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Conferme

Da Democrazia Atea in e-mail l’8 Giugno 2018 dc:

Conferme

Eccolo qui il governo del cambiamento, tutto intatto nel suo becero conservatorismo ultracattolico.

Che ti combina il nuovo Ministro della Istruzione?

Le agenzie riferiscono di un comunicato dal suo ufficio stampa: “Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti condivide pienamente l’idea di un concorso riservato per i docenti di religione“.

E bravo!

Il primo comunicato a chi lo riserva?

Agli insegnanti della mitologia cattolica.

Riflessione, tempo disteso della conoscenza, pensiero critico-analitico, gratuità, inclusione, laicità: tutta roba che non serve, anche perchè a questi, pure se la spieghi loro dieci anni di fila, non capiscono.

A costoro non servono donne e uomini liberi, servono i non-pensanti, occorrono “muscoli saldi e garretti di acciaio”, occorrono dio e patria.

Il bello è che questo ha persino superato la Fedeli, il che è tutto dire, perchè mentre il precedente Ministro aveva avviato un concorso ordinario, il Ministro del cambiamento, d’accordo con la CEI, farà addirittura un concorso riservato.

Si conferma il giudizio già espresso: è un Governo emetico.

http://www.democrazia-atea.it

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Governo da incubo

In e-mail l’1 Giugno 2018 dc:

Governo da incubo

Presidente del Consiglio – avv.Giuseppe Conte, un “tecnico” di provata fede verso Padre Pio.

Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico – Luigi Di Maio, una persona che non ha mai lavorato in vita sua.

Ministro dell’Interno – Matteo Salvini, un razzista xenofobo con inclinazioni politiche naziste, più che fasciste.

Rapporti con il Parlamento e democrazia diretta – Riccardo Fraccaro, un gaffeur professionista.

Pubblica Amministrazione – avv.Giulia Bongiorno che è passata dalle sponde fasciste di AN a quelle naziste della Lega, per scatti di avanzamento di carriera.

Affari Regionali e Autonomie – avv. Erika Stefani che non avrà un mandato troppo esteso perché dovrà occuparsi soltanto di tre regioni ovvero Veneto, Emilia e Lombardia, coerentemente con il mandato che gli hanno affidato anche gli elettori del sud.

Ministro per il Sud – Senatrice Barbara Lezzi, una perito aziendale resa famosa per aver portato l’apriscatole in Parlamento nel mentre i grillini diventavano pesci in barile, pur di avere poltrone. Come Ministro del Sud, viste le prospettive leghiste, avrà il compito di partecipare alle feste nel Salento.

Ministro per la famiglia e le disabilità – Lorenzo Fontana, un fondamentalista cattolico antiabortista, che ha inserito le disabilità giusto per sottolineare uno stato patologico che medicalizzi anche i processi di inclusione. Quanto alle patologie della famiglia patriarcale avrà il compito di cristallizzarle nel più oscurantista schema fondamentalista.

Ministro affari esteri – Moavero Milanesi, quello che aveva appoggiato a spada tratta il Fiscal Compact, uno dei trattati peggiori, insieme al MES, dell’Unione Europea.

Ministro della Giustizia – Alfonso Bonafede, uno che ha frequentato per un po’ l’università e, non avendo capito cosa sia la Giustizia, ha sintetizzato il suo percorso diventando un forcaiolo.

Ministro della Difesa – Elisabetta Trenta, esperta in sicurezza, ha già dichiarato che vuole rendere moderne le tecnologie della Difesa, che poi l’ufficio dei contratti sia diretto dal marito, più che un conflitto di interessi, diventa una “convergenza parallela”.

Ministro dell’Economia – Giovanni Tria, sostenitore convinto della flat tax.

Ministro delle politiche agricole – Gianmarco Centinaio, approda alla Lega dal PDL, e si sa quanto i leghisti siano “legati” ai finanziamenti della UE per l’agricoltura.

Ministro dell’Ambiente – Sergio Costa, un generale dei carabinieri, perché questo dicastero non è per costoro visione ecologista e prospettiva di futuro per il pianeta, ma è una succursale delle procure della Repubblica.

Ministro Infrastrutture – Danilo Toninelli, perfetto per motivare i cambi di posizione da “No TAV” a “forse TAV” e non ci stupiremo se dovesse dire “ma sì TAV”, l’incoerenza che diventa responsabilità di governo.

Ministro dell’Istruzione – Marco Bussetti, un insegnante di ginnastica cattolico. Ora che gli uffici scolastici si sono già “aziendalizzati” si adeguerà.

Ministro dei Beni Culturali e Turismo – Alberto Bonisolidi, che annovera la presidenza di una associazione di scuole d’arte private. Un altro bocconiano che non si è mai occupato del patrimonio culturale.

Ministro della Salute – Giulia Grillo, parla di sanità pubblica ma non farà nulla per togliere finanziamenti alla sanità privata cattolica e non renderà più facile l’applicazione della 194.

Ministro degli Affari Europei – Paolo Savona, un berlusconiano antieuropeista esperto di affari privati assegnato agli Affari Europei, una designazione perfetta.

Sottosegretario Presidente del Consiglio – Giancarlo Giorgetti, già nel Cda della banca della Lega Nord Credieuronord, finita con esiti leghisti scontati, ovvero il fallimento.

Non ci vuole la sfera di cristallo per sapere che ci troveremo a dover fronteggiare politiche cialtrone, razziste, fondamentaliste, nazionaliste, sovraniste, regressive, misogine e antiumanitarie.

Il 2 giugno del 1946 ci liberammo di una monarchia infima e corrotta.

Il 2 giugno 2018 ci prepareremo a resistere al Governo più emetico della storia repubblicana.

Democrazia Atea

http://www.democrazia-atea.it

 

Il falso mito di bergoglio

Da La Bottega del Barbieri dell’11 Maggio 2018 dc:

In 15 per svelare “Il falso mito di Bergoglio”

Recensione di Francesco Troccoli a un importante libro fuori dal coro che vorrebbe il papa “un rivoluzionario”

Un libro sul papa, fuori dal coro. Non un altro colpo di grancassa (nella sempre più stonata e fiacca orchestra mediatica) assestato da vaticanisti amici di Bergoglio o editori cattolici. Non un libro scritto dall’incensatore di turno della presunta e mai agita “svolta” del pontefice in carica rispetto alla storia millenaria della sola monarchia assoluta ancora in vita sul pianeta Terra. E nemmeno un volume suddiviso in capitoli scritti con il proposito di pubblicare un libro. Tanto che gli autori sono ben quindici ed è doveroso ricordarli: Marcelo Figueras, Marco Marzano, Maria Gabriella Gatti, Federico Masini, Gianfranco De Simone, Cecilia M. Calamani, Raffaele Carcano, Adele Orioli, Domenico Fargnoli, Giovanni Del Missier, Giuseppe Benedetti, Elena Basso, Donatella Coccoli, Federico Tulli, Simona Maggiorelli.

«Il falso mito di Bergoglio» è infatti una raccolta di articoli pubblicati dal settimanale Left a partire dal 13 marzo 2013, giorno dell’ascesa del cardinale di Buenos Aires al trono di Pietro, e fino all’inizio del 2018. Un quinquennio dominato dalla narrazione del “Pontefice del cambiamento”, narrazione che solo in queste settimane sta forse giungendo al suo epilogo, anche grazie a inchieste puntuali che questo volume contiene e ai pochi libri coraggiosi dei quali questo volume non tralascia mai di parlare e i cui autori (a differenza per esempio di molti preti pedofili o dei loro insabbiatori) si sono meritati in qualche caso un processo penale in Vaticano. Sono ben 42 i pezzi che in 5 anni la rivista Left ha dedicato a vario titolo al pontefice e alla sua Chiesa, alle sue esternazioni, alle sue contraddizioni, alle conseguenze di decisioni solo apparentemente rivoluzionarie, amplificate da pubblici proclami e mai concretamente attuate.

Quarantadue articoli in cinque anni, fra loro saldati in un compendio come un libro scritto a posteriori forse non avrebbe saputo essere. A conti fatti, la media è di un articolo ogni quaranta giorni che, per chi crede all’utilità della statistica, si può scomporre nel passaggio da un articolo ogni due mesi nei primi quattro anni a quasi uno ogni due settimane a partire da marzo 2017, quando la rivista ha visto un avvicendamento al vertice che ha reso più tangibile le ragioni della sua attuale headline «l’unico giornale di sinistra». Come non essere d’accordo con questa dicitura quando – come osserva Marco Marzano nel pezzo del 14 ottobre 2017 – il quotidiano comunista (così si legge sotto la testata) il Manifesto si mette a distribuire in un volumetto i tre discorsi di un papa ultraconservatore, peronista, nemico acerrimo della marxista “teologia della Liberazione” sin dal principio della proficua carriera ecclesiastica nel proprio Paese natale prima, durante e dopo la dittatura? Contro di lui, che militò nella Guardia De Hierro (la quale nel 1976 propose una laurea honoris causa al genocida ammiraglio Massera) hanno puntato il dito anche le Madres De Plaza De Mayo e Horacio Verbitzky, che Marcelo Figueras nel suo articolo del 15 marzo 2014 definisce «il giornalista più serio e degno di stima in Argentina».

