Voto ai sedicenni? Anche NO

Da Hic Rhodus, 30 Settembre 2019 dc:

Voto ai sedicenni? Anche NO

di Claudio Bezzi

Per la serie “Una boiata al giorno”, per distrarre il popolo che si annoia, si sta blaterando di dare il voto ai 16enni, che se fossero quelli del primo Novecento si potrebbe anche discutere, mentre questi del nuovo millennio non sanno mettere due parole in fila e non sono informati su nulla, grazie a una scuola fallimentare e a genitori più bambocci di loro (eccezioni lodevoli a parte, quali i lettori di questo pregevole blog).

Io faccio una modesta proposta alternativa: voto solo ai 40enni, purché lavorino e paghino le tasse, che abbiano fatto almeno un paio di viaggi all’estero, che sappiano italiano (lo Ius Culturae, cazzo!) e inglese e che manifestino espressamente il desiderio di partecipare attivamente alla vita politica iscrivendosi in apposite liste, previo superamento di un esame di educazione civica (qualche nozione di Costituzione, sapete, per non dire per esempio che “Conte non l’ha eletto nessuno”).

(Nota mia: sul fatto che sappiano l’italiano – e non solo per il voto! –  sono ovviamente non solo d’accordo, ma fanaticamente d’accordo! Ma sull’inglese no: sono infatti contrario al colonialismo linguistico dell’inglese di cui siamo succubi un po’ in tutto il mondo, e sono da sempre per l’utilizzo, idealmente in tutto il pianeta, di una lingua creata o adottata apposta:che sia l’esperanto, o una neolingua, o l’elfico di Tolkien o la lingua Klingor mi è sostanzialmente indifferente, purché sia facile da apprendere e facile da usare, e che sia insegnata ovunque come seconda lingua. Purtroppo, un sogno irrealizzabile…)

Dare diritto di voto ai sedicenni? Piuttosto dovremmo toglierlo ai loro genitori

Da Hic Rhodus, 4 Ottobre 2019 dc:

Dare diritto di voto ai sedicenni? Piuttosto dovremmo toglierlo ai loro genitori

di LibertarianMind

Sì, me ne rendo conto: il titolo del post è provocatorio, e la ragione principale è che mettere titoli provocatori ai post è l’unico modo per farsi notare, al giorno d’oggi, nel selvaggio web.

Al tempo stesso, però, questo titolo rispecchia in pieno, e senza bisogno di parafrasi, ciò che penso a proposito della proposta di Enrico Letta di abbassare a 16 anni l’età per il voto.
Una proposta che ha avuto, suo malgrado, se non altro un merito: all’osservazione di molti adulti, secondo i quali a 16 anni difficilmente si può avere piena consapevolezza del mondo, alcuni hanno replicato: “perché, dopo i 16 invece sì?”.

La questione l’ha spiegata l’attuale Premier, in un’intervista a Skuola.net:

“NEGLI ORDINAMENTI GIURIDICI SI FISSA UNA CERTA SOGLIA ANAGRAFICA E, PER CONVENZIONE, SI RITIENE CHE A QUELL’ETÀ SI ABBIA UN’ADEGUATA MATURITÀ”.

“Per convenzione si ritiene”. Queste sono le parole magiche che ciascuno di noi dovrebbe scolpirsi nella memoria. Si dà per scontato che un individuo, arrivato all’età di 18 anni, abbia ormai acquisito tutti gli strumenti culturali per seguire un dibattito politico e decidere in piena consapevolezza quale partito porti avanti le proposte più convincenti.

Si dà per scontato tutto ciò, nonostante l’evidenza dei fatti. Nonostante, cioè, l’ormai celeberrimo dato sull’analfabetismo funzionale che colpisce quasi un italiano su due, o l’altrettanto famoso report di IPSOS-MORI che ci vede primeggiare in Europa in quanto a percezione distorta della realtà.
Questo per stare solo ai fatti, e tralasciare l’esperienza che ciascuno di noi può avere nel quotidiano: i commenti su Facebook, le conversazioni al bar, dal barbiere, sull’autobus.

