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Bigotti e lecchini: la Rai è occupata!

Bigotti e lecchini: la Rai è occupata!

di Jàdawin di Atheia

Da tempo mi trattengo: ora però non ci riesco più. Benché questo blog non abbia certo il seguito di tanti altri, e mi basterebbe averne il 10%, debbo scaricare un po’ di rabbia.

La Rai è sempre stata Radiotelevisione Apostolica Italiana, ma penso che negli ultimi vent’anni, e soprattutto da quando c’è il grande falso e imbroglione Francesco, la tracotanza, la sfacciataggine e il marciume filo-cattolico di tutta la Rai, dalle maestranze più basse ai dirigenti, passando per presentatori, conduttori, nani e ballerine, abbia raggiunto livelli impensabili neanche durante i monocolori DC.

La Rai, dunque, è occupata! È occupata da uno Stato straniero. Questo Stato è il Vaticano che, oltretutto, ha talmente potere che è riuscito a farsi chiamare, da tutti gli altri, “Santa Sede”, travalicando la sua denominazione ufficiale di “Stato della Città del Vaticano”.

Questa occupazione è nello stile della piovra, simbolo che giustamente gli anticlericali hanno assegnato alla Chiesa: avvolge tutto, si ramifica in ogni dove, in ogni ufficio, in ogni settore, in ogni trasmissione, e la Rai addirittura dedica un proprio settore e relativo sito, http://www.raivaticano.rai.it/ proprio al Vaticano!

Facciamo qualche esempio, proprio in quello che è più evidente ai telespettatori: conduttrici e conduttori. Così, come mi vengono in mente.

Belle immagini, posti stupendi, neve immacolata, montagne svettanti e valli verdi: mi piace la montagna e vedo Linea bianca su Rai 1, cercando di dimenticare, da freddofilo quale sono, Linea blu (pur amando anche il mare). Ma il bel Massimiliano Ossini, pur simpatico, passa di vetta in vetta, soprattutto quelle, numerosissime, con l’immancabile croce, il suo compagno Lino Zani dal gran naso dice io sono cattolico, lui dice “anch’io lo sono”, si inginocchia e fa il segno della croce, alla faccia del pluralismo nell’informazione o, meglio, della sua neutralità. In altre trasmissioni fa lo stupido segno senza nemmeno spiegarlo. E così via, di chiesa in chiesa, di croce in croce, di prete in prete.

Unomattina, sempre su Rai 1, è condotto da Benedetta Rinaldi e Franco Di Mare. I due sono simpatici e la prima è pure bella e ridanciana ma anche loro rispettano, e sembrano proprio sinceri e convinti, il diktat filo-cattolico e soprattutto filo-Bergoglio.

Ma è Storie italiane, che subito segue dal lunedì al venerdì intorno alle 10, che si prende tutte le licenze con la sua conduttrice Eleonora Daniele. Bella e bionda (non sappiamo se vera o tinta), l’Eleonora atteggia il viso contrito quando si parla di brutte notizie, non lo fa benissimo ma sempre meglio dello zerbino Fabio Fazio, si aggira per lo studio sempre impeccabile e sempre con scarpe con tacco 12 e forma rigorosamente a punta (speravamo che la nefasta moda stesse passando….), con lei il lecchinaggio ipocrita e moralista verso la religione cattolica ed il suo monarca straniero raggiunge vette altissime, quasi sempre ospitando in studio il prete in rigoroso clergyman, ma grigio. A volte il prete cambia, e con lui l’abito “normale”, ma la tracotanza è la stessa.

E spesso c’è anche l’ausilio di una orrenda suora che si dice “laica”, e tutti sfornano, a richiesta, le loro opinioni e talvolta con quale protervia! Loro sanno benissimo di giocare in casa….

Ma dovete vederla e sentirla, l’Eleonora, quando qualcuno in studio o in collegamento appena appena si azzarda ad andare fuori dal coro! Lei si indigna, si arrabbia, afferma che “queste cose” lì, da lei, non si possono dire, non sono permesse, e che caspita! Ma scherziamo?

