Archivi categoria: Laicità e Laicismo

Luride zampe

In e-mail da Democrazia Atea il 12 Agosto 2018 dc:

Luride zampe

Ancora una volta la Chiesa Cattolica argentina mette le sue luride zampe sull’autodeterminazione delle donne.

Non abbiamo dimenticato le responsabilità della Chiesa Cattolica argentina all’epoca della dittatura di Videla, quando i prelati di Buenos Aires non si limitavano ad andare a braccetto con la giunta sanguinaria ma erano pronti ad assolvere dalle loro responsabilità i militari della Marina che gettavano in mare dagli aerei giovani civili innocenti, dopo averli torturati.

Né abbiamo dimenticato che i prelati argentini sono stati accusati di aver presenziato compiacenti alle torture dell’ESMA, e che la diocesi, di cui faceva parte anche il caro Bergoglio, non ha mai pronunciato parole di condanna contro la dittatura, ma è sempre stata in prima fila a pronunciare parole di condanna contro le donne che abortivano.

Non abbiamo dimenticato che il metodo di gettare in mare i giovani torturati, legati ad una pietra, è stato rivendicato dallo stesso vescovo di Buenos Aires che ha auspicato di applicarlo al Ministro della Salute il quale aveva manifestato una apertura verso la doverosa legalizzazione dell’aborto.

Dunque questi soggetti che hanno approvato torture ed esecuzioni, che hanno spalleggiato compiacenti la dittatura, sono gli stessi che si oppongono all’aborto.

Questi soggetti hanno determinato una ennesima frattura nella società influenzando la decisione del Senato argentino che ha respinto la legge sulla legalizzazione della interruzione volontaria di gravidanza.

A credere che il concepito abbia “diritti” e che sia già “vita” sono rimaste due categorie di persone: la casta dei pedofili clericali e gli imbecilli.

Carla Corsetti Segretario nazionale di Democrazia Atea e membro del coordinamento nazionale di Potere al Popolo

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I Nuovi Crociati

In e-mail da Democrazia Atea il 25 Luglio 2018 dc:

I Nuovi Crociati

Barbara Saltamartini, ex AN ora Lega, ha presentato una proposta di legge con la quale intende imporre il simbolo del crocifisso in tutte le scuole, in tutti gli edifici pubblici e in tutti i porti.

La poverina, e con lei tutti i minus habentes che la sostengono in questa iniziativa, pensano di dare ad intendere alla loro base elettorale, che così facendo fermeranno l’islamizzazione della società italiana, ma soprattutto con questa iniziativa pensano di stendere un velo pietoso sulla loro assoluta incapacità a governare.

Insomma, la solita arma di distrazione delle masse.

Pensare di spiegare ad una persona pentafascioleghista cosa sia il principio di laicità ha la stessa utilità che lavare la testa all’asino.

La proposta di legge della Saltamartini, nella sua articolazione, conferma quello che Democrazia Atea sostiene da sempre, ovvero che il crocifisso non è affatto un simbolo religioso, ma un simbolo di propaganda politica.

I simboli sono qualificabili come religiosi solo se esposti nella cornice del culto che li esprime, ma al di fuori dei luoghi di culto e al di fuori della sfera privata e personale di chi li condivide, i simboli smettono di essere religiosi e diventano simboli politici.

Un simbolo diventa politico quando viene brandito con lo scopo di far prevaricare un gruppo di potere sugli altri.

È invece culturale quando diventa l’effige di un gruppo sociale o comunque quando, nella convenzionalità comunicativa, lo si associa a molteplici contenuti evocativi.

Solo quando rimane circoscritto alla sfera religiosa può mantenere un significato legato alla credenza, ma al di fuori del contesto rituale, liturgico, fideistico, perde queste valenze e ne assume altre.

Nella proposta leghista si legge: “Il Crocifisso, emblema di valore universale della civiltà e della cultura cristiana, è riconosciuto quale elemento essenziale e costitutivo e perciò irrinunciabile del patrimonio storico e civico-culturale dell’Italia, indipendentemente da una specifica confessione religiosa”.
Quindi lo secolarizzano, pur di imporlo, e dicono che rappresenta un elemento essenziale della cultura italiana.

Nella loro infinita pochezza i leghisti non hanno evidentemente valutato che la secolarizzazione di un simbolo religioso comporta che si cristallizzi il suo significato socio-culturale non solo nella prospettiva da loro auspicata, ma anche in quella da loro superficialmente ignorata: come simbolo culturale il crocifisso è prevalentemente il simbolo del genocidio dei nativi americani, del genocidio delle donne durante l’inquisizione, è il simbolo degli stupratori sessuali seriali clericali, delle guerre di aggressione degli eserciti occidentali, dello sterminio degli ebrei nei campi nazisti, tutte azioni poste in essere in adesione a quella simbologia.

