La finta realtà televisiva

Da Hic Rhodus , 13 Maggio 2015 dc:

La finta realtà televisiva costruisce vere opinioni negli spettatori

di Claudio Bezzi

Mi faccio vanto di non guardare mai certe reti televisive e in particolare certi programmi. Lo so, è un atteggiamento snob indegno di un sociologo, commentatore e blogger, ma la mia ostilità è troppo forte e trovo modo di spiegarvela a partire dal recente caso di Striscia la notizia che ha licenziato in diretta due inviati, Fabio e Mingo, dopo avere appurato che la loro inchiesta su un finto avvocato barese era una bufala inventata di sana pianta, come altri servizi precedenti. La faccenda è venuta alla luce solo perché si è mossa la Procura che ha deciso di perseguire il presunto reo chiedendo atti e carte inesistenti. Se Fabio e Mingo si fossero limitati a costruire finti servizi su casi meno “sensibili” per un procuratore probabilmente sarebbero ancora al loro posto a scandalizzare bravi cittadini con finti preti, finti cartomanti, finti pescivendoli e altre finzioni che da decenni (questo è il punto) la televisione spazzatura propina per lo scandalo dei benpensanti, la rabbia degli indignati, l’incredulità dei creduli.

In queste ultime righe vi ho già spiegata in sintesi la ragione del mio sospetto verso questa forma comunicativa: ciò che arriva al cervello della gente non è una verità o una falsità o un documento o una finzione o una pubblicità o un reality: è un messaggio che comunque incide sugli schemi mentali coi quali viene poi interpretata la realtà e che ho altre volte citati nei miei articoli (per esempio QUI e anche QUI). La decodifica dei messaggi televisivi (e – da un paio di decenni – di Internet) è assai meno semplice e scontata di quanto creda la persona mediamente colta e intelligente ed è invece orientata consapevolmente alla massificazione, all’identificazione e alla costruzione di una determinata rappresentazione sociale:

manipulation-television-brainwashing-frithIL SISTEMA DI RAPPRESENTAZIONI SOCIALI CHE NE DERIVA, SOPRATTUTTO PER I GRANDI CONSUMATORI DI TV, È PROFONDAMENTE INFLUENZATO DAI SISTEMI DI RAPPRESENTAZIONE SOCIALE CHE PROVENGONO DALLA TV, CHE IN QUESTO MODO SI SOVRAPPONGONO GLI ALTRI SISTEMI DI RAPPRESENTAZIONE SOCIALE, LI INGLOBANO, E LI RICICLANO IN CONTINUAZIONE IN UN BLOB CHE ALLA FINE PRODUCE UNO “SPOSTAMENTO DI REALTÀ”. SECONDO GERBNER QUESTO SPOSTAMENTO DI REALTÀ È FONDATO SUL FATTO CHE I GRANDI CONSUMATORI, CIOÈ COLORO CHE SONO ESPOSTI ALLA TV PER OLTRE QUATTRO/CINQUE ORE AL GIORNO, TROVANO NELLA TV UN SOGGETTO CHE CONTRIBUISCE IN MANIERA DECISIVA ALLA DEFINIZIONE DELLE RAPPRESENTAZIONI MENTALI E SOCIALI DELLA REALTÀ. […] I GRANDI CONSUMATORI TENDONO A DARE “RISPOSTE TELEVISIVE” AI PROBLEMI SOCIALI ED INDIVIDUALI PIÙ ALTE DI QUELLI MENO ESPOSTI, CON I SEGUENTI ESITI RISPETTO A COLORO CHE SONO MENO ESPOSTI:

– SOVRASTIMA DELLA QUANTITÀ DI VIOLENZA ATTUATA NELLA SOCIETÀ;

– MAGGIORE SENSO DI INSICUREZZA;

– MINORE AUTOSTIMA;

– MAGGIORE PROPENSIONE AL RAZZISMO;

– MAGGIORE PROPENSIONE A  PERCEPIRE GLI ANZIANI E I DEBOLI COME MARGINALI;

– ANSIA PIÙ ELEVATA;

– MAGGIORE PROPENSIONE ALLA INTROIEZIONE DI RUOLI SESSUALI PIÙ STEREOTIPATI;

– MAGGIORE INSODDISFAZIONE CIRCA IL PROPRIO STILE DI VITA. (ANGELINI, VEDI RISORSE).