Con La vita in diretta, che segue, con la stessa frequenza, intorno alle 15, non si scherza: il conduttore Marco Liorni (di cui lo sfortunato predecessore Lamberto Sposini ci sembrava, sotto questo aspetto, decisamente meglio) e la bella Francesca Fialdini sono ambasciatori in Italia, ma simpaticamente e pagati dai contribuenti, del monarca straniero oltre Tevere. In occasione del compleanno del dittatore argentino addirittura gli dedicano, annunciata dal faccione sorridente ed estatico del Marco, l’intera prima parte del programma. E tutto il resto della trasmissione, appena possibile, è improntata a questo rivoltante vassallaggio moralista e bacchettone.

Con Zero e lode, il simpatico gioco in onda sullo stesso canale, ci si può anche divertire ma il suo conduttore, Alessandro Greco, fa le imitazioni di Bergoglio, dice “il nostro amato papa”, betamente ignorando, oltre ai non cristiani, anche quel 9-14% (statistiche cattoliche) di spettatori atei, agnostici e non credenti che, insieme a tutti gli altri con il canone, possono permettere alla Rai di lautamente pagarlo per fare il lecchino della setta cristiana. In un momento del programma c’era, manco a dirlo, una domanda di argomento religioso e lui si è rivolto allo “zerologo” Francesco Lancia chiedendo se ci fosse una risposta relativa “alla Madonna, la mamma di Gesù”: la risposta, per puro caso, non c’era, e lui era visibilmente dispiaciuto, povero cocchino di Bergoglio……

 

(articolo in progress, mano a mano mi vengono in mente i nefasti epigoni…..)

 

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Uno spettro si aggira per l’Europa, la teocrazia

Da Democrazia Atea in e-mail il 16 Luglio 2017 dc:

Uno spettro si aggira per l’Europa, la teocrazia

Anche Peter Gomez è caduto nella trappola gesuitica e anche lui propone, in un editoriale, il governo di Bergoglio, anche lui auspica una teocrazia.

L’apoteosi suicidaria della alternativa borghese approda anche per lui al governo della casta sacerdotale.

Gomez crede addirittura che Bergoglio voglia modificare la sua Chiesa e crede che quella massa di mantenuti milionari si stia effettivamente opponendo ad una fantomatica riforma della Chiesa che il loro capo mostra di volere attuare.

Sarebbe come credere che un generale in guerra voglia trasformare tutte le sue truppe in disertori.

È vero che l’etica di un popolo si modifica se si modificano le sue strutture religiose, ma è pur vero che l’etica dell’Italia è la sintesi perfetta dell’etica cattolica, e si stenta a credere che si auspichi addirittura una maggiore cattolicizzazione della società e delle istituzioni.

La struttura stessa dell’irresponsabilità individuale e politica degli italiani trae origine dall’”ego me absolvo”, dalla modalità assolutoria e perdonista che quella religione attua da secoli.

La cattolicizzazione delle istituzioni ha avuto, quali effetti tangibili, che la solidarietà sociale è stata sostituita con la cattolica carità, l’insegnamento critico e autonomo è stato sostituito con il nozionismo e con la catechizzazione cattolica, la morale collettiva è stata modellata attorno all’opportunismo, più o meno delinquenziale, che si nasconde dietro la maschera del moralismo cattolico, il diritto al lavoro è stato sostituito con la “concessione” o con la “raccomandazione”, ovvero con meccanismi verticistici attraverso i quali le tutele legislative non valgono quanto l’intercessione del santo del giorno.

La corruzione è parte strutturale della Chiesa Cattolica, è la modalità consolidata che garantisce l’irrinunciabile privilegio.

Bergoglio è stato abile nel coprire il piano organizzativo e di penetrazione nelle istituzioni, vero fulcro della teocratizzazione progressiva, con il piano, legittimo, della spiritualità, a tal punto che tutti, ottenebrati dal secondo, hanno addirittura negato l’esistenza del primo.

Ha fatto credere di voler combattere la pedofilia modificando il codice penale, ma si è guardato bene dal modificare il codice canonico, perché vuole mantenere a tutti i costi la protezione giudiziaria sui suoi pedofili, sa bene che il potere clericale ha il suo punto di forza nello stupro sistematico dei minori, la più potente arma per mantenere l’intera popolazione nel timore reverenziale verso la casta sacerdotale.