D’altronde, è proprio in Argentina che Bergoglio ha affinato le doti che gli hanno meritato l’intronizzazione. Quando nel 2005 monsignor Baseotto affermò che il ministro argentino pro-aborto avrebbe «meritato una pietra al collo e che fosse buttato in mare» richiamando alla memoria i voli della morte, Bergoglio si trovava ancora nel suo Paese; otto anni dopo, da Papa, fece sua quell’espressione, che doveva quindi averlo colpito, auspicando la stessa fine per gli evasori fiscali e i preti corrotti. La stampa italiana giubilò. Solo un esempio. A un Paese come l’Argentina e all’intero Sud America non si può del resto non rimanere legati: nel luglio 2015, in occasione del viaggio pastorale nel continente, Bergoglio chiese perdono per i crimini ai danni delle popolazioni indigene ma non spese una sola parola per i 102 cappellani militari che collaborarono ai crimini contro l’umanità commessi durante la dittatura nel suo Paese. Pensare che – a dimostrazione che persino nel clero le scelte personali contano – negli stessi anni e nel vicino Cile il vescovo di Santiago ingaggiava contro Pinochet una battaglia personale alla quale la storia tende oggi ad ascrivere il minore numero di desaparecidos in Cile rispetto all’Argentina.

Veniamo all’Italia. L’ingerenza di Bergoglio nella vita sociale e politica italiana, con incommensurabili danni alla laicità delle istituzioni, è stata una costante. Spesso le sentenze più fragorose sono state pronunciate a diecimila metri di quota, in business class (Alitalia, naturalmente). Left, di questa serie, non ha perso una puntata. Dall’attacco all’aborto («ogni bambino non nato ha il volto del Signore»), alla riduzione della scuola a “comunità educante” complementare alla famiglia di cristiana concezione con citazione del discusso don Milani (con tanto di lodi sulle parole del papa, ancora una volta da parte de il Manifesto, e per di più in uno stato di amnesia mass-mediatica collettiva sulla deficitaria o nulla attivazione delle alternative di legge all’ora di religione) e ancora all’invasione dello spazio radio-televisivo che – secondo le varie edizioni del «Rapporto su confessioni religiose e TV» di Critica Liberale – raggiunge punte del 96% con RaiNews al vertice della squalificante classifica sotto la direzione di Monica Maggioni durante il governo Renzi. In barba, naturalmente, all’esposto presentato dall’UAAR all’Agcom già nel 2014 sulla base di simili e precedenti dati.

E ancora l’attacco alla libertà di auto-realizzazione delle donne («siate madri, non zitelle»), alla comunità LGBT con la diffusione dello spettro della “Teoria del gender”, avvolto dal lenzuolo bucato della tolleranza: «Chi siamo noi per giudicare? Dobbiamo accompagnare bene, secondo quello che dice il catechismo». Peccato che quest’ultimo definisca i rapporti omosessuali «contrari alla legge naturale».

Che dire della chiamata planetaria a un immotivato e fallimentare evento giubilare, andato pressoché deserto, per il quale Renzi ha stanziato 159 milioni di euro. O dell’invito (di per sé condivisibilissimo) all’adozione dello “Ius soli” sul territorio della Repubblica ma non certo su quello dello Stato Vaticano e delle sue proprietà extraterritoriali, dove vige il requisito della «residenza stabile»; o degli scandali di matrice finanziaria legati all’irriformabile IOR e al fallimento di istituzioni sanitarie prestigiose come IDI e San Raffaele, o la distrazione dei fondi del Bambin Gesù per l’attico del cardinal Bertone?

Dulcis in fundo, questo libro parla anche del diavolo. Sì, perché secondo il papa – come ci spiega Federico Tulli (il maggior contributore del volume) – Belzebù è il vero responsabile del malaffare dello IOR e dell’Apsa, della pedofilia clericale, del “vatileaks” e delle guerre nel mondo. Bergoglio si dichiara così convinto che Satana esista che nel 2015 ammonisce (e atterrisce) i piccoli catechisti di San Michele Arcangelo: «State attenti, perché l’odio viene dal diavolo». E forse in pochi sanno che è stato sempre lui a firmare il decreto di riconoscimento giuridico dell’AIE, Associazione Internazionale Esorcisti, il 13 giugno 2014. I “professionisti” del demonio sono 400 nel mondo, di cui più della metà nella sola Italia. Ogni anno al Regina Apostolorum di Roma organizzano seminari e corsi di aggiornamento, ai quali partecipano, ahimè, anche magistrati e avvocati. Può così capitare, come è accaduto a Tulli, di sentire («con le mie orecchie» precisa il giornalista quasi sotto shock) professionisti accreditati presso un pubblico foro della Repubblica proporre di far firmare il «consenso informato» ai “posseduti” prima dell’esorcismo, o un magistrato dello Stato Italiano dichiarare di essere «uno strumento della giustizia nella mani di Dio».

Si potrebbe obiettare che ogni papa fa il “Papa”. Il vero problema è l’inerzia, quando non l’apologetica esaltazione, che permea ampi strati della società e dei media di fronte a tutto ciò. Nei suoi articoli, Left non manca di approfondire anche questo aspetto. Il matematico Odifreddi, intervistato nel libro da Simona Maggiorelli, già a novembre 2016 non risparmiava le sue critiche a Scalfari che Bergoglio «lo infila ovunque» (oggi sappiamo che Odifreddi, rimasto coerente con la linea di critica nei confronti del decano del giornalismo italiano, l’ha pagata con l’interruzione della collaborazione con la Repubblica) mentre Donatella Coccoli, a luglio 2017, compila con pazienza il lungo elenco dei cosiddetti “politici di sinistra” che rientrano a vario titolo nel novero degli estimatori del personaggio finora descritto: da Bertinotti al duo del Brancaccio Falcone-Montanari, fino a D’Alema, Bersani e Fassina. Politici di ieri, oggi e domani. Tutti ammaliati dal papa pauperista, «il parroco di campagna» che, ricorda Raffaele Carcano, è andato a trovare Marchionne ed Elkann. Tutti affascinati dalla “dottrina sociale” del pontefice che predica l’equità sociale mentre è a capo di una Chiesa che beneficia nella sola Italia di privilegi fiscali immensi (si pensi all’esenzione IMU per edifici di culto, che spesso tali non sono, e alla redistribuzione dell’otto per mille non assegnato dai contribuenti) e sfrutta il malconcio sistema contributivo italiano per pagare lautissime pensioni ai cappellani militari. Bergoglio, l'(ex?) militante nei gesuiti che – per dirla di nuovo con Odifreddi – sono quelli che «dicono la verità mentendo».

L’attuale pontefice ha dato consistenti e reiterate prove di abilità nell’immenso e tragico capitolo della pedofilia clericale (Tulli ci ha scritto due libri). Si potrebbe affermare che proprio per questo (assieme agli scandali finanziari) fu eletto e che per la stessa ragione il suo predecessore, incapace di fare fronte alle dimensioni globali del fenomeno, abdicò.

Nel 1990 la “Santa Sede” (virgolette mie, Jàdawin di Atheia) ratificò la Convenzione sui diritti dell’infanzia. Secondo l’ONU il Vaticano l’ha ripetutamente e palesemente violata.

Il J’accuse da Ginevra arriva proprio nel 2013 e diventa pubblico a inizio 2014. A centinaia di denunce di stupri pedofili commessi nel mondo da esponenti del clero, come Marcial Maciel Degollado (il fondatore dei Legionari di Cristo, protetto di Giovanni Paolo II, pontefice canonizzato da Bergoglio a tempo di record) non è mai stato dato alcun seguito, e la pratica del trasferimento dei preti da una parrocchia all’altra non solo non ha arginato il fenomeno ma ne ha consentito l’ulteriore diffusione. L’ONU ha richiesto anche che la pedofilia non sia trattata come un crimine contro la morale ma contro la persona (e di riflesso di non considerare più le vittime come correi dei loro carnefici, il che può comportare un’aberrante manipolazione delle verità processuali). Per tutta risposta, durante il regno di Bergoglio, un altro amico del “Santo” Giovanni Paolo II, ovvero Iozef Wesolowski, arrestato nel 2014 per pedofilia, muore da uomo libero il 27 agosto del 2015. Tommaso Dell’Era, intervistato poco dopo da Tulli, dichiara che la strategia vaticana è spesso allungare i tempi e lasciar morire i colpevoli, ormai anziani, di morte naturale. Il funerale del polacco viene concelebrato da 20 alte autorità ecclesiastiche fra cui l’elemosiniere di Bergoglio.

