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Banche venete. La realtà del capitalismo e del suo Stato

In e-mail l’1 Luglio 2017 dc:

Banche venete. La realtà del capitalismo e del suo Stato

28 Giugno 2017
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Il caso delle banche venete è la perfetta radiografia della natura del capitalismo e dello Stato borghese, contro tutte le false apologie della cosiddetta democrazia e della Costituzione.

I fatti sono noti, e sicuramente brutali nella loro semplicità. Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono fallite. Trascinate al fallimento dalla crisi capitalistica del 2008, dall’espansione abnorme di crediti inesigibili, dal collasso dei valori azionari. Soluzione: il governo decreta la liquidazione coatta delle due banche, dividendo il loro patrimonio in due parti. Da un lato gli attivi superstiti, i crediti esigibili, depositi e obbligazioni di valore, i beni immobili, dall’altro tutta la spazzatura dei titoli tossici, crediti senza futuro, attività fallite. La parte sana viene acquistata al prezzo di 1 (uno) euro da Banca Intesa, che è, assieme a Unicredit, la principale banca italiana. La spazzatura tossica l’acquista invece il Tesoro, a carico dei contribuenti. Questi i fatti, di dominio pubblico e di per sé eloquenti: la collettività, già rapinata dalle banche, si accolla i costi del loro fallimento, a vantaggio di una banca che intasca gratis il bottino.

Ma questa è solo la cornice del quadro. I dettagli sono ancor più illuminanti.

Ricordate gli appelli retorici delle istituzioni sulla “necessaria solidarietà nazionale” per “salvare le banche”, che sono “un patrimonio di tutti”? Bene. Le banche italiane hanno rifiutato di pagare la ricapitalizzazione delle banche venete, attraverso una cassa comune, caricando l’onere sullo Stato.

Ricordate l’infinita litania sul debito pubblico della “nazione”, sulla mancanza di risorse per servizi sanità e pensioni, sulla necessità obiettiva dei sacrifici per ridurre la spesa sociale? Bene. La crisi del debito pubblico scompare quando si tratta di salvare le banche. Per comprare la spazzatura dei titoli tossici delle banche venete il governo spende per l’immediato oltre cinque miliardi. Che si aggiungono a 12 miliardi di garanzie pubbliche sui titoli regalati a Banca Intesa, che ha preteso e ottenuto copertura totale per i “futuri rischi”. Che si aggiungono a 10 miliardi già messi a garanzia dei bond emessi dalle banche venete negli ultimi mesi, nel tentativo (vano) di rimetterle in pista. Il tutto finanziato dal decreto varato a Natale che caricava sul debito pubblico 20 miliardi per il salvataggio delle banche.

Dunque: le stesse banche italiane che hanno in pancia 400 miliardi di titoli pubblici, che ogni anno intascano 70-80 miliardi di soli interessi sul debito, beneficiano di altre decine di miliardi pubblici per galleggiare sul mercato capitalistico.

Grazie a questa operazione di socializzazione delle perdite, la principale banca italiana rilancia alla grande i propri profitti e dividendi, per di più gratis. Banca Intesa ottiene infatti in regalo: 26 miliardi di crediti in ottimo stato, 25 miliardi di raccolta dai depositi, 12 miliardi di obbligazioni, 23 miliardi di raccolta indiretta, oltre alla eliminazione delle due banche concorrenti fagocitate e alla conseguente conquista di un proprio monopolio nel Nord-Est.

Grazie a questo gigantesco regalo ottenuto dallo Stato, le quotazioni azionarie di Banca Intesa sono schizzate in cielo, con immenso gaudio dei grandi azionisti. Altro giro altro regalo, verrebbe da dire: lo Stato è solamente, come diceva Marx, il comitato d’affari del capitale, tanto più in tempo di crisi.

All’altro capo c’è naturalmente chi paga la festa.

Non solo la massa dei lavoratori e della popolazione povera cui si chiederà di pagare il conto del debito pubblico accresciuto, a partire dai milioni di lavoratori statali cui si nega il contratto perché ”mancano i soldi”. Ma anche 4000 lavoratori bancari in esubero per la chiusura di due terzi delle 900 filiali delle banche venete (il terzo rimanente va gratis ad Intesa). Ma anche decine di migliaia di piccoli risparmiatori, cui le banche avevano rifilato obbligazioni subordinate truffa in cambio di laute promesse, e persino qualche migliaio di piccoli azionisti.

