Ateoagnosticismo, Laicità e Laicismo, Politica e Società

L’ateoterapia

Dal sito dell’UAAR www.uaar.it 15 Ottobre 2011 dc

L’ateoterapia

di Cathia Vigato

Mi frulla da qualche giorno un’atea idea. Non è certo tutta  farina del mio sacco ma il frutto delle riflessioni su quanto ho appreso in questi “spericolati” anni di associazione nell’UAAR,  presso il circolo di Venezia. Relazioni, conferenze, libri e letture, confronti con gli altri (atei-agnostici e non), il sito UAAR nazionale con le splendide pagine dedicate alle atee citazioni (che uso spesso come incipit per le news locali), la nostra rivista. In tanti dicono che la credenza darebbe una marcia in più, che sarebbe insomma un bell’aiuto per affrontare il mondo con tutte le sue realistiche sofferenze terrene: io non sono d’accordo. Secondo me la credenza, in special modo quella relativa ai monoteismi, abbruttisce notevolmente l’uomo e la donna, per dirla con i termini marxiani, li aliena e li mercifica rendendoli soggetti succubi di altrui e superiori volontà.

Anche la meditazione, presentata come panacea per la pace interiore, guarigioni e quant’altro, mi pare dovrebbe lasciare piuttosto spazio alla riflessione che non “stacca” dalla realtà ma è in grado comunque di far spaziare e rilassare la nostra mente. Per non parlare poi del senso del peccato, delle regole imposte senza alcun fondamento né morale, né etico, come il digiuno, la messa alla domenica, i riti, la verginità, l’astinenza, ecc. E i preti, potrebbero argomentare alcuni, non fanno forse del bene e non sorreggono le persone nei momenti critici con la loro funzione sociale?

Mah, rispondo io, è oggettivamente vero che attualmente i preti e la chiesa organizzano e gestiscono molte attività quali le mense per i poveri, la ricreazione giovanile, le cerimonie per i defunti  e molto altro. Nel mio paese, ad esempio, è indubbio che la parrocchia si è appropriata di un ruolo centrale ed importante accogliendo nelle sue attività disabili fisici e mentali, persone ai margini della società, anziani soli, vedove in difficoltà.

Però tutte queste cose belle e “benefiche” potrebbe farle, se non lo Stato o i Comuni, qualche associazione non religiosa: con la stessa qualità e forse con più passione e cura, se solo avesse a disposizione i fondi pubblici erogati alla Chiesa. La secolarizzazione in atto ci regala qualche esempio: le scuole materne non sono più esclusivo appannaggio delle suore, il numero di matrimoni laici è in continua ascesa, alcune associazioni no-profit per il supporto ai disabili e ai malati non hanno alcun riferimento alla religiosità. Infine, per ciò che riguarda il concetto di “comunità”, che le parrocchie sembrano incarnare, penso che la stessa funzione potrebbe essere svolta dai quartieri attrezzati con le sale laiche autogestite dai cittadini e un po’ di denaro pubblico da sottrarre ai soliti noti (vedi il Concordato).

Ma la cosa che mi preme affrontare è proprio la serenità delle persone in generale e dei singoli in particolare. Una vita ed un’educazione scevra da religiosità è, per conto mio, molto più felice. Il cielo diventa azzurro e leggero, non pesa più come prima con quell’occhio indagatore sempre pronto a criticare e a condannare. La terra si colora di verdi germogli e non è più sinonimo di polvere e di morte. L’aria si fa tersa, da respirare appieno, fin dentro la pancia vicino al sesso, dove non c’è alcun demone. L’acqua diviene luogo per tuffi di poesia. La responsabilità, l’etica, la giustizia sono nostri frutti – anche la mela – e sta a noi farli crescere bene. Il male, le sofferenze nel mondo sono da affrontare con le nostre forze e non con le preghiere. Insomma, ecco l’atea idea per chi ha avuto la pazienza di seguirmi fin qui con queste righe scontate: “l’ateoterapia”. L’ateismo e l’agnosticismo come terapia per tutte le persone un po’ instabili, infelici, depresse, bisognose di un poco di aiuto. L’ateoterapia, dove non si prescrivono farmaci magici e “non si manda nessuno all’inferno”, dove si parla, ci si confronta, per vivere, tutti, un po’ meglio senza questa “benedetta” religione che ci ammorba il pensiero e la vita.