Il punto che a molti sembra sfuggire è che quest’ignoranza non è frutto del caso, e nemmeno imputabile al pessimo funzionamento della scuola italiana.

Le persone scelgono di rimanere ignoranti sulle questioni politiche proprio perché non esiste alcun meccanismo premiante per chi si informa, né tantomeno un meccanismo penalizzante per chi non lo fa. E’ come se un giorno, in una scuola, l’insegnante annunciasse che d’ora in avanti nei compiti in classe non assegnerà a ciascuno il voto che si merita, ma darà a tutti lo stesso voto, ottenuto facendo la media aritmetica dei compiti. Quale sarebbe la conseguenza di ciò? Semplice: molti – e in particolare i più bravi – smetterebbero di studiare, sapendo che il loro voto dipenderà molto più dalla performance dei compagni che dalla loro. Perché impegnarsi per un compito da 10, se tanto so che la maggior parte dei miei compagni non studierà e prenderà 4, trascinandomi al ribasso?

Scegliere per chi votare non è come scegliere tra due polizze assicurative o tra due alberghi; in questi ultimi casi la scelta avrà delle ripercussioni tangibili, immediate e soprattutto personali sull’individuo. Ma dentro l’urna tutto è più sfumato, più in dubbio. Si sceglie tra una serie di promesse la cui realizzazione dipende da un’enorme quantità di variabili: il partito o la coalizione che ho scelto vincerà? Se sì, avrà i numeri per farlo da sola? Nel caso: posso essere certo che a metà legislatura metà dei deputati di quel partito o coalizione non decidano di passare all’opposizione? (ci tengo a precisare che non sto invocando il vincolo di mandato) (Nota mia: io invece ho sempre sostenuto il vincolo di mandato!).

Differenza ancor più fondamentale, nell’urna l’individuo è deresponsabilizzato: il suo è solo uno tra milioni di voti, e preso individualmente non fa alcuna differenza.

Prendete un elettore sovranista medio, e chiedetegli a chi preferirebbe affidare i suoi risparmi privati per farli fruttare, se la scelta fosse tra Cottarelli e Di Maio. Eppure, se anziché dei suoi risparmi si parla del denaro pubblico, sceglierà sempre Di Maio. Perché l’italiano è così: prudente col denaro proprio, “coraggioso” con quello pubblico (perché questo, per definizione, appartiene a lui personalmente solo in parte minima).

Vincolare l’esercizio del voto al conseguimento di un’apposita patente avrebbe svariati effetti benefici: il principale è che terrebbe lontani dalle urne tutti quelli (e credo siano tanti) che ritengono che spremersi troppo le meningi non valga la pena, se è solo per poter votare.

Per quanto mi riguarda, non dovrebbero esserci limiti di età per provare a prendere la patente del voto: l’opinione di un sedicenne ben informato dovrebbe contare di più di quella di un cinquantaduenne che non distingue Lercio.it dal Corriere della Sera.

Eppure, parlare di epistocrazia in questo Paese resta un tabù. Ipotizzare una patente del voto fa subito scattare sull’attenti soggetti come Michela Murgia, secondo la quale aver pensato anche solo una volta nella vita “Ma guarda che scandalo, il voto di quel deficiente vale quanto il mio” è un chiaro indice di indole fascistoide. Qualcuno votato al martirio dovrebbe provare a spiegare alla signora che il principale sostenitore mondiale dell’epistocrazia – Jason Brennan – è un Libertario d.o.c., e che il libertarianesimo sta agli antipodi di qualunque totalitarismo statalista, incluso il fascismo. E che in gioco c’è la libertà dell’individuo, il suo diritto a non vedersi danneggiato dalla stupidità della massa.

