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Elogio dell’imbecille

In e-mail, come inoltro, il 5 Aprile 2011 dc:

Poiché in questo testo si viola un buon numero di articoli del Codice (dalla diffamazione a mezzo stampa all’incitamento a impiccare si può immaginare chi), nel momento in cui mi accingo anch’io (oltre a Pino Bertelli) ad aiutare il novello Spartaco per farlo circolare, dichiaro di assumermi la corresponsabilità (penale, ovviamente) per tutto ciò che vi è scritto. Spero solo che ci mettano nella stessa cella o almeno in celle contingue, in modo da tirar insieme sassi alla luna, come viene detto teneramente alla fine di questo antipanegirico.

Una richiesta, caro Spartaco, però voglio fartela a nome di vari altri compagni e compagne: a quando un tuo Elogio dell’Imbecille di sinistra? Mi riferisco a quella strana figura antropologica (il BES, il Buon elettore di sinistra, come fu definito in uno dei primi libri della collana Utopia rossa) che ha fatto di tutto per spianare la strada all’Imbecille di destra (dall’interno o dall’esterno del governo), mentre si sgolava a parlarne male.

Nel caso, mi assumerei la corresponsabilità anche di questo secondo antipanegirico, sperando sempre in una comunanza cellulare (e qui può affiorare un terzo tipo di Imbecille, né di destra né di sinistra, che penserà subito a un nuovo modello di telefonino…).

Affinché non si levi un movimento di popolo a dichiarare corresponsabilità con l’Antimbecille di Spartaco, ricordo lo stato di penoso sovraffollamento in cui versano i carceri italiani…

Invito a leggere, a pubblicare e a far circolare questo testo inviato da Spartaco a Pino Bertelli e da Pino a me, nel quadro delle celebrazioni per il 2525° anniversario dell’epico gesto di Armodio e Aristogitone.

(r.m.)   

Riceviamo e volentieri allarghiamo la diffusione di questa favola veridica di un imbecille che si fece primo ministro di un Paese di voltagabbana… chi è fornito di una salutare ironia o intelligenza belligerante potrà comprendere le metafore in modo appropriato… la pregevolezza del testo contiene il delitto di indiscrezione… tuttavia per chi scrive a un certo grado di qualità il disprezzo contro ogni forma di potere  è qualcosa di raffinato che ispira rispetto e dignità… questa forse è la ragione per cui solo i pazzi, i poeti o i bambini vanno presi in considerazione… il sorriso scanzonatorio che fuoriesce da questa favola passa di smarrimento in smarrimento e mostra che non è grazie alla politica, ma alla sofferenza,  e solo grazie ad essa, che la facciamo finita di essere marionette legate ai fili di un burattinaio senza nessuna qualità… la fine dello spaventamento è nella nascita dello stupore e della meraviglia troppo a lungo calpestate…

Pino Bertelli

Elogio dell’imbecille che si fece primo ministro

Favola veridica di un burattinaio ai tempi della società dello spettacolo

di Spartaco

A mia nonna partigiana,
perché mi ha insegnato a non baciare mai la mano ai padroni o ai preti,
semmai bisogna prenderli a calci in culo e brindare sulle loro zucche rotte…
per ritrovare il rispetto e la dignità che ogni uomo e ogni donna si meritano…

“Volevo scrostare le pareti del traballante edificio della giustizia
e mi sono accorto che era meglio buttarlo giù e — al di là del pregiudizio, della colpevolezza,
del merito, del demerito, della pena — ricostruirlo su relazioni che siano
quelle di un senso umano finalmente privilegiato… lo Stato è niente, noi siamo tutto!”.
Raoul Vaneigem

Elogio dell’imbecille che si fece primo ministro.

C’era una volta e una volta non c’era… un burattinaio che ai tempi della società dello spettacolo riuscì a farsi credere l’ultimo dei profeti di una casta che fece del profitto indiscriminato e dell’appropriazione indebita la sua fortuna e quella dei burattini che si abbeveravano ai liquami della sua vanesia cialtroneria…l’imbecille con la faccia da piazzista di apparecchi televisivi si trasformò in vorace palazzinaro alle porte del feudo di Milano… s’infiltrò alla corte di un bestione con il garofano rosso in mano, prese la tessera della P2, si pregiò pubblicamente di connivenze con la mafia, divenne capo del consiglio di un parlamento di figli di troia, stupratore di minorenni e instaurò un impietoso regime neo-fascista nel Paese dei coglioni (specie di sinistra) che lo amarono come presidente di una squadra di calcio, lo servirono come padrone di giornali e televisioni a dire poco idioti e si genuflessero fino alla prostrazione come elettori. Vi è dell’imbecille in chiunque trionfi in qualsiasi campo della società spettacolare.