Ateoagnosticismo, Cultura, Politica e Società

L’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica

L’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica:

educazione o “indottrinamento”?

Quali nuovi e alternativi “sistemi educativi” sono possibili?

IN COSA CONSISTE L’I.R.C.?

L’I.R.C. è l’acronimo di “insegnamento della religione cattolica”.

Sulla natura di tale insegnamento il protocollo addizionale del Concordato tra lo Stato italiano e la Santa Sede stabilisce che “l’I.R.C. (…) è impartito in conformità della dottrina della Chiesa”.

L’ora di religione, dunque, si presenta a tutti gli effetti come:

– uno strumento educativo di cui la Chiesa Cattolica è l’unica autorità religiosa autorizzata a servirsene (in via privilegiata)

– finalizzato all’insegnamento della religione cattolica all’interno delle strutture scolastiche pubbliche (anche al di fuori delle parrocchie, per intendersi).

L’insegnamento di altre religioni (diverse dalla cattolica) nel corso dell’ora di religione non è previsto: il docente che si azzardasse a proporlo, anzi, rischierebbe perfino di perdere il posto!

Come prescrive il Codice di diritto canonico, infatti, “l’Ordinario del luogo si dia premura che coloro, i quali sono deputati come insegnanti della religione nelle scuole, anche non cattoliche, siano eccellenti:

– per retta dottrina,

– per testimonianza di vita cristiana

– e per abilità pedagogica”.

L’INSEGNAMENTO RELIGIOSO NEL RESTO D’EUROPA:

Ecco alcuni significativi esempi della realtà educativa religiosa che si presenta in altre realtà a noi vicine:

In Germania i cittadini berlinesi (a seguito di un referendum tenutesi appena lo scorso 26 aprile) hanno detto “no” al riconoscimento di pari dignità all’ora di religione rispetto alla lezione di etica.

Attualmente a Berlino (capitale tedesca ma anche Città­-Stato):

– l’etica è materia “obbligatoria”

– mentre la religione è disciplina “facoltativa” (chi la sceglie deve sostenere un’ora in più di lezione rispetto al piano di studi ordinario!).

In Francia la religione è considerata una scelta privata: ogni ostentazione pubblica è generalmente ritenuta fuori luogo (ad esempio, gli ufficiali di stato francesi devono essere neutrali rispetto sia agli ideali politici che alla religione: ogni pubblica espressione di affiliazione religiosa è proibita).

Il termine “Laïcité” è un concetto chiave della Costituzione francese: secondo l’articolo I, “La France est une République, une, indivisible, laïque et sociale”.

Recentemente una controversa legge ha proibito l’ostentazione di simboli religiosi vistosi nelle scuole pubbliche (come grandi hijab, turbanti Sikh, vistose croci cristiane e Stelle di Davide):

– negli edifici pubblici è possibile indossare simboli religiosi solo se non assumono un carattere rivendicativo

– mentre è vietata espressamente l’esposizione di simboli o emblemi religiosi su monumenti e in spazi pubblici (ad eccezione di luoghi di culto, cimiteri, musei, ecc …).

La Costituzione prevede espressamente la forma laica dello Stato:

– non si prevede alcuna forma di finanziamento per nessuna chiesa

– né alcun “insegnamento religioso” scolastico.

In Belgio l’ora di religione e quella di etica sono:

– “alternative”

– ed entrambe “non obbligatorie”.

In Finlandia nelle scuole è previsto un insegnamento di etica “alternativo” a quello della religione.

In Lussemburgo nelle scuole pubbliche vi sono (in “alternativa”) lezioni di etica oppure di religione (cattolica).

In Danimarca l’ora di religione nelle scuole è impartita dai ministri della Chiesa Nazionale (luterana). Si può esserne dispensati qualora i genitori garantiscano un loro personale impegno pedagogico alternativo.

L’insegnamento, però, è neutro dal punto di vista confessionale.

In Spagna (analogamente all’Italia) l’’insegnamento della religione è “facoltativo” ed esercitato da professori selezionati dalla struttura ecclesiastica.