Con la pubblicazione dei libri Avarizia di Emiliano Fittipaldi e Via Crucis di Gianluigi Nuzzi continuano a emergere dettagli su quel sistema di potere. In un’intervista a Tulli, Nuzzi afferma che «in Vaticano arrestano di più le persone ritenute fonti che i pedofili». I due giornalisti rischiano 8 anni di carcere in Vaticano per aver pubblicato notizie vere, sul modello dell’inchiesta dei colleghi del team Spotlight di The Boston Globe nel 2002 (che invece a loro fruttò un premio Pulitzer). Se Bergoglio ha creato la «Pontificia commissione per la protezione dei minori» (che ha però solo funzione consultiva) è evidente l’inconsistenza della sua azione. Il membro laico Peter Saunders, accusatore del cardinale George Pell – ovvero l’insabbiatore seriale di almeno 280 casi in Australia sin dal 1996 – viene espulso e dichiara alla BBC che «il papa non ha fatto nulla per mettere fine agli abusi sui bambini». A maggio 2017 (riferisce Cecilia Calamani) dalla commissione se ne va di sua iniziativa un altro membro laico, Marie Collins. Il motivo? «La curia non collabora» .

Ma c’è di più, racconta di nuovo Tulli a giugno 2017: se Bergoglio nel 2015 aveva annunciato la creazione di un nuovo «Tribunale apostolico» con la stampa italiana che celebrava e diffondeva il proclama, a marzo 2017 il prefetto Muller precisa che «era solo un progetto». Eco mediatica della precisazione? Nessuna. La “tolleranza zero” tanto sbandierata da Bergoglio si dimostra priva di qualsiasi riscontro. Per l’ennesima volta.

Nel frattempo il sondaggio di «Rete L’Abuso» dimostra che la pubblica opinione ritiene le misure prese del tutto insufficienti e invoca la rimozione della prescrizione per questi reati.

Perché – è bene precisarlo – nemmeno Bergoglio, in linea con i predecessori, ha mosso un dito perché i clericali collaborino con la giustizia italiana, la quale ha invece l’obbligo di informare la Curia delle proprie indagini. Il sistema perfetto. Quando, ad agosto, Pell va a processo per pedofilia, sceglie come difensore un avvocato noto per aver rappresentato un capo della mafia australiana e un cadetto diciannovenne stragista. Lo stesso Pell che – val la pena ricordare – Bergoglio ha voluto sempre accanto a sé ai vertici della gerarchia di governo. A novembre 2017, con l’uscita di Peccato originale di Nuzzi, la pedofilia arriva a lambire le stanze del papa a Santa Marta, ovvero il Preseminario San Pio X (in quel Palazzo San Carlo che ospitava l’attico di Bertone): diversi minorenni sono stati violentati anche durante l’attuale pontificato, e un ex seminarista racconta tutto al vescovo Angelo Comastri.

La denuncia cade nel vuoto e due giorni dopo l’uscita del libro di Nuzzi il portavoce della Santa Sede smentisce con un tweet che il papa sapesse qualcosa della vicenda, nonostante un altro testimone sostenga di aver scritto una denuncia indirizzandola a Bergoglio in persona già a maggio dello stesso anno. In tema di pedofilia clericale, il 2017 si chiude con la mancata risposta del Vaticano all’ONU, che aveva richiesto entro il 1 settembre un aggiornamento sulle misure prese. Il libro di cui stiamo parlando non ci arriva cronologicamente ma oggi sappiamo che a febbraio 2018 la Rete L’Abuso ha trasmesso una diffida per condotte omissive al Consiglio dei Ministri, al Comitato Onu per i diritti del fanciullo e ad altre entità.

Se già da quanto fin qui esposto è innegabile il lavoro certosino svolto da Left in questi anni, bisogna concludere con una ulteriore nota di merito nei confronti di un giornalismo che non si è mai fermato alla cronaca ma ha sistematicamente cercato, com’è costume del settimanale, di approfondire scientificamente le cause dei fenomeni descritti, avvalendosi della consulenza degli esperti. Preziosi sono in tal senso i contributi degli psichiatri e in generale dei clinici, come Domenico Fargnoli, Giovanni Del Missier, Maria Gabriella Gatti, Gianfranco De Simone. Ricercatori che si spingono nell’analisi culturale, filosofica e clinica delle dinamiche collettive e individuali che sottendono il fatto di cronaca. Con risultati spesso sorprendenti, come nel caso della riflessione di De Simone sull’insospettabile e nefasta alleanza culturale fra religione cattolica e razionalismo, o il suo nesso fra l’ormai celebre e drammatica affermazione bergogliana «i bambini battezzati non sono la stessa cosa di quelli battezzati» e la concezione filosofica heideggeriana del “Dasein”, e ancora l’attenta analisi di Giovanni Del Missier sulle cause di patologia mentale grave che è presente negli stupratori di bambini, o il resoconto ben più che aneddotico da parte di Domenico Fargnoli sull’esperienza personale di Bergoglio, che a settembre 2017 dichiarò pubblicamente di essersi sottoposto a un percorso di psicoanalisi nel 1978-1979, ovvero gli anni in cui la psichiatria argentina fondò e propagò l’assioma dell’equivalenza fra malattia mentale e sovversione al potere, e infine l’illuminante spiegazione della neonatologa Maria Gabriella Gatti sulla dinamica dell’evoluzione fetale e della nascita alla luce della teoria di Massimo Fagioli, grazie a cui si pone una separazione netta fra biologia embrionale e fetale da una parte e vita neonatale dall’altra, assolvendo con formula piena le donne che, costrette ad abortire, non compiono alcun delitto.

«Il falso mito di Bergoglio» contiene tutto questo e molto altro. Un libro che raccoglie l’eredità di cinque anni di giornalismo sulla Chiesa Cattolica e sul suo massimo esponente. Left – «l’unico giornale di sinistra» – sembra davvero aver pubblicato «l’unico libro che dice la verità su Bergoglio».

«Il falso mito di Bergoglio»

EditorialeNovanta Srl

ISBN 9788894977042

224 pagine per 19,70 euro

Per acquisto: QUI

Bigotti e lecchini: la Rai è occupata!

Bigotti e lecchini: la Rai è occupata!

di Jàdawin di Atheia

Da tempo mi trattengo: ora però non ci riesco più. Benché questo blog non abbia certo il seguito di tanti altri, e mi basterebbe averne il 10%, debbo scaricare un po’ di rabbia.

La Rai è sempre stata Radiotelevisione Apostolica Italiana, ma penso che negli ultimi vent’anni, e soprattutto da quando c’è il grande falso e imbroglione Francesco, la tracotanza, la sfacciataggine e il marciume filo-cattolico di tutta la Rai, dalle maestranze più basse ai dirigenti, passando per presentatori, conduttori, nani e ballerine, abbia raggiunto livelli impensabili neanche durante i monocolori DC.

La Rai, dunque, è occupata! È occupata da uno Stato straniero. Questo Stato è il Vaticano che, oltretutto, ha talmente potere che è riuscito a farsi chiamare, da tutti gli altri, “Santa Sede”, travalicando la sua denominazione ufficiale di “Stato della Città del Vaticano”.

Questa occupazione è nello stile della piovra, simbolo che giustamente gli anticlericali hanno assegnato alla Chiesa: avvolge tutto, si ramifica in ogni dove, in ogni ufficio, in ogni settore, in ogni trasmissione, e la Rai addirittura dedica un proprio settore e relativo sito, http://www.raivaticano.rai.it/ proprio al Vaticano!

Facciamo qualche esempio, proprio in quello che è più evidente ai telespettatori: conduttrici e conduttori. Così, come mi vengono in mente.

Belle immagini, posti stupendi, neve immacolata, montagne svettanti e valli verdi: mi piace la montagna e vedo Linea bianca su Rai 1, cercando di dimenticare, da freddofilo quale sono, Linea blu (pur amando anche il mare). Ma il bel Massimiliano Ossini, pur simpatico, passa di vetta in vetta, soprattutto quelle, numerosissime, con l’immancabile croce, il suo compagno Lino Zani dal gran naso dice io sono cattolico, lui dice “anch’io lo sono”, si inginocchia e fa il segno della croce, alla faccia del pluralismo nell’informazione o, meglio, della sua neutralità. In altre trasmissioni fa lo stupido segno senza nemmeno spiegarlo. E così via, di chiesa in chiesa, di croce in croce, di prete in prete.

Unomattina, sempre su Rai 1, è condotto da Benedetta Rinaldi e Franco Di Mare. I due sono simpatici e la prima è pure bella e ridanciana ma anche loro rispettano, e sembrano proprio sinceri e convinti, il diktat filo-cattolico e soprattutto filo-Bergoglio.

