Le pressioni USA sul governo italiano

da Lucio Manisco Considerazioni Inattuali n. 68, 31 Marzo 2015 dc:

Le pressioni USA sul governo italiano

L’assoluzione di Amanda Knox.

Secondo il “Guardian” un verdetto di colpevolezza e la richiesta di estradizione avrebbero posto a dura prova i rapporti diplomatici tra i due Paesi. Improbabile, data la comprovata arrendevolezza italiana di fronte ai sistematici rifiuti di Washington di rispettare il trattato bilaterale. “La faccia di un angelo”, il film inglese sull’assassinio di Meredith Kercher e i “guazzabugli” della giustizia italiana.

Ci sono state ripetute pressioni USA sulle autorità governative italiane per evitare un verdetto di colpevolezza a carico di Amanda Knox e l’inevitabile richiesta di estradizione della cittadina statunitense? Se cambiamo pro forma il termine “pressioni” in monitoraggi, intense consultazioni o scambi diplomatici tra i due governi la risposta non può non essere affermativa anche se non ha coinvolto direttamente la nostra magistratura, nota in tutto il mondo per la sua indipendenza e per il suo rigetto di qualsiasi condizionamento ambientale.

Del verdetto finale della Cassazione, in attesa delle motivazioni, si può solo parlare di convergenze parallele o più propriamente di coincidenze temporali, a giudicare almeno da quanto accaduto negli ultimi sette anni: quando ad esempio il magistrato della prima assoluzione a Perugia respinse con sdegno le accuse di essere stato influenzato o addirittura corrotto dal governo di Washington e dalla CIA (!?), accuse da lui attribuite a colleghi colpevolisti e invidiosi che poi gli rovinarono la carriera.

E che dire poi delle affermazioni di Michael Scadron, ex consulente legale del Dipartimento di Stato, che alla vigilia della soluzione finale del caso ha testualmente dichiarato: “Gli italiani faranno di tutto per evitare una richiesta di estradizione. Gli Stati Uniti impiegheranno ogni espediente ufficioso della diplomazia per scongiurare la possibilità di un ricorso all’estradizione”. Questa possibilità è stata invece evidenziata, sempre alla vigilia della chiusura del caso, dal quotidiano britannico The Guardian del 21 marzo: “Se l’Alta Corte Italiana ribadirà la colpevolezza della cittadina americana – recita il titolo – i rapporti diplomatici tra i due Paesi verranno messi a dura prova”.

Perché, secondo i corrispondenti da Roma e da Seattle del quotidiano, gli Stati Uniti saranno “tecnicamente” costretti a concedere l’estradizione, anche se poi gli stessi autori dell’articolo elencano le lunghe e dilatorie procedure prescritte prima di un’eventuale rispedizione in Italia della Knox: indagini ed esami della richiesta da parte del Dipartimento di Stato e da quello della giustizia, analisi processuale di un tribunale statunitense che potrebbe approvare o bocciare la richiesta, nel primo caso la decisione finale delegata ai poteri discrezionali del segretario di Stato John Kerry.

Non intendiamo in queste note schierarci con i colpevolisti o con gli innocentisti nel dibattito sulla Knox e sul coimputato Sollecito che ha beneficiato del verdetto assolutorio: intervistati negli ultimi due anni dalla CNN e dalla Fox News ci eravamo limitati ad osservare che in altri Paesi le giravolte, le prove a carico respinte e poi convalidate nei diversi gradi di giudizio, le otto sentenze di segno opposto e via dicendo, avrebbero portato al non luogo a procedere. Qui vogliamo occuparci unicamente del contesto giuridico internazionale in cui operano gli Stati Uniti d’America e della comprovata arrendevolezza italiana di fronte a qualsiasi istanza avanzata dal Grande Impero d’Occidente.

Questo è l’Impero che per i prevedibili ostacoli del diritto internazionale osservato dal Regno Unito delega al Governo Conservatore Svedese il compito di chiedere l’estradizione per presunti reati sessuali di Julian Assange, autore delle rivelazioni di Wikileaks (con destinazione finale Stati Uniti) e da più di due anni tutelato dall’immunità diplomatica nell’ambasciata londinese di un piccolo Paese coraggioso e indipendente, l’Ecuador.  Ed è lo stesso grande impero che alza il sipario di una nuova guerra fredda con la Federazione Russa perché Vladimir Putin ha concesso asilo politico ad Edward Snowden, il “whistleblower” della National Security Agency.

