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Perché è corretto dare dell’ignorante

Sottoscrivo pienamente e pubblico contemporaneamente anche sul mio sito www.jadawin.info, su Hic Rhodus il 28 Giugno 2017 dc:

Perché è corretto dare dell’ignorante

di SignorSpok

Siamo talmente abituati ai benefici della civiltà da aver permesso a troppi di dimenticare da quanta conoscenza e disciplina essi dipendano. Si, la vita lunga, le cure mediche, l’acqua corrente, gli antibiotici, le auto, i viaggi intercontinentali, internet, la conoscenza disponibile gratis e persino i giochi sulle playstation: tutto questo è costato moltissimo alle migliori menti delle generazioni passate, ma sempre più persone non sanno o peggio combattono attivamente la conoscenza che gli permette di vivere, consentitemi l’espressione, molto al di sopra delle loro possibilità.

Per quale motivo? Perché la narrazione, ideologizzata e politicizzata, della realtà ha preso il posto della realtà stessa. Ce ne siamo occupati, en passant, 3 anni fa qui.

Da allora la situazione è molto peggiorata. I politici hanno spinto a fondo sulla ignoranza delle persone per presentare problemi (e non soluzioni) unicamente a fini di catturare un consenso ignorante (lo hanno fatto tutti, purtroppo, anche se ai vertici di questa pratica criminale ci sono M5S, Lega e partitini di estrema destra e sinistra). I cittadini hanno mostrato tutta la loro ignoranza (o mancanza di indignazione per l’ignoranza) nella vicenda dei vaccini. Si sono lette considerazioni fatte seriamente e lasciate pubbliche tali da far pensare che le persone che le hanno fatte dovrebbero, a tutela loro, ma soprattutto dei loro figli e della società, essere messe in condizioni di non nuocere a sè e agli altri (è recente un ottimo post di Burioni che pone le discussioni in proposito nella luce corretta, e un altro ottimo di MedBunker che tratta il tema delle bugie e della “libertà”).

Bene, è ora di dire esplicitamente che non esiste alcun diritto associato alla libertà di essere ignoranti. Ovvero, tu puoi essere ignorante a piacere, ma la conseguenza è che della tua opinione non si deve tener alcun conto, mai.

Non è democratico? C’è un problema. Ciò che è vero o falso non lo decide la gente, ma la scienza, con il metodo scientifico. Ci fosse una maggioranza schiacciante a decidere che la peste bubbonica rafforza il sistema immunitario, la peste bubbonica rimarrebbe una malattia spiacevolmente mortale. Ci fosse una maggioranza schiacciante che non capisce, o semplicemente nega (come oggi va di moda) i dati associati al cambiamento climatico, questa gente verrà lo stesso sgombrata da dove abita quando le conseguenze dello stesso devasteranno i luoghi dove abitano. Perché i fatti hanno la piacevolissima abitudine di fregarsene di quello che la gente CREDE: vanno avanti indifferenti nella loro realtà FISICA.

Veniamo dunque al punto centrale del problema. Esiste un diritto a fare del male agli altri e alla società nella quale si vive e della quale si godono i benefici perché si è ignoranti? Bene, la risposta è NO. Se sei ignorante, non hai alcun diritto di pensare che quello che ritieni giusto debba essere imposto agli altri, né che tu debba essere libero da vincoli per il fatto di godere di benefici che la tua ignoranza non comprende da dove vengano. Non si lede alcuna tua libertà semplicemente dandoti dell’ignorante: si enuncia un dato di fatto. È un orrendo residuo culturale della demagogia ideologica anni ’70 e decenni seguenti della sinistra, ripreso poi negli anni ’90 dalla destra e ora del M5S quello di disprezzare il sapere (i “professoroni”).

Dobbiamo quindi essere preda dei voleri di elite di “intellettuali” che non capiscono i bisogni della società civile (che orrore, magari borghesi)? E chi ci dice che faranno le cose giuste per noi? (questa domanda è deliziosa: suppone che “noi”, ignoranti, si sappia quali siano le cose giuste per “noi”, anzi si pretenda di imporle agli altri). Per finire, giustamente, come gli abitanti dell’isola di Pasqua: estinti. Molto interessante, anche nella sua conclusione, questo articolo di Jared Diamond).

