Laicità e Laicismo, Politica e Società, Storia

Il falso mito di bergoglio

Da La Bottega del Barbieri dell’11 Maggio 2018 dc:

In 15 per svelare “Il falso mito di Bergoglio”

Recensione di Francesco Troccoli a un importante libro fuori dal coro che vorrebbe il papa “un rivoluzionario”

Un libro sul papa, fuori dal coro. Non un altro colpo di grancassa (nella sempre più stonata e fiacca orchestra mediatica) assestato da vaticanisti amici di Bergoglio o editori cattolici. Non un libro scritto dall’incensatore di turno della presunta e mai agita “svolta” del pontefice in carica rispetto alla storia millenaria della sola monarchia assoluta ancora in vita sul pianeta Terra. E nemmeno un volume suddiviso in capitoli scritti con il proposito di pubblicare un libro. Tanto che gli autori sono ben quindici ed è doveroso ricordarli: Marcelo Figueras, Marco Marzano, Maria Gabriella Gatti, Federico Masini, Gianfranco De Simone, Cecilia M. Calamani, Raffaele Carcano, Adele Orioli, Domenico Fargnoli, Giovanni Del Missier, Giuseppe Benedetti, Elena Basso, Donatella Coccoli, Federico Tulli, Simona Maggiorelli.

«Il falso mito di Bergoglio» è infatti una raccolta di articoli pubblicati dal settimanale Left a partire dal 13 marzo 2013, giorno dell’ascesa del cardinale di Buenos Aires al trono di Pietro, e fino all’inizio del 2018. Un quinquennio dominato dalla narrazione del “Pontefice del cambiamento”, narrazione che solo in queste settimane sta forse giungendo al suo epilogo, anche grazie a inchieste puntuali che questo volume contiene e ai pochi libri coraggiosi dei quali questo volume non tralascia mai di parlare e i cui autori (a differenza per esempio di molti preti pedofili o dei loro insabbiatori) si sono meritati in qualche caso un processo penale in Vaticano. Sono ben 42 i pezzi che in 5 anni la rivista Left ha dedicato a vario titolo al pontefice e alla sua Chiesa, alle sue esternazioni, alle sue contraddizioni, alle conseguenze di decisioni solo apparentemente rivoluzionarie, amplificate da pubblici proclami e mai concretamente attuate.

Quarantadue articoli in cinque anni, fra loro saldati in un compendio come un libro scritto a posteriori forse non avrebbe saputo essere. A conti fatti, la media è di un articolo ogni quaranta giorni che, per chi crede all’utilità della statistica, si può scomporre nel passaggio da un articolo ogni due mesi nei primi quattro anni a quasi uno ogni due settimane a partire da marzo 2017, quando la rivista ha visto un avvicendamento al vertice che ha reso più tangibile le ragioni della sua attuale headline «l’unico giornale di sinistra». Come non essere d’accordo con questa dicitura quando – come osserva Marco Marzano nel pezzo del 14 ottobre 2017 – il quotidiano comunista (così si legge sotto la testata) il Manifesto si mette a distribuire in un volumetto i tre discorsi di un papa ultraconservatore, peronista, nemico acerrimo della marxista “teologia della Liberazione” sin dal principio della proficua carriera ecclesiastica nel proprio Paese natale prima, durante e dopo la dittatura? Contro di lui, che militò nella Guardia De Hierro (la quale nel 1976 propose una laurea honoris causa al genocida ammiraglio Massera) hanno puntato il dito anche le Madres De Plaza De Mayo e Horacio Verbitzky, che Marcelo Figueras nel suo articolo del 15 marzo 2014 definisce «il giornalista più serio e degno di stima in Argentina».

D’altronde, è proprio in Argentina che Bergoglio ha affinato le doti che gli hanno meritato l’intronizzazione. Quando nel 2005 monsignor Baseotto affermò che il ministro argentino pro-aborto avrebbe «meritato una pietra al collo e che fosse buttato in mare» richiamando alla memoria i voli della morte, Bergoglio si trovava ancora nel suo Paese; otto anni dopo, da Papa, fece sua quell’espressione, che doveva quindi averlo colpito, auspicando la stessa fine per gli evasori fiscali e i preti corrotti. La stampa italiana giubilò. Solo un esempio. A un Paese come l’Argentina e all’intero Sud America non si può del resto non rimanere legati: nel luglio 2015, in occasione del viaggio pastorale nel continente, Bergoglio chiese perdono per i crimini ai danni delle popolazioni indigene ma non spese una sola parola per i 102 cappellani militari che collaborarono ai crimini contro l’umanità commessi durante la dittatura nel suo Paese. Pensare che – a dimostrazione che persino nel clero le scelte personali contano – negli stessi anni e nel vicino Cile il vescovo di Santiago ingaggiava contro Pinochet una battaglia personale alla quale la storia tende oggi ad ascrivere il minore numero di desaparecidos in Cile rispetto all’Argentina.

Veniamo all’Italia. L’ingerenza di Bergoglio nella vita sociale e politica italiana, con incommensurabili danni alla laicità delle istituzioni, è stata una costante. Spesso le sentenze più fragorose sono state pronunciate a diecimila metri di quota, in business class (Alitalia, naturalmente). Left, di questa serie, non ha perso una puntata. Dall’attacco all’aborto («ogni bambino non nato ha il volto del Signore»), alla riduzione della scuola a “comunità educante” complementare alla famiglia di cristiana concezione con citazione del discusso don Milani (con tanto di lodi sulle parole del papa, ancora una volta da parte de il Manifesto, e per di più in uno stato di amnesia mass-mediatica collettiva sulla deficitaria o nulla attivazione delle alternative di legge all’ora di religione) e ancora all’invasione dello spazio radio-televisivo che – secondo le varie edizioni del «Rapporto su confessioni religiose e TV» di Critica Liberale – raggiunge punte del 96% con RaiNews al vertice della squalificante classifica sotto la direzione di Monica Maggioni durante il governo Renzi. In barba, naturalmente, all’esposto presentato dall’UAAR all’Agcom già nel 2014 sulla base di simili e precedenti dati.