(per un’ulteriore approfondimento ed un’analisi più completa del rapporto Stato-religioni in Occidente, si consiglia il testo “Diritto e religione in Europa occidentale”, di Silvio Ferrari e Ivàn C. Ibàn)

L’I.R.C. IN ITALIA:

Nella legislazione post-unitaria l’I.R.C. era un insegnamento:

– facoltativo

– previsto solo per le scuole elementari

– e la cui gestione era affidata direttamente ai comuni.

Solo nel 1923 il primo governo fascista, con la riforma della scuola, lo rese per la prima volta “obbligatorio”.

Con il Concordato Stato-Chiesa del 1929 si introdusse l’ora di religione anche nelle scuole medie e superiori, giudicandola “fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica”.

Con le modifiche concordatarie del 1984 la formula concordataria venne così riformulata: “La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principî del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado”.

In tal modo, di fatto, l’I.R.C. venne esteso anche alle scuole materne!

QUANTO COSTA L’I.R.C. AI CONTRIBUENTI ITALIANI?

L’ora di religione costa ai contribuenti italiani circa “1 MILIARO DI EURO” all’anno, tanto:

– da risultare la seconda voce di finanziamento diretto dello Stato italiano alla confessione cattolica (di pochi milioni inferiore all’otto per mille)

– e da tendere (secondo le previsioni) a divenire la prima nel giro di pochi anni!

L’ultimo dato ufficiale del Ministero dell’Istruzione, in realtà, stima solo in 650 milioni di euro la spesa per gli stipendi degli insegnanti di religione.

Stima, però, inattendibile risalendo all’ormai lontano 2001, quando gli insegnanti di religione erano solo 22 mila (e tutti precari): oggi questi ultimi sono saliti a 25.679 (dei quali 14.670 passati di ruolo!).

L’I.R.C. E’ VERAMENTE FACOLTATIVO?

La C.e.i. (la “Conferenza episcopale italiana”: in pratica, l’assemblea dei vescovi in Italia) ha sempre sostenuto che l’ora di religione è un grande successo, raccogliendo il 92% di adesioni (enfatizzando tali numeri a riprova delle profonde radici cattoliche del nostro Paese).

Quello che, però, la pubblica opinione generalmente ignora è la profonda ostilità della Chiesa verso ogni tentativo di spostare l’I.R.C., nel corso dell’ordinaria attività scolastica mattutina:

– dalla metà mattinata (in cui normalmente, oggi, viene svolta)

– all’inizio o alla fine delle lezioni (come, invece, parrebbe più congeniale per un insegnamento “facoltativo”).

Se si ha fiducia nella partecipazione massiccia e convinta degli studenti all’ora di religione:

– perché la C.e.i. continua a rivendicare (e ad aver riconosciuto, di regola!) il diritto a che l’I.R.C. venga svolto in un orario più consono ad una materia obbligatoria?

– e perché la stessa C.e.i. continua ad osteggiare in ogni modo (di fatto conseguendo il risultato auspicato!) la predisposizione da parte delle scuole di corsi di insegnamento alternativi all’I.R.C.?

Per non avvalersi dell’I.R.C. (diritto formalmente riconosciuto a tutti gli studenti di tutte le scuole, di ogni ordine e grado) vi sono tre possibilità:

a. frequentare “attività alternative”. Ciò, ovviamente, possibile solo laddove previste dai piani di studio scolastici (ovvero in pochissimi casi, a causa dei costi aggiuntivi che per tal ragione graverebbero sui bilanci delle scuole e/o dell’impraticabilità logistica di accorpare più studenti di più classi!)

b. dedicare l’ora allo “studio di altre materie”. Ciò dovrebbe avvenire col supporto di altri insegnanti (di fatto, però, non disponibili perché impegnati in altre classi, visto la costante carenza di personale scolastico!)

c. “uscire dalla scuola”, non essendovi alcun obbligo di frequentare l’ora alternativa (come sancito nel 1989 dalla Corte Costituzionale con la sent. n. 203). Extrema ratio, però, giustamente osteggiata dalla generalità dei genitori per ovvie ragioni di sicurezza!

I problemi su esposti sarebbe facilmente risolvibili collocando l’I.R.C. all’inizio o alla fine delle lezioni, così da consentire agli alunni esenti da tale insegnamento:

– di recarsi a scuola a partire dalla seconda ora di lezione

– oppure di uscire dalla scuola un’ora prima dal termine delle lezioni rispetto ai frequentanti l’I.R.C. .

