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Il falso mito di bergoglio

Da La Bottega del Barbieri dell’11 Maggio 2018 dc:

In 15 per svelare “Il falso mito di Bergoglio”

Recensione di Francesco Troccoli a un importante libro fuori dal coro che vorrebbe il papa “un rivoluzionario”

Un libro sul papa, fuori dal coro. Non un altro colpo di grancassa (nella sempre più stonata e fiacca orchestra mediatica) assestato da vaticanisti amici di Bergoglio o editori cattolici. Non un libro scritto dall’incensatore di turno della presunta e mai agita “svolta” del pontefice in carica rispetto alla storia millenaria della sola monarchia assoluta ancora in vita sul pianeta Terra. E nemmeno un volume suddiviso in capitoli scritti con il proposito di pubblicare un libro. Tanto che gli autori sono ben quindici ed è doveroso ricordarli: Marcelo Figueras, Marco Marzano, Maria Gabriella Gatti, Federico Masini, Gianfranco De Simone, Cecilia M. Calamani, Raffaele Carcano, Adele Orioli, Domenico Fargnoli, Giovanni Del Missier, Giuseppe Benedetti, Elena Basso, Donatella Coccoli, Federico Tulli, Simona Maggiorelli.

«Il falso mito di Bergoglio» è infatti una raccolta di articoli pubblicati dal settimanale Left a partire dal 13 marzo 2013, giorno dell’ascesa del cardinale di Buenos Aires al trono di Pietro, e fino all’inizio del 2018. Un quinquennio dominato dalla narrazione del “Pontefice del cambiamento”, narrazione che solo in queste settimane sta forse giungendo al suo epilogo, anche grazie a inchieste puntuali che questo volume contiene e ai pochi libri coraggiosi dei quali questo volume non tralascia mai di parlare e i cui autori (a differenza per esempio di molti preti pedofili o dei loro insabbiatori) si sono meritati in qualche caso un processo penale in Vaticano. Sono ben 42 i pezzi che in 5 anni la rivista Left ha dedicato a vario titolo al pontefice e alla sua Chiesa, alle sue esternazioni, alle sue contraddizioni, alle conseguenze di decisioni solo apparentemente rivoluzionarie, amplificate da pubblici proclami e mai concretamente attuate.

Quarantadue articoli in cinque anni, fra loro saldati in un compendio come un libro scritto a posteriori forse non avrebbe saputo essere. A conti fatti, la media è di un articolo ogni quaranta giorni che, per chi crede all’utilità della statistica, si può scomporre nel passaggio da un articolo ogni due mesi nei primi quattro anni a quasi uno ogni due settimane a partire da marzo 2017, quando la rivista ha visto un avvicendamento al vertice che ha reso più tangibile le ragioni della sua attuale headline «l’unico giornale di sinistra». Come non essere d’accordo con questa dicitura quando – come osserva Marco Marzano nel pezzo del 14 ottobre 2017 – il quotidiano comunista (così si legge sotto la testata) il Manifesto si mette a distribuire in un volumetto i tre discorsi di un papa ultraconservatore, peronista, nemico acerrimo della marxista “teologia della Liberazione” sin dal principio della proficua carriera ecclesiastica nel proprio Paese natale prima, durante e dopo la dittatura? Contro di lui, che militò nella Guardia De Hierro (la quale nel 1976 propose una laurea honoris causa al genocida ammiraglio Massera) hanno puntato il dito anche le Madres De Plaza De Mayo e Horacio Verbitzky, che Marcelo Figueras nel suo articolo del 15 marzo 2014 definisce «il giornalista più serio e degno di stima in Argentina».

D’altronde, è proprio in Argentina che Bergoglio ha affinato le doti che gli hanno meritato l’intronizzazione. Quando nel 2005 monsignor Baseotto affermò che il ministro argentino pro-aborto avrebbe «meritato una pietra al collo e che fosse buttato in mare» richiamando alla memoria i voli della morte, Bergoglio si trovava ancora nel suo Paese; otto anni dopo, da Papa, fece sua quell’espressione, che doveva quindi averlo colpito, auspicando la stessa fine per gli evasori fiscali e i preti corrotti. La stampa italiana giubilò. Solo un esempio. A un Paese come l’Argentina e all’intero Sud America non si può del resto non rimanere legati: nel luglio 2015, in occasione del viaggio pastorale nel continente, Bergoglio chiese perdono per i crimini ai danni delle popolazioni indigene ma non spese una sola parola per i 102 cappellani militari che collaborarono ai crimini contro l’umanità commessi durante la dittatura nel suo Paese. Pensare che – a dimostrazione che persino nel clero le scelte personali contano – negli stessi anni e nel vicino Cile il vescovo di Santiago ingaggiava contro Pinochet una battaglia personale alla quale la storia tende oggi ad ascrivere il minore numero di desaparecidos in Cile rispetto all’Argentina.

