Ateoagnosticismo, Laicità e Laicismo, Politica e Società

I Nuovi Crociati

In e-mail da Democrazia Atea il 25 Luglio 2018 dc:

I Nuovi Crociati

Barbara Saltamartini, ex AN ora Lega, ha presentato una proposta di legge con la quale intende imporre il simbolo del crocifisso in tutte le scuole, in tutti gli edifici pubblici e in tutti i porti.

La poverina, e con lei tutti i minus habentes che la sostengono in questa iniziativa, pensano di dare ad intendere alla loro base elettorale, che così facendo fermeranno l’islamizzazione della società italiana, ma soprattutto con questa iniziativa pensano di stendere un velo pietoso sulla loro assoluta incapacità a governare.

Insomma, la solita arma di distrazione delle masse.

Pensare di spiegare ad una persona pentafascioleghista cosa sia il principio di laicità ha la stessa utilità che lavare la testa all’asino.

La proposta di legge della Saltamartini, nella sua articolazione, conferma quello che Democrazia Atea sostiene da sempre, ovvero che il crocifisso non è affatto un simbolo religioso, ma un simbolo di propaganda politica.

I simboli sono qualificabili come religiosi solo se esposti nella cornice del culto che li esprime, ma al di fuori dei luoghi di culto e al di fuori della sfera privata e personale di chi li condivide, i simboli smettono di essere religiosi e diventano simboli politici.

Un simbolo diventa politico quando viene brandito con lo scopo di far prevaricare un gruppo di potere sugli altri.

È invece culturale quando diventa l’effige di un gruppo sociale o comunque quando, nella convenzionalità comunicativa, lo si associa a molteplici contenuti evocativi.

Solo quando rimane circoscritto alla sfera religiosa può mantenere un significato legato alla credenza, ma al di fuori del contesto rituale, liturgico, fideistico, perde queste valenze e ne assume altre.

Nella proposta leghista si legge: “Il Crocifisso, emblema di valore universale della civiltà e della cultura cristiana, è riconosciuto quale elemento essenziale e costitutivo e perciò irrinunciabile del patrimonio storico e civico-culturale dell’Italia, indipendentemente da una specifica confessione religiosa”.
Quindi lo secolarizzano, pur di imporlo, e dicono che rappresenta un elemento essenziale della cultura italiana.

Nella loro infinita pochezza i leghisti non hanno evidentemente valutato che la secolarizzazione di un simbolo religioso comporta che si cristallizzi il suo significato socio-culturale non solo nella prospettiva da loro auspicata, ma anche in quella da loro superficialmente ignorata: come simbolo culturale il crocifisso è prevalentemente il simbolo del genocidio dei nativi americani, del genocidio delle donne durante l’inquisizione, è il simbolo degli stupratori sessuali seriali clericali, delle guerre di aggressione degli eserciti occidentali, dello sterminio degli ebrei nei campi nazisti, tutte azioni poste in essere in adesione a quella simbologia.

Non sorprende come i cattolici non siano stati in grado di difendere il loro crocifisso dalla strumentalizzazione politica.
Pur di imporlo accetteranno che sia un partito politico, la Lega, a secolarizzarlo irreversibilmente.
Ne chiedono l’ostensione persino nei porti, quegli stessi porti che nella storia dell’umanità sono stati sempre luoghi di accoglienza e ora, chiusi da quella fazione politica, sono diventati, nell’immaginario collettivo, luoghi di ostilità.

Bene avrebbero fatto i cattolici a proteggerlo nella riservatezza della sfera del culto, ma hanno da sempre difeso la loro imposizione anche a chi non condivideva la loro simbologia.

Hanno esultato sentendo che sarebbe stato imposto, e ora gli resterà difficile affermare che è un simbolo di pace, con quella proposta di legge è diventato politicamente il simbolo della disumanità e della barbarie leghista.

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Politica e Società, Sessualità

Perle di sterco

In e-mail da Democrazia Atea il 10 Giugno 2018 dc:

Perle di sterco

“Ognuno può credere nel dio che vuole non è un problema di confessione religiosa, basta che quel dio parli al tuo cuore e alla tua anima e non mi imponga un modo di vivere incompatibile con i nostri diritti e le nostre libertà perché se per quel dio la donna vale meno dell’uomo non è il mio dio”.

