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Bergoglio come se fosse Antani

da Democrazia Atea il 20 Gennaio 2015 dc:

Bergoglio come se fosse Antani

I Capi dello Stato Vaticano si sono negati, almeno apparentemente, la sessualità e nello stesso tempo legano al fallo l’autorevolezza delle loro asserzioni, perché si autoproclamano infallibili, un po’ come gli Ayatollah in Iran che non possono essere contestati da nessuno quando esprimono le loro interpretazioni religiose.

Sia il Capo di Stato Vaticano che l’Ayatollah iraniano si sono arrogati il potere di imporre alle masse le regole morali che interpretano secondo convenienza a fini di potere.

E non è difficile che un capo cattolico e un capo islamico possano trovarsi sulla stessa lunghezza d’onda quando si tratta di reprimere la libertà d’espressione.

Gli integralisti islamici, nell’attualità del loro medioevo, uccidono, mentre invece il finto povero Bergoglio, che il medioevo vorrebbe restaurarlo, di fronte a ciò che reputa offesa incita a tirare di pugni.

Una espressione più sessista e maschilista, come quella recentemente profferita davanti alle telecamere, non sarebbe stata ugualmente idonea ad interpretare la volgarità del suo pensiero.

Nel suo mondo misogino infatti le donne devono essere protette con i pugni, perché l’insulto ad una donna, qualunque esso sia, non può trovare nel sistema processuale sanzionatorio la giusta valutazione, ma deve trovare nella violenza l’espressione di riaffermazione della proprietà, e per giunta non in via diretta, ma attraverso il maschio preposto a difesa della femmina subordinata.

Forse nel prossimo sinodo decideranno che la reazione con i pugni sarà una new entry nei manuali del catechismo cattolico, e così decenni di cultura della non-violenza andranno a farsi friggere, perché anche l’ultimo dei bulli di periferia sarà in grado di picchiare e di giustificarsi dicendo “lo ha detto Bergoglio”.

Per fortuna una buona parte delle donne italiane non si riconosce nella miseria maschilista di un recinto nel quale non c’è autonomia di scelta né di giudizio.

Molte donne hanno compreso che la sottomissione al maschio va interpretata come devianza patologica, e sanno che la dignità non si concilia con la violenza del messaggio religioso cattolico, ma con l’affermazione delle regole di diritto, e maggiormente quelle che si devono adire in via diretta quando si subisce un’offesa.

Stavolta Bergoglio ha detto una castroneria di troppo, ha travalicato la consapevolezza dei suoi limiti, si crede infallibile e ha lasciato trapelare la sua vera natura che è stata allevata in un retroterra di ordinario maschilismo.

Le donne consapevoli non hanno bisogno di essere difese con i pugni.

Le donne consapevoli non hanno bisogno dei messaggi subliminali di un triste gesuita che ogni giorno di più sproloquia come “come se fosse antani”.

Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea

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Il terrorismo è frutto della religione?

dal nuovo Autore del blog, 8 Gennaio 2015 dc:

Il terrorismo è frutto della religione?

di Luca Immordino

Il 7 Gennaio 2015 dc a Parigi, presso la sede del periodico settimanale satirico Charlie Hebdo, è occorso un gravissimo episodio di inaudita violenza e crudeltà, perpetrato da fanatici in nome della religione musulmana, contro gente innocente e contro le più elementari regole di umanità.

Ecco descritti brevemente i fatti. Dalle prime sommarie ricostruzioni tre persone giungevano a bordo di un’autovettura presso la sede della rivista satirica. Dall’auto scendevano due individui a volto coperto ed armati di kalashnikov che costringevano una donna, che lavorava lì, a farsi aprire la porta d’ingresso immettendo il suo codice di accesso. Appena entrati è iniziata la strage che, una volta terminata, ha avuto come conseguenza la morte di 12 persone ed il ferimento di altre 11, di cui 5 in modo grave.

Sempre dalle registrazioni sonore e dalle riprese video, nonché dalle testimonianze dei sopravvissuti, si è avuto modo di accertare che la strage è stata effettuata per motivi religiosi da estremisti islamici. Il giornale in questione si occupava di satira che spesso aveva come tematica la religione, compresa l’attualità del fenomeno dell’estremismo islamico. Per questa sua attività era stato additato dalla quasi totalità degli ambienti religiosi come dissacrante e, da alcuni di questi, condannato apertamente con gravi minacce anche di morte, seguite da intimidazioni.

