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La guerra alle donne

La guerra alle donne, di Camilla Baresani, giugno 2012 dc

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Il tabù del controllo demografico induce al delirio

A proposito di un articolo di Adriano Sofri su la Repubblica del 16 Luglio 2009 dc:

Il tabù del controllo demografico

induce al delirio

Adriano Sofri perde un’altra occasione per tacere

Su la Repubblica del 16 luglio 2009 dc (data convenzionale) Adriano Sofri annuncia in prima pagina col titolo “Non è uno scandalo votare contro l’aborto di Stato” ciò che poi spiegherà ulteriormente a pagina 35.

L’autore, condannato per un delitto per il quale tutte le persone dotate di raziocinio hanno avuto modo di essere certe della sua innocenza, in tutti questi anni di produzione giornalistica spesso ha sorpreso per dare l’impressione di volersi pentire di ciò di cui nessuno lo ha mai accusato. Ora sembra che le frequentazioni di intellettuali cattolici e di preti di varia gerarchia lo abbia addirittura portato a plaudire all’iniziativa di tale Giuliano Ferrara che, al contrario, ha meritato e merita ancora perlomeno l’ingiuria aperta, se non qualcosa di più esplicito.

Sofri esordisce dicendo che IL DIRITTO di abortire non può che coincidere col diritto di non abortire, dimostrando così di non essere abbastanza scaltro per non cadere nell’ovvietà. E continua informandoci che ieri la Camera ha votato una mozione presentata da Rocco Buttiglione che “impegna il governo a promuovere… una risoluzione delle Nazioni Unite che condanni l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire”. FAVORENDO politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell’ aborto”. Pd e Idv (con eccezioni singole e prevedibili di cosiddetti teodem) non l’ hanno votata, ritenendo indispensabile che contenesse un richiamo alla necessità di promuovere la contraccezione.

Il nostro si meraviglia che queste due formazioni, giustamente, vogliano bilanciare un intento così moralisticamente ed ambiguamente restrittivo (in cui è evidente la longa manus vaticana) con la necessità della contraccezione, che invece in tutto il mondo e a tutte le latitudini è ferocemente osteggiata dalle varie versioni di quella che, giustamente da alcuni, viene denominata la Menzogna Globale (ovvero tutte le religioni) e dai suoi scherani.

La ragione di tanta perplessità? Il nostro spesso pentito del suo passato si scandalizza che Ci sono interi paesi-continenti in cui l’ aborto serve da strumento di controllo demografico, cioè di riduzione della natalità, e di persecuzione della natalità femminile – in Cina o in Nord-Corea o in alcuni Stati latinoamericani soprattutto per effetto di una legislazione repressiva e spesso violenta, in India soprattutto per effetto di un costume, a sua volta spesso violento; e in tanti altri luoghi. Ora è bene dire a questo riguardo ciò che evidentemente il Sofri ignora o finge di ignorare, ovvero che l’aborto è sì usato come contraccettivo e controllo delle nascite in assenza di una politica contraccettiva che ha un’origine antica ma quasi esclusivamente dovuta all’ignoranza generale, alle pressioni (spesso diktat) delle gerarchie di ogni religione, nessuna esclusa.

Ma si dimentica che in Cina, ben lungi dal glorificare questo Stato che tutti si ostinano a considerare comunista ma che di comunista ha sempre avuto, ed ora meno che mai, assai ben poco, di fronte al più grande problema nazionale mai avuto, ovvero la sovrappopolazione, si è sempre cercato di sensibilizzare la popolazione sull’uso del preservativo (distribuito in tutti i modi ed a tutti gli angoli), a promuoverne l’utilizzazione e facendo di tutto, di fronte al costume nazionale di infischiarsene nella maniera più assoluta, perché il problema della sovrappopolazione diventasse ben presente e urgente. Di fronte a questo allarmante problema il governo cinese è arrivato a stabilire delle norme che, secondo chi scrive più che giustamente, disincentivano anche economicamente la procreazione di più di due figli per coppia.