Veniamo all’Italia. L’ingerenza di Bergoglio nella vita sociale e politica italiana, con incommensurabili danni alla laicità delle istituzioni, è stata una costante. Spesso le sentenze più fragorose sono state pronunciate a diecimila metri di quota, in business class (Alitalia, naturalmente). Left, di questa serie, non ha perso una puntata. Dall’attacco all’aborto («ogni bambino non nato ha il volto del Signore»), alla riduzione della scuola a “comunità educante” complementare alla famiglia di cristiana concezione con citazione del discusso don Milani (con tanto di lodi sulle parole del papa, ancora una volta da parte de il Manifesto, e per di più in uno stato di amnesia mass-mediatica collettiva sulla deficitaria o nulla attivazione delle alternative di legge all’ora di religione) e ancora all’invasione dello spazio radio-televisivo che – secondo le varie edizioni del «Rapporto su confessioni religiose e TV» di Critica Liberale – raggiunge punte del 96% con RaiNews al vertice della squalificante classifica sotto la direzione di Monica Maggioni durante il governo Renzi. In barba, naturalmente, all’esposto presentato dall’UAAR all’Agcom già nel 2014 sulla base di simili e precedenti dati.

E ancora l’attacco alla libertà di auto-realizzazione delle donne («siate madri, non zitelle»), alla comunità LGBT con la diffusione dello spettro della “Teoria del gender”, avvolto dal lenzuolo bucato della tolleranza: «Chi siamo noi per giudicare? Dobbiamo accompagnare bene, secondo quello che dice il catechismo». Peccato che quest’ultimo definisca i rapporti omosessuali «contrari alla legge naturale».

Che dire della chiamata planetaria a un immotivato e fallimentare evento giubilare, andato pressoché deserto, per il quale Renzi ha stanziato 159 milioni di euro. O dell’invito (di per sé condivisibilissimo) all’adozione dello “Ius soli” sul territorio della Repubblica ma non certo su quello dello Stato Vaticano e delle sue proprietà extraterritoriali, dove vige il requisito della «residenza stabile»; o degli scandali di matrice finanziaria legati all’irriformabile IOR e al fallimento di istituzioni sanitarie prestigiose come IDI e San Raffaele, o la distrazione dei fondi del Bambin Gesù per l’attico del cardinal Bertone?

Dulcis in fundo, questo libro parla anche del diavolo. Sì, perché secondo il papa – come ci spiega Federico Tulli (il maggior contributore del volume) – Belzebù è il vero responsabile del malaffare dello IOR e dell’Apsa, della pedofilia clericale, del “vatileaks” e delle guerre nel mondo. Bergoglio si dichiara così convinto che Satana esista che nel 2015 ammonisce (e atterrisce) i piccoli catechisti di San Michele Arcangelo: «State attenti, perché l’odio viene dal diavolo». E forse in pochi sanno che è stato sempre lui a firmare il decreto di riconoscimento giuridico dell’AIE, Associazione Internazionale Esorcisti, il 13 giugno 2014. I “professionisti” del demonio sono 400 nel mondo, di cui più della metà nella sola Italia. Ogni anno al Regina Apostolorum di Roma organizzano seminari e corsi di aggiornamento, ai quali partecipano, ahimè, anche magistrati e avvocati. Può così capitare, come è accaduto a Tulli, di sentire («con le mie orecchie» precisa il giornalista quasi sotto shock) professionisti accreditati presso un pubblico foro della Repubblica proporre di far firmare il «consenso informato» ai “posseduti” prima dell’esorcismo, o un magistrato dello Stato Italiano dichiarare di essere «uno strumento della giustizia nella mani di Dio».

Si potrebbe obiettare che ogni papa fa il “Papa”. Il vero problema è l’inerzia, quando non l’apologetica esaltazione, che permea ampi strati della società e dei media di fronte a tutto ciò. Nei suoi articoli, Left non manca di approfondire anche questo aspetto. Il matematico Odifreddi, intervistato nel libro da Simona Maggiorelli, già a novembre 2016 non risparmiava le sue critiche a Scalfari che Bergoglio «lo infila ovunque» (oggi sappiamo che Odifreddi, rimasto coerente con la linea di critica nei confronti del decano del giornalismo italiano, l’ha pagata con l’interruzione della collaborazione con la Repubblica) mentre Donatella Coccoli, a luglio 2017, compila con pazienza il lungo elenco dei cosiddetti “politici di sinistra” che rientrano a vario titolo nel novero degli estimatori del personaggio finora descritto: da Bertinotti al duo del Brancaccio Falcone-Montanari, fino a D’Alema, Bersani e Fassina. Politici di ieri, oggi e domani. Tutti ammaliati dal papa pauperista, «il parroco di campagna» che, ricorda Raffaele Carcano, è andato a trovare Marchionne ed Elkann. Tutti affascinati dalla “dottrina sociale” del pontefice che predica l’equità sociale mentre è a capo di una Chiesa che beneficia nella sola Italia di privilegi fiscali immensi (si pensi all’esenzione IMU per edifici di culto, che spesso tali non sono, e alla redistribuzione dell’otto per mille non assegnato dai contribuenti) e sfrutta il malconcio sistema contributivo italiano per pagare lautissime pensioni ai cappellani militari. Bergoglio, l'(ex?) militante nei gesuiti che – per dirla di nuovo con Odifreddi – sono quelli che «dicono la verità mentendo».