Non sorprende come i cattolici non siano stati in grado di difendere il loro crocifisso dalla strumentalizzazione politica.
Pur di imporlo accetteranno che sia un partito politico, la Lega, a secolarizzarlo irreversibilmente.
Ne chiedono l’ostensione persino nei porti, quegli stessi porti che nella storia dell’umanità sono stati sempre luoghi di accoglienza e ora, chiusi da quella fazione politica, sono diventati, nell’immaginario collettivo, luoghi di ostilità.

Bene avrebbero fatto i cattolici a proteggerlo nella riservatezza della sfera del culto, ma hanno da sempre difeso la loro imposizione anche a chi non condivideva la loro simbologia.

Hanno esultato sentendo che sarebbe stato imposto, e ora gli resterà difficile affermare che è un simbolo di pace, con quella proposta di legge è diventato politicamente il simbolo della disumanità e della barbarie leghista.

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Laicità come Costituzione vuole

In e-mail il 19 Giugno 2018 dc da Democrazia Atea:

Laicità come Costituzione vuole

In diversi Comuni cittadini esprimono dissenso sullo scampanio dei campanili parrocchiali.

Si tenga presente che vigono già norme per limitarne la eccessiva, ridondante emissione sonora.

Non si tratta, come di solito eccepito, di “tradizione”, peraltro tradizione corrispondente al periodo in cui il credo cattolico era divenuto religione dello Stato e quindi  obbligatoria, non più conciliabile con i principi Costituzionali del 1948.

Fu per questo che si pose tardivamente (1984) mano alla revisione del Concordato: fu sancita solo la facoltatività della scelta religiosa.

Restò obbligatoria in altro modo il finanziamento pubblico del clero ed attività complementari: la “congrua”, ovvero lo stipendio statale ai parroci, fu sostituito con l’8xMille, mentre per la riparazione o costruzione di chiese fu assegnato il 7% degli oneri di urbanizzazione, pagati dai cittadini per il ritiro di una concessione edilizia; questo 7% è erogato ogni anno dai Comuni alle diocesi, non alle parrocchie, che per il nuovo Diritto Canonico sono ora autonomi soggetti giuridici.

Sulla questione del “suono delle campane” sintetizzo l’esperienza  ultima di Massafra.

Ho inoltrato un esposto a Procura, Prefetto, Sindaco, Comando di Polizia Locale e Vescovo.

1) Il primo a rispondere è stato il dirigente di Polizia per lamentare la mancanza di apparecchio fonometrico;

2) poi L’Arpa di Taranto per riportare le normative vigenti ed i costi per il controllo (minimo € 636, 89) che il Comune avrebbe già assunto con determina dirigenziale.

3) il Vescovo per far differire l’inizio dello scampanio dalle ore 6,00 alle 7,00.

L ‘Arpa ha richiamato la circolare n.33 del 13 maggio 2002 della Conferenza Episcopale che affida alle Diocesi il compito di regolamentare le modalità di uso delle campane, nel rispetto del contesto sociale, senza arrecare disturbo.

La stessa CEI, dopo condanne e multe ai parroci, ha precisato che le emissioni sonore debbono avvenire “nei soli orari diurni, con breve durata dei rintocchi e moderata intensità” .

Il DPCM 14.11.97 precisa altresì: “-a: valgono stessi limiti per funzioni religiose, mentre tutte le manifestazioni assoggettate ad autorizzazioni da parte dei Comuni, come da regolamenti provinciali e regionali”.

L’Arpa richiama ancora decisioni della Cassazione Prima Sez.Pen. (n.443/2001 e n.2316/1998) per uso delle campane non “indiscriminato”, (cioè non “ad libitum”, ma “ad limitum”, n.d.r.).

Tribunale di Monza ha stabilito il limite di 40 rintocchi, mentre il Tribunale di Roma con provvedimento del  9 maggio 2011 ha disposto lo scampanio dalle 7,00 e per soli 20 secondi.

A Massafra invece, con riferimento alla pratica seguita dalle parrocchie di San Lorenzo e del Carmine, la prima si è adeguata all’orario di inizio, cioè dalle ore 7.00, con rintocchi ridotti da 200 a 150, con richiami ad una messa, a tre riprese: mezz’ora prima, un quarto d’ora prima, all’inizio del rito, una ridondante, non prevista procedura.

La seconda parrocchia rimane “autonoma” rispetto alle indicazioni del vescovo con scampanio dalle ore 6,00 che tanti reclami “caldi” da parte di fedeli confinanti ha provocato.

In più non manca, alle 21,00, un finale saluto musicale dal relativo operatore parrocchiale.

Il rispetto del principio costituzionale della laicità, cioè equidistanza dalle confessioni, parità, uguaglianza fra le varie concezioni della vita, filosofiche o culturali, senza preferenze o privilegi, potrà tutelare tutti da ogni futura presenza confessionale.

Giacomo Grippa

Referente di Democrazia Atea

Conferme

Da Democrazia Atea in e-mail l’8 Giugno 2018 dc:

Conferme

Eccolo qui il governo del cambiamento, tutto intatto nel suo becero conservatorismo ultracattolico.

