Laicità e Laicismo, Politica e Società, Sessualità, Sovrappopolazione

Congresso mondiale delle famiglie: il Circo Barnum del regresso

Da MicroMega 25 Marzo 2019 dc:

Congresso mondiale delle famiglie: il Circo Barnum del regresso

di Adele Orioli

Si scrive Congresso mondiale delle famiglie si legge intolleranza e inciviltà. Molti occhi sono puntati su Verona dove per il prossimo fine settimana si terrà un apparentemente innocuo consesso dall’altrettanto apparentemente rassicurante titolo di Congresso mondiale delle famiglie, organizzato annualmente in varie parti del globo dall’Organizzazione mondiale per la famiglia (IOF), lobby cristiana statunitense sorta con il dichiarato scopo di “unire e dotare i leader di tutto il mondo di strumenti per promuovere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società”.

Dove per famiglia naturale, casomai ci fossero dubbi, è da intendersi esclusivamente “l’unione di un uomo e una donna in un’alleanza permanente suggellata col matrimonio” e dalla quale deriva evidentemente la netta condanna di tutto ciò che non ne sia pienamente conforme.

D’altronde la stessa nascita dell’Iof, consacrata a Praga nel 1997 con la prima edizione di questo Congresso, prometteva male: da una sinergia tra il white nationalism americano e il suo omologo russo, in particolare dalle prime elaborazioni di Allan Carlson, reganiano di ferro, Anatoly Antonov e Viktor Medkov che identificano nella rivoluzione sessuale e femminista la causa della crisi demografica occidentale, evidentemente non sono nati diamanti.

Le donne (bianche) non sono più le incubatrici di una volta, urge correre ai ripari e riunire sotto la stessa egida quante più lobbies e quanto più conservatrici (ultrà conservatori, per usare la definizione di Ulrika Karlsson, del Forum parlamentare europeo sulla popolazione e lo sviluppo) possibili. Detto fatto, e anche se con qualche interruzione e qualche battuta di arresto, grazie anche a ingenti donazioni, si mormora filogovernative russe, il Wfc è pronto a sfoderare la sua pletora di oscurantismi questa volta in salsa scaligera.

Va detto che per quanto la preminenza resti al fondamentalismo cristiano, spinte probabilmente dall’adagio del “il nemico del mio nemico è mio amico”, anche retrograde componenti di religione ebraica e islamica si sono man mano aggiunte al consesso, affinando le armi non solo propriamente retoriche contro tutto ciò che non sembra, o peggio che non vuole, corrispondere a una rigida visione omofoba, sessista e patriarcale dei rapporti socio affettivi. Iniziative brillanti come il pieno appoggio alla legge russa sulla propaganda gay del 2013 (più correttamente, Legge per lo scopo di proteggere i bambini dalle informazioni che promuovono la negazione dei valori tradizionali della famiglia) o della criminalizzazione dell’omosessualità in Uganda hanno fatto guadagnare al Wfc l’inserimento nella lista dei gruppi d’odio da parte delle maggiori associazioni a tutela dei diritti umani e lgbtq.

D’altronde basta buttare un veloce sguardo agli ospiti internazionali attesi dalla città di Giulietta per capire come tiri una brutta, bruttissima aria, e come il vento del cambiamento, per citare lo slogan scelto dallo stesso Wfc sia in realtà un miasma oscurantista e aberrante nella sua tranquilla sfacciataggine negazionista dei diritti umani.

Si va dal patriarca ortodosso Dimitri Smirnov (“chi sostiene l’aborto è un cannibale” e “l’omosessualità è contagiosa come la peste” tra i suoi aforismi migliori) a Igor Dodov, quel presidente della Moldavia che per festeggiare la suprema carica ha pensato bene di chiosare con un “Non ho mai promesso di essere il presidente degli omosessuali, avrebbero dovuto eleggere il loro presidente”. Dalla croata Zeljka Markic, promotrice del referendum che ha escluso nel suo Paese il matrimonio samesex e che preferirebbe dare un figlio ad un orfanotrofio piuttosto che a una coppia omosessuale, alla nigeriana Theresa Okafor che considera il preservativo “una trappola, esportata in Africa per soffocare la vita”.

Dalla parlamentare ugandese che sostiene la pena di morte per il reato di omosessualità allo stesso fondatore Carlson, che ringrazia i partecipanti “a questa crociata morale e sociale”, fino al presidente del Iof, Brian Brown, accanito sostenitore delle terapie riparative o di conversione.

Il Gotha del fondamentalismo integralista religioso, il Circo Barnum del regresso.

Ma ancora non si è detto delle illustri presenze nostrane. In prima fila la proctologa Silvana de Mari, quella che ritiene il sesso anale rito iniziatico al satanismo e che è stata condannata per diffamazione aggravata e continuata a mezzo stampa delle persone Lgbti. Non ultimo, il portavoce di Pro Vita, Alessandro Fiore casualmente figlio di quel Roberto leader di Forza Nuova.

