Il programma “neodemocristiano” di Monti

Il programma “neodemocristiano” di Monti

di Lucio Garofalo

Una volta i colpi di Stato li organizzavano ufficialmente i colonnelli, non a caso si chiamavano (giustamente) “golpe militari”. Oggi li ispirano e li eseguono direttamente i banchieri e i tecnocrati della finanza, affiancati anche da generali, emissari della Confindustria e referenti del Vaticano, ma ipocritamente sono definiti “governi tecnici”.

Non si tratta di analisi dietrologiche o complottiste, ma è la semplice presa d’atto di quanto accade sotto i nostri occhi. Nella migliore delle ipotesi, persino in Parlamento, si osa discutere di “sospensione della democrazia”. Ad insinuare simili accuse, che si preferisce liquidare molto comodamente come “farneticazioni ossessive”, non sono pericolosi sovversivi o bolscevichi, ma giornalisti prezzolati e burocrati al servizio dell’apparato berlusconiano, nonché alti funzionari di partito organicamente inseriti nei Palazzi del potere che agiscono da anni all’interno delle istituzioni rappresentative.

Viceversa, sorprende (ma non troppo) che esponenti storici del cosiddetto “centro-sinistra”, i quali fingevano di schierarsi all’opposizione e azzardavano ogni ingegnosa costruzione dialettica, parlando apertamente (non a torto) di “regime” e di “emergenza democratica” per criticare l’atteggiamento arrogante e semi-dispotico assunto da Berlusconi, oggi non hanno battuto ciglio e non hanno proferito verbo per denunciare l’intervento destabilizzante (poiché trattasi di eversione in piena regola) attuato per rovesciare il “sultanato” di Berlusconi (che non va assolutamente rimpianto) e insediare un esecutivo “tecnico” che si preannuncia più sinistro e funesto del governo precedente.

Il caricaturista Vauro ha recentemente disegnato una vignetta, pubblicata sul Manifesto, in cui un personaggio domanda: “E la democrazia?”, mentre un altro risponde: “L’hanno pignorata le banche!”. Una sintesi geniale e perfetta di quanto è accaduto nella realtà.

Anzitutto, la squadra del neonato governo concentra una serie di figure legate a doppio filo con i poteri forti che da sempre condizionano il destino del nostro Paese: le principali banche (UniCredit, Banca Intesa, Mediobanca e altri grossi istituti di credito), la Confindustria, il Vaticano, i vertici militari e la Nato. Tali poteri sono compresi e rappresentati nel governo presieduto da Monti, in cui figurano numerosi portavoce della Confindustria e del sistema economico dominante, ammiragli, esperti bocconiani e docenti di altre università private, fiduciari delle gerarchie ecclesiastiche e così via.

Il loro compito sarà essenzialmente tecnico-esecutivo, ossia tradurre in provvedimenti immediati le direttive politiche dettate dai vertici della BCE, la cui linea è sposata dalle più forti lobbies e istituzioni economiche mondiali, dal Fondo Monetario Internazionale ai centri più o meno occulti dell’establishment bancario e finanziario sovranazionale. Si potrebbe azzardare che Mario Monti è l’esecutore di un piano di commissariamento del governo italiano, il cui mandante è esattamente Mario Draghi alla guida della BCE. Da un governo composto da fascisti, piduisti, mafiosi e puttanieri, con a capo il satrapo e satiro di Arcore, autodefinitosi “premier a tempo perso”, si è passati direttamente ad un esecutivo formato da banchieri, autorità militari, tecnici confindustriali e referenti della curia pontificia. E’ quanto meno arduo e imbarazzante scegliere il “meno peggio”.

