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Roma Pride 2014

da Democrazia Atea 9 Giugno 2014 dc:

Roma Pride 2014

Democrazia Atea ha aderito al ROMA PRIDE 2014.
Ha aderito con convinzione sia condividendone il documento politico (http://www.romapride.it/2014/documentopolitico/), mai come quest’anno incisivo e completo nell’analisi della situazione politica, con il quale molti sono i punti di contatto rispetto al programma politico di DA, sia partecipando alla parata con i segretari provinciali di Firenze e Roma.

La situazione politica attuale presenta non pochi motivi di preoccupazione per come (non) vengono garantiti i diritti di tutti, con un ritorno prepotente di una sorta di fanatismo religioso che impedisce un reale progresso culturale del Paese. Non siamo illusi sul fatto che il governo attuale possa fare il benché minimo passo avanti. Da altre forze politiche, come la nostra, deve partire una vera volontà di cambiamento, coraggioso e ormai inevitabile per un Paese civile.

Democrazia Atea è scesa in piazza per partecipare ad una festa e per sostenere un’intera comunità che speriamo sia parte di un processo di rinnovamento dell’Italia.

Siamo con voi, e siamo sicuri che sarete inarrestabili!!!

Roberto Nardini e Alessandro Orfei

Segreteria Nazionale Democrazia Atea

http://www.democrazia-atea.it

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Internet compie 25 anni: Buon Compleanno

Internet compie 25 anni: Buon Compleanno.  6 Marzo 2014 dc. Ecco, degli apprezzamenti del papa non ce ne frega nulla…

Australia, Norrie ha vinto la sua battaglia: ora è il simbolo del “terzo sesso” – Repubblica.it

Australia, Norrie ha vinto la sua battaglia: ora è il simbolo del “terzo sesso” – Repubblica.it. Sul sito di la Repubblica il 3 Aprile 2014 dc.

Personalmente non posso che essere favorevole a che una persona, sui documenti ufficiali, possa risultare di genere “neutro” o “non precisato” o anche, come ho ipotizzato in un mio racconto, “erma”. Forse, a livello generale, queste “diversità” ci imbarazzano ancora, ma dobbiamo superare antichi pregiudizi e condizionamenti millennari e aprire la nostra mentalità

Jàdawin di Atheia

Mac, a trent’anni dalla nascita il progresso non è ancora ‘compatibile’

Mac, a trent’anni dalla nascita il progresso non è ancora ‘compatibile’ – Il Fatto Quotidiano. 24 Gennaio 2014 dc

E se non fossero più solo coppie etero a poter fare figli?

Da www.gay.it 1 Febbraio 2008 dc

E se non fossero più solo coppie etero a poter fare figli?

Sperma dal midollo della donna, che renderebbe di fatto l’uomo “superfluo” per la procreazione, ma anche ovuli dal midollo di un uomo, che per la prima volta potrebbe finalmente “fare da se'” e provare l’ebbrezza di un concepimento senza femmina. Non e’ una chimera, ma il risultato sorprendente di alcune ricerche scientifiche in diversi laboratori nel mondo, che se fossero confermate dalla sperimentazione umana potrebbero rendere il fare l’amore con una persona di sesso opposto per generare un figlio un ricordo del passato, tutt’al più un piacere un po’ demode. Il risultato più sorprendente, riportato dalla rivista New Scientist, è quello di Karim Nayernia, biologo dell’Università di NewCastle: con il suo staff si dice in grado di convertire le cellule del midollo osseo femminile in sperma, e quelle del midollo maschile in ovuli.

Una sorta di “autoriproduzione”, già allo stadio avanzato sui topi di laboratorio, che utilizza un massiccio bombardamento di sostanze chimiche e vitamine per “convincere” le staminali del midollo a diventare spermi o ovuli in grado di fecondare o essere fecondati. Entro due anni, garantisce Nayernia, potrà essere creato sperma ‘femminile’ al primo stadio, ed entro cinque sarà pronta la prima cellula spermatica autoprodotta da una donna in grado di fecondare. Una rivoluzione copernicana che potrebbe consentire anche agli omosessuali di fare figli, fermo restando che l’utero di una donna resta imprescindibile (almeno fino a qualche altra scoperta rivoluzionaria) per portare a termine una gravidanza. Risultati sorprendenti anche per il team di ricerca dell’Istituto Boutantan a (San) Paolo del Brasile, dove sono stati sviluppati spermatozoi e ovuli partendo dalle cellule staminali di embrioni di topi maschi. Le stesse tecniche, una volta messe a punto, potrebbero se non altro consentire il prelievo di staminali da donatori adulti senza dover ricorrere agli embrioni.