Queste le parole pronunciate da Salvini durante un comizio.

Nelle sue intenzioni c’era ovviamente un attacco alla religione islamica ma, come gli è capitato in altre circostanze, senza esserne minimamente consapevole, pensa di poter richiamare il Principio di Laicità, che nemmeno conosce, solo per usarlo contro un’altra religione.

Non sa che nella sua religione cattolica la donna deve essere sottomessa all’uomo.

Non sa che nei testi sui quali giura ci sono parole infamanti e criminali contro le donne.

Non sa che i cosiddetti Padri della Chiesa negano alla donna ogni autonomia decisionale.

Non sa che la religione cattolica che professa si è organizzata affidando ad una gerarchia di soli maschi ogni rappresentanza e “mediazione trascendente” e che le donne sono escluse dalle cariche religiose.

Finge di non sapere che la religione che lui professa vorrebbe negare tutte le libertà della donna, dall’aborto alla sessualità consapevole, dal matrimonio alla genitorialità tra persone dello stesso sesso, cercando di imporre “un modo di vivere incompatibile con i nostri diritti e le nostre libertà”.

Salvini poi ha detto che ad alcune femministe, quelle che non incontrano i suoi gusti, il burqa starebbe anche bene, perché secondo lui, quando l’aspetto esteriore di una donna non incontra il compiacimento del maschio, la donna dovrebbe coprirsi.

Ciò che è grave, però, è che la pessima uscita di Salvini ha trovato un pubblico compiacente, perché è stata accompagnata dalle risate idiote delle donne che erano con lui sul palco, e dagli applausi di quelle sotto il palco.

I sistemi prostitutivi di Arcore avevano veicolato nella società una idea estesa di mercificazione della donna, tanto degradante quanto disumana.

Oggi quella mentalità si declina nel disprezzo per quelle donne che, per il loro aspetto, non incontrano i gusti sessuali del Ministro dell’interno.

Dobbiamo ringraziare il M5S se ha consentito che si istituzionalizzassero queste perle di sterco.

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Politica e Società

Noi ridiamo dei loro congiuntivi…

Da Hic Rhodus 28 Agosto 2017 dc:

Noi ridiamo dei loro congiuntivi. Loro intanto si preparano a darci il colpo di grazia.

di bezzicante

Se andate a cercare qualche recente sondaggio elettorale (con tutte le cautele che si devono avere per questi sondaggi) scoprirete che il Movimento 5 Stelle è dato – a seconda dei diversi Istituti – fra il 27 e il 28% delle dichiarazioni di voto. Lega al 14-15 e Fratelli d’Italia 4-5 (sondaggi fine luglio – primi di agosto). Se siete populisti di destra sarete contenti ma qui a Hic Rhodus non lo siamo e ci sentiamo depressi perché queste tre forze sono oltre il 45%. Direte: ma che calcoli fai? Mica si possono sommare! Perché no? La riflessione riguarda il caotico, reazionario e distruttivo populismo che minaccia seriamente l’Italia, e 45% a pochi mesi dalle elezioni significa essere a un soffio dal governo. Se la scelta – per Grillo, o Salvini – è fra allearsi o stare all’opposizione per altri 5 anni, onestamente cosa scegliereste? Abbiamo speso molti post, in passato, per argomentare come il M5S non sia affatto un terzo polo, ma una forza di destra, populista e fascistoide. Non desidero tornarci sopra ma, onestamente, se qualcuno fra i lettori ritiene che non sia vero (che siano di destra populista e fascistoide) è difficile che ci si possa intendere. Le affinità fra 5 Stelle e Lega sono molteplici; tante quante ne bastano per poter pensare di allearsi, e l’aggiunta poco significativa dei Fratelli di Meloni sarebbe rapidamente metabolizzata, nello pseudo-movimento di Grillo, con la solita “consultazione” farlocca. E’ altamente probabile che prima delle elezioni smentiscano, come Berlusconi e Renzi smentiranno di potersi alleare (proprio in funzione antigrillina), come Bersani e i Veri Giusti di sinistra smentiranno di essere più che disponibili ad appiccicarsi al PD per far fallire un eventuale suo governo e così via. Con l’ignobile proporzionale tutti giocheranno a dissimulare l’enorme propensione a fare qualsiasi alleanza per governare nell’ambito di non più di tre possibili schieramenti:

  1. tutta la destra contro tutta la sinistra (scenario poco probabile);
  2. la destra populista detta sopra contro la sinistra (PD+Bersani e i Veri Giusti, con FI in mezzo a fare il palo, scenario ancor meno probabile);
  3. la destra populista contro una specie di accrocco centrista FI+PD con esclusione della sinistra (su questo, invece, scommetterei).