E ancora l’attacco alla libertà di auto-realizzazione delle donne («siate madri, non zitelle»), alla comunità LGBT con la diffusione dello spettro della “Teoria del gender”, avvolto dal lenzuolo bucato della tolleranza: «Chi siamo noi per giudicare? Dobbiamo accompagnare bene, secondo quello che dice il catechismo». Peccato che quest’ultimo definisca i rapporti omosessuali «contrari alla legge naturale».

Che dire della chiamata planetaria a un immotivato e fallimentare evento giubilare, andato pressoché deserto, per il quale Renzi ha stanziato 159 milioni di euro. O dell’invito (di per sé condivisibilissimo) all’adozione dello “Ius soli” sul territorio della Repubblica ma non certo su quello dello Stato Vaticano e delle sue proprietà extraterritoriali, dove vige il requisito della «residenza stabile»; o degli scandali di matrice finanziaria legati all’irriformabile IOR e al fallimento di istituzioni sanitarie prestigiose come IDI e San Raffaele, o la distrazione dei fondi del Bambin Gesù per l’attico del cardinal Bertone?

Dulcis in fundo, questo libro parla anche del diavolo. Sì, perché secondo il papa – come ci spiega Federico Tulli (il maggior contributore del volume) – Belzebù è il vero responsabile del malaffare dello IOR e dell’Apsa, della pedofilia clericale, del “vatileaks” e delle guerre nel mondo. Bergoglio si dichiara così convinto che Satana esista che nel 2015 ammonisce (e atterrisce) i piccoli catechisti di San Michele Arcangelo: «State attenti, perché l’odio viene dal diavolo». E forse in pochi sanno che è stato sempre lui a firmare il decreto di riconoscimento giuridico dell’AIE, Associazione Internazionale Esorcisti, il 13 giugno 2014. I “professionisti” del demonio sono 400 nel mondo, di cui più della metà nella sola Italia. Ogni anno al Regina Apostolorum di Roma organizzano seminari e corsi di aggiornamento, ai quali partecipano, ahimè, anche magistrati e avvocati. Può così capitare, come è accaduto a Tulli, di sentire («con le mie orecchie» precisa il giornalista quasi sotto shock) professionisti accreditati presso un pubblico foro della Repubblica proporre di far firmare il «consenso informato» ai “posseduti” prima dell’esorcismo, o un magistrato dello Stato Italiano dichiarare di essere «uno strumento della giustizia nella mani di Dio».

Si potrebbe obiettare che ogni papa fa il “Papa”. Il vero problema è l’inerzia, quando non l’apologetica esaltazione, che permea ampi strati della società e dei media di fronte a tutto ciò. Nei suoi articoli, Left non manca di approfondire anche questo aspetto. Il matematico Odifreddi, intervistato nel libro da Simona Maggiorelli, già a novembre 2016 non risparmiava le sue critiche a Scalfari che Bergoglio «lo infila ovunque» (oggi sappiamo che Odifreddi, rimasto coerente con la linea di critica nei confronti del decano del giornalismo italiano, l’ha pagata con l’interruzione della collaborazione con la Repubblica) mentre Donatella Coccoli, a luglio 2017, compila con pazienza il lungo elenco dei cosiddetti “politici di sinistra” che rientrano a vario titolo nel novero degli estimatori del personaggio finora descritto: da Bertinotti al duo del Brancaccio Falcone-Montanari, fino a D’Alema, Bersani e Fassina. Politici di ieri, oggi e domani. Tutti ammaliati dal papa pauperista, «il parroco di campagna» che, ricorda Raffaele Carcano, è andato a trovare Marchionne ed Elkann. Tutti affascinati dalla “dottrina sociale” del pontefice che predica l’equità sociale mentre è a capo di una Chiesa che beneficia nella sola Italia di privilegi fiscali immensi (si pensi all’esenzione IMU per edifici di culto, che spesso tali non sono, e alla redistribuzione dell’otto per mille non assegnato dai contribuenti) e sfrutta il malconcio sistema contributivo italiano per pagare lautissime pensioni ai cappellani militari. Bergoglio, l'(ex?) militante nei gesuiti che – per dirla di nuovo con Odifreddi – sono quelli che «dicono la verità mentendo».

L’attuale pontefice ha dato consistenti e reiterate prove di abilità nell’immenso e tragico capitolo della pedofilia clericale (Tulli ci ha scritto due libri). Si potrebbe affermare che proprio per questo (assieme agli scandali finanziari) fu eletto e che per la stessa ragione il suo predecessore, incapace di fare fronte alle dimensioni globali del fenomeno, abdicò.

Nel 1990 la “Santa Sede” (virgolette mie, Jàdawin di Atheia) ratificò la Convenzione sui diritti dell’infanzia. Secondo l’ONU il Vaticano l’ha ripetutamente e palesemente violata.

Il J’accuse da Ginevra arriva proprio nel 2013 e diventa pubblico a inizio 2014. A centinaia di denunce di stupri pedofili commessi nel mondo da esponenti del clero, come Marcial Maciel Degollado (il fondatore dei Legionari di Cristo, protetto di Giovanni Paolo II, pontefice canonizzato da Bergoglio a tempo di record) non è mai stato dato alcun seguito, e la pratica del trasferimento dei preti da una parrocchia all’altra non solo non ha arginato il fenomeno ma ne ha consentito l’ulteriore diffusione. L’ONU ha richiesto anche che la pedofilia non sia trattata come un crimine contro la morale ma contro la persona (e di riflesso di non considerare più le vittime come correi dei loro carnefici, il che può comportare un’aberrante manipolazione delle verità processuali). Per tutta risposta, durante il regno di Bergoglio, un altro amico del “Santo” Giovanni Paolo II, ovvero Iozef Wesolowski, arrestato nel 2014 per pedofilia, muore da uomo libero il 27 agosto del 2015. Tommaso Dell’Era, intervistato poco dopo da Tulli, dichiara che la strategia vaticana è spesso allungare i tempi e lasciar morire i colpevoli, ormai anziani, di morte naturale. Il funerale del polacco viene concelebrato da 20 alte autorità ecclesiastiche fra cui l’elemosiniere di Bergoglio.