L’imbecille non diventò mai principe, restò sempre un imbecille incensato dai partiti di opposizione, dalla chiesa, dai vassalli addomesticati (per mezzo della dittatura dei media) che gli conferirono il consenso e il successo… al mercato del tempio comprava i voti dei farisei/parlamentari allo stesso modo che comprava la dignità delle puttane di strada o d’alto bordo, da magnaccia di bassa lega, nemmeno capace di metterlo nel culo a qualcuno senza un filo di grazia… si vedeva che era un ignorante che parlava milanese e non conosceva la bellezza amorosa, insolente, libertaria dei grandi filosofi libertini, ma praticava solo la pornografia delinquenziale… insieme a marchettari/burattini cresciuti nel teatrino televisivo dell’indecenza… suscitava fascino e repellenza, un farabutto da non rimpiangere, semmai da eliminare all’istante o poco dopo un suo qualsiasi discorso sul popolo e sulla libertà.

Era l’imbecille più ricco del Paese dei tarocchi, divorato dalla nostalgia di ascendere al trono del Paradiso, senza avere avuto una sola contaminazione purulenta di vera fede… voleva anche salire alla presidenza di quel Paese di voltagabbana che lo sostennero in tutta la sua carriera politica e nella gestione totalitaria del malaffare… insieme alla sua cosca di bravacci allevati alle rapine, saccheggi, violenze inaudite a danno di chi non aveva voce, ammucchiava i tesori (insieme ai magi della finanza pubblica e privata) nei conti segreti delle banche internazionali… intrepido smantellatore di fabbriche da delocalizzare, esperto in espropriazioni di fondi per i terremotati, trafficante di armi in guerre umanitarie… inquisitore maldestro di operai, disoccupati, precari e delle giovani generazioni in rivolta che chiedevano il diritto di avere diritti e un’esistenza più giusta e più umana… il burattinaio trascorse un’intera vita baciata dall’ottimismo, senza sapere che l’ottimismo, come è noto, è una patologia degli imbecilli in agonia.

Alcuni uomini togati dell’epoca, ma senza cappuccio, forse… cercarono di processarlo, buttarlo in galera insieme alle sue famiglie, le sue puttane, i suoi servi sciocchi e anche i suoi cani da cortile mediatico… l’imbecille con la bandana da pirata che cantava canzoni napoletane da ritardati mentali (scritte da lui medesimo e da un altro deficiente)… la fece franca per molte lune… i senatori, i deputati , i papponi (compresi quelli non meno cretini della sinistra) del Paese degli stupidi che volavano come le oche, a colpi di euro e posti di potere, votarono leggi di protezione a persona e con la disinvoltura degli struzzi nelle camere del governo, lo eressero a simulacro (intoccabile) dell’efficienza dei tagliagole.

L’imbecille che si fece primo ministro non faceva mistero di essere complice di crimini contro l’umanità commessi insieme ai compari/amici di bagordi (dittatori sovietici, africani, cinesi o mafiosi italo-americani)… bisognerebbe essere fuori dalla realtà come un politico di professione o come un idiota per credere che le bande criminali che albergano nei parlamenti possano occuparsi del bene comune… non abbiamo incontrato una sola persona disturbata che non sia stata in adorazione di questo imbecille.

Non c’è Elogio della follia che tenga… al quale questo nano di fogna diceva di ispirarsi… Erasmo da Rotterdam (1466 o 1469 — 1536) era un gigante della politica eversiva (contro la demenza del mondo), questo barbaro con la protervia da nazista in gita, sosteneva un branco di tangheri, frequentatori di bordelli, spacciatori e consumatori di polvere degli angeli, terroristi della Borsa, profittatori della protezione civile, assassini impuniti e poeti dell’impiccagione mediatica… il confine tra il cretinismo e il genio è labile e la storia dei suoi misfatti poi mostrò che l’imbecille che si fece primo ministro non era un genio ma un cretino che molti avevano confuso come genio… l’imbarazzo della sacralità idolatrica era già stato vissuto con Cristo (contraffatto dalla santa romana chiesa), Hitler, Mussolini o Stalin… per dire dei più famelici imbecilli adorati — fino alla nausea — nei secoli da masse sterminate… — Chi conosce la forca non sempre sa scrivere la storia e chi scrive la storia non sempre conosce la forca, anche se qualche volta lo meriterebbe —, diceva l’ultimo boia di Londra, forse.

