Cacciamo il governo Berlusconi e rilanciamo la lotta di classe

In e-mail il 7 Dicembre 2010 dc:

Cacciamo il governo Berlusconi e rilanciamo la lotta di classe

CAMPAGNA DI ADESIONE E SOTTOSCRIZIONE 2011

” L’obbligo alla rivolta, il diritto alla sommossa, ridivengono imperativi di valore civile in questi regimi totalitari..” Di I. Ramonet

L’adesione e la sottoscrizione a ” SU LA TESTA l’altra Lombardia” costituisce un atto minimo che sta ad indicare la propria disponibilità ad impegnarsi nella resistenza e nella controffensiva nei confronti dell’attuale sistema economico, politico e sociale del nostro paese e non solo. Con il governo della banda Berlusconi, l’Italia si connota sempre di più come un sistema autoritario, repressivo e con evidenti caratteristiche di regime corrotto e totalitario, alleato all’imperialismo USA che in questi anni ha prodotto guerre, distruzioni, violenze e morti in tutto il mondo, dall’Iraq all’Afganistan, dalla Colombia alla Palestina ecc.

Noi, coscienti dei nostri limiti e delle nostre dimensioni organizzative, vogliamo contribuire a mantenere vivo uno spiraglio di speranza nella lotta per la costruzione di un mondo diverso, liberato dalla schiavitù del lavoro salariato e dalla violenza dei rapporti sociali e di produzione capitalistici.

Noi, proseguendo l’esperienza di questi 10 anni, intendiamo continuare a lavorare con metodo sia a livello pratico che su quello teorico, sia sul piano nazionale e internazionale che su quello locale, mantenendo una rigorosa indipendenza politica, culturale ed organizzativa.

Quest’anno il nostro impegno è stato caratterizzato dal sostegno alla lotta di tutti i lavoratori contro il peggioramento delle condizioni lavorative e per il rilancio delle rivendicazioni salariali e contro l’organizzazione del lavoro capitalistica, che è sempre più disumana e alienante (vedi Pomigliano e Torino- Mirafiori ). Abbiamo inoltre contribuito ad organizzare, sostenere ed estendere il movimento degli studenti contro il disegno di legge Gelmini e il governo Berlusconi, a partire dal collettivo SU LA TESTA di Bologna, che aderisce alla nostra Associazione.

Abbiamo inoltre svolto un ruolo importante nella lotta vincente contro la realizzazione di una megadiscarica di amianto in provincia di Cremona (Cappella Cantone), contribuendo alla fondazione di “Cittadini contro l’amianto”, l’organismo in prima linea nella battaglia contro le megadiscariche di amianto in Lombardia e non solo.

A livello internazionale, dopo un viaggio in alcuni stati dell’America del sud, abbiamo realizzato dei documentari sulla situazione politica in Bolivia e Venezuela. A questo proposito stiamo montando un filmato sulla organizzazione delle milizie popolari in Venezuela e sulla specificità della costruzione del socialismo in questo paese. Il documento contiene, fra l’altro, un articolato intervento del Presidente Chavez in occasione dell’anniversario del tentato golpe reazionario del 2002 e mai diffuso nel nostro Paese.

 

IL FILMATO SARA’ PRONTO A PRIMAVERA DEL 2011 e potrà essere richiesto alla nostra associazione.

L’ADESIONE è di 20 euro all’anno. Il SOSTEGNO STRAORDINARIO per l’associazione è di 50 euro che darà diritto all’invio gratuito del materiale da noi prodotto, compresi gli atti dei seminari e convegni da noi organizzati.

Per tesserarti puoi contattarci telefonicamente o scrivere alla nostra mail.

Per sostenerci e sottoscrivere puoi fare un versamento sul conto corrente postale n. 57426959 intestato a Francesca Rodella.

ADERITE, SOSTENETE E SOTTOSCRIVETE per SU LA TESTA – l’altra LOMBARDIA.

AIUTATECI A NON CHIUDERE UNA VOCE LIBERA e INDIPENDENTE ! RIBELLARSI E’ GIUSTO E DOVEROSO !

Associazione SU- LA TESTA l’altra LOMBARDIA

Sede nazionale Milano

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Dicembre 2010

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Berlusconi, le manovre del Palazzo e le rivolte sociali

19 Dicembre 2010 dc

Berlusconi, le manovre del Palazzo e le rivolte sociali

di Lucio Garofalo

Il nuovo movimento studentesco, che ha assunto le dimensioni di una rivolta sociale di massa, è stato demonizzato non tanto per gli atti di devastazione commessi (sempre deprecabili, ma su questo punto conviene ragionare meglio), quanto perché ha osato sfidare il Palazzo, dichiarando esplicitamente di voler sfiduciare il governo dal basso, mentre le congiure e gli intrighi del Palazzo non hanno ottenuto lo scopo di defenestrare Berlusconi e la sua cricca di affaristi, faccendieri e massoni che controlla il Paese.