Che ti combina il nuovo Ministro della Istruzione?

Le agenzie riferiscono di un comunicato dal suo ufficio stampa: “Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti condivide pienamente l’idea di un concorso riservato per i docenti di religione“.

E bravo!

Il primo comunicato a chi lo riserva?

Agli insegnanti della mitologia cattolica.

Riflessione, tempo disteso della conoscenza, pensiero critico-analitico, gratuità, inclusione, laicità: tutta roba che non serve, anche perchè a questi, pure se la spieghi loro dieci anni di fila, non capiscono.

A costoro non servono donne e uomini liberi, servono i non-pensanti, occorrono “muscoli saldi e garretti di acciaio”, occorrono dio e patria.

Il bello è che questo ha persino superato la Fedeli, il che è tutto dire, perchè mentre il precedente Ministro aveva avviato un concorso ordinario, il Ministro del cambiamento, d’accordo con la CEI, farà addirittura un concorso riservato.

Si conferma il giudizio già espresso: è un Governo emetico.

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Governo da incubo

In e-mail l’1 Giugno 2018 dc:

Governo da incubo

Presidente del Consiglio – avv.Giuseppe Conte, un “tecnico” di provata fede verso Padre Pio.

Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico – Luigi Di Maio, una persona che non ha mai lavorato in vita sua.

Ministro dell’Interno – Matteo Salvini, un razzista xenofobo con inclinazioni politiche naziste, più che fasciste.

Rapporti con il Parlamento e democrazia diretta – Riccardo Fraccaro, un gaffeur professionista.

Pubblica Amministrazione – avv.Giulia Bongiorno che è passata dalle sponde fasciste di AN a quelle naziste della Lega, per scatti di avanzamento di carriera.

Affari Regionali e Autonomie – avv. Erika Stefani che non avrà un mandato troppo esteso perché dovrà occuparsi soltanto di tre regioni ovvero Veneto, Emilia e Lombardia, coerentemente con il mandato che gli hanno affidato anche gli elettori del sud.

Ministro per il Sud – Senatrice Barbara Lezzi, una perito aziendale resa famosa per aver portato l’apriscatole in Parlamento nel mentre i grillini diventavano pesci in barile, pur di avere poltrone. Come Ministro del Sud, viste le prospettive leghiste, avrà il compito di partecipare alle feste nel Salento.

Ministro per la famiglia e le disabilità – Lorenzo Fontana, un fondamentalista cattolico antiabortista, che ha inserito le disabilità giusto per sottolineare uno stato patologico che medicalizzi anche i processi di inclusione. Quanto alle patologie della famiglia patriarcale avrà il compito di cristallizzarle nel più oscurantista schema fondamentalista.

Ministro affari esteri – Moavero Milanesi, quello che aveva appoggiato a spada tratta il Fiscal Compact, uno dei trattati peggiori, insieme al MES, dell’Unione Europea.

Ministro della Giustizia – Alfonso Bonafede, uno che ha frequentato per un po’ l’università e, non avendo capito cosa sia la Giustizia, ha sintetizzato il suo percorso diventando un forcaiolo.

Ministro della Difesa – Elisabetta Trenta, esperta in sicurezza, ha già dichiarato che vuole rendere moderne le tecnologie della Difesa, che poi l’ufficio dei contratti sia diretto dal marito, più che un conflitto di interessi, diventa una “convergenza parallela”.

Ministro dell’Economia – Giovanni Tria, sostenitore convinto della flat tax.

Ministro delle politiche agricole – Gianmarco Centinaio, approda alla Lega dal PDL, e si sa quanto i leghisti siano “legati” ai finanziamenti della UE per l’agricoltura.

Ministro dell’Ambiente – Sergio Costa, un generale dei carabinieri, perché questo dicastero non è per costoro visione ecologista e prospettiva di futuro per il pianeta, ma è una succursale delle procure della Repubblica.

Ministro Infrastrutture – Danilo Toninelli, perfetto per motivare i cambi di posizione da “No TAV” a “forse TAV” e non ci stupiremo se dovesse dire “ma sì TAV”, l’incoerenza che diventa responsabilità di governo.

Ministro dell’Istruzione – Marco Bussetti, un insegnante di ginnastica cattolico. Ora che gli uffici scolastici si sono già “aziendalizzati” si adeguerà.

Ministro dei Beni Culturali e Turismo – Alberto Bonisolidi, che annovera la presidenza di una associazione di scuole d’arte private. Un altro bocconiano che non si è mai occupato del patrimonio culturale.

Ministro della Salute – Giulia Grillo, parla di sanità pubblica ma non farà nulla per togliere finanziamenti alla sanità privata cattolica e non renderà più facile l’applicazione della 194.

Ministro degli Affari Europei – Paolo Savona, un berlusconiano antieuropeista esperto di affari privati assegnato agli Affari Europei, una designazione perfetta.