Le religioni, purtroppo, sono state e sono fonti di efferati crimini per le loro caratteristiche dogmatiche che si impongono come ordini assoluti, non contestabili ed ai quali bisogna obbedire a pena di severissime punizioni divine. Tutte le religioni contengono nei loro testi, considerati “sacri”, ordini e minacce di terribili punizioni contro chi non si allinea al volere divino. Ecco un breve esempio limitato alla religione più diffusa in “Occidente”, tratto dal Nuovo Testamento ritenuto, per così dire, più morbido ed illuminato rispetto al Vecchio Testamento: “Guai alle città incredule! – Allora [Gesù] cominciò ad inveire contro le città in cui aveva compiuto la maggior parte di miracoli, perché non si erano convertite:«guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida! Poiché, se i prodigi che sono stati compiuti in mezzo a voi fossero stati fatti a Tiro e Sidone, da tempo in cilicio e cenere avrebbero fatto penitenza. Ebbene, vi dico che nel giorno del giudizio la sorte che toccherà a Tiro e Sidone sarà più mite della vostra. E tu, Cafarnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Sino agli inferi sarai precipitata. Poiché, se a Sodoma fossero stati compiuti i prodigi che si sono compiuti in te, sarebbe rimasta fino ad oggi. Ebbene, vi dico che nel giorno del giudizio la sorte che toccherà alla terra di Sodoma sarà più mite della tua»”. (Bibbia, Nuovo Testamento, vangelo secondo Matteo 11,19).

Questi testi, sui quali si fondano le più grandi religioni contemporanee, hanno origini incerte e remote, sono stati tramandati anche in modo non genuino e con modifiche nel corso dei secoli, e rispecchiano una visione cristallizzata ed obsoleta che si basa su concezioni ormai superate.

C’è anche da dire anche che la quantità di attentati è minima rispetto alla percentuale di popolazione credente. Ciò è da ricollegarsi al fatto che ogni credente ha un modo diverso di interpretare la stessa religione ed al giorno d’oggi la percentuale di persone praticanti è di molto inferiore rispetto a chi si definisce credente. È impressionante, rispetto alle stragi compiute da squilibrati od altri soggetti, il fatto che quelle compiute a sfondo religioso forniscono a determinati individui ulteriori motivazioni per perseguire e giustificare certi gesti estremi, quali sono gli attentati terroristici. Questo determina la maggiore incidenza di atti terroristici per opera di questi ultimi, rispetto a quelli compiuti per motivazioni non legate alla religione. D’altronde in passato, come nel presente, la stragrande maggioranza delle guerre è da attribuirsi a motivazioni religiose (iniziando dalle crociate e finendo alle recenti guerre che vedono in contrapposizione “Occidente” e “Mondo Islamico”).

Cos’è allora che differenzia le varie religioni? È vero che la stragrande maggioranza degli attentati terroristici avvenuti in Occidente sono opera di fanatici islamici, ma è anche vero che episodi gravissimi sono stati commessi da estremisti cristiani, come per esempio l’ultimo, di eccezionale gravità, avvenuto in Norvegia. In questo Paese scandinavo nel 2011 un fanatico della religione cristiana uccise brutalmente a colpi d’arma da fuoco 77 persone, quasi tutte giovani, e ne ferì più di 300, anch’esse per la maggioranza ragazzi.

Ampliando questa breve analisi anche ad un’altra grande religione mondiale, bisogna dire che in India si registrano molti atti terroristici a sfondo religioso, compiuti anche da credenti appartenenti alla religione induista.

Il problema è da ricercare nella mitigazione nell’osservanza dei dettami religiosi dovuta alla nascita ed allo sviluppo dei valori laici, secondo i quali conta il reciproco rispetto nei rapporti umani e non il prevalere, in questi, dei dettami divini. Guardando più specificamente il caso dell’ “estremismo religioso musulmano”, possiamo tranquillamente affermare che, a livello storico, è facilmente constatabile che nei Paesi dove si è affermato l’Islam non si è avuto un periodo che possiamo paragonare al nostro illuminismo: “Contrariamente a quanto affermatosi nell’Europa moderna il movimento musulmano per la riforma non fu interessato a revisioni dottrinali, né il rapporto con la modernità fu avvertito quale processo di adattamento all’ideologia della modernizzazione, così come proposta dalla cultura europea nell’Ottocento. L’Islam in quanto sistema di atti di culto non poteva essere soggetto ad alcuna revisione”. (Antonino Pillitteri “Introduzione allo studio della storia contemporanea del mondo arabo”, Laterza editore, Bari 2008, pagina 18). Si pensi che le istituzioni statali dei Paesi islamici sono ancora intrise profondamente da elementi religiosi, come ad esempio l’applicazione della legge coranica nel campo del diritto. Un’altra causa dell’affermarsi di gruppi estremisti è da ricercarsi in fattori geopolitici. Durante il contrasto fra le due superpotenze mondiali U.R.S.S. ed U.S.A., infatti, gli americani fomentarono e finanziarono i gruppi islamici più estremisti in modo da poterli utilizzare contro il nemico sovietico. L’Unione Sovietica era un Paese ufficialmente ateo e per di più confinava con numerosi Paesi islamici ed addirittura, nelle repubbliche sovietiche ad essi confinanti, vi era una lunga tradizione legata alla religione musulmana: dopo il crollo dell’U.R.S.S., con la proclamazione d’indipendenza di queste ex repubbliche sovietiche, è stata adottata come religione ufficiale quella islamica.

