Farmer


Farmer

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Philip Josè Farmer è stato forse il primo autore che mi ha introdotto nella fantascienza, all’età di quindici anni. Curioso è il fatto che dovessi iniziare a leggere fantascienza proprio con questo autore così particolare, scomodo, inquietante e controcorrente. È nato il 26 Gennaio 1918 dc ed è morto il 25 Febbraio 2009 dc.

Ecco come ne parla www.fabbricantidiuniversi.it

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1972 Premio Hugo – Il fiume della vita – best novel

2001 Grand Master della fantascienza

Il ciclo dei Fabbricanti di universi di Philip J. Farmer inizia nel 1965 con The Maker of Universe, in cui per la prima volta sono introdotti i protagonisti della serie, Robert Wolff e Kickaha. Seguono I cancelli dell’universo (1966), Un universo tutto per noi (1968), Le muraglie della Terra (1970), Il mondo di Lavalite (1977) e La macchina della creazione (1993).

Robert Wolff è un professore universitario di lettere classiche in pensione, con un nebuloso passato e un futuro grigio davanti a sé. Un giorno, mentre visita una casa che la moglie vorrebbe acquistare, il suono di un corno spalanca nello sgabuzzino la porta per un altro universo. Un uomo misterioso gli lancia il corno prima che tutto scompaia. Quando la sera stessa Wolff riutilizza il corno, egli viene proiettato in un’altra dimensione. Alle delizie che gli si prospettano, tra cui la giovinezza eterna, seguono immediatamente enormi pericoli. Wolff scoprirà presto di essere legato a quel mondo in maniera insospettabile, essendone stato il suo fabbricante. Ma prima di ritornarvi in possesso, egli, insieme all’indigeno Kickaha, dovrà lottare contro tutte le forze ostili dell’universo per sconfiggere i nemici e detronizzare l’usurpatore del trono che gli spetta. Ed anche allora i problemi saranno appena cominciati…

Ciò che Farmer realizza con questo suo ciclo dei Fabbricanti di Universi è un’apoteosi dell’immaginazione, dove i veri protagonisti sono i mondi partoriti dalla fantasia dello scrittore. Il mondo di Jadawin, dove sono ambientate le vicende del primo e del terzo romanzo, è un incredibile torre di Babele che sembra la metafora dell’evoluzione della civiltà: alla sua base una sorta di Paradiso terrestre, mentre salendo ai livelli successivi incontriamo società tribali identiche a quelle degli indiani d’America della nostra Terra, nazioni medievali ispirate a codici di cavalleria, civiltà tecnologicamente più evolute ma vittime di superstiziose religioni e infine – all’ultimo livello – c’è il gradino finale dell’evoluzione, l’essere umano divenuto Dio, capace di creare universi interi grazie a macchinari la cui scienza è ormai andata persa. Ma a ben pensarci il percorso andrebbe fatto all’inverso, perché mentre gli abitanti dell’Eden primigenio vivono nella felicità e nell’edonismo più sfrenato, i Fabbricanti di universi – nonostante abbiano un potere pressoché assoluto – vivono nell’odio e nel terrore verso i propri simili, in una continua e plurimillenaria guerra fratricida che li ha trasformati in esseri ormai privi di ogni traccia di umanità. Le personalità dei due indiscussi protagonisti, Wolff e Kickaha, sono invece l’esatto opposto dei quelle dei biechi Fabbricanti di universi, ed è implicitamente affidato a loro il compito di rendere più vivibili i loro mondi, più “a misura d’uomo” e meno “a misura di Dio”. E’ soprattutto il cinico e dissacrante Kickaha, sorta di Han Solo farmeriano, a catturare subito gli applausi del lettore con la sua capacità di uscire sempre illeso fuori dai guai.

