Cronaca, Politica e Società

Gilet gialli: è lotta di classe

In e-mail il 26 Dicembre 2018 dc:

Gilet gialli: è lotta di classe

di Aldo Calcidese

I pennivendoli della borghesia e del revisionismo avevano decretato già da molto tempo la fine della lotta di classe, un concetto arcaico e superato.

Hanno fatto finta di non vedere che l’ondata reazionaria, fascista e xenofoba che investe ormai tutti i Paesi non è altro che l’espressione della più feroce e spietata lotta di classe dei padroni contro i proletari e i lavoratori.

In Ungheria il ”sovranista” Orban ha fatto approvare ”la legge sulla schiavitù” che porta da 250 a 400 ore l’anno il monte ore che le imprese possono chiedere a operai e impiegati.

Il pagamento delle ore extra può essere effettuato entro 3 anni.

In Austria un altro governo ”sovranista” dispone che le imprese possono chiedere ai dipendenti di lavorare fino a 12 ore al giorno e 60 ore alla settimana.

In Russia Putin ha dato mandato al governo di Medvedev di chiedere l’innalzamento di 5 anni dell’età pensionabile per gli uomini, da 60 a 65 anni, quando la durata della vita media per gli uomini è di 67 anni, e di 8 anni per le donne, da 55 a 63.

In Brasile il governo Temer stabilisce che la durata normale della giornata lavorativa sia di 12 ore e che la pensione piena si potrà avere con 49 anni di lavoro, quando la vita media è di 66 anni!

In Francia Macron ha completato l’attacco alle 35 ore iniziato già con la legge Fillon nel 2003.

UNA LUCE NEL BUIO

Nel tenebroso panorama della reazione borghese, si è accesa improvvisamente una luce.

Ancora una volta il segnale viene dalla Francia, quella Francia in cui per la prima volta il proletariato ha tentato l’assalto al cielo.

Una rivolta popolare scuote tutto il Paese, con imponenti manifestazioni che hanno rotto la pace sociale tanto utile ai padroni.

Naturalmente i pennivendoli come sempre di fronte a un grande movimento di massa si sono soffermati su qualche macchina incendiata.

Il movimento che si è scatenato in tutto il Paese e che coinvolge operai, disoccupati, lavoratori, studenti, ha espresso precisi obiettivi e rivendicazioni come l’aumento dei salari, il diritto alla casa, le tasse sui grandi capitali.

Il carattere politico delle manifestazioni si è espresso nello slogan ”BOURGEOIS PARIS SOUMET TOI!-BORGHESE PARIGI SOTTOMETTITI, (ARRENDITI)!

Macron ha avuto paura e si è presentato in una conferenza stampa in cui, balbettando, ha recitato una specie di ”mea culpa” e accettato, almeno a parole, le richieste.

Anche l’ Unione Europea, sempre forte con i deboli, si è spaventata, e ha concesso alla Francia di andare oltre il 3% del debito.

Altro che il 2,04 ”coraggiosamente conquistato” da grillini e leghisti!

La borghesia francese, una classe marcia e corrotta, ha una storia infinita di crimini contro il suo popolo e contro altri popoli.

Ha soffocato nel sangue con le armi prussiane la rivolta dei comunardi nel 1871, ha commesso crimini e infamie in Indocina, in Algeria e in altri Paesi, fino all’ultima impresa, la distruzione della Libia per appropriarsi del petrolio di quel Paese e per impedire a Gheddafi di aprire una banca panafricana.

Nel grande movimento di massa che si sta sviluppando spetterà naturalmente ai comunisti assumerne la direzione per indirizzarlo verso l’unico obiettivo, che è l’abbattimento della dittatura borghese.

Nella terribile situazione attuale, ancora una volta l’alternativa è SOCIALISMO O BARBARIE.