Del resto continuare a tenersi come stretto collaboratore Pell, sapendo già da due anni di cosa era accusato, vuol dire che Bergoglio non ha alcun imbarazzo nel frequentare chi è accusato di pedofilia e ha continuato a tenerselo nel suo più ristretto entourage, come se nulla fosse.

C’è un passaggio assai grave e preoccupante nell’editoriale di Gomez: “Pensate come sarebbe una repubblica dove chi sbaglia venisse perdonato, ma solo dopo aver ammesso e riparato il proprio errore.”

Gomez descrive il meccanismo del reato come se fosse quello del peccato, con la sequenza confessione-espiazione-perdono che, nella sua aspirazione ideale, dovrebbe sostituire quella del processo-condanna-riabilitazione.

Accettare la sovrapposizione reato=peccato reca in sé una pericolosissima degenerazione che ha visto nella teocratizzazione delle società l’accettazione della equazione successiva peccato=reato, per cui la mancata adesione alle regole morali della religione dominante comporta punizioni e restrizioni alla propria libertà, proprio come accadeva da noi con il tribunale dell’Inquisizione e come accade oggi nei Paesi islamici.

Insomma il medioevo dell’umanità.

Gomez dimentica che Bergoglio è un gesuita e che non farà mai ciò che dice, dimentica che è un reazionario che vuol far credere di essere progressista, dimentica che si è appropriato di un significante (Francesco) per modificare la struttura del significato (adesione alla povertà) perché il potere economico è l’unica strada possibile per mantenere in piedi la sua Chiesa, e dispone di una capacità comunicativa non comune per dare ad intendere il contrario.

Francesco De Sanctis ha descritto magistralmente il lavoro che hanno fatto i gesuiti di cui Bergoglio è senza dubbio l’esponente più rappresentativo che ci sia mai stato: “la morale gesuita è riuscita ad abbassare la morale del popolo, ad avvezzarlo all’ipocrisia, a contentarsi dell’apparenza, negligendo la sostanza”.

Da Peter Gomez ci aspettavamo maggior sostanza.

Io, di chi sono io?

Da Hic Rhodus 24 Aprile 2017 dc:

Io, di chi sono io?

di Bezzicante

Passata alla Camera la legge sul biotestamento. Ora andrà al Senato dove – posso scommettere – subirà variazioni dovendo così tornare alla Camera e, con un po’ di fortuna (a scanso di equivoci, sì, sono sarcastico), fra una cosa e l’altra, potrebbe anche finire la legislatura impedendo alla legge di vedere la luce. Una legge che, malgrado i cattolici à la Binetti si scaldino tanto, è una camomilla rispetto a una vera legge sull’eutanasia, o suicidio assistito. Con questa legge posso chiedere di interrompere le terapie se sono malato terminale; e il medico si può rifiutare di farlo. Per i credenti, immagino, sarà già uno scandalo questo, mentre per i laici stiamo parlando proprio del minimo, ancora insufficiente per dirci soddisfatti. E torniamo sempre allo stesso punto: il grande baratro culturale fra i tanti laici (e cattolici con un minimo di apertura mentale) e i pochi cattolici oltranzisti. Pochi. Perché tutti gli indicatori parlano di un’Italia ormai ampiamente secolarizzata in cui il peso politico dei cattolici è assolutamente sbilanciato. Sarà che abbiamo il Vaticano. Sarà che la Democrazia Cristiana non è mai morta. O più semplicemente che è più comodo, politicamente, non cavalcare i temi etici dalla parte della modernità.

Il punto chiave, da cui nasce questo dibattito fasullo, è stato ripreso anche nel titolo: di chi sono io? Se devo la mia vita a Dio, se vivo per rispondere ai Suoi precetti perché alla fine Suo sarà il giudizio, è inevitabile che non voglia sottrarmi al destino che Lui ha in serbo per me; che voglia vivere la vita così come Lui ha deciso per me, sofferenze incluse, perché Sua è la mia vita. Se Sua è la mia vita io non ne dispongo, non posso concluderla anzitempo, sottraendomi alla Sua volontà. Se invece la vita è mia, e sotto un principio di responsabilità voglio morire, per un motivo che riguarda solo me, la mia rappresentazione del mondo, la mia relazione col mondo, ebbene questa circostanza, questa volontà, sono unicamente mie. È noto che i valori non sono negoziabili: il cattolico non può rinunciare “un po’” alle sue convinzioni, accontentare “in parte” il suo Dio per venirmi incontro… e neppure io, laico, avrei intenzione di accettare una parte di cattolicesimo giusto per quieto vivere. Ognuno ha il sacrosanto (mai aggettivo fu più azzeccato) diritto di esprimere le proprie convinzioni e vivere in base esse, se ciò non impedisce agli altri di vivere bene.