Sarebbe sbagliato cercare in Fabbricanti di Universi una lettura diversa da quella che Farmer ci propone: una letterale fuga dalla realtà, per tuffarci in una di quelle avventure da vecchi action movie dove però abbiamo in più la possibilità di godere delle ambientazioni più disparate, tra corse a dorso di bisonti nel vecchio West, duelli cappa e spada, antichi templi nella giungla, bunker fantascientifici, la Los Angeles dei pieni anni ’70. Nel secondo romanzo, I Cancelli della Creazione, l’avventura si sposta addirittura su altri universi, e l’immaginazione di Farmer raggiunge l’apice della visionarietà, gettando il lettore in una girandola di vicende che sembrano ispirate ai classici platmorf dei videogames di quegli anni. Si torna così a respirare l’atmosfera di una fantascienza vecchia maniera, chiaramente e consapevolmente ispirata ai romanzi di Edgar Rice Burroughs (anzi, sulla luna del mondo di Jadawin è stato addirittura ricreato Barsoom, il Marte delle avventure di John Carter), dove l’immaginazione torna a regnare sovrana.

Farmer in questi romanzi mescola la classica azione mozzafiato e continuamente piena di colpi di scena della prima fantascienza con alcuni spunti di riflessione che però non approfondisce, preferendo lasciare al lettore – se lo vuole – il compito di riflettere su alcune tematiche toccate. Non troviamo il Farmer bollato da molti critici dell’epoca come “scrittore di sesso”, ma c’è sicuramente il Farmer del Ciclo del fiume, successivo a questo dei “Fabbricanti di Universi” ma davvero molto simile nelle premesse e nell’impostazione: soprattutto, in questi romanzi domina la questione dell’uomo che, nel corso della sua marcia trionfale verso la conquista del sapere e il dominio razionale sul mondo, raggiunge il livello di Dio e crea egli stesso la vita a propria immagine e somiglianza. Che Dio potrà mai essere quello impersonato dai Signori, dai Fabbricanti di universi? Nient’altro che un Dio “geloso”, capace di modificare a proprio arbitrio la vita del suo universo personale, di distribuire bene e male a propria discrezione, di agire senza nessuna regola e nessuna morale, nella consapevolezza che le regole e le morali sono scritte proprio da lui. Difficile non rintracciare in queste riflessioni un’eco dell’inquietudine verso la manipolazione genetica e l’avanzare della tecnologia che dominava negli anni in cui Farmer ha scritto questi romanzi e che domina oggi più di allora. Ne Le muraglie della Terra, Farmer descrive l’America degli anni ’70 tra hippy e inquinamento atmosferico attraverso gli occhi di Wolff, figlio del Sogno americano ormai tramontato. Noi vi leggiamo l’avverarsi di quella profezia che Horkheimer e Adorno avevano implicitamente formulato nei loro scritti degli anni ’30 e ’40, riassumibile nella loro domanda: «Perché l’umanità, invece di entrare in uno stato veramente umano, sprofonda in un nuovo genere di barbarie?».

Philip José Farmer (1918) esordisce nella fantascienza – dopo vari studi e professioni – nel 1952 con il racconto Gli amanti di Siddo dai temi considerati per l’epoca non ortodossi (la storia d’amore tra un umano e un’aliena) che però lo conduce al premio Hugo come esordiente più promettente. Dopo varie difficoltà economiche, la scrittura gli porterà la stabilità sperata e con Fabbricanti di universi raggiunge la vetta del successo. Con Il fiume della vita (1972) vince il premio Hugo per il miglio romanzo inaugurando un nuovo ciclo di successo. Tra le altre opere, vanno citate Venere sulla conchiglia (1974) e il ciclo di Dayworld (1985-1990).


Ed ecco come ne parla il bel sito di fantascienza www.delos.fantascienza.com

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C’è chi lo ama svisceratamente e chi non lo sopporta. C’è qualcuno che lo crede uno scrittore impegnato e difficile, chi un autore avventuroso e leggero, e qualcuno anche uno scribacchino pornografico. Hanno tutti ragione, e forse è proprio questo il punto davvero straordinario di Philip Jose Farmer. Un autore capace di infrangere tabù in epoche in cui i tabù erano ancora forti; e capace anche di scrivere migliaia di pagine stiracchiando idee ormai troppo consumate. Un autore capace di tirar fuori dal cappello le idee più originali di un genere, la fantascienza, nel quale l’originalità è – o dovrebbe essere – requisito indispensabile. Un autore capace di affascinare con avventure, paesaggi e situazioni inconsueti che tengono il lettore incollato alla pagina.