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Donne che scelgono di non avere figli

Donne che scelgono di non avere figli Un documentario apre il dibattito. Su l’Espresso.it 19 Gennaio 2015 dc. Nei commenti sul sito si può constatare lo squallore della mente dei natalisti.

Ateoagnosticismo, Cronaca, Laicità e Laicismo, Politica e Società, Sessualità

Sesso, droga e Vaticano

da Democrazia Atea 2 Dicembre 2014 dc:

Sesso, droga e Vaticano

Qualche tempo fa intercettarono in Germania una partita di cocaina diretta al Vaticano, che fu spedita utilizzando dei profilattici.

Dunque dalle parti del Vaticano avevano trovato un utilizzo dei profilattici alternativo a quello per il quale sono stati prodotti, avendo sempre condannato ogni forma di prevenzione dal contagio di Hiv trasmissibile per via sessuale.

Hanno ottenuto, in questi decenni, un doppio risultato: le persone contagiate da Hiv si sono sentite moralmente condannate dalla comunità perché la compromissione del loro stato di salute è stata associata ad una sessualità libertina, mentre le persone non contagiate si sono sentite “virtuose” agli occhi di tutti, per il solo fatto di non essersi contagiate.

Qualche anno fa alcune agenzie di stampa si erano sbizzarrite nel dire che Ratzinger aveva modificato la “tradizionale” posizione della Chiesa Cattolica contro l’uso dei profilattici, ma la notizia era stata immediatamente smentita dalla Congregazione per la dottrina della fede che si era precipitata a riaffermare il solito ritornello medievale, attribuendo l’errata interpretazione delle parole del monarca ad una imprecisa traduzione dal tedesco.

La Chiesa cattolica era ed è rimasta contro l’uso del profilattico e la dottrina morale della Chiesa non è mai cambiata: hanno continuato a combattere l’uso del profilattico, con consapevolezza criminale, anche di fronte alla certezza del contagio da Hiv.

C’è ancora qualche sprovveduto che non riesce a mettere insieme cause ed effetti, e magari continua a sostenere che quanto propalato dall’organizzazione cattolica in tema di profilattici, attraverso i rappresentanti di quello Stato extracomunitario, compresi i rappresentanti periferici, in definitiva non possa incidere più di tanto nelle abitudini degli italiani.

Stavolta dovranno prendere atto del contrario.

L’avversione al profilattico decisa dal Vaticano è stata talmente interiorizzata dagli italiani da incidere sulle statistiche planetarie sulla diffusione dell’aids.

In Italia, infatti, secondo le cifre fornite nel novembre 2014 dall’ONU, si ha la più alta prevalenza di persone affette da Hiv in Europa occidentale.

Stavolta il finto rivoluzionario Bergoglio non ha emanato alcun provvedimento per modificare l’andamento di un contagio di cui l’organizzazione religiosa che presiede è moralmente responsabile.

Del resto da quelle parti i profilattici preferiscono usarli per riempirli di cocaina.

Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea

Cultura, Laicità e Laicismo, Politica e Società

Chiesa Cattolica tra omofobia e pedofilia

da Democrazia Atea 16 Novembre 2014 dc:

Chiesa Cattolica tra omofobia e pedofilia

È di questi giorni la notizia che la Curia di Milano  ha inviato una lettera segreta a seimila insegnanti di Religione Cattolica della medesima Diocesi, invitati a trasformarsi in spie perché segnalassero e denunciassero quelle Scuole in cui si tengono iniziative e incontri volti a parlare di omosessualità e di identità di genere.

Tra i contenuti gravissimi di questa lettera si tende a far passare come forme di “indottrinamento” il contrasto, la lotta  e una conseguente educazione anti-omofobica.