La televisione generalista è ancora una fonte preminente di notizie-spettacolo per una vasta generazione analogica, anziana e non molto scolarizzata (senza che ciò escluda ampie porzioni di giovani poco sfiorati dall’appartenere alla generazione digitale); per mantenere la propria presa sugli spettatori i palinsesti si sono trasformati, aggiornati, puntando alla contaminazione dei generi e alla loro con-fusione: i reality, per esempio, sono spettacolo, con un po’ di “vita vera”, con una spruzzata di informazione; Striscia la notizia, come Le iene e altri format, fa informazione fra comicità, marketing e spettacolo (o fa spettacolo fra informazione e marketing?) mentre i siparietti di Crozza sono comici ma si basano su un piuttosto esplicito messaggio politico. Tutto viene ammantato di leggerezza (per “intrattenere”) ma tutto ha un’apparenza di realtà (per “convincere”).

manipulation_1499345Questa grande narrazione televisiva ha una continuità anche passando da programma a programma, ed è una narrazione caratterizzata dal tipo di pubblico che ciascuna emittente intende fidelizzare, più o meno giovane, più o meno colto… Le televisioni generaliste destinate al grande pubblico forniscono rappresentazioni coerenti del mondo attraverso i telegiornali come attraverso le fiction, i reality e gli altri programmi proposti. Lo spettatore trova quindi delle cornici di senso coerenti, che impara a riconoscere e fare proprie, in cui incastonare specifici casi, fatti eclatanti, aneddoti. L’aneddoticità esemplare è importante perché costituisce una forma comunicativa basilare, semplice e facilmente comprensibile. La denuncia del finto avvocato barese di Striscia non era un discorso sull’Ordine degli Avvocati e i procedimenti per accedervi, non un discorso sulla Giustizia e i suoi eventuali difetti e neppure un complesso discorso morale sulla cattiveria dell’uomo ma semplicemente un episodio, un aneddoto, un ritaglio (in questo caso falso) estratto da una vastità incomprensibile se non riducendola a caso esemplificativo, esattamente come fanno le riviste di gossip che affiancano lo scandaletto della diva al delitto efferato alla ricetta di cucina. La costruzione di questi “casi”, la loro ripetuta proposizione, si affianca all’interpretazione della vita come caso e fortuna dei quiz a premi, del pianto in diretta, della sciagura aerea, della protagonista del telefilm… Tutto è collocato su uno sfondo piatto, senza spessore, che si adatta allo spettatore come lo spettatore si conforma ad esso.

Ecco perché programmi come Striscia la Notizia sono ben lontani da quello che sostengono di essere: sono a tutti gli effetti e consapevolmente programmi di disinformazione di massa, o di diseducazione se preferite. Programmi che contribuiscono pesantemente alla costruzione di schemi mentali orientati a una certa visione di mondo che include anche la visione politica. Non c’è bisogno di fare esplicitamente propaganda a un leader o a un partito, anzi il contrario; si costruisce un tessuto ideologico, culturale e informativo disponibile ad accogliere determinate visioni anche politiche. Il berlusconismo in fondo cos’è stato, se non un grande scenario ottimistico di milioni di posti di lavoro, ristoranti pieni, presunto prestigio internazionale incastonati da aneddoti frammentati centrati sul leader, dalla mamma al bunga bunga, dal Milan al viso insanguinato dopo il quasi-attentato? Il tutto collegato da un messaggio ripetitivo, ossessivo, ripetuto fino all’esasperazione (i comunisti, le toghe rosse…). I vent’anni di berlusconismo trascorsi sono stati un palinsesto televisivo vincente, come le televisioni berlusconiane (e la RAI che si è prontamente accodata) sono state la realtà del berlusconismo.