Con la pubblicazione dei libri Avarizia di Emiliano Fittipaldi e Via Crucis di Gianluigi Nuzzi continuano a emergere dettagli su quel sistema di potere. In un’intervista a Tulli, Nuzzi afferma che «in Vaticano arrestano di più le persone ritenute fonti che i pedofili». I due giornalisti rischiano 8 anni di carcere in Vaticano per aver pubblicato notizie vere, sul modello dell’inchiesta dei colleghi del team Spotlight di The Boston Globe nel 2002 (che invece a loro fruttò un premio Pulitzer). Se Bergoglio ha creato la «Pontificia commissione per la protezione dei minori» (che ha però solo funzione consultiva) è evidente l’inconsistenza della sua azione. Il membro laico Peter Saunders, accusatore del cardinale George Pell – ovvero l’insabbiatore seriale di almeno 280 casi in Australia sin dal 1996 – viene espulso e dichiara alla BBC che «il papa non ha fatto nulla per mettere fine agli abusi sui bambini». A maggio 2017 (riferisce Cecilia Calamani) dalla commissione se ne va di sua iniziativa un altro membro laico, Marie Collins. Il motivo? «La curia non collabora» .

Ma c’è di più, racconta di nuovo Tulli a giugno 2017: se Bergoglio nel 2015 aveva annunciato la creazione di un nuovo «Tribunale apostolico» con la stampa italiana che celebrava e diffondeva il proclama, a marzo 2017 il prefetto Muller precisa che «era solo un progetto». Eco mediatica della precisazione? Nessuna. La “tolleranza zero” tanto sbandierata da Bergoglio si dimostra priva di qualsiasi riscontro. Per l’ennesima volta.

Nel frattempo il sondaggio di «Rete L’Abuso» dimostra che la pubblica opinione ritiene le misure prese del tutto insufficienti e invoca la rimozione della prescrizione per questi reati.

Perché – è bene precisarlo – nemmeno Bergoglio, in linea con i predecessori, ha mosso un dito perché i clericali collaborino con la giustizia italiana, la quale ha invece l’obbligo di informare la Curia delle proprie indagini. Il sistema perfetto. Quando, ad agosto, Pell va a processo per pedofilia, sceglie come difensore un avvocato noto per aver rappresentato un capo della mafia australiana e un cadetto diciannovenne stragista. Lo stesso Pell che – val la pena ricordare – Bergoglio ha voluto sempre accanto a sé ai vertici della gerarchia di governo. A novembre 2017, con l’uscita di Peccato originale di Nuzzi, la pedofilia arriva a lambire le stanze del papa a Santa Marta, ovvero il Preseminario San Pio X (in quel Palazzo San Carlo che ospitava l’attico di Bertone): diversi minorenni sono stati violentati anche durante l’attuale pontificato, e un ex seminarista racconta tutto al vescovo Angelo Comastri.

La denuncia cade nel vuoto e due giorni dopo l’uscita del libro di Nuzzi il portavoce della Santa Sede smentisce con un tweet che il papa sapesse qualcosa della vicenda, nonostante un altro testimone sostenga di aver scritto una denuncia indirizzandola a Bergoglio in persona già a maggio dello stesso anno. In tema di pedofilia clericale, il 2017 si chiude con la mancata risposta del Vaticano all’ONU, che aveva richiesto entro il 1 settembre un aggiornamento sulle misure prese. Il libro di cui stiamo parlando non ci arriva cronologicamente ma oggi sappiamo che a febbraio 2018 la Rete L’Abuso ha trasmesso una diffida per condotte omissive al Consiglio dei Ministri, al Comitato Onu per i diritti del fanciullo e ad altre entità.

Se già da quanto fin qui esposto è innegabile il lavoro certosino svolto da Left in questi anni, bisogna concludere con una ulteriore nota di merito nei confronti di un giornalismo che non si è mai fermato alla cronaca ma ha sistematicamente cercato, com’è costume del settimanale, di approfondire scientificamente le cause dei fenomeni descritti, avvalendosi della consulenza degli esperti. Preziosi sono in tal senso i contributi degli psichiatri e in generale dei clinici, come Domenico Fargnoli, Giovanni Del Missier, Maria Gabriella Gatti, Gianfranco De Simone. Ricercatori che si spingono nell’analisi culturale, filosofica e clinica delle dinamiche collettive e individuali che sottendono il fatto di cronaca. Con risultati spesso sorprendenti, come nel caso della riflessione di De Simone sull’insospettabile e nefasta alleanza culturale fra religione cattolica e razionalismo, o il suo nesso fra l’ormai celebre e drammatica affermazione bergogliana «i bambini battezzati non sono la stessa cosa di quelli battezzati» e la concezione filosofica heideggeriana del “Dasein”, e ancora l’attenta analisi di Giovanni Del Missier sulle cause di patologia mentale grave che è presente negli stupratori di bambini, o il resoconto ben più che aneddotico da parte di Domenico Fargnoli sull’esperienza personale di Bergoglio, che a settembre 2017 dichiarò pubblicamente di essersi sottoposto a un percorso di psicoanalisi nel 1978-1979, ovvero gli anni in cui la psichiatria argentina fondò e propagò l’assioma dell’equivalenza fra malattia mentale e sovversione al potere, e infine l’illuminante spiegazione della neonatologa Maria Gabriella Gatti sulla dinamica dell’evoluzione fetale e della nascita alla luce della teoria di Massimo Fagioli, grazie a cui si pone una separazione netta fra biologia embrionale e fetale da una parte e vita neonatale dall’altra, assolvendo con formula piena le donne che, costrette ad abortire, non compiono alcun delitto.