Se i nostri lettori hanno voglia di farci un pensierino, considerando il sistema elettorale attuale e quello prevedibile se si decidono a riformarlo minimamente, credo che concorderanno che le soluzioni sono solo queste, e in particolare la n° 3.

Perché Salvini e Grillo devono, assolutamente, allearsi? Presto detto: Salvini, dopo la palude leghista lasciata da Bossi, ha velocemente riportato la Lega a livelli ragguardevoli, sia pure snaturando le idee (parola grossa…) delle origini; ma da molto tempo si è fermato lì. Salvini ha raccolto tutti gli ottusi sovranisti razzistelli ruttatori e non ha speranze di raggiungere altri risultati. Una logica intuitiva porta a capire come da qui in poi la Lega non possa che andare giù, anche perché Salvini non è l’unico a dire scemenze in TV e la concorrenza di Di Maio è feroce. Portare a una clamorosa vittoria la Ruspa, raggiungere una posizione di governo, poco che duri, confermerebbe la sua leadership a lungo, anche se il suo governo sarebbe destinato a durare pochissimo. Analogo problema per Grillo: a sua volta stupito che due anni (all’epoca delle politiche) di disastroso governo Raggi a Roma non abbia spazzato via il Movimento, non scalfito dallo scandalo della Groviera-Rousseau, dalle boiate della senatrice Lezzi, dal faccione ipocrita di Di Maio e, più in generale, della totale inanità della loro politica. Anche Grillo, che conosce bene il suo pubblico, sa che continuare con le stesse gag ancora a lungo non può aiutarlo, visto che – come la Lega – la sua base elettorale non cresce. Non cala, ma non cresce neppure. O cala l’asso e vince una mano, o anche per lui si profila un inglorioso declino. Le prossime politiche, insomma, sono quelle decisive, specie per movimenti rumorosi, che vivono di iperboli, sempre sulla denuncia emergenziale e dello scandalo del mondo. La partita da vincere è ora.

Quanto sopra è l’ipotesi di lavoro, l’argomento che possiamo utilizzare (in quanto peggiore scenario) per lavorare sul cosa fare. Non possiamo pensare di fare un granché in pochi mesi, ovviamente, anche se prima iniziamo meglio sarà. Che fare? Educato alla politica in epoche arcaiche sono abituato all’autocritica, e vorrei invitarvi tutti a farla assieme a me. Continuare a sfottere le grossolane topiche grilline e consolarsi di farlo fra amici di Facebook che ridono amaro assieme a noi non serve a nulla. Noi ridiamo, li additiamo come stupidi inemendabili, ma non serve a metterli in crisi, a fare vergognare qualcuno, a far discutere grillini intelligenti (ossimoro) e indurli a migrare in partiti diversi. Loro continuano a veleggiare su percentuali che insidiano quelle del PD e potrebbero affermarsi come primo partito in Italia. Inutile indignarsi per Salvini (ormai indignarsi è come farsi un caffettino fra amici: ciao, come va? Ci facciamo un’indignatina?) e pubblicarlo su Twitter per le sue affermazioni rutto-fasciste. Lui ci campa, con quelle, e ogni nostro Tweet lo ingrassa. Immaginate cosa sarebbe Salvini, fenomeno interamente mediatico, se nessuno più se lo filasse! Ecco: tutto inutile. Così come la dialettica politica è morta da vent’anni, anche la denuncia 2.0 ha perso ogni utilità destrutturante e controinformativa per divenire flusso omologante. Sissignori. Io e voi, che sbeffeggiamo Di Maio e buuamo Salvini, senz’altro fare, non cambiamo un ette nel loro potenziale e anzi contribuiamo al loro successo. E’ così; è triste ma è così. Ci sentiamo colti, e intelligenti, e saggi, e per bene; ma siamo una minoranza che lavora di fioretto, di sottili allusioni divertenti, di humor raffinato, di sarcasmo elitario che non serve a nulla. E loro intanto si preparano a governarci. Sai quanto rideremo, dopo.

