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La bestemmia e la morale della Chiesa Cattolica

In e-mail il 17 Marzo 2017 dc dal compagno Masaniello del PCL-Partito Comunsta dei Lavoratori

La bestemmia e la morale della Chiesa Cattolica

di Masaniello

In Italia fino al 1999 bestemmiare in pubblico era reato penale, oggi c’è “solo” una sanzione pecuniaria, che va da 51 a 309 euro, nonostante la laicità dello Stato. Perché mi punisci quindi se non credo? Io potrei offendermi se vilipendi il salame, ma tant’è.

È curioso il nostro ordinamento giuridico: fascisti in ogni dove, nei social, nelle piazze, nelle università, nelle forze dell’ordine, nonostante la legge 645 del 20 giugno del 1952, e si condanna una bestemmia.

Ma del resto l’Italia non è nuova a queste contraddizioni, nel caso della Chiesa Cattolica poi dà il meglio di sé. Basti pensare all’8 x1000 che frutta alla Chiesa un miliardo e undici milioni di euro all’anno, o alla proprietà del 22% del patrimonio immobiliare sul suolo italico, ovviamente esentasse.

Qualcuno chiederà: “la Chiesa ha tutti questi soldi?”

Se consideriamo il patrimonio assai sottostimato queste sono briciole, si dice che la Chiesa Cattolica abbia 2 miliardi di euro di beni immobiliari nel mondo, senza contare le riserve d’oro (alcune stime interne della segreteria di Stato parlano di 140 miliardi di euro, il doppio della Banca d’Italia), lo IOR (Banca Vaticana) che gestisce un patrimonio da 6 miliardi di euro, nonostante questa negli ultimi 30 anni sia al centro degli scandali italiani, dallo scandalo Enimont a Calciopoli, per non dimenticare le uccisioni di Giorgio Ambrosoli e di Roberto Calvi insieme alla sua segretaria.

Si stima che la Chiesa abbia 1 miliardo e 272 milioni di fedeli a cui vengono taciuti i segreti più nefasti sui rappresentanti di un ipotetico dio, uomini che sotto l’abito talare nascondono abusi sessuali su minori e donne prevalentemente povere, passando per festini a base di sesso e droga, uomini che la domenica predicano bene ma durante la settimana razzolano molto male.

Ovviamente il Vaticano tacita, minimizza e non condanna, o lo fa se è proprio obbligato come nello scandalo statunitense in cui, tra il 1950 e il 2002, 10.667 americani denunciano o riferiscono di abusi sessuali da parte dei servitori di dio.

Il Vaticano verificò 6 mila casi. Dopo l’inchiesta si presero provvedimenti disciplinari nei confronti di 1021 preti, mentre 3300 non hanno avuto nessun processo perché morti, dopo l’inchiesta non si è mai saputo chi fossero gli abusati, né tanto meno la Santa Sede chiese scusa. Anzi la Chiesa asserì che i preti che compiono atti di pedofilia lo fanno perché omosessuali, non volendo affrontare né tanto meno risolvere il problema. Il Vaticano spinge sempre di più nell’ignoranza i suoi seguaci.

Marx diceva che la religione è l’oppio dei popoli, mentre Leonardo da Vinci esortava ad aprire gli occhi nei confronti della Chiesa, per non parlare di Giordano Bruno o di altre grandi menti pensanti bruciate sul rogo.

Eppure la chiesa fa cassa su tutto, dalle opere benefiche ai lasciti dei fedeli, addirittura nei santuari più famosi del mondo non è raro vedere una cassetta per le offerte per fare usare la toilette, oltre agli oboli per vedere le opere di inestimabile valore custodite all’interno del Vaticano e in chiese, monasteri o luoghi di culto. La Chiesa fa soldi anche per le case in affitto per i pellegrini che vanno in cerca di una grazia, tra cui molti malati, da cui il Vaticano spreme 4 miliardi di euro all’anno. Pensate che Propaganda Fide, l’ufficio che dirige l’attività missionaria, gestisce un patrimonio di 10 miliardi di euro.

Il Vaticano ha bisogno di propaganda? Cos’è, la Chiesa di Gesù Cristo o uno Stato capitalistico? La risposta è ovvia.

Eppure non bisogna andare molto lontano per capire cos’è la Chiesa, dalle crociate all’inquisizione a oggi: possiamo tranquillamente dire che è lo Stato più assassino al mondo. Basti pensare alla benedizione papale di svariate guerre nella storia europea e mondiale (tra cui la conquista coloniale dell’Etiopia nel 1936… non nel medioevo!) e  ai Patti Lateranensi in cui si diede appoggio al fascismo nonostante l’uccisione a bastonate di don Giovanni Minzoni (per mano fascista). I patti sancirono accordi per benefit propri e non per il popolo o i fedeli, benefit di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze, dal maestro di religione al crocifisso negli edifici pubblici.