Ma, soprattutto, gli esponenti istituzionali. E qui è uno dei veri nodi del problema, perché il Wfc è un problema. È lecito per uno Stato che si dice democratico, che si suppone laico o quantomeno pluralista, appoggiare istituzionalmente un gruppo che nega il diritto all’aborto e in generale all’autodeterminazione sessuale e riproduttiva, che fomenta l’odio, che pratica l’omofobia, che finanzia falsi studi per dimostrare la correlazione tra matrimonio egualitario e pedofilia o tra aborto e cancro al seno, che considera l’emancipazione femminile un danno sociale?

No, ovviamente. A meno che il suddetto Stato non sia il nostro.

E allora schieràti fra gli ospiti abbiamo il ministro dell’Interno Salvini, il ministro della famiglia rigorosamente al singolare Fontana, il ministro dell’Istruzione Bussetti.

E ormai quasi poco importa il ridicolo balletto dei patrocini: revocato ufficialmente quello della Presidenza del Consiglio, dopo peraltro migliaia di firme raccolte dalla petizione lanciata da All out e un coro non indifferente di polemiche, rimane quello del ministro senza portafoglio Fontana, quello della Regione Veneto, quello della Provincia di Verona e, in impulso di solidarietà, quello della regione Friuli Venezia Giulia (che, come ironicamente commentato sul web, d’ora in poi si chiamerà solo Friuli Venezia che in omaggio ai principi del Wfc Giulia è rimasta a casa a lavare i piatti).

Poco importa il pallido tentativo di smarcamento della componente gialla del governo bicolor, anche se va sottolineato che fra organizzatori e ospiti stiamo parlando di persone direttamente responsabili della severa negazione di diritti altrui, di discriminazioni e in taluni casi di vere e proprie persecuzioni. Un po’ troppo, per dei semplici sfigati come sostiene che siano un sottovalutante Di Maio.

Una passerella grondante odio e anche letteralmente sangue: nel mondo, più di dieci i Paesi che puniscono con la morte la blasfemia, un terzo del totale considera a vario titolo l’omosessualità un reato.

Persino la Chiesa Cattolica, dotata di un ottimo livello di equilibrio egoista, si è smarcata, a suo modo, dal Wfc tramite il segretario di stato vaticano Parolin, peraltro ospite della passata edizione. Preoccupati, dicono, dal rischio dell’uso strumentale di valori per obiettivi politici, condividono la sostanza ma non il metodo. E sulla sostanza, come smentirli? D’altronde tra un cannibale abortivo o un sicario alla Bergoglio tanta differenza non sembra in effetti passare. Sul metodo, diamo atto alle gerarchie ecclesiastiche, pontefice massimo in testa, di avere un utilizzo decisamente più raffinato della metafora e della parafrasi.

Tutto qui? No, per fortuna no. Perché c’è anche un’altra Verona e un’altra Italia. E per la prima volta al Wfc si opporrà una vera e propria sinergia di piazza tra associazioni e movimenti nazionali e internazionali, quell’insieme di società civile che l’oscurantismo non lo avalla e non lo accetta, che guarda avanti e non indietro, che è pronta per il rispetto e il riconoscimento delle differenze, che “naturale” considera l’autodeterminazione e non dogmi retrivi o visioni patriarcali della società.

L’Uaar e l’IPPFEN (International Planned Parenthood European Network) in collaborazione con Rebel Network insieme a una vastissima rete di associazioni e movimenti hanno organizzato un convegno per il 30 marzo, presso l’Accademia dell’agricoltura, lettere e scienze, uno spazio di riflessione comune che porterà poi al corteo previsto nel pomeriggio e organizzato dal collettivo femminista Nudm (Non Una Di Meno).

Ora più che mai è necessario coagulare le forze contro questo tornado oscurantista che seriamente rischia di minare diritti conquistati con fatica nel corso di anni se non secoli e diritti ancora lontani dall’essere pienamente riconosciuti e tutelati. Perché saremo anche a Verona, ma non restiamo al balcone.

Ateoagnosticismo, Laicità e Laicismo, Politica e Società

Da commistione a simbiosi

In e-mail da Democrazia Atea il 6 Novembre 2017 dc:

Da commistione a simbiosi

Fino al Medioevo la Chiesa, intesa unicamente come organismo religioso, esplicava il suo ruolo di guida per le questioni in materia di fede.

Si occupava delle interpretazioni dei testi religiosi, si occupava dei fedeli e delle regole morali da impartire, in sintesi si occupava della spiritualità.

Nel Medioevo è cominciata la metamorfosi e le questioni terrene, relative alla amministrazione politica, alla legislazione, al governo dei territori, questioni che fino ad allora erano appannaggio dei governi, sono cominciate ad entrare nelle mire della Chiesa che, forte di un patrimonio accumulato soprattutto con lasciti, pretendeva di incarnare anche il potere temporale insieme a quello spirituale.