Spegniamo le parole…

Da Hic Rhodus il 22 Marzo 2019 dc:

Spegniamo le parole…

di Claudio Bezzi

Graziano dice un’infinità di nulla (più di ogni uomo a Venezia). Le sue ragioni sono come due chicchi di grano sepolti in due staia di pula: ci metterai tutto il giorno a trovarli, e quando li hai trovati, non valgono la fatica che hai fatto. (William Shakespeare, Il Mercante di Venezia)

Di Battista è sparito. Da un mese non se ne sa più nulla. Eppure sta su tutte le pagine dei quotidiani da giorni, da settimane… Di Battista è sparito Di Battista è sparito Di Battista è sparito Di Battista è sparito Di Battista è sparito Di Battista è sparito Di Battista è sparito…

BASTA! Di Battista è diventato una presenza ingombrante e stomachevole, ne stiamo facendo indigestione con la sua scelta nannimorettiana di “non esserci” per essere più visibile.

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Per non dire dei Ferragnez. Cosa fanno, realmente, nella vita? Per carità, niente moralismi: una è una fashion blogger e l’altro un cantante rap, due nobilissime attività del Terzo millennio che li ha resi multimilionari senza sudare eccessivamente… Ma oltre le loro indubbie competenze, la loro fortuna è stata costruita sull’abilissima capacità di esserci sempre, ma proprio sempre, su tutti i social media, su tutti i quotidiani, vendendo, in realtà, non pareri di moda l’una e canzonette l’altro, bensì la narrazione di loro medesimi, l’ennesima favola moderna e falsa con tanto di storia d’amore a lieto fine (per ora)… Il segno profondo del loro successo è l’inserimento del neologismo ‘Ferragnez’ nell’annuale lista della Treccani… Hanno vinto loro, questo è il senso della loro stordente cacofonia di vita.

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Luca Traini sui caricatori degli attentatori di Christchurch. Una nullità, un fallito, un pazzoide la cui vicenda è racchiusa in un trascurabile battito di ciglia della Storia. Ma ecco che un esaltato suprematista gli dà, con una semplice scritta sul caricatore, una specie di immortalità: Traini come simbolo, come modello, come archetipo suprematista. Sarà pure finito nel Pantheon delle forze oscure ma quel semplice gesto, con un pennarello su un pezzo di metallo e poi (nell’ “e poi” c’è il senso della pragmatica del linguaggio) l’uso mortale di quel metallo, ha reso Traini qualcosa di diverso, lo ha trasfigurato. Da adesso si potrà aggettivare il suo nome come si fa con quello dei Grandi (buoni o cattivi): Marx → marxiano/marxista (seguace di); Mussolini → mussoliniano (ispirato da); Traini → trainiano (suprematista bianco)…

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Tajani dice una bischerata su Mussolini. È solo una bischerata. Una caduta di stile, uno scivolone grave per un politico navigato, tanto più spacciato come “moderato”. Una cosa che detta al bar non vale neppure una replica (alzi la mano chi non ha mai sentito qualche fesso dire “Mussolini ha fatto anche cose buone”). Ma se intelligenti cronisti, a questa sparata di Tajani, avessero fatto spallucce e non se lo fossero filato? Avremmo evitato le furiose polemiche, le rituali repliche dell’ANPI, due faticosissime giornate su Facebook a dire tutto e (specialmente) nulla su questa sua miserabile uscita… Tajani sarebbe rimasto confinato al suo ruolo di politico di scarsa rilevanza, anziché trasformarsi in COLUI CHE HA OSATO INNEGGIARE A MUSSOLINI!!!111!!!

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Ma la nausea mi assale, alla fine, con la ragazzina con le treccine che adesso prende il premio Nobel, salva il pianeta dall’inquinamento, riceverà sei o sette lauree honoris causa, scriverà un bestseller e si butterà in politica, per la gioia materiale, sia chiaro, di coloro che hanno costruito un’immagine, una strategia di comunicazione, un business, e per quella effimera dei ragazzini al potere che scioperano, gridano, nel tripudio giornalistico che annusa la fuffa e la fa diventare realtà. Amici biologi, amici ambientalisti, amici geologi, climatologi e via discorrendo, è finita la pacchia (cit.), ora i problemi li risolve Greta. Sipario.

La parola, nella società 2.0 del Terzo Millennio, da strumento di rappresentazione e costruzione di senso è diventata senso in sé, è diventata l’oggetto attorno al quale costruiamo un senso (ovvero: si è capovolto il rapporto di significazione), è diventata la narrazione (indipendente da ciò che viene narrato). Le conseguenze sociali, in particolare quelle di potere, sono enormi.