«Il falso mito di Bergoglio» contiene tutto questo e molto altro. Un libro che raccoglie l’eredità di cinque anni di giornalismo sulla Chiesa Cattolica e sul suo massimo esponente. Left – «l’unico giornale di sinistra» – sembra davvero aver pubblicato «l’unico libro che dice la verità su Bergoglio».

«Il falso mito di Bergoglio»

EditorialeNovanta Srl

ISBN 9788894977042

224 pagine per 19,70 euro

Per acquisto: QUI

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UAAR, Circolo di Milano: manca la correttezza

UAAR, Circolo di Milano: manca la correttezza

di Jàdawin di Atheia, 7 Gennaio 2016 dc (aggiornato e modificato il 17 Maggio 2016 dc)

Alla fine del 2014 dc mi scrisse Luca Immordino di Palermo, che aveva visto questo blog, parlandomi di un libro che aveva scritto e proponendomi delle serate di presentazione.

Gli risposi che questo è un blog individuale e che non sono in grado di organizzare serate, ma che ne avrei parlato al Circolo Culturale Giordano Bruno di Milano, di cui sono socio dal 1995 dc e di cui curo posta elettronica e blog.

Il libro piacque e, a chiusura del ciclo di incontri marzo-giugno 2015 dc, il 14 Giugno fu presentato “Storia del sentimento religioso. Nascita, sviluppo e tramonto delle religioni”, edito da Cavinato Editore International, con la consueta relazione introduttiva del responsabile del Circolo, Pierino Marazzani, e l’intervento di Renato Pomari, ex-insegnante di religione.

L’autore, successivamente, propose l’iniziativa anche al Circolo di Milano dell’UAAR-Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, inviando copia cartacea ed e-book del libro. Circa sei mesi fa la coordinatrice del Circolo Valeria Rosini, che aveva affidato la lettura e la valutazione del libro ad uno dei soci, aveva confermato l’effettuazione della serata per il 23 Novembre 2015 dc.

Pochi giorni prima, in una conversazione telefonica, la coordinatrice aveva riferito che la presenza dei partecipanti ai loro eventi era mediamente di 300 e più persone e così sarebbe avvenuto pure per quella serata. Strano, perchè ho visto la “sede” del Circolo UAAR di Milano in via Porpora 45 a Milano, è uno scantinato e vi posso assicurare che, anche ammassate, è difficile che possano starci più di venti persone. A meno che ci si riferisse anche ad altre sedi ospitanti, non del Circolo di Milano.

In quella conversazione Luca Immordino riferì della serata al “Giordano Bruno” e la signora Rosini affermò, più o meno testualmente, “quelli sono quattro gatti che al massimo portano non più di dieci persone ai loro eventi”.

Pochi giorni più tardi, a cinque giorni dall’evento, la Rosini telefonò a Luca Immordino comunicando l’annullamento della presentazione perché il suo libro non era più gradito, motivando il fatto che non se ne riteneva il contenuto degno di una presentazione da parte dell’UAAR. Causa di un così repentino cambio di valutazione sarebbero state le imperfezioni grammaticali, le parti del libro scritte in modo non connesso tra loro, senza riferimenti bibliografici, con errori grossolani sulle teorie espresse e che denoterebbero disattenzione ed un lavoro frettoloso.

Luca Immordino non ha potuto annullare il volo aereo per Milano prenotato da tempo e recuperare così il denaro sborsato né organizzare per tempo una presentazione alternativa: entrambi siamo concordi  nel considerare tale comportamento privo di professionalità, correttezza e rispetto nei riguardi di tutte le persone coinvolte, al di là delle presunte carenze dell’opera, che non giustificherebbero comunque tutto ciò. Il Circolo UAAR di Milano ha avuto diversi mesi per valutare l’opera, e quanto è avvenuto non è assolutamente ammissibile.

Per parte mia vorrei solo ricordare alla signora Rosini, che al nostro Circolo ha affermato che “loro” (presumo gli atei e gli agnostici dell’UAAR) non sono contro le religioni, che noi “quattro gatti” del Circolo, anche con scarso pubblico a seguirci, siamo coerenti con quanto affermiamo e, facendo nostre le parole di Christoper Hitchens, affermiamo con orgoglio che siamo atei. Non siamo neutrali rispetto alla religione, le siamo ostili. Pensiamo che essa sia un male, non solo una falsità. E non ci riferiamo solo alla religione organizzata, ma al pensiero religioso in sè e per sè.

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L’ateoterapia

Dal sito dell’UAAR www.uaar.it 15 Ottobre 2011 dc

L’ateoterapia

di Cathia Vigato

Mi frulla da qualche giorno un’atea idea. Non è certo tutta  farina del mio sacco ma il frutto delle riflessioni su quanto ho appreso in questi “spericolati” anni di associazione nell’UAAR,  presso il circolo di Venezia. Relazioni, conferenze, libri e letture, confronti con gli altri (atei-agnostici e non), il sito UAAR nazionale con le splendide pagine dedicate alle atee citazioni (che uso spesso come incipit per le news locali), la nostra rivista. In tanti dicono che la credenza darebbe una marcia in più, che sarebbe insomma un bell’aiuto per affrontare il mondo con tutte le sue realistiche sofferenze terrene: io non sono d’accordo. Secondo me la credenza, in special modo quella relativa ai monoteismi, abbruttisce notevolmente l’uomo e la donna, per dirla con i termini marxiani, li aliena e li mercifica rendendoli soggetti succubi di altrui e superiori volontà.