Ma, come ebbe ad affermare Bertolt Brecht, in una situazione in cui sembrava che il fascismo dovesse dominare tutto il mondo, ”LA NOTTE PIÙ LUNGA ETERNA NON È”

Ateoagnosticismo, Cultura, Laicità e Laicismo, Politica e Società

La non storia che diventa storia

La non storia che diventa storia

di Luca Immordino

Questa breve trattazione della figura di Luigi IX prende per base esclusivamente l’opera di Le Goff intitolata San Luigi, quindi sono oggetto della presente solo i fatti che l’autore descrive e così come li descrive (lui è decisamente a favore della Chiesa): non si entra nel merito dell’analisi storica di quel dato periodo e di quel dato personaggio, ma si vuol mettere in risalto che certe modalità di far storia, e quindi di tramandare i fatti, non solo non rispecchiano la verità ma anche formano una cultura artificiale che viene utilizzata in funzione strumentalizzante ancor oggi.

San Luigi è solo un pretesto per mettere in luce le costruzioni e le legittimazioni di un potere arbitrario e dogmatico, qual è quello religioso.

Le Goff compie una confusione nella sua ricerca storica tra la ricostruzione del personaggio di Luigi IX, re di Francia, e la sua santità. Una cosa è l’analisi dei fatti, un’altra è la legittimazione dei miracoli avvalorati da elementi non oggettivi, pregiudizi e credenze.

La condizione che permise la santificazione di Luigi IX consistette essenzialmente nel riconoscimento dei miracoli (ben sessantacinque). Le testimonianze dei presunti miracoli sono selezionate senza alcun criterio di verità storica ma prendendo per buone, scevre da ogni critica, presunti fatti miracolosi, considerando verità assolute le dichiarazioni dei vari testimoni appositamente scelti, senza verificarne la fondatezza.

Ecco due esempi tra i miracoli riportati nel testo di Le Goff: “Un cistercense di Chaalis guarisce di un dolore che dalla testa gli si irradiava sino alle reni, indossando un mantello donato da da san Luigi all’abbazia (miracolo XII); le tre cantine parigine inondate sono miracolosamente prosciugate perché, dopo che è stato fatto il segno della croce, è immerso nell’acqua un cappello adorno di piume di pavone che san Luigi aveva portato e aveva poi regalato a uno dei suoi scudieri, di cui la proprietaria delle cantine era vedova (miracolo XLVI)” pagina 715, Jacques Le Goff San Luigi, Giulio Einaudi editore, Torino 1996.

Anche se al termine della sua opera San Luigi l’autore aggiunge che “furono le virtù ancor più che i miracoli a fare di Luigi IX un santo”, le virtù erano sempre quelle considerate tali dalla mentalità dominante del tempo. Ecco alcune testimonianze delle sue virtù: non ridere il venerdì, non mangiare molto e cibi non di suo gusto, digiunare, astensione dai rapporti sessuali, rispettare le feste religiose, esercitare l’esperienza della crociata come penitenza e pellegrinaggio, punire i bestemmiatori, costringere i marinai della crociata a pregare forzatamente.

Oggi come nel passato vi sono situazioni nelle quali si deve apparire ufficialmente in determinati modi e seguendo certi comportamenti: queste circostanze dettate dall’opportunità sono evidenti in San Luigi, così come il caso della lavanda dei piedi. In occasione dell’incontro con i magnates i suoi consiglieri gli suggerirono di non procedervi, perché ciò sarebbe stato lesivo dell’autorità regale mentre, nel senso diametralmente opposto, in certe circostanze e rappresentazioni, soprattutto quelle legate alla santificazione, si mettono in risalto determinati comportamenti considerati pii o giusti. Mostrare il sovrano intento a ripetere la lavanda dei piedi per associarlo al Cristo rafforzava la sua figura in prospettiva delle alleanze col clero e col papato.

La ricostruzione del personaggio è compiuta da Le Goff su testimonianze per lo più rese da uomini di chiesa. La testimonianza scritta della vita di san Luigi dell’unico laico (che era siniscalco del re e fervido credente) era quella di Joinville. In merito alla bontà delle dichiarazioni tutte quelle testimonianze non sono state analizzate astraendosi dalla mentalità di quel tempo e dai condizionamenti di un potere feroce e monarchico: è chiaro che in un’epoca dove per un nonnulla si poteva essere torturati e uccisi, i più erano molto cauti nell’esternare le proprie opinioni su un potente.