Ed è qui che casca l’asino. Io non penso affatto di imporre ai cattolici l’eutanasia, se loro preferiscono vedere nella sofferenza della malattia la strada verso la santità. Perché mai i cattolici vogliono impormi la loro santità, da me negata, e obbligarmi a vivere secondo le loro coscienze? È esattamente questo che rende sbilanciato e ingiusto il dibattito: i cattolici oltranzisti (o, più in generale, chi difende questa idea) si rifanno a un’etica (in questo caso religiosa, come spesso accade) che non può essere dello Stato. Il punto chiave è semplicemente questo. Lo Stato (moderno, democratico, liberale, occidentale) non può avere etica, perché qualunque scelta etica sarebbe solo di alcuni, e non di tutti, e quindi sarebbe oppressiva per una parte dei suoi cittadini. Senza contare che l’etica cambia col tempo, nelle latitudini, rispetto alle circostanze e via discorrendo. Questi cattolici, quindi, accettano le regole dello stato democratico finché conviene a loro, poi usano gli strumenti che il medesimo stato offre (libertà di pensiero e di rappresentanza politica, innanzitutto) per affermare, e cercare di imporre, scelte etiche che fanno parte di un’altra ontologia, di un’altra provincia di significato, di un orizzonte culturale e valoriale affatto diverso.

Questi cattolici – e guardate che li capisco bene, specie quelli sinceri e non opportunisti – rispondono prima di tutto a Dio, poi alle leggi dello Stato. Ma le leggi di Dio (di quel dio) sono solo loro, mentre le leggi dello Stato sono di tutti, proprio perché laiche. I Testimoni di Geova non pretendono di imporre il rifiuto della trasfusione di sangue a tutti; gli ebrei non ci impongono di oziare il sabato; i vegani non impongono di evitare la carne; i liberali non pretendono di convertire per legge i socialisti. Le minoranze hanno tutte diritto di esistenza e convivenza in un ambiente armonico che le contempli tutte; questa si chiama inclusione. E l’inclusione ha senso, vita e sostanza in uno Stato plurale, tollerante e inclusivo, che accetta tutti ma senza fare prevalere nessuno. La Binetti (e tutti gli altri) si può dispiacere, e naturalmente è libera di biasimare (nel suo fòro interiore) chi la pensa diversamente; può anche scrivere meravigliosi articoli, e fare bellissime conferenze, nelle quali perorare il suo punto di vista, esattamente come l’Associazione Luca Coscioni ha diritto di sostenere la causa dell’eutanasia e cercare di fare proseliti. Quello che trovo inevitabile, ma fortemente irritante, è che Binetti, e tutti gli altri, siano rappresentanti del popolo che utilizzano una doppia appartenenza confliggente: sono parlamentari quando si votano questioni ordinarie, oppure quando occorre sostenere leggi favorevoli ai cattolici; e sono servi di Dio quando si tocca la dottrina cristiana che è, appunto, dei soli cristiani, e neppure di tutti.

Avanti quindi, ancora e ancora, per l’affermazione dei diritti civili che riguardano la visione etica di ogni singolo individuo; questioni personali e non negoziabili.

La mappa che riassume i principali post su temi analoghi:

 

Mappa 24 Ingombrante cattolicesimoEcco i link:

Il tema:

Vaticano:

Laicità dello Stato:

Ingerenze e provocazioni:

Marx e l’omofobia

in e-mail il 24 Febbraio 2016 dc:

Marx e l’omofobia

È da poco trascorso (sotto silenzio) un anniversario storico estremamente importante: il 21 febbraio 1848 venne pubblicata a Londra la prima edizione del “Manifesto del Partito Comunista” di Karl Marx e Friedrich Engels.