Il capitalismo ha le sue leggi, che non hanno riguardo per nessuno. Neppure per quella piccola borghesia che spesso si nutre dei suoi miti.

La sola alternativa a questa rapina senza fine è la nazionalizzazione delle banche, senza indennizzo per i grandi azionisti e sotto il controllo dei lavoratori, con la loro concentrazione in un’unica banca pubblica. È l’unica soluzione che può abolire il parassitismo del capitale finanziario e liberare immense risorse per i servizi pubblici e le protezioni sociali. È l’unica soluzione che può trasformare la banca da strumento di rapina in mezzo di sostegno alle necessità dei lavoratori. È l’unica soluzione che può proteggere lo stesso piccolo risparmio.

Ma la nazionalizzazione delle banche non sarà mai realizzata da un governo borghese, fosse pure “di sinistra”, come mostra l’asservimento di Tsipras alla troika e ai suoi banchieri. Può essere realizzata solamente da un governo dei lavoratori, basato sulla loro organizzazione e sulla loro forza, in una prospettiva anticapitalista e socialista.

Come dimostrò un secolo fa la Rivoluzione d’Ottobre, l’unica che ha realizzato con mezzi rivoluzionari la nazionalizzazione delle banche.

Costruire nella classe lavoratrice, e innanzitutto nella sua avanguardia, la coscienza di questa necessità è la ragione del Partito Comunista dei Lavoratori.

Partito Comunista dei Lavoratori
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La potenza dell’assurdo: fra Babbo Natale e lepricauni

Fuffaro: Non ha senso che contestiate la mia teoria alternativa. Io dico che tutto è possibile, e voi non siete nessuno per dire che mi sbaglio. Razionalista: Se tutto fosse possibile, allora sareb…

Sorgente: La potenza dell’assurdo: fra Babbo Natale e lepricauni Blog: Italia Unita per la Scienza, 30 Novembre 2014 dc

Contro Scientology

Sorgente: Contro Scientology sul sito Hic Rhodus 2 Novembre 2015 dc

Writing for a penny a word is ridiculous. If a man really wants to make a million dollars, the best way would be to start his own religion (Scrivere una parola per un penny è ridicolo. Se un uomo realmente vuole fare un milione di dollari, il miglior modo sarebbe far nascere la sua religione-Ron Hubbard, fondatore di Scientology)

Mi rendo conto che è un brutto titolo. È brutto essere programmaticamentecontro qualcuno o qualcosa, e chi scrive sa che attraggono di più argomentazioni positive, che è bene usare una retorica che accenni a qualcosa di buono per poi sparare bordate critiche con un bel sorriso stampato in viso. Ma non è questo il caso, o semplicemente io non ci riesco. Le posizioni di Hic Rhodus sulle fedi in generale sono note ai nostri lettori: siamo laici, vogliamo una chiara separazione fra Stato e Chiesa, Papa Francesco non ci entusiasma e non siamo stati teneri neppure con certo islamismo. Ma in generale ci siamo sforzati, quanto meno, di assumere posizioni critiche sì, ma rispettose: come non rispettare, per esempio, duemila anni di cristianesimo?

Ma con Scientology, che ha inaugurato sabato a Milano la sua nuova chiesa (?) da 20 milioni di Euro non ci riesco proprio. Altre “religioni” moderne, spesso nate all’incrocio della naïveté di frontiera americana con una discreta ignoranza, disperazione, desiderio confuso di spiritualità… le avrei probabilmente trattate più sociologicamente, con un bel post sulle ragioni di queste predicazioni bizzarre nell’esplodere della modernità. Anzi, prima o poi lo scriverò. Ma Scientologynon riesco a trattarla neppure sotto il profilo sociologico sembrandomi tema a cavallo fra psichiatria e cronaca giudiziaria.

