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Zingaretti e le illusioni di sinistra sul PD

In e-mail il 10 Marzo 2019 dc:

Zingaretti e le illusioni di sinistra sul PD

L’incoronazione di Luca Zingaretti a nuovo segretario del PD è stata celebrata da tanta stampa liberale, la Repubblica in testa, come il segno di una svolta attesa. Un settore significativo della borghesia liberale, rimasta orfana di una rappresentanza politica diretta, saluta con entusiasmo una possibile ripresa del PD. È la speranza del ritorno al “normale” bipolarismo tra centrodestra e centrosinistra, che rimpiazzi l’attuale governo dei parvenu e ripristini l’agognata alternanza, il pendolo che per vent’anni ha incardinato in Italia il corso delle politiche borghesi di austerità.

 

È una via che non appare in discesa. Le destre (diversamente) reazionarie che governano l’Italia hanno ancora un capitale di consenso complessivamente maggioritario, grazie al tappeto che i governi del PD hanno loro offerto. E il vento europeo non promette nulla di buono. Tuttavia è vero che la crisi del blocco sociale del M5S e il capovolgimento dei rapporti di forza nella maggioranza possono minare la tenuta politica del governo, tanto più a fronte di un compito temerario: varare una legge di stabilità zavorrata in partenza da 23 miliardi per le clausole Iva sullo sfondo di una possibile recessione economica.

Quale alternativa di governo in caso di frana dell’attuale esecutivo? Questo è l’interrogativo che la borghesia liberale si pone. La speranza di una rinascita del PD si pone in questo orizzonte.

Ma cosa c’entra tutto questo con la sinistra?

Una parte di popolo della sinistra appare risucchiata dall’illusione di ritorno nel PD. Un tempo fu l’illusione per Bersani, dopo la stagione liberal di Veltroni. Oggi è l’illusione per Zingaretti, dopo (e contro) la stagione del renzismo.

Ogni volta si cerca nel PD il volto amico di una possibile sinistra rediviva, ma ogni volta si prende una inevitabile facciata. La natura politica e sociale di un partito non dipende dal nome del segretario, ma dalle sue relazioni materiali con le classi sociali e la loro lotta.

Certo, la fisionomia del gruppo dirigente non è irrilevante, e sicuramente il renzismo ha incarnato, coi suoi tratti populisti e bonapartisti di consorteria di provincia, un corso politico particolarmente reazionario del partito.

Ma quel corso politico potè farsi strada nel PD grazie alla natura borghese del partito, ai suoi legami organici col capitale, alla sua vocazione antioperaia.

Questa natura cambia forse con Zingaretti segretario? No. Cambia il corso politico del partito, subentra una gestione più collegiale e meno pirotecnica, si confeziona un’immagine pubblica meno respingente e più attenta in apparenza alle ragioni sociali; ma il cambio d’abito di stagione non cambia la natura del partito che l’indossa. E i primi fatti lo documentano eloquentemente.

Il primo atto di Nicola Zingaretti è stato osannare il TAV. Il secondo è stato applaudire al manifesto europeo di Macron. Non si tratta di scelte casuali. Il nuovo segretario del PD ha voluto segnalare al capitale italiano ed europeo che il partito non ha cambiato la propria ragione sociale: ha voluto assicurare la borghesia che può ancora affidarsi al PD.

Del resto: Gentiloni presidente del PD mette un timbro inconfondibile di continuità, non meno del sostegno a Zingaretti dell’area Franceschini e di Minniti, o del corteggiamento di Calenda. Lo stesso programma del nuovo segretario ne fa fede: nessuna revisione delle misure antioperaie del renzismo (l’articolo 18 resta soppresso), nessuna revisione delle politiche di Minniti sull’immigrazione, a parte il richiamo rituale ai valori democratici e progressisti.

Sarebbe questa… la svolta?

Certo, Luca Zingaretti non è così ingenuo da ripercorrere i sentieri suicidi di Bersani. Se dopo le europee il governo Conte cadrà non offrirà (probabilmente) i voti del PD a un nuovo governo Monti chiamato a varare lacrime e sangue, né spenderà precocemente la carta incauta di un’apertura al M5S. Chiederà probabilmente elezioni politiche, proverà a rilanciare il PD, rifare i suoi gruppi parlamentari (oggi prevalentemente renziani), ricostruire un campo di centrosinistra con chi a sinistra gli farà da stampella.