tv-buyLa conclusione non riguarda più Striscia o Berlusconi ma la generale manipolazione cui siamo soggetti. I falsi televisivi, le bufale, le finzioni spacciate per cronaca sono esistite da quando questa televisione si è affermata: i quiz pilotati, i falsi scoop, i finti processi e i finti clamorosi incontri e le finte sorprese recitate da attori, i finti pianti in diretta, i finti reality dove l’imprevisto è attentamente programmato, tutto questo va assieme alle notizie dei telegiornali date a metà, date prima o dopo altre per connotarle emotivamente, accompagnate o no da filmati, da “schede” o da commenti a studio, e ancora tutto questo va assieme alla clamorosa finta narrazione dei talk show, autentica truffa informativa sulla quale mi sono già intrattenuto tempo fa. Ho parlato solo di televisione, ma sulla disinformazione via Internet (molto più veloce e penetrante per ragioni diverse) potete leggere alcuni vecchi post, sempre attuali:

Risorse:

Indignarsi contro l’ingerenza della finanza non basta

Indignarsi contro l’ingerenza della finanza non basta

di Lucio Garofalo

Lo strapotere esercitato dalle cosiddette “agenzie di rating” è il sintomo più inquietante ed evidente di come il capitalismo sia ormai impazzito, ridotto alla mercé di una ristretta oligarchia di stampo mafioso, composta dai signori del denaro e della finanza.

Tali agenzie costituiscono un minaccioso e destabilizzante strumento di dominio e di ricatto, esercitato a livello mondiale, una specie di “arma atomica” di cui dispone una cerchia elitaria di banchieri, uomini d’affari ed esponenti della finanza globale. In altre parole, agenzie di rating come Moody’s e Standard & Poor’s incarnano la “voce del padrone”. Nell’assalto sferrato contro l’Italia, esse sono state le prime ad avvertire gli ambienti della speculazione internazionale che si poteva e si doveva aggredire l’Italia.

Esse si arrogano il diritto di emettere sentenze sullo “stato di salute” dei vari Paesi, formulando previsioni sinistre sul loro futuro economico, senza che abbiano mai ricevuto alcuna legittimità a svolgere un ruolo tanto decisivo da condizionare e determinare il destino dei popoli, mandando in rovina intere nazioni e addirittura interi continenti.

Il divario esistente tra il reddito prodotto dall’economia reale dell’intero pianeta e il reddito irreale, cioè le immani ricchezze generate da operazioni incentrate su colossali bolle affaristiche, è pari ad un rapporto di 1 a 8. In altri termini, il valore creato delle speculazioni finanziarie è otto volte superiore rispetto al valore prodotto dall’economia reale; dunque, il capitalismo dominante comporta sproporzioni a dir poco paradossali.

Il complesso finanziario internazionale, così come si è storicamente determinato, presuppone un aumento spropositato delle disuguaglianze, favorendo la concentrazione dei capitali nelle mani di minoranze sempre più ristrette, avide e corrotte, formate da speculatori internazionali che adottano metodi spregiudicati e criminali, alla stregua di associazioni di stampo mafioso, capaci di estorcere le risorse che appartengono alle nazioni, sottraendo con l’astuzia, l’inganno, il ricatto e la frode finanziaria, i risparmi di milioni di piccoli investitori e dei lavoratori del mondo intero, riducendoli sul lastrico.

In altri termini, il sistema si è strutturato in modo tale da estendere a dismisura le sperequazioni esistenti, creando un divario a forbice sempre più ampio tra élite finanziarie sempre più ricche, potenti e circoscritte, e moltitudini di lavoratori poveri destinati ad impoverirsi ulteriormente. Un processo che ingloba anche i ceti intermedi.