Ma è Storie italiane, che subito segue dal lunedì al venerdì intorno alle 10, che si prende tutte le licenze con la sua conduttrice Eleonora Daniele. Bella e bionda (non sappiamo se vera o tinta), l’Eleonora atteggia il viso contrito quando si parla di brutte notizie, non lo fa benissimo ma sempre meglio dello zerbino Fabio Fazio, si aggira per lo studio sempre impeccabile e sempre con scarpe con tacco 12 e forma rigorosamente a punta (speravamo che la nefasta moda stesse passando….), con lei il lecchinaggio ipocrita e moralista verso la religione cattolica ed il suo monarca straniero raggiunge vette altissime, quasi sempre ospitando in studio il prete in rigoroso clergyman, ma grigio. A volte il prete cambia, e con lui l’abito “normale”, ma la tracotanza è la stessa.

E spesso c’è anche l’ausilio di una orrenda suora che si dice “laica”, e tutti sfornano, a richiesta, le loro opinioni e talvolta con quale protervia! Loro sanno benissimo di giocare in casa….

Ma dovete vederla e sentirla, l’Eleonora, quando qualcuno in studio o in collegamento appena appena si azzarda ad andare fuori dal coro! Lei si indigna, si arrabbia, afferma che “queste cose” lì, da lei, non si possono dire, non sono permesse, e che caspita! Ma scherziamo?

Con La vita in diretta, che segue, con la stessa frequenza, intorno alle 15, non si scherza: il conduttore Marco Liorni (di cui lo sfortunato predecessore Lamberto Sposini ci sembrava, sotto questo aspetto, decisamente meglio) e la bella Francesca Fialdini sono ambasciatori in Italia, ma simpaticamente e pagati dai contribuenti, del monarca straniero oltre Tevere. In occasione del compleanno del dittatore argentino addirittura gli dedicano, annunciata dal faccione sorridente ed estatico del Marco, l’intera prima parte del programma. E tutto il resto della trasmissione, appena possibile, è improntata a questo rivoltante vassallaggio moralista e bacchettone.

Con Zero e lode, il simpatico gioco in onda sullo stesso canale, ci si può anche divertire ma il suo conduttore, Alessandro Greco, fa le imitazioni di Bergoglio, dice “il nostro amato papa”, betamente ignorando, oltre ai non cristiani, anche quel 9-14% (statistiche cattoliche) di spettatori atei, agnostici e non credenti che, insieme a tutti gli altri con il canone, possono permettere alla Rai di lautamente pagarlo per fare il lecchino della setta cristiana. In un momento del programma c’era, manco a dirlo, una domanda di argomento religioso e lui si è rivolto allo “zerologo” Francesco Lancia chiedendo se ci fosse una risposta relativa “alla Madonna, la mamma di Gesù”: la risposta, per puro caso, non c’era, e lui era visibilmente dispiaciuto, povero cocchino di Bergoglio……

 

(articolo in progress, mano a mano mi vengono in mente i nefasti epigoni…..)

 

“Per una sinistra rivoluzionaria”

In e-mail l’8 Dicembre 2017 dc:

Presentata la lista «Per una sinistra rivoluzionaria»

 8 Dicembre 2017
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Ieri a Roma presso il Centro congressi di Via Cavour si è tenuta la conferenza stampa di presentazione della lista “Per una sinistra rivoluzionaria”, un cartello unitario del Partito Comunista dei Lavoratori e di Sinistra Classe Rivoluzione. Il simbolo della lista reca la scritta indicata e i simboli delle due organizzazioni politiche promotrici.

Abbiamo sottolineato l’unicità della nostra lista nel panorama della sinistra italiana.

L’unica lista che assume a proprio riferimento la classe dei lavoratori, non “il popolo” o i “cittadini”, in contrapposizione alla classe dei capitalisti.

L’unica lista che collega le lotte di opposizione e resistenza sociale ad una prospettiva apertamente rivoluzionaria: quella di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, basato sulla loro forza e organizzazione, che riorganizzi la società su basi socialiste. È questo il governo che incarna l’unico vero possibile potere del popolo. Contro quella illusione di “sovranità popolare” sancita dalle costituzioni borghesi che maschera solamente la sovranità dei capitalisti.

Infine, l’unica lista che non si è compromessa con le politiche dominanti. A differenza di MDP, il cui gruppo dirigente ha votato tutto il peggio dei governi Monti, Letta, Renzi, contro i lavoratori e gli sfruttati, incluso il Jobs Act. A differenza del Partito della Rifondazione Comunista, che una volta scaricato da MDP decide di imboscarsi nella lista di Je so’ pazzo, ma che ha governato per cinque anni negli ultimi venti (i due governi Prodi), votando Pacchetto Treu, detassazione dei profitti, missioni di guerra.

La nostra è l’unica sinistra che non c’è: una sinistra rivoluzionaria sempre e comunque dalla parte dei lavoratori e di tutti gli oppressi.

PER UNA SINISTRA RIVOLUZIONARIA

IL PROGRAMMA PER UNA SINISTRA RIVOLUZIONARIA

Siamo entrati nel decimo anno dall’inizio della crisi economica. Renzi, Gentiloni, Padoan e Draghi ci dicono che la crisi è oramai finita, ma le cose non stanno realmente così. La ripresa italiana è la più bassa in Europa, il nostro Pil è ancora ben lontano dai livelli pre-crisi e in questi anni è andato perduto il 25% della capacità produttiva del Paese. La crisi però non ha colpito tutti allo stesso modo in questi dieci anni. Da una parte sono aumentati i disoccupati, i salari sono crollati, il lavoro si è precarizzato e molti piccoli commercianti sono stati costretti a chiudere; dall’altra le grandi aziende, le multinazionali e i gruppi finanziari hanno fatto profitti favolosi e i top manager hanno incassato compensi d’oro spropositati. Tutti i dati confermano che la disuguaglianza sociale non è mai stata così alta. Eppure tutte le forze dell’arco parlamentare italiano non fanno altro che tutelare gli interessi di questa elite economica. Basti pensare a come tutti i leader politici, Salvini e Di Maio compresi, sono andati a scodinzolare al convegno di Cernobbio, che riunisce ogni anno il gotha dell’alta finanza. Oppure basta ricordarsi di come tutti i governi dagli anni 90’ ad oggi non abbiano fatto altro che tagliare i finanziamenti ai servizi sociali che riguardano tutti (sanità, pensioni, scuola, ricerca…) per drenare quattrini a favore delle grandi imprese sotto le forme più svariate (incentivi economici, sgravi fiscali, investimenti pubblici, privatizzazioni…).

Tutto questo è inaccettabile ed è durato fin troppo. È ora di una rivoluzione, che rovesci completamente questo sistema politico-economico in cui i diritti, i bisogni e le aspirazioni dei tanti sono calpestati in nome dei super-profitti di pochi. Fino ad oggi hanno governato i banchieri, gli speculatori, i faccendieri… proprio quelli che la crisi l’hanno provocata. È ora che al governo vadano i lavoratori, che invece finora la crisi l’hanno pagata. Ci hanno sempre detto che non ci sono le risorse per una politica diversa, per una politica a favore delle classi popolari. Ma in realtà queste risorse ci sono, il problema è che sono concentrate nelle mani di una ristretta minoranza. È lì che dobbiamo andare a prenderle per metterle a disposizione della società nel suo complesso. Finché non faremo questo, non ci sarà mai un vero cambiamento.

NO AL PAGAMENTO DEL DEBITO

Qualsiasi governo voglia davvero prendere misure a sostegno dei lavoratori, dei disoccupati e dei pensionati si troverà innanzitutto di fronte all’ostacolo rappresentato dall’Unione Europea e dal pagamento degli interessi sul debito pubblico. Le istituzioni europee in questi anni non hanno fatto altro che imporre in modo inflessibile le più spietate politiche di austerità, proprio per far rispettare il pagamento del debito.

È bene ricordare che il debito dello Stato italiano è stato contratto solo in minima parte da famiglie e piccoli risparmiatori, mentre il grosso è nelle mani di banche, assicurazioni e fondi d’investimento, sia nazionali che internazionali. Di fatto ci hanno spremuto con le politiche di lacrime e sangue solo ed esclusivamente per garantire la remunerazione del grande capitale finanziario.

Di fronte a questa vergogna, tutte le forze politiche si limitano a parlare di “avviare trattative con le istituzioni europee”, ma il caso della Grecia ci ha insegnato che la Trojka non è disponibile a fare la minima concessione, a costo di trascinare un intero paese nella miseria più nera. Non è possibile fare politiche di spesa sociale e allo stesso tempo restare all’interno dei parametri di questa Unione Europea.

  • Abolizione del pareggio di bilancio nella Costituzione.
  • Rifiuto del pagamento del debito, tranne che ai piccoli risparmiatori.
  • Rottura unilaterale dei trattati europei, NO all’Unione europea capitalista.