Poiché non desidero far perdere tempo ai lettori scriverò comunque un testo abbastanza breve lasciandovi con due doni: la testimonianza di un amico che li ha incontrati e le consuete “Risorse” finali fra le quali potrete documentarvi a dovere. La testimonianza, è bene precisarlo, riguarda un aspetto per certi versi collaterale diScientology; non riguarda per esempio il ritorno alla ragione di un pentito che ha abbandonato la setta e ne racconta i retroscena; di queste storie ne troverete tantissime sul Web seguendo le nostre indicazioni finali. Ma è una testimonianza per certi aspetti più spaventosa perché ne mostra la capacità di infiltrazione sociale ed economica, una cosa che fa molto pensare. Naturalmente nomi e contesti sono stati cambiati per non creare problemi ai protagonisti di quella storia.

Ron Hubbard

Ron Hubbard

Scientology in breve: L. Ron Hubbard, uno scrittore pulp (di fantascienza, nota Jàdawin di Atheia) degli anni ’40 e ’50 molto prolifico, con un discreto successo mai sfociato nella consacrazione letteraria importante, con una vita personale rocambolesca (o discutibile, per taluni) scrive nel 1950, senza alcuna competenza specifica, una sorta di teoria psicologica che chiama Dianetica (Dianetics: The Modern Science of Mental Health), bollata dalla comunità scientifica come una baggianata.

Sullo slancio del libro, che ebbe un momentaneo successo, Hubbard fonda diversi istituti dianetici che lo lasciano in un mare di debiti e senza diritti sul libro (diritti acquisiti da tale Don Purcell in cambio del pagamento dei debiti). Il fertile ingegno di Hubbard immagina quindi nel 1952 una specie di filosofia new age che chiamerà Scientology, formalmente istituita come chiesa (?), associazione (?) o non si sa bene cosa nel 1954, e avvia una storia complessa, in gran parte oscura, ricca di denunce, casi di cronaca nera, espulsioni e condanne in diversi Paesi del mondo, gente disperata e, specialmente, tanti, tanti, tanti soldi.

Perché se siete angosciati e volete equilibrare il vostro spirito Scientology(che avversa fortemente psicologia, psichiatria etc.) vi accoglie a braccia aperte per sottoporvi ai suoi rituali e pratiche che vi libereranno dagli engram (le cattive esperienze accumulate nelle vite precedenti) facendovi diventare clear, ovvero purificati.

Scientology non predica un dio, non ha una teologia codificata e non richiede fede; ma ha rituali e una sorta di spiritualità (?) che include l’immortalità dell’essenza spirituale umana e la sua enorme potenzialità che si potrebbe liberare compiendo i percorsi da Hubbard stabiliti. Se siete propensi a questo tipo di cultura Scientology può fare per voi, ma solo se avete un bel conto in banca perché per accedere ai vari gradi in cui vi purificate la mente dovete sborsare tanti, ma tanti, bei soldini.

Non proprio una chiesa, forse non una religione, ma qualcosa che potrebbe essere definito un culto o, se non siete timorosi di denigrarla, una setta. Il timore può nascere in voi che leggete (o più in me che scrivo) per il fatto che è notorio l’atteggiamento estremamente aggressivo (e codificato dallo stesso Hubbard) verso coloro che criticano Scientology, indagano su essa e diffondono documenti critici.

Quindi mi cautelo e dichiaro che tutto quanto sopra è un riassunto dell’ottima pagina Wikipedia (Scientology, con piccole integrazioni dalla Wiki relativa a Hubbard; ma vi suggerisco anche la pagina su Dianetics) quindi, stimati seguaci della scientologia, arrabbiatevi con loro e non con me.

I pericoli di Scientology. Se questa fosse solo una storia di ciarlatani che spillano quattrini ai fessi, onestamente non sarebbe di grande interesse. Se il dio cristiano non vi basta, se non vi convince quello di Maometto, se il buddhismo non ha per voi il fascino dei bei tempi e se realmente preferite affidarvi alle teorie ascientifiche di un ex studente (mai laureato) di ingegneria che vi promette equilibrio mentale in cambio di sonori soldoni, beh… accomodatevi.

Il problema grave, argomentato da numerosissime testimonianze di sventurati protagonisti, è lo stato di costrizione psicologica (ma anche a volte di reclusione fisica e maltrattamenti) in cui non poche persone problematiche cadono, non riuscendo a liberarsi delle maglie inizialmente protettive poi soffocanti dell’organizzazione.