Infatti la religione era intesa con i canoni di quel periodo: la natura della monarchia francese era dinastica e per concessione di dio (il re era incoronato tramite la cerimonia della consacrazione ed era ritenuto il tramite tra dio e i suoi sudditi), le paure medioevali erano intrise di superstizioni, come i mongoli rappresentati come le creature descritte nell’apocalisse biblica che, con i loro massacri e le rovine lasciate dopo il loro passaggio, annunciavano la fine del mondo, o le reliquie, la cui perdita poteva decretare la disgrazia di un regno o il cui possesso, viceversa, poteva portare prosperità. Luigi IX comprò importanti reliquie facendole custodire in lussuosi edifici ed esponendole e venerandole per invocare benefici divini, come la corona di spine di Cristo, il chiodo della passione con il quale era stato crocifisso Gesù, eccetera.

Da questo breve scritto gran parte dei lettori ne deducono che certe descrizioni di gesta virtuose erano esagerazioni del passato, che magari Luigi IX non era tutto questo stinco di santo e così via. Il problema è che tutt’oggi Luigi IX è considerato un santo ed in quanto tale venerato. Quindi le discutibili decisioni prese nel XIII secolo dal potere ecclesiastico sono valide ancor oggi, nonostante siano cambiati i canoni di valutazione, non solo dello stesso potere religioso, ma anche dei credenti.

Ciò che preme sottolineare in questo articolo non è il fornire un giudizio su questo presunto santo, ma evidenziare il fatto che la trasmissione culturale, imposta da una piccola ma potente fetta della società, viene utilizzata tutt’ora ed è legittimata a riconoscere certe figure storiche e non storiche come assolutamente positive in quanto sacre, e quindi presunte assolutamente buone.

La Chiesa muta al cambiare della società adeguando anche le sue idee, ma rimane fissa sui vecchi retaggi: per questo ancora oggi Luigi IX è considerato un santo e la Chiesa ancora non ha abolito tale suo status.

La Chiesa cambia idea a seconda dei periodi storici. I canoni del 1200 sono diversi da quelli odierni ed in gran parte condannati e condannabili nelle nostre società. Il papa era un monarca assoluto e si scagliava contro coloro che avevano una concezione diversa da quella che si voleva far passare per ufficiale: il risultato fu l’uccisione e la tortura legalizzata con l’istituzione dell’Inquisizione (1) e delle crociate. San Luigi fu il primo sovrano francese ad eseguire le condanne di tali tribunali religiosi, dopo che nel 1233 il papa Gregorio IX introdusse l’Inquisizione, e condurre la fase decisiva della crociata per reprimere gli Albigesi additati dal papa come eretici.

Quello che nel medioevo era considerato normale, degno di apprezzamento ed un valore oggi sarebbe condannato, ma a quei tempi era giusto e legittimo. Persone che potevano essere molto buone o avere interpretazioni migliori relative alla dottrina venivano considerate eretiche e sottoposte al metodo inquisitorio. Il risultato finale è che sono passate alla storia solo le persone che la Chiesa ha santificato, come San Luigi, e magari tante altre buone persone sono state descritte e tacciate come immorali e cattive. Spesso non vi sono le contro testimonianze di gente che parlava di questi personaggi considerati santi, non vi sono racconti diversi con eventi diversi, ma solo i racconti selezionati dalla Chiesa e tramandati nei secoli.

Sarebbe più giusto ora cancellare certe persone dai santi del calendario. La serena analisi delle vicissitudini storiche ha insegnato che la religione ha trasmesso la memoria dei personaggi che voleva tramandare e nel modo che voleva tramandare, chi era contro era considerato eretico e ucciso o condannato all’oblio.