Fu così che un maggio fantastico scoppiò una primavera di bellezza come non se ne erano mai viste da anni… ritornarono le lucciole nei campi di grano e il profumo del biancospino mutò il corso delle costellazioni… dalle periferie invisibili del Paese dei nidi di ragno uscirono gli uomini della foresta (con uno straccetto rosso al collo, Pasolini diceva) e si armarono con tutti i mezzi necessari per riconquistare la felicità e la gioia di tutti gli uomini e tutte le donne…assaltarono i palazzi del potere e impiccarono i gerarchi della politica ai cancelli dei giardini pubblici… l’imbecille che si fece primo ministro venne impalato vivo su una spiaggia privata di paradisi fiscali ed esposto al pubblico ludibrio… nemmeno i cani randagi vollero pisciare sui suoi resti.

Questa favola veridica me l’ha raccontata mia nonna partigiana in quel vicolo di una città-fabbrica dove i gatti in amore giocavano con i bambini che tiravano i sassi alla luna e mentre buttava le sardine sul fuoco diceva che — “un uomo ha diritto di guardare un altro uomo dall’alto soltanto per aiutarlo ad alzarsi!” —… l’aveva ricevuta in sorte dal padre suo e il padre dal padre del padre…finiva sempre con un appello accorato… — “finché vi sarà un imbecille— in piedi — in parlamento, il compito dei potatori di rami secchi non sarà finito —… a proposito dell’abate di campagna, Jean Meslier (1664-1729), ricordava le sue parole sante — “con le budella dell’ultimo prete impiccheremo l’ultimo padrone!… che la festa cominci!”… formidabili quegli anni!

30 volte marzo 2011

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La crisi della Seconda Repubblica e le ambiguità della “sinistra radicale”

In e-mail il 9 Gennaio 2011 dc:

La crisi della Seconda Repubblica e le ambiguità della “sinistra radicale”

di Lucio Garofalo

Il giorno in cui cadrà la Seconda Repubblica saranno in pochi a rimpiangerla. Con ogni probabilità è stato il periodo più buio ed infausto della storia repubblicana, non solo perché ha coinciso con il lungo e vergognoso ciclo berlusconiano, bensì perché ha rappresentato una iattura per la partecipazione delle masse popolari alla vita politica nazionale e una maledizione per la stessa democrazia rappresentativa borghese.

In questo senso la Seconda Repubblica è stata devastante, nella misura in cui ha eroso i diritti e gli interessi delle classi subalterne, sempre più estranee e distanti dai teatrini del Palazzo, e minato le basi, incompiute e vulnerabili, dello Stato sociale italiano.

Inoltre, i vantaggi promessi, cioè la stabilità di governo, non hanno avuto alcun effetto e il Palazzo si è rivelato più ingovernabile di prima. La corruzione della politica è persino più dilagante rispetto al regime precedente. Per non parlare del trasformismo, un male atavico e irriducibile. Basti pensare all’ignobile mercato delle vacche (senza offesa per le vacche) a cui si è assistito in occasione del voto di fiducia del 14 dicembre scorso.

Ma torniamo al tema della libertà politica. Il sistema elettorale vigente, basato sulla legge denominata “Porcellum” riunisce i peggiori difetti del sistema maggioritario e di quello proporzionale. Oltretutto è stato annientato ciò che un tempo il regime proporzionale garantiva in termini di libertà di scelta e di rappresentatività politica ed elettorale, vale a dire il “piacere” di frequentare i propri simili o chi si preferiva, eleggendo chi ci rappresentava realmente, ovvero i referenti politici più attendibili.

Il sistema proporzionale puro, malgrado i limiti e i difetti, consentiva a tutti (o quasi) di essere rappresentati politicamente, mentre oggi la maggioranza reale della popolazione non è e non si sente rappresentata all’interno delle istituzioni. Non a caso è in netta crescita il tasso di astensionismo elettorale consapevole. E ciò è senza dubbio un bene.