L’attuale pontefice ha dato consistenti e reiterate prove di abilità nell’immenso e tragico capitolo della pedofilia clericale (Tulli ci ha scritto due libri). Si potrebbe affermare che proprio per questo (assieme agli scandali finanziari) fu eletto e che per la stessa ragione il suo predecessore, incapace di fare fronte alle dimensioni globali del fenomeno, abdicò.

Nel 1990 la “Santa Sede” (virgolette mie, Jàdawin di Atheia) ratificò la Convenzione sui diritti dell’infanzia. Secondo l’ONU il Vaticano l’ha ripetutamente e palesemente violata.

Il J’accuse da Ginevra arriva proprio nel 2013 e diventa pubblico a inizio 2014. A centinaia di denunce di stupri pedofili commessi nel mondo da esponenti del clero, come Marcial Maciel Degollado (il fondatore dei Legionari di Cristo, protetto di Giovanni Paolo II, pontefice canonizzato da Bergoglio a tempo di record) non è mai stato dato alcun seguito, e la pratica del trasferimento dei preti da una parrocchia all’altra non solo non ha arginato il fenomeno ma ne ha consentito l’ulteriore diffusione. L’ONU ha richiesto anche che la pedofilia non sia trattata come un crimine contro la morale ma contro la persona (e di riflesso di non considerare più le vittime come correi dei loro carnefici, il che può comportare un’aberrante manipolazione delle verità processuali). Per tutta risposta, durante il regno di Bergoglio, un altro amico del “Santo” Giovanni Paolo II, ovvero Iozef Wesolowski, arrestato nel 2014 per pedofilia, muore da uomo libero il 27 agosto del 2015. Tommaso Dell’Era, intervistato poco dopo da Tulli, dichiara che la strategia vaticana è spesso allungare i tempi e lasciar morire i colpevoli, ormai anziani, di morte naturale. Il funerale del polacco viene concelebrato da 20 alte autorità ecclesiastiche fra cui l’elemosiniere di Bergoglio.

Con la pubblicazione dei libri Avarizia di Emiliano Fittipaldi e Via Crucis di Gianluigi Nuzzi continuano a emergere dettagli su quel sistema di potere. In un’intervista a Tulli, Nuzzi afferma che «in Vaticano arrestano di più le persone ritenute fonti che i pedofili». I due giornalisti rischiano 8 anni di carcere in Vaticano per aver pubblicato notizie vere, sul modello dell’inchiesta dei colleghi del team Spotlight di The Boston Globe nel 2002 (che invece a loro fruttò un premio Pulitzer). Se Bergoglio ha creato la «Pontificia commissione per la protezione dei minori» (che ha però solo funzione consultiva) è evidente l’inconsistenza della sua azione. Il membro laico Peter Saunders, accusatore del cardinale George Pell – ovvero l’insabbiatore seriale di almeno 280 casi in Australia sin dal 1996 – viene espulso e dichiara alla BBC che «il papa non ha fatto nulla per mettere fine agli abusi sui bambini». A maggio 2017 (riferisce Cecilia Calamani) dalla commissione se ne va di sua iniziativa un altro membro laico, Marie Collins. Il motivo? «La curia non collabora» .

Ma c’è di più, racconta di nuovo Tulli a giugno 2017: se Bergoglio nel 2015 aveva annunciato la creazione di un nuovo «Tribunale apostolico» con la stampa italiana che celebrava e diffondeva il proclama, a marzo 2017 il prefetto Muller precisa che «era solo un progetto». Eco mediatica della precisazione? Nessuna. La “tolleranza zero” tanto sbandierata da Bergoglio si dimostra priva di qualsiasi riscontro. Per l’ennesima volta.

Nel frattempo il sondaggio di «Rete L’Abuso» dimostra che la pubblica opinione ritiene le misure prese del tutto insufficienti e invoca la rimozione della prescrizione per questi reati.

Perché – è bene precisarlo – nemmeno Bergoglio, in linea con i predecessori, ha mosso un dito perché i clericali collaborino con la giustizia italiana, la quale ha invece l’obbligo di informare la Curia delle proprie indagini. Il sistema perfetto. Quando, ad agosto, Pell va a processo per pedofilia, sceglie come difensore un avvocato noto per aver rappresentato un capo della mafia australiana e un cadetto diciannovenne stragista. Lo stesso Pell che – val la pena ricordare – Bergoglio ha voluto sempre accanto a sé ai vertici della gerarchia di governo. A novembre 2017, con l’uscita di Peccato originale di Nuzzi, la pedofilia arriva a lambire le stanze del papa a Santa Marta, ovvero il Preseminario San Pio X (in quel Palazzo San Carlo che ospitava l’attico di Bertone): diversi minorenni sono stati violentati anche durante l’attuale pontificato, e un ex seminarista racconta tutto al vescovo Angelo Comastri.

La denuncia cade nel vuoto e due giorni dopo l’uscita del libro di Nuzzi il portavoce della Santa Sede smentisce con un tweet che il papa sapesse qualcosa della vicenda, nonostante un altro testimone sostenga di aver scritto una denuncia indirizzandola a Bergoglio in persona già a maggio dello stesso anno. In tema di pedofilia clericale, il 2017 si chiude con la mancata risposta del Vaticano all’ONU, che aveva richiesto entro il 1 settembre un aggiornamento sulle misure prese. Il libro di cui stiamo parlando non ci arriva cronologicamente ma oggi sappiamo che a febbraio 2018 la Rete L’Abuso ha trasmesso una diffida per condotte omissive al Consiglio dei Ministri, al Comitato Onu per i diritti del fanciullo e ad altre entità.