Soluzione, però, che ha sempre incontrato (in Italia) un ostacolo insormontabile: l’opposizione della Chiesa cattolica, preoccupata di una sensibile diminuzione del numero dei frequentanti l’ora di religione!

Occorre ricordare, difatti, un dato significativo: le gerarchie ecclesiastiche hanno in passato concesso (e di buon grado …) la collocazione dell’I.R.C. all’inizio delle lezioni. Questo, però, solo quando esso era ancora un insegnamento “obbligatorio”!

QUAL’E’ LO STATUS DEGLI INSEGNANTE DI RELIGIONE?

Oggi sono ben 14.670 gli insegnanti di religione passati di ruolo (grazie a una rapida serie di concorsi di massa, inaugurati dal governo Berlusconi con la legge n. 186 del 2003 e poi ripetuti con i governi di centrosinistra …).

Il “regalo” del posto fisso agli insegnanti di religione, però, pone almeno tre ordini di obiezioni:

1- l’I.R.C. è un insegnamento “facoltativo”. Come può, allora, prevedere docenti “di ruolo”?

2- lo Stato, assumendo a tempo indeterminato gli insegnanti di religione, mantiene “a libro paga” dei docenti formalmente propri dipendenti ma:

a. su cui non detiene il minimo potere di “selezione”, essendo questi scelti direttamente dai vescovi

b. su cui non detiene il minimo potere di “controllo”, essendo questi sottoposti (ogni dodici mesi) alla concessione del “nulla osta” da parte dell’autorità diocesana, in grado di revocare l’idoneità all’I.R.C. anche per ragioni che nulla hanno a che fare con le capacità d’insegnamento (per “condotta morale pubblica in contrasto con gli insegnamenti della Chiesa”: come, ad esempio, nel caso di un docente separato o in stato di gravidanza al di fuori del matrimonio!)

c. e pagati per svolgere un insegnamento per definizione “di parte”, il più delle volte in contrasto con lo stesso principio di “laicità” dello Stato (più volte dichiarato dalla Corte Costituzionale costituzionalmente rilevante!).

3- infine, lo Stato realizza una irragionevole disparità di trattamento economico fra gli insegnanti di religione e tutti gli altri insegnanti pubblici (di materie “obbligatorie”): a parità di prestazioni, infatti, gli insegnanti di religione sono maggiormente retribuiti!

ALCUNE CONSIDERAZIONI GENERALI:

E’ ragionevole spendere “un miliardo di euro l’anno” di risorse pubbliche (ancor di più in tempi di tagli notevoli ed indiscriminati all’Istruzione) per mantenere in vita l’I.R.C.?

E come può chiunque creda che la “laicità” sia un valore fondante per ogni democrazia moderna non chiedersi se sia opportuno trasformare la Scuola pubblica in luogo di formazione religiosa (dove, di fatto, fare “catechesi”)?

Perché l’insegnamento religioso non viene svolto “esclusivamente” nei luoghi e nei modi più opportuni, ossia:

– nelle parrocchie (o in altri locali adibiti all’esercizio di culto)

– con appositi corsi pomeridiani “su base volontaria” (rivolti, in primis, ai bambini ed ai ragazzi)

– finanziati col contributo dei fedeli (fruitori, direttamente o in qualità di genitori, di un servizio che dovrebbe da loro essere considerato “spiritualmente prezioso”)?

In uno Stato “laico” (non laicista!) e moderno, aperto nei confronti di tutte le culture e rispettoso delle libertà individuali di ognuno, non dovrebbe in nessun caso prevedersi l’insegnamento di una religione (qualsiasi essa sia!) nella Scuola pubblica: ciò equivarrebbe a considerare la stessa religione alla stregue di una “religione di Stato”!

L’unica soluzione per mantenere in vita l’insegnamento religioso nelle scuole, semmai, potrebbe essere solo quella di:

– rendere l’insegnamento della religione una disciplina realmente “facoltativa” per gli studenti (così che chi la scelga debba sostenere un’ora in più di lezione rispetto al piano di studi ordinario)

– aprire la Scuola pubblica non solo all’insegnamento della religione cattolica ma anche di ogni altra religione (ovviamente nei limiti in cui le istituzioni scolastiche ricevano una sufficiente domanda in tal senso da famiglie e studenti frequentanti)

– e caricare il costo dell’insegnamento alle stesse Comunità religiose interessate (non prevedendo alcun onere pubblico se non quello della concessione in uso dei locali scolastici).