Il pentito Sofri dimentica che ciò di cui parla, ovvero l’evitare che nascano delle femmine, è un costume antico della società contadina cinese che è causato dal fatto che le famiglie devono provvedere ad una dote per le figlie che si sposano e che, quindi, cercano di averne il meno possibile. Non sa, il pentito Sofri, che i contadini cinesi vanno ben oltre l’aborto e che uccidono i neonati femmine e che il governo cinese lotta da decenni, con scarsi risultati, contro questo orrendo malcostume? Il pentito Sofri parla dell’India. Bene, ma forse non sa che lo stesso problema della sovrappopolazione, altrettanto grave che in Cina, lo Stato indiano ha cercato di affrontarlo con gli stessi mezzi di quello cinese e che, di fronte alla feroce opposizione dei cleri induista, buddista, giainista e mussulmano, nonché, ovviamente, cattolico, ha tentato di percorrere la strada della vasectomia obbligatoria per i maschi con già due figli ma che non vi è riuscito per la pesante ingerenza di cui si è già detto?

Il pentito Sofri accenna anche alla Corea del Nord, i cui problemi sono gli stessi della Cina ma aggravati dalla dissennata politica economica di quel regime di stampo dinastico-feudale con la solita verniciatura di comunismo ortodosso, e ad alcuni Paesi latino-americani, ma su questi ultimi lo scrivente ha dei seri dubbi che soltanto si sia osato porre un freno alla sovrappopolazione da parte di caste politiche pesantemente filo-cattoliche, tanto che quasi non c’è bisogno dei pronunciamenti da parte delle gerarchie cattoliche.

Ma al pentito Sofri questi ragionamenti non fanno neanche il solletico, perché compie poi il suo capolavoro scrivendo che la ribellione a questa violenza è la faccia ammirevole di una campagna contro l’ aborto, come quella che “il Foglio” portò nelle scorse elezioni politiche, confondendo però gravemente l’ aborto forzato, dallo Stato o dalla comunità, in tanta parte del mondo, con la scelta di abortire, e dunque di non abortire, che si vuole garantire in altri Paesi. Quale sarebbe l’aborto forzato di Stato o della comunità di cui parla? Non lo dice, ma dice, difendendo la legge 194, che perseguire penalmente l’ aborto, condannarlo alla clandestinità e all’ infamia,è un delitto contro la persona, e specialmente contro la donna. Ma avere scritto una cosa giusta è troppo per il nostro, che subito dopo torna a delirare affermando che, per la sua alta moralità (evidentemente) è un orribile delitto anche il controllo coercitivo della natalità, col quale lo Stato o la comunità tradizionale pretendono di espropriare e violentare, in nome del “corpo sociale”, le famiglie e le persone, e soprattutto il corpo delle donne. Delitto aggravato dalla strumentalizzazione dell’ allarme che suscita l’ aumento della popolazione umana.

Non c’è niente da fare: l’allarme dell’aumento della popolazione è infondato e serve solo a strumentalizzare, il controllo coercitivo della natalità è addirittura un orribile delitto (apparentando in malafede lo Stato con la comunità tradizionale), ma il pentito Sofri va oltre, e scrive che questo è vero sia quando si sopprima una vita già iniziata (come nell’ aborto indiscriminato o nell’ infanticidio delle figlie femmine) sia quando la tecnologia riproduttiva permetta di predeterminare il sesso del figlio voluto escludendo le femmine. Addirittura parla di “vita già iniziata”, recependo completamente le orrende argomentazioni cattoliche, vi accosta volutamente l’infanticidio delle femmine, senza ovviamente averne analizzato il fenomeno come invece lo scrivente ha cercato di accennare, e accenna alla tecnologia, cattivo demone infingardo, che predetermina il sesso del figlio escludendo le femmine, e qui afferma apoditticamente un fenomeno che da nessuna parte è provato, spiegato e conclamato, se non forse negli ambienti di danarosi borghesi, sui quali evidentemente Sofri è molto ben informato.