Attuale più che mai. Oggi, in molti invocano il ritorno della Vecchia Talpa: “E quando la rivoluzione avrà condotto a termine questa seconda metà del suo lavoro preparatorio, l’Europa balzerà dal suo seggio e griderà: ben scavato, vecchia talpa!”. Colgo l’occasione per avanzare alcune riflessioni personali.

Il pensiero di Marx non esprime un dogma inviolabile, il vecchio barbuto di Treviri non aveva mica ragione su tutto. Altrimenti si rischia di farne un feticcio, arrecando un grave torto allo stesso Karl. Come fanno coloro che usano Marx come più gli fa comodo. Mi spiego meglio. Ad esempio, risulta che Marx fosse omofobo. Ma è normale. Era una persona dell’Ottocento.

In oltre un secolo e mezzo, la cosiddetta “morale” (anche quella borghese) è profondamente mutata. La concezione morale è uno degli aspetti più relativi, soggettivi e mutevoli di una società. La morale cambia secondo il costume (o malcostume) del tempo. Oggi i gay non si possono più additare con disprezzo o mettere alla berlina, come faceva (giusto per indicare un esempio) il PCI negli anni Cinquanta, con atteggiamenti di bigottismo ipocrita. Siffatto moralismo di segno vetero-stalinista appare fuori tempo massimo. In sostanza, temo convenga essere relativisti, anziché moralisti.

A dirla tutta, gli omofobi sono omosessuali repressi o latenti, secondo una teoria di Freud. Un dato è certo: l’omosessualità è una questione resa oramai neutrale, come il femminismo, da parte di un sistema che ingloba ed assimila tutto, omologa ogni istanza, disinnescando il carattere eversivo, di classe, di vertenze che potrebbero detonare fermenti rivoluzionari.

Inoltre, sfatiamo una favola metropolitana secondo cui Adolf Hitler sarebbe stato un omofilo ed avrebbe esaltato l’omosessualità. Basti vedere chi furono sterminati nei lager nazisti, oltre ad ebrei, slavi, zingari, comunisti, anarchici, disabili. Si potrebbe insistere con richiami storici alle antiche civiltà, in particolare al mondo greco-romano, laddove l’omosessualità e la bisessualità erano comportamenti non solo ammessi e tollerati dalla “morale” del tempo, bensì talmente diffusi da costituire la “normalità”. Non a caso, un novero assai vasto di celebri figure dell’antichità classica erano notoriamente gay o bisessuali: Socrate, Giulio Cesare, Achille e Patroclo, Alessandro Magno, gli imperatori Nerone e Adriano e numerosi altri ancora.

Mi pare che taluni abbiano le idee confuse. Accostare l’omosessualità ed il femminismo all’ideologia della morte e del decadentismo borghese non ha senso. Anche l’aborto, il diritto inalienabile ad abortire, non è comparabile ad un’ideologia decadente. Al contrario, si tratta di una conquista di civiltà e di progresso. Il controllo delle nascite è una politica estremamente sensata e pragmatica. Un semi-Stato socialista, ovverossia proletario, avrebbe il dovere di pianificare una seria politica rivolta al controllo demografico.

Inoltre, un buon comunista si schiera sempre dalla parte di chi soffre una discriminazione sociale. Come affermava “Che” Guevara. E l’omofobia indica precisamente una forma di oppressione o discriminazione sociale. Per cui vorrei spendere qualche parola a proposito del vetero-moralismo bigotto del PCI, rammentando l’ostracismo e l’ostilità che soffrì Pasolini, disprezzato ed emarginato a destra e manca. La morale è un dato relativo e mutevole, che varia secondo i costumi del momento. Marx ed Engels non avevano ragione su tutto. Altrimenti si corre il rischio di essere dogmatici.

Per contro, Rosa Luxemburg era assai più all’avanguardia dei succitati vecchietti e dello stesso Lenin. Né bisogna dimenticare Clara Zetkin, amica intima di Rosa. Due straordinarie figure femminili che forniscono dei fulgidi esempi di intelligenza, coraggio, coerenza, integrità morale ed intellettuale.