Se già da quanto fin qui esposto è innegabile il lavoro certosino svolto da Left in questi anni, bisogna concludere con una ulteriore nota di merito nei confronti di un giornalismo che non si è mai fermato alla cronaca ma ha sistematicamente cercato, com’è costume del settimanale, di approfondire scientificamente le cause dei fenomeni descritti, avvalendosi della consulenza degli esperti. Preziosi sono in tal senso i contributi degli psichiatri e in generale dei clinici, come Domenico Fargnoli, Giovanni Del Missier, Maria Gabriella Gatti, Gianfranco De Simone. Ricercatori che si spingono nell’analisi culturale, filosofica e clinica delle dinamiche collettive e individuali che sottendono il fatto di cronaca. Con risultati spesso sorprendenti, come nel caso della riflessione di De Simone sull’insospettabile e nefasta alleanza culturale fra religione cattolica e razionalismo, o il suo nesso fra l’ormai celebre e drammatica affermazione bergogliana «i bambini battezzati non sono la stessa cosa di quelli battezzati» e la concezione filosofica heideggeriana del “Dasein”, e ancora l’attenta analisi di Giovanni Del Missier sulle cause di patologia mentale grave che è presente negli stupratori di bambini, o il resoconto ben più che aneddotico da parte di Domenico Fargnoli sull’esperienza personale di Bergoglio, che a settembre 2017 dichiarò pubblicamente di essersi sottoposto a un percorso di psicoanalisi nel 1978-1979, ovvero gli anni in cui la psichiatria argentina fondò e propagò l’assioma dell’equivalenza fra malattia mentale e sovversione al potere, e infine l’illuminante spiegazione della neonatologa Maria Gabriella Gatti sulla dinamica dell’evoluzione fetale e della nascita alla luce della teoria di Massimo Fagioli, grazie a cui si pone una separazione netta fra biologia embrionale e fetale da una parte e vita neonatale dall’altra, assolvendo con formula piena le donne che, costrette ad abortire, non compiono alcun delitto.

«Il falso mito di Bergoglio» contiene tutto questo e molto altro. Un libro che raccoglie l’eredità di cinque anni di giornalismo sulla Chiesa Cattolica e sul suo massimo esponente. Left – «l’unico giornale di sinistra» – sembra davvero aver pubblicato «l’unico libro che dice la verità su Bergoglio».

«Il falso mito di Bergoglio»

EditorialeNovanta Srl

ISBN 9788894977042

224 pagine per 19,70 euro

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Le dimissioni di Ratzinger

tre articoli inviatimi tra l’11 e il 14 Febbraio 2013 dc, che fondo in un unico articolo

Le dimissioni di Ratzinger

di Lucio Garofalo

Secondo la profezia di San Malachia Benedetto XVI, che ha appena annunciato le sue dimissioni, sarebbe il penultimo papa della storia. Si tratta di una profezia millenaria che parte esattamente dal 1143, anno della elezione di Celestino II. Nella profezia sono descritti minuziosamente tutti i papi a succedersi fino al 112°. Papa Ratzinger è il 111°.

Personalmente escludo che alla base delle inopinate dimissioni di Ratzinger abbia agito una (umanissima) decisione legata a motivi di salute. Francamente non ci credo, a maggior ragione alla luce dei feroci conflitti intestini che dilaniano la Chiesa Cattolica romana. In merito a questo strano pontefice di nazionalità tedesca mi ero formato complessivamente un’idea tratteggiata in termini assai negativi. Ratzinger è oggettivamente una figura ambigua e controversa che, su temi civili di indubbia rilevanza come il sesso, l’aborto e l’omosessualità, non ha certo brillato per iniziativa o per apertura mentale, nella misura in cui si è limitato a ribadire e riconfermare in modo categorico le posizioni oscurantistiche, retrive e misoneistiche espresse da sempre dalla curia pontificia romana. Per non parlare della delicatissima questione dei preti pedofili.

Nel contempo, però, è doveroso aggiungere e riconoscere alcuni elementi significativi.

Nello specifico mi riferisco ad alcune posizioni parzialmente innovative e progressiste, sostenute con coraggio dal papa appena dimissionario, in materia di evoluzionismo darwiniano e su altri argomenti di carattere scientifico, come non bisogna dimenticare la svolta, in chiave fortemente autocritica, avviata già con il precedente pontificato, in particolare rispetto alla vicenda di Galileo Galilei, su ispirazione di Joseph Ratzinger.

E’ giusto ed opportuno rammentare che in passato Ratzinger fu un difensore dei preti operai ed ha sostenuto i prelati brasiliani che protestavano contro le ingiustizie sociali e ai quali fu rimproverato l’appoggio massiccio fornito a Lula. Inoltre Ratzinger si recò a Cuba contro la volontà dei circoli di potere ecclesiastici. Era nota la sua alleanza con Carlo Maria Martini, e ripeto il fatto che molte autocritiche storiche della Chiesa furono opera sua tramite il precedente papa. Bisogna tener conto altresì del tentativo compiuto da Ratzinger al fine di far luce sugli oscuri segreti delle finanze vaticane, a cominciare dalla famigerata banca dell’IOR. Non tutti sono al corrente del fatto che il fiduciario del papa, che voleva indagare sulle finanze occulte del Vaticano e della Chiesa Cattolica, è stato buttato fuori senza troppi complimenti e contro la volontà dello stesso Ratzinger.