Quello che un tempo si chiamava “lavaggio del cervello” e che è tipico di diverse sette, viene, secondo moltissime testimonianze, applicato in maniera organizzata, pianificata, spietata. Resti in Scientology e ti fai spremere i quattrini e con enormi difficoltà (e non sempre senza pesanti reazioni da parte della stessa organizzazione) riesci a distaccartene (sempre nelle Risorse troverete link anche a questo).

Tom Cruise, rilevante membro di Scientology

Tom Cruise, rilevante membro di Scientology

Finisco la mia parte ricordandovi che in Italia Scientology non è riconosciuta come religione (altrettanto accade nella maggior parte dei Paesi del mondo). Ma non si ravvisa alcun estremo per impedirne l’attività. La setta ha subito innumerevoli accuse e processi per una discretamente variegata quantità di reati gravi: spionaggio, truffa, frode, estorsione, uso illecito di pratiche mediche, sequestro di persona, violenze e coinvolgimenti nella morte di alcune persone.

In alcuni casi i processi si sono conclusi con la condanna di Scientology e di alcuni suoi membri e con il bando, anche temporaneo, dal Paese ospitante. Quindi, per carità! Siamo un Paese democratico e liberale e possiamo ospitare anche Scientology ma spero che le autorità preposte la tengono d’occhio, veglino sui traffici, sulle infiltrazione politiche ed economiche (vedi nelle Risorse), sulle eventuali costrizioni e subornazioni, sugli aspetti finanziari e fiscali. Si vegli e si controlli perché in Italia hanno già fatto male ma ancora in maniera poco clamorosa e non c’è alcun bisogno di aspettare il peggio. Prevenire è meglio che curare.

Controllare la setta oggi è meglio che dover piangere qualche guaio dopo.

La testimonianza: 

Nel 2006 una florida azienda del Centro Italia operante nel settore dell’edilizia decise di formare i propri dipendenti affidando il compito ad una società specializzata che adottava il metodo “Wise” (World Institute of Scientology Enterprises) il brand consulenziale di Scientology [sempre nelle “Risorse” troverete informazioni su Wise]. I corsi motivazionali durarono all’incirca 18 mesi con costi ragguardevoli. Al termine di questo percorso fu suggerito al titolare di integrare la sua forza vendita con un manager di comprovata (a sentir loro) esperienza e in grado di sviluppare sia fatturati nel core businessaziendale che mantenere alto il livello motivazionale e di concentrazione dei dipendenti. Inutile dire che il titolare accettò e diede pieni poteri a questa figura. Nei primi sei mesi del nuovo corso se ne andarono due dei responsabili di settore che non si adeguarono alle nuove strategie commerciali che prevedevano un cambio netto di mercato passando da un modello che prevedeva commesse provenienti da una clientela di alto livello remunerativo, ma numericamente medio bassa, ad un modello di clientela più numerosa ma con un livello remunerativo enormemente più basso. Contestualmente tutti i fornitori che avevano avuto rapporti fiduciari e di amicizia sia con i responsabili di settore che con i titolari venivano piano piano “centrifugati” fuori dal cerchio operativo aziendale.

Nel giro di un anno (complice anche la crisi del settore nelle nuove costruzioni che cominciava a farsi sentire) il fatturato crollò e aumentò l’indebitamento. Circa allo scadere del secondo anno la situazione aziendale era drammatica: la quasi totalità della forza vendita e degli impiegati era cambiata: chi non si piegava al nuovo management veniva di fatto estromesso dalla vita aziendale in maniera subdola, mettendo il malcapitato in una situazione vischiosa dove veniva esortato a migliorare le sue performance, dandogli un falso credito, per poi rigettarlo nella polvere addebitando a volte a lui i cattivi risultati aziendali. Così dopo un po’ di tempo tutte le persone contrarie furono buttate fuori dall’azienda e rimpiazzate da elementi graditi al manager. Ad alcuni dei fornitori allontanati vennero anche tentate richieste di risarcimento con cinque zeri imputando loro indefinite responsabilità nel declino aziendale. Nel giro di 2 anni e mezzo la situazione debitoria era diventata ingestibile e a quel punto il manager offrì la soluzione al titolare: vendere l’azienda ormai decotta ad un gruppo di “imprenditori” in grado di risollevarla, ovviamente a prezzo stracciato.