La concretizzazione dei punti politici prescritti dall’alto al governo del nostro Paese, da parte di quei soggetti che sono l’espressione e l’emanazione diretta delle oligarchie finanziarie di cui la BCE costituisce il supremo vertice istituzionale, detto in parole semplici ma veritiere, comporterà una vera e propria macelleria sociale, il massacro dei diritti democratici e sindacali, di quelle tutele sociali che hanno garantito finora il mondo del lavoro in Italia, o almeno una parte consistente di esso. Parlare, dunque, di “lacrime e sangue” potrebbe sembrare addirittura un eufemismo. Il professor Monti ha esplicitamente annunciato un piano di “sacrifici” accompagnati (a chiacchiere) da principi di “equità”. E’ facile presumere che incasseremo solo i sacrifici, senza equità.

Dalle enunciazioni programmatiche ancora piuttosto ambigue, vaghe e generiche, a tal punto che Monti è stato definito “democristiano”,  si evince una palese mancanza di rottura rispetto alla linea seguita dal precedente governo. Al contrario, si ravvisa un intimo legame di continuità con la politica adottata da Berlusconi e dai suoi ministri anzitutto sul fronte economico-sociale, in particolare sul tema dell’istruzione scolastica.

Non è un caso che, nel discorso di insediamento ufficiale, il professor Mario Monti abbia esplicitamente accennato all’istituto dell’INVALSI, individuato e indicato come il criterio alla base di un presunto meccanismo “meritocratico” da introdurre nel mondo della scuola italiana per determinare la carriera economica e professionale degli insegnanti.

Tripoli bel suol d’orrore…al rombo del cannon

In e-mail il 26 Aprile 2011 dc:

Considerazioni inattuali n.27

26/4/2011

Tripoli bel suol d’orrore…al rombo del cannon

di Lucio Manisco

Doppio salto carpiato con avvitamento multiplo di Berlusconi: quindi l’Italia bombarda l’ex colonia. Entente cordiale tra un Sarkozy “voyou” e “une bande italienne de cons et de casse-couilles” sul cambio di regime in Libia che va bene al di là del mandato ONU e pertanto viola l’art.11 della Costituzione.

Non bombarderemo mai la Libia… non ho telefonato a Gheddafi per non disturbarlo… i nostri aerei si limiteranno a identificare l’ubicazione degli impianti radar, ma quelli li spengono, e poi faranno solo voli di addestramento… abbiamo posto a disposizione della NATO più di sette basi aeree e la nostra marina…

Era metà marzo: cinque settimane dopo, un ruvido incontro tra il segretario USA alla difesa Gates e quello italiano La Russa che fa lo gnorri e induce il presidente Obama a richiamare telefonicamente all’ordine il capo del governo a Roma. Et voilà: doppio salto carpiato con avvitamento multiplo di Silvio Berlusconi che dà il via ai bombardamenti italiani della Libia; venticinque tornado IDS, AMX e AV-88-plus che lanceranno non bombe a grappolo ma razzi “precisi, precisissimi” contro mezzi e basi missilistiche fuori dai centri urbani per non colpire ma proteggere le vite dei civili, in applicazione, all’insegna di una maggiore flessibilità, della risoluzione 1975 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il giorno dopo l’intesa sottaciuta con il presidente francese Sarkozy (e con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna) sulla necessità di un cambiamento di regime a Tripoli da perseguire con ogni mezzo dalle più grandi potenze militari dell’occidente, qualcosa che va bene al di là della risoluzione ONU e checche’ ne dica il nostro presidente della repubblica viola platealmente l’art.11 della Costituzione.

La nuova entente cordiale tra Sarkozy “voyou” (canaglia) e il capo di una “bande italienne de cons et de casse-couilles” (una banda italiana di idioti e di rompicoglioni – definizioni de “Le canard  enchaîné”) viene celebrata in una conferenza stampa che a parte un più che meritato calamento di brache del nostro governo in materia di immigrati registra livelli di ipocrisia, ad uso e consumo delle rispettive politiche interne, raramente raggiunti dalla diplomazia internazionale. Sarkò modula le sue battute per arginare le brecce aperte nel suo elettorato dalla signora Le Pen e Berlusconi fa altrettanto per blandire la Lega insorta contro i bombardamenti: non gli basta il soccorso ex-rosso del PD pronto a votare a favore dei bombardamenti stessi, ma esclude in termini categorici la necessità di sottoporre la questione all’approvazione parlamentare.