Anche la meditazione, presentata come panacea per la pace interiore, guarigioni e quant’altro, mi pare dovrebbe lasciare piuttosto spazio alla riflessione che non “stacca” dalla realtà ma è in grado comunque di far spaziare e rilassare la nostra mente. Per non parlare poi del senso del peccato, delle regole imposte senza alcun fondamento né morale, né etico, come il digiuno, la messa alla domenica, i riti, la verginità, l’astinenza, ecc. E i preti, potrebbero argomentare alcuni, non fanno forse del bene e non sorreggono le persone nei momenti critici con la loro funzione sociale?

Mah, rispondo io, è oggettivamente vero che attualmente i preti e la chiesa organizzano e gestiscono molte attività quali le mense per i poveri, la ricreazione giovanile, le cerimonie per i defunti  e molto altro. Nel mio paese, ad esempio, è indubbio che la parrocchia si è appropriata di un ruolo centrale ed importante accogliendo nelle sue attività disabili fisici e mentali, persone ai margini della società, anziani soli, vedove in difficoltà.

Però tutte queste cose belle e “benefiche” potrebbe farle, se non lo Stato o i Comuni, qualche associazione non religiosa: con la stessa qualità e forse con più passione e cura, se solo avesse a disposizione i fondi pubblici erogati alla Chiesa. La secolarizzazione in atto ci regala qualche esempio: le scuole materne non sono più esclusivo appannaggio delle suore, il numero di matrimoni laici è in continua ascesa, alcune associazioni no-profit per il supporto ai disabili e ai malati non hanno alcun riferimento alla religiosità. Infine, per ciò che riguarda il concetto di “comunità”, che le parrocchie sembrano incarnare, penso che la stessa funzione potrebbe essere svolta dai quartieri attrezzati con le sale laiche autogestite dai cittadini e un po’ di denaro pubblico da sottrarre ai soliti noti (vedi il Concordato).

Ma la cosa che mi preme affrontare è proprio la serenità delle persone in generale e dei singoli in particolare. Una vita ed un’educazione scevra da religiosità è, per conto mio, molto più felice. Il cielo diventa azzurro e leggero, non pesa più come prima con quell’occhio indagatore sempre pronto a criticare e a condannare. La terra si colora di verdi germogli e non è più sinonimo di polvere e di morte. L’aria si fa tersa, da respirare appieno, fin dentro la pancia vicino al sesso, dove non c’è alcun demone. L’acqua diviene luogo per tuffi di poesia. La responsabilità, l’etica, la giustizia sono nostri frutti – anche la mela – e sta a noi farli crescere bene. Il male, le sofferenze nel mondo sono da affrontare con le nostre forze e non con le preghiere. Insomma, ecco l’atea idea per chi ha avuto la pazienza di seguirmi fin qui con queste righe scontate: “l’ateoterapia”. L’ateismo e l’agnosticismo come terapia per tutte le persone un po’ instabili, infelici, depresse, bisognose di un poco di aiuto. L’ateoterapia, dove non si prescrivono farmaci magici e “non si manda nessuno all’inferno”, dove si parla, ci si confronta, per vivere, tutti, un po’ meglio senza questa “benedetta” religione che ci ammorba il pensiero e la vita.

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Non credono però apprezzano la spiritualità…

18 Gennaio 2011 dc:

Non credono però apprezzano la spiritualità…

di Jàdawin di Atheia

Mi è arrivata la newsletter di Noncredo, rivista edita dalla Fondazione Religionsfree, Fondazione culturale per la NonCredenza. Entro nella rivista, Anno II Numero 8  novembre/dicembre 2010, leggo quà e là e mi imbatto, a pagina 4, in una lettera e relativa risposta:

Noncredenza e spiritualità

Sono una persona con un forte senso del sacro e con un approccio alla realtà che ha molti elementi religiosi, sono però refrattario a qualsiasi tipo di fede e provo un vero e proprio disgusto verso la gerarchia cattolica. Trovo la vosgtra rivista molto interessante e soprattutto aperta e non dogmatica (il dogmatismo purtroppo è un errore in cui troppi atei cadono), insomma la rivista giusta per chi, come me, si definisce non credente ma mantiene una tensione verso la spiritualità.

Sandro Del Duca

Complimenti, lei appartiene ai migliori non credenti: quelli che sanno avvertire la categoria della spiritualità, non essere “contro” alcuno, percepire la “religiosità”, cioè il “mistero”, nella realtà che ci circonda senza cadere nella sudditanza autoescludente di una fede, e poi opera la ricerca di senso dentro di sé. Ho motivo di ritenere che lei sarebbe piaciuto anche a Siddharta il Buddha.

Bene, il signor Del Duca non trova contraddizione tra non credenza e spiritualità e trova molti atei, come sarei senz’altro io stesso, dogmatici. E’ un problema suo, se è un problema. Quello che mi lascia, ancora una volta leggendo questa rivista, spiacevolmente impressionato è la risposta di questi ateo-agnostici che si vergognano di questo termine e forse a ragione (perché non lo sono veramente?).

Loro sanno avvertire la categoria della spiritualità (io non l’avverto proprio, quindi non so), non sono contro alcuno (io invece eccome se sono contro, ah che spregevole soggetto!), percepiscono la religiosità nella realtà che ci circonda e ci spiegano anche cos’è, è il mistero (io invece so benissimo cos’è il mistero, ci ragiono per quanto possibile ma ho sempre resistito a trovarvi alcunché di trascendentale, mistico o vagamente religioso…beh, certamente non sono così sensibile come altri…) e, loro sì che sono bravi, operano la ricerca dentro di sé. Certo, io e gli altri atei come me siamo così superficiali da cercare solo in Google….