Nonostante che da anni la Comunità Scientifica dichiari che non si sceglie il proprio orientamento sessuale, nella lettera tale orientamento viene presentato come fosse una scelta.

Ancora una volta è chiara l’ingerenza della Chiesa Cattolica, non solo in questi temi, ma nella stessa libertà d’insegnamento, come se gli insegnanti di Religione Cattolica non fossero, purtroppo,  dipendenti dello Stato, pagati dallo Stato.

Democrazia Atea vuole ancora una volta denunciare una campagna di delegittimazione della Scuola Pubblica che si ritorce alla fine contro  la vita degli adolescenti gay e lesbiche che frequentano le Scuole Pubbliche Italiane e che sono a tutt’oggi oggetto di pesanti discriminazioni, insulti, esclusione sociale, a volte con gravissime conseguenze, come ci è capitato di leggere negli ultimi tempi.

In un’Italia che dovrebbe essere laica, in una Scuola che dovrebbe educare alle differenze per il rispetto reciproco di tutte le persone, per il semplice fatto, contrariamente a quanto affermato esplicitamente in quella lettera, che non c’è una differenza che vale di più e una differenza che vale di meno.

Democrazia Atea vuole denunciare per l’ennesima volta la deprecabile ingerenza delle Autorità Ecclesiastiche che, come al solito, sottintendono un pensiero ipocrita che impedisce ai giovani di appropriarsi di certe tematiche in maniera corretta che solo una Scuola aperta, laica e coraggiosa può fornire loro, contribuendo a sconfiggere quegli atteggiamenti e comportamenti che anche questa lettera della Curia Milanese contribuisce criminalmente a diffondere.

Carlo Chionne

Segretario Provinciale di Livorno di Democrazia Atea

http://www.democrazia-atea.it

Laicità e Laicismo, Politica e Società

Magistratura di sinistra

da Democrazia Atea 10 Novembre 2014 dc:

Magistratura di sinistra

Magistratura Democratica è una associazione di magistrati che si identifica in un’area culturale progressista.

Se apri il loro sito trovi in evidenza il discorso pronunciato dal monarca Bergoglio in occasione di una audizione che lo stesso monarca ha concesso ad una Delegazione dell’Associazione Internazionale di Diritto Penale .

Cosa ci sia di culturale nelle riflessioni di un monarca che nega la distinzione tra potere giudiziario, potere legislativo e potere esecutivo, assumendoli tutti e tre sulla sua persona, non è dato sapere, ma forse i magistrati di quella associazione lo sanno.

Magistratura Indipendente, altra associazione di magistrati italiani, annovera, invece, tra i propri scopi statutari, l’indipendenza e l’autonomia della magistratura.

Scorrendo le pagine del loro sito trovi, in evidenza, la pubblicazione di un discorso che Wojtyla fece ai magistrati nel 2000, richiamandoli non certo alla legge degli uomini, per la cui applicazione sono pagati dallo Stato, ma alla legge del dio cattolico, giusto per puntualizzare il valore dell’indipendenza e dell’autonomia.

Recentemente ha lasciato sorpresi, anche sotto un profilo di stretta applicazione del diritto processuale, l’arresto dell’attivista politico di Roma Nunzio D’Erme, reo di aver reagito ad una provocazione messa in atto da Militia Christi, un movimento politico di destra ultracattolico che professa la teocrazia.

Brevemente: D’Erme, noto per essere un attivista delle tematiche sulla laicità, aveva organizzato un convegno sull’omofobia presso la sede del Settimo Municipio di Roma e durante i lavori si erano presentati gli attivisti di Militia Christi.

Ne era scaturita una bagarre con immediato intervento della Digos.

Il parapiglia che ne era seguito configurava di certo estremi di reato che avrebbero trovato una verifica in sede dibattimentale, ma il magistrato che ha firmato l’ordine di arresto per D’Erme lo ha motivato con argomentazioni tali da trasformarla in una misura cautelare incomprensibile.

L’ex senatore Franco Turigliatto nel 2008, durante una trasmissione televisiva, si era rifiutato di stringere la mano a Roberto Fiore, il fondatore di Forza Nuova, un movimento di estrema destra che si richiama ai valori del fondamentalismo cattolico, definendo Fiore un fascista.

Sentendosi offeso, Fiore aveva denunciato Turigliatto.

Apprendiamo dalla stampa che un magistrato ha firmato un decreto penale di condanna ritenendo Turigliatto colpevole di diffamazione, pur sapendo che la Cassazione già nel 2010 si era pronunciata su un caso simile stabilendo, a grandi linee, che definire Fiore un fascista non era reato.