In sostanza, si è imposto un metodo di accumulazione e distribuzione delle risorse sempre più iniquo e intollerabile per la maggioranza degli esseri umani, con conseguenze inimmaginabili per gli equilibri degli assetti mondiali, specie se si considera l’andamento demografico che si sviluppa in modo abnorme e irrazionale in alcuni continenti come l’Asia e l’Africa, dove le contraddizioni del sistema sono più esplosive e destabilizzanti.

La crisi economica che minaccia l’integrità stessa del capitalismo, affonda le sue radici nel tempo e discende dalle incongruenze e dalle assurdità insite nell’assetto complessivo del capitalismo. Ovviamente, i fenomeni superficiali inducono a credere che l’origine della crisi sia da ricercare nell’orbita e nei meccanismi delle speculazioni affaristiche condotte dalle grandi banche, dalle borse mondiali e dall’alta finanza internazionale.

E’ innegabile che enormi responsabilità siano da ascrivere al cinismo del mercato borsistico e delle maggiori banche mondiali, in particolare alla spregiudicatezza delle istituzioni finanziarie internazionali. Non a caso, la rabbia e l’indignazione popolare si indirizzano contro alcuni soggetti individuati come capri espiatori, ossia i megadirigenti e i manager strapagati delle società finanziarie, bancarie e assicurative multinazionali.

Nondimeno, l’origine della crisi risiede nel sistema medesimo ed è l’esito di un processo storico scaturito dalla rottura innescata dalle disfunzioni intrinseche alla natura stessa dell’economia di mercato. Trattasi di  una crisi di sovrapproduzione e sottoconsumo.

Negli ultimi decenni si è compiuto un ciclo produttivo che ha favorito un’accumulazione smisurata di profitti grazie allo sfruttamento eccessivo degli operai salariati. I quali, a dispetto dei ritmi, degli orari e degli standard di rendimento elevati, si sono notevolmente impoveriti. Ciò è accaduto a causa di uno sviluppo economico artefatto ed enfatizzato, che in realtà genera condizioni crescenti di miseria e precarietà ed esercita un’ingerenza imperialista tesa ad imporre livelli decrescenti del costo del lavoro su scala globale, malgrado i lavoratori del sistema produttivo facciano più del proprio dovere.

Di fronte alla crisi le persone sono impotenti, da un lato, inquiete e agitate, dall’altro.

L’indignazione (che sia pacifica o meno, importa poco: quello della “non-violenza” è un falso problema) da sola non basta, e nemmeno la rabbia irrazionale ed esasperata, la violenza esplosiva che genera una ribellione cieca e distruttiva, ancorché spontanea, ossia una sommossa di piazza priva di obiettivi politici rivoluzionari, frutto di una esacerbazione degli animi e una estremizzazione delle proteste e delle rivolte popolari.

La situazione del popolo greco fornisce un avanzato laboratorio di esperienze politiche, capace di impartire al proletariato mondiale una serie di lezioni e prospettive assai utili.

Occorre indubbiamente una mobilitazione più estesa e radicale sul piano sociale, ma questa deve essere ispirata e sostenuta da un’analisi intelligente e rigorosa, che sappia elaborare una piattaforma rivoluzionaria di trasformazione dell’ordine esistente. Serve una coscienza politica e progettuale capace di indicare e propugnare un’alternativa seria e convincente di organizzazione dei rapporti economici, un altro modello di formazione sociale, politica e culturale, che sia davvero credibile agli occhi della gente.

La crisi del capitalismo si è talmente acutizzata e radicalizzata da esigere soluzioni altrettanto drastiche e radicali, che non sono affatto possibili e praticabili all’interno dell’odierno quadro capitalistico. La risposta deve essere intelligente e deve partire dal mondo del lavoro produttivo e sociale, che rappresenta probabilmente l’unica forza materiale in grado di spazzare via le macerie create da un sistema marcio e putrefatto.