Calcolando l’immensità di tali ricchezze viene da chiedersi quante vite si potrebbero salvare, potendole usare realmente per il bene dei diseredati, e non del clero. Dicono che la Chiesa è speranza, ma chi di speranza vive disperato muore, come i milioni di poveri che muoiono di malattie o di deperimento, citati solo ogni tanto nel sermone della domenica.

L’essere umano non ha bisogno della carità cristiana, l’essere umano ha bisogno della dignità, di essere libero da qualsiasi catena, religiosa e capitalistica. Per conquistare questa libertà occorre smettere di chiedere timidamente ciò che ci spetta, e attendere una vergognosa carità, ma prenderlo con la forza dei numeri, che è dalla parte di noi sfruttati.

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Anche oggi il buon Dio ha imperversato

22 Ottobre 2008 dc

Anche oggi il buon Dio ha imperversato

In questi giorni stadistribuendo a man bassa i segni della sua “infinita” bontà. Prima un disastroso ciclone colpisce la Birmania causando migliaia di morti; per di più quelli hanno già sul gobbo una dittatura mica da ridere… Ma si sa, le disgrazie non vengono mai sole, dopotutto Dio predilige i poveri.

Ora un violento terremoto colpisce la Cina con la sua scia di distruzione e morte.

Ma come, direbbe qualcuno, un ateo come te che si mette ad incolpare dio? Sarebbe come ammetterne l’esistenza, sia pure negandone l’attributo della sua infinita bontà.
Piano! Per arrivare al generale voglio appunto partire dal particolare. Il punto che mi interessa smontare è quello della divina provvidenza, e da qui siamo già al cuore del problema.

Quando qualcuno ha conseguito un obiettivo inaspettato o è uscito da una situazione difficile sento spesso dire: grazie a Dio… ce lho fatta. Oppure dopo un incidente: potevo rimanerci secco ma per un miracolo mi sono salvato. Nel primo caso niente da dire. Quando le cose vanno bene si canta, si fischietta, e perché no, si ringrazia anche Dio. Ce n’è per tutti. Ci si sente generosi perché felici. Il secondo caso mi crea già qualche difficoltà: le cose non sono andate dunque tutte a catafascio, ma al momento dell’incidente dov’era Dio, se dovevo salvarmi non poteva evitarmi la seccatura del coma o di un letto di ospedale? Mi si risponderà che è una domanda ingenua e che Dio non è “esclusivamente” al mio servizio. Ma allo stesso modo allora, se non gli si deve atribuire il demerito per il mio incidente, è altrettanto arbitrario attribuirgli il merito delle cose andate a buon fine. A parte poi il fatto non trascurabile che, se fosse presupposta l’onniscienza di Dio, le nostre preghiere per ottenere qualsiasi beneficio sarebbero vane perché tutto ormai è stabilito.

Ma c’è di peggio: quante sono le preghiere non esaudite, malati che non guariscono, miracoli implorati che non avvengono, sciagure impreviste come morti premature, perdite di persone care? E se poi ci mettiamo le calamità naturali, le malformazioni, le guerre… A volte mi sembra di vedere una folla di poveracci che si affolla attorno a un padrone e lo tira per la giacca cercando di strappargli un favore, o il deportato ad Auschwitz che pregava perché non fosse lui ma un altro ad essere scelto per lo sterminio. Come se il male cominciasse e finisse con noi. Il poco bene ricevuto fa innalzare le lodi a Dio, il resto sono misteri. Piani insondabili della divinità che passano sopra le nostre teste. Guai a chi ci capita sotto.

“Non si muove foglia che Dio non voglia”, recita il vecchio detto popolare. Ma se invece della “foglia” è un alluvione a muoversi dovremo allora ringraziare la Provvidenza per questo “regalo”?
Ci si stupisce della bellezza dei tramonti, del cielo stellato, di certi scorci panoramici, dei prodotti dell’ingegno umano, ma la natura non è solo questo: ci sono le carestie, le calamità naturali, le malattie, le malformazioni congenite.

E qui veniamo al punto. Non possiamo attribuire alla Provvidenza le prime senza addebitargli anche le seconde. Ma un Dio che permette le sciagure e che tollera gli atti più nefandi perfino da parte dei suoi stessi fedeli non è certo così adorabile. Ma per togliere questo “scandalo” è più facile concludere che un siffatto Ente, che distribuisce favori e sciagure a suo beneplacito, non esiste. Sono le ristrettezze della vita, la concorrenza delle specie, la virulenza dei nostri conflitti che ce lo fanno inventare. E allora, come scriveva il Leopardi nella sua poesia La ginestra, è meglio considerarci tutti sulla stessa barca e aiutarci un po’ per ciascuno a tirare i remi e a rattopparla dove più fa acqua.

Sestante