Introduzione

Farmer è famoso, da una parte, per i suoi racconti dirompenti e innovatori, come la serie delle Relazioni aliene, che affronta senza reticenze temi religiosi e sessuali, o come Il salario purpureo, quasi un vero e proprio esperimento linguistico; dall’altro per i suoi svariati cicli, come Il mondo del fiume o I fabbricanti di universi; e i due aspetti spesso si mescolano. Il lettore italiano non farà fatica a trovare libri di Farmer sul mercato e iniziare così a conoscere questo autore; chi voglia approfondirne la conoscenza dovrà però inevitabilmente rivolgersi ai testi in lingua originale, perché un buona parte della sterminata produzione farmeriana è ormai introvabile o non è stata tradotta – né, probabilmente, lo sarà mai – nel nostro Paese.

Notizie biografiche

Nel sangue di Farmer ci sono quasi una decina di nazionalità diverse: inglese, olandese e irlandese per parte parte di padre, scozzese, tedesco e cherokee per parte di madre; manca, invece, quella parte di spagnolo che sembra attribuirgli il secondo nome: José. In realtà quell’accento sulla “e” trasforma in nome maschile il nome femminile “Jose” che Farmer porta in onore di una nonna materna.
Nato il 25 gennaio 1925 (ha dunque appena compiuto 73 anni) a North Terre Haute, nell’Indiana, da famiglia benestante e fortemente puritana, Farmer soffre un’infanzia difficile, oppresso dal padre e dall’educazione rigidamente moralista, che lo spinge a cercare evasione nelle letture avventurose e fantastiche: dai classici greci a Swift, London, Stevenson, fino agli scrittori popolari dell’epoca come Jules Verne e Edgar Rice Burroughs e ai primi pulp di Hugo Gernsback.

La passione per la letteratura lo spinge a iscriversi alla facoltà di lettere (si laureerà solo dopo 15 anni, nel 1950) e a cominciare a scrivere, ma la fortuna gli volta decisamente le spalle. Rifiutati i suoi racconti, forse troppo spregiudicati, dalle riviste del settore come Astounding, Farmer riesce a pubblicare solo racconti di guerra e di vita vissuta su pubblicazioni dozzinali. Scoraggiato smette di scrivere, si sposa, trova un lavoro in una centrale elettrica.

Riprende a scrivere nel 1951 e cerca di pubblicare il famoso romanzo breve The Lovers che, rifiutato da Campbell per Astounding e da Gold per Galaxy, viene invece accettato da Jerome Bixby per la rivista Startling Stories. Il tema del racconto è il rapporto amoroso fra un essere umano e una creatura aliena, descritto fra l’altro in modo abbastanza esplicito. Qualcosa che per l’epoca, se da una parte aveva ostacolato Farmer causandone il rifiuto delle riviste più accreditate, d’altra parte una volta stampato esplode facendo del suo autore il fenomeno dell’anno.

Farmer sfrutta l’acquisita fama e riesce finalmente a sfondare come scrittore, tanto da vincere, nel 1953, il premio Hugo (era la prima volta che veniva assegnato) come autore più promettente.

La sfortuna, tuttavia, si ricorda di lui. Nel 1954 vince un premio letterario indetto dall’editore Shasta, e sulle ali dell’entusiasmo lascia il lavoro per dedicarsi completamente alla macchina per scrivere. Shasta, tuttavia, fallisce (secondo Farmer in modo fraudolento) privandolo non solo del premio ma anche della pubblicazione del romanzo. In preda alla disperazione, Farmer deve abbandonare lo scrivere e cercare nuovamente un lavoro che gli permetta di mantenere la moglie e i figli. Solo nel 1957 riesce a ritrovare una sistemazione stabile e a riprendere a scrivere.

