infatti le donne devono essere protette con i pugni, perché l’insulto ad una donna, qualunque esso sia, non può trovare nel sistema processuale sanzionatorio la giusta valutazione, ma deve trovare nella violenza l’espressione di riaffermazione della proprietà, e per giunta non in via diretta, ma attraverso il maschio preposto a difesa della femmina subordinata.

Forse nel prossimo sinodo decideranno che la reazione con i pugni sarà una new entry nei manuali del catechismo cattolico, e così decenni di cultura della non-violenza andranno a farsi friggere, perché anche l’ultimo dei bulli di periferia sarà in grado di picchiare e di giustificarsi dicendo “lo ha detto Bergoglio”.

Per fortuna una buona parte delle donne italiane non si riconosce nella miseria maschilista di un recinto nel quale non c’è autonomia di scelta né di giudizio.

Molte donne hanno compreso che la sottomissione al maschio va interpretata come devianza patologica, e sanno che la dignità non si concilia con la violenza del messaggio religioso cattolico, ma con l’affermazione delle regole di diritto, e maggiormente quelle che si devono adire in via diretta quando si subisce un’offesa.

Stavolta Bergoglio ha detto una castroneria di troppo, ha travalicato la consapevolezza dei suoi limiti, si crede infallibile e ha lasciato trapelare la sua vera natura che è stata allevata in un retroterra di ordinario maschilismo.

Le donne consapevoli non hanno bisogno di essere difese con i pugni.

Le donne consapevoli non hanno bisogno dei messaggi subliminali di un triste gesuita che ogni giorno di più sproloquia come “come se fosse antani”.

Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea

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Il terrorismo è frutto della religione?

dal nuovo Autore del blog, 8 Gennaio 2015 dc:

Il terrorismo è frutto della religione?

di Luca Immordino

Il 7 Gennaio 2015 dc a Parigi, presso la sede del periodico settimanale satirico Charlie Hebdo, è occorso un gravissimo episodio di inaudita violenza e crudeltà, perpetrato da fanatici in nome della religione musulmana, contro gente innocente e contro le più elementari regole di umanità.

Ecco descritti brevemente i fatti. Dalle prime sommarie ricostruzioni tre persone giungevano a bordo di un’autovettura presso la sede della rivista satirica. Dall’auto scendevano due individui a volto coperto ed armati di kalashnikov che costringevano una donna, che lavorava lì, a farsi aprire la porta d’ingresso immettendo il suo codice di accesso. Appena entrati è iniziata la strage che, una volta terminata, ha avuto come conseguenza la morte di 12 persone ed il ferimento di altre 11, di cui 5 in modo grave.

Sempre dalle registrazioni sonore e dalle riprese video, nonché dalle testimonianze dei sopravvissuti, si è avuto modo di accertare che la strage è stata effettuata per motivi religiosi da estremisti islamici. Il giornale in questione si occupava di satira che spesso aveva come tematica la religione, compresa l’attualità del fenomeno dell’estremismo islamico. Per questa sua attività era stato additato dalla quasi totalità degli ambienti religiosi come dissacrante e, da alcuni di questi, condannato apertamente con gravi minacce anche di morte, seguite da intimidazioni.

Le religioni, purtroppo, sono state e sono fonti di efferati crimini per le loro caratteristiche dogmatiche che si impongono come ordini assoluti, non contestabili ed ai quali bisogna obbedire a pena di severissime punizioni divine. Tutte le religioni contengono nei loro testi, considerati “sacri”, ordini e minacce di terribili punizioni contro chi non si allinea al volere divino. Ecco un breve esempio limitato alla religione più diffusa in “Occidente”, tratto dal Nuovo Testamento ritenuto, per così dire, più morbido ed illuminato rispetto al Vecchio Testamento: “Guai alle città incredule! – Allora [Gesù] cominciò ad inveire contro le città in cui aveva compiuto la maggior parte di miracoli, perché non si erano convertite:«guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida! Poiché, se i prodigi che sono stati compiuti in mezzo a voi fossero stati fatti a Tiro e Sidone, da tempo in cilicio e cenere avrebbero fatto penitenza. Ebbene, vi dico che nel giorno del giudizio la sorte che toccherà a Tiro e Sidone sarà più mite della vostra. E tu, Cafarnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Sino agli inferi sarai precipitata. Poiché, se a Sodoma fossero stati compiuti i prodigi che si sono compiuti in te, sarebbe rimasta fino ad oggi. Ebbene, vi dico che nel giorno del giudizio la sorte che toccherà alla terra di Sodoma sarà più mite della tua»”. (Bibbia, Nuovo Testamento, vangelo secondo Matteo 11,19).