NUOVI POSSIBILI “INSEGNAMENTI SOSTITUTIVI” DELL’I.R.C.:

I: ETICA E STORIA DELLE RELIGIONI

La scuola non può essere (in nessun modo ed in nessun caso) luogo di “catechismo”, in cui inculcare un pensiero unico (anche se dominante!). Dovrebbe, al contrario, aspirare a divenire luogo di incontro e dialogo tra diverse culture e concezioni del mondo e della vita, in cui insegnare la difficile arte di “ragionare” con la propria testa e secondo la propria “individualità” ed un autonomo “spirito critico”.

Nell’ottica di una formazione culturale completa e matura dei giovani, allora, sarebbe opportuno introdurre in tutte le scuole pubbliche (di ogni ordine e grado) un nuovo insegnamento “obbligatorio” (non “in alternativa” bensì “in sostituzione” dell’IRC): quello di “Etica e storia delle religioni”.

La cura di tale corso di studio dovrebbe essere affidata ad insegnanti:

– laureati in corsi di laurea appositi

– ed assunti secondo le normali procedure pubbliche concorsuali.

A testimonianza del fatto che la cancellazione dell’I.R.C. non dovrebbe assumere alcun intento persecutorio nei confronti degli attuali insegnanti di religione (svolgendo questi, in molti casi, un lavoro comunque ammirevole), sarebbe ragionevole, nell’assunzione dei nuovi docenti di tale corso di insegnamento (anche per ragioni di carattere sociale), attingere in gran parte dagli stessi (dopo che questi abbiamo seguito un apposito corso formativo e superato un idoneo concorso pubblico).

Alla libera ed insindacabile scelta di famiglie e studenti, in ogni caso, rimarrebbe la possibilità (fuori dall’ambito scolastico) di frequentare le parrocchie e seguire ogni forma di insegnamento religioso.

Educare i giovani si può, “si deve”: “indottrinare” no!

II: EDUCAZIONE CIVICA ED ALLA LEGALITA’

Un ulteriore corso di studi “obbligatorio” che sarebbe auspicabile introdurre nella Scuola pubblica è l’insegnamento della “Educazione civica ed alla legalità” (contrariamente all’ora di religione, infatti, attualmente l’educazione civica è una materia d’insegnamento largamente non presente o sottovalutata dalle scuole italiane!).

Tale corso di studi andrebbe finalizzato:

– a far conoscere ai giovani le “regolare basilari” della convivenza civile (dalla Costituzione -“carta madre” di tutti i nostri doveri e diritti- al Codice della strada …)

– e a far maturare il valore della vita, la cultura dell’ambiente, i principi di legalità … e la consapevolezza della “parità effettiva” tra uomo e donna!

Sarebbe a tal fine auspicabile un approccio metodologico:

– più “concreto” (meno teorico) alle problematiche della Società moderna (ad esempio, coinvolgendo gli alunni in prima persona in opere di volontariato ed assistenza sociale e mantenendo un filo tra la scuola e gli operatori del settore)

– e più “collaborativo” con le famiglie (che dovrebbero finalmente assumersi la “responsabilità” del delicato compito educativo loro attribuito).

III: EDUCAZIONE ALLA SESSUALITA’

Una riformulazione complessiva dei piani di studio scolastici, infine, sarebbe l’occasione migliore per far conseguire un’ulteriore crescita civile al livello dell’istruzione pubblica italiana introducendo in tutte le scuole l’insegnamento (anch’esso “obbligatorio”) della “educazione alla sessualità”.

L’introduzione di un simile ed innovativo corso di studi rappresenterebbe il segno più evidente della rinnovata volontà dello Stato di farsi carico del difficile impegno di accompagnare i giovani in una crescita matura della propria personalità (anche sessuale).