D’Erme e Turigliatto, verso i quali si esprime solidarietà, sono gli esempi più eclatanti di una applicazione della legge che non solo non coincide con la giustizia, ma si avvicina di molto ad una giustizia teocratica come la sharia.

Si aggiunge a tutto questo una riflessione beffarda: la maggior parte degli italiani è convinta che la maggior parte dei magistrati italiani sia “di sinistra”.

Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea

http://www.democrazia-atea.it

Cultura, Laicità e Laicismo, Politica e Società

Scuola medievale

da Democrazia Atea il 28 Agosto 2014 dc:

Scuola medievale

La riforma della scuola, preannunciata nelle linee essenziali, si prospetta in linea con le precedenti riforme berlusconiane.

Colpisce il sistema premiale previsto per gli insegnanti virtuosi.

Il virtuosismo preteso dagli insegnanti è di certo una qualità che merita di essere approfondita.

La scuola pubblica, che nel dettato costituzionale avrebbe dovuto essere laica e autonoma, è stata progressivamente trasformata da Berlusconi in confessionale e dirigistica, con la complicità di certa magistratura amministrativa più che compiacente.

Renzi, delfino di Berlusconi, si pone in perfetta continuità con il suo mentore, continuando a smantellare ogni ipotesi di autonomia, in una gerarchizzazione e burocratizzazione penalizzante per gli insegnanti e, di riflesso, per gli studenti.

Il virtuosismo preteso dagli insegnanti si declina, inevitabilmente, con una valenza moralistica posto che la terminologia usata, inserita nel contesto scolastico ormai confessionale, si risolve in una sottomissione ai vertici e in una repressione delle eventuali posizioni di dissenso.

Affidare ai dirigenti scolastici la valutazione degli insegnanti virtuosi, e mettere nella loro disponibilità la possibilità di ricompensare gli insegnanti con somme di denaro, significherà medievalizzare la scuola in un sistema in cui la dirigenza, grazie alle precedenti riforme, è già interpretata come feudo e dove gli insegnanti dovranno comportarsi da valvassori idioti proni alle angherie del feudatario di turno.

Cosa diversa sarebbe stata, ad esempio, una riforma volta alla autonomia degli istituti, con una dirigenza elettiva espressa da un collegio di docenti e personale ATA, a tempo determinato, fino a nuova elezione.

Il rapporto tra dirigente e insegnanti sarebbe stato costruito su una premessa certamente democratica, che oggi invece è negata.

Se la scuola pubblica nel dettato costituzionale doveva essere espressione della democrazia inclusiva, oltre che del merito derivante dalle competenze, oggi viene smantellata da un Presidente del Consiglio che si è formato come boy scout.

Lo scoutismo è una delle tante organizzazioni giovanili cattoliche nelle quali si opera nella negazione dei principi costituzionali.

Tra gli scouts non c’è democrazia inclusiva perché chi non è cattolico ed eterosessuale non può farne parte.

Tra gli scouts matura il convincimento che la competenza che si acquisisce attraverso lo studio è secondaria rispetto all’apprendimento che si attua attraverso l’esaltazione delle esperienze pratiche.

Non c’è parità di genere tra gli scouts e non è difficile incontrare orde di ragazzotti sessuofobici, pronti a farsi paladini di una religiosità fondamentalista.

Pensare che queste devianze non abbiano influito sullo scout Renzi è pura illusione.

C’è da augurarsi uno protesta estesa ed articolata e Democrazia Atea non si sottrarrà all’impegno di difendere un sistema scolastico che sia aderente alla Costituzione.

Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea

Laicità e Laicismo, Sessualità, Varie: attualità, costume, stampa etc

Perché gli eterosessuali devono difendere con convinzione i diritti degli omosessuali

“Perché gli eterosessuali devono difendere con convinzione i diritti degli omosessuali” sul sito « Hic Rhodus, 10 Settembre 2014 dc

Laicità e Laicismo, Politica e Società, Sessualità

Incesto, ecco perché ha senso depenalizzarlo

Incesto, ecco perché ha senso depenalizzarlo – Il Fatto Quotidiano. 29 Settembre 2014 dc. Finalmente qualche parola fuori dal coro di ipocrisie reazionarie e bigotte!

Economia, Politica e Società, Scienza e Natura, Sovrappopolazione

Un pianeta sempre più affollato – Le Scienze

Un pianeta sempre più affollato – Le Scienze. 22 Settembre 2014 dc. “Limitare la popolazione nei Paesi in via di sviluppo”. Certo, ma anche in quelli “sviluppati”, siamo in troppi anche lì!