Con quale obiettivo?

Quello di sempre: riconquistare il governo del capitalismo italiano, amministrare i suoi interessi, riverniciare il tutto con un po’ di salsa progressista. Con chi governare lo vedrà in base agli equilibri del nuovo Parlamento, e senza escludere nessuna soluzione, neppure quella di un governo con il M5S.

Il movimento operaio e le sue ragioni sociali non hanno nulla da spartire col PD, oggi come ieri.

La demarcazione dal PD di un campo di classe dei lavoratori e delle lavoratrici resta una necessità inaggirabile, che l’esperienza dei fatti confermerà ogni giorno, contro ogni illusione.

Partito Comunista dei Lavoratori
Cultura

A proposito dell’imprecisione e degli errori di la Repubblica

giovedì 7 Maggio 2009 dc

dal Sito di Jàdawin di Atheia

A proposito
dell’imprecisione e degli errori di
la Repubblica

Come fatto notare altre volte la Repubblica, l’unico quotidiano nazionale che leggo con una certa regolarità, e da cui traggo anche informazioni su mostre ed iniziative culturali, si conferma nei suoi errori, nel suo pressapochismo, nella sua incoerenza.

Ora vi voglio parlare di un ennesimo errore.

Nel numero di Giovedì 4 Maggio 2009 dc, nella pagina XI della parte Milano, si parla del bouldering, ovvero di una recente (recente solo per l’attuale notorietà, in realtà è nata negli anni ’70 in Valtellina) variante dell’arrampicata, che invece di svolgersi su estese pareti viene esercitata su massi di varie dimensioni.

Il nome della manifestazione di cui si parla è Melloblocco, raduno nato nel 2004 dc, e che svolge la sua sesta edizione da oggi fino a domenica 10 Maggio in Val di Mello, appunto. La Val di Mello è una valle secondaria della Valtellina (che chissà perché si scrive così invece di Val Tellina…), una grande valle che si snoda pressappoco da ovest a est, guardandola dalla fine, dalle propaggini settentrionali del lago Lario (comunemente inteso e fascisticamente e ufficialmente ri-denominato lago di Como), passando per Sondrio per poi piegare verso nord-est fino a Bormio e poi decisamente a nord verso Livigno.

Ora, già in una didascalia tra l’articolo e le foto, dal titolo DOVE, si scrive che “L’area…si estende in varie località di Val Masino”.

Un primo errore è che si scrive “della Val Masino” e non “di Val Masino”.

Un secondo appunto da fare è questo: allora, la manifestazione si svolge in Val di Mello o in Val Masino?

Il terzo errore, ancora più incredibile, è rappresentato dalla cartina presente: nella cartina, lungo l’asse orizzontale della Val Tellina e nella parte meridionale della stessa c’è la scritta “Val di Mello” (dove, semmai, ci doveva stare “Valtellina”)!

Nella cartina però non compaiono le scritte indicanti la Val Masino e, nella giusta posizione, quella appunto della Val di Mello.

È vero che i nomi di luoghi geografici, e la stessa terminologia usata, sono invenzioni e convenzioni della specie umana e che alle valli stesse non importa alcunché né di essere considerate come tali né di essere nominate in un modo o nell’altro ma, dico io, se le convenzioni ci sono rispettiamole, nei limiti del buon senso e della precisione.

I precisissimi romani (suppongo) di la Repubblica, comunque, dimostrano ancora una volta la mediocre qualità del loro lavoro: si da il caso, infatti, che non si sono informati minimamente neanche dando un’occhiata ad un atlante, ad una cartina (cartacei od elettronici non importa, purché precisi), prima di scrivere il pezzo e la didascalia e realizzare la cartina. Infatti, venendo dalla Valtellina, si incontra la Val Masino, che punta a nord (!), nei pressi della località (S.)Antonio si divide in due rami: quello di destra è la Val di Mello, quello di sinistra è la Val di Bagni, dove c’è l’abbastanza famosa località termale di Bagni di Masino.

la Repubblica ha toppato un’ennesima volta!

Jàdawin di Atheia