Nel centenario dell’impresa coloniale in Libia riprenderemo così a bombardarla. L’Italia registra in questo settore un sinistro primato: siamo stati i primi nel mondo ad effettuare lanci di esplosivi dal cielo. Nel settembre del 1911 il pilota Giulio Gavotti a bordo di un monoplano Taube innescò e lanciò quattro granate contro i militari turchi nei pressi di Tripoli. I bombardamenti aerei divennero sempre più intensi e “sofisticati” con il passare degli anni, ad esempio con il lancio di quintali di gas asfissianti all’iprite sulle tribù libiche non ancora chiuse nei campi di concentramento e di sterminio.

Ora sono in molti ad augurarsi che i nostri piloti, grazie allo “addestramento” degli ultimi trentacinque giorni non incorrano negli stessi errori del pilota Giammarco Bellini e del capitano Maurizio Coccolone il cui Tornado venne abbattuto dalla contraerea irachena il 18 gennaio 1991 durante la prima guerra del Golfo: se la cavarono con il paracadute e vennero malmenati dalle truppe di Saddam per poi venire rilasciati alla fine del conflitto.

La guerra umanitaria che secondo le sballate previsioni dei Sarkò, Obama e Cameron avrebbe dovuto concludersi in sette o dieci giorni, sta assumendo gli aspetti di un conflitto tutt’altro che umanitario, di lunga durata e dall’esito incerto. “Momento critico in Libia” è il titolo di copertina dell’Economist di questa settimana che raffigura i tre leaders su tre cammelli nelle uniformi del deserto e della Legione straniera. “Lo sdegno che unificò il mondo per la minacciata macelleria a Bengasi – scrive il settimanale – si sta spegnendo mentre i diversi interessi della coalizione stanno riemergendo”. Un’analisi pessimista che non si spinge fino a una condivisione delle tesi degli “anti-interventisti” che peraltro vengono citate e documentate: il pericolo che truppe occidentali affondino in un pantano simile a quelli afgano e iracheno (c’è già un centinaio di “consiglieri e addestratori militari” francesi, inglesi, italiani e statunitensi a Bengasi e dintorni), le dubbie e variegate motivazioni degli insorti che includono alcuni “jihadisti” tra i quali Hamuda bin Qumu già detenuto a Guantanamo come sospetto dirigente di Al Quaeda, lo spirito combattivo delle tribù fedeli a Gheddafi che sarà anche un clown cruento e feroce e non può certo essere paragonato al Leone del deserto Omar Mukhtar catturato e impiccato dagli italiani nel 1935, ma che sta dimostrando una fierezza e un coraggio mai prima riconosciutigli dai suoi denigratori. Né va dimenticato che quattro delle sue brigate si battono bene in quanto addestrate in terra d’America dai marines di Camp Lejeune nella Carolina del Nord. Altre considerazioni sui due pesi e due misure nei comportamenti del terzetto Sarlozy-Obama-Cameron non vengono menzionate dall’Economist: perché al regime change perseguito in Libia non corrisponde alcun pronunciamento critico sull’Arabia Saudita che interviene militarmente nel Bahrein per sopprimere la rivolta del suo popolo? Perché ingabbiare altre rivolte nello Yemen, in Marocco e prima ancora in Tunisia e in Egitto con le cosiddette formule delle transizioni gestite da despoti sostenuti e finanziati dagli Stati Uniti? Perché alle critiche sia pure aspre rivolte a Assad Bashar nessuna ritorsione diplomatica o economica è stata adottata contro il Governo di Damasco che impiega i carri armati contro i dimostranti che vogliono democrazia e diritti civili?

Lucio Manisco

http://www.luciomanisco.com

N.B. Non divulghiamo i presunti verbali degli scambi tra “Ignacio La Rusa” e Robert Gates per il tramite inusuale impiegato, per la fonte più che sospetta e per il linguaggio da carrettiere attribuito al Segretario della Difesa Statunitense. Es: “What the f… is your government doing with Libya?”.