Questi testi, sui quali si fondano le più grandi religioni contemporanee, hanno origini incerte e remote, sono stati tramandati anche in modo non genuino e con modifiche nel corso dei secoli, e rispecchiano una visione cristallizzata ed obsoleta che si basa su concezioni ormai superate.

C’è anche da dire anche che la quantità di attentati è minima rispetto alla percentuale di popolazione credente. Ciò è da ricollegarsi al fatto che ogni credente ha un modo diverso di interpretare la stessa religione ed al giorno d’oggi la percentuale di persone praticanti è di molto inferiore rispetto a chi si definisce credente. È impressionante, rispetto alle stragi compiute da squilibrati od altri soggetti, il fatto che quelle compiute a sfondo religioso forniscono a determinati individui ulteriori motivazioni per perseguire e giustificare certi gesti estremi, quali sono gli attentati terroristici. Questo determina la maggiore incidenza di atti terroristici per opera di questi ultimi, rispetto a quelli compiuti per motivazioni non legate alla religione. D’altronde in passato, come nel presente, la stragrande maggioranza delle guerre è da attribuirsi a motivazioni religiose (iniziando dalle crociate e finendo alle recenti guerre che vedono in contrapposizione “Occidente” e “Mondo Islamico”).

Cos’è allora che differenzia le varie religioni? È vero che la stragrande maggioranza degli attentati terroristici avvenuti in Occidente sono opera di fanatici islamici, ma è anche vero che episodi gravissimi sono stati commessi da estremisti cristiani, come per esempio l’ultimo, di eccezionale gravità, avvenuto in Norvegia. In questo Paese scandinavo nel 2011 un fanatico della religione cristiana uccise brutalmente a colpi d’arma da fuoco 77 persone, quasi tutte giovani, e ne ferì più di 300, anch’esse per la maggioranza ragazzi.

Ampliando questa breve analisi anche ad un’altra grande religione mondiale, bisogna dire che in India si registrano molti atti terroristici a sfondo religioso, compiuti anche da credenti appartenenti alla religione induista.

Il problema è da ricercare nella mitigazione nell’osservanza dei dettami religiosi dovuta alla nascita ed allo sviluppo dei valori laici, secondo i quali conta il reciproco rispetto nei rapporti umani e non il prevalere, in questi, dei dettami divini. Guardando più specificamente il caso dell’ “estremismo religioso musulmano”, possiamo tranquillamente affermare che, a livello storico, è facilmente constatabile che nei Paesi dove si è affermato l’Islam non si è avuto un periodo che possiamo paragonare al nostro illuminismo: “Contrariamente a quanto affermatosi nell’Europa moderna il movimento musulmano per la riforma non fu interessato a revisioni dottrinali, né il rapporto con la modernità fu avvertito quale processo di adattamento all’ideologia della modernizzazione, così come proposta dalla cultura europea nell’Ottocento. L’Islam in quanto sistema di atti di culto non poteva essere soggetto ad alcuna revisione”. (Antonino Pillitteri “Introduzione allo studio della storia contemporanea del mondo arabo”, Laterza editore, Bari 2008, pagina 18). Si pensi che le istituzioni statali dei Paesi islamici sono ancora intrise profondamente da elementi religiosi, come ad esempio l’applicazione della legge coranica nel campo del diritto. Un’altra causa dell’affermarsi di gruppi estremisti è da ricercarsi in fattori geopolitici. Durante il contrasto fra le due superpotenze mondiali U.R.S.S. ed U.S.A., infatti, gli americani fomentarono e finanziarono i gruppi islamici più estremisti in modo da poterli utilizzare contro il nemico sovietico. L’Unione Sovietica era un Paese ufficialmente ateo e per di più confinava con numerosi Paesi islamici ed addirittura, nelle repubbliche sovietiche ad essi confinanti, vi era una lunga tradizione legata alla religione musulmana: dopo il crollo dell’U.R.S.S., con la proclamazione d’indipendenza di queste ex repubbliche sovietiche, è stata adottata come religione ufficiale quella islamica.