Del resto di che mi stupisco? I loro articoli ed editoriali sono pieni di parole ed espressioni come anima, spirituale e spiritualità, Etica pura della spiritualità, “…Religions-Free, ove il free, come in sugar-free o care-free, sta per “senza” (mai “contro”) le religioni”.

Ecco perché la moderata, distinta, seria, non chiassosa Fondazione ReligionsFree e la moderata, distinta, seria, non chiassosa UAAR si piacciono così tanto…..

Non voglio diminuire i meriti che entrambe le organizzazioni hanno (tant’è che, deluso e non più militante, sono ancora socio della seconda), ma io da certe mozzarelle non mi sento rappresentato (come la prima ambisce e la seconda dà per scontato). Preferisco Axteismo!

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Porta Pia: parla solo il Vaticano

20 settembre 2010 – Comunicazione a soci e socie UAAR

Nell’informare sugli avvilenti fatti accaduti stamane a Porta Pia, invitiamo tutti i soci a diffondere il seguente comunicato stampa e il relativo link.

http://www.uaar.it/news/2010/09/20/porta-pia-parla-solo-vaticano-gli-atei-vengono-bloccati-dalla-digos/

Comunicato stampa UAAR

Porta Pia: parla solo il Vaticano e gli atei vengono bloccati dalla Digos

Trattenuti dalla Digos, schedati e allontanati. La delegazione Uaar che stamani si è presentata alle celebrazioni per la breccia di Porta Pia è stata bloccata dalla Digos, che ha requisito i documenti di tutti e li ha restituiti solo alla fine della manifestazione. «Avevamo solo le nostre bandiere – racconta Raffaele Càrcano, segretario nazionale della Uaar – su cui è scritto soltanto il nostro nome, non avevamo cartelloni né avevamo intenzione di gridare mezzo slogan». Intanto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si limitava alla deposizione di una corona di fiori, mentre il cardinal Tarcisio Bertone pregava per i caduti di entrambe le parti. «Credo che, di fronte all’eliminazione di ogni forma possibile di dissenso e al completo abbandono dei principi costituzionali da parte delle autorità italiane presenti, – conclude Càrcano – si possa parlare tranquillamente di negazione del pluralismo e di fuoriuscita dalla democrazia con il solenne avallo del nostro presidente della Repubblica».

Ateoagnosticismo

I “laici” dell’UAAR ammirano la religione…

30 aprile 2010 dc

I “laici” dell’UAAR ammirano la religione…

Da qualche mese mi porto nello zainetto, con cui vado al lavoro, il numero 6/2009 de l’Ateo, il bimestrale dell’Uaar-Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti: c’è un articolo che in un passaggio mi lascia non più perplesso, ma esterrefatto. Ora finalmente ne vorrei scrivere un poco.

A pagina 8 c’è l’articolo di Raffaele Piccoli dal titolo La scuola-parrocchia dei “cattotalebani”.

Niente da dire sull’articolo: è ottimo e lo condivido quasi totalmente.

Perché “quasi”? E’ presto detto: più o meno a metà articolo l’autore scrive

(la Gelmini) Non capisce che ciò che i laici contestano non è la religione in sé, che è una delle espressioni più nobili dello spirito umano, ma il fatto che…

Ora, è vero che nella rivista è scritto che riguardo agli articoli pubblicati l’Ateo declina ogni responsabilità che è solo dei singoli autori, ma allora dobbiamo capire: a nome di chi scrive Raffaele Piccoli? Non certo solo a proprio nome, perché dice cosa contestano i laici. E chi sono questi laici? Non certo TUTTI i laici, dal momento che l’affermazione sulla religione in sé sembra proprio provenire da una parte di questi, che addirittura considerano la religione una delle espressioni più nobili…di cosa? Ma qui si rincara la dose! Dello SPIRITO UMANO! E si usa, ancora una volta tra chi dovrebbe essere ateo o agnostico, il termine “spirito”, che fa il paio con “spiritualità”, intendendo “intelletto” e “intelligenza”, mentre sarebbe invece ora, seguendo Max Stirner, di fafre piazza pulita di questi termini e concetti irrazionali, immateriali ed ambigui.

Quindi ci si aspetta che qualcun altro ci dica se si sente rappresentato più o meno da ciò che scrive l’autore dell’articolo, pubblicato sull’organo di stampa dell’unione dei atei e degli agnostici, e anche razionalisti!

Per quanto mi riguarda sono ateo e guai a chi mi chiami laico, sono contro la religione IN SE’, come scrive Christopher Hitchens:

sono un ateo. Non sono neutrale rispetto alla religione, le sono ostile. Penso che essa sia un male, non solo una falsità. E non mi riferisco solo alla religione organizzata, ma alla fede religiosa in sé e per sé.

Jàdawin di Atheia

Ateoagnosticismo, Politica e Società

Bus atei a Genova…come volevasi dimostrare…

Bus atei a Genova…come volevasi dimostrare…

13 Gennaio 2009 dc, da Libero www.libero.it (in rosso i miei commenti e le correzioni):

Bus atei a Genova

“Dio non esiste”. Dopo Londra, Washington e Barcellona anche nella città ligure due mezzi di trasporto pubblico diffonderanno il messaggio lanciato dall’Unione atei. Come se fosse un detersivo. Ti sembra corretto? Non si tratta di un detersivo, ovviamente, come gli sciocchi giornalisti vogliono insinuare, e la risposta è, sembra ombra di dubbio, SÍ

Bus atei a Genova-Fotomontaggio

Atei di tutto il mondo, unitevi. Nell’era della velocità, del just in time, anche l’ateismo sente il fiato della modernità. Dopo la Spagna, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e l’Australia sbarcano a Genova i “bus atei”. L’affondo sembra indirizzato proprio al cardinale Bagnasco, capo dei vescovi italiani, la cui sede è, guarda caso, proprio Genova. «La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno» è la scritta che si potrà leggere sulla parte posteriore di due bus che dal 4 febbraio gireranno nel capoluogo ligure.