Senza contare la possibilità di procreare che verrebbe offerta quasi “miracolosamente” a malati di cancro divenuti infertili, o alle coppie infertili in senso assoluto. Certo, i problemi ci sono: intanto, da ovuli e spermi creati dalla donna nascerebbero solo donne, vista la mancanza del cromosoma Y; e poi i topi che hanno fatto da cavia non se la passano benissimo, e manifestano problemi di salute alcuni mesi dopo gli esperimenti. Senza contare le infinite problematiche etiche, che però gli autori delle ricerche respingono al mittente, in nome, assicurano, “del progresso della scienza”.

Lavorare meno per lavorare tutti e vivere meglio

14 Febbraio 2010 dc:

Lavorare meno per lavorare tutti e vivere meglio

Mi capita a volte di pensare a un paradosso universale, in quanto colpisce direttamente l’intera compagine umana. Mi riferisco ad un’assurda e insanabile contraddizione tra il crescente progresso tecnologico e scientifico avvenuto soprattutto negli ultimi decenni, che permetterebbe all’intero genere umano di vivere in condizioni decisamente migliori, e la realtà concreta che denota un sensibile peggioramento dello stato in cui versa gran parte dell’umanità, in particolare i produttori, cioè le classi lavoratrici salariate. Questa assurda incongruenza opprime anche i lavoratori che vivono nel mondo occidentale.

Ebbene, grazie alle più recenti e avanzate conquiste ottenute nel campo tecnico e scientifico, la nobile ed antica “utopia” dell’emancipazione dell’umanità dal bisogno di lavorare, inteso come prestazione di tempo alienato e mercificato, cioè sottoposto a condizioni di servitù e sfruttamento economico, è virtualmente realizzabile oggi di ieri.

Ciò significa che tale ipotesi sarebbe oggettivamente possibile e necessaria, ma nel contempo è impraticabile nel quadro dei rapporti giuridici ed economici vigenti, imperniati su leggi e strutture classiste insite nel modo di produzione capitalistico, che non a caso attraversa un periodo di grave crisi ideologica e sistemica di portata globale.

Pertanto, l’idea dell’affrancamento dell’umanità dallo sfruttamento e dall’alienazione che si verificano durante il tempo di lavoro, potrebbe dirsi prossima alla sua attuazione. Tuttavia, una simile meta non si potrebbe conseguire senza una rottura rivoluzionaria compiuta a livello planetario nel quadro del dominio capitalistico tuttora vigente. Mi riferisco esplicitamente all’abolizione della proprietà privata dei grandi mezzi della produzione economica, che controlla e detiene l’alta borghesia industriale e finanziaria.

Così come gli antichi greci si occupavano liberamente e amabilmente di politica, filosofia, poesia e belle arti, godendo dei piaceri concessi dalla vita, essendo esonerati dal lavoro manuale svolto dagli schiavi, parimenti gli uomini e le donne del mondo odierno potrebbero dedicarsi alle piacevoli attività del corpo e dello spirito, affrancandosi finalmente dal tempo di lavoro assegnato alle macchine e condotto grazie ai processi di automazione ed informatizzazione della produzione dei beni di consumo.

Questo traguardo rivoluzionario è già raggiungibile, almeno in teoria, grazie alle enormi potenzialità “emancipatrici” ed “eversive” fornite dallo sviluppo della scienza e della tecnica soprattutto nel campo della robotica, della cibernetica e dell’informatica.

Lucio Garofalo

Uno spettro migrante s’aggira per l’Europa

13 Gennaio 2010 dc:

Uno spettro migrante s’aggira per l’Europa

Non c’è dubbio che la paura sia un istinto naturale, insito nella natura animale degli uomini. La paura è un impulso congenito e primordiale, indispensabile alla sopravvivenza e all’autoconservazione delle specie viventi. Senza questo istinto gli esseri viventi non avrebbero alcuna possibilità di scampo di fronte alle insidie presenti nell’ambiente circostante. Ma proprio in quanto comportamento istintivo, la paura è un elemento irrazionale e primitivo che ha bisogno di essere regolato dall’intelligenza per evitare che prevalga, divenendo l’elemento dominante e determinante delle azioni umane.