C’è un modo sicuro per non essere preda di nessuno: studiare. Maggiore è la propria competenza, maggiore è la probabilità di capire, se non il sapere specialistico soggiacente ad una soluzione, l’evidenza della efficacia della soluzione e gli imbrogli evidenti presenti nelle “soluzioni alternative” (anche, qui, un termine vergognoso, coltivato dai giornalisti (una categoria tra le più ignoranti e prive di dignità: non esistono le “soluzioni alternative”, esistono risposte sbagliate, oppure opinioni non provate di una minoranza estrema di persone, senza alcuna dignità di rappresentanza equivalente o, infine, argomenti nei quali il dibattito scientifico è ancora aperto. Qualcuno, ovviamente non in Italia, comincia a porsi il problema).

Ma, si dirà, nessuno è in grado di avere conoscenza approfondita delle decine di materie necessarie per comprendere se un argomento è stato correttamente delineato dalla scienza. Questo è un punto centrale, quindi spendiamoci qualche parola. Proprio perché non si sta parlando di calcio (che sebbene sia uno sport non completamente banale, è oggetto di opinioni da parte di chiunque se ne occupi), gli argomenti davvero complessi sono fuori della portata di grandissima parte della popolazione. Questo significa che l’opinione di questa parte della popolazione non conta molto, anzi non conta affatto, ma NON significa che non si possano fare domande (una ottima iniziativa è quella del CICAP) ma attenzione: si deve essere in grado di riconoscere la validità delle prove, quindi, se un ignorante dice “per me queste non sono prove”, non esprime una opinione sensata, dice semplicemente che lui è troppo ignorante per capire anche il significato delle prove stesse. È una posizione, ahi lui, che va semplicemente ignorata, proprio al fine di proteggere lui stesso, e la società che lo mantiene in vita, dalla sua ignoranza.

Ma, si dirà, oggi le persone sono straordinariamente meno ignoranti del passato, grazie alla scuola dell’obbligo e alla percentuale dei laureati. Una considerazione così, senza pesarla, è molto pericolosa, per due motivi. Il primo è che il livello di conoscenze che oggi supporta il nostro livello di vita è straordinariamente più elevato che in passato (per fortuna), direi molto più elevato di quello medio molto stentatamente elargito dalla scuola post sessantottina, nella quale sono “todos caballeros”. Il secondo è che, grazie all’internet, ovvero proprio a una conquista della scienza, l’influenza degli ignoranti è enormemente aumentata, tanto che oggi spesso non sono gli ignoranti a dover giustificare la loro ignoranza, ma gli esperti a dover rispondere agli attacchi degli ignoranti.

Che i laureati abbiano poi le conoscenze adatte per discernere il vero dal falso in argomenti complessi è da dimostrare. La percentuale di laureati nella materie STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) è sempre stata molto bassa in Italia (una nazione dove ancora si fa la distinzione tra cultura e scienza, come se fosse possibile essere colti essendo delle perfette capre in scienze), all’interno di una situazione sociale dove i laureati tout court sono in larghissima minoranza rispetto ad equivalenti Paesi europei.

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Il futuro ci mostra un Paese inesistente dal punto di vista della comprensione e gestione dei fenomeni complessi, destinato quindi alla deriva, preda della disinformazione (la quale, attenzione, è molto ben gestita da gente molto preparata, volta ad usarla per i propri fini: un magnifico complotto):

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Cosa dobbiamo dedurne? Che è importante, sempre ed in ogni modo possibile, quando incontriamo un ignorante, fargli/le capire che lo è. “Lei è un ignorante” non è un insulto. È una necessaria forma di censura sociale, al fine di salvare la società stessa dai disastri che gli ignoranti vogliono. Non perché siano cattivi, proletari, sfortunati, onesti, etc.: perché sono ignoranti, e membri del più grande complotto contro la razza umana mai esistito. Essendo ignoranti, non sanno neppure questo.

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Tripoli bel suol d’orrore…al rombo del cannon

In e-mail il 26 Aprile 2011 dc:

Considerazioni inattuali n.27

26/4/2011

Tripoli bel suol d’orrore…al rombo del cannon

di Lucio Manisco

Doppio salto carpiato con avvitamento multiplo di Berlusconi: quindi l’Italia bombarda l’ex colonia. Entente cordiale tra un Sarkozy “voyou” e “une bande italienne de cons et de casse-couilles” sul cambio di regime in Libia che va bene al di là del mandato ONU e pertanto viola l’art.11 della Costituzione.