L’insolita iniziativa è firmata Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaas) (riescono pure a sbagliare una sigla così facile). Ora l’ateismo si “diffonde” come un qualsiasi messaggio pubblicitario. «La campagna è una specie di sfida atea in casa di Bagnasco – ha dichiarato Raffaele Carcano, segretario generale Uaar -. Dopo le polemiche sul gay pride di Genova, reo di essere stato fissato per il 13 giugno, giorno del Corpus Domini, e dopo le parole di Bagnasco per ostacolare lo svolgimento della manifestazione, dopo le frequenti uscite del cardinale in materia di scienza, diritti, riproduzione, l`Uaar ha deciso di riprendersi un po` di par condicio. E di fare pubblicità all`incredulità».

Intervistato sull’iniziativa il sacerdote don Andrea Gallo ha commentato che “è interessante, stimola altri a meditare, a riflettere e a rispondere senza offese o insulti. A chi la propone risponderei così: Dio esiste, ma non sei tu. Rilassati, cerchiamolo insieme tra gli ultimi, lo dico anche a me stesso”.

Proprio ieri è partita a Barcellona la campagna del “bus ateo”, che dopo la Gran Bretagna arriva anche in Spagna. I bus delle due linee metropolitane della capitale catalana, 14 e 41, recheranno cartelloni con la scritta “Probabilmente Dio non esiste. Smettila di preoccuparti e goditi la vita”. L’iniziativa, già annunciata la scorsa settimana, dovrebbe giungere presto anche a Madrid ed è finanziata dall’Unione degli atei e liberi pensatori della Catalogna, che ha già raccolto 15.550 euro per questa campagna. La curiosa iniziativa non mancherà di accendere discussioni e dibattiti.

Un modo giusto di difendere le proprie idee o una carnevalata mediatica? Che sia una guerra persa quella intrapresa dagli atei se l’uomo più potente del pianeta, il nuovo presidente degli Stati Uniti Barack Obama invocherà il nome di Dio durante il giuramento del 20 gennaio? Non necessariamente. Alcuni gruppi di atei hanno intentato un’azione legale presso un tribunale federale per bloccare qualsiasi riferimento alla fede durante le cerimonie inaugurali. Tu, che ne dici? (Non perdete tempo nel leggere i commenti inseriti nel sito: per la maggior parte non ne vale, come al solito, la pena…)

Siccome però siamo un Paese del cazzo, andiamo a vedere come è proseguita la vicenda:

15 Gennaio 2009 dc, da http://www.repubblica.it

Genova, la discussione teologica divide le sigle sindacali dell’azienda di trasporto pubblico
Polemica a distanza tra il sindaco Vincenzi e il presidente dei senatori di An Gasparri

Ateo-bus, la rivolta degli autisti

“No alla scritta, obiezione di guida”

di Donatella Alfonso

GENOVA – Contro “l’ateobus” arrivano gli obiettori di guida, pardon di coscienza. Il sindacato confederale Faisa-Cisal, che conta 900 iscritti tra i 1700 autisti dell’Amt, l’azienda di trasporto pubblico di Genova, è pronto a sostenere i lavoratori che, facendo riferimento alle proprie convinzioni religiose e di coscienza, rifiutassero di mettersi alla guida dei due bus che, almeno nelle intenzioni dell’Uaar, l’unione degli atei, agnostici e razionalisti, dovrebbero percorrere le strade di Genova dal 4 febbraio e per un mese intero, portando sulle fiancate lo slogan “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”.

“Alcuni colleghi hanno espresso dei dubbi, ma come sindacato ci sembra fuori luogo una scritta del genere, che tocca le coscienze non solo dei cattolici. Perciò se qualcuno si rifiuterà di salire su questo bus, noi lo appoggeremo” spiega Mauro Nolaschi, segretario ligure della Faisa.  Io che sono anti-milanista mi aspetto altrettanta solidarietà alla mia decisione di non salire sui treni della metropolitana milanese interamente dedicati al Milan! Decisione a cui mi attengo di fatto quando viaggio da solo….

La discussione teologica divide le sigle sindacali in maniera bipartisan: non solo la Cgil, ma anche l’Ugl, alzano le spalle. “Ci sono problemi concreti dei lavoratori e del mondo, di cui occuparsi” ribatte gelido Guido Fassio della Filt Cgil (bravo compagno!, complimenti!), mentre Serafino Carloni dell’Ugl la butta sul pragmatico: la pubblicità porta soldi all’azienda, e questo servirà anche al personale (e questo almeno è pragmatico, e se ne infischia di altri aspetti).

Bruno Sessarego, presidente di Amt, obietta: “Nei regolamenti aziendali non c’è traccia dell’obiezione di coscienza. Potremo riformularli, ma per il momento non abbiamo preso alcuna decisione. Aspettiamo anche che la concessionaria di pubblicità veda i bozzetti della campagna, lunedì prossimo: saranno loro, in base al codice di autodisciplina pubblicitaria, a dire se sia accettabile o meno”.

Dal canto suo Marta Vincenzi, sindaco a capo di una coalizione di centrosinistra, conferma: nessuna censura. “La linea del Comune di Genova è difendere democrazia e laicità in una città con una forte presenza della Chiesa e di personalità intelligenti come il cardinale Bagnasco; non il laicismo (oh, brava, finalmente ti sei scoperta!). La pubblicità degli atei è senza dubbio una provocazione, ma non è riferita a nessuna religione particolare, né Cristo, né Buddha, né Allah. Perciò è importante difendere la libertà di espressione (e qui un colpo al cerchio ed uno alla botte…ma senza imporsi e lasciando decidere alla concessionaria di pubblicità, praticamente lavandosene le mani); noi lo facciamo ospitando il Papa e dicendo sì anche al Gay Pride come alla costruzione della moschea”.