Ma non basta, neanche le Nazioni Unite sfuggono alla condanna del nostro, perché troppo spesso le Nazioni Unite hanno ceduto a un feticismo del controllo delle nascite che le ha portate a promuovere o fiancheggiare campagne di sterilizzazione coatta o “compensata”. Sofri dovrebbe spiegarci dove ha appreso queste “campagne” che l’ONU avrebbe promosso o fiancheggiato perché, francamente, non ci risulta: chi le avrebbe votate, dal momento che gli USA e il Vaticano avrebbero certamente usato tutti gli strumenti in loro possesso per fermare tali iniziative, ammesso che qualcuno tra gli Stati membri le abbia pur proposte?

Ed è invece Sofri che specula sulle donne scrivendo che la condanna delle demografie coatte di Stato è conseguente al riconoscimento dell’ autodeterminazione delle singole donne, che è a sua volta l’ essenza più preziosa delle democrazie. Ma che senso ha che poi critichi la mozione approvata al Senato come il sottinteso permanente di certe assolutezze “pro-life”, e bisogna restarne in guardia e che poi critichi come arrogante la ripresa in commissione della legge sul testamento biologico in senso ancora peggiorativo?

È veramente allucinante che poi tutti questi “ragionamenti”, che di razionale e laico, nonché di logico, non hanno un bel nulla, si concludano con l’esortazione perché il mondo laico – credenti e non credenti – avrebbe ogni ragione per farsi protagonista di un impegno internazionale contro la demografia forzata davvero simile a quello contro la pena di morte. Meglio che chiosare parzialità e doppi sensi delle iniziative altrui, e astenersi.

Ecco, appunto, Adriano Sofri, si ribadisce, ha perso veramente un’occasione per astenersi: dal parlare.

Jàdawin di Atheia su http://www.jadawin.info e http://www.resistenzalaica.it

“Religiolus”, un film coraggioso

“Religiolus”, un film coraggioso

USA, 2008. Documentario, titolo originale Religulous, durata 101′, regia di Larry Charles.
Con Bill Maher, Steve Burg, George W. Bush, Kirk Cameron, George Coyne, Tom Cruise.

Film recentissimo (da noi), uscito nelle sale milanesi il 13 Febbraio 2009 dc, ha suscitato vaste polemiche e le reazioni come di consueto fanatiche e censorie dei soliti credini (loro sì, come al solito, intolleranti!) che, addirittura, in alcune località hanno fatto stampare fascette con la scritta “ateo no” e “vergogna” e le hanno attaccate sui manifesti del film.

Ma la censura ha colpito il titolo stesso del film che, originalmente fondeva in un neologismo il termine religious, religioso, con ridiculous, ridicolo….Così ora il titolo è diventato argomento di fraintendimento per i non molto pratici dell’inglese, che lo traducono in religioso non accorgendosi che il termine inglese è comunque errato: testimonio personalmente per avere sentito discussioni e affermazioni del genere ieri, 17 febbraio 2009 dc, prima e dopo la proiezione.

Tra le recensioni del film comparse nei siti on line che si occupano di cinema la più equilibrata e corretta, secondo la mia opinione, è quella di www.filmtv.it :

Bill Maher, autore e presentatore di alcuni talk show “politicamente scorretti” negli Stati Uniti, intervista personaggi di rilievo e credenti comuni sull’esistenza di Dio e sulla reale utilità e importanza delle religioni organizzate mettendo in rilievo, con il suo tipico sarcasmo, gli aspetti più grotteschi e controversi di ogni credenza.

Film geniale, che si scaglia contro falsi miti e fanatismi, dai monoteismi imperanti e imperialisti alle religioni fai da te di sette, Gesù e San Paolo redivivi, rabbini antisemiti. Un doc intelligente, rigoroso e sferzante. In cui si sorride con rabbia, rispetto e incredulità.