La verità è che gli Stati Uniti esigono ed ottengono quasi sempre estradizioni da governi subalterni e respingono o addirittura ignorano le richieste di estradizione di questi stessi governi soprattutto se i casi sono clamorosi e se l’osservanza dei trattati potrebbe apparire come un cedimento della più grande potenza mondiale.

Il caso Knox è uno di questi casi clamorosi con la maggior parte dell’opinione pubblica americana convinta della sua innocenza o comunque della necessità di sottrarla alla giustizia italiana. Per una minoranza altrettanto agguerrita “Foxyknoxy” era ed è una furbastra e per giunta una maniaca sessuale capace di tutto.

Sul merito della sottomissione italiana ai diktat di Washington il caso più madornale e scandaloso, per fortuna risolto a buon fine da un intervento in extremis di un’altra Corte di Cassazione, è stato quello di Pietro Venezia, reo-confesso dell’assassinio di un esattore delle tasse in Florida e fuggito in Italia nel 1994. Se fosse stato estradato sarebbe finito certamente sulla sedia elettrica. La perentoria richiesta USA di estradizione era accompagnata da una vaga promessa statale di non applicare la pena capitale.

Forte del mandato costituzionale che proibisce il trasferimento di un cittadino italiano o straniero residente in Italia in un Paese dove i suoi reati siano punibili sul patibolo diversi senatori e deputati, tra i quali chi scrive queste note, incalzarono il Governo a respingere la richiesta di Washington. L’allora presidente del consiglio Lamberto Dini con decreto ministeriale non solo accolse la richiesta, ma la rese immediatamente esecutiva. Solo un intervento d’urgenza dell’Alta Corte portò i carabinieri sull’aereo su cui era stato portato ed affidato a due sceriffi della Dade County in Florida il Pietro Venezia, poi processato e condannato a 22 anni da un tribunale di Taranto per il grave reato da lui perpetrato su suolo americano.

Sorvoliamo sul caso Baraldini, condannata negli Stati Uniti a ventidue anni di carcere (poi raddoppiati per non aver collaborato con lo FBI) per concorso nell’evasione incruenta della attivista afroamericana Joanne Chesimard (Assata Shakur) dal carcere femminile di Clinton nel New Jersey. Per dieci anni gli Stati Uniti hanno respinto le caute ed ossequiose richieste italiane – alcune annunziate ma mai inoltrate – perché venisse applicata al suo caso la convenzione di Strasburgo che permette lo sconto della pena nel Paese natale. Solo l’intervento del Guardasigilli comunista Oliviero Diliberto nel Governo D’Alema portò al suo rimpatrio con l’accettazione di condizioni così severe e disumane che violavano la Costituzione della Repubblica.

I due casi più recenti sono quelli dell’ottantenne Giuseppe Lo Porto, ammalato di cancro, arrestato ed estradato in due settimane dalla richiesta di Washington, quello dell’ex deputato di Forza Italia Massimo Romagnoli che nel febbraio del corrente anno è stato prontamente estradato e rinchiuso nel Correctional Center di Manhattan, malgrado una sentenza a suo favore emessa da un tribunale olandese e senza che le autorità italiane gli dessero il tempo di appellarsi ai tribunali del suo Paese natale.