Sottosegretario Presidente del Consiglio – Giancarlo Giorgetti, già nel Cda della banca della Lega Nord Credieuronord, finita con esiti leghisti scontati, ovvero il fallimento.

Non ci vuole la sfera di cristallo per sapere che ci troveremo a dover fronteggiare politiche cialtrone, razziste, fondamentaliste, nazionaliste, sovraniste, regressive, misogine e antiumanitarie.

Il 2 giugno del 1946 ci liberammo di una monarchia infima e corrotta.

Il 2 giugno 2018 ci prepareremo a resistere al Governo più emetico della storia repubblicana.

Democrazia Atea

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Il falso mito di bergoglio

Da La Bottega del Barbieri dell’11 Maggio 2018 dc:

In 15 per svelare “Il falso mito di Bergoglio”

Recensione di Francesco Troccoli a un importante libro fuori dal coro che vorrebbe il papa “un rivoluzionario”

Un libro sul papa, fuori dal coro. Non un altro colpo di grancassa (nella sempre più stonata e fiacca orchestra mediatica) assestato da vaticanisti amici di Bergoglio o editori cattolici. Non un libro scritto dall’incensatore di turno della presunta e mai agita “svolta” del pontefice in carica rispetto alla storia millenaria della sola monarchia assoluta ancora in vita sul pianeta Terra. E nemmeno un volume suddiviso in capitoli scritti con il proposito di pubblicare un libro. Tanto che gli autori sono ben quindici ed è doveroso ricordarli: Marcelo Figueras, Marco Marzano, Maria Gabriella Gatti, Federico Masini, Gianfranco De Simone, Cecilia M. Calamani, Raffaele Carcano, Adele Orioli, Domenico Fargnoli, Giovanni Del Missier, Giuseppe Benedetti, Elena Basso, Donatella Coccoli, Federico Tulli, Simona Maggiorelli.

«Il falso mito di Bergoglio» è infatti una raccolta di articoli pubblicati dal settimanale Left a partire dal 13 marzo 2013, giorno dell’ascesa del cardinale di Buenos Aires al trono di Pietro, e fino all’inizio del 2018. Un quinquennio dominato dalla narrazione del “Pontefice del cambiamento”, narrazione che solo in queste settimane sta forse giungendo al suo epilogo, anche grazie a inchieste puntuali che questo volume contiene e ai pochi libri coraggiosi dei quali questo volume non tralascia mai di parlare e i cui autori (a differenza per esempio di molti preti pedofili o dei loro insabbiatori) si sono meritati in qualche caso un processo penale in Vaticano. Sono ben 42 i pezzi che in 5 anni la rivista Left ha dedicato a vario titolo al pontefice e alla sua Chiesa, alle sue esternazioni, alle sue contraddizioni, alle conseguenze di decisioni solo apparentemente rivoluzionarie, amplificate da pubblici proclami e mai concretamente attuate.

Quarantadue articoli in cinque anni, fra loro saldati in un compendio come un libro scritto a posteriori forse non avrebbe saputo essere. A conti fatti, la media è di un articolo ogni quaranta giorni che, per chi crede all’utilità della statistica, si può scomporre nel passaggio da un articolo ogni due mesi nei primi quattro anni a quasi uno ogni due settimane a partire da marzo 2017, quando la rivista ha visto un avvicendamento al vertice che ha reso più tangibile le ragioni della sua attuale headline «l’unico giornale di sinistra». Come non essere d’accordo con questa dicitura quando – come osserva Marco Marzano nel pezzo del 14 ottobre 2017 – il quotidiano comunista (così si legge sotto la testata) il Manifesto si mette a distribuire in un volumetto i tre discorsi di un papa ultraconservatore, peronista, nemico acerrimo della marxista “teologia della Liberazione” sin dal principio della proficua carriera ecclesiastica nel proprio Paese natale prima, durante e dopo la dittatura? Contro di lui, che militò nella Guardia De Hierro (la quale nel 1976 propose una laurea honoris causa al genocida ammiraglio Massera) hanno puntato il dito anche le Madres De Plaza De Mayo e Horacio Verbitzky, che Marcelo Figueras nel suo articolo del 15 marzo 2014 definisce «il giornalista più serio e degno di stima in Argentina».

D’altronde, è proprio in Argentina che Bergoglio ha affinato le doti che gli hanno meritato l’intronizzazione. Quando nel 2005 monsignor Baseotto affermò che il ministro argentino pro-aborto avrebbe «meritato una pietra al collo e che fosse buttato in mare» richiamando alla memoria i voli della morte, Bergoglio si trovava ancora nel suo Paese; otto anni dopo, da Papa, fece sua quell’espressione, che doveva quindi averlo colpito, auspicando la stessa fine per gli evasori fiscali e i preti corrotti. La stampa italiana giubilò. Solo un esempio. A un Paese come l’Argentina e all’intero Sud America non si può del resto non rimanere legati: nel luglio 2015, in occasione del viaggio pastorale nel continente, Bergoglio chiese perdono per i crimini ai danni delle popolazioni indigene ma non spese una sola parola per i 102 cappellani militari che collaborarono ai crimini contro l’umanità commessi durante la dittatura nel suo Paese. Pensare che – a dimostrazione che persino nel clero le scelte personali contano – negli stessi anni e nel vicino Cile il vescovo di Santiago ingaggiava contro Pinochet una battaglia personale alla quale la storia tende oggi ad ascrivere il minore numero di desaparecidos in Cile rispetto all’Argentina.