Lucio Garofalo

 

Vaticano S.p.A.: populismo papalino e capitalismo ecclesiastico

Comunicato dal Partito Comunista dei Lavoratori, 3 Novembre 2015 dc

Vaticano S.p.A.: populismo papalino e capitalismo ecclesiastico

papi

L’arresto dell’”economo del Papa” Vallejo Balda da parte della Gendarmeria vaticana con l’accusa di “divulgazione di notizie riservate” rivela la lotta interna ai sacri palazzi di Oltretevere. L’intero commentario della stampa borghese parla dell’eroica lotta di “Santo Padre Francesco” per “ripulire il Vaticano” e della sorda resistenza degli ambienti vaticani a questa operazione di pulizia. Ma i conti non tornano, e anche la logica ha i suoi diritti.

Balda viene arrestato, su diretto mandato del Papa, per aver reso pubbliche delle informazioni riservate sulle sterminate proprietà vaticane, sulla continuità dei traffici IOR, sulla amministrazione truffaldina dei fondi pubblici e degli oboli privati da parte della macchina statale pontificia.

L’arresto è scattato solo dopo la notizia della uscita imminente di due libri dedicati alle rivelazioni.

Domanda: perché il Vaticano pretende che le informazioni sul suo stato patrimoniale e sulla sua gestione debbano restare “riservate”? Non era stata annunciata l’operazione trasparenza? Perché si ricorre addirittura all’arresto (con la minaccia di 8 anni di carcere) del responsabile, reale o presunto, delle rivelazioni? Perché si minaccia, come già in passato, di chiedere il blocco delle pubblicazioni editoriali annunciate?

La stampa borghese tace su questi interrogativi elementari. Ha paura anche solo a formularli. Si diffonde in pagine e pagine di retroscena, più o meno scandalistici, sulla figura di Balda e della sua collaboratrice, e sulle motivazioni interessate delle rivelazioni fatte (vendetta per una nomina mancata).

Ma sul contenuto delle rivelazioni, e soprattutto sulla ragione delle pretese censorie del Vaticano, nessun commento. Anzi, là dove si balbetta qualcosa, si ripete a pappagallo, per paura di sbagliare, la velina ufficiale vaticana: «Un tentativo di infangare l’azione di rinnovamento condotta da Papa», ecc ecc. Amen. Ma come? Un’azione di “pulizia” e “rinnovamento morale” non dovrebbe denunciare i mercimoni affaristici della macchina vaticana anziché arrestare chi li rivela?

UN PAPA PERONISTA A CACCIA DI CONSENSO. IL POPULISMO ECCLESIASTICO COME LEVA DI POTERE

La verità è più semplice, in una cornice più complicata e generale.

Papa Francesco, come ogni Papa, è il monarca assoluto di uno Stato teocratico che in tutto il mondo è parte organica del capitalismo, con possedimenti finanziari e immobiliari giganteschi. Come ogni Stato capitalista, ma con una presenza mondiale ineguagliabile, lo Stato Vaticano è attraversato da guerre per bande e cordate in lotta per il potere.

La novità dell’attuale Papa Bergoglio – non a caso di estrazione peronista – è che egli tenta di coprire la realtà dello Stato Vaticano con la promozione di un’immagine pubblica misericordiosa, attenta alla condizione dei poveri, meno dottrinaria, più comunicativa nei confronti del senso comune popolare.

Siamo in presenza di un Papa “populista”, mirato alla conquista del consenso pubblico, che fa leva sul consenso pubblico per accrescere il proprio potere assoluto nella Chiesa: modificando a proprio vantaggio i rapporti di forza con la Curia romana, con la Conferenza Episcopale, con la Segreteria di Stato vaticana, e più in generale con l’insieme delle strutture tradizionali dirette e indirette dell’istituzione ecclesiastica. Il braccio di ferro sotterraneo nel recente Sinodo è la cartina di tornasole della lotta in corso.

Un Papa dunque più “democratico”, più rispettoso della laicità dello Stato? Al contrario. Il Papa populista usa la propria ritrovata credibilità pubblica per allargare oltre misura il raggio d’intervento della propria Chiesa.

Ricerca e ottiene pubblica udienza presso le camere congiunte del Parlamento italiano, presso il Parlamento europeo, presso lo stesso Congresso americano, per avere su di sé i riflettori del mondo, carpire nuovi consensi e dunque maggiore forza politica.