Jàdawin di Atheia

Ateoagnosticismo, Laicità e Laicismo, Politica e Società

Laique e Laico

da Democrazia Atea www.democrazia-atea.it 30 Luglio 2014 dc:

Laique e Laico

Alcuni linguisti dicono che la lingua è l’uso che se ne fa, ovvero l’uso che ne fa nel quotidiano la maggioranza della gente che parla quella lingua.
 
In Francia con il termine laïque la maggioranza dei francesi intende comunemente “colui che esige la separazione tra lo Stato e le religioni”.
 
Tuttavia, in Italia, con il termine laico la maggioranza degli italiani, nell’uso quotidiano che fa di tale termine, intende “cattolico non chierico”.
 
Laico, in Italia, per esempio, è l’inserviente del convento.
 
Può quindi accadere che un candido laicista, sentito che un italiano si dichiara laico, gli chieda: “Allora anche tu vuoi la netta separazione tra lo Stato e le religioni?”
 
E che poi, con la bocca aperta e gli occhi strabuzzati, si senta rispondere: “Ma manco per niente, io voglio che noi cattolici continuiamo ad avere tutti i privilegi che abbiamo, anzi, se possibile dovremmo rimarcare anche di più il fatto che l’Italia è cattolica, gli altri possono al massimo essere tollerati, specie ora che arrivano tutti questi pericolosi alieni.”
 
Ah …
 
È vero che la Corte Costituzionale ha statuito il supremo principio costituzionale di laicità dello Stato, ma nel farlo ha usato la formula “Supremo Principio di laicità o non-confessionalità”.
 
Ed è quel “o non-confessionalità” che marca la differenza tra la competenza linguistica dei giudici della Corte Costituzionale e il candido laicista.
 
Se in italiano volete dire laïque senza ingenerare equivoci sorrisi di assenso nell’interlocutore cattolico, dovete usare non-confessionale.
 
Allora vedrete che il “laico” ci terrà subito a rimarcare che lui è cattolico e giammai non-confessionale.
 
Laïque (colui che esige la separazione tra lo Stato e le religioni) è falso amico di “laico” (cattolico non chierico), è invece sinonimo inequivocabile di non-confessionale (colui che esige la separazione tra lo Stato e le religioni).
 
In questo caso, evitare i falsi amici è semplice e redditizio. Perché insistete con la traduzione letterale?
 
Fiorenzo Nacciariti

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Padova in croce

Da Democrazia Atea www.democrazia-atea.it il 27 Luglio 2014 dc:

Padova in croce

Egregio signor Sindaco,

fingo stupore nell’apprendere che Lei si pone in continuità con il percorso intrapreso dal suo partito, ovvero, blandire politicamente il cattolicesimo più becero e reazionario, presentando provocatoriamente mozioni in favore della presenza del crocifisso negli edifici pubblici comunali, provinciali e regionali.

Il suo attaccamento alla dittatura fascista e all’ossequio verso i regi decreti è imbarazzante.

Le sfugge che nel frattempo è intervenuta una Repubblica e una ‘carta dei diritti’ comunemente chiamata Costituzione, sulla quale lei ha prestato giuramento, e intuisco, a questo punto, quale valore morale il suo cattolicesimo le suggerisce rispetto alla solennità di un impegno.

Qualora non le fosse nota, le suggerisco la lettura della sentenza n. 439 del 1.3.2000 con la quale la IV Sezione penale della Corte di Cassazione ha sentenziato l’illiceità dell’ostensione dei crocifissi negli uffici pubblici perché violano il Principio Supremo di Laicità che si sostanzia – come costantemente affermato dalla Corte Costituzionale – nell’obbligo dello Stato e dei suoi funzionari di essere neutrali, imparziali ed equidistanti nei confronti di tutte le religioni e di tutti i singoli cittadini, in relazione alla loro fede o credo.

Solo questo aspetto dovrebbe suggerirle qualche dubbio sulle modalità etiche con le quali amministra il Comune che rappresenta.

Non le sarà sfuggito che l’art. 3 della Costituzione dice che “tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali dinanzi alla legge, senza distinzione di religione” e che la religione cattolica è solo una delle circa 30.000 religioni, sette e aggregazioni tribali del pianeta.

Ed inoltre che l’art. 8 della Costituzione dice che “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”; che l’art. 19 della Costituzione dice che “tutti hanno il diritto di professare liberamente la propria fede o non fede religiosa, di farne propaganda e di esercitarne il culto anche in pubblico”; che l’art. 9 della Convenzione internazionale sui diritti dell’Uomo dice che “ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione”; che l’art. 14 della medesima convenzione dice che “il godimento dei diritti civili e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere garantito a tutti.”