Veniamo all’Italia. L’ingerenza di Bergoglio nella vita sociale e politica italiana, con incommensurabili danni alla laicità delle istituzioni, è stata una costante. Spesso le sentenze più fragorose sono state pronunciate a diecimila metri di quota, in business class (Alitalia, naturalmente). Left, di questa serie, non ha perso una puntata. Dall’attacco all’aborto («ogni bambino non nato ha il volto del Signore»), alla riduzione della scuola a “comunità educante” complementare alla famiglia di cristiana concezione con citazione del discusso don Milani (con tanto di lodi sulle parole del papa, ancora una volta da parte de il Manifesto, e per di più in uno stato di amnesia mass-mediatica collettiva sulla deficitaria o nulla attivazione delle alternative di legge all’ora di religione) e ancora all’invasione dello spazio radio-televisivo che – secondo le varie edizioni del «Rapporto su confessioni religiose e TV» di Critica Liberale – raggiunge punte del 96% con RaiNews al vertice della squalificante classifica sotto la direzione di Monica Maggioni durante il governo Renzi. In barba, naturalmente, all’esposto presentato dall’UAAR all’Agcom già nel 2014 sulla base di simili e precedenti dati.

E ancora l’attacco alla libertà di auto-realizzazione delle donne («siate madri, non zitelle»), alla comunità LGBT con la diffusione dello spettro della “Teoria del gender”, avvolto dal lenzuolo bucato della tolleranza: «Chi siamo noi per giudicare? Dobbiamo accompagnare bene, secondo quello che dice il catechismo». Peccato che quest’ultimo definisca i rapporti omosessuali «contrari alla legge naturale».

Che dire della chiamata planetaria a un immotivato e fallimentare evento giubilare, andato pressoché deserto, per il quale Renzi ha stanziato 159 milioni di euro. O dell’invito (di per sé condivisibilissimo) all’adozione dello “Ius soli” sul territorio della Repubblica ma non certo su quello dello Stato Vaticano e delle sue proprietà extraterritoriali, dove vige il requisito della «residenza stabile»; o degli scandali di matrice finanziaria legati all’irriformabile IOR e al fallimento di istituzioni sanitarie prestigiose come IDI e San Raffaele, o la distrazione dei fondi del Bambin Gesù per l’attico del cardinal Bertone?

Dulcis in fundo, questo libro parla anche del diavolo. Sì, perché secondo il papa – come ci spiega Federico Tulli (il maggior contributore del volume) – Belzebù è il vero responsabile del malaffare dello IOR e dell’Apsa, della pedofilia clericale, del “vatileaks” e delle guerre nel mondo. Bergoglio si dichiara così convinto che Satana esista che nel 2015 ammonisce (e atterrisce) i piccoli catechisti di San Michele Arcangelo: «State attenti, perché l’odio viene dal diavolo». E forse in pochi sanno che è stato sempre lui a firmare il decreto di riconoscimento giuridico dell’AIE, Associazione Internazionale Esorcisti, il 13 giugno 2014. I “professionisti” del demonio sono 400 nel mondo, di cui più della metà nella sola Italia. Ogni anno al Regina Apostolorum di Roma organizzano seminari e corsi di aggiornamento, ai quali partecipano, ahimè, anche magistrati e avvocati. Può così capitare, come è accaduto a Tulli, di sentire («con le mie orecchie» precisa il giornalista quasi sotto shock) professionisti accreditati presso un pubblico foro della Repubblica proporre di far firmare il «consenso informato» ai “posseduti” prima dell’esorcismo, o un magistrato dello Stato Italiano dichiarare di essere «uno strumento della giustizia nella mani di Dio».