Questa settiman un film del regista inglese Michael Winterbottom dal titolo “La faccia di un angelo” è in distribuzione nelle sale cinematografiche londinesi: la faccia dell’angelo non è quella di Amanda Knox, ma l’altra, oscurata dai mass media italiani, della vera protagonista del caso, la giovane vittima inglese Meredith Kercher, assassinata, secondo la magistratura italiana, da fantasmi senza nome in un appartamento di Perugia più di sette anni fa. Il film ricostruisce i “guazzabugli” della giustizia nostrana. Degli stessi “guazzabugli” si è occupato oggi su “Il fatto quotidiano” Gian Carlo Caselli la cui argentea chioma ad ogni sua apparizione sembra sia stata affidata alle amorevoli cure di un Vidal Sassoon. L’ex magistrato, famoso per aver condotto l’istruttoria del processo a Giulio Andreotti che ha permesso all’illustre uomo politico di uscire indenne da qualsiasi condanna per evidenti collusioni con la mafia dal 1981 in poi, ha bistrattato come si deve i giudici del caso Knox ma, alla pari dei giornali e delle televisioni nazionali, non ha fatto menzione alcuna – magari per negarne l’esistenza – delle interferenze del Governo USA nella gestione della cosa pubblica e della giustizia in questa nostra sventurata Repubblica.

Lucio Manisco
www.luciomanisco.eu

Derattizzazione dei tribunali italiani dai crocifissi

Da Axteismo in e-mail il 14 Novembre 2008 dc:

DERATTIZZAZIONE DEI

 

TRIBUNALI ITALIANI

 

DAI CROCIFISSI

Luigi Tosti, magistrato: “Se non verranno derattizzati

i tribunali italiani dai crocifissi mi rifiuterò di essere processato”.

axteismo-derattizzazione-crocefissi

Al Presidente della Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione

Piazza Cavour 00193 Roma

 

All’Avv. Pierdominici Fabio

Via Farnese n. 75 – 62032 Camerino

 

All’Avv. Dario Visconti

Via XX Settembre n. 19 – 67100 L’Aquila

 

e per conoscenza:

Al Ministro di Giustizia On.le Angelino Alfano

Via Arenula 70 – 00186 Roma

 

Al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione

Piazza Cavour 00193 Roma

 

Oggetto: Richiesta di rinvio dell’udienza di discussione del ricorso R.G. N. 03482400-07, fissata per il 18.11.2008.

 

            Io sottoscritto Luigi Tosti, imputato ricorrente nel procedimento penale n. 03482400-07 R.G., chiedo che la discussione del ricorso, fissata per il prossimo 18 novembre 2008, venga rinviata per i motivi che seguono.

1°)              La presenza generalizzata dei crocifissi nelle aule giudiziarie italiane, imposta dalla Dittatura confessionale Fascista del 1926 e tuttora condivisa dall’attuale regime repubblicano, pregiudica e lede in modo eclatante il principio supremo di laicità delineato dalla Carta Costituzionale Italiana, cioè l’obbligo costituzionale dei giudici di essere e di apparire imparziali, neutrali ed equidistanti nei confronti dei cittadini giustiziabili e dei loro legali: così ha in effetti sancito la IV Sezione Penale della Corte di Cassazione nella sentenza 1.3.2000 n. 4273, imp. Montagnana. Come cittadino-imputato avanzo, dunque, la pretesa di essere giudicato, il 18 novembre prossimo, da giudici visibilmente LAICI, che cioè non accettano di far parte di un’Amministrazione giudiziaria che è simbolicamente connotata da una smaccata “partigianeria cattolica”: tanto più in un processo che mi vede imputato per un comportamento diametralmente opposto, cioè per essermi rifiutato di tenere le udienze a causa della presenza coatta dei crocifissi.

2°)              L’esposizione generalizzata dei crocifissi nelle aule di giustizia lede anche il mio diritto fondamentale di libertà di religiosa, dal momento che ho il diritto di essere tenuto lontano, quando sono costretto a frequentare le aule di giustizia, da simbolismi religiosi di una particolare fede. L’esposizione del crocifisso come “simbolo venerato, ammonimento di verità e giustizia” non è infatti un atto “anodino”, ma si tratta di un vero e proprio atto con significato religioso: ciò lo si argomenta sia dalla circostanza che l’art. 58 del regolamento penitenziario (D.P.R. 30.6.2000 n. 230) qualifica come “manifestazione di libertà religiosa” “l’esposizione da parte dei detenuti, nella propria camera individuale, dei simboli della propria confessione religiosa”, sia dalla circostanza che la più “Alta Carica Istituzionale” della Repubblica (Pontificia) Italiana -cioè Papa Ratzinger- ha imposto ai Governanti italiani il dictat di non rimuovere i crocifissi “cattolici” dalle aule giudiziarie della sua Colonia -cioè l’Italia- perché “Dio deve essere presente nei Tribunali”.