Ormai il mercato della fantascienza sta cambiando; l’epoca delle riviste sta finendo e si apre quella dei paperback, e per uno scrittore con una forte componente avventurosa è l’ideale. Dal 1964 riesce finalmente a realizzare il suo sogno di guadagnarsi da vivere scrivendo, e nel 1972 l’Hugo per il miglior romanzo lo consacra a tutti gli effetti fra i più grandi, premiando fra l’altro proprio To your scattered bodies go, la riscrittura di quel I owe for the flesh che aveva visto il premio Shasta e dato inizio alle sue sventure.

I temi di farmer

È curioso come, in uno scrittore così vario ed eclettico come Philip Jose Farmer, sia così facile individuare tre o quattro temi ricorrenti che costituiscono l’ossatura di praticamente tutta la sua produzione. A voler correre il rischio di generalizzare si potrebbe quasi dire che tutto ciò che è uscito dalla penna di questo scrittore, dai romanzi porno alle avventure ispirate a Jules Verne, sia in effetti un cocktail di questi elementi, con dosi opportunamente variate. Ed è anche molto strano come l’importanza di questi temi trovi facilmente spiegazione nella biografia dell’autore.

I primi due temi, che forse sono due facce di uno stesso aspetto, sono quello religioso e quello biologico/sessuale. Temi che sono affrontati sempre con lo scopo di abbattere preconcetti e tabù, quasi una riscossa del Farmer che, bambino, veniva allevato nel rigido puritanesimo del sud degli Stati Uniti.

Il tema religioso viene affrontato soprattutto nel ciclo di padre John Carmody (da non confondere col Difficile ritorno del signor Carmody di Robert Sheckley), raccolto nel volume Notte di luce. Se in questa serie viene esplicitato il dilemma teologico, temi religiosi sono alla base anche dei cicli più famosi di Farmer. In Il fiume della vita l’umanità viene resuscitata su un pianeta percorso da un lungo fiume. Gli alieni che hanno portato a termine l’impresa sono dèi? Ciò che essi utilizzano per mantenere ricreare la personalità dei defunti è l’anima o qualcosa di diverso? E i creatori che, nel ciclo Fabbricanti di Universi, hanno creato anche la Terra e la specie umana, hanno qualcosa a che fare con Dio?

Domande che forse, se di primo acchito possono apparire dissacranti, forse costituiscono un attacco, più che all’ideale religioso in sé, alla sua schematizzazione e applicazione pratica che tanto hanno oppresso il giovane Farmer. La tensione teologica di padre Carmody non sembra voler dimostrare che in una prospettiva scientifica credere in dio non abbia senso, quanto piuttosto che non abbiano senso gran parte delle idee che su di lui si sono fatti gli esseri umani.

Il tema sessuale, che all’inizio di carriera aveva costituito un vero e proprio trampolino di lancio per Farmer, viene toccato in vari modi, arrivando fino al vero e proprio romanzo porno (due pubblicati anche in Italia dalla Olympia Press). In altri libri invece assume una importanza nel tratteggio della psicologia dei personaggi.

L’altro grande tema è quello dell’avventura, nello stile dei grandi narratori popolari di inizio secolo come Edgar Rice Burroughs, Jack London, Jules Verne. Tanto hanno affascinato questi scrittori il giovane Farmer che egli non solo ha sempre tentato, più o meno consciamente, di imitarli, ma è arrivato a scrivere diversi romanzi inseriti nei cicli di Marte di Burroughs o seguiti di opere di Verne.

Ma se i personaggi di quegli scrittori erano spesso uomini straordinari, dotati di capacità superiori alla media, i protagonisti di Farmer finiscono sempre per confrontarsi con la propria umanità. Pur partendo da ruoli eccezionali, creatori di universi, personaggi storici, ribelli, visti con la lente di Farmer si rivelano essere null’altro che uomini, con le loro debolezze e le loro pulsioni.