Pertanto credo che le dimissioni di Ratzinger si possano spiegare nel quadro complessivo delle aspre lotte intestine esplose all’interno della curia pontificia romana.

Mi rendo conto che discutere di pontefici e di Vaticano presuppone una conoscenza ampia ed approfondita delle complesse dinamiche che regolano e condizionano i rapporti di forza all’interno della curia pontificia romana e, più in generale, del mondo ecclesiastico, ed, in modo più specifico, una conoscenza dei legami esistenti tra i centri di potere della finanza vaticana ed altri circoli del potere economico-finanziario e politico internazionale. Conoscenze che, detto sinceramente, non possiedo a sufficienza.

Le dimissioni annunciate da papa Benedetto XVI non sono ovviamente riducibili, come si vorrebbe far credere,  ad una mera questione di anzianità. Da quel che se ne sa nessun serio problema di salute affligge Joseph Ratzinger. E’ comunque inaudito (nel senso etimologico del termine) un evento del genere, che rappresenta la trasgressione ad un codice millenarista da parte di un teologo tradizionale così rigoroso,  che comprende bene come questo evento “laicizzi”, per così dire, la più ieratica delle figure religiose.

Si tratta evidentemente d’altro. Lo sfondo di questa vicenda singolare è l’esaurimento della funzione storica svolta dalla Chiesa Cattolica in quanto dispensatrice di pietismi e di rassegnazione, una funzione velenosa e nefasta che il vecchio barbuto ebreo di Treviri (ossia Karl Marx) paragonava al potere distruttivo e debilitante delle droghe psicotrope.

Nel quadro di questo inarrestabile declino storico prendono forma le due tendenze che, entrando in conflitto tra loro, hanno schiacciato il mediatore tra esse, ossia Ratzinger: da una parte la protervia reazionaria sotto forma di rigidità teologica e dall’altra l’inquietudine di una Chiesa che si sente ormai fuori dalla realtà e cerca di trovare un aggancio al mondo contemporaneo. Una lotta senza quartiere, una lotta di potere e per il potere, assai più feroce di quanto si possa immaginare, non senza delitti, non senza assassinii occulti, che avviene sul solaio marcio di una decadenza sempre più rapida.

Pertanto, il contesto storico-politico generale in cui è possibile inquadrare la clamorosa scelta delle dimissioni di Benedetto XVI, che sortirà effetti inevitabilmente dirompenti sia all’interno che all’esterno del mondo ecclesiastico, è l’insieme vasto e complesso delle contraddizioni esplose con violenza tra le opposte fazioni all’interno del Vaticano.

Un aspro e feroce conflitto che lacera e destabilizza i vertici della Chiesa Cattolica già da diverso tempo, ma che il precedente pontificato è riuscito in qualche misura a gestire e mediare senza gravi ripercussioni o gesti eclatanti, almeno a livello politico ufficiale.

Credo di cogliere nel segno quando affermo che tali dimissioni servono a “laicizzare la più ieratica delle figure religiose”. Credo sia proprio questo il punto centrale della questione, la chiave esplicativa dell’intera vicenda. Ho il sospetto che tale decisione sia maturata indubbiamente nel quadro delle dinamiche complessive già ampiamente descritte in precedenza, ma sia stata prodotta anche con l’intento preciso di suscitare scalpore, per rendere più “laica ed umana” una figura “ieratica” come quella pontificale, al fine di ridurre le distanze tra i vertici del Vaticano e il mondo secolare.

Si tratta evidentemente di una scelta di “marketing pubblicitario”, un atto ideologico e propagandistico teso a promuovere l’immagine della Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

Al di là dei meriti indiscutibili ed innegabili da ascrivere a papa Ratzinger a proposito del rapporto tra teologia ed evoluzionismo darwiniano e, più in generale, rispetto al rapporto tra religione e scienza, non c’è altro da ascrivere a favore di Benedetto XVI.

Nel merito specifico delle sue dimissioni, l’unica ipotesi che riesco a formulare per provare a comprendere e a spiegare le ragioni di un gesto così eclatante e dirompente è proprio quella di un tentativo di “laicizzare ed umanizzare” in maniera strumentale l’immagine (ho detto l’immagine, non la sostanza) della Chiesa per riagganciarla al mondo contemporaneo, rilanciando in tal guisa il ruolo egemonico della curia pontificia, che è precipitata progressivamente in una crisi epocale a livello non solo morale e spirituale, ma altresì politico-finanziario, dopo il lungo pontificato di Giovanni Paolo II.

Dopo l’abbandono di papa Clemente I, esiliato nel 97 d.C. su ordine dell’imperatore Traiano, quindi il “gran rifiuto” di dantesca memoria di Celestino V nel 1294, la rinuncia di Gregorio XII, che abdicò nel 1415, fanno oggi scalpore le dimissioni di Benedetto XVI.