Si potrebbe obiettare che ogni papa fa il “Papa”. Il vero problema è l’inerzia, quando non l’apologetica esaltazione, che permea ampi strati della società e dei media di fronte a tutto ciò. Nei suoi articoli, Left non manca di approfondire anche questo aspetto. Il matematico Odifreddi, intervistato nel libro da Simona Maggiorelli, già a novembre 2016 non risparmiava le sue critiche a Scalfari che Bergoglio «lo infila ovunque» (oggi sappiamo che Odifreddi, rimasto coerente con la linea di critica nei confronti del decano del giornalismo italiano, l’ha pagata con l’interruzione della collaborazione con la Repubblica) mentre Donatella Coccoli, a luglio 2017, compila con pazienza il lungo elenco dei cosiddetti “politici di sinistra” che rientrano a vario titolo nel novero degli estimatori del personaggio finora descritto: da Bertinotti al duo del Brancaccio Falcone-Montanari, fino a D’Alema, Bersani e Fassina. Politici di ieri, oggi e domani. Tutti ammaliati dal papa pauperista, «il parroco di campagna» che, ricorda Raffaele Carcano, è andato a trovare Marchionne ed Elkann. Tutti affascinati dalla “dottrina sociale” del pontefice che predica l’equità sociale mentre è a capo di una Chiesa che beneficia nella sola Italia di privilegi fiscali immensi (si pensi all’esenzione IMU per edifici di culto, che spesso tali non sono, e alla redistribuzione dell’otto per mille non assegnato dai contribuenti) e sfrutta il malconcio sistema contributivo italiano per pagare lautissime pensioni ai cappellani militari. Bergoglio, l'(ex?) militante nei gesuiti che – per dirla di nuovo con Odifreddi – sono quelli che «dicono la verità mentendo».

L’attuale pontefice ha dato consistenti e reiterate prove di abilità nell’immenso e tragico capitolo della pedofilia clericale (Tulli ci ha scritto due libri). Si potrebbe affermare che proprio per questo (assieme agli scandali finanziari) fu eletto e che per la stessa ragione il suo predecessore, incapace di fare fronte alle dimensioni globali del fenomeno, abdicò.

Nel 1990 la “Santa Sede” (virgolette mie, Jàdawin di Atheia) ratificò la Convenzione sui diritti dell’infanzia. Secondo l’ONU il Vaticano l’ha ripetutamente e palesemente violata.

Il J’accuse da Ginevra arriva proprio nel 2013 e diventa pubblico a inizio 2014. A centinaia di denunce di stupri pedofili commessi nel mondo da esponenti del clero, come Marcial Maciel Degollado (il fondatore dei Legionari di Cristo, protetto di Giovanni Paolo II, pontefice canonizzato da Bergoglio a tempo di record) non è mai stato dato alcun seguito, e la pratica del trasferimento dei preti da una parrocchia all’altra non solo non ha arginato il fenomeno ma ne ha consentito l’ulteriore diffusione. L’ONU ha richiesto anche che la pedofilia non sia trattata come un crimine contro la morale ma contro la persona (e di riflesso di non considerare più le vittime come correi dei loro carnefici, il che può comportare un’aberrante manipolazione delle verità processuali). Per tutta risposta, durante il regno di Bergoglio, un altro amico del “Santo” Giovanni Paolo II, ovvero Iozef Wesolowski, arrestato nel 2014 per pedofilia, muore da uomo libero il 27 agosto del 2015. Tommaso Dell’Era, intervistato poco dopo da Tulli, dichiara che la strategia vaticana è spesso allungare i tempi e lasciar morire i colpevoli, ormai anziani, di morte naturale. Il funerale del polacco viene concelebrato da 20 alte autorità ecclesiastiche fra cui l’elemosiniere di Bergoglio.

Con la pubblicazione dei libri Avarizia di Emiliano Fittipaldi e Via Crucis di Gianluigi Nuzzi continuano a emergere dettagli su quel sistema di potere. In un’intervista a Tulli, Nuzzi afferma che «in Vaticano arrestano di più le persone ritenute fonti che i pedofili». I due giornalisti rischiano 8 anni di carcere in Vaticano per aver pubblicato notizie vere, sul modello dell’inchiesta dei colleghi del team Spotlight di The Boston Globe nel 2002 (che invece a loro fruttò un premio Pulitzer). Se Bergoglio ha creato la «Pontificia commissione per la protezione dei minori» (che ha però solo funzione consultiva) è evidente l’inconsistenza della sua azione. Il membro laico Peter Saunders, accusatore del cardinale George Pell – ovvero l’insabbiatore seriale di almeno 280 casi in Australia sin dal 1996 – viene espulso e dichiara alla BBC che «il papa non ha fatto nulla per mettere fine agli abusi sui bambini». A maggio 2017 (riferisce Cecilia Calamani) dalla commissione se ne va di sua iniziativa un altro membro laico, Marie Collins. Il motivo? «La curia non collabora» .

Ma c’è di più, racconta di nuovo Tulli a giugno 2017: se Bergoglio nel 2015 aveva annunciato la creazione di un nuovo «Tribunale apostolico» con la stampa italiana che celebrava e diffondeva il proclama, a marzo 2017 il prefetto Muller precisa che «era solo un progetto». Eco mediatica della precisazione? Nessuna. La “tolleranza zero” tanto sbandierata da Bergoglio si dimostra priva di qualsiasi riscontro. Per l’ennesima volta.

Nel frattempo il sondaggio di «Rete L’Abuso» dimostra che la pubblica opinione ritiene le misure prese del tutto insufficienti e invoca la rimozione della prescrizione per questi reati.