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Aborto: prima la donna, poi l’obiettore.

Aborto: prima la donna, poi l’obiettore. Rivoluzione nei consultori del Lazio – micromega-online – micromega. 1 Luglio 2014 dc

Ateoagnosticismo, Cultura, Laicità e Laicismo, Politica e Società

Max Stirner. Vita e opere

Max Stirner. Vita e opere.

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Max Stirner, questo sconosciuto | La rotta per Itaca

Max Stirner, questo sconosciuto | La rotta per Itaca. Finalmente pubblicata in italiano la biografia di Stirner

Ateoagnosticismo, Laicità e Laicismo, Scienza e Natura

Se siamo nati per credere, da dove vengono gli atei? (L’almanacco della scienza 1-2014 – MicroMega) | Sestante

Se siamo nati per credere, da dove vengono gli atei? (L’almanacco della scienza 1-2014 – MicroMega) | Sestante. 27  Febbraio 2014 dc

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9-Ciclo di conferenze marzo-maggio 2014

9-Ciclo di conferenze marzo-maggio 2014 del Circolo Culturale Giordano Bruno di Milano

Ateoagnosticismo, Laicità e Laicismo, Politica e Società

Contro le religioni, anti-religioni ed ateismo contro il cristianesimo, sesso, chiesa, peccati

Contro le religioni, anti-religioni ed ateismo contro il cristianesimo, sesso, chiesa, peccati. 25 Agosto 2002 dc

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Come dichiararsi atei a Berlino | Berlino Cacio e Pepe

Come dichiararsi atei a Berlino | Berlino Cacio e Pepe. 26 Gennaio 2013 dc

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Il papa argentino

Un po’ di controinformazione sul nuovo papa della setta cattolica

Dal sito Giornalismo partecipativo di Gennaro Carotenuto, 14 marzo 2013 dc

Ateoagnosticismo, Laicità e Laicismo, Politica e Società

Ogni tanto sogno…

Ogni tanto sogno…

di Jàdawin di Atheia

Anche il 2012 dc se n’è andato e, come sempre, quella divisione di tempo astronomica da noi inventata, e chiamata “nuovo anno”, si è riproposta con un numero in più.

Come sempre ci sono stati i bilanci e le intenzioni. Purtroppo ci sono state ancora le vittime dei fuochi d’artificio e le previsioni astrologiche, le “discese” e le “salite” in politica e i discorsi di fine anno a reti unificate.

Di solito quando arriva un nuovo anno qualcuno è solito stilare delle brevi note chiamate “Proponimenti per il nuovo anno”. Io non lo faccio quasi mai, ma sempre sogno e immagino un sistema sociale diverso, e lo faccio da quando, nell’autunno del 1969 dc, stetti ad ascoltare una mia compagna di classe della scuola serale e andai insieme a lei a una riunione del gruppo studentesco di estrema sinistra. Lei non ci è più tornata, io invece ho fatto attività politica per una decina d’anni, prima di rinunciarvi perché mi ero reso conto che a nessuno, in realtà, importava di fare una vera rivoluzione…

Le abititudini, si sa, sono però dure a morire. E continuo a sognare…

Sogno che la maggioranza prenda finalmente in mano il proprio destino…

Sogno che grandi masse prendano d’assalto i palazzi del potere e facciano giustizia sommaria dei tanti ladri, assassini e farabutti che li abitano…

Sogno che il Vaticano sia assediato ed espugnato, papa, cardinali e vescovi esiliati, i suoi beni espropriati e i suoi misfatti insegnati nelle scuole e descritti in giganteschi cartelli al posto delle pubblicità…

Sogno che la borsa sia chiusa e tutte le sue attività cessino immediatamente, e il valore delle azioni sia congelato prima che queste siano abolite…