PER LA NAZIONALIZZAZIONE DEL SISTEMA BANCARIO

Mentre l’Istat ci dice che 18 milioni di italiani sono a rischio povertà, il governo ha stanziato la bellezza di 26 miliardi di euro per salvare le banche venete e il Monte dei Paschi di Siena. E questo potrebbe essere solo l’inizio, visto che l’intero sistema bancario italiano è in sofferenza a causa dell’alto numero di crediti deteriorati.

Anche la Banca Centrale Europea ha pompato liquidità a piene mani sui mercati finanziari per tenere a galla le banche. Il conto di questo fiume di denaro è stato presentato alle popolazioni dei vari paesi europei attraverso le politiche di austerità.

In pratica tutti i sacrifici che ci hanno imposto sono serviti per consentire alle banche di mantenere alto il livello dei profitti, proseguire nelle loro speculazioni azzardate e premiare i manager responsabili del dissesto con liquidazioni a sei zeri.

  • Nazionalizzazione del sistema bancario, senza indennizzo per i grandi azionisti e con garanzia pubblica per i depositi dei piccoli risparmiatori.
  • Creazione di un’unica grande banca pubblica nazionale, in grado di mettere in campo gli investimenti necessari a rilanciare l’economia.

 

LA LOTTA ALLA DISOCCUPAZIONE E LA DIFESA DEL SALARIO

I governi in questi anni hanno trovato un modo molto originale per combattere la disoccupazione: consentire alle aziende di licenziare più facilmente, sia con il Jobs Act che con i contratti precari. Il risultato è che i posti i lavoro non sono aumentati, ma sono diminuiti. In Italia ci sono oggi più di 3 milioni di disoccupati e tutti i nuovi contratti sono a termine.

Peraltro la disoccupazione è stata trasformata in un business: gli uffici pubblici di collocamento sono stati sostituiti da agenzie interinali private e i corsi di formazione per i disoccupati sono serviti solo per incassare i fondi europei.

Anche chi un lavoro ce l’ha, ha visto ridurre drasticamente il potere d’acquisto del suo stipendio. I salari italiani sono tra i più bassi d’Europa. Tanti, pur di lavorare, hanno accettato condizioni di lavoro sempre peggiori. Giornate di lavoro di 10-12 ore, lavoro domenicale, finte partite iva, corrieri pagati a consegna… fino al lavoro nero e al caporalato.

Siamo arrivati al paradosso del lavoro gratuito: il sociologo Domenico De Masi, tenuto in grande considerazione dal Movimento 5 Stelle, sostiene che per ridurre la disoccupazione, i disoccupati dovrebbero lavorare gratis…

Tutto questo deve essere completamente ribaltato. Per aumentare l’occupazione innanzitutto bisogna che chi ha un lavoro non lo perda; in secondo luogo il lavoro disponibile deve essere distribuito tra tutti attraverso la riduzione dell’orario di lavoro. Inoltre ai lavoratori e ai disoccupati devono essere riconosciuti i mezzi necessari per vivere dignitosamente.

  • Abolizione del Jobs Act, ripristino dell’art. 18 e sua estensione a tutti i lavoratori dipendenti. Nessuno deve essere licenziato senza giusta causa.
  • Trasformazione dei contratti precari in contratti a tempo indeterminato.
  • Salario minimo intercategoriale fissato per legge, non inferiore ai 1.200 euro mensili.
  • Una nuova scala mobile che indicizzi tutti i salari all’inflazione reale.
  • Salario garantito ai disoccupati pari all’80% del salario minimo.
  • Riduzione dell’orario di lavoro a un massimo di 32 ore settimanali a parità di salario.
  • Abolizione delle agenzie interinali e ritorno al collocamento pubblico.
  • Contrasto frontale al lavoro nero, le aziende che ne fanno uso devono essere espropriate.

UN’ECONOMIA SOTTO IL CONTROLLO DEI LAVORATORI

Ci hanno sempre raccontato che “il privato funziona meglio”, eppure la crisi ha completamente sfatato questo mito. Guardiamo a cosa hanno portato le privatizzazioni: aumento generalizzato di prezzi e tariffe, peggioramento complessivo dei servizi ai cittadini e peggioramento delle condizioni di lavoro dei dipendenti delle aziende privatizzate. Le privatizzazioni e le esternalizzazioni hanno inoltre aperto la strada, attraverso il sistema degli appalti e dei sub-appalti, alle infiltrazioni della criminalità organizzata in una serie di settori, come quello dei rifiuti.

Ancora più desolante è il panorama delle infinite crisi industriali. Non si contano le imprese che, nonostante gli aiuti pubblici, hanno chiuso, licenziato e delocalizzato all’estero per risparmiare sulla manodopera.

In questi casi la soluzione non può essere “l’intervento pubblico”, che in Italia va sempre a finire allo stesso modo: lo Stato ci mette i soldi, ma la gestione e i profitti rimangono nelle mani dei privati. È invece necessario rimettere in discussione la proprietà e la gestione private di una serie di attività economiche. Questo è ancor più vero nel campo dei servizi essenziali per la collettività (energia, acqua, trasporti, telecomunicazioni…), che per la loro stessa natura non possono essere impostati sulla logica del profitto.

Non si tratta solo di nazionalizzazioni, ma di controllo dei lavoratori sulla produzione. Nelle grandi aziende “la proprietà” non ha alcun ruolo attivo: si tratta di cordate di grandi azionisti, che si limitano a nominare il management e intascarsi i dividendi in modo totalmente parassitario. La gestione delle imprese deve essere affidata agli operai, agli impiegati e ai tecnici che ci lavorano ogni giorno, che le conoscono in modo approfondito e che le fanno funzionare concretamente.

Aziende dirette da un comitato democraticamente eletto da tutti i lavoratori, senza il fardello degli utili agli azionisti e dei bonus milionari ai manager, potranno funzionare molto meglio di prima.

  • Esproprio di tutte le aziende che chiudono, licenziano e delocalizzano.
  • Nazionalizzazione di tutte le aziende privatizzate.
  • Nazionalizzazione dei grandi gruppi industriali, senza indennizzo eccetto che per i piccoli azionisti.
  • Nazionalizzazione delle reti di trasporti, telecomunicazioni, energia, acqua e ciclo dei rifiuti.
  • Tutte le azienda nazionalizzate siano poste sotto il controllo e la gestione dei lavoratori.

PENSIONI PUBBLICHE E DIGNITOSE PER TUTTI

Viviamo in un mondo paradossale, dove tutto funziona all’incontrario. Da una parte abbiamo la disoccupazione giovanile al 35% e dall’altra riforme che continuano ad alzare l’età pensionabile. Così ci sono i giovani che non trovano lavoro e allo stesso tempo gli anziani che sono costretti a continuare a lavorare.

Si dice che questo è necessario per i conti dell’Inps. In realtà le casse dei lavoratori dipendenti sono sostanzialmente in pareggio. Il problema è che sono a carico dell’Inps una gran quantità di spese che niente hanno a che fare con le pensioni. È il caso degli ammortizzatori sociali, ma anche della decontribuzione fiscale sulle nuove assunzioni regalata da Renzi agli imprenditori assieme al Jobs Act.

Se vogliamo creare lavoro per i giovani, cominciamo mandando in pensione chi ha già lavorato tutta una vita.

  • Abolizione della legge Fornero.
  • In pensione con 35 anni di lavoro o 60 anni di età.
  • Pensione pari all’80% dell’ultimo salario e comunque non inferiore al salario minimo.

PER UN SISTEMA SANITARIO UNIVERSALE E GRATUITO

Anni di tagli hanno devastato il sistema sanitario nazionale. Negli ospedali mancano i fondi, c’è carenza di personale e le apparecchiature non sono adeguate.

Il processo di privatizzazione ha poi portato a una divisione di classe tra pazienti di serie A, che possono permettersi di pagare le prestazioni e hanno una corsa preferenziale, e pazienti di serie B, che invece devono aspettare mesi per un esame, spesso all’interno della stessa struttura.

  • Raddoppio immediato dei fondi destinati alla sanità.
  • Abolizione di ogni finanziamento alla sanità privata e della pratica privata all’interno delle strutture pubbliche. Per un unico sistema sanitario pubblico e gratuito.
  • Abolizione dei ticket sui medicinali e sulle prestazioni specialistiche.
  • Nazionalizzazione sotto controllo dei lavoratori dell’industria farmaceutica.
  • Difesa dei piccoli presidi ospedalieri.

PER UN’ISTRUZIONE PUBBLICA, GRATUITA E DEMOCRATICA

Le scuole e le università italiane versano in uno stato pietoso, soprattutto per la mancanza di risorse adeguate. Tutti i costi vengono scaricati sulle famiglie: aumento delle tasse scolastiche e universitarie, contributi extra richiesti alle famiglie, riduzione delle borse di studio… In questo modo il diritto allo studio non è garantito per tutti, tanto più che aumentano i numeri chiusi e i test d’ingresso.