L’esiguità del nostro gruppetto di narcisi democratici ve lo voglio mostrare con una piccola raffica di dati. Le percentuali che seguono sono ovviamente in grande parte sovrapposte, e non certamente da sommare. Comunque…

  • destra populista 46%;
  • popolazione con un quoziente di intelligente inferiore alla media: 50%;
  • il 59% ha come titolo di studio massimo la licenza media (2011);
  • il 58% non ha letto nemmeno un libro nell’anno precedente (2015);
  • il 56% non ha letto un quotidiano cartaceo e il 64% un quotidiano on line nei precedenti tre mesi (2016)
  • il 76,5% si informa dalla TV e il 43,7% da Facebook (??), ma fra i giovani sono il 71,1% (2015);
  • l’80% non è mai stato a teatro; il 67% mai stato a mostre e musei (2016).

Con un po’ di pazienza si possono trovare molti altri dati, semmai più omogenei, ma la mia pazienza è finita. E poi i dati, aridi, andrebbero approfonditi: poca scuola, ma brutta; molta tv, ma pessima; molti social, grandemente manipolatòri.

Non ho la minima idea di come comporre assieme tutti questi dati frammentari ma la sensazione finale è la seguente: le persone con una cultura almeno media (diciamo il diploma), un’intelligenza almeno media (diciamo oltre il quarto decile), che si informi con fonti differenziate e multiple ma non solo con la TV o Facebook, che leggano un paio di libri l’anno e vadano, ogni tanto, a una mostra, eccetera, non dovrebbero essere più del 30% di italiani. Ovviamente, in questo 30% c’è una bella fetta di istruiti stupidi, di lettori idioti, di frequentatori di mostre inconsapevoli, pareggiati da un analogo gruppo, nell’altro 70%, di scarsamente alfabetizzati intelligenti e consapevoli. Pari e patta. Diciamo che 30% è una buona base di partenza che troviamo trasversalmente un po’ in tutti i partiti; pochissimi nella destra populista e di più nel centro e nella sinistra non populista. Per favore non fatemi spiegare perché sia così certo che nella destra populista grillo-salvinista vi siano poche persone che rispondono ai nostri requisiti; se a questo punto della lettura avete ancora questo dubbio non ci stiamo capendo per nulla.

Fra gli scenari apocalittici che intravedo questi i più probabili:

  1. Waterloo: niente, annichiliti e frastornati non riusciremo neppure più a insistere. Perché farlo? Se vogliono il disastro, allora disastro sia, e muoia Sansone con tutti i filistei! Merde!
  2. Fort Alamo: ci chiudiamo nei nostri gruppi social, nei nostri blog, nei nostri circoli e aspettiamo la catastrofe; perché se loro vincono e vanno al governo non ci saranno ripresine e indicatorini di produzione industriale a reggere; niente Europa a salvarci; dentro il nostro fortino combatteremo con tutte le nostre munizioni fatte di argomenti, dati, fatti, dimostrazioni e, quando avremo finito la polvere da sparo, brandendo gli schioppi per le canne giù botte in testa, come Davy Crocket; quasi certo che sarà questo lo scenario più probabile vi ho dedicata la copertina.
  3. La Lunga Marcia: una lunga marcia di costruzione di idee, perché la tempesta sarà tremenda, ma ogni tempesta finirà, e un governo fascio-grillo-leghista non durerà più di due anni. E quando getteranno la spugna lasciando macerie e cadaveri, qualcuno deve prendere la bandiera e rimboccarsi le maniche. Qualcuno che ha smesso da un pezzo di ridere dei congiuntivi di Di Maio, e che sa che la ricostruzione sarà lunghissima, costerà lacrime e sangue, e nessuno disposto a ringraziarti. Poco fiducioso, ho dedicato a questa ipotesi la figura conclusiva.

Io sto preparando il mio zaino e mi alleno. Mi raccomando: portate solo l’indispensabile: buoni argomenti, buone idee, pochi preconcetti e una giusta quantità di apertura mentale.

Ci vediamo sui monti.

marcia