Un aspetto da non dimenticare è che, pur all’interno di caleidoscopiche ambientazioni, i romanzi di Farmer contengono spesso dettagli autobiografici. Addirittura, quasi sempre il protagonista o un comprimario condividono le iniziali PJF con il loro autore.

Un’ultimo punto, infine, da segnalare a chi voglia avvicinarsi a Farmer è la straordinaria originalità delle sue idee. Idee dal fascino incredibile – come l’umanità risorta, tutta insieme, su un immenso pianeta, o mondi creati secondo i capricci dei propri creatori, o un’umanità ibernata sei giorni alla settimana che vive a turno. Anche se, dobbiamo dirlo, soprattutto negli ultimi anni alcune idee sono state portate avanti anche troppo, stiracchiandole in cicli lunghissimi che, alla lunga, hanno finito per perdere il fascino iniziale.

Come iniziare

Il miglior modo per iniziare con Farmer è probabilmente con l’unico romanzo al mondo in cui il protagonista muore nella prima pagina. Il personaggio è Richard Burton, grandissimo esploratore vittoriano realmente esistito, il quale, dopo essere morto nel proprio letto a Trieste, si risveglia, giovane, nudo e completamente calvo, sulla riva di un fiume immenso. È così che comincia To your scattered bodies go, tradotto in Italia col titolo Il fiume della vita e pubblicato dalla Nord e da Mondadori. Il ciclo ufficiale è composto di cinque romanzi, ma ci sono diversi altri libri che ne condividono l’ambientazione. I primi due libri sono eccellenti, il terzo e il quarto meno, il quinto è di troppo.

L’altro rinomatissimo ciclo di Farmer è I fabbricanti di universi, composto di quattro romanzi pubblicati in volume unico dalla Nord, da un quinto (Il mondo di Lavalite) scritto diversi anni dopo, e da un sesto (La macchina della creazione) ancora più recente.

Un terzo ciclo, più recente, è quello che Farmer è riuscito a trarre da quello che originariamente era un racconto, The sliced-crosswise Only-on-tuesday World, (Il mondo a fette solo-di-martedì, su Fantascienza Ciscato), che è stato pubblicato dalla Nord nella collana Cosmo Argento con i volumi Il sistema Dayworld, Il ribelle di Dayworld e La caduta di Dayworld, ma, obiettivamente, forse è meglio lasciarli per ultimi, e cercare piuttosto tutta una serie di altri romanzi avventurosi ma non seriali pubblicati su diverse collane, come Pianeta d’aria, Il distruttore, Il sole nero e altri, decisamente più stimolanti.

Per approfondire

Chi voglia conoscere il Farmer più interessante e più innovativo farà bene a cercarne i racconti, sparsi in antologie di tutti i generi, o raccolti in alcuni volumi imperdibili. In particolare, da leggere assolutamente sono Relazioni aliene, che contiene il ciclo “biologico” Notte di luce, ovvero il ciclo teologico di padre Carmody, e Gli amanti, che contiene quel The lovers che fece tanto scalpore negli anni Cinquanta.

Un’altro libro che vale la pena di cercare sulle bancarelle dell’usato è Venere sulla conchiglia, uscito sotto lo pseudonimo di Kilgore Trout. Chi conosce Kurt Vonnegut, e romanzi come La colazione dei campioni o Mattatoio 5, ben conosce Kilgore Trout, lo squattrinato scrittore di fantascienza che compare spesso nei romanzi di Vonnegut e che rappresenta in qualche modo un aspetto della personalità dello stesso Vonnegut. Farmer nel 1975 scrisse questo romanzo, cercando di scriverlo proprio come lo avrebbe scritto il personaggio di Vonnegut, e usandone il nome col consenso del legittimo proprietario. Il romanzo poi ebbe grosso successo, e la stampa si gettò addosso allo stesso Vonnegut, pensando che fosse lui a nascondersi sotto lo pseudonimo. Nell’occasione Farmer si divertì moltissimo, mentre Vonnegut la prese malissimo.