Ecco l’articolo e l’intervista su la Repubblica del 12 Febbraio 2009 dc (correzioni e commenti in rosso sono miei):

Intervista a Bill Maher, attore e ideatore del documentario-inchiesta sulle fedi monoteiste
 In sala da domani. “Voglio mostrare la violenza dei fondamentalisti di ogni fede”

“Religiolus” contro tutti i fanatismi
 “Usate la ragione, non la religione”

“Gli attacchi delle chiese? C’è tanta gente che mi ringrazia per quello che dico”
di Silvia Bizio

Los Angeles – “Smettete di credere o ne soffrirete le conseguenze”. Ecco la sintesi di un film-documentario divertente e tosto come Religiolus, che in Italia arriva domani, distribuito in 30 copie dalla Eagle Pictures. Diretto dal regista di Borat, Larry Charles, concepito e interpretato da Bill Maher, noto comico televisivo americano, il film è un’allegra inchiesta tra gli aspetti più controversi, inquietanti e talora ridicoli (da cui il titolo) delle tre religioni monoteiste, cristiana, ebraica e musulmana. L’obbedienza al dogma religioso, il fanatismo sono da anni bersaglio dei talk-show tv di Maher, da Politically Incorrect all’attuale Real time with Bill Maher. “Nel film mi premeva affrontare la demistificazione del tabù religioso – spiega Maher, 52 anni – Parlare di un argomento delicato, per molti addirittura incendiario, facendo al tempo stesso ridere”.

Con Religiolus, Maher conduce lo spettatore dal cuore puritano dell’America “redneck” alla libertaria Amsterdam (turbata oggi da nuovi conflitti etnico-religiosi), dalla Terra Santa al Vaticano, intrattenendo conversazioni, spesso ilari, con seguaci di ogni fede e mettendo in discussione qualsiasi “prova” dell’esistenza di Dio, toccando anche temi come l’omosessualità. “C’è un prete – racconta Maher – che per mezz’ora ha proclamato davanti alla cinepresa l’inesistenza dell’omosessualità e poi confessa la propria tendenza sessuale…”.

Maher, cosa spera di fare con un film come Religiolus?

“Voglio dimostrare che la religione è nociva alla società e potenzialmente in grado distruggere la nostra civiltà. Io spero che questo film possa sortire un effetto pari se non maggiore di quanto abbia avuto sull’ambiente Una verità scomoda di Al Gore. Spero solo che possa stimolare un dibattito civile e ragionevole”.

Nel film lei dichiara esplicitamente che l’Islam è strettamente connesso alla violenza fondamentalista.

“Sì, ma spero che qualcosa possa cambiare in futuro. L’Islam si trova oggi dove il Cristianesimo si trovava nel 1400, quando cominciò gioco forza ad aprirsi e illuminarsi”.

Teme che il film possa renderla bersaglio di attacchi da parte degli integralisti?

“Preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio. Ma non crediate che tutti ce l’abbiano con me: c’è un sacco di gente che mi ringrazia per quello che dico. Basterebbe che gli agnostici (gli atei no?) si organizzassero un po’ meglio, come fanno i religiosi” (Verrebbe da dire parole sante…).

Lei ha realizzato Religiolus prima delle elezioni presidenziali Usa. È cambiato qualcosa?

“Il cambiamento epocale che tutti ci aspettiamo dal presidente Obama deve ancora avvenire. Detto questo, la tematica religiosa e il concetto di fede sono sempre attuali. Il fanatismo dogmatico non è mutato di una virgola da secoli e la tentazione fondamentalista sembra più forte che mai. Per me nessun fondamentalismo è migliore dell’altro: sono tutti aberranti”.

Lei è ateo?

“Preferisco definirmi un realista. Sono figlio di un padre cattolico e di una madre ebrea, ma resto convinto che ai fenomeni della natura ci debba pensare la scienza, non la religione”.

Anche col film lei sembra dire che il fondamentalismo avanza in America e nel mondo. Conferma?

“Certo. Mi fa ancora paura pensare che noi americani siamo stati guidati per otto anni da un presidente anti-intellettuale, anti-scientifico, maniaco di Gesù Cristo, che ci ha condotti in una palude putrida e stagnante. La separazione tra Stato e Chiesa promulgata dai nostri padri fondatori s’è persa per strada. E quanti altri Paesi si trovano in situazioni simili? Il mio monito è soprattutto ai governanti: ricominciante di nuovo a governare con la ragione. Non con la religione”.

(12 febbraio 2009)