Si fa diretto protagonista sulla scena internazionale intervenendo come intermediario del negoziato tra USA e Cuba per la restaurazione del capitalismo a Cuba; e persino del negoziato tra Stato colombiano e FARC per la loro integrazione nel capitalismo colombiano.

Promuove una politica di “pacificazione” ecumenica con le altre Chiese e autorità religiose (ebraiche, greche ortodosse, islamiche…) per allargare la propria influenza presso le basi di massa delle altre fedi, e dunque estendere il proprio peso politico internazionale.

Infine invade Roma con un Giubileo di venti milioni annunciati di fedeli, pretendendo dallo Stato e dal Comune di Roma una rapida funzione di servizio, pagata con risorse pubbliche: anche per questo scarica il sindaco delle nozze gay, a favore di un commissario prefettizio in grado di amministrare la grande torta del nuovo business capitolino e di lustrare a dovere l’immagine pubblica del Papa nell’anno della Misericordia.

Nel frattempo attiva tutti i canali di interlocuzione possibili col mondo laico, dalle telefonate con Scalfari sino all’incredibile lettera di riconoscimento… al consigliere romano Alzetta (detto Tarzan): cercando dal primo lo sdoganamento della cultura laica, e dal secondo forse un’attenzione di riguardo alle proprietà vaticane nella gestione dell’occupazione delle case a Roma.

Un Papa, dunque, “totale”, pervasivo di ogni campo a 360 gradi, proiettato quotidianamente nella sfera temporale come mai in precedenza, determinato a risollevare la forza della Chiesa ad ogni latitudine istituzionale, dopo anni di crisi e decadenza della sua pubblica credibilità (corruzione, pedofilia, crimini dello IOR…).

LA REALTÀ DEL CAPITALISMO ECCLESIASTICO CHE BERGOGLIO VORREBBE COPRIRE

Ecco allora il perché della reazione poliziesca del Pontefice “misericordioso” alle rivelazioni di un prelato infedele. Perché proprio quelle rivelazioni mostrano lo scarto abnorme tra l’immagine pauperistica della Chiesa che il Papa populista vuole accreditare, e la intatta miseria morale della Chiesa reale, quale parte inseparabile del capitalismo italiano e mondiale.

La Chiesa che detiene quasi 5 miliardi in sole proprietà immobiliari, spesso facendosele valutare “un euro” per evadere il fisco.

Che fa 60 milioni ogni anno vendendo benzina, sigarette, vestiti pregiati a basso costo, attraverso 41.000 tessere a raccomandati vip e amici degli amici nella sola città di Roma.

Che imbosca i 380 milioni annui dell’Obolo di San Pietro, destinandoli a ben altri usi dalla “carità evangelica”.

Che truffa sull’8 per mille con la complicità dello Stato italiano, come confessa la stessa Corte dei Conti.

Che, contro la sbandierata moralizzazione, continua a proteggere attraverso lo IOR i conti bancari di grandi costruttori coinvolti nella ristrutturazione a prezzi stracciati di proprietà vaticane.

Per citare solamente alcune anticipazioni pubbliche delle rivelazioni annunciate.

Qualcuno si può stupire se il populista Papa Francesco si sente minacciato dalla verità e preferisce arrestarla? Il solo aspetto comico è che gli autori dei libri incriminati invece di rivendicare le proprie rivelazioni come demistificazione del nuovo corso papalino e denunciare le minacce ricevute, si affrettano a presentare il proprio lavoro “come un aiuto fornito al Santo Padre” (Nuzzi). La potenza del nuovo Pontefice strappa reverenze insospettabili.

La sinistra riformista italiana, anch’essa succube del nuovo Pontificato (perché succube dell’ordine capitalista), si chiude non a caso in un ermetico silenzio di fronte alle nuove rivelazioni. Vendola e Ferrero non si sono forse sperticati per due anni nel lodare Papa Francesco come campione della lotta al “liberismo” e nuova autorità morale di riferimento, coprendo su tutta la linea il nuovo corso populista del papato? La “nuova cosa rossa” in gestazione cerca la benedizione del Papa. Avallando le sue mistificazioni tra i lavoratori.