(1) “Per estirpare i residui – assai vivaci – dell’eresia la Chiesa inventò allora un tribunale eccezionale, l’Inquisizione, introducendovi un nuovo e perverso tipo di procedimento, detto appunto inquisitorio. Esso è aperto da un giudice allertato da una denuncia, dalla voce pubblica o dalla scoperta di un elemento materiale che rivela l’esistenza di un crimine o di un delitto … Il procedimento inquisitorio … tende a ottenere la confessione del colpevole, prova considerata la più obiettiva e irrefutabile … il provvedimento inquisitorio praticato dall’inquisizione è segreto, si svolge senza testimoni e senza avvocati che intervengono in difesa dell’imputato, il quale, se vi è denuncia, ignora il nome dei suoi accusatori. La volontà di molti inquisitori di costringere alla confessione gli imputati di eresia, sospettati di essere dei dissimulatori e dei bugiardi, spinge all’uso della tortura, che tende a generalizzarsi nel corso del XIII secolo. Quando il tribunale dell’Inquisizione pronuncia, come avviene di frequente, una condanna grave (il carcere a vita o la morte sul rogo), la Chiesa, che vuole aver l’area di conservare le mani pulite, affida al potere laico il compito di eseguire la sentenza.” Pagine 29-30 Jacques Le Goff San Luigi, Giulio Einaudi editore, Torino 1996.

Ateoagnosticismo, Laicità e Laicismo, Politica e Società, Storia

Il terrorismo è frutto della religione?

dal nuovo Autore del blog, 8 Gennaio 2015 dc:

Il terrorismo è frutto della religione?

di Luca Immordino

Il 7 Gennaio 2015 dc a Parigi, presso la sede del periodico settimanale satirico Charlie Hebdo, è occorso un gravissimo episodio di inaudita violenza e crudeltà, perpetrato da fanatici in nome della religione musulmana, contro gente innocente e contro le più elementari regole di umanità.

Ecco descritti brevemente i fatti. Dalle prime sommarie ricostruzioni tre persone giungevano a bordo di un’autovettura presso la sede della rivista satirica. Dall’auto scendevano due individui a volto coperto ed armati di kalashnikov che costringevano una donna, che lavorava lì, a farsi aprire la porta d’ingresso immettendo il suo codice di accesso. Appena entrati è iniziata la strage che, una volta terminata, ha avuto come conseguenza la morte di 12 persone ed il ferimento di altre 11, di cui 5 in modo grave.

Sempre dalle registrazioni sonore e dalle riprese video, nonché dalle testimonianze dei sopravvissuti, si è avuto modo di accertare che la strage è stata effettuata per motivi religiosi da estremisti islamici. Il giornale in questione si occupava di satira che spesso aveva come tematica la religione, compresa l’attualità del fenomeno dell’estremismo islamico. Per questa sua attività era stato additato dalla quasi totalità degli ambienti religiosi come dissacrante e, da alcuni di questi, condannato apertamente con gravi minacce anche di morte, seguite da intimidazioni.

Le religioni, purtroppo, sono state e sono fonti di efferati crimini per le loro caratteristiche dogmatiche che si impongono come ordini assoluti, non contestabili ed ai quali bisogna obbedire a pena di severissime punizioni divine. Tutte le religioni contengono nei loro testi, considerati “sacri”, ordini e minacce di terribili punizioni contro chi non si allinea al volere divino. Ecco un breve esempio limitato alla religione più diffusa in “Occidente”, tratto dal Nuovo Testamento ritenuto, per così dire, più morbido ed illuminato rispetto al Vecchio Testamento: “Guai alle città incredule! – Allora [Gesù] cominciò ad inveire contro le città in cui aveva compiuto la maggior parte di miracoli, perché non si erano convertite:«guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida! Poiché, se i prodigi che sono stati compiuti in mezzo a voi fossero stati fatti a Tiro e Sidone, da tempo in cilicio e cenere avrebbero fatto penitenza. Ebbene, vi dico che nel giorno del giudizio la sorte che toccherà a Tiro e Sidone sarà più mite della vostra. E tu, Cafarnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Sino agli inferi sarai precipitata. Poiché, se a Sodoma fossero stati compiuti i prodigi che si sono compiuti in te, sarebbe rimasta fino ad oggi. Ebbene, vi dico che nel giorno del giudizio la sorte che toccherà alla terra di Sodoma sarà più mite della tua»”. (Bibbia, Nuovo Testamento, vangelo secondo Matteo 11,19).

Questi testi, sui quali si fondano le più grandi religioni contemporanee, hanno origini incerte e remote, sono stati tramandati anche in modo non genuino e con modifiche nel corso dei secoli, e rispecchiano una visione cristallizzata ed obsoleta che si basa su concezioni ormai superate.