Sogno che le forme aziendali ammesse siano solo le Cooperative e le Imprese Individuali e che non ci siano più impiegati e operai ma solo collaboratori…

Sogno che la parola “lavoro” sia abolita e si parli d’ora in poi solo di “attività”…

Sogno che venga decisamente attuata una ferma politica demografica per la consistente e decisa diminuzione della popolazione, per adeguarla a livello ottimale in un corretto rapporto tra risorse del territorio, risorse energetiche, limiti dello sviluppo, qualità della vita, umanizzazione della convivenza e minimo inquinamento possibile…

Sogno che, al contrario di quanto avviene oggi, chi fa meno figli o non ne fa affatto venga premiato e chi ne fa e continua a fare venga punito e scoraggiato dal continuare a farlo…

Sogno che lo Stato crei una classificazione delle nazioni di serie A e di serie B, e che in quest’ultima vengano inseriti tutti i Paesi che non siano repubbliche e tutti quei Paesi in cui vengono oltraggiati i diritti delle persone per quanto riguarda la giustizia, l’equità, l’uguaglianza senza distinzioni di genere, di preferenze sessuali, di religioni o concezioni del mondo, di razza, di colore della pelle, di etnia o di squadra di calcio…

E Sogno che nei confronti dei Paesi di serie B vengano adottate relazioni al minimo possibile finché non cambiano rotta…

Sogno che finalmente venga messa fine ad ogni dipendenza dalla famiglia patriarcale e che quindi venga ufficialmente abolito il cognome, e che i dati dei propri genitori risultino solo per adempimenti amministrativi e di organizzazione dei servizi per la popolazione…

Sogno che non venga più neanche considerata la famiglia come unica forma di convivenza civile ma venga riconosciuto il nucleo abitativo come sola base di riferimento…

Sogno che non più la coppia eterosessuale ma l’Unione di due o più persone, di sesso o preferenza sessuale uguale o diversa,  sia il riferimento per la convivenza civile…

Sogno che i bambini e le bambine abbiano come genitori il mondo intero, e non più due sole persone…

Sogno che il Lei e il Voi siano finalmente aboliti e ci si rivolga solo con il Tu…

Sogno che le nuove generazioni crescano in comunità come mai prima d’ora è avvenuto…

Sogno che la Repubblica sia veramente federale senza essere isolazionista e che sia organizzata secondo il modello consigliare…

Sogno che tutti i paludamenti anacronistici di giudici, avvocati e funzionari dello Stato siano semplicemente dismessi e gettati alle ortiche…

Sogno che l’abbigliamento borghese obbligatorio con giacca e cravatta sia abolito completamente in ogni luogo e istituzione…

Sogno che un processo si concluda obbligatoriamente al massimo in cinque anni…

Sogno che il Codice Civile e il Codice Penale siano riscritti in un unico Codice Sociale…

Sogno che si metta mano allo sterminato numero di leggi e che queste vengano riscritte e riaccorpate e numerate progressivamente, e che tutte le leggi e i decreti che le hanno modificate vengano aboliti e integrati nel testo unico della legge in vigore…

Sogno che tutte le tasse, compresa l’Iva, vengano abolite e unificate in una unica e definitiva Imposta sul Reddito, uguale per persone e imprese, che venga stabilita sui movimenti finanziari ed economici che vengono così tolti dal segreto bancario…

Sogno che ogni impresa e persona possa avere un solo conto bancario direttamente riconducibile al suo intestatario…

Sogno che venga dichiarato reato aprire conti bancari all’estero…

Sogno che il carcere venga finalmente e definitivamente reso un luogo dove la persona che ha infranto la legge possa essere recuperata alla società dopo un massimo di quindici anni perché non più lo faccia, e che sia messo in condizione di essere nuovamente un membro rispettato di questa società…

Sogno che la detenzione sia l’ultima risorsa a disposizione dello Stato per far rispettare le sue leggi e che si trovino il più possibile metodi alternativi e utili alla società…

Sogno che tutti gli stipendi e i compensi siano unificati in un parametro da 100 a 170 in cui il compenso per il lavoro considerato più umile, quello dello spazzino, sia di 100=2500 crediti=2500 euro netti e quello considerato più prestigioso, il Presidente della Repubblica, sia di 170=4250 crediti=4250 euro, e che non siano ammessi ulteriori redditi al di fuori di questi…