L’educazione è l’unica arma vincente in grado contrapporsi alla diseducazione morbosa e strisciante di giovani e ragazzi realizzata quotidianamente dal mondo della tv, dei mass media e di internet, capaci di trasmettere ossessivamente messaggi negativi come:

– la mercificazione della figura della donna

– la proposizione di modelli culturali aberranti (ad esempio, l’idea per cui “apparire” sia un valore di merito superiore all’“essere” per fare carriera)

– e l’istigazione ad una visione “morbosa” del sesso.

Come è possibile educare i giovani ad un rapporto “non traumatico” (o esagitato) col sesso se:

– in famiglia e nelle scuole questo aspetto integrante della vita di ogni individuo continua ad essere un “tabù”

– e la “pornografia virtuale”, il più delle volte, risulta essere l’unica vera lezione sessuale alla portata di tutti?!

PUOI LEGGERE L’ARTICOLO (e commentarlo) ANCHE:

SUL BLOG “SPAZIO LIBERO”:

– (parte I: l’educazione religiosa in Europa …)

http://spaziolibero.blogattivo.com/g-s-b1/DALL-ORA-DI-RELIGIONE-ALLA-EDUCAZIONE-ALLA-SESSSUALITA-UN-PASSAGGIO-POSSIBILE-parte-I-b1-p190.htm

– (parte II: l’I.R.C. nella Scuola pubblica: educazione o “indottrinamento”?)

http://spaziolibero.blogattivo.com/g-s-b1/DALL-ORA-DI-RELIGIONE-ALLA-EDUCAZIONE-ALLA-SESSSUALITA-UN-PASSAGGIO-POSSIBILE-parte-II-b1-p189.htm

– (parte III: quali nuovi ed alternativi “sistemi educativi” sono possibili?)

http://spaziolibero.blogattivo.com/g-s-b1/DALL-ORA-DI-RELIGIONE-ALLA-EDUCAZIONE-ALLA-SESSSUALITA-UN-PASSAGGIO-POSSIBILE-parte-III-b1-p188.htm

O SULLA PAGINA FACEBOOK:

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Gaspare Serra

Ateoagnosticismo, Cultura, Media:Cinema, Televisione, Teatro, Musica

“Religiolus”, un film coraggioso

“Religiolus”, un film coraggioso

USA, 2008. Documentario, titolo originale Religulous, durata 101′, regia di Larry Charles.
Con Bill Maher, Steve Burg, George W. Bush, Kirk Cameron, George Coyne, Tom Cruise.

Film recentissimo (da noi), uscito nelle sale milanesi il 13 Febbraio 2009 dc, ha suscitato vaste polemiche e le reazioni come di consueto fanatiche e censorie dei soliti credini (loro sì, come al solito, intolleranti!) che, addirittura, in alcune località hanno fatto stampare fascette con la scritta “ateo no” e “vergogna” e le hanno attaccate sui manifesti del film.

Ma la censura ha colpito il titolo stesso del film che, originalmente fondeva in un neologismo il termine religious, religioso, con ridiculous, ridicolo….Così ora il titolo è diventato argomento di fraintendimento per i non molto pratici dell’inglese, che lo traducono in religioso non accorgendosi che il termine inglese è comunque errato: testimonio personalmente per avere sentito discussioni e affermazioni del genere ieri, 17 febbraio 2009 dc, prima e dopo la proiezione.

Tra le recensioni del film comparse nei siti on line che si occupano di cinema la più equilibrata e corretta, secondo la mia opinione, è quella di www.filmtv.it :

Bill Maher, autore e presentatore di alcuni talk show “politicamente scorretti” negli Stati Uniti, intervista personaggi di rilievo e credenti comuni sull’esistenza di Dio e sulla reale utilità e importanza delle religioni organizzate mettendo in rilievo, con il suo tipico sarcasmo, gli aspetti più grotteschi e controversi di ogni credenza.

Film geniale, che si scaglia contro falsi miti e fanatismi, dai monoteismi imperanti e imperialisti alle religioni fai da te di sette, Gesù e San Paolo redivivi, rabbini antisemiti. Un doc intelligente, rigoroso e sferzante. In cui si sorride con rabbia, rispetto e incredulità.