Perché – è bene precisarlo – nemmeno Bergoglio, in linea con i predecessori, ha mosso un dito perché i clericali collaborino con la giustizia italiana, la quale ha invece l’obbligo di informare la Curia delle proprie indagini. Il sistema perfetto. Quando, ad agosto, Pell va a processo per pedofilia, sceglie come difensore un avvocato noto per aver rappresentato un capo della mafia australiana e un cadetto diciannovenne stragista. Lo stesso Pell che – val la pena ricordare – Bergoglio ha voluto sempre accanto a sé ai vertici della gerarchia di governo. A novembre 2017, con l’uscita di Peccato originale di Nuzzi, la pedofilia arriva a lambire le stanze del papa a Santa Marta, ovvero il Preseminario San Pio X (in quel Palazzo San Carlo che ospitava l’attico di Bertone): diversi minorenni sono stati violentati anche durante l’attuale pontificato, e un ex seminarista racconta tutto al vescovo Angelo Comastri.

La denuncia cade nel vuoto e due giorni dopo l’uscita del libro di Nuzzi il portavoce della Santa Sede smentisce con un tweet che il papa sapesse qualcosa della vicenda, nonostante un altro testimone sostenga di aver scritto una denuncia indirizzandola a Bergoglio in persona già a maggio dello stesso anno. In tema di pedofilia clericale, il 2017 si chiude con la mancata risposta del Vaticano all’ONU, che aveva richiesto entro il 1 settembre un aggiornamento sulle misure prese. Il libro di cui stiamo parlando non ci arriva cronologicamente ma oggi sappiamo che a febbraio 2018 la Rete L’Abuso ha trasmesso una diffida per condotte omissive al Consiglio dei Ministri, al Comitato Onu per i diritti del fanciullo e ad altre entità.

Se già da quanto fin qui esposto è innegabile il lavoro certosino svolto da Left in questi anni, bisogna concludere con una ulteriore nota di merito nei confronti di un giornalismo che non si è mai fermato alla cronaca ma ha sistematicamente cercato, com’è costume del settimanale, di approfondire scientificamente le cause dei fenomeni descritti, avvalendosi della consulenza degli esperti. Preziosi sono in tal senso i contributi degli psichiatri e in generale dei clinici, come Domenico Fargnoli, Giovanni Del Missier, Maria Gabriella Gatti, Gianfranco De Simone. Ricercatori che si spingono nell’analisi culturale, filosofica e clinica delle dinamiche collettive e individuali che sottendono il fatto di cronaca. Con risultati spesso sorprendenti, come nel caso della riflessione di De Simone sull’insospettabile e nefasta alleanza culturale fra religione cattolica e razionalismo, o il suo nesso fra l’ormai celebre e drammatica affermazione bergogliana «i bambini battezzati non sono la stessa cosa di quelli battezzati» e la concezione filosofica heideggeriana del “Dasein”, e ancora l’attenta analisi di Giovanni Del Missier sulle cause di patologia mentale grave che è presente negli stupratori di bambini, o il resoconto ben più che aneddotico da parte di Domenico Fargnoli sull’esperienza personale di Bergoglio, che a settembre 2017 dichiarò pubblicamente di essersi sottoposto a un percorso di psicoanalisi nel 1978-1979, ovvero gli anni in cui la psichiatria argentina fondò e propagò l’assioma dell’equivalenza fra malattia mentale e sovversione al potere, e infine l’illuminante spiegazione della neonatologa Maria Gabriella Gatti sulla dinamica dell’evoluzione fetale e della nascita alla luce della teoria di Massimo Fagioli, grazie a cui si pone una separazione netta fra biologia embrionale e fetale da una parte e vita neonatale dall’altra, assolvendo con formula piena le donne che, costrette ad abortire, non compiono alcun delitto.

«Il falso mito di Bergoglio» contiene tutto questo e molto altro. Un libro che raccoglie l’eredità di cinque anni di giornalismo sulla Chiesa Cattolica e sul suo massimo esponente. Left – «l’unico giornale di sinistra» – sembra davvero aver pubblicato «l’unico libro che dice la verità su Bergoglio».

«Il falso mito di Bergoglio»

EditorialeNovanta Srl

ISBN 9788894977042

224 pagine per 19,70 euro

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Bigotti e lecchini: la Rai è occupata!

Bigotti e lecchini: la Rai è occupata!

di Jàdawin di Atheia

Da tempo mi trattengo: ora però non ci riesco più. Benché questo blog non abbia certo il seguito di tanti altri, e mi basterebbe averne il 10%, debbo scaricare un po’ di rabbia.

La Rai è sempre stata Radiotelevisione Apostolica Italiana, ma penso che negli ultimi vent’anni, e soprattutto da quando c’è il grande falso e imbroglione Francesco, la tracotanza, la sfacciataggine e il marciume filo-cattolico di tutta la Rai, dalle maestranze più basse ai dirigenti, passando per presentatori, conduttori, nani e ballerine, abbia raggiunto livelli impensabili neanche durante i monocolori DC.