Sogno che ognuno abbia al massimo due occupazioni retribuite e che il massimo che possa percepire non superi comunque quel 170…

Sogno che tutti i corpi militari esistenti siano smantellati e che sia creato l’Esercito Federale con la Forza Terrestre, la Forza Aerea e la Forza Marittima…

Sogno che i gradi nei corpi militari siano aboliti e sia istituita, secondo i vari livelli, l’unica funzione di Responsabile: R1, R2, R3, R4…

Sogno che siano cambiate definitivamente le divise dei corpi militari con pantaloni, giubbotto e cappotto e un unico berretto a taglia unica e a visiera frontale, e i colori debbano essere verde scuro per la Forza Terrestre, blu per la Forza Aerea e bianco per la Forza Marittima…

Sogno che tutti i corpi di polizia vengano smantellati e venga istituito l’unico corpo della Sicurezza, con divisa nera, che al suo interno abbia le sue specializzazioni: Finanziaria, Forestale, Ambientale, Sociale, Stradale…

Sogno che lo Stato sia assolutamente aconfensionale e che tutte le religioni e le concezioni del mondo, compreso quella atea, non debbano interferire in alcuna attività dello Stato ma che abbiano modo di esplicare le proprie attività liberamente e nel rispetto delle leggi, senza alcuna preferenza…

Sogno che le religioni e le filosofie vengano spiegate nelle scuole ma non INSEGNATE…

Sogno che un laureato, che ha deciso di fare lo spazzino, incontri il Presidente della Repubblica, che ha solo la licenza media, e amabilmente si mettano a chiacchierare di musica rock e fisica quantistica…

…Potete chiamare tutto ciò “comunismo”, se volete…

Laicità e Laicismo, Politica e Società

Lo strano caso del reverendo Moon e del signor Milingo

Da Cronache Laiche http://cronachelaiche.globalist.it  4 settembre 2012 dc

Nel nome del Padre

Lo strano caso del reverendo Moon e del signor Milingo

di Belinda Malaspina

Alla fine, com’è logico, è morto anche lui: alla veneranda età di 92 anni se n’è andato il reverendo coreano Sun Myung Moon, fondatore della Chiesa dell’Unificazione, predicatore ben noto per aver organizzato i famosi matrimoni in massa.

È infatti bene sapere che alla base delle dottrine della Chiesa dell’Unificazione, la solita compagine di milionari anticomunisti alla quale già Scientology ci aveva abituati, c’è il concetto della santità del matrimonio. Nulla di nuovo? Non esattamente: la dottrina della chiesa di Moon, infatti, sostiene che «la vera missione di Gesù era quella di restaurare la famiglia originale, quella che Adamo ed Eva avrebbero dovuto realizzare prima della caduta; essendo Gesù morto prima di aver contratto matrimonio, si è reso necessario un secondo avvento del messia».

Va da sé che il messia si incarna nella persona dello stesso Moon il quale, forse bisognoso di un prestanome per le sue molteplici attività finanziarie (non sempre lecite, visto che il reverendo non si è risparmiato un annetto abbondante di soggiorno nelle carceri statunitensi), ha esteso il privilegio alla moglie. La coppia risulterebbe dunque essere «la prima vera famiglia originale», i nuovi Adamo ed Eva venuti per salvare in qualche modo l’umanità e per benedirla attraverso le migliaia di matrimoni in massa che Moon e la moglie hanno celebrato in giro per il mondo.

È proprio durante una di queste kermesse che fa la sua comparsa il vescovo cattolico africano Emmanuel Milingo.

Il religioso, facendo mostra di multiformi talenti, esercitava le mansioni di esorcista, guaritore e cantante, finché, all’apice del successo, quando ormai per il pubblico italiano era una vera e propria star e i suoi dischi venivano pubblicati dall’etichetta di Lucio Dalla, quando persino Giovanni Paolo II l’aveva voluto a Roma, incontrò Moon. E fu una folgorazione.

