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Montessori e Steiner: i due metodi educativi

Dal sito Mamma for Dummies 8 Marzo 2016 dc:

Montessori e Steiner: i due metodi educativi

Spesso mi chiedono ragguagli sul metodo Montessoriano o Steineriano (metodo Waldorf) e rimango basita su quanto io venga sopravvalutata!

Partendo dal presupposto che prima di essere Mamma conoscevo la Sig.ra Montessori, unicamente grazie alla linea di giochi Ikea, cercherò di riportare brevemente ciò che ho imparato documentandomi sul tema.

Innanzitutto sono due metodi pedagogici che fanno capo rispettivamente a Maria Montessori (1870-1952) e Rudolf Steiner (1861-1925).

Entrambi hanno avuto ruolo importantissimo per lo sviluppo dei sistemi educativi di tutto il mondo.

I due diversi approcci sono accomunati da diversi elementi. Entrambi considerano ciascun individuo come un “diamante grezzo”, ossia un essere già dotato di potenzialità, le quali devono essere semplicemente sviluppate.

Una visione innovativa per l’epoca in cui sono state sviluppate queste teorie pedagogiche e certamente in antitesi con la comune visione de bambino come una “pagina bianca” da rimpiere inculcando nozioni ed insegnamenti.

Montessori e Steiner erano entrambe convinti che lavorare sul bambino significhi creare i presupposti per la società futura. Entrambi gli approcci riconoscono un ruolo fondamentale all’arte come strumento per stimolare la creatività e l’intelligenza del bambino e pongono come principio primario la libertà del bambino.

Nel metodo Montessori:

    • l’insegnante ha un ruolo di mediatore tra il bambino e i suoi interessi: deve essere una guida silenziosa nelle nuove scoperte ed interazioni.
    • nelle Case de Bambini  (così chiamate le scuole di ispirazione montessoriana) solitamente i bambini imparano a leggere e a scrivere intorno ai 4/5 anni, lettere e numeri vengono introdotti già a tre anni attraverso materiale didattico apposito.
    • non vengono dati voti, anzi vengono addirittura considerati “nocivi”: viene spronata l’auto-correzione, si cerca di sviluppare una forte consapevolezza sui ciò che è giusto e ciò che è sbagliato
    • un’obiettivo fondamentale è l’autodisciplina dell’individuo e la sua indipendenza: già da più piccoli infatti vengono spronati a svolgere attività quotidiane da soli come vestirsi o lavarsi i denti..
    • i bambini godono di libertà di scelta delle attività da svolgere
    • i materiali montessoriani vengono presentati all’allievo dall’insegnante e devono essere utilizzati esclusivamente per lo scopo al quale sono destinati.
    • l’arredamento è a misura di bambino
    • l’attività sensoriale è molto importante come strumento di sviluppo dei sensi del bambino
    • viene sviluppato il lato creativo di ciascun bambino, ma mantenendo una netta distinzione tra realtà e immaginazione (mentre il metodo Steineriano ha un approccio marcatamente fiabesco)
    • sono fondamentali i materiali, individuati con cura dalla Montessori studiandone il  valore pedagogico. I bambini hanno libero accesso ai materiale, ma è l’insegnante che ha il compito di illustrarli al bambino.

i materiali a disposizione dei bambini inoltre sono di un tipo per ciascun “gioco” e ogni bambino può tenerlo per il tempo che vuole, perciò gli altri sono portati ad aspettare il proprio turno.