Si dice che “le vie della politica sono infinite”, ma sarebbe più corretto parafrasare: “le anomalie della politica sono infinite”. In Italia, da almeno quindici anni, le anomalie infinite sono la regola, non l’eccezione. Il maestro dei conflitti di interesse e delle anomalie italiche è un monopolista senza scrupoli che si è impossessato del governo della nazione e lo gestisce come se fosse un’azienda privata. E’ “sceso in campo” nel 1994 annunciando di voler compiere una “rivoluzione liberale” con la gente meno liberale e meno democratica in circolazione, dai fascio-leghisti agli esperti prezzolati dello squadrismo e del fango mediatico. Il “campione del liberalismo” di cosa nostra ha messo in piedi una coalizione sedicente “moderata” aggregando i reduci dell’estremismo neofascista (qualsiasi delinquente da strada sarebbe stato più civile e mansueto del ministro guerrafondaio La Russa visto nell’ultima puntata di Anno Zero) con gli esemplari del leghismo razzista e secessionista, ex squadristi e piduisti, impostori e ciarlatani, urlatori arroganti, squilibrati e sguaiati con i sicari professionisti della disinformazione.

Per quanto concerne la violenza politica, il discorso si fa più vasto e complesso e non può essere ridotto al problema delle molotov o delle vetrine rotte, né conviene chiamare in causa gli “anni di piombo”, le Brigate Rosse ed altro, che anzi rischia di essere un’operazione criminale e mistificante. La situazione politica e sociale odierna è assai diversa, per molti versi peggiore. Oggi gli studenti non godono di alcuna collocazione sociale ed economica stabile, né nutrono speranze di miglioramento futuro. Non hanno neppure una rappresentanza politica come negli anni ’70. In pratica sono orfani e si pretende che si rassegnino ad una vita precaria, senza nemmeno protestare.

Le manifestazioni del 14 dicembre hanno visto partecipare oltre centomila persone. Non è dato sapere quanti fossero i poliziotti in piazza, ma non è corretto affermare che dall’altra parte gli “aggressori” fossero migliaia. Altrimenti potrebbero creare un esercito, per cui potrebbero organizzare un’insurrezione di massa. In questi casi il numero è determinante. Si dice che 10 teppisti sono una banda, mentre 10 mila formano un esercito. Inoltre, occorre precisare che in mezzo agli scontri s’infiltra sempre qualche provocatore addestrato dalle forze di polizia, per cui la situazione diventa più caotica.

Una cosa è certa: nessuno ha la bacchetta magica per risolvere i problemi, nessuno può prescrivere ricette e soluzioni precostituite, o almeno questo movimento di massa non crede più ai parolai e ai pifferai magici. Si tratta di un movimento che è sorto spontaneamente ed ha assunto connotazioni ed istanze sempre più decise e radicali, espresse in una maniera sempre più dura ed energica. Probabilmente anche a causa delle esperienze negative trascorse ed in seguito a circostanze che hanno visto tali istanze inascoltate e non recepite da nessuno all’interno dei palazzi istituzionali.

In passato, ad esempio negli anni ’70, il PCI tentava di filtrare e rappresentare (a modo suo, in base a logiche e convenienze elettorali) le istanze provenienti dal basso, anche dai movimenti più estremi e radicali. Oggi si contempla il deserto e forse è meglio, nel senso che i movimenti sono costretti ad auto-organizzarsi in modo da rappresentare e rivendicare fino in fondo le proprie istanze sociali e politiche. Ed è normale che in un vuoto di rappresentanza politica ci possa essere qualcuno che decida di urlare per farsi ascoltare e magari qualcun altro scelga di adottare metodi più aggressivi e veementi. Se poi si aggiunge qualche balordo e qualche provocatore infiltrato, il gioco è fatto. Ma è indubitabile che la violenza, fine a se stessa, non risolve i problemi, dato che a questo scopo dovrebbe servire la politica, intesa come risposta equa e democratica (non autoritaria, non clientelistica, non paternalistica) ai bisogni e alle richieste dei cittadini.

Il punto è che la politica istituzionale è ridotta ormai ad un ruolo autoreferenziale e non si occupa della vita reale della gente, ma si adopera solo al fine di preservare i propri privilegi e il proprio potere, che è subordinato ai centri di dominio sovranazionale che fanno capo alla finanza e al capitalismo globale. Il Palazzo non si prodiga affatto per risolvere i problemi concreti della gente, non ascolta e non accoglie le istanze avanzate dai movimenti. Perciò, è inevitabile che questi movimenti tendano a radicalizzarsi.

Occorre comprendere che le violenze sono un parto degenere di un sistema violento e corrotto, sempre più marcio ed incancrenito, capace di produrre soprattutto “merci” putride come l’odio e la violenza, di cui si serve per legittimare la propria esistenza. Una metastasi favorita dalla manipolazione delle notizie e dal terrorismo psicologico che i mezzi di comunicazione di massa attuano per costringere l’opinione pubblica in uno stato di tensione e ricatto permanente. La violenza è parte integrante di una società che la vitupera solo quando a praticarla sono gli altri, mentre è autorizzata ed esercitata legalmente in termini di diritto e potere istituzionale quando è opera del sistema stesso, come gestione armata a tutela dell’ordine sia all’interno, cioè in termini di repressione poliziesca, che all’esterno, ossia in termini di guerra e gendarmeria internazionale.

E’ stata messa in moto una sorta di mostruosa fabbrica della violenza e dell’odio, che genera comodi capri espiatori per suscitare e giustificare il bisogno di interventi repressivi da compiere all’interno e all’esterno delle società affaristiche e guerrafondaie. In questo meccanismo perverso e criminale trovano una loro ragion d’essere i vari Bin Laden ed affini, i violenti e i terroristi che rappresentano uno spauracchio utile ad una logica di riproduzione perenne della violenza istituzionalizzata che serve a perpetuare i rapporti di forza, di comando e subordinazione, sia all’interno, cioè sul piano nazionale, che all’esterno delle società imperialistiche ormai in fase di decomposizione avanzata.