           D’altro canto, a casa mia non espongo crocifissi e non mi sono mai sognato di esporre nella case altrui i miei simboli religiosi: esigo dunque un pari rispetto quando sono costretto a frequentare le aule dei palazzi di Giustizia della Repubblica Italiana.

3°)              La presenza dei SOLI crocifissi lede anche il mio diritto fondamentale di eguaglianza e NON DISCRIMINAZIONE religiosa perché -come afferma la Corte di Cassazione penale nella sentenza n. 4273/2000- “l’art. 3, 1° comma, Costituzione stabilisce espressamente il divieto di discipline differenziate in base a determinati elementi distintivi, tra i quali sta per l’appunto la religione”. E, nella specie, si differenzia appunto in base alla religione nel momento in cui si dispone l’esposizione del SOLO crocifisso”.Quale “sporco” imputato “ebreo”, dunque, rivendico gli stessi diritti e la stessa dignità che la Dittatura Fascista, prima, e l’attuale Repubblica Pontificia Italiana, oggi, accordano alla “Razza Superiore” dei Cattolici: chiedo, dunque, che i Giudici della VI sezione Penale della Cassazione tutelino e garantiscano il mio diritto inviolabile di EGUAGLIANZA e NON DISCRIMINAZIONE RELIGIOSA, o attraverso la preventiva “derattizzazione” di TUTTE le aule giudiziarie italiane da qualsiasi simbolo religioso -e in particolare dai crocifissi- o, in alternativa, con l’ostensione, a fianco dei crocifissi, di tutti gli altri simboli religiosi e, in particolare, della mia menorà ebraica.

            Ribadisco che la “derattizzazione” deve essere generalizzata (e non limitata alla SOLA aula dove sarà celebrato il processo a mio carico), perché così ha sentenziato la IV Sezione penale della Cassazione nella sentenza n. 4273/2000 (l’occasionale assenza del crocifisso in un’aula non ha alcun rilievo ai fini del rispetto effettivo del principio di laicità: ciò che conta, infatti, è che l’Amministrazione nella sua “globalità” rifiuti connotazioni religiose partigiane).

            Ribadisco, infine, che giammai accetterei di essere processato in aule addobbate con croci uncinate naziste -e questo perché ripudio ed aborro i crimini compiuti dai cristiani nazisti- e che quindi –e a maggior ragione– non accetto di essere processato da Giudici che mi impongono -o comunque accettano di impormi- la presenza del crocifisso, cioè il vessillo della più grande associazione per delinquere e della più grande banda di falsari della storia del Pianeta, la Chiesa Cattolica, che si è resa autrice, nell’arco di circa 1.800, dei più efferati crimini contro l’umanità, condividendoli di papa in papa, senza manifestare alcun moto di resipiscenza e/o di pentimento.

           La storia del “crocifisso” gronda di sangue, di genocidi, di assassini, di torture, di criminale inquisizione, di criminali crociate, di criminale razzismo, di criminali roghi contro eretici e streghe, di criminale schiavismo, di superstizione, di criminale discriminazione e persecuzione razziale, di criminale shoà, di criminali rapimenti di bambini ebrei, di criminali genocidi dei nativi americani, di criminali confische, di disprezzo e discriminazione delle donne e degli omosessuali, di omofobia, di sessuofobia patologica, di intolleranza, di oscurantismo, di violazione e prevaricazione dei più elementari diritti politici ed umani di eguaglianza, di libertà di opinione, di libertà di pensiero, di libertà di religione e di libertà di scienza e ricerca, di omertosa e criminale copertura dei preti pedofili, di false natività di Gesù cristo, di falsificazioni di donazioni costantiniane, di falsificazioni e taroccamenti di scritture sacre, di false creazioni, di false reliquie, di falsi Cristi, di falsi “figli” di Dio, di false resurrezioni, di falsi prepuzi di Gesù Cristo (ben 13!), di falsi e truffaldini “sangui di San Gennaro”, di falsi veli della Madonna, di false apparizioni della madonna, di false madonne che lagrimano sangue, di false ostie che si tramutano in fiorentine al sangue, di false case della madonna di Loreto, di falsi chiodi della croce di Gesù, di falsi legni della croce di Gesù, di false lance di Longino (Heilige Lanze) venerate dal cattolico Hitler, di false sindoni, di false veroniche, di falsi miracoli, di falsi Santi autori di falsi miracoli, di falsi esorcismi, di false stigmate, di false transustanziazioni, di impostori Padri Pii santificati, di falsi paradisi, di falsi purgatori, di falsi limbi, di falsi demoni, di falsi angeli, di falsi arcangeli, di falsi cherubini, di falsi serafini, di falsi troni, di falsi indemoniati, di truffe, di costante abuso della credulità popolare a fini speculativi, di truffaldine messe gregoriane, di mercimonio di indulgenze, di truffaldine vendite di medaglie “miracolose”, di bolle di componenda, di illeciti finanziari, di accumulazione parassitaria di ricchezze ingenti e scandalose e di altre assurdità.

           Esporre nelle aule giudiziarie il crocifisso, dunque, significa condividere tutti questi crimini ed identificarsi con la storia criminale della Chiesa cattolica, offendendo la dignità di chi crede REALMENTE nei valori della tolleranza, dell’eguaglianza e del rispetto dei diritti umani ma, soprattutto offendendo ed oltraggiando la memoria delle centinaia di milioni di esseri umani che “in nome di quel simbolo” sono stati assassinati, torturati, sbudellati, incarcerati, discriminati, inquisiti, ghettizzati, prevaricati, abbindolati, truffati, vilipesi ed emarginati dalla Chiesa Cattolica negli ultimi 1.800 anni.

          

           Sulla base di quanto sin qui esposto, tenuto conto che la Cassazione ha sentenziato che spetta all’amministrazione pubblica garantire ai cittadini che frequentano gli uffici giudiziari il rispetto della loro dignità e dei loro diritti fondamentali (cfr. Cassazione penale, sentenza 17.11.2001 n. 3376), chiedo che la discussione del mio ricorso per cassazione venga rinviata ad altra udienza e che, contestualmente, i Giudici della VI sesta Sezione penale si attivino presso il Ministro di Giustizia per ottenere la rimozione dei crocifissi a garanzia del rispetto del principio di laicità e del rispetto dei miei diritti inviolabili di libertà religiosa e di eguaglianza e non discriminazione, sollevando, in caso di persistente rifiuto, un conflitto di attribuzione nei confronti del Ministro nei termini prospettati nel mio ricorso.

 

           Dichiaro sin d’ora che, se non verrà disposto il rinvio della discussione, “mi rifiuterò di farmi processare da giudici partigiani che si identificano platealmente nei crocifissi cattolici appesi sopra la loro testa, e non nei simboli neutrali dell’unità nazionale che, guarda caso, sono accuratamente estromessi dalle aule giudiziarie italiane, tanto più in processi nei quali questi giudici di parte cattolica -che cioè accettano di far parte di un’Amministrazione connotata di cristianità- sono chiamati ad esprimere un giudizio di colpevolezza o di innocenza in relazione ad un mio comportamento che è diametralmente opposto, cioè di rifiuto radicale di giudicare in nome di quel “loro” idolo”.

           Come preannunciato, questo mio “rifiuto” sarà attuato con la revoca del mandato ai miei difensori di fiducia Avv.ti Pierdominici Fabio e Visconti Dario -che mi leggono in copia- i quali dovranno ritenersi esonerati dall’incarico di difensori di fiducia nello stesso momento in cui i Giudici della Sesta Sezione penale decideranno di celebrare il processo a mio carico in presenza del crocifisso.

 

           Sottolineo, infine, che i giudici della VI Sezione penale sono chiamati a pronunciarsi -seppure in via incidentale- sulla legittimità della presenza dei crocifissi nelle aule giudiziarie, sicché non posso nutrire nessuna fiducia sull’ “imparzialità” dei giudici di fede cattolica che dovranno giudicarmi: essi, infatti, hanno un chiaro interesse in questa causa, ex art. 36 C.P.P., dal momento che la mia caldeggiata assoluzione costringerebbe poi il Ministro di Giustizia a rimuovere i crocifissi cattolici dalle aule giudiziarie. E se si considera che i cittadini “battezzati” sono anche dei “sudditi” della Chiesa (così ha affermato la Corte di Appello di Firenze), la mia fiducia nei giudici di fede cattolica si assottiglia ancora di più in quanto essi, come “sudditi” della Chiesa, sono indotti ad obbedire al dictat dell’attuale Legale Rappresentante di Dio sul Pianeta Terra, il quale ha già “tuonato” ai giudici italiani rammentando loro che “Dio deve essere presente nei Tribunali con i crocifissi”.

           Io non posso accettare questa illecita ingerenza della Chiesa cattolica nel mio processo, così come ritengo vergognoso, inaccettabile e criminoso che nello stesso giorno della discussione del ricorso “Englaro” il Vaticano, per il tramite del cardinale Javier Lozano Barragan, abbia intimidito ed oltraggiato i giudici delle SS.UU. civili della Cassazione, bollandoli preventivamente come “assassini” se avessero “osato” accogliere il ricorso di Beppino Englaro.

          

           Concludendo, chiedo che il dibattimento venga rinviato ad altra prossima udienza. In caso di diniego invito sin d’ora i miei difensori a comunicare immediatamente al Collegio giudicante la cessazione del loro mandato difensivo di fiducia. Peraltro, non perseguendo io alcun intento dilatorio, dichiaro sin d’ora di non oppormi all’immediata nomina degli avvocati Pierdominici Fabio e Visconti Dario come difensori d’ufficio, acciocché sia garantita la sollecita definizione di questo processo a mio carico.

 

           Copia della presente inoltro al Ministro di Giustizia e al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione con invito a promuovere un altro procedimento disciplinare nei miei confronti per la frase, sopra scritta, “mi rifiuterò di farmi processare da giudici partigiani che si identificano platealmente nei crocifissi cattolici appesi sopra la loro testa, e non nei simboli neutrali dell’unità nazionale che, guarda caso, sono accuratamente estromessi dalle aule giudiziarie italiane, tanto più in processi nei quali questi giudici di parte cattolica -che cioè accettano di far parte di un’Amministrazione connotata di cristianità- sono chiamati ad esprimere un giudizio di colpevolezza o di innocenza in relazione ad un mio comportamento che è diametralmente opposto, cioè di rifiuto radicale di giudicare in nome di quel “loro” idolo”.

           Rammento che questa identica frase ha dato origine, su impulso dello stimatissimo Ministro di Giustizia Clemente Mastella, ad un epico procedimento disciplinare conclusosi con una esemplare mia condanna perché il mio “rifiuto di farmi processare” -cioè di presenziare alle udienze dibattimentali se non fossero stati rimossi i crocifissi o aggiunte le menorà ebraiche- è stato ritenuto un rifiuto “aprioristico” “offensivo” dell’autorità dei giudici aquilani, del tutto analogo ai rifiuti “aprioristici” dell’On.le Silvio Berlusconi e dei brigatisti rossi. Dal momento che l’esercizio dell’azione disciplinare è divenuto OBBLIGATORIO per effetto del D. L.vo n. 109/2006, caldeggio l’immeditato promovimento di altro procedimento disciplinare a mio carico, magari con la contestazione dell’aggravante della “recidiva”: in caso di inerzia dovrò necessariamente dedurre l’esattezza di quanto a suo tempo denunciato, e cioè che questa incolpazione e questa condanna hanno connotazioni criminali, cioè mi sono state inflitte, col classico “coraggio” del branco, allo scopo di recarmi nocumento con abuso dei poteri.

Sperando di essere stato sufficientemente chiaro, porgo i saluti in modo distinto.

Rimini, li 13 novembre 2008

 

Luigi Tosti

Via Bastioni Orientali, 38 – 47900 Rimini

Tel/Fax: 0541789323 – Cell. 3384130312

tosti.luigi@yahoo.it

 

Nella foto il giudice Luigi Tosti

 

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