La paura può essere una forza devastante quando si fa strumento di lotta politica ed è usata per influenzare gli orientamenti delle masse che, prese dal panico, impazziscono, tramutandosi in furia cieca e incontenibile. Infatti, nulla è più impetuoso di una folla inferocita o terrorizzata, al pari di una mandria di bufali in fuga, assaliti dai predatori.

Il panico causa disastri come un cataclisma naturale, è catastrofico come un terremoto o un’eruzione vulcanica. Il “Terrore” per antonomasia è costituito dalla violenza della rivoluzione, quindi è la madre delle paure collettive che affliggono le classi dominanti.
La paura suscitata dalla minaccia di una “catastrofe sociale” che rischia di sovvertire l’ordine costituito e mette a repentaglio la sicurezza del proprio status di classi possidenti, è all’origine delle angosce che tormentano la società contemporanea. Ecco che risorge lo spettro della rivoluzione sociale, lo spauracchio della rivolta di massa.

Da quando l’umanità ha creato le prime forme di proprietà privata, accumulando il surplus economico originario, derivante dall’espropriazione del prodotto del lavoro collettivo, la paura più forte e ricorrente nella storia della lotta di classe nelle diverse società (dallo schiavismo antico al feudalesimo medievale, al capitalismo moderno) è la paura di perdere ciò che si possiede, il terrore di vedersi espropriare le ricchezze estorte ai produttori, siano essi schiavi, servi della gleba o salariati. Non è un caso che più si è ricchi più si ha paura e, probabilmente, si è più infelici in quanto tormentati dall’inquietudine. Da qui è sorta l’esigenza di istituire un potere forte e superiore, detentore del monopolio della violenza, ossia lo Stato, atto a garantire la sicurezza e l’ordine in una società retta sull’ingiustizia, sullo sfruttamento e sulla divisione in classi.

La rivoluzione sociale è il più grande spauracchio dei governi e delle classi egemoni, in particolare dei governi e delle classi possidenti e dominanti nelle società capitaliste decadenti e putrescenti, sempre più angosciate dall’assalto inevitabile delle masse dei proletari migranti, impaurito dalla rabbia e dall’ansia di riscatto dei popoli e delle classi socialmente più povere, oppresse ed emarginate provenienti dal Sud del mondo.

Una paura molto attuale e diffusa negli stati sembra essere la paura verso una società realmente democratica, che si estrinseca nella partecipazione concreta delle persone, per cui può divenire fonte di conflittualità e di antagonismi sociali. La democrazia, non quella subìta passivamente, bensì vissuta attivamente, da protagonisti e non da sudditi o spettatori, il dissenso e il libero pensiero, la libertà intesa e praticata come critica e partecipazione diretta ai processi politici decisionali, tutto ciò incute un’angoscia profonda nell’animo di chi controlla e detiene il potere e la ricchezza sociale.

Da tali paure scaturisce un’idiosincrasia anticomunista e antidemocratica che tende a demonizzare le idee di libertà e i loro portatori, fino alla criminalizzazione e alla repressione di ogni dissenso ed ogni vertenza, recepiti come un’insidia che mina l’ordine costituito, che a sua volta si è determinato in seguito a precedenti rivolgimenti sociali.

Si rammenti che gli stati moderni e le società borghesi capitaliste hanno avuto origine da violente rivoluzioni sociali eseguite in gran parte dalle masse contadine e proletarie guidate dalle avanguardie illuminate e liberali della borghesia, che oggi teme di perdere il proprio potere e i propri privilegi di classe egemone e possidente.

Il ruolo storico della borghesia, che un tempo era stato politicamente eversivo e rivoluzionario, determinando il rovesciamento violento dei regimi dispotici e assolutistici e delle aristocrazie feudali, con le loro sovrastrutture ideologiche oscurantiste di origine medievale, si è rapidamente trasformato in senso conservatore e misoneistico, rappresentando un ostacolo concreto alla realizzazione del progresso scientifico, culturale e sociale, all’esercizio pratico della democrazia diretta e partecipativa, al compimento di un effettivo processo di liberazione e di affrancamento del genere umano da ogni forma di barbarie e di violenza, di oppressione e di sfruttamento, di schiavitù e di paura.

Lucio Garofalo