Il codice canonico contempla la possibilità di rinuncia al sacro soglio pontificio, benché sia giudicata sconveniente. Non è affatto assurdo pensare che le dimissioni di Ratzinger siano riconducibili alle lotte intestine senza tregua tra le opposte cordate (in primis l’Opus Dei) che dilaniano la curia romana sulla questione dello IOR, la banca vaticana.

Questa potrebbe sembrare una piccola filiale di provincia, eppure il flusso di capitali che passano attraverso tale banca è immenso, si parla di movimenti dell’ordine delle decine o centinaia di miliardi di dollari. E’ tramite questo istituto che si compiono le operazioni più spericolate delle industrie degli armamenti, i riciclaggi di fondi neri provenienti da ogni parte del mondo, il traffico dei farmaci ecc. Il vantaggio che offre questa minuscola banca consiste nel fatto che è stata finora completamente inaccessibile e segreta, non avendo sopra di sé alcun organo di controllo internazionale, non essendo quotata in borsa ed avendo partnership solo con alcune banche della Svizzera e di alcuni paradisi fiscali.

Ratzinger voleva mettere fine a tutto ciò nominando una commissione anti-riciclaggio con a capo il cardinale Nicora e Gotti Tedeschi a capo della banca. Il fatto fu che sia Gotti Tedeschi sia il cardinale ottennero una normativa anti-riciclaggio (mai applicata) e si misero in contatto con analoghi istituti anti-riciclaggio italiani ed esteri. Inoltre, essi mostrarono una chiara disponibilità a collaborare con la magistratura. Furono fatti fuori dal cardinale Bertone e da quelli che stanno dietro di lui, prelati e speculatori finanziari.

Per Ratzinger, ricattato mediante i documenti trafugati dal maggiordomo, sfidare tutto questo poteva significare una dose di veleno nella tazza di tè e forse questo pericolo non è del tutto fugato. Quanto peserà ora questa vicenda nel Conclave? Quanto peseranno le domande sulle vere ragioni delle dimissioni? Cercheranno probabilmente di eleggere un papa mistico, da estromettere da tutto ciò per continuare come prima, come avevano fatto con Ratzinger e gli ultimi cinque papi. Oppure proveranno ad imporre un loro uomo, ad esempio lo stesso cardinal Bertone, a capo della Chiesa, ma è troppo rischioso.

Vaticano SPA

Dal blog del Windows Live Spaces dell’amico Sestante

http://se-stante.spaces.live.com/blog/cns!D0747DFB64EDEC00!771.entry

il commento ad un articolo del blog di Beppe Grillo del 3 giugno 2009 dc

Sulle spregiudicate manovre finanziarie del Vaticano si è scritto un fiume di inchiostro, perciò il libro oggetto di questo intervento non è uno scoop. La cosa rimarchevole però è che queste speculazioni non sono finite con le arcinote vicende di Marcinkus, Sindona, Calvi ecc., ma sono continuate ben dopo, come attesta questo libro tratto da fonti di prima mano.

ecco l’intervista con l’autore dal blog di Grillo

Io riporto il testo qua di seguito (con le mie inevitabili correzioni…)

Jàdawin di Atheia

Vaticano S.p.A.

L’Italia del dopoguerra si può comprendere solo attraverso gli intrecci tra Mafia, Massoneria, Vaticano e parti deviate dello Stato. Quattro mondi che si incrociano nelle vicende più oscure della nostra Repubblica. Il libro: “Vaticano S.p.A.” grazie all’accesso, quasi casuale, a un archivio sterminato di documenti ufficiali spiega per la prima volta il ruolo dello IOR nella prima e nella seconda Repubblica.

Passi dal libro “Vaticano S.p.A.:
“…Paolo VI affida il trasferimento all’estero delle partecipazioni a un sacerdote e a un laico…già conosciuto da Montini quando era arcivescovo di Milano. Si chiama
Michele Sindona. Porta i capitali della mafia. Il sacerdote che mastica di finanza ed è amico degli Usa si chiama Paul Marcinkus… E’ lo stesso Sindona a presentare a Marcinkus il banchiere Roberto Calvi… I tre arrivano a manipolare gli andamenti della Borsa di Milano con le società del Vaticano che finiscono a Calvi via Sindona… Viene eletto papa il patriarca di Venezia Albino Luciani, uomo di altissimo rigore morale… il giornalista Mino Pecorelli pubblica i 121 nomi di esponenti vaticani che sarebbero affiliati alla massoneria… Luciani intende far piazza pulita allo IOR e trasferire tutti: Marcinkus, de Bonis, Mennini, de Strobel. Lo confida al segretario di Stato Jean Villot la sera del 28 settembre 1978. La mattina dopo il corpo senza vita di Giovanni Paolo I viene rinvenuto nel suo letto… Karol Wojtyla recupera la politica di Paolo VI e assicura a Marcinkus la continuità sull’indirizzo finanziario.. L’Ambrosiano di Calvi rischia il crack… si scopre che i crediti dell’Ambrosiano riguardano le società estere legate allo IOR… Il ministro del Tesoro Andreatta dispone la liquidazione del Banco Ambrosiano… Marcinkus gode della protezione incondizionata di Giovanni Paolo II… dovuta soprattutto ai fondi per oltre 100 milioni di dollari che il Vaticano inviò al sindacato polacco Solidarnosc… Triplice mandato di cattura, emesso il 20 febbraio 1987 dalla magistratura milanese contro Marcinkus e i dirigenti dello IOR Luigi Mennini e Pellegrino de Strobel…”