Il governo Renzi ha peggiorato una situazione già compromessa. Con la riforma della “Buona Scuola” le scuole sono state trasformate in aziende in concorrenza tra loro. Con l’alternanza scuola-lavoro, utilizzando la scusa di “formare i giovani”, gli studenti vanno a fornire manodopera gratuita alle aziende e l’unica cosa che imparano è ad essere sfruttati.

  • Abolizione della Buona Scuola e dell’alternanza scuola-lavoro
  • Raddoppio dei fondi destinati alla pubblica istruzione. No a qualsiasi finanziamento alle scuole private.
  • Per un piano nazionale di edilizia scolastica.
  • No al numero chiuso e ai test d’ingresso nelle università e nelle scuole.
  • No ai contributi delle famiglie alle spese scolastiche. La scuola pubblica deve essere gratuita.
  • Per una scuola pubblica, laica e gratuita per tutti.

PER L’UNITÀ TRA LAVORATORI ITALIANI E IMMIGRATI

Ci vogliono far credere che la colpa di tutti i mali – dalla disoccupazione ai tagli dei servizi sociali, dal degrado delle periferie al problema casa – sia degli immigrati. Tutti i partiti fanno a gara a chi adotta la posizione più razzista e repressiva sul tema dell’immigrazione. In questa competizione disgustosa il ministro Minniti si è aggiudicato il primo premio, appaltando la gestione dei profughi alle bande di tagliagole libici, in totale dispregio dei diritti umani.

Ogni menzogna è buona per alimentare il clima d’odio contro gli stranieri. La balla più clamorosa è quella per cui gli immigrati ricevono soldi dallo Stato, quando in realtà i fondi pubblici vengono intascati dai privati che gestiscono i centri di accoglienza, dove i migranti sono reclusi in condizioni disumane.

In realtà oggi in Italia gli immigrati rappresentano una parte importante della classe lavoratrice in molti settori, dall’edilizia alla logistica, dalla manifattura all’assistenza sanitaria. Ogni legge che discrimina gli immigrati non fa altro che indebolire i lavoratori nel loro complesso e alimentare una guerra tra poveri, utile solo a chi vuole mantenere l’attuale sistema di potere.

  • Abolizione del decreto Minniti, della Bossi-Fini e di tutte le leggi che discriminano gli immigrati.
  • Abolizione del reato di immigrazione clandestina.
  • Diritto di voto per chi risiede in Italia da un anno.
  • Cittadinanza dopo 3 anni per chi ne faccia richiesta.
  • Cittadinanza italiana per tutti i nati in Italia.

LA LOTTA PER I DIRITTI DELLE DONNE

Tutte le forze politiche oggi fanno un gran parlare di violenza sulle donne, discriminazioni di genere, di abusi sessuali… ma nei fatti quale assistenza ricevono le donne in difficoltà dallo Stato? I consultori pubblici sono stati in gran parte smantellati.

L’assistenza dei parenti anziani ricade interamente sulle famiglie. Persino il diritto all’aborto è messo in discussione dall’obiezione di coscienza dei medici, che raggiunge in media livelli tra il 70 e l’80%.

Dietro la retorica “rosa” a buon mercato la realtà è che, con il peggioramento della legislazione sul lavoro e i tagli ai servizi, è peggiorata anche la condizione delle donne. Di quale diritto alla maternità si può parlare per una lavoratrice precaria o assunta con il Jobs Act? Come potrà resistere alle molestie sessuali del suo datore di lavoro una lavoratrice che rischia di essere licenziata e lasciata in mezzo ad una strada? Come può una donna con figli emanciparsi davvero se non ci sono abbastanza posti negli asili nido pubblici e le rette degli asili privati sono proibitive?

  • Applicazione del pieno diritto all’aborto. Abolizione dell’obiezione di coscienza del personale medico.
  • Ripristino e potenziamento dei consultori pubblici.
  • Rete capillare di asili nido e scuole materne, pubblici e gratuiti, che coprano l’effettivo orario lavorativo.
  • Rete di strutture pubbliche per il sostegno ai parenti anziani.

PER IL RISCATTO DEL MEZZOGIORNO

Durante la crisi il divario tra Nord e Sud si è ulteriormente accentuato. Nel Mezzogiorno il 46% della popolazione è a rischio povertà e la disoccupazione giovanile in certe zone tocca punte del 60%. Nel giro di vent’anni sono emigrati due milioni e mezzo di persone dal Sud.

La presa della criminalità organizzata sul territorio diventa sempre più soffocante. La mafia, camorra e la ‘ndrangheta monopolizzano grandi fette dell’economia e spesso l’intreccio tra amministrazioni pubbliche, gruppi imprenditoriali e organizzazioni criminali è così fitto che è impossibile distinguere tra attività legali e illegali.

  • Piano di investimenti pubblici per il potenziamento dell’industria, delle infrastrutture e dei servizi al Sud.
  • Bonifica immediata dei territori inquinati da rifiuti tossici.
  • Esproprio delle aziende legate alla criminalità organizzata e confisca dei beni dei mafiosi.

LA DIFESA DELL’AMBIENTE

A mettere in pericolo l’ambiente in cui viviamo è soprattutto la logica del profitto. Inquinamento, speculazione edilizia, trivellazioni stanno distruggendo il territorio e la qualità della vita.

Si investono miliardi in grandi opere, come la Tav, che hanno un alto impatto ambientale e sono utili solo per far guadagnare le imprese di costruzione. E intanto le reti periferiche e i trasporti per i pendolari sono in stato di abbandono.

Il territorio, devastato dalla cementificazione selvaggia, è allo stremo: ogni pioggia diventa un’alluvione e ogni scossa sismica una tragedia.

  • Per un piano nazionale di riassetto idro-geologico del territorio.
  • Abbattimento degli eco-mostri e riqualificazione delle aree degradate.
  • Esproprio e riconversione delle aziende che inquinano.
  • No alle grandi opere inutili, per un trasporto pubblico efficiente e gratuito.

RIPRENDIAMOCI I SINDACATI

Durante la crisi i sindacati si sono dimostrati incapaci di contrastare efficacemente l’offensiva padronale. Ogni accordo sindacale non ha fatto altro che ratificare i passi indietro del movimento operaio. La distanza tra le burocrazie sindacali e i lavoratori che dovrebbero rappresentare non è mai stata così forte.

A questo si aggiunga che sono state adottate leggi volte a limitare pesantemente il diritto di sciopero, soprattutto nel pubblico servizio. Anche sul terreno della rappresentanza sindacale, con il Testo Unico del 10 gennaio 2014, si è imposto un giro di vite aumentando il peso degli apparati sindacali a scapito del controllo dal basso da parte dei lavoratori.

Sosteniamo tutte le lotte reali promosse dalle forze sindacali di classe, dentro una battaglia più generale per l’unificazione del movimento operaio.

I lavoratori devono riprendersi i loro sindacati e trasformarli nuovamente in organizzazioni democratiche di lotta, che siano in grado di difendere davvero i loro diritti.

  • Abolizione di tutte le leggi anti-sciopero.
  • Rappresentanze sindacali democratiche, con i soli delegati eletti dai lavoratori.
  • Piena agibilità per tutte le organizzazioni sindacali.
  • I rappresentanti sindacali devono essere revocabili in qualsiasi momento dell’assemblea che li ha eletti.
  • Salario operaio per i funzionari sindacali.

ROVESCIARE UN FISCO CLASSISTA

Si fa un gran parlare di lotta all’evasione, ma senza il minimo risultato concreto. Questo perché il sistema fiscale italiano è strutturato in modo da intrappolare i piccoli e lasciar passare i grandi. Mentre i lavoratori dipendenti vedono una fetta troppo grande della loro busta paga svanire in tasse e i piccoli commercianti sono letteralmente strangolati dalla pressione fiscale, i grandi patrimoni vengono messi al sicuro nei paradisi fiscali.

Tutti i governi si sono ben guardati da andare a toccare le rendite più alte e invece hanno spostato il peso del carico fiscale sui redditi bassi, anche attraverso il continuo innalzamento delle imposte indirette come l’Iva che, essendo slegate dal reddito, colpiscono soprattutto i ceti meno abbienti.

  • Abolizione delle imposte indirette.
  • Tassazione fortemente progressiva, che vada a colpire soprattutto i grandi patrimoni.
  • Esproprio del patrimonio dei grandi evasori fiscali.

LA LOTTA PER I DIRITTI CIVILI E DEMOCRATICI

Non solo siamo costretti ad una quotidianità di disoccupazione, precariato e sfruttamento, ma lo Stato pretende di regolamentare e reprimere in modo bigotto tutti gli altri aspetti della nostra vita, dalle preferenze sessuali alla gestione del tempo libero.