Reperibilità

Nonostante il fatto che abbia cominciato tardi, Farmer ha pubblicato una quantità enorme di libri. A parte alcuni, però, il successo dei suoi lavori sembra essere piuttosto effimero; al di là di alcuni titoli il grosso della produzione di Farmer non viene ristampata e, dopo la prima pubblicazione, finisce nel dimenticatoio. Molti titoli, in particolare tutto ciò che non è pura fantascienza, non è stato neppure tradotto in Italia.

Non sarà un compito facile, quindi, per chi voglia collezionare i libri di Philip Farmer. Una volta completati, non senza difficoltà, i cicli del Fiume e dei Fabbricanti di Universi, sarà necessario un duro lavoro di scavo nelle bancarelle dell’usato o sul mercato dei collezionisti per poter portare a casa molti titoli ormai mai ristampati e ormai introvabili.

Bibliografia

Ciclo dei Fabbricanti di Universi:

The Maker of Universes, 1965
Il fabbricante di universi, tr. Ugo Malaguti, Galassia 74, La Tribuna 1967; Cosmo Oro, Nord 1974

The Gates of Creation, 1966
I cancelli dell’universo, tr. Vittorio Varacca, Galassia 157, La Tribuna 1972; Cosmo Oro, Nord 1974

A Private Cosmos, 1968
Un universo tutto per noi, tr. Luigi Dancelli, Galassia 103, La Tribuna 1969; Cosmo Oro, Nord 1974

Fabbricanti di universi, 1974
tr. Ugo Malaguti, Vittorio Varacca, Luigi Dancelli, Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli, Cosmo Oro, Nord 1974; contiene: Il fabbricante di universi; I cancelli dell’universo; Un universo tutto per noi ; Le muraglie della Terra (Behind the Walls of Terra, 1970)

The Lavalite World, 1977
Il mondo di Lavalite, tr. Roberta Rambelli, Cosmo Oro, Nord 1979

More Than Fire, 1993
La macchina della creazione, tr. Gianluigi Zuddas, Cosmo Oro, Nord 1994

libri collegati:

Red Orc’s Rage, 1991
La rabbia di Orc il Rosso , tr. Carlo Borriello, Il libro d’oro della fantascienza, Fanucci 1995

Ciclo del Mondo del Fiume:

To Your Scattered Bodies Go, 1971
Il fiume della vita, tr. Gabriele Tamburini, Cosmo Argento 8, Nord 1971; Grandi Cicli, Nord 1983; in Riverworld. Il Mondo del Fiume. Libro Primo Grandi Opere, Nord 1992; Urania 1205, Mondadori 1993; Oscar Fantascienza, Mondadori 1994

The Fabulous Riverboat, 1972
Alle sorgenti del fiume, tr. Gabriele Tamburini, Cosmo Argento 20, Nord 1972; Grandi Cicli, Nord 1983; in Riverworld. Il Mondo del Fiume. Libro Primo Grandi Opere, Nord 1992; Urania 1212, Mondadori 1993; Oscar Fantascienza, Mondadori 1994

The Dark Design, 1977
Il grande disegno, tr. Roberta Rambelli, Cosmo Argento 77/78, Nord 1978; Grandi Cicli, Nord 1983; in Riverworld. Il Mondo del Fiume. Libro Primo Grandi Opere, Nord 1992; Urania 1222, Mondadori 1994

The Magic Labyrinth, 1980
Il labirinto magico, tr. Roberta Rambelli, Cosmo Argento 113/114, Nord 1981; Grandi Cicli, Nord 1983; in Riverworld. Il Mondo del Fiume. Libro Secondo Grandi Opere, Nord 1992; Urania 1230, Mondadori 1994; Bestseller Oscar, Mondadori 1995