Lo stabile in viale Fulvio Testi a Milano che ospita la nuova sede di Scientology che verra' inaugurata sabato prossimo, 29 ottobre 2015. ANSA / MATTEO BAZZI

La sede di Scientology a Milano

Il titolare, capendo tardivamente la situazione, rifiutò l’offerta e licenziò in tronco il manager. Ha pagato una buona parte dei debiti contratti per la mala gestione svendendo immobili di sua proprietà. Ad oggi, a oltre 5 anni dall’allontanamento della persona, continua a pagare.

Risorse:

  • Scientology d’Italia. La mappa esclusiva, un vecchio articolo dell’”Espresso” (2000) in cui si tratta del braccio professionale e consulenziale di Scientology; molto pertinente con la testimonianza che abbiamo riportato sopra;
  • Ragnatela Scientology, articolo più recente sempre dell’”Espresso” che mostra la ragnatela politica stesa dalla setta, i suoi interessi nella sanità, nelle imprese e nella famelica ricerca di introiti;
  • Allarme Scientology; un ricco e storico portale italiano con veramente tanto materiale utile; troverete le teorie di Hubbard ma anche la descrizione che ne fanno persone che sono riuscite a fatica ad uscire dall’incubo; argomentazioni su come sia possibile anche per persone colte restarne coinvolte; i suicidi e i decessi sui quali grava l’ombra di Scientology; le storie dei bambini di Scientology e molto altro materiale. Una fonte imprescindibile se siete interessati ad approfondire;
  • Operation Clambake; analogo al precedente ma in inglese.

Nessuna notizia dall’Islanda?

Da molti siti, in particolare da Voci dalla Strada 5 Luglio 2011 dc:

Nessuna notizia dall’Islanda?

Storia di ordinaria rivoluzione…

di Marco Pala

Qualcuno crede ancora che non vi sia censura al giorno d’oggi? Allora perchè, se da un lato siamo stati informati su tutto quello che sta succedendo in Egitto, dall’altro i mass-media non hanno sprecato una sola parola su ciò che sta accadendo in Islanda?

Il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo al completo; sono state nazionalizzate le principali banche commerciali; i cittadini hanno deciso all’unanimità di bocciare le condizioni di pagamento del debito che le stesse banche avevano sottoscritto con la Gran Bretagna e con l’Olanda, contestando l’inadeguatezza della loro politica finanziaria; infine, è stata creata un’assemblea popolare per riscrivere l’intera Costituzione. Il tutto in maniera pacifica. Una vera e propria Rivoluzione contro il potere che aveva condotto l’Islanda verso il recente collasso economico.

Sicuramente vi starete chiedendo perchè questi eventi non siano stati resi pubblici durante gli ultimi due anni. La risposta ci conduce verso un’altra domanda, ancora più mortificante: cosa accadrebbe se il resto dei cittadini europei prendessero esempio dai “concittadini” islandesi?

Ecco brevemente la cronologia dei fatti:

  • 2008 – A Settembre viene nazionalizzata la Glitnir Bank, la terza banca d’Islanda per importanza e per volumi d’affari dopo Landbankinn e Kaupthing; anche a queste due tocca la stessa sorte nel giro di pochi giorni. La moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in bancarotta [1].
  • 2009 – A Gennaio le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir Haarde [2] e di tutto il Governo – la Alleanza Social-Democratica (Samfylkingin) – costringendo il Paese alle elezioni anticipate [3]. La situazione economica resta precaria. Il Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 MILIARDI di Euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5% [4].
  • 2010 – I cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono a gran voce di sottoporre a Referendum il provvedimento sopracitato [5] [6].
2011 – A Febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare [7]. Le votazioni si tengono ad Aprile ed i NO alle condizioni di pagamento del debito vincono con quasi il 60% dei voti (nel referendum precedente, a Marzo 2010, i NO alla “proposta di rientro” del governo britannico furono il 93%!) [8]. Nel frattempo, il Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell’esecutivo [9] [10]. L’Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l’Islanda [11]. In questo contesto di crisi, viene eletta un’Assemblea per redigere una Nuova Costituzione che possa incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che sostituisca l’attuale Costituzione (basata sul modello di quella Danese). Per lo scopo, ci si rivolge direttamente al Popolo Sovrano: vengono eletti legalmente 25 cittadini tra i 522 che si sono presentati alle votazioni [12]. Molti di loro erano liberi da affiliazione politica dato che gli unici due vincoli per la candidatura erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori. La nuova Assemblea Costituzionale inizia il suo lavoro in Febbraio e presenta un progetto chiamato Magna Carta [13] nel quale confluiscono la maggiorparte delle “linee guida” prodotte in modo consensuale nel corso delle diverse assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese e nei principali social networks [14]. La Magna Carta dovrà essere sottoposta all’approvazione del Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative che si terranno.Questa è stata, in sintesi, la breve storia della Ri-evoluzione democratica islandese.