C’è anche da dire anche che la quantità di attentati è minima rispetto alla percentuale di popolazione credente. Ciò è da ricollegarsi al fatto che ogni credente ha un modo diverso di interpretare la stessa religione ed al giorno d’oggi la percentuale di persone praticanti è di molto inferiore rispetto a chi si definisce credente. È impressionante, rispetto alle stragi compiute da squilibrati od altri soggetti, il fatto che quelle compiute a sfondo religioso forniscono a determinati individui ulteriori motivazioni per perseguire e giustificare certi gesti estremi, quali sono gli attentati terroristici. Questo determina la maggiore incidenza di atti terroristici per opera di questi ultimi, rispetto a quelli compiuti per motivazioni non legate alla religione. D’altronde in passato, come nel presente, la stragrande maggioranza delle guerre è da attribuirsi a motivazioni religiose (iniziando dalle crociate e finendo alle recenti guerre che vedono in contrapposizione “Occidente” e “Mondo Islamico”).

Cos’è allora che differenzia le varie religioni? È vero che la stragrande maggioranza degli attentati terroristici avvenuti in Occidente sono opera di fanatici islamici, ma è anche vero che episodi gravissimi sono stati commessi da estremisti cristiani, come per esempio l’ultimo, di eccezionale gravità, avvenuto in Norvegia. In questo Paese scandinavo nel 2011 un fanatico della religione cristiana uccise brutalmente a colpi d’arma da fuoco 77 persone, quasi tutte giovani, e ne ferì più di 300, anch’esse per la maggioranza ragazzi.

Ampliando questa breve analisi anche ad un’altra grande religione mondiale, bisogna dire che in India si registrano molti atti terroristici a sfondo religioso, compiuti anche da credenti appartenenti alla religione induista.

Il problema è da ricercare nella mitigazione nell’osservanza dei dettami religiosi dovuta alla nascita ed allo sviluppo dei valori laici, secondo i quali conta il reciproco rispetto nei rapporti umani e non il prevalere, in questi, dei dettami divini. Guardando più specificamente il caso dell’ “estremismo religioso musulmano”, possiamo tranquillamente affermare che, a livello storico, è facilmente constatabile che nei Paesi dove si è affermato l’Islam non si è avuto un periodo che possiamo paragonare al nostro illuminismo: “Contrariamente a quanto affermatosi nell’Europa moderna il movimento musulmano per la riforma non fu interessato a revisioni dottrinali, né il rapporto con la modernità fu avvertito quale processo di adattamento all’ideologia della modernizzazione, così come proposta dalla cultura europea nell’Ottocento. L’Islam in quanto sistema di atti di culto non poteva essere soggetto ad alcuna revisione”. (Antonino Pillitteri “Introduzione allo studio della storia contemporanea del mondo arabo”, Laterza editore, Bari 2008, pagina 18). Si pensi che le istituzioni statali dei Paesi islamici sono ancora intrise profondamente da elementi religiosi, come ad esempio l’applicazione della legge coranica nel campo del diritto. Un’altra causa dell’affermarsi di gruppi estremisti è da ricercarsi in fattori geopolitici. Durante il contrasto fra le due superpotenze mondiali U.R.S.S. ed U.S.A., infatti, gli americani fomentarono e finanziarono i gruppi islamici più estremisti in modo da poterli utilizzare contro il nemico sovietico. L’Unione Sovietica era un Paese ufficialmente ateo e per di più confinava con numerosi Paesi islamici ed addirittura, nelle repubbliche sovietiche ad essi confinanti, vi era una lunga tradizione legata alla religione musulmana: dopo il crollo dell’U.R.S.S., con la proclamazione d’indipendenza di queste ex repubbliche sovietiche, è stata adottata come religione ufficiale quella islamica.

Politica e Società, Varie: attualità, costume, stampa etc

I francesi saranno pagati per andare in bici al lavoro – Repubblica.it

I francesi saranno pagati per andare in bici al lavoro – Repubblica.it. 10 Marzo 2014 dc. Proprio come da noi!