The Gods of Riverworld, 1984
Gli dei del Fiume, tr. Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli, Cosmo Argento, 1985; in Riverworld. Il Mondo del Fiume. Libro Secondo Grandi Opere, Nord 1992; Urania 1248, Mondadori 1995

libri collegati:

Riverworld and Other Stories, 1979
Il mondo di Philip José Farmer, tr. Roberta Rambelli, SF Narrativa d’Anticipazione, Nord 1981; contiene: Riverworld; Il vulcano; Il problema del ponte delicato (tra le altre cose); Brass e Gold. Ovvero: Cavallo e Zeppelin a Beverly Hills; La voce del sonar nella mia appendice vermiforme; Monologo;Il Fantasma delle fogne

Gli avventurieri di Riverworld, 1994
tr. Piergiorgio Nicolazzini, Cosmo Argento 247, Nord 1994; contiene: Parte prima (Crossing the Dark River);Parte seconda (Up the Bright River); Coda (Coda)

Ciclo di Dayworld:

Dayworld, 1985
Il sistema «Dayworld, tr. Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli, Cosmo Argento 168, Nord 1986; in La trilogia di Dayworld, Tascabili Omnibus, Nord 1994;

Dayworld Rebel, 1987
Il ribelle di Dayworld, tr. Gianluigi Zuddas, Cosmo Argento 185, Nord 1987; in La trilogia di Dayworld, Tascabili Omnibus, Nord 1994;

Dayworld Breakup, 1990
La caduta di Dayworld, tr. Nicola Fantini, Cosmo Argento 210, Nord 1990; in La trilogia di Dayworld, Tascabili Omnibus, Nord 1994;

Ciclo di Opar:

Hadon of Ancient Opar, 1974
Opar, la città immortale , tr. Lidia Lax e Diana Georgiacodis, Oscar Fantasy, Mondadori 1989

Flight to Opar, 1976
Fuga a Opar , tr. Lidia Lax e Diana Georgiacodis, Oscar Fantasy, Mondadori 1990

Altri romanzi:

Rastignac the Devil, 1954
Rastignac il maligno, tr. Ugo Fossati, Gamma 4, De Carlo 1966; tr. Valentino De Carlo, Nebula 2, De Carlo 1973

The Green Odissey, 1956
Pianeta in via di sviluppo, tr. Gianni Aimach, Slan 2, Libra 1970

Strange Relations, 1960
Relazioni aliene, tr. Alfredo Pollini, Futuro Biblioteca, Fanucci 1973; contiene: Padre; Madre; Figlia; Figlio; Il fratello di mia sorella

A Woman a Day, 1960
Gli anni del precursore, tr. Ugo Malaguti, Galassia 94, La Tribuna 1968; Urania 1018, Mondadori 1986; in I Massimi della Fantascienza, Mondadori 1992

Flesh, 1960
l figlio del sole, tr. Gabriele Tamburini, Cosmo Argento 16, Nord 1972; Tascabili Fantascienza, Nord 1992

The Alley God, 1962
Un dio dal passato, tr. Roberta Rambelli, Futuro Pocket 2, Fanucci 1972; Sidera, Fanucci 1982; contiene: Un dio dal passato; La figlia del comandante; Come diventare dio e godersela

Cache-from Outer Space, 1962
Il segreto del tempo, tr. Roberta Rambelli, Saturno 2, Libra 1977

Tongues of the Moon, 1964
Il tempo dell’esilio, tr. Ugo Malaguti, Slan 19, Libra 1973

Inside-Outside, 1964
L’inferno a rovescio, tr. Roberta Rambelli, Galassia 61, La Tribuna 1966; Classici Urania 113, Mondadori 1986; in in I Massimi della Fantascienza, Mondadori 1992

Dare, 1965
Una questione di razza, tr. Maurizio Cesari, Galassia 131, La Tribuna 1970; Classici Urania 141, Mondadori 1988

