Ateoagnosticismo, Laicità e Laicismo, Politica e Società

Da commistione a simbiosi

In e-mail da Democrazia Atea il 6 Novembre 2017 dc:

Da commistione a simbiosi

Fino al Medioevo la Chiesa, intesa unicamente come organismo religioso, esplicava il suo ruolo di guida per le questioni in materia di fede.

Si occupava delle interpretazioni dei testi religiosi, si occupava dei fedeli e delle regole morali da impartire, in sintesi si occupava della spiritualità.

Nel Medioevo è cominciata la metamorfosi e le questioni terrene, relative alla amministrazione politica, alla legislazione, al governo dei territori, questioni che fino ad allora erano appannaggio dei governi, sono cominciate ad entrare nelle mire della Chiesa che, forte di un patrimonio accumulato soprattutto con lasciti, pretendeva di incarnare anche il potere temporale insieme a quello spirituale.

Il Pontefice pretendeva, dunque, di esercitare sovranità piena con emanazione di leggi civili, con l’amministrazione della giustizia e con la difesa militare.

Lo Stato Pontificio ebbe secoli di dominio politico, condannando le popolazioni sottomesse ad un oscurantismo malvagio.

Le storture potere temporale furono criticate da Dante, da Machiavelli, da Guicciardini, per proseguire fino a Leopardi.

Il 1870 segnò una svolta storica e l’unità d’Italia si completò con la conquista dello Stato Pontificio.

Il potere temporale della Chiesa subì una regressione che durò fino al 1929 ovvero fino a quando il potere dittatoriale fascista cercò la sua legittimazione etica e la Chiesa Cattolica gliela offrì con evidente contropartita.

Il prezzo lo pagò l’Italia con la stipula dei Patti Lateranensi.

Da quel momento prese l’avvio una inesorabile infiltrazione del potere religioso nel potere politico, una costruzione lenta e capillare, compresa da pochi e osteggiata da pochissimi.

Dal 1929 in poi la Chiesa ha ripreso ad amministrare l’Italia, non più in modo diretto, ma usando la mediazione degli uomini dello Stato italiano, fedeli alla Chiesa.

Si mantenne tuttavia, per molti decenni, una parvenza di separazione.

Anche i politici più cattolici, come ad esempio De Gasperi, si posero nel rispetto del principio di laicità e nell’accortezza di mantenere separate le sfere di reciproca competenza.

Per arrivare fino a Rosy Bindi la quale, nel rivendicare il cattolicesimo in politica, si avventurò in diatribe linguistiche (o meglio semantiche) tra laicità e laicismo, utilizzando il secondo termine come se fosse una degenerazione del primo.

L’attacco al principio di laicità, attraverso i distinguo tra laicità e laicismo, fu reso facile perché la finalità evidente era proprio quella di fornire una giustificazione a chi voleva negarlo.

Il principio di laicità, per sua natura, non può avere graduazioni tra laicità e laicismo, o si accetta o si nega.

Tutte le battaglie di laicità vennero tacciate di laicismo, e il giochetto semantico raggiunse il suo obiettivo.

Scuola, lavoro, sanità, migrazione, niente in questi anni è stato lasciato al caso e il potere religioso ha dettato l’agenda politica delle questioni prioritarie per l’Italia.

La commistione tra potere religioso e potere politico si avvia al totalitarismo ideologico, i partiti politici sono arrivati finanche ad invocare il pontefice come loro capo politico.

La commistione oggi è diventata simbiosi sicchè accade che in questo rinnovato Medioevo un parroco, nella tornata amministrativa di questo novembre 2017, si è candidato, mentre il segretario del partito di Governo è andato a fare un comizio in chiesa.

E nessuno sembra comprendere che in tutto questo si è concretizzato un deficit democratico irreversibile.