  • Estensione del matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso.
  • La possibilità di adozione deve essere indipendente dalla composizione del nucleo famigliare.
  • Abolizione delle leggi repressive del consumo di stupefacenti e di tutte le misure liberticide sia legali che amministrative (daspo, coprifuoco ecc.) rivolte in particolare contro le forme di socialità libere e non commerciali.

PER IL DIRITTO ALLA CASA

Il problema della casa riguarda un numero di persone sempre più grande. Prezzi, affitti e mutui sono al di fuori della portata di disoccupati e lavoratori precari. Il numero di case popolari è ridotto ai minimi termini e crescono ogni anno gli sfratti, i pignoramenti e le esecuzioni immobiliari. Allo stesso tempo le città sono sempre più cementificate a causa della speculazione edilizia e in tutta Italia ci sono ben 7 milioni di case sfitte, molte di queste appartenenti alle grandi immobiliari.

  • Censimento e riutilizzo di tutte le case sfitte.
  • Esproprio del patrimonio delle grandi immobiliari.
  • Per un piano nazionale di edilizia popolare.

PER LA LAICITA’ DELLO STATO

È inaccettabile che in Italia la Chiesa cattolica eserciti continue ingerenze sui diritti e sulle libertà delle persone. D’altro canto la Chiesa non assolve solo ai suoi compiti “spirituali”, ma è una vera e propria potenza economica, che controlla uno sterminato patrimonio immobiliare, banche e grandi consorzi imprenditoriali come la Compagnia delle Opere. Come se tutto questo non bastasse, la Chiesa gode ancora di consistenti privilegi statali e finanziamenti pubblici.

  • Per la separazione tra Stato e Chiesa.
  • Abolizione del Concordato e dell’8 per mille. Nessun finanziamento pubblico o regime fiscale di favore per le confessioni religiose.
  • Esproprio del patrimonio immobiliare e finanziario della Chiesa e delle sue organizzazioni collaterali.
  • Abolizione dell’ora di insegnamento della religione cattolica nelle scuole.

NO ALL’IMPERIALISMO

Lo Stato italiano non ha i fondi per le scuole e gli ospedali, ma spende miliardi di euro in armamenti e missioni militari all’estero. Le truppe italiane in Iraq, in Libano, etc. non sono lì per portare la pace, ma per tutelare gli interessi economici delle imprese italiane.

La proiezione estera delle imprese italiane, a partire dall’Europa dell’Est e dall’Africa, a caccia di materie prime ei di lavoro a basso costo ha un carattere classicamente imperialista.

Mentre Trump apre un focolaio di guerra dopo l’altro dalla Corea alla Palestina, è semplicemente scandaloso ma significativo che l’Italia sia ancora parte della coalizione militare della Nato guidata dall’imperialismo Usa.

  • Drastica riduzione delle spese militari.
  • Ritiro delle missioni militari all’estero.
  • Fuori l’Italia dalla Nato. Chiusura delle basi Nato e americane sul territorio italiano.

PER IL GOVERNO DEI LAVORATORI

Il sistema di democrazia parlamentare in Italia è marcio. Il parlamento non è più simbolo di “sovranità e rappresentanza popolare”, ma sinonimo di privilegi, scandali e corruzione.

Tutto si riduce ad una finzione. Ogni cinque anni ci chiamano a votare, ma tanto il programma di governo è già scritto dalle banche, dalla Confindustria e dalle istituzioni europee. Tutte le decisioni fondamentali vengono prese da una potente burocrazia statale che nessuno ha eletto: banche centrali, dirigenti dei ministeri, enti amministrativi, commissioni di esperti, garanti, magistrati, prefetti…

La risposta a questa crisi politica non è quella di “riavvicinare i cittadini” a queste vecchie istituzioni screditate in nome di una falsa democrazia. Bisogna invece creare nuove istituzioni, in grado di rappresentare davvero i giovani, i lavoratori, i disoccupati e i pensionati.

Serve una democrazia dei lavoratori, fatta di consigli di delegati eletti nei luoghi di lavoro e di studio, di comitati nei quartieri popolari, di assemblee popolari cittadine. La vecchia burocrazia statale deve essere smantellata e il controllo dei lavoratori deve essere esteso a tutti i rami della vita pubblica.

  • Eleggibilità e revocabilità di tutte le cariche pubbliche.
  • Un tetto alla retribuzione delle cariche pubbliche, che corrisponda allo stipendio medio di un lavoratore qualificato.
  • Controllo dei lavoratori a tutti i livelli della pubblica amministrazione.

UNA PROSPETTIVA INTERNAZIONALISTA

Questo programma entra apertamente in contrasto con tutte le compatibilità del sistema capitalista. D’altronde il capitalismo ha dimostrato di essere un sistema che funziona solo per una ristretta minoranza, ma non è in grado di risolvere i problemi delle grandi masse.

Il nostro modello non è certo il “socialismo reale” che esisteva nei Paesi dell’est, dove tutto era deciso dall’alto da un’onnipotente burocrazia statale e i diritti politici dei lavoratori erano calpestati. Il socialismo per cui ci battiamo è quello in cui le principali leve dell’economia non sono nelle mani di un’oligarchia parassitaria, ma appartengono a tutti e il loro utilizzo viene pianificato democraticamente attraverso il controllo dei lavoratori.

Questo programma non può essere realizzato su scala nazionale, non vogliamo isolare l’Italia dal resto del mondo. Siamo anzi convinti che se ci mettessimo con decisione su questa strada rivoluzionaria, offrendo finalmente un’alternativa all’austerità senza fine dell’Unione Europea, saremmo seguiti dalle classi lavoratrici di un paese europeo dopo l’altro.

Solo così si potrebbe ricreare la base per un’unità genuina tra le nazioni europee, attraverso una federazione volontaria costruita su basi economiche completamente nuove.

  • Per la federazione socialista d’Europa

 

Partito Comunista dei Lavoratori

Da commistione a simbiosi

In e-mail da Democrazia Atea il 6 Novembre 2017 dc:

Da commistione a simbiosi

Fino al Medioevo la Chiesa, intesa unicamente come organismo religioso, esplicava il suo ruolo di guida per le questioni in materia di fede.

Si occupava delle interpretazioni dei testi religiosi, si occupava dei fedeli e delle regole morali da impartire, in sintesi si occupava della spiritualità.

Nel Medioevo è cominciata la metamorfosi e le questioni terrene, relative alla amministrazione politica, alla legislazione, al governo dei territori, questioni che fino ad allora erano appannaggio dei governi, sono cominciate ad entrare nelle mire della Chiesa che, forte di un patrimonio accumulato soprattutto con lasciti, pretendeva di incarnare anche il potere temporale insieme a quello spirituale.

Il Pontefice pretendeva, dunque, di esercitare sovranità piena con emanazione di leggi civili, con l’amministrazione della giustizia e con la difesa militare.

Lo Stato Pontificio ebbe secoli di dominio politico, condannando le popolazioni sottomesse ad un oscurantismo malvagio.

Le storture potere temporale furono criticate da Dante, da Machiavelli, da Guicciardini, per proseguire fino a Leopardi.

Il 1870 segnò una svolta storica e l’unità d’Italia si completò con la conquista dello Stato Pontificio.

Il potere temporale della Chiesa subì una regressione che durò fino al 1929 ovvero fino a quando il potere dittatoriale fascista cercò la sua legittimazione etica e la Chiesa Cattolica gliela offrì con evidente contropartita.

Il prezzo lo pagò l’Italia con la stipula dei Patti Lateranensi.

Da quel momento prese l’avvio una inesorabile infiltrazione del potere religioso nel potere politico, una costruzione lenta e capillare, compresa da pochi e osteggiata da pochissimi.

Dal 1929 in poi la Chiesa ha ripreso ad amministrare l’Italia, non più in modo diretto, ma usando la mediazione degli uomini dello Stato italiano, fedeli alla Chiesa.

Si mantenne tuttavia, per molti decenni, una parvenza di separazione.

Anche i politici più cattolici, come ad esempio De Gasperi, si posero nel rispetto del principio di laicità e nell’accortezza di mantenere separate le sfere di reciproca competenza.

Per arrivare fino a Rosy Bindi la quale, nel rivendicare il cattolicesimo in politica, si avventurò in diatribe linguistiche (o meglio semantiche) tra laicità e laicismo, utilizzando il secondo termine come se fosse una degenerazione del primo.

L’attacco al principio di laicità, attraverso i distinguo tra laicità e laicismo, fu reso facile perché la finalità evidente era proprio quella di fornire una giustificazione a chi voleva negarlo.

Il principio di laicità, per sua natura, non può avere graduazioni tra laicità e laicismo, o si accetta o si nega.

Tutte le battaglie di laicità vennero tacciate di laicismo, e il giochetto semantico raggiunse il suo obiettivo.

Scuola, lavoro, sanità, migrazione, niente in questi anni è stato lasciato al caso e il potere religioso ha dettato l’agenda politica delle questioni prioritarie per l’Italia.