Abbiamo forse sentito parlare di tutto ciò nei mezzi di comunicazione europei?

Abbiamo ricevuto un qualsiasi commento su questi avvenimenti nei noiosissimi salotti politici televisivi o nelle tribune elettorali radiofoniche?

Abbiamo visto nella nostra beneamata Televisione anche un solo fotogramma che raccontasse qualcuno di questi momenti?

SINCERAMENTE NO.
I cittadini islandesi sono riusciti a dare una lezione di Democrazia Diretta e di Sovranità Popolare e Monetariaa tutta l’Europa, opponendosi pacificamente al Sistema ed esaltando il potere della cittadinanza di fronte agli occhi indifferenti del mondo.Siamo davvero sicuri che non ci sia “censura” o manipolazione nei mass-media?
Il minimo che possiamo fare è prendere coscienza di questa romantica storia di piazza e farla diventare leggenda, divulgandola tra i nostri contatti. Per farlo possiamo usare i mezzi che più ci aggradano: i “nostalgici” potranno usare il telefono, gli “appassionati” potranno parlarne davanti a una birra al Bar dello Sport o subito dopo un caffè al Corso. I più “tecnologicamente avanzati” potranno fare un copia/incolla e spammare questo racconto via e-mail oppure, con un semplice click sui pulsanti di condivisione dei Social Network in fondo all’articolo, lanciare una salvifica catena di Sant’Antonio su Facebook, Twitter, Digg o GoogleBuzz. I “guru del web” si sentiranno il dovere di riportare, a modo loro, questa fantastica lezione di civiltà, montando un video su YouTube, postando un articolo ad effetto sui loro blog personali o iniziando un nuovo thread nei loro forum preferiti.L’importante è che, finalmente, abbiamo la possibilità di bypassare la manipolazione mediatica dell’informazione ed abbattere così il castello di carte di questa politica bipartitica, sempre più servile agli interessi economici delle banche d’affari e delle corporazioni multinazionali e sempre più lontana dal nostro Bene Comune.

In fede,
il cittadino sovrano Marco Pala
(alias “marcpoling”)

«Qui da Madrid è tutto, a voi studio
Note:
[1] BBC.co.uk – Iceland nationalises Glitnir bank, Settembre 2008.
[2] BBC.co.uk – Crisis claims Icelandic cabinet, Gennaio 2009.
[3] BBC.co.uk – Iceland announces early election, Gennaio 2009.
[4] BBC.co.uk – Iceland approves new Icesave deal, Dicembre 2009.
[5] Guardian.co.uk – Iceland’s bizarre Icesave referendum, Marzo 2010.
[6] IceNews.is – Fresh wave of protests outside Icelandic parliament, Ottobre 2010.
[7] BBC.co.uk – Iceland president calls referendum on new Icesave deal, Febbraio 2011.
[8] en.Wikipedia – Icelandic loan guarantees referendum, Aprile 2011.
[9] BBC.co.uk – Landsbanki executives arrested in Iceland, Gennaio 2011.
[10] BBC.co.uk – Robert and Vincent Tchenguiz arrested in Iceland probe, Marzo 2011.
[11] TheTelegraph.co.uk – Interpol hunts former Kaupthing chief Sigurdur Einarsson, Luglio 2011.
[12] TheGlobalJournal.net – Iceland Struggles for a New Constitution, Maggio 2011.
[13] BestInGovernment.eu – Is the Icelandic citizen’s revolution an example to follow?, Maggio 2011.
[14] TheGuardian.co.uk – Mob rule: Iceland crowdsources its next constitution, Giugno 2011.

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Pubblicato da Alba kan.