Democrazia Atea denuncia la grave compromissione democratica sottesa a questi fenomeni, ed avvierà l’iter di richiesta di audizione alla Commissione europea per le libertà civili, posto che il Principio di laicità è il principio fondante delle democrazie europee, e in Italia non sanno più cosa sia.

http://www.democrazia-atea.it

Laicità e Laicismo, Politica e Società, Storia

Siamo certi che nel 1861 si sia realizzata l’unità d’Italia?

In e-mail il 2 Dicembre 2010 dc:

Siamo certi che nel 1861 si sia realizzata l’unità d’Italia?

Prima dell'unità d'Italia

Non voglio essere frainteso e tanto meno ho l’intenzione di modificare la storia, perché la storia rimane tale, casomai la si può interpretare in modi diversi, ma mai cambiare.

Perché dico ciò?  Per il fatto che per quanto attiene l’unità d’Italia ovvero l’affermazione del Risorgimento, ci sono diverse scuole di pensiero, principalmente in riferimento al processo politico istituzionale ed anche geografico della Nazione Italiana.

Ne voglio parlare non solo come italiano, ma anche come romagnolo, perché molti romagnoli sono stati fautori di quel processo di rinnovamento e progresso che ha portato all’unità della Nazione.

Se l’unità d’Italia corrisponde all’unità nazionale allora, la datazione convenzionale del 1861 non è esatta. E’ invece più verosimile la datazione al 1870 che equivale all’episodio di Porta Pia con l’annessione dei restanti territori della chiesa al Regno d’Italia.

Il 1861 segna la proclamazione del Regno d’Italia e non l’Unità, poiché a tal data e dopo l’impresa dei mille del 1860  (vedi cartina n.1)  non erano ancora annessi il Veneto (sotto la dominazione austriaca) ed il Lazio, compresa Roma (sotto lo Stato Pontificio).  Se due territori così importanti dell’Italia, ed addirittura la sua futura capitale, non erano ancora stati inclusi, di che tipo di unità si trattava, se non la sola affermazione del Regno d’Italia?

L'impresa dei MilleSe la risposta di Garibaldi al Re con il famoso“obbedisco”, se la morte dei fratelli Bandiera e se la terza guerra di indipendenza fanno parte del Risorgimento e se il Risorgimento ha portato all’unità d’Italia, allora la data più consona è il 1870.  Con l’armistizio di Cormons del 12 agosto 1866 ed il successivo plebiscito del 22 ottobre, veniva annesso il Veneto e parte del Friuli. Dopo questa data rimanevano ancora fuori dal Regno il Lazio, il Trentino – Alto Adige e la Venezia Giulia, la cui annessione era necessaria per completare il processo di unificazione. Dobbiamo attendere   il 20 settembre 1870  quando i Bersaglieri ed i Carabinieri entrarono a Roma dalla breccia di Porta Pia,  sancendosi poi con il plebiscito del 2 ottobre 1870 l’annessione di Roma al Regno d’Italia con la fine del potere temporale della chiesa sul territorio italiano (Cartina n. 2)

Si potrebbe quindi datare al settembre del 1870 l’Unità d’Italia, ma volendo essere ancor più precisi c’è da dire che il Trentino-Alto Adige, la Venezia Giulia e l’Istria, entreranno a far parte del Regno d’Italia dopo la vittoria della Prima guerra mondiale (1918).

Se dovessi dare un parere proporrei le seguenti ricorrenze con o senza festività: 1861 proclamazione del regno d’Italia (che personalmente non festeggerei), 1870 Unità d’Italia (che personalmente festeggerei), 1918 consolidamento dell’Unità d’Italia (che sto ancora pensando se festeggerei o meno).

Perché fu scelta la data convenzionale del 1861? Stante i tempi, forse la data del 20 settembre 1870 sarebbe stata troppo indigesta per qualcuno e quindi, per non creare dissapori si è preferito il 1861.  Non me lo so spiegare in altro modo se non con un significato diplomatico più che storico.

Ugo Cortesi – Alfonsine (Dicembre 2010)