Per la fine del PD in Umbria stappiamo le bottiglie…

Inoltrato in e-mail il 28 Aprile 2019 dc:

Per la fine del PD in Umbria stappiamo le bottiglie…i vuoti li teniamo per quelli che vengono dopo!!!

Ci fa sempre decisamente schifo la lettura politica attraverso le
inchieste giudiziarie, inchieste nelle quali spesso sono i nostri nomi e
le nostre conversazioni a venire spiate ed esposte al pubblico ludibrio
da sbirri e giornalisti. Inchieste i cui mandanti sono stati proprio
quei politici oggi sotto attacco.

Eppure quello che sta succedendo in Umbria solo accidentalmente nasce da
 un’inchiesta, ma è un fatto di portata storica: la fine di un regimetto
 durato ottanta anni di governo incontrastato su questa cosiddetta
 regione da parte della stessa famiglia politica.


Certo, pure un ragazzino che vende due grammi di fumo lo sa che certe
 cose al telefono non si dicono! I nostri governanti invece, spassosamente, parlavano al telefono di Logge massoniche e servizi
 segreti, di posti di prestigio negli ospedali e di affari da fare con la 
Legacoop.

Ma non è questo che ci interessa. Queste cose il PD qui da noi le ha 
sempre fatte.

Il punto è che fino a qualche anno fa in galera ci finiva
 chi le denunciava certe storie.

Che la Procura di Perugia sia 
improvvisamente rinsavita? Che i giudici siano diventati improvvisamente 
buoni?

Ma nemmeno per sogno!

Quello che è davvero storico è il mutamento
 dello spirito del tempo. Un’ipotesi politica, incontrastata fino a questo
 momento, volge al tramonto.
 Il dominio di questo clan politico-familiare si reggeva su un
 compromesso storico alla norcina: il compromesso fra i contadini e gli
 operai di queste terre – da ammansire e tenere buoni – con i poteri 
forti di Perugia (la Curia, l’Università, la Massoneria) e la grande
 industria post-fascista (le Acciaierie in primis, ma anche la storica
 industria del cioccolato di proprietà dell’ex potestà di Perugia).

L’imperativo di questa fase quasi secolare di compromesso e pace
 sociale, in pieno stile umbro, non poteva che essere eminentemente 
culinario: far mangiare tutti!!!


Ricordate il “ma anche…” con cui Walter Veltroni fece il manifesto 
ideologico per la nascita del PD, imitato magistralmente da Maurizio
 Crozza? Immodestamente, la cosa non ci fa un gran piacere, potremmo dire
 che il “ma anche…” nasce in Umbria: far mangiare i padroni ma anche gli
operai; governare con i Verdi ma anche con i cacciatori; avere 
università, città d’arte, parchi e fiumi, ma anche la grande industria 
(ma anche dei fantastici reparti di oncologia… con i primari, che sono
 sì luminari della medicina, ma anche amici dei politici).


Il popolino che oggi grida allo scandalo e si appresta a votare Lega non 
è immune da responsabilità: sono gli stessi villani che, prima, votavano
 socialista perché ambivano alla redistribuzione delle terre, poi, la
 generazione successiva, continuava a votare le giunte di centro-sinistra 
perché, devastando il territorio, rendevano le loro terre edificabili.

Quello che è davvero finito è quel mondo.

Sembra che i grandi processi
 storici abbiano raggiunto anche queste terre distanti dai confini e non
 bagnate da alcun mare. Oggi il capitalismo non è più in grado di far
 mangiare i padroni ma anche gli operai. Oggi devono mangiare solo i
 padroni. Oggi lo Stato sta messo male e non può più permettersi
 assunzioni clientelari. La magistratura, sempre al soldo dei padroni, è
 a servizio di questo mutamento dei tempi.

Questo spiega l’incredibile
 operazione giudiziaria che colpisce un fenomeno che fino a ieri era 
tollerato come forma di cultura locale.

Siamo certamente entusiasti che questi buffoni finiscano nella 
pattumiera della storia. È una vita che aspettiamo questo momento. 
Quelli che arriveranno dopo, però, non saranno meglio.
 Morta la generazione di politici di professione, una burocrazia di cui 
la Lorenzetti fu in un certo senso la matriarca, oggi entriamo in una
 fase nella quale i padroni prendono direttamente nelle loro mani il
 governo del territorio. Lo vediamo a Spoleto, dove abbiamo nella giunta
 leghista al potere direttamente imprenditori, feudatari, commercianti.

Il progetto che vogliono realizzare è già evidente: la plastificazione
 dell’Umbria, la sua prostituzione turistica, la trasformazione dei 
borghi e delle montagne.

Una piccola Toscana ancora incontaminata, in 
cui l’Umbria non esiste più ma esiste un suo surrogato in cartolina.
 Un processo nel quale i nuovi governanti si candidano ad essere porta
bandiera, se è vero che Salvini, volato a Perugia come un avvoltoio 
all’indomani dell’inchiesta, ha fatto sapere che la sua candidata in
 Umbria sarà la sindaca di Montefalco, Donatella Tesei.

Il “modello 
Montefalco” è il modello di un’Umbria fighetta e folcloristica, con 
l’hipster che viene da Firenze o da Roma a sorseggiare il calice di vino 
a prezzi da mutuo nello scorcio medievale. Mentre intorno cresce la 
miseria e lo sfruttamento delle persone e della natura.

Questo nuovo corso (che ha già preso piede a Perugia, Terni e Spoleto) 
avrà quanto meno il vantaggio di rendere le cose chiare: fine di ogni
 compromesso, fine del potere mediatore e onnicomprensivo del PD, scontro
 diretto, immediato, antagonista con i padroni al potere.

Oggi come ieri, noi saremo qui a combatterli.

Gli anarchici di Spoleto