In ultima, ma non meno importante , cito la sentenza n. 203 del 1989, con la quale la Corte costituzionale ha inteso affermare l’esistenza nel nostro ordinamento della cosiddetta Laicità Positiva, quella cioè della “non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale”.

Il simbolo cattolico, a tutto voler concedere, è anche esteticamente inquietante atteso che raffigura un cadavere appeso ad una croce, e anche sotto questo aspetto non è ammissibile che possa essere imposto senza dare, nel contempo, la possibilità a tutti i cittadini di potere esporre il simbolo religioso che più li rappresenta.

Né vi sarebbe alcun motivo di negare, ad esempio, ad un pastafariano di esporre, accanto al cadavere appeso alla croce, il proprio simbolo che consta di uno scolapasta.

Nella foto che campeggia sul suo profilo Facebook si legge lo slogan “Massimo Bitonci Sindaco di tutti” e auguro vivamente ai suoi concittadini che il significato che lei attribuisce allo slogan non sia diverso da quello che deve essere attribuito al giuramento sulla Costituzione.

In attesa di conoscere quale significato intende attribuire al Principio di Laicità, porgo distinti saluti.

Ciro Verrati
Segretario Provinciale di Venezia di Democrazia Atea

Economia, Politica e Società, Scienza e Natura, Sovrappopolazione

Siamo in deficit ecologico: le risorse rinnovabili sono finite

Siamo in deficit ecologico: le risorse rinnovabili sono finite – Repubblica.it. di Antonio Cianciullo su http://www.repubblica.it 19 Agosto 2014.

Malgrado le parole chiare dell’articolo, nessun accenno a quella che, insieme ad altre, è una delle cause del disastro ecologico e planetario a cui stiano andando incontro da almeno due secoli: l’aumento indiscriminato, incontrollato, e volutamente ignorato da tutti, della popolazione mondiale.

Jàdawin di Atheia

Laicità e Laicismo, Scienza e Natura, Sessualità

Desublimazione repressiva: Marcuse, Pasolini e Pound – Desublimazione repressiva dell’alta cultura: Pound

Desublimazione repressiva: Marcuse, Pasolini e Pound – Desublimazione repressiva dell’alta cultura: Pound. Dal sito Studiamo.it 9 Marzo 2009 dc

Laicità e Laicismo, Politica e Società, Sessualità

Desublimazione repressiva: Marcuse, Pasolini e Pound – Marcuse a confronto con Pasolini

Desublimazione repressiva: Marcuse, Pasolini e Pound – Marcuse a confronto con Pasolini. Dal sito Studiamo.it , 7 marzo 2009 dc

Economia, Laicità e Laicismo, Politica e Società, Sessualità

Prostituzione, l’ipocrisia che alimenta il business

Prostituzione, l’ipocrisia che alimenta il business da Hic Rhodus, 28 Luglio 2014 dc.

Laicità e Laicismo, Politica e Società, Sessualità

194, prove di sharia cattolica

194, prove di sharia cattolica Libero Pensiero n.ro 68 Giugno 2014 dc

Laicità e Laicismo, Politica e Società, Sessualità

Aborto: prima la donna, poi l’obiettore.

Aborto: prima la donna, poi l’obiettore. Rivoluzione nei consultori del Lazio – micromega-online – micromega. 1 Luglio 2014 dc

Economia, Laicità e Laicismo, Politica e Società

Castronerie bergogliane

da Democrzia Atea 21 Giugno 2014 dc:

Castronerie bergogliane

Il dittatore della monarchia confinante ha espresso parole di condanna contro la legislazione della nostra Repubblica democratica in tema di legalizzazione delle sostanze stupefacenti.

Il motivo di cotanta preoccupazione non è di ordine sociale o morale, ma è squisitamente economico.

É noto come il proibizionismo aumenti la tendenza alla trasgressione e dunque al consumo, e come il controllo del mercato delle sostanze stupefacenti, in assenza di legalizzazione, resterebbe saldamente nelle mani della cattolicissima mafia mente il recupero dei tossicodipendenti è un business saldamente attaccato alle ramificazioni clericali cattoliche, dalle comunità di recupero alle associazioni di “volontari” dei centri di assistenza.

Sia i volontari cattolici che si occupano di tossicodipendenti, sia i criminali cattolici che gestiscono il narcotraffico imperniano la loro azione e i loro profitti attorno ad un unico sistema radicato sulla legislazione punitiva di ispirazione cattolica.