La commistione tra potere religioso e potere politico si avvia al totalitarismo ideologico, i partiti politici sono arrivati finanche ad invocare il pontefice come loro capo politico.

La commistione oggi è diventata simbiosi sicchè accade che in questo rinnovato Medioevo un parroco, nella tornata amministrativa di questo novembre 2017, si è candidato, mentre il segretario del partito di Governo è andato a fare un comizio in chiesa.

E nessuno sembra comprendere che in tutto questo si è concretizzato un deficit democratico irreversibile.

Democrazia Atea denuncia la grave compromissione democratica sottesa a questi fenomeni, ed avvierà l’iter di richiesta di audizione alla Commissione europea per le libertà civili, posto che il Principio di laicità è il principio fondante delle democrazie europee, e in Italia non sanno più cosa sia.

http://www.democrazia-atea.it

Antiscientismo è barbarie

Da Hic Rhodus il 25 Settembre 2017 dc:

Antiscientismo è barbarie

di Bezzicante

Uno dei modi per descrivere l’evoluzione della nostra specie riguarda la rappresentazione del mondo, da magica a scientifica, passando per forme religiose da “primitive” a evolute. Più o meno in questo modo:

Magia Animismo Politeismo Monoteismo Esoterismo Scienza

Preciso che moltissimi avranno da obiettare su questo schemino ipersemplificato utile per una presentazione preliminare del nostro tema. Chiarisco quindi che:

  • Magia: il mondo è incomprensibile e i poveri esseri umani delle origini cercavano di contenere l’angoscia del Sole che tramontava (sarebbe tornato?), dell’Inverno che arrivava (sarebbe cessato?), dell’antilope che fuggiva (sarebbero riusciti a cacciarla?) con pratiche (possedute da un iniziato) di dominio sulla natura. Compiamo un rito e il Sole tornerà; compiamo un sacrificio e l’Inverno passerà…
  • Animismo: la natura è animata da molteplici forze; il Sole tramonta e risorge perché possiede una sua coscienza; la Natura è benefica o matrigna a seconda della personalità e della volontà delle varie “anime” che la abitano.
  • Politeismo: molteplici divinità, rappresentatrici di forze diverse, di pulsioni e orientamenti differenti: forze del bene e del male, divinità creatrici o solo propiziatrici.
  • Monoteismo: un solo dio creatore, capace di giustificare con la sua esistenza tutto l’universo, tutte le sue forze, tutte le sue contraddizioni.
  • Esoterismo: tentativi di dominare la natura, o alcune sue manifestazioni, con pratiche empiriche prescientifiche (alchimia, astrologia…).
  • Scienza: “Insieme delle discipline fondate essenzialmente sull’osservazione, l’esperienza, il calcolo, o che hanno per oggetto la natura e gli esseri viventi, e che si avvalgono di linguaggi formalizzati.” (Enciclopedia Treccani)

Ripeto: è tutto schematico, molti avranno da ridire sulla posizione della religione e sull’(antica) gerarchia fra politeismo e monoteismo… Non mi serve una migliore precisazione, e anche con queste approssimazioni possiamo andare avanti.

Accade che, anche se da Magia a Scienza abbiamo varcato secoli e secoli di storia, nulla si supera mai completamente, e ciascuna delle 6 distinte rappresentazioni del mondo e del posto che vi occupa l’uomo continua a vivere, semmai trasfigurata, mimetizzata, a volte svilita: continuiamo a leggere gli oroscopi, guardiamo con curiosità a religioni e movimenti new age, e sostanzialmente assistiamo a un nuovo sincretismo di grande rilevanza.

Col termine ‘sincretismo’ si intende generalmente, in antropologia e non solo, la convergenza di idee diverse, il loro mescolamento in un’unità nuova che ignora le profonde differenze originarie e ne accoglie le contraddizioni. Generalmente il termine è utilizzato nella storia delle religioni, dove gli elementi sincretici sono innumerevoli. Ebbene, la storia del nostro rapporto con la natura e l’Universo ha proceduto sostanzialmente come illustrato in figura fino a gran parte del ‘900:

Da MAgia a Scienza.001

Scomparsa della magia, forte riduzione dell’esoterismo e chiara separazione fra scienza e religione.

Ma questo fragile equilibrio si è rotto con la crisi del modello scientifico positivista, causalista, meccanicista che ha dominato da Newton fino alla meccanica quantistica ma, più in generale, da Bacone fino a Weber, da Lutero fino a Paolo VI, da tutti coloro che nello spettro filosofico, religioso, speculativo verso la natura immaginavano un mondo “chiuso” (dualista, interamente comprensibile) fino agli interpreti della rottura del cerchio della comprensibilità e l’immaginazione di un mondo aperto, mai interamente conoscibile, monista sotto il profilo filosofico (natura e uomo sono un tutt’uno anche in quanto a osservazione) e pluralista sotto quello gnoseologico. Gli anni ’60, per prendere un riferimento più evocativo che preciso, sono stati gli anni dell’emergere di paradigmi scientifici costruttivisti, non lineari, pluralisti; della messa in discussione dei modelli capitalistico-borghesi, del sincretismo new age e dell’inizio del secolarismo in Occidente e così via. Questo processo è stato un’onda culturale possente, durata un ventennio, al termine della quale è iniziata l’onda tecnologica, della globalizzazione, dell’incertezza “liquida” (ne abbiamo parlato QUI). L’enorme sviluppo scientifico ha alienato “la scienza” dal popolo, ma anche aperto a sincretismi esoterici, alla riscoperta del magico; una religione sempre più secolarizzata ha aperto varchi a religioni edonistiche, misticheggianti; i varchi aperti sono solo nell’immaginario popolare, e non nei Sacri Custodi della Scienza, della Religione, dell’Ordine, rendendo paradossalmente tali Custodi ancor più distanti. I colti appaiono come noiosi ortodossi che difendono confini palesemente arcaici; gli scienziati sembrano difendere questioni di lana caprina per mantenere un potere personale, quando non per interessi di poteri forti; la religione è diventata comunicazione, spettacolo.

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Allora – seconda figura – avviene che il tentativo della Scienza di emanciparsi da esoterismo e religione, tentativo di successo finquando ha avuto fortuna il pensiero dualista, positivista, cartesiano, ha iniziato ad andare in crisi non già per colpa degli scienziati ma del percolamento sincretico, a livello popolare, del pensiero scientifico.

L’Universo senza confini in cui noi galleggiamo a margini di una di miliardi di galassie; la medicina che sposa la tecnologia; il pluralismo relativista che consente di credere in qualunque dio, o in nessuno; l’implosione del mondo ridotto ad app nel nostro smartphone; nella mentalità corrente questa fantasmagoria di opportunità sono diventate anarchia. Tutto è possibile, e quindi anche l’assurdo viene recuperato nell’agenda delle possibilità. La medicina si è trasformata nelle medicine, il sapere nella divulgazione della Wikipedia, i pareri si sono fusi alle competenze, come scritto a suo tempo, e non si trova più una fonte univoca e certa di autorevolezza. Non é tale la scienza non compresa e non è tale la religione non più attrattiva. Vecchie idee misticheggianti, esoteriche, superstiziose si possono quindi rivestire con spolverate di nuove idee mal comprese e, in mancanza di un giudice riconosciuto, assumere una maggiore e migliore accettazione popolare perché più facili da comprendere.

L’omeopatia è più facile del bosone di Higgs; il gatto di Schrödinger buono per una battuta; la meditazione più simpatica della logica. Il mondo attuale, sotto il profilo del pensiero comune, è caotico, anarchico, contraddittorio. Le incursioni mistico-religiose da un lato, e quelle esoteriche dall’altro, fanno sembrare tutte le offerte identiche: la medicina tradizionale vale esattamente come quelle alternative; la religione della Chiesa vale come le mille religioni frutto del confuso pensiero contemporaneo; il parere di un esperto è visto, appunto, come un “parere” e non come il sapere distillato di anni di studi e di pratica. La scienza si dibatte, con debolezza, in questa palude, probabilmente senza rendersene conto; la cittadella scientifica vive con una sua indipendenza e autonomia interessandosi poco del mondo “fuori”, un po’ come nel Medio Evo i monaci trasmettevano un sapere assediato, senza una precisa consapevolezza di quanto fosse vitale – ancorché ignorato – il loro lavoro.

Ma non esistono più cittadelle protette. Il mondo è un sistema permeabile e l’antiscientismo ha effetti disastrosi a medio e lungo termine; si presenta come epidemie improvvise, un tempo evitabili; come ministri dell’istruzione incapaci che distruggono la scuola; come superficialità professionale e analfabetismo funzionale diffuso che minano la tenuta sociale e la crescita economica e civile. In breve: la stupidità antiscientifica non è un problema loro, degli incolti, dei superstizioni, dei no vax; è un problema di tutti noi che condividiamo lo stesso spazio, lo stesso tempo, le stesse sfide.