Il PCL, in quanto partito di classe e anticapitalista, rilancerà una forte campagna pubblica anticlericale ed antipapalina, in occasione del Giubileo e delle elezioni comunali a Roma. E chiama tutte le organizzazioni del movimento operaio e tutte le associazioni coerentemente laiche ad una azione comune di controinformazione e denuncia su questo terreno elementare.

Partito Comunista dei Lavoratori

Il Senato di Vaticalia

Da Democrazia Atea il 25 Maggio 2015 dc:

Il Senato di Vaticalia

Ministri del PD, raccogliendo l’eredità della destra berlusconiana e interpretandola con maggior disprezzo per le classi lavoratrici, non perdono occasione per mostrare insofferenza contro le organizzazioni sindacali.

Eppure in tema di politiche del lavoro i sindacati dovrebbero essere interlocutori privilegiati.

In sintonia con l’insofferenza dei Ministri verso i sindacati, il Senato della Repubblica italiana si è adeguato.

Dovendo raccogliere pareri qualificati in tema di reddito minimo garantito, in audizione ha convocato tale Bregantini, in arte arcivescovo.

Costui, pur sapendo di far parte di una casta di mantenuti, pur sapendo di essere inserito in una struttura parassitaria che si alimenta con il prelievo fiscale degli italiani, pur sapendo di essere una sanguisuga inutile alla vita, si è pure preso il lusso di dire che il reddito minimo garantito è una forma di assistenzialismo negativo.

Uno che per mestiere campa sulle spalle degli altri esprime giudizi contro una misura di sostegno alla dignità umana sollecitata da una Direttiva europea già dal 2002.

È insopportabile sapere che il Senato, per assumere una qualsiasi iniziativa legislativa, possa aver consultato un ministro di uno Stato extracomunitario.

L’anomalia del Vaticano, comunque, non sta solo nel fatto che è uno Stato formato solo da maschi, ma anche che in quel sistema malato nessuno lavora, non c’è alcuna realtà produttiva, eppure i cittadini del Vaticano hanno un reddito pro capite di 407.000,00 euro l’anno.

Dal pulpito della sua ricchezza di mantenuto Bregantini si è espresso negativamente contro una misura economica che ha come finalità il mantenimento della dignità sociale.

Del resto quando il loro capo parla di Chiesa povera intende una comunità di fedeli poveri, non di certo la povertà dei mediatori mercificati della spiritualità.

Bregantini è andato in Senato a dire che è preferibile una società di poveri privati della dignità e che il reddito minimo garantito intralcia l’influenza che la pretaglia ha sulla società, posto che una società cui è tutelata la dignità potrebbe affrancarsi dallo sfruttamento clericale.

I senatori che lo hanno ascoltato, del resto, per arrivare a programmare una simile audizione, devono essere stati ispirati davvero da un rigurgito di imbecillità.

http://www.democrazia-atea.it

Comunione e discriminazione

Da Democrazia Atea il 10 Maggio 2015 dc:

Comunione e discriminazione

Erano molte le religioni primitive, soprattutto nell’antica Grecia, nelle quali si praticava la teofagia, intesa come consumo rituale di cibo considerato parte stessa della divinità.

La teofagia non è altro che la metamorfosi religiosa simbolica della antropofagia.

Nell’età contemporanea è presente ancora in molti culti, tra i quali quello cattolico, nel quale prende il nome comune di “comunione”.

In Italia è sempre più frequente che il predetto rituale di teofagia costituisca motivo di discriminazione nei confronti di coloro che non lo praticano.

È anche accaduto che alcune maestre di scuola elementare in Toscana, ritenendo di fare cosa gradita al loro dio, abbiano discriminato nella loro classe i bambini esonerati dal rituale teofago facendo regali solo a coloro che invece lo praticavano.

Le riforme scolastiche che il PD sta imponendo al Paese vanno nella direzione della scuola confessionalistica che è l’esatto contrario della scuola pubblica e laica.

Ad oggi, però, questa deriva non si è ancora compiuta e possiamo ancora affermare che le maestre che premiano i rituali teofagici in classe sono responsabili, quantomeno sotto il profilo risarcitorio, di atti di discriminazione.

http://www.democrazia-atea.it