A dirla tutta, questo fenomeno non dipende tanto dalla legge elettorale, quanto dal fatto che in un regime capitalistico come quello attuale, le libertà democratiche sono oggettivamente ridotte e mortificate dall’ingerenza delle oligarchie tecnocratiche e finanziarie sovranazionali, vale a dire dai centri di controllo della finanza globalizzata.

La politica ufficiale ha perso la sua credibilità in quanto la gente si rende conto di non riuscire ad incidere in alcun modo sul proprio destino, a meno che non si organizza autonomamente in un movimento di massa. Sta crescendo la consapevolezza che l’intervento nella vita istituzionale non paga come pagano le mobilitazioni di massa.

Lo scollamento tra società e palazzo è un dato fin troppo evidente e scaturisce da molteplici ragioni, soprattutto dalla chiusura autoreferenziale delle istituzioni rappresentative borghesi, che non devono dar conto al popolo che le “elegge”, ma alle oligarchie tecnocratiche che sovrastano il livello degli organismi parlamentari e liberali.

La separazione tra politica e “società civile” ha investito anche e soprattutto la sinistra. Infatti, il divorzio tra le masse popolari, storicamente collocate a sinistra, e i partiti tradizionali della sinistra, o i loro eredi ufficiali, è un discorso più vasto e complesso. Tale frattura ha avuto origine in una serie di eventi che risalgono agli anni ’80 e successivamente gli anni ’90, quando i partiti di massa che rappresentavano la sinistra, a cominciare dal PCI, si sono progressivamente imborghesiti, estraniandosi sempre più dall’immaginario collettivo e dal sentimento popolare che animano le classi subalterne.

Il vuoto che si è creato, in parte è stato occupato e riempito dal “populismo” della Lega Nord, ma in gran parte si esprime attraverso posizioni di protesta e di astensionismo elettorale, che di fatto rappresentano un fenomeno sempre più cosciente e di massa.

Nel panorama politico odierno si presenta senza veli chi tenta di colmare, o quantomeno ridurre, la distanza che separa il “popolo” dalle formazioni politiche di sinistra. Si pensi al caso di Nichi Vendola, il quale dichiara esplicitamente di voler stabilire una “connessione sentimentale” con il suo “popolo”. Per scopi palesemente elettoralistici.

A parte i settori che nel Partito Democratico sono conniventi con gli interessi del capitalismo bancario e confindustriale, si pensi alla ambiguità che fanno capo alla cosiddetta “sinistra radicale”, in particolare la Federazione della Sinistra, i cui dirigenti nazionali si attestano su posizioni incerte e poco trasparenti, adiacenti al governismo, che suscitano l’imbarazzo di numerosi elettori e militanti della base. Sorge il fondato sospetto di un appiattimento su una linea priva di una coerente identità classista, distante rispetto ad una scelta di campo apertamente proletaria ed anticapitalista.

Mi riferisco esplicitamente ai quadri dirigenti del PRC, o come diamine si chiama il nuovo soggetto politico nato a sinistra, a quanti hanno abbandonato alla deriva (ideologica e politica) migliaia di compagni e militanti che affollavano i circoli territoriali di base, che non hanno più un’identità culturale precisa, non sanno più come definirsi e non hanno più valori di riferimento teorici e  pratici ai quali aggrapparsi.

L’interrogativo cruciale da porsi è il seguente: cos’è questa Federazione della Sinistra? Un’organizzazione di stampo comunista, o aristo-comunista, un movimento radical-chic e democratico borghese? Un partito riformista? O semplicemente un cartello elettorale?

E’ evidente che si tratta solo di una forzatura dettata dall’attuale contingenza politica, cioè da una ristrutturazione dello scenario parlamentare allo scopo di eliminare i partiti minori. Partitini che alla prova dei fatti si sono rivelati assolutamente deboli, subalterni e impotenti rispetto ai condizionamenti esercitati dai poteri forti: il capitalismo bancario e finanziario, l’establishment militare nordamericano, il Vaticano e via dicendo.

E’ evidente che un rinnovamento effettivo è impossibile se viene concepito come sostituzione dei vertici della nomenclatura, mentre occorre rimediare a problemi più seri, come sconfiggere il “male” dell’opportunismo e del carrierismo che assale burocrati e funzionari di partito, eliminare le contraddizioni insite in una forza politica corrotta dall’ideologia borghese. Non serve rinnovare il personale dirigente se poi i metodi di gestione, di organizzazione e conduzione sono praticamente gli stessi del passato.