Il vescoco decise di sposare una appartenente alla Chiesa dell’Unificazione, che poi su suggerimento di papa Wojtyla ripudiò, nell’ambito di uno dei matrimoni in massa officiati dal reverendo coreano. Sdegno nella Chiesa; padre Amorth, noto collega di Milingo, parlò di «influssi occulti»; arrivarono richiami e provvedimenti più seri, come la scomparsa dall’annuario dei vescovi. Insomma per farla breve Milingo si pentì, poi si pentì di essersi pentito e alla fine il Vaticano, dopo averlo scomunicato, gli revocò il passaporto: il massimo della pena. Ora la Chiesa si rivolge a lui come «il signor Milingo».

Più scaltro, e forse più abbiente, il reverendo Moon, che per non rischiare una chiesa se l’è fondata per conto suo. Anzi, un impero: intorno al suo culto il “signor” Moon ha edificato scuole, palazzi, alberghi, università, resort e quant’altro, dando origine ad un business miliardario non paragonabile certamente a quello vaticano, ma comunque degno di nota. Non si può dire che alle sue «famiglie benedette», che generano figli liberi nientemeno che dal peccato originale, Sun Myung Moon facesse mancare alcunché.

E ora che il reverendo è passato a miglior vita, vedremo come se la caverà il suo successore alla guida della Chiesa dell’Unificazione. Che è, manco a dirlo, suo figlio. Morto un reverendo Moon se ne fa un altro.

 

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Pisapia: un’occasione di civiltà persa

Dal sito di Democrazia Atea, giugno 2012 dc:

Pisapia: un’occasione di civiltà persa

“Caro xxxxx, nella doverosa premessa che non siamo un esercito, il cui termine fa presupporre normalmente battaglie di aggressione, ti sottolineo che siamo un gruppo di cittadini che ancora distingue il piano delle libertà individuali da quello dei doveri istituzionali. Se credi che quella di Milano sia stata una semplice visita di un Capo di Stato estero forse attribuiamo a questo evento una valenza totalmente differente. Lo Stato del Vaticano si comporta con lo Stato italiano come se fosse una sua colonia.

Se Pisapia avesse voluto mantenere il rigore istituzionale che la carica gli imponeva, dopo il cerimoniale dei saluti non doveva restare ad ascoltare le scempiaggini del dittatore vaticano ma avrebbe dovuto lasciare la manifestazione al “godimento” dei cattolici.

Se rivestendo la carica di sindaco partecipo ad una manifestazione di Casa Pound contro la legge 194 vuol dire che condivido i contenuti di quella manifestazione.

Se partecipo come sindaco ad un raduno di omofobi senza fare o dire nulla contro quanto è stato pronunciato in mia presenza, sto legittimando quanto viene detto.

Pisapia è un uomo che stimo e ammiro ma non santifico e in questa circostanza ha perso una occasione di civiltà. Se solo avesse deliberato di spostare di una settimana questo raduno avrebbe contribuito alla emancipazione di questo Paese riaffermando simbolicamente il primato della Repubblica sullo Stato confinante. Aggiungo che la partecipazione di Pisapia al rituale religioso e non istituzionale della messa nel corso della quale il dittatore vaticano ha pronunciato parole di condanna morale nei confronti di quei cittadini che hanno liberamente scelto di vivere in modo difforme dalle limitazioni cattoliche, non lo ha visto pronunciare parole pubbliche e contestuali di difesa della libertà di scelta in dissonanza e contrasto con quanto veniva detto in sua presenza. Comprendo che se lo avesse fatto sarebbe stato accusato di laicismo, parola tanto cara agli atei devoti. Noi non siamo atei devoti e sappiamo che sono queste grandi manifestazioni che rinsaldano il potere di sottomissione degli italiani verso la monarchia vaticana, anche di coloro che non sono cattolici.

Se Pisapia avesse voluto mandare un messaggio di non sottomissione, ad esempio, avrebbe potuto far presiedere l’evento dal vicesindaco e senza turbare la rappresentanza istituzionale non avrebbe legittimato, con la sua presenza, i contenuti diffusi senza replica da Ratzinger.

Se come sostieni si fosse trattato della visita ufficiale di un Capo di Stato, le convenzioni internazionali vogliono che agli incontri si faccia seguire una conferenza stampa con domande e risposte di chi riceve e di chi è ricevuto. Ma non era una visita istituzionale, era un cerimoniale religioso.