Invertire la tendenza e passare ad un sistema di legalizzazione modificherebbe le variabili del sistema e nuovi equilibri sociali ed economici si creerebbero sottraendo benefici economici a chi ha gestito il fenomeno della tossicodipendenza fino ad oggi.

Bergoglio si è rivolto all’anello più debole della catena, ai tossicodipendenti, ricordando loro come “La Chiesa li ha presi per mano, attraverso l’opera di tanti operatori e volontari” che tradotto in termini più concreti significa “la Chiesa attraverso operatori e volontari guadagna montagne di denaro sulla vostra tossicodipendenza, perché cambiare questo andazzo?”.

Gli anelli più forti, infatti, hanno storicamente l’avallo del Vaticano.

Come non ricordare Noriega, il dittatore panamense, ricercato per traffico internazionale di cocaina, e le difese balbettanti di Navarro Valls, il portavoce di Woytjla che ne difendeva le sorti negando l’estradizione, pur sapendo delle gravi accuse che arrivavano dalla stampa internazionale.

In tempi più recenti sarà appena il caso di ricordare come l’International Narcotics Control Strategy, ovvero il Rapporto sulla Strategia per il Controllo del Narcotraffico stilato ogni anno dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, indica il Vaticano, a causa della sua banca IOR, come uno dei Paesi con “giurisdizioni preoccupanti” in tema di riciclaggio di soldi provenienti dal narcotraffico internazionale.

Bergoglio comincia a diventare imbarazzante.

Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea
http://www.democrazia-atea.it

Laicità e Laicismo, Politica e Società

L’esodo

da Democrazia Atea 13 Giugno 2014 dc:

L’esodo

Il fondamentalismo islamico oggi prende il nome di “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante” – ISIL, propugnato da un piccolo esercito di circa sei o settemila miliziani jihadisti che, dopo aver conquistato le regioni petrolifere del nord dell’Iraq, puntano alla conquista di Bagdad.

Già nel marzo del 2014 il Primo Ministro iracheno Nouri al-Maliki aveva pubblicamente accusato l’Arabia Saudita e il Qatar di finanziare i jihadisti iracheni, responsabili degli attentati terroristici che dal 2008 avevano provocato la morte di 1800 persone in tutto l’Iraq.

L’Arabia Saudita e il Qatar mirano ad avere il controllo sia dell’Iraq che della Siria, ed hanno finanziato anche un esercito di circa settemila o ottomila miliziani jihadisti penetrati in Siria dove l’esercito di Assad ha mostrato maggiori capacità di resistenza rispetto a quelle del Primo Ministro iracheno.

Nouri al-Maliki, il Primo Ministro iracheno, ha chiesto al Parlamento di dichiarare lo stato di emergenza che gli avrebbe dato poteri speciali contro ISIL, ma ha trovato l’opposizione delle minoranze sunnite e curde le quali hanno contestato al Primo Ministro di aver già sufficienti poteri speciali per contrastare l’avanzata dei jihadisti.

La debolezza di Nouri è evidente e ne è consapevole tanto da invocare egli stesso un nuovo intervento militare degli Stati Uniti, i veri responsabili della tragedia del popolo iracheno.

Come dimenticare la bufala delle armi di distruzione di massa per eleminare Saddam.

E come dimenticare le parole di Ruini, il portavoce del monarca Woytjla, quando diede la sua benedizione etica all’invasione da parte degli Stati Uniti, dichiarando spudoratamente che la rimozione di Saddam avrebbe avuto “sicuri effetti positivi”.

Quelle parole, pronunciate dal portavoce del monarca vaticano, avevano lo scopo di legittimare l’amministrazione americana agli occhi del mondo occidentale.

Dopo le parole di Ruini nell’immaginario occidentale era penetrata l’idea che l’invasione fosse “sponsorizzata da dio” e dunque si qualificava come una moderna crociata che accontentava l’opinione pubblica occidentale.

L’islam non ha filosofia, non conosce una speculazione del pensiero, e se si veste di obiettivi militari, non ha altra strada che essere imposto con violenza attraverso la sua legge tribale e antiumanitaria, la sharia.

La popolazione irachena ha subito una immane violenza tanto da minimizzare la repressione di Saddam, e la violenza che si prospetta con l’idea del califfato dell’ISIL sta spingendo la popolazione alla fuga.

Verrebbe da chiedere a Ruini una aggiornata interpretazione dei “sicuri effetti positivi” ma ce lo impedisce il rispetto per la sofferenza del popolo iracheno.

Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea
http://www.democrazia-atea.it