Il Pontefice pretendeva, dunque, di esercitare sovranità piena con emanazione di leggi civili, con l’amministrazione della giustizia e con la difesa militare.

Lo Stato Pontificio ebbe secoli di dominio politico, condannando le popolazioni sottomesse ad un oscurantismo malvagio.

Le storture potere temporale furono criticate da Dante, da Machiavelli, da Guicciardini, per proseguire fino a Leopardi.

Il 1870 segnò una svolta storica e l’unità d’Italia si completò con la conquista dello Stato Pontificio.

Il potere temporale della Chiesa subì una regressione che durò fino al 1929 ovvero fino a quando il potere dittatoriale fascista cercò la sua legittimazione etica e la Chiesa Cattolica gliela offrì con evidente contropartita.

Il prezzo lo pagò l’Italia con la stipula dei Patti Lateranensi.

Da quel momento prese l’avvio una inesorabile infiltrazione del potere religioso nel potere politico, una costruzione lenta e capillare, compresa da pochi e osteggiata da pochissimi.

Dal 1929 in poi la Chiesa ha ripreso ad amministrare l’Italia, non più in modo diretto, ma usando la mediazione degli uomini dello Stato italiano, fedeli alla Chiesa.

Si mantenne tuttavia, per molti decenni, una parvenza di separazione.

Anche i politici più cattolici, come ad esempio De Gasperi, si posero nel rispetto del principio di laicità e nell’accortezza di mantenere separate le sfere di reciproca competenza.

Per arrivare fino a Rosy Bindi la quale, nel rivendicare il cattolicesimo in politica, si avventurò in diatribe linguistiche (o meglio semantiche) tra laicità e laicismo, utilizzando il secondo termine come se fosse una degenerazione del primo.

L’attacco al principio di laicità, attraverso i distinguo tra laicità e laicismo, fu reso facile perché la finalità evidente era proprio quella di fornire una giustificazione a chi voleva negarlo.

Il principio di laicità, per sua natura, non può avere graduazioni tra laicità e laicismo, o si accetta o si nega.

Tutte le battaglie di laicità vennero tacciate di laicismo, e il giochetto semantico raggiunse il suo obiettivo.

Scuola, lavoro, sanità, migrazione, niente in questi anni è stato lasciato al caso e il potere religioso ha dettato l’agenda politica delle questioni prioritarie per l’Italia.

La commistione tra potere religioso e potere politico si avvia al totalitarismo ideologico, i partiti politici sono arrivati finanche ad invocare il pontefice come loro capo politico.

La commistione oggi è diventata simbiosi sicchè accade che in questo rinnovato Medioevo un parroco, nella tornata amministrativa di questo novembre 2017, si è candidato, mentre il segretario del partito di Governo è andato a fare un comizio in chiesa.

E nessuno sembra comprendere che in tutto questo si è concretizzato un deficit democratico irreversibile.

Democrazia Atea denuncia la grave compromissione democratica sottesa a questi fenomeni, ed avvierà l’iter di richiesta di audizione alla Commissione europea per le libertà civili, posto che il Principio di laicità è il principio fondante delle democrazie europee, e in Italia non sanno più cosa sia.

http://www.democrazia-atea.it

Ateoagnosticismo, Politica e Società

Il CSM come l’Inquisizione-Il giudice Tosti rimosso dalla magistratura

Dal blog di Democrazia Atea

http://democrazia-atea.blogspot.com/2010/01/brevi-considerazioni-sulla-sentenza.html

Il CSM come l’Inquisizione-Il giudice Tosti rimosso dalla magistratura

Il giudice Tosti e Carla Corsetti
Il giudice Tosti e Carla Corsetti

Roma 22.01.2010 – Il Consiglio Superiore della Magistratura ha rimosso in via permanente il magistrato Luigi Tosti dalle funzioni e dallo stipendio, perchè rifiutatosi di celebrare i processi in un’aula di giustizia ove era affisso il crocifisso. Con tale provvedimento, talune Istituzioni italiane hanno perso un’occasione preziosa: quella di continuare a meritare il nostro rispetto.

“L’Italia si è chinata alla volontà di uno stato straniero, il Vaticano,” commenta Carla Corsetti, Segretario Nazionale di Democrazia Atea, “ed ha messo sull’altare sacrificale il giudice Tosti”. Non ci resta altra scelta che difendere ad oltranza la Costituzione della Repubblica Italiana dagli attacchi della classe politica che ci governa. Democrazia Atea ha dato inizio ad una battaglia contro l’oscurantismo e l’ingerenza delle religioni. Lo Stato è laico. La Costituzione è nostra. Giù le mani dalla Costituzione!