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Per un’iniziativa unitaria di mobilitazione contro il governo Conte di tutte le sinistre di opposizione

In e-mail l’8 Settembre 2019 dc:

Per un’iniziativa unitaria di mobilitazione contro il governo Conte di tutte le sinistre di opposizione

A: Potere al Popolo, Sinistra Anticapitalista, Lotta Comunista, Partito Comunista, Sinistra Classe Rivoluzione, Partito Comunista Italiano

A: Il sindacato è un’altra cosa-opposizione CGIL, Confederazione Unitaria di Base, Sindacato Generale di Base, Sindacato Intercategoriale Cobas, Unione Sindacale di Base, Confederazione Cobas, Unione Sindacale Italiana

Il governo Conte bis nasce sotto il segno poteri forti, nazionali e internazionali. Un governo salutato dall’entusiasmo della Borsa e del capitale finanziario, e al tempo stesso sostenuto dai principali sindacati, dalla sinistra parlamentare (Sinistra Italiana), e in parte, seppur criticamente, dal PRC. Tutto ciò designa uno scenario politico nuovo.

Il programma reale del governo PD-M5S è il riflesso della sua natura sociale: privilegiamento degli interessi europeisti della grande impresa, concertazione con la burocrazia sindacale, consolidamento dell’asse atlantista in politica estera, sostegno attivo agli interessi specifici dell’imperialismo italiano, innanzitutto in Africa. Le stesse rivendicazioni democratiche dei movimenti di opposizione a Salvini (sociali, antirazzisti, femministi, ambientalisti) sono destinate ad essere cestinate, mentre la compromissione nel governo o attorno al governo della sinistra politica e sindacale (CGIL) lascerà a Salvini il monopolio dell’opposizione e uno spazio obiettivo di rivincita.

Il nostro partito si colloca senza riserve all’opposizione del nuovo governo. Per questo sosterremo ogni iniziativa di lotta del movimento operaio e dei movimenti sociali e democratici, a difesa della loro autonomia, contro ogni logica di subordinazione all’esecutivo. In questo quadro appoggiamo l’azione di sciopero generale promosso da CUB, SGB, SI Cobas, USI per il 25 ottobre, e riteniamo sarebbe importante la massima convergenza unitaria di tutto il sindacalismo di classe attorno a questa iniziativa, contro ogni logica di frammentazione e concorrenza tra sigle.

Più in generale consideriamo importante la più ampia unità d’azione delle sinistre di opposizione sul terreno dell’opposizione al governo. Abbiamo bisogno di costruire una vera unità d’azione dell’opposizione di classe. Per questo proponiamo, in tempi brevi, un incontro nazionale delle sinistre di opposizione che discuta e definisca l’agenda comune delle iniziative di mobilitazione e di lotta contro il governo.

Non si tratta ovviamente di risolvere divergenze di impostazione strategica che hanno una radice nella storia del movimento operaio e che si sono in questi anni consolidate, né dunque si tratta per parte nostra di perseguire aggregazioni politiche confuse basate sulla rimozione di tali divergenze. Rivendichiamo la nostra autonomia quanto rispettiamo l’autonomia altrui. Ciò che proponiamo invece è combinare la massima chiarezza del confronto con la massima unità sul piano dell’azione comune contro il governo e il padronato, facendo dell’opposizione di classe e di massa al governo il terreno centrale di unità d’azione, fuori e contro ogni logica settaria.

Pensiamo che un coordinamento nazionale unitario delle sinistre di opposizione potrebbe rappresentare un punto di riferimento comune per migliaia di militanti e attivisti di diversa collocazione, ed anche un fattore di incoraggiamento e valorizzazione delle loro disponibilità di lotta.

Su questa proposta contatteremo direttamente le vostre organizzazioni per verificare le concrete disponibilità. Per parte nostra siamo naturalmente disponibili a convergere su iniziative da altri proposte che abbiano la stessa logica e finalità unitaria.