Si può vivere in questo mondo senza preoccuparsi del denaro? Non si può dirigere la Chiesa con le Avemarie
(Monsignor Paul Marcinkus, presidente dello IOR)
Non potete servire contemporaneamente Dio e Mammona
(Gesù, Vangeli di Matteo 6,24 e Luca 16,13)

Testo intervista:
Sommario:
L’Archivio di Mons. Dardozzi
Firma autorizzata: Giulio Andreotti
Delitto in Vaticano?
Il Paradiso (fiscale) in Terra

 L’Archivio di Mons. Dardozzi

Blog: Gianluigi Nuzzi autore di Vaticano S.p.a. edito da Chiarelettere. Un libro che sta facendo discutere. Che cosa hai scoperto di questo Vaticano?

G.Nuzzi: emergono le finanze occulte del Vaticano. E’ un viaggio tramite atti, documenti interni della santa sede negli affari più imbarazzanti e nascosti dell’Istituto opere di religione, che è la banca del papa. Questo viaggio avviene grazie ad un archivio. Un archivio di monsignor Renato Dardozzi, che è stato prima il consigliere del cardinale Casaroli, poi del segretario di Stato Sodano e doveva proprio occuparsi di sistemare raddrizzare le vicende più tormentate della Santa Sede.
Monsignor Dardozzi ha raccolto del materiale. Ha raccolto documenti bancari dello IOR che raccontano storie di tangenti, storie di soldi dell’eredità, di soldi che dovevano andare per le commemorazioni dei defunti. E ha fatto un archivio di circa 5 mila documenti, che ha lasciato in eredità affinché dopo qualche anno dalla sua morte diventassero pubblici. Io ho avuto la fortuna di avere a disposizione questo archivio che i custodi mi hanno dato e io ho fatto un lavoro di ricerca perché questi documenti raccontano come si è sviluppato, dopo Marcinkus, un sistema di conti segreto all’interno dello IOR, intestato fittiziamente a delle fondazioni benefiche per la lotta alla leucemia, per aiutare i bambini poveri, che benefiche erano solo sulla carta perché in realtà questi conti e queste fondazioni venivano utilizzate o per proteggere clienti eccellenti, intoccabili, oppure per far transitare soldi di tangenti. Un fiume di denaro arriva su questi conti, parliamo di circa 260 milioni di euro di oggi in pochissimi anni, con la dovuta rivalutazione, in contanti e poi vengono distribuiti fra paradisi fiscali, conti a Montecarlo… Andando a vedere poi chi erano i reali titolari di questi conti vengono fuori dei nomi sorprendenti! Nella documentazione dell’archivio Dardozzi si usano e si preferiscono usare dei nomi in codice. Allora c’era Ancona, omissis, Siena, Roma perché anche in queste documentazioni riservate si cercava di proteggere i nomi di questi clienti importanti.

Firma autorizzata: Giulio Andreotti

La fondazione del cardinale Francis Spellmann, parliamo di circa 40 miliardi di movimentazione in pochissimi anni, la firma autorizzata: GIULIO ANDREOTTI. Quando i magistrati di Milano nel 1993 bussano al portone di bronzo per sapere dove era finita la tangente Enimont, che era nel maxi processo di Mani pulite, una tangente pagata a tutti i partiti della prima Repubblica per concludere il divorzio tra Eni e Montedison. Ebbene quando i magistrati di Milano vanno lì e chiedono come mai parte di questa tangente è finita allo IOR, dove è andata ecco l’archivio Dardozzi racconta delle verità che noi non sapevamo!
Racconta come all’interno del Vaticano si sono attrezzati per depistare le indagini di Mani pulite, per fornire loro delle risposte parziali e fuorvianti, per soprattutto proteggere alcuni conti visto che per esempio Andreotti era, all’epoca, candidato alla presidenza della Repubblica. E poi questa è una storia della tangente Enimont, del depistaggio… c’è una frase su un fax che mi è rimasta impressa. Si dice tra un cardinale e uno degli avvocati che li stava seguendo: “mi raccomando! non diciamo tutto ai magistrati per, tra virgolette, non indurli in tentazione…” ecco io non so cosa sia la tentazione, ognuno ha la sua visione laica, cattolica, religiosa, certo di tentazioni lì ce n’erano molte perché il denaro raccoglie gli interessi ovviamente di ogni tipo. Marcinkus diceva che la Chiesa non si amministra con l’Ave Maria. Aveva ragione! La Chiesa deve avere un suo potere finanziario, deve avere una sua gestione per fare anche del bene. Ecco io racconto invece il bene che non è stato fatto. Questo non è un libro contro la Chiesa, è un libro di documenti, non va per tesi. E’ un libro che racconta storie di denaro sporco, perché la parola riciclaggio non la utilizzo a caso, la utilizzano loro nella loro corrispondenza con la segreteria di Stato.
E poi  c’è un altro aspetto che è inquietante secondo me. E’ che quando si accorgono all’interno di questo malcostume istituiscono una commissione segreta per andare a scoprire la profondità di questo IOR parallelo no?
Chiamiamolo come bisogna chiamarlo. Scavano, indagano e fanno una relazione. Siamo nel febbraio ’92. Questa relazione Angelo Caloia presidente dello IOR, alIora spedisce a Dziwiscz che all’epoca era il segretario di papa Wojtila. Quindi immagino che fosse per il papa evidentemente. Non accade assolutamente nulla!  
Questi personaggi non vengono rimossi, non vengono spostati, non vengono segnalati. Fino al marzo ’93 quando Enimont comincia a gorgogliare, comincia a diventare un problema giudiziario il Vaticano non adotta nessuna contromisura. 