Un amore a Siddo, 1966
tr. Gianni Fabrizi, SFBC, La Tribuna 1966; SFBC 53, La Tribuna 1978; come Gli amanti di Siddo, 1991, tr. Riccardo Valla, Cosmo Oro, Nord 1991; contiene: Rastignac il diavolo; Gli amanti

Night of Light, 1966
Notte di luce, tr. Riccardo Valla, Galassia 125, La Tribuna 1970; Cosmo Oro, Nord 1976; contiene: Notte di luce; Un viaggio di poche miglia; Prometeo; Il giusto atteggiamento; Il padre del pianeta

The Image of the Beast, 1968
L’immagine della bestia, tr. Luigi Giambonelli, Collana Blu, Olimpia Press 1972; tr. Luigi Giambonelli, ET, Fanucci 1994

A Feast Unknown, 1969
Festa di morte, tr. Federico Valli, Fantalibro, De Carlo 1972

Blown, 1969
Nelle rovine della mente, tr. Luigi Giambonelli, Collana Blu, Olimpia Press 1973

Lord Tyger, 1970
Lord Tyger, tr. Vito Messana e Ruggero De Grisogono, Delta, Sonzogno 1973; in I Massimi della Fantascienza, Mondadori 1992

The Stone God Awakens, 1970
Si sveglia il dio di pietra, tr. Maurizio Nati e Sandro Pergameno, Futuro Biblioteca 16, Fanucci 1975; Biblioteca di Fantascienza, Fanucci 1994

The Wind Whales of Ishmael, 1971
Pianeta d’aria, tr. Alfredo Pollini, Futuro Biblioteca, Fanucci 1978; Biblioteca di Fantascienza, Fanucci 1988

Time’s Last Gift, 1972
L’ultimo dono del tempo, tr. Ugo Malaguti, Slan, Libra 1974

Traitor to the Living, 1973
Primo contatto, tr. Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli, Cosmo Argento 41, Nord 1975; Tascabili Fantascienza, Nord 1993

The Other Log of Phileas Fogg, 1973
Il diario segreto di Phileas Fogg, tr. Riccardo Valla, Urania 1140, Mondadori 1990

Venus on the Half-Shell, 1974 (sotto lo pseudonimo Kilgore Trout)
Venere sulla conchiglia, tr. Angela Campana, Urania 693, Mondadori 1976; Classici Urania 87, Mondadori 1984; come Lo spaziale errante, Omnibus, Mondadori 1979

Jesus on Mars, 1978
Cristo marziano, tr. Riccardo Valla, Fantascienza Book Club 1, Sevagram 1984; Classici Urania 175, Mondadori 1991

Two Hawk from Earth, 1979
Roger Two Hawk, tr. Nicoletta Vallorani, Cosmo Argento 156, Nord 1985; Tascabili Fantascienza, Nord 1994

Dark Is the Sun, 1979
Il sole nero, tr. Roberta Rambelli, Cosmo Argento 124/125, Nord 1982; Tascabili Fantascienza, Nord 1991

The Unreasoning Mask, 1984
Il distruttore, tr. Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli, Cosmo Argento 147, Nord 1984; Tascabili Fantascienza, 1992

The Grand Adventure, 1984
La grande avventura, tr. Andrea Terzi, Mistral, Rizzoli 1989; contiene: L’ombra dello spazio; Una scodella più grande della Terra; Vagando tra le rovine della mia mente; Il mondo solo di Martedì; Dopo la caduta di King Kong;Tomem e tabù; L’avventura dei tre matti

Gli Anni del Precursore-L’inferno a rovescio-Lord Tyger-Doc Savage: una biografia apocalittica, 1992
tr. Ugo Malaguti, Roberta Rambelli,Vito Messana e Ruggero De Grisogono, I Massimi della Fantascienza, Mondadori 1992; contiene: Gli anni del precursore; L’inferno a rovescio; Lord Tyger

Bibliografia tratta dal catalogo di Ernesto Vegetti. Informazioni biografiche tratte da Ritratto di Philip J. Farmer, di Caimmi e Nicolazzini, Robot 26.

 

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