Se noi di DA siamo più critici con Pisapia è perché, a torto, gli abbiamo attribuito una capacità di autonomia dal potere clericale che evidentemente non ha.

Continuo a chiedermi cosa abbia di istituzionale per la Repubblica Italiana, nel giorno del 2 giugno, la celebrazione di una messa nella quale si attaccano dal pulpito delle autorità, le scelte di altri cittadini che non partecipano e che non hanno possibilità di replicare in difesa dei diritti riconosciuti dall’ordinamento cui appartengono. La presenza delle istituzioni mentre venivano pronunciate quelle corbellerie è una forma di legittimazione istituzionale a quanto viene detto proprio perché quel rituale privato è stato trasferito su un piano pubblicistico.

Se pensi che questo sia integralismo sono lieta di essere definita integralista. Ritengo piuttosto di saper ancora riconoscere una sottomissione istituzionale dal libero esercizio della religione. La prima vorrò continuare a criticarla e combatterla e il secondo a difenderlo.”

Carla Corsetti
Segretario nazionale di Democrazia Atea
http://www.democrazia-atea.it

Da parte mia aggiungo che l'”uomo con le castagne in bocca” ha osato salutare quell’individuo anche da parte dei non credenti! Ma come si è permesso? Chi gliene ha dato il diritto?

Jàdawin di Atheia

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La malattia del tifo “sportivo”

Nel mio sito avevo inserito questo estratto:  vorrei ampliare il discorso a tutto il tifo, non solo a quello calcistico

Un interessante articolo, nella rubrica “Segnali di Cerami”, è comparso sul supplemento “Musica!” di “la Repubblica” di Giovedì 3 Giugno ’99 dc. Mi è talmente piaciuto che ne pubblico una sintesi.

La malattia del tifo calcistico

Difficile da credere. Eppure ci sono tante, tantissime persone che non hanno nient’altro nella testa e nel cuore che il tifo calcistico per la propria squadra.

Il fenomeno è talmente estremo, crudele e paradossale che non si può non nutrire per queste povere persone pietà, tenerezza e rabbia. Rabbia soprattutto quando una simile patologia sfocia nella violenza più assurda come è successo, ad esempio, a Salerno.

Il tifo è un frullatore, riduce in poltiglia qualsiasi problema: qualsiasi conflitto. Deresponsabilizza le anime fragili. La squadra del cuore ci da sempre da pensare e da sognare: ventiquattro ore al giorno per tutti i giorni dell’anno, durante il campionato, durante il mercato dei calciatori, durante la preparazione estiva.

Una buona parte del successo di questo avvincente sport lo si deve proprio alla condizione miserabile (sia a livello spirituale e psicologico che a quello della qualità della vita) di un gran numero di persone mentalmente destabilizzate. La violenza negli stadi e nei treni è una diretta conseguenza dell’horror vacui di cui sono vittime i tifosi assoluti, quelli appunto che nella vita non hanno altro, proprio nient’altro.

Riconoscersi nulla nel nulla è impossibile, di qui la reazione forte, violenta, per sentirsi vivi. Il tifo è una valvola di sicurezza psicologica, fa comodo a chi ha molti problemi (e chi non ne ha?). Il tifoso che vive nevroticamente la sua finta passione sportiva non fa che immagazzinare nella sua intimità rancori, frustrazioni e impotenze che nei caratteri più deboli possono esplodere in gesti inconsulti, irragionevoli, lesionistici e autolesionistici.

Il fanatismo sportivo non mira, come nelle religioni, all’eternità. Finisce e ricomincia, finisce e ricomincia. A chi non si stringe il cuore nel vedere un uomo ridotto a semplice, brutale, ottuso tifoso di calcio? Quando anche la passione diventa una malattia la paura del nulla si fa ancora più forte.