Nel metodo Steineriano ( scuola Waldorf):

  • il bambino ha libero accesso ai materiali di gioco, ma l’insegnante non interviene nè mostra come debbano essere utilizzati, anzi i bambini sono incoraggiati a manipolare i materiali e a trasformarli a piacimento in relazione alla propria fantasia
  • l’insegnante viene vissuto “alla vecchia maniera”: accompagna i bambini per tutto il percorso e ha la funzione di maestro di vita e modello di comportamento
  • la creatività è il centro dell’educazione del bambino:le attività svolte vanno dalla fabbricazione della carta, all’euritmia, alla recitazione, all‘apprendimento di uno strumento musicale. L’insegnamento di lettura e scrittura invece avviene verso i 7 anni, età in cui secondo Steiner il bambino è pronto per l’apprendimento
  • nella scuola Waldorf i genitori sono attivamente partecipi, grazie alle attività della scuola, a finanziamenti e a lavori manuali di vera e propria manutenzione degli spazi scolastici
  • il bambino al momento del gioco viene lasciato libero, in modo da favorire lo sviluppo della sua fantasia
  • I bambini seguono una routine precisa in modo da ricreare sicurezza all’interno delle proprie abitudini

Sul sito www.rudolfsteiner.it potete cercare la scuola più vicina a voi.

Purtroppo le strutture non sono moltissime, specialmente per chi, come me, non abita in città e spesso le rette sono anche particolarmente care, ma trovo comunque interessante approfondire la propria conoscenza di entrambi gli approcci anche per una riflessione sul sistema educativo dei propri figli.

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La Scuola e i Libri

In e-mail da Lucio Garofalo l’8 Settembre 2015 dc:

La Scuola e i Libri

Alla luce della mia esperienza professionale ho avuto modo di riscontrare come i libri scolastici siano in genere (non sempre) di un tedio mortale, in quanto aridi, se non addirittura vuoti, spesso banali, convenzionali o stereotipati, per cui non agevolano affatto l’opera dell’insegnante, ma al massimo servono quali noiosi eserciziari e testi di verifica.

Ne consegue che la passione per i libri e la cultura non si potrà mai accendere in seguito ad uno studio acritico, cioè meccanico e mnemonico, condotto sui testi adottati a scuola, che rischiano di sortire l’effetto esattamente contrario, ossia il disamore e la disaffezione verso lo studio, i libri e la scuola.

La ripetitività e la prevedibilità sono le più acerrime ed antitetiche avversarie della passione e dell’immaginazione creativa.

Le prime provocano la morte spirituale, la cessazione del “viaggio intellettuale” che un buon libro riesce a stimolare. Viaggio inteso e vissuto come incessante avventura dello spirito e dell’immaginazione.

Le seconde suscitano quegli input utili e necessari all’opera della ricerca e della scoperta del sapere, da vivere come un piacere ludico, un divertimento. Voce che, non a caso, discende dall’etimo latino “di-vertere”, che sta per variare, deviare, cambiare e diversificare. Vale a dire l’esatto contrario della ripetitività, della prevedibilità e della monotonia, che generano noia ed uccidono il desiderio della conoscenza, spegnendo la fiamma che spinge ad impossessarsi del sapere e della cultura.

È questo il fine primario della scuola: accompagnare i ragazzi nel viaggio “avventuroso” che li conduce alla vera mèta, ossia il piacere della scoperta e del sapere, non certo il voto scritto sulla pagella.

Gli alunni (ed i loro genitori) dovrebbero comprendere che lo studio e l’istruzione scolastica servono alla loro maturazione culturale ed al loro avvenire, e non a conseguire buoni voti, come invece accade nella stragrande maggioranza dei casi e nella migliore delle ipotesi, ben sapendo che numerosi allievi non amano affatto lo studio.

In tal senso il compito precipuo dell’insegnante meritevole è proprio quello di saper motivare ed incentivare gli allievi allo studio, non tanto fine a se stesso, bensì per imparare a godere il piacere di apprendere, per nutrire la passione verso la cultura, intesa e vissuta come una “avventura interminabile”, una ricerca incessante ed una scoperta interiore, non certo per ottenere dei voti positivi e la promozione.

Il maestro meritevole, capace e brillante, dunque da premiare e valorizzare, è colui che sa “contagiare” i propri allievi attraverso il “virus” dell’amore per i libri, lo studio e la conoscenza, la vita ed il mondo.