Non bombarderemo mai la Libia… non ho telefonato a Gheddafi per non disturbarlo… i nostri aerei si limiteranno a identificare l’ubicazione degli impianti radar, ma quelli li spengono, e poi faranno solo voli di addestramento… abbiamo posto a disposizione della NATO più di sette basi aeree e la nostra marina…

Era metà marzo: cinque settimane dopo, un ruvido incontro tra il segretario USA alla difesa Gates e quello italiano La Russa che fa lo gnorri e induce il presidente Obama a richiamare telefonicamente all’ordine il capo del governo a Roma. Et voilà: doppio salto carpiato con avvitamento multiplo di Silvio Berlusconi che dà il via ai bombardamenti italiani della Libia; venticinque tornado IDS, AMX e AV-88-plus che lanceranno non bombe a grappolo ma razzi “precisi, precisissimi” contro mezzi e basi missilistiche fuori dai centri urbani per non colpire ma proteggere le vite dei civili, in applicazione, all’insegna di una maggiore flessibilità, della risoluzione 1975 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il giorno dopo l’intesa sottaciuta con il presidente francese Sarkozy (e con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna) sulla necessità di un cambiamento di regime a Tripoli da perseguire con ogni mezzo dalle più grandi potenze militari dell’occidente, qualcosa che va bene al di là della risoluzione ONU e checche’ ne dica il nostro presidente della repubblica viola platealmente l’art.11 della Costituzione.

La nuova entente cordiale tra Sarkozy “voyou” (canaglia) e il capo di una “bande italienne de cons et de casse-couilles” (una banda italiana di idioti e di rompicoglioni – definizioni de “Le canard  enchaîné”) viene celebrata in una conferenza stampa che a parte un più che meritato calamento di brache del nostro governo in materia di immigrati registra livelli di ipocrisia, ad uso e consumo delle rispettive politiche interne, raramente raggiunti dalla diplomazia internazionale. Sarkò modula le sue battute per arginare le brecce aperte nel suo elettorato dalla signora Le Pen e Berlusconi fa altrettanto per blandire la Lega insorta contro i bombardamenti: non gli basta il soccorso ex-rosso del PD pronto a votare a favore dei bombardamenti stessi, ma esclude in termini categorici la necessità di sottoporre la questione all’approvazione parlamentare.

Nel centenario dell’impresa coloniale in Libia riprenderemo così a bombardarla. L’Italia registra in questo settore un sinistro primato: siamo stati i primi nel mondo ad effettuare lanci di esplosivi dal cielo. Nel settembre del 1911 il pilota Giulio Gavotti a bordo di un monoplano Taube innescò e lanciò quattro granate contro i militari turchi nei pressi di Tripoli. I bombardamenti aerei divennero sempre più intensi e “sofisticati” con il passare degli anni, ad esempio con il lancio di quintali di gas asfissianti all’iprite sulle tribù libiche non ancora chiuse nei campi di concentramento e di sterminio.

Ora sono in molti ad augurarsi che i nostri piloti, grazie allo “addestramento” degli ultimi trentacinque giorni non incorrano negli stessi errori del pilota Giammarco Bellini e del capitano Maurizio Coccolone il cui Tornado venne abbattuto dalla contraerea irachena il 18 gennaio 1991 durante la prima guerra del Golfo: se la cavarono con il paracadute e vennero malmenati dalle truppe di Saddam per poi venire rilasciati alla fine del conflitto.