***

Un aspetto rivoltante è che questi tiratori di palla, molti dei quali strapagati in modo vergognoso, ogni volta che entrano in cambio si fanno il segno della croce, dopo aver debitamente toccato il terreno erboso con la mano. Non si capisce bene il perché: pregano il loro inesitent dio per non farsi male? Oppure lo pregano perché la propria squadra vinca? Nel primo caso sarebbe legittimo, ancorché inutile dal nostro punto di vista di razionalisti e atei. ma nel secondo? Perché mai il loro dio dovrebbe far vincere la squadra di questo o di quello? Ma questo dio non dovrebbe preoccuparsi di molto altro, e ben più importante? Che dio pensano che sia questi suoi adepti? Se leggiamo la Bibbia lo sappiamo bene: egoista (non nel senso stirneriano, ovviamente), vendicativo, perverso, autoritario, spietato, assassino.

Un altro aspetto è l’agonismo di tutti gli sport: ma è davvero così importante vincere? E’ davvero così importante fare di più (o di meno, secondo i casi) di tutti gli altri? E’ vero che il detto di De Coubertain (l’importante è partecipare) si è rivelato assolutamente fuori luogo in questa pessima società, ed è anche vero che l’attività sportiva, e l’attività fisica più in generale, sono in generale una valvola di sfogo alla naturale aggressività umana, come lo anche la caccia, del resto. Ma tutto questo accanimento, tutta questa fissazione per il primato, per il risultato sono, a mio avviso, pervertite esasperazioni di ciò che avrebbe dovuto essere, e rimanere, gioco, agonismo, in una parola…..sport!

Jàdawin di Atheia

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Le lezioni del dittatore tedesco

2 giugno 2012 dc

Le lezioni del dittatore tedesco

Le lezioni del dittatore tedesco.  

Il 2 giugno 1946 l’Italia si liberava della monarchia sabauda e della dittatura fascista e con un referendum popolare decideva di essere una repubblica democratica.

Le donne votarono per la prima volta iniziando da lì un difficile percorso di emancipazione.
Oggi avremmo dovuto celebrare quella ricorrenza per rinnovare idealmente un processo unitario nato nel 1861 e approdato alla nascita della Repubblica.
Il 2 giugno per gli italiani è una delle festività dal significato politico più rilevante.
Ma la monarchia dittatoriale vaticana, attraverso il suo attuale dittatore Ratzinger, ha deciso, con la complicità della nostra classe politica, di oscurare con le loro pantomime tutte le nostre feste cosiddette laiche.
Ha cominciato lo scorso anno con la beatificazione di Karol Wojtyla, uno dei dittatori vaticani più nefasti per la storia dell’umanità, e proprio per questo più amato.
Ebbene per compiere questo rituale tribale attraverso il quale i preti decidono che un tale morto diventa più importante degli altri morti, hanno scelto una ricorrenza civile festeggiata in tutto il mondo, ovvero il 1° maggio Festa del Lavoro.
Con la cosiddetta beatificazione di Wojtyla tutti i telegiornali hanno oscurato la festività civile del 1°maggio facendola diventare marginale rispetto agli effetti speciali del grande spettacolo che si stava mettendo in scena in Vaticano.
Oggi il dittatore Ratzinger ha volutamente e colpevolmente oscurato la ricorrenza del 2 giugno e con un vergognoso spreco di denaro pubblico è andato a Milano a celebrare il suo oscurantismo sottraendo 13 milioni di euro che avremmo potuto destinare ai nostri connazionali in Emilia, senza dover sopportare, invece, lo scempio di un dittatore vanesio nello sfarzo degli omaggi della Scala di Milano.
Ha dato ordini ai politici cattolici, ha rinnovato le sue convinzioni omofobe, il suo razzismo e la sua insopportabile vigliaccheria nei confronti delle donne.
Dal sindaco Pisapia al presidente della Regione Formigoni, tutti si sono mostrati proni nell’omaggiare un uomo che vanta una competenza senza pari sull’aria fritta, detta anche teologia.
Non ci sarà da meravigliarsi se qualcuno, con lucida analisi, potrà lasciarsi andare a reazioni emetiche.
Per noi di Democrazia Atea Joseph Ratzinger resta e resterà sempre un protettore di pedofili e un parassita del nostro Stato, e da certi soggetti non prendiamo lezioni di un bel niente.
Ad maiora Milano.
Carla Corsetti
Segretario nazionale di Democrazia Atea