E a Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di An che l’aveva attaccata, ribatte: “Regalerei volentieri a Gasparri una piccola biblioteca sulla filosofia di base, mentre il regalo più grande che può farmi lui è non intervenire nella vita sociale di Genova. Non spetta a me dire sì o no ai bus con la pubblicità degli atei, ma neppure censurare chi non offende nessuno”.

Dura replica di Gasparri, che forse teme un “lancio” di libri filosofici: “Non accetto le minacce della Vincenzi e le comunico che presto mi recherò a Genova per esprimere l’indignazione della gran parte degli italiani per questa pessima iniziativa che lei cerca di difendere con argomentazioni pseudo filosofiche scadenti come la sue persona” (il fascista arrogante di sempre, offensivo e volgare, si svela ad ogni occasione). E mentre tace ancora il cardinale Bagnasco in pellegrinaggio a Fatima, il segretario generale dell’Uaar Raffaele Carcano gongola. “Abbiamo raggiunto quasi 8000 euro di donazioni, il costo della campagna; pensiamo di estenderla. Se verrà bloccata, ci dovranno spiegare perché si può dire che Dio esiste e non il contrario…”.(Non te lo spiegano, caro Carcano, usano altre argomentazioni…..)

Ed ecco come è andata a finire, solamente due giorni dopo:

17 Gennaio 2009 dc da http://www.repubblica.it

Stop agli ateo-bus Slogan offensivi esulta la Chiesa

GENOVA – L’ Ateo-bus resta in rimessa: la concessionaria di pubblicità accoglie il pressante invito della Curia e per le strade di Genova non viaggeranno mezzi pubblici “provocatori”. Ecco un altro esempio di servilismo ed opportunismo vergognosi. Nello stesso giorno l’amministrazione comunale della città decide di concedere la sponsorizzazione al Gay Pride nazionale anche se chiede agli organizzatori di spostare la data, già fissata in coincidenza del Corpus Domini. E, tra le motivazioni, il sindaco Marta Vincenzi spara una carta a sorpresa: «Non vorremmo dover imporre ai gay cattolici una scelta dirompente tra il Pride e la processione».

Giornata campale, tra sesso e fede, per il capoluogo ligure. Al mattino è Fabrizio Du Chene, amministratore delegato della IGP, concessionaria della pubblicità sui mezzi pubblici genovesi (e su quelli di tutta Italia) a chiudere il primo capitolo, quello degli ateo-bus (“La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”): «Ci sono due articoli del codice di autodisciplina che rendono impossibile la campagna: l’articolo 10 – la pubblicità non deve essere offensiva E non lo è affatto!– e l’ articolo 46 – le campagne sociali non devono ledere gli interessi di alcuno Dimostrateci, imbecilli, in che modo vengono lesi gli interessi della Chiesa e dei cattolici!. Non si tratta di seguire, o meno, le indicazioni della Chiesa ma no, figuriamoci, e chi lo ha mai pensato!: noi ci muoviamo autonomamente e applichiamo sempre il nostro codice. Succede per la pornografia, succede anche in questo caso. E poi, francamente, mi pare che l’ Unione atei abbia raggiunto il suo obiettivo. E senza spendere un euro».

È un no definitivo? «La decisione è questa – risponde l’ Igp – e costituisce anche un precedente: noi operiamo in tutta Italia, siamo soliti darci delle regole e rispettarle». Tace il presidente della Cei (e arcivescovo di Genova) Angelo Bagnasco – in viaggio da Fatima – ma gongola monsignor Marco Granara, rettore del Santuario della Guardia: «Una minoranza di quaranta persone ha tenuto sveglia l’ intera nazione su un tema che, in fondo, non è loro» Si dimentica, il subumano, che secondo le stesse statistiche della Chiesa Cattolica gli ateoagnostici in Italia sono calcolati dai 9 ai 14 milioni: saranno 40 gli attivisti dell’UAAR di Genova, ma rappresentano idealmente tutti gli atei-agnostici, anche quelli silenziosi ed indifferenti. L’ Uaar, attraverso il suo segretario generale, Raffaele Carcano, ribatte: «Biancheria intima e villaggi vacanze sì, ma guai a chiedere uno spazio pubblicitario per dire che Dio non esiste. In questo Paese non c’è spazio per dichiararsi atei, pena la censura». Qualcosa, invece, potrebbe cambiare sul Gay Pride. Assicurato il patrocinio culturale del Comune alla manifestazione, il sindaco Marta Vincenzi ha chiesto agli organizzatori un incontro urgente, la prossima settimana. «I problemi, nel caso di una sovrapposizione con il Corpus Domini, sono notevoli – ragiona il sindaco – Esistono problemi logistici, esiste una questione di vigili urbani (non ne abbiamo abbastanza per tutelare entrambe le manifestazioni contemporaneamente) e non vorremmo provocare problemi di coscienza nei gay cattolici». A sorpresa i gay dimostrano una disponibilità totale, anche all’ipotesi di cambiare data: «Lo abbiamo detto dall’ inizio, la nostra disponibilità a discutere di tutte le questioni organizzative (percorso, disponibilità delle piazze, supporto tecnico, la stessa data) è completa. Tutto il movimento LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuati) punta ad arrivare, quanto prima, a una decisione condivisa. Per il sindaco è la doppia dimostrazione che «Genova è una città aperta: l’Uaar ha ottenuto una straordinaria pubblicità (sì, e che se ne fa?), con gli organizzatori del Pride c’è un confronto aperto e alla luce del sole, nel rispetto di tutti». Alla faccia del rispetto!

MICHELA BOMPANI RAFFAELE NIRI