La Rai, dunque, è occupata! È occupata da uno Stato straniero. Questo Stato è il Vaticano che, oltretutto, ha talmente potere che è riuscito a farsi chiamare, da tutti gli altri, “Santa Sede”, travalicando la sua denominazione ufficiale di “Stato della Città del Vaticano”.

Questa occupazione è nello stile della piovra, simbolo che giustamente gli anticlericali hanno assegnato alla Chiesa: avvolge tutto, si ramifica in ogni dove, in ogni ufficio, in ogni settore, in ogni trasmissione, e la Rai addirittura dedica un proprio settore e relativo sito, http://www.raivaticano.rai.it/ proprio al Vaticano!

Facciamo qualche esempio, proprio in quello che è più evidente ai telespettatori: conduttrici e conduttori. Così, come mi vengono in mente.

Belle immagini, posti stupendi, neve immacolata, montagne svettanti e valli verdi: mi piace la montagna e vedo Linea bianca su Rai 1, cercando di dimenticare, da freddofilo quale sono, Linea blu (pur amando anche il mare). Ma il bel Massimiliano Ossini, pur simpatico, passa di vetta in vetta, soprattutto quelle, numerosissime, con l’immancabile croce, il suo compagno Lino Zani dal gran naso dice io sono cattolico, lui dice “anch’io lo sono”, si inginocchia e fa il segno della croce, alla faccia del pluralismo nell’informazione o, meglio, della sua neutralità. In altre trasmissioni fa lo stupido segno senza nemmeno spiegarlo. E così via, di chiesa in chiesa, di croce in croce, di prete in prete.

Unomattina, sempre su Rai 1, è condotto da Benedetta Rinaldi e Franco Di Mare. I due sono simpatici e la prima è pure bella e ridanciana ma anche loro rispettano, e sembrano proprio sinceri e convinti, il diktat filo-cattolico e soprattutto filo-Bergoglio.

Ma è Storie italiane, che subito segue dal lunedì al venerdì intorno alle 10, che si prende tutte le licenze con la sua conduttrice Eleonora Daniele. Bella e bionda (non sappiamo se vera o tinta), l’Eleonora atteggia il viso contrito quando si parla di brutte notizie, non lo fa benissimo ma sempre meglio dello zerbino Fabio Fazio, si aggira per lo studio sempre impeccabile e sempre con scarpe con tacco 12 e forma rigorosamente a punta (speravamo che la nefasta moda stesse passando….), con lei il lecchinaggio ipocrita e moralista verso la religione cattolica ed il suo monarca straniero raggiunge vette altissime, quasi sempre ospitando in studio il prete in rigoroso clergyman, ma grigio. A volte il prete cambia, e con lui l’abito “normale”, ma la tracotanza è la stessa.

E spesso c’è anche l’ausilio di una orrenda suora che si dice “laica”, e tutti sfornano, a richiesta, le loro opinioni e talvolta con quale protervia! Loro sanno benissimo di giocare in casa….

Ma dovete vederla e sentirla, l’Eleonora, quando qualcuno in studio o in collegamento appena appena si azzarda ad andare fuori dal coro! Lei si indigna, si arrabbia, afferma che “queste cose” lì, da lei, non si possono dire, non sono permesse, e che caspita! Ma scherziamo?

Con La vita in diretta, che segue, con la stessa frequenza, intorno alle 15, non si scherza: il conduttore Marco Liorni (di cui lo sfortunato predecessore Lamberto Sposini ci sembrava, sotto questo aspetto, decisamente meglio) e la bella Francesca Fialdini sono ambasciatori in Italia, ma simpaticamente e pagati dai contribuenti, del monarca straniero oltre Tevere. In occasione del compleanno del dittatore argentino addirittura gli dedicano, annunciata dal faccione sorridente ed estatico del Marco, l’intera prima parte del programma. E tutto il resto della trasmissione, appena possibile, è improntata a questo rivoltante vassallaggio moralista e bacchettone.

Con Zero e lode, il simpatico gioco in onda sullo stesso canale, ci si può anche divertire ma il suo conduttore, Alessandro Greco, fa le imitazioni di Bergoglio, dice “il nostro amato papa”, betamente ignorando, oltre ai non cristiani, anche quel 9-14% (statistiche cattoliche) di spettatori atei, agnostici e non credenti che, insieme a tutti gli altri con il canone, possono permettere alla Rai di lautamente pagarlo per fare il lecchino della setta cristiana. In un momento del programma c’era, manco a dirlo, una domanda di argomento religioso e lui si è rivolto allo “zerologo” Francesco Lancia chiedendo se ci fosse una risposta relativa “alla Madonna, la mamma di Gesù”: la risposta, per puro caso, non c’era, e lui era visibilmente dispiaciuto, povero cocchino di Bergoglio……

 

(articolo in progress, mano a mano mi vengono in mente i nefasti epigoni…..)