Partito Comunista dei Lavoratori
Laicità e Laicismo, Politica e Società

L’unica soluzione sarebbe la rivoluzione ma…

L’unica soluzione sarebbe la rivoluzione ma…

di Jàdawin di Atheia

In Facebook c’è un gruppo che si chiama proprio così: L’unica soluzione è la rivoluzione.

Già.

Sono ovviamente d’accordo ma….sì, c’è almeno una tonnellata di “ma”.

La soluzione, sia chiaro, non riguarda solo la “crisi” attuale, iniziata intorno al 2007, ma il Problema dei Problemi: questa società capitalista, schifosa, brutta, bestiale (con tutto il rispetto per le bestie, che non si meritano tale paragone), ingiusta, crudele, prevaricatrice, settaria, falsamente meritocratica, corrotta, ignobile, ignorante, maschilista, bigotta, falsamente emancipata.

La prima domanda è: quale rivoluzione?

La risposta che dò io, e che dà quel gruppo di Facebook, è rivoluzione comunista.

E qui mezzo pianeta si metterebbe a ridere.

Ma come! Il comunismo è fallito, il Muro è caduto, non ci sono più i comunisti e voi, che volete fare? La rivoluzione comunista?

Certo! Sapendo benissimo che nessuno la farà mai perché nessuno la vuole fare!

La rivoluzione comunista c’è stata nel 1917 in Russia ed è durata si e no fino al 1921, dopodiché ha preso il sopravvento il criminale Stalin e il suo codazzo di burocrati e opportunisti, ed è tutto finito. Tutto quello che è successo dopo nel mondo è una caricatura di comunismo, spesso tragica: il maoismo e il peggio che ne è seguito, i Khmer rossi e Pol Pot, la Corea del Nord, il castrismo, il cosiddetto socialismo reale, lo stesso guevarismo, pur lodevole, ma con le idee un po’ confuse tra slancio terzomondista e latinoamericano e un quasi trotzkismo tardivo. E non parliamo proprio dei partiti comunisti occidentali come quello francese e portoghese, ultrastalinisti, e quello italiano con il tanto osannato Berlinguer e i suoi continui, e perdenti, cambiamenti di strategia e accomodamenti compromissori con i cattolici e il potere. Il risultato sono i D’Alema, i Veltroni, i Bersani, i Vendola…

Detto questo, diciamo anche che i comunisti ci sono ancora, ma sono ancorati a illusioni di coinvolgimento delle masse che, francamente, non si sa se riderne o piangerne l’ingenuità. E, ovviamente, contano meno del due di picche. E metà dei loro “militanti” sono cattolici o stalinisti.

Altre alternative?

C’è il Movimento Cinque Stelle dei cosiddetti “grillini”: alcuni spunti interessanti in un brodo di qualunquismo e l’assenza di critica radicale al capitalismo.

Ci sono i cosiddetti Indignados: forse un po’ meno qualunquisti dei grillini ma, anche qui, senza un reale progetto anticapitalista.

C’è tutta una serie di comitati, sindacati di Base, associazioni: sono troppo divisi, non sono coordinati e non sono anticapitalisti fino in fondo.

C’è l’Italia dei Valori, e forse questi, pur non essendo anticapitalisti nè rivoluzionari, sono i più degni di rispetto e considerazione.

Eppure potrebbe essere il capitalismo stesso a potersi riformare in modo radicale, allargare la ricchezza generale della popolazione (favorendo così il proprio dio Consumo), mantendendo, se pur con dei limiti, la ricchezza dei ricchi, salvando il bilancio dello Stato e sconfiggendo evasori, corrotti, profittatori e speculatori.

Come?

Ecco qualche idea. Ma avverto: sarebbe già una rivoluzione, ci vuole molto coraggio e determinazione, ci sarebbero conflitti con gli altri Paesi e con i poteri forti, ci sarebbero inzialmente molti disoccupati in più, sarebbe necessario un grande lavoro di riconversione, semplificazione (non le buffonate di Calderoli!), razionalizzazione, informatizzazione seria e giusta…

(continua nella pagina apposita “L’unica soluzione…”)