Ecco l’articolo e l’intervista su la Repubblica del 12 Febbraio 2009 dc (correzioni e commenti in rosso sono miei):

Intervista a Bill Maher, attore e ideatore del documentario-inchiesta sulle fedi monoteiste
 In sala da domani. “Voglio mostrare la violenza dei fondamentalisti di ogni fede”

“Religiolus” contro tutti i fanatismi
 “Usate la ragione, non la religione”

“Gli attacchi delle chiese? C’è tanta gente che mi ringrazia per quello che dico”
di Silvia Bizio

Los Angeles – “Smettete di credere o ne soffrirete le conseguenze”. Ecco la sintesi di un film-documentario divertente e tosto come Religiolus, che in Italia arriva domani, distribuito in 30 copie dalla Eagle Pictures. Diretto dal regista di Borat, Larry Charles, concepito e interpretato da Bill Maher, noto comico televisivo americano, il film è un’allegra inchiesta tra gli aspetti più controversi, inquietanti e talora ridicoli (da cui il titolo) delle tre religioni monoteiste, cristiana, ebraica e musulmana. L’obbedienza al dogma religioso, il fanatismo sono da anni bersaglio dei talk-show tv di Maher, da Politically Incorrect all’attuale Real time with Bill Maher. “Nel film mi premeva affrontare la demistificazione del tabù religioso – spiega Maher, 52 anni – Parlare di un argomento delicato, per molti addirittura incendiario, facendo al tempo stesso ridere”.

Con Religiolus, Maher conduce lo spettatore dal cuore puritano dell’America “redneck” alla libertaria Amsterdam (turbata oggi da nuovi conflitti etnico-religiosi), dalla Terra Santa al Vaticano, intrattenendo conversazioni, spesso ilari, con seguaci di ogni fede e mettendo in discussione qualsiasi “prova” dell’esistenza di Dio, toccando anche temi come l’omosessualità. “C’è un prete – racconta Maher – che per mezz’ora ha proclamato davanti alla cinepresa l’inesistenza dell’omosessualità e poi confessa la propria tendenza sessuale…”.

Maher, cosa spera di fare con un film come Religiolus?

“Voglio dimostrare che la religione è nociva alla società e potenzialmente in grado distruggere la nostra civiltà. Io spero che questo film possa sortire un effetto pari se non maggiore di quanto abbia avuto sull’ambiente Una verità scomoda di Al Gore. Spero solo che possa stimolare un dibattito civile e ragionevole”.

Nel film lei dichiara esplicitamente che l’Islam è strettamente connesso alla violenza fondamentalista.

“Sì, ma spero che qualcosa possa cambiare in futuro. L’Islam si trova oggi dove il Cristianesimo si trovava nel 1400, quando cominciò gioco forza ad aprirsi e illuminarsi”.

Teme che il film possa renderla bersaglio di attacchi da parte degli integralisti?

“Preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio. Ma non crediate che tutti ce l’abbiano con me: c’è un sacco di gente che mi ringrazia per quello che dico. Basterebbe che gli agnostici (gli atei no?) si organizzassero un po’ meglio, come fanno i religiosi” (Verrebbe da dire parole sante…).

Lei ha realizzato Religiolus prima delle elezioni presidenziali Usa. È cambiato qualcosa?

“Il cambiamento epocale che tutti ci aspettiamo dal presidente Obama deve ancora avvenire. Detto questo, la tematica religiosa e il concetto di fede sono sempre attuali. Il fanatismo dogmatico non è mutato di una virgola da secoli e la tentazione fondamentalista sembra più forte che mai. Per me nessun fondamentalismo è migliore dell’altro: sono tutti aberranti”.

Lei è ateo?

“Preferisco definirmi un realista. Sono figlio di un padre cattolico e di una madre ebrea, ma resto convinto che ai fenomeni della natura ci debba pensare la scienza, non la religione”.

Anche col film lei sembra dire che il fondamentalismo avanza in America e nel mondo. Conferma?

“Certo. Mi fa ancora paura pensare che noi americani siamo stati guidati per otto anni da un presidente anti-intellettuale, anti-scientifico, maniaco di Gesù Cristo, che ci ha condotti in una palude putrida e stagnante. La separazione tra Stato e Chiesa promulgata dai nostri padri fondatori s’è persa per strada. E quanti altri Paesi si trovano in situazioni simili? Il mio monito è soprattutto ai governanti: ricominciante di nuovo a governare con la ragione. Non con la religione”.

(12 febbraio 2009)