Il Senato di Vaticalia

Da Democrazia Atea il 25 Maggio 2015 dc:

Il Senato di Vaticalia

Ministri del PD, raccogliendo l’eredità della destra berlusconiana e interpretandola con maggior disprezzo per le classi lavoratrici, non perdono occasione per mostrare insofferenza contro le organizzazioni sindacali.

Eppure in tema di politiche del lavoro i sindacati dovrebbero essere interlocutori privilegiati.

In sintonia con l’insofferenza dei Ministri verso i sindacati, il Senato della Repubblica italiana si è adeguato.

Dovendo raccogliere pareri qualificati in tema di reddito minimo garantito, in audizione ha convocato tale Bregantini, in arte arcivescovo.

Costui, pur sapendo di far parte di una casta di mantenuti, pur sapendo di essere inserito in una struttura parassitaria che si alimenta con il prelievo fiscale degli italiani, pur sapendo di essere una sanguisuga inutile alla vita, si è pure preso il lusso di dire che il reddito minimo garantito è una forma di assistenzialismo negativo.

Uno che per mestiere campa sulle spalle degli altri esprime giudizi contro una misura di sostegno alla dignità umana sollecitata da una Direttiva europea già dal 2002.

È insopportabile sapere che il Senato, per assumere una qualsiasi iniziativa legislativa, possa aver consultato un ministro di uno Stato extracomunitario.

L’anomalia del Vaticano, comunque, non sta solo nel fatto che è uno Stato formato solo da maschi, ma anche che in quel sistema malato nessuno lavora, non c’è alcuna realtà produttiva, eppure i cittadini del Vaticano hanno un reddito pro capite di 407.000,00 euro l’anno.

Dal pulpito della sua ricchezza di mantenuto Bregantini si è espresso negativamente contro una misura economica che ha come finalità il mantenimento della dignità sociale.

Del resto quando il loro capo parla di Chiesa povera intende una comunità di fedeli poveri, non di certo la povertà dei mediatori mercificati della spiritualità.

Bregantini è andato in Senato a dire che è preferibile una società di poveri privati della dignità e che il reddito minimo garantito intralcia l’influenza che la pretaglia ha sulla società, posto che una società cui è tutelata la dignità potrebbe affrancarsi dallo sfruttamento clericale.

I senatori che lo hanno ascoltato, del resto, per arrivare a programmare una simile audizione, devono essere stati ispirati davvero da un rigurgito di imbecillità.

http://www.democrazia-atea.it

Il berretto girato…

di Jàdawin di Atheia, 29 Luglio 2014 dc. Pubblicato anche sul mio sito www.jadawin.info alla pagina “Stupidità”

Il berretto girato…

Vi propongo alcune immagini, tratte da Google immagini:

il berretto da ragazzino scemorapperrapperrapper?rapper cretino

 

Non mi interessa sapere chi siano, cosa fanno, come “spiegano” il loro aspetto. In Italia altri individui che hanno usato o usano la moda del berretto girato sono Vasco e Valentino Rossi, Jovanotti e J-Ax. Anche un tennista, ed è il motivo perché tifo contro, a prescindere.

Tanti anni fa qualcuno si girò il berretto, e milioni di imbecilli lo imitarono.

È vero, la stessa cosa è successa innumerevoli volte: i pantaloni stretti e a vita bassa degli anni Sessanta e Settanta (la stupidità, come si vede, ritorna ciclicamente), gli assurdi e ingombranti pantaloni a “zampa di elefante”, le camicie e le giacche talmente strette che a volte facevi fatica a respirare, l’orologio sul polsino e via imbecillando.

Ma questa del berretto la trovo una moda veramente stupida, brutta, becera, insignificante e senza senso.

Guardate, proprio non mi vengono altre parole, se non insulti, e la finisco qui….La prossima sarà quella di infilarsi i pantaloni al contrario, perché il concetto è lo stesso….