La guerra umanitaria che secondo le sballate previsioni dei Sarkò, Obama e Cameron avrebbe dovuto concludersi in sette o dieci giorni, sta assumendo gli aspetti di un conflitto tutt’altro che umanitario, di lunga durata e dall’esito incerto. “Momento critico in Libia” è il titolo di copertina dell’Economist di questa settimana che raffigura i tre leaders su tre cammelli nelle uniformi del deserto e della Legione straniera. “Lo sdegno che unificò il mondo per la minacciata macelleria a Bengasi – scrive il settimanale – si sta spegnendo mentre i diversi interessi della coalizione stanno riemergendo”. Un’analisi pessimista che non si spinge fino a una condivisione delle tesi degli “anti-interventisti” che peraltro vengono citate e documentate: il pericolo che truppe occidentali affondino in un pantano simile a quelli afgano e iracheno (c’è già un centinaio di “consiglieri e addestratori militari” francesi, inglesi, italiani e statunitensi a Bengasi e dintorni), le dubbie e variegate motivazioni degli insorti che includono alcuni “jihadisti” tra i quali Hamuda bin Qumu già detenuto a Guantanamo come sospetto dirigente di Al Quaeda, lo spirito combattivo delle tribù fedeli a Gheddafi che sarà anche un clown cruento e feroce e non può certo essere paragonato al Leone del deserto Omar Mukhtar catturato e impiccato dagli italiani nel 1935, ma che sta dimostrando una fierezza e un coraggio mai prima riconosciutigli dai suoi denigratori. Né va dimenticato che quattro delle sue brigate si battono bene in quanto addestrate in terra d’America dai marines di Camp Lejeune nella Carolina del Nord. Altre considerazioni sui due pesi e due misure nei comportamenti del terzetto Sarlozy-Obama-Cameron non vengono menzionate dall’Economist: perché al regime change perseguito in Libia non corrisponde alcun pronunciamento critico sull’Arabia Saudita che interviene militarmente nel Bahrein per sopprimere la rivolta del suo popolo? Perché ingabbiare altre rivolte nello Yemen, in Marocco e prima ancora in Tunisia e in Egitto con le cosiddette formule delle transizioni gestite da despoti sostenuti e finanziati dagli Stati Uniti? Perché alle critiche sia pure aspre rivolte a Assad Bashar nessuna ritorsione diplomatica o economica è stata adottata contro il Governo di Damasco che impiega i carri armati contro i dimostranti che vogliono democrazia e diritti civili?

Lucio Manisco

http://www.luciomanisco.com

N.B. Non divulghiamo i presunti verbali degli scambi tra “Ignacio La Rusa” e Robert Gates per il tramite inusuale impiegato, per la fonte più che sospetta e per il linguaggio da carrettiere attribuito al Segretario della Difesa Statunitense. Es: “What the f… is your government doing with Libya?”.

La Libreria Babele di Milano ha chiuso!

La libreria Babele ha chiuso!

Vengo a sapere, con ritardo e per puro caso, che la storica Libreria Babele di Milano, ai primi di Settembre, ha chiuso definitivamente i battenti.

Per sapere qualcosa intorno alla vicenda è utile leggere in CulturaGay.it http://www.culturagay.it/cg/saggio.php?id=405 e su Anelli di Fumo http://anellidifumo.ilcannocchiale.it/post/2090148.html la storia della libreria e la dichiarazione dell’ultimo proprietario Rolando Canzano, su cui non voglio dilungarmi lasciando ai lettori farsi un’idea di ciò che è avvenuto (oltre a manifestare la mia solidarietà per le ignobili scritte omofobe lasciate di notte dai soliti fascisti nel mese di Aprile 2008 dc – di cui non sapevo nulla – e di cui si può leggere qui in Isole della Rete http://isole.ecn.org/antifa/article/1437/MilanoscritteomofobeallalibreriaBabele3denunceperForzaNuova) .

Certo che un una notizia così, aggravata da quella dell’ulteriore chiusura della Libreria Babele di Roma, non può che lasciare un vuoto incolmabile e una tristezza infinita per questo ridicolo Paese.

Ho avuto modo di conoscere Gianni Dalle Foglie, improvvisamente scomparso recentemente, e poi Rolando Canzano prima per le mensili riunioni del Circolo UAAR di Milano e poi per alcune iniziative, da me condotte in quella ospitale libreria, con l’Associazione Atheia, e sempre mi sono trovato assai bene in loro compagnia.

Che l’Italia fosse un Paese di illetterati, di incolti, di bigotti, di ipocriti e di imbecilli dediti al dio denaro e al culto della Stupidità elevato a sistema si sapeva già,  queste vicende non fanno che confermarlo ancora una volta, e tristemente.

Spero, perlomeno, che l’iniziativa della Libreria Babele possa presto in qualche modo proseguire.

Jàdawin di Atheia

su www.jadawin.info pagina “Cultura”