Cultura, Politica e Società, Sessualità

Il filosofo dolente e la ragnatela delle fallacie

Da Hic Rhodus https://ilsaltodirodi.com/ 27 Febbraio 2017 dc (con correzione mia della punteggiatura):

Il filosofo dolente e la ragnatela delle fallacie

di Bezzicante

Non si è ancora visto un filosofo / tollerare con pazienza il mal di denti, / per quanto prima scrivesse parole divine / e disprezzasse il caso e la sofferenza. (William Shakespeare, Molto rumore per nulla)

Ho letto per caso due testi divertenti di Diego Fusaro, filosofo che ha un blog su  il Fatto Quotidiano. I testi riguardano la cosiddetta teoria gender e i vari corollari (identità sessuale e via discorrendo), nel merito dei quali temi i nostri lettori sanno già benissimo come la pensiamo. Quello di cui voglio discutere qui, invece, è la retorica fusariana, vale a dire come ha sviluppato le sue tesi il Nostro. Tratterò quindi di linguaggio e logica, non di società, economia, sessualità e via discorrendo, e sarò un pochino lungo nell’articolazione del discorso perché vale veramente la pena studiare i meccanismi della comunicazione, l’arte del convincimento, l’uso di sillogismi ingannevoli e di fallacie logiche nascoste. È necessario che dichiari subito che non ho nulla contro Fusaro, che utilizzo solo come esempio alto di prosa ingannevole e di argomentazioni viziate da fallacie, quindi non discuterò nel merito ciò che afferma nei due post ma esclusivamente il modo in cui lo fa. I due testi – che ovviamente sarebbe utile leggere per comprendere le mie argomentazioni – sono questo (testo 1) e questo (testo 2).

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E comunque vi faccio un breve riassunto: nel testo 1 Fusaro tratta dell’eccessivo interesse verso i transgender, e sostiene che quella che lui chiama deregulation sessuale altro non è che un aspetto della mercificazione della sessualità indotta dal neoliberismo (ovvero sul versante culturale di ciò che il neoliberismo induce sul versante economico). Essendo stato criticato dai lettori, Fusaro torna sull’argomento nel testo 2, cercando di chiarire il medesimo punto di vista come “leggi del capitale” che vuole individui unisex perché manipolabili.

Perché il testo (1+2) non è convincente? Perché è condito di quelle stesse fallacie logiche che il Filosofo combatte (per esempio nella sua conclusione al testo 2), e che adesso cercherò di mostrare. Prendendo come pretesto una dichiarazione di Grillo bollata come omofoba, il Filosofo pone la domanda retorica fondamentale che poi si assume l’onere di argomentare. La domanda retorica è la seguente:

Perché l’ordine del discorso mediatico, televisivo, accademico e giornalistico ha scelto da tempo di santificare la figura del transgender? (testo 1)

Tutto ciò che segue (riassunto sopra) acquista rilievo solo e in quanto la domanda viene posta in questo modo. Se Fusaro non ponesse il problema in forma di asserzione presupposta (una delle fallacie logiche principali) non avrebbe avuto materia per occuparsi di sessualità e di gender, per capirsi: chi diavolo ha detto che “l’ordine del discorso mediatico” (che ordine sarebbe? Boh!) “ha scelto da tempo di santificare la figura del transgender”? Io leggo parecchi quotidiani ogni giorno, riviste, rapporti istituzionali, documenti pubblici, oