Economia, Politica e Società

La piccola borghesia è morta?

In e-mail il 26 Aprile 2019 dc:

La piccola borghesia è morta?

È resuscitata, più fetente di prima!

Frutto avvelenato della speculazione immobiliare

 

Qualche anno fa, sull’onda della crisi, avevo sentenziato che il ceto medio fosse morto o in via di estinzione, incamminato verso un inesorabile processo di proletarizzazione (D. E., Classi in lotta in un mondo in rovina, ottobre 2014, p. 10). In seguito, corressi la sentenza, alla luce di un saggio de «Il Lato Cattivo» (Come si risolverà la crisi? L’enigma della rottura, «Il Lato Cattivo», n. 2. Osservazioni e confronti su questioni di scottante attualità per riprendere la via della lotta tra le classi sociali, D. E., 22 dicembre 2016).

In quel saggio, facendo un bilancio critico dei movimenti che avevano agitato la scena sociale, in Occidente (Occupy, Indignados …) ma anche nel Magreb (Primavere arabe) e in Brasile, «Il Lato Cattivo» li giudicava il frutto del malcontento del ceto medio, contro la perdita di privilegi, causata dalla crisi. Un malcontento in cui prevalevano retaggi ideologici che mascheravano l’implicito rifiuto di vedersi proletarizzati. Ovviamente, la mistificazione ideologica poggiava su alcuni residui ma concreti privilegi (risparmi, proprietà immobiliari, relazioni sociali ecc.) che, per quanto erosi, facevano e fanno la differenza tra ceti medi e proletari (i senza risorse).

Questa mistificazione generava l’ambiguità politica e la caducità di quei movimenti che, presto, qualcuno avrebbe cavalcato: in Italia M5S e in Spagna Podemos, Paesi con forte tradizione schedaiola, mentre, in altri, si sarebbero dissolti nella persistente astensione, dando sporadico fiato all’incombente sovranismo (o populismo come dir si voglia), allora suscitato da differenti spinte sociali.

La successiva evoluzione economica, mi induce ora a constatare che il ceto medio è risorto, come uno zombie. Artefice del sortilegio è la speculazione immobiliare, fedele, e letale, compagna di una crisi che si avvita su se stessa. Soprattutto in Italia, culla del ceto e medio e del … fascismo. Vedremo poi il rinascete nesso. Mi limito a precisare che il ceto medio, cui faccio riferimento, è sostanzialmente improduttivo, con un imprinting parassitario: non ha legami con la terra, con le arti e i mestieri (contadini e artigiani), è una creatura dell’evoluzione del modo di produzione capi-talistico a cavallo tra  Ottocento e Novecento, come spiego nel mio articolo sopra citato.

Sotto il turismo, la speculazione

L’Italia e Milano sono un esemplare laboratorio per capire le cause e le conseguenze della resurrezione del ceto medio.

Il miracolo l’ha fatto l’Expo milanese del 2015 che ha rilanciato la vocazione turistica dell’Italia e, sotto questa veste, ha plasmato Milano, trasformando il turismo d’affari in turismo tout court. Senza dimenticare gli affari, anzi spesso e volentieri le due opportunità si mescolano. Fashion e design (sarti e mobilieri) indicano la via e poi ogni occasione è buona per attirare a Milano gonzi (e qualche furbetto). Gli è andata male con l’Ema (European Medicines Agency), ora tentano con le Olimpiadi.

L’Expo ha scatenato il boom immobiliare: in prima linea ci sono banche, assicurazioni e fondi di investimento che vantano una lunga tradizione speculativa, con codazzo di palazzinari & archistar (vedi l’opuscolo: Rivoluzione Comunista, Il “sacco di Milano”. La spirale dell’urbanistica predatoria, Milano, 2017, ascolta: https://radiocane.info/milano-reazionaria-terribile/).

In quattro anni, il turismo ha triplicato le strutture alberghiere (da 1353 nel 2015 a 3642 nel 2018). I piccoli proprietari di case hanno colto l’occasione al volo e son proliferati B&B, case vacanze, o più banalmente camere in affitto (circa 2800 alloggi). E intorno son spuntati come funghi cuochi e baristi improvvisati.

Le nuove opportunità hanno fatto crescere i valori immobiliari e gli affitti, allettando nuovi investimenti, col rischio però di saturare l’offerta abitativa (vedi: A Milano c’è troppa domanda, tra 5 anni non ci saranno più case libere, https://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/milano-mercato-immobiliare-crescita/).

Con ritmi più contenuti, questa tendenza si è riverberata in tutta Italia, dove ci sono sempre bellezze artistiche o paesaggistiche da ammirare, e se non ci sono, si inventano, per esempio a Torino.

Come dicevo, i beneficiari sono piccoli proprietari di case che in Italia abbondano, anche se coloro che dormono sotto i ponti sono molti, e andranno aumentando. Ma questo è il lato oscuro della pacchia immobiliarista.

I nostri affitta-camere, per quanto non siano molti, sono il volano per un più vasto ambiente, socialmente affine, che, pur svolgendo svariate attività formalmente produttive (nelle arti e nei mestieri), è segnato dalla medesima impronta parassitaria, da cui dipendono i suoi destini. Nel bene e nel male.

A ben vedere, la fregola turistica, con tutte le sue ricadute, è il lato nobile dell’altro espediente oggi in voga per rianimare il declino del modo di produzione capitalistico: le grandi opere (inutili, dannose e pericolose). Sono loro a condurre le danze. Battendo questa via, politicanti e faccendieri (al soldo della finanza) vorrebbero resuscitare un keynesismo morto e sepolto, col risultato di incrementare un deleterio affarismo, foriero di ben più gravi disastri economici.

Un fascismo degenerato e mortifero

Grande o piccola, la speculazione ha sempre implicazioni politiche e sempre convergenti contro i proletari di ogni razza e colore.

Da parte loro, affitta-camere e proprietari vogliono valorizzare il loro patrimonio immobiliare, loro preziosa fonte di reddito, di fronte a una crisi che erode il terreno per le tradizionali attività dei ceti medi, sia nell’industria (tecniche, manageriali, tecnici …) che nel pubblico impiego (insegnamento, amministrazione …).

Inevitabilmente, una bella fetta del ceto medio risorto scivola verso orientamenti politici moderati, con vocazioni decisamente reazionarie. È una deriva cui concorrono tutti i partiti, affogando in una melassa in cui si confondono e svaniscono i confini tra una destra e una sinistra che ormai non hanno alcuna ragione di esistere.

La piccola borghesia risorta si fa paladina di campagne per il decoro urbano e la sicurezza del suo quartiere, denuncia ogni fattore di turbamento, costituito in primis da chi, profugo o meno, la crisi getta nelle città di Italia, nel tentativo di sbarcare il lunario tra un espediente e l’altro. Mal tollerati, ma sfruttati e oppressi.

Altrettanto avviene nell’indotto turistico, dove padroni e padroncini calpestano le proteste dei lavoratori contro il crescente sfruttamento in alberghi, ristoranti, centri commerciali, logistica, servizi di «pronta consegna» (riders)… E accolgono braccia aperte la Lega e le sue leggi securitarie.

Fascismo risorto? È un fascismo degenerato, nella forma e nella sostanza, che non ha nulla di epico, può solo offrire il bastone, non la carota. È un fascismo senza prospettive che, col pretesto del sovranismo, accende razzismo e repressione. È un fascismo mortifero, vomitato dall’agonia del fascio repubblichino, degli ultimi giorni di Salò.

È un fascismo figlio del parassitismo dilagante, in cui il ceto medio vive, come uno zombi, una vita artificiale, all’ombra del capitale, grazie al boom immobiliarista, destinato a mutarsi in una bolla speculativa. E quando la bolla esploderà, voleranno anche i logori stracci della piccola borghesia.

E poi? Il poi dipende (anche) da noi.

Dino Erba, Milano, 24 aprile 2019

Politica e Società

La favola del voto utile

2 Febbraio 2013 dc

La favola del voto utile

di Lucio Garofalo

C’era una volta un principe azzurro, era un tipo affascinante ma un po’ spocchioso, che non si degnava mai di partecipare alla vita del popolo, di scendere dal castello dorato in cui risiedeva per mescolarsi in mezzo ai sudditi.

Egli preferiva il lusso, la sontuosa vita di corte, i ricevimenti solenni, le feste con le tavole ricche e imbandite di cibi succulenti, i pranzi luculliani, i divertimenti e i balli in compagnia di dame eleganti, avvenenti e condiscendenti, e via discorrendo. Ebbene, tutti abbiamo letto la fiaba dei fratelli Grimm da piccoli, per cui sappiamo come è andata a finire: il principe azzurro baciò la bellissima Biancaneve, apparentemente morta, distesa in una bara di cristallo nascosta nella foresta dai sette nani, lei si risvegliò, poi si sposarono e vissero felici e contenti.

Ora, uscendo fuor di metafora, si sa che la vita reale non è esattamente una favola e che la realtà non è certo di origine onirica. Ma la vera favola, purtroppo, intesa nel senso di chimera, è esattamente quella di chi si illude di poter cambiare lo stato di cose presenti attraverso il voto. C’è una cricca di politici corrotti da mandare a casa? E’ vero.

Ma pensiamo di poterlo farlo con l’esercizio del voto? Delegando qualcuno a salire in Parlamento, nel “castello dorato”, nel favoloso regno della Casta a fare “piazza pulita”? Io temo che chiunque dovesse ricevere un simile mandato finirà (inevitabilmente) per cedere alle lusinghe del potere e della ricchezza, come d’altronde si è verificato finora.

O credete davvero che qualcuno sia riuscito a difendere e a conservare a lungo, con tenacia e coerenza, le proprie posizioni “dure e pure”, come una “pecorella tra i lupi”? Beato chi ci crede! Ma se costoro, in gran parte (non proprio tutti, è vero, ma serve il lanternino per scoprire le eccezioni) non sanno nemmeno cosa significhi guadagnarsi da vivere con un lavoro vero, faticoso ma dignitoso! Sono tutti milionari (anzi, quasi tutti, i distinguo sono opportuni e doverosi, ancorché difficili), senza dubbio sono privilegiati.

Pertanto, cosa volete che sappiano della gente in carne ed ossa che lavora e soffre?

Ormai questi privilegiati formano una casta autoreferenziale che è soggetta e devota ad un’altra casta, molto più potente, corrotta e parassitaria: l’alta finanza internazionale.

Questo mondo privilegiato e parassitario è, metaforicamente parlando, un po’ come il “castello dorato” nella fiaba di Biancaneve. Invece, il “popolo bue” come se la passa?

Vediamo alcuni dati concreti e drammatici. Circa 20 milioni di famiglie, ma il dato è ufficiale, quindi è truccato al ribasso, sono già oltre la soglia dell’indigenza, 7 milioni di giovani sono senza lavoro e senza futuro, 14 milioni di pensionati sono già nella triste condizione di dover contare euro e centesimi per sapere se mangeranno il giorno dopo.

Ma tutto ciò non “commuove” affatto il potere dell’alta finanza e dei suoi politici servili.

Il prossimo attacco programmato è in direzione dell’esproprio della piccola proprietà immobiliare individuale: nessuno lo dice, ma l’offensiva portata avanti dall’agenzia Equitalia supportata dal potere statale è già in atto, è già abbastanza avanzata. Sono ormai circa 400 mila le piccole proprietà espropriate per debiti insolventi, per tasse non pagate, per mutui non onorati.

L’estensione media di queste proprietà non supera gli 80 metri quadri, si tratta di povera gente che credeva di essersi costruita un minimo di sicurezza faticando per anni e anni per pagarle. Il colpo di maglio deve aspettare, però, il dopo-elezioni. E c’è chi è talmente ingenuo da illudersi che basti un voto per delegare qualcuno a “mandare a casa” questi servili e devoti funzionari del capitale finanziario?

Allora preferisco credere veramente alla fiaba di Biancaneve e del principe azzurro.

Laicità e Laicismo, Politica e Società

Democrazia Atea non accoglie con favore la nomina di Mario Monti

Dal gruppo Democrazia Atea di Facebook, intervento del 14 Novembre 2011 dc:

Democrazia Atea non accoglie con favore la nomina di Mario Monti

di Carla Corsetti, segretaria nazionale

Lo squallore del predecessore ha offuscato un giudizio obiettivo su Monti, un uomo che all’etica dei diritti umani e dei diritti costituzionali antepone i privilegi bancari e finanziari, senza tralasciare quelli vaticani.

Ha avuto il coraggio di elogiare la Gelmini per le riforme con le quali ha distrutto la scuola pubblica, in assoluta antitesi rispetto alle finalità costituzionali.

Ha elogiato Marchionne ovvero colui che si è fatto beffa dei diritti costituzionali delle classi lavoratrici.

Monti incarna il potere economico che non accetta più di essere rappresentato dal potere politico, ma si fa esso stesso potere politico in una commistione subdolamente antidemocratica.

Il nuovo governo mistificherà la parola “privilegio” e mediaticamente indurrà il popolo ad associare questo termine ai diritti acquisiti in tema di pensioni e di diritti sociali.

Il mantenimento dello Stato extracomunitario del Vaticano, a causa del suo cattolicesimo politico, resterà intatto.

Con Mario Draghi alla BCE e con Mario Monti in Italia gli speculatori finanziari internazionali avranno corsie preferenziali per rapinare le nostre ricchezze, privatizzando ciò che ancora non è stato privatizzato e acquisendo il controllo diretto delle banche italiane.

Monti è un uomo della Goldman Sachs, della Commissione Trilaterale, del Bilderberg, luoghi dove si consuma il disprezzo dell’umanità.

Mario Monti ha una idea della democrazia discutibile e pericolosa, ma se è riuscito ad essere incaricato per la Presidenza del Consiglio non ha fatto tutto da solo, deve il suo incarico alla inqualificabile pochezza dei nostri politici, beoti e conniventi.

Politica e Società

Nessuna notizia dall’Islanda?

Da molti siti, in particolare da Voci dalla Strada 5 Luglio 2011 dc:

Nessuna notizia dall’Islanda?

Storia di ordinaria rivoluzione…

di Marco Pala

Qualcuno crede ancora che non vi sia censura al giorno d’oggi? Allora perchè, se da un lato siamo stati informati su tutto quello che sta succedendo in Egitto, dall’altro i mass-media non hanno sprecato una sola parola su ciò che sta accadendo in Islanda?

Il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo al completo; sono state nazionalizzate le principali banche commerciali; i cittadini hanno deciso all’unanimità di bocciare le condizioni di pagamento del debito che le stesse banche avevano sottoscritto con la Gran Bretagna e con l’Olanda, contestando l’inadeguatezza della loro politica finanziaria; infine, è stata creata un’assemblea popolare per riscrivere l’intera Costituzione. Il tutto in maniera pacifica. Una vera e propria Rivoluzione contro il potere che aveva condotto l’Islanda verso il recente collasso economico.

Sicuramente vi starete chiedendo perchè questi eventi non siano stati resi pubblici durante gli ultimi due anni. La risposta ci conduce verso un’altra domanda, ancora più mortificante: cosa accadrebbe se il resto dei cittadini europei prendessero esempio dai “concittadini” islandesi?

Ecco brevemente la cronologia dei fatti:

  • 2008 – A Settembre viene nazionalizzata la Glitnir Bank, la terza banca d’Islanda per importanza e per volumi d’affari dopo Landbankinn e Kaupthing; anche a queste due tocca la stessa sorte nel giro di pochi giorni. La moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in bancarotta [1].
  • 2009 – A Gennaio le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir Haarde [2] e di tutto il Governo – la Alleanza Social-Democratica (Samfylkingin) – costringendo il Paese alle elezioni anticipate [3]. La situazione economica resta precaria. Il Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 MILIARDI di Euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5% [4].
  • 2010 – I cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono a gran voce di sottoporre a Referendum il provvedimento sopracitato [5] [6].
2011 – A Febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare [7]. Le votazioni si tengono ad Aprile ed i NO alle condizioni di pagamento del debito vincono con quasi il 60% dei voti (nel referendum precedente, a Marzo 2010, i NO alla “proposta di rientro” del governo britannico furono il 93%!) [8]. Nel frattempo, il Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell’esecutivo [9] [10]. L’Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l’Islanda [11]. In questo contesto di crisi, viene eletta un’Assemblea per redigere una Nuova Costituzione che possa incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che sostituisca l’attuale Costituzione (basata sul modello di quella Danese). Per lo scopo, ci si rivolge direttamente al Popolo Sovrano: vengono eletti legalmente 25 cittadini tra i 522 che si sono presentati alle votazioni [12]. Molti di loro erano liberi da affiliazione politica dato che gli unici due vincoli per la candidatura erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori. La nuova Assemblea Costituzionale inizia il suo lavoro in Febbraio e presenta un progetto chiamato Magna Carta [13] nel quale confluiscono la maggiorparte delle “linee guida” prodotte in modo consensuale nel corso delle diverse assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese e nei principali social networks [14]. La Magna Carta dovrà essere sottoposta all’approvazione del Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative che si terranno.Questa è stata, in sintesi, la breve storia della Ri-evoluzione democratica islandese.

Abbiamo forse sentito parlare di tutto ciò nei mezzi di comunicazione europei?

Abbiamo ricevuto un qualsiasi commento su questi avvenimenti nei noiosissimi salotti politici televisivi o nelle tribune elettorali radiofoniche?

Abbiamo visto nella nostra beneamata Televisione anche un solo fotogramma che raccontasse qualcuno di questi momenti?

SINCERAMENTE NO.
I cittadini islandesi sono riusciti a dare una lezione di Democrazia Diretta e di Sovranità Popolare e Monetariaa tutta l’Europa, opponendosi pacificamente al Sistema ed esaltando il potere della cittadinanza di fronte agli occhi indifferenti del mondo.Siamo davvero sicuri che non ci sia “censura” o manipolazione nei mass-media?
Il minimo che possiamo fare è prendere coscienza di questa romantica storia di piazza e farla diventare leggenda, divulgandola tra i nostri contatti. Per farlo possiamo usare i mezzi che più ci aggradano: i “nostalgici” potranno usare il telefono, gli “appassionati” potranno parlarne davanti a una birra al Bar dello Sport o subito dopo un caffè al Corso. I più “tecnologicamente avanzati” potranno fare un copia/incolla e spammare questo racconto via e-mail oppure, con un semplice click sui pulsanti di condivisione dei Social Network in fondo all’articolo, lanciare una salvifica catena di Sant’Antonio su Facebook, Twitter, Digg o GoogleBuzz. I “guru del web” si sentiranno il dovere di riportare, a modo loro, questa fantastica lezione di civiltà, montando un video su YouTube, postando un articolo ad effetto sui loro blog personali o iniziando un nuovo thread nei loro forum preferiti.L’importante è che, finalmente, abbiamo la possibilità di bypassare la manipolazione mediatica dell’informazione ed abbattere così il castello di carte di questa politica bipartitica, sempre più servile agli interessi economici delle banche d’affari e delle corporazioni multinazionali e sempre più lontana dal nostro Bene Comune.

In fede,
il cittadino sovrano Marco Pala
(alias “marcpoling”)

«Qui da Madrid è tutto, a voi studio
Note:
[1] BBC.co.uk – Iceland nationalises Glitnir bank, Settembre 2008.
[2] BBC.co.uk – Crisis claims Icelandic cabinet, Gennaio 2009.
[3] BBC.co.uk – Iceland announces early election, Gennaio 2009.
[4] BBC.co.uk – Iceland approves new Icesave deal, Dicembre 2009.
[5] Guardian.co.uk – Iceland’s bizarre Icesave referendum, Marzo 2010.
[6] IceNews.is – Fresh wave of protests outside Icelandic parliament, Ottobre 2010.
[7] BBC.co.uk – Iceland president calls referendum on new Icesave deal, Febbraio 2011.
[8] en.Wikipedia – Icelandic loan guarantees referendum, Aprile 2011.
[9] BBC.co.uk – Landsbanki executives arrested in Iceland, Gennaio 2011.
[10] BBC.co.uk – Robert and Vincent Tchenguiz arrested in Iceland probe, Marzo 2011.
[11] TheTelegraph.co.uk – Interpol hunts former Kaupthing chief Sigurdur Einarsson, Luglio 2011.
[12] TheGlobalJournal.net – Iceland Struggles for a New Constitution, Maggio 2011.
[13] BestInGovernment.eu – Is the Icelandic citizen’s revolution an example to follow?, Maggio 2011.
[14] TheGuardian.co.uk – Mob rule: Iceland crowdsources its next constitution, Giugno 2011.

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Pubblicato da Alba kan.

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