Delitto in Vaticano?

Blog: C’è un papa che voleva rimuovere Marcinkus che è campato solo 33 giorni.
 
G.NUZZI: Sì, secondo David Yallop autore di uno splendido libro che si intitola “In nome di Dio” ritiene che papa Luciani sia stato ucciso perché voleva rimuovere tutta una serie di personaggi. Ecco, uno di questi personaggi è l’uomo protagonista del mio libro cioè Donato De Bonis, segretario di Marcinkus. Lui costruisce questo sistema di conti occulti, fa transitare questi soldi, protegge la famiglia Ferruzzi, questi avevano dei conti criptati allo IOR, presidenti di squadre di calcio nel libro ci sono nomi e cognomi. Rimane talmente impresso nella sua opera che nella sua nativa Pietragalla hanno fatto dei bassorilievi alla chiesa che lo raffigurano in bronzo. Magari avrà preferito in oro… questo credo sia permesso di dirlo.

Blog: Da quello che racconti nel libro ne viene fuori uno IOR, quindi un Vaticano roccaforte di evasori fiscali e di…
 
G.NUZZI: No direi una cosa diversa. Ci sono persone che hanno goduto di fiducia mal riposta. Queste persone hanno fatto scempio della fede e per tutti gli anni ’90 il mio libro racconta come ci sia stato uno scontro violentissimo tra fazioni opposte all’interno del Vaticano. Ci sono persone che hanno cercato di fare ordine, ci sono persone che sono state bloccate, ci sono persone illuminate come cardinali che volevano pulizia e chiarezza. Quindi non facciamo come si suo dire di tutta l’erba un fascio.

Il Paradiso (fiscale) in Terra

Blog: Il Vaticano di oggi?
 
G.NUZZI: Il Vaticano di oggi ha una banca all’interno che si chiama sempre IOR, che è presieduta sempre dallo stesso presidente dell’epoca che cercò di fare pulizia seppur con parecchie difficoltà, ed è una banca che non risponde a nessun tipo di controllo. Nel senso che noi abbiamo una banca in piazza San Pietro che non aderisce ad alcuna convenzione antiriciclaggio, che non è sottoposta a nessuna normativa internazionale dell’Unione europea che implica dei sistemi di controllo automatici sui flussi di denaro. Quindi diciamo che è una banca assai appetibile per chi ha desiderio di far transitare soldi poco puliti. Credo che questo nel centro di Roma sia obiettivamente una contraddizione in termini. Anche perché è inimmaginabile pensare che lo IOR finisca in una black list, però obiettivamente è una banca dove basta presentarsi all’ingresso di porta Sant’anna con una ricetta medica per entrare nello Stato Città di Vaticano, arrivare al torrione quinto che è una torre con mura spesse 9 metri che custodisce il forziere dei cardinali. Io non so oggi cosa accade lì dentro perché l’archivio di Dardozzi è molto dettagliato: racconta delle suore Ancelle della Divina Provvidenza di Bisceglie, sorelle che all’epoca si occupavano dei malati di mente, che avevano un saldo di 55 miliardi di lire sul conto. Come abbiano ottenuto questa somma non lo so, però so che la retta che lo Stato italiano versa per questi matti è di 100 euro a testa. Nessuna inchiesta penale ha mai dimostrato responsabilità di  sottrazione indebita in questo istituto di cura… il libro racconta queste vicende e si spinge – stavo dicendo – fino alla fine degli anni ’90, io non ho elementi su quello che è accaduto dopo. Di certo la banca gode di un sistema autoreferenziale di autocontrollo che ovviamente è privilegiato. Infatti quando arriva la rogatoria da Milano dei magistrati di Mani pulite, dai documenti si capisce che in Vaticano quei documenti della magistratura milanese già li avevano! Passati da qualche amico che li voleva mettere a conoscenza prima.
E chi è sotto scacco giudiziario sa bene che prima si hanno le carte dell’accusa meglio ci si può difendere.
Sul sito di Chiarelettere c’è la possibilità di consultare i documenti gratuitamente. Affinché ogni internauta si faccia la propria idea. Lo abbiamo voluto fare proprio per far sì anche che ciò che è scritto nel libro abbia un riflesso immediato in questo archivio. Anche perché è la prima volta in assoluto che filtrano dalle mura leonine del Vaticano una quantità così incredibile… non si è mai vista una carta dello IOR e qui abbiamo 5 mila documenti che un patrimonio di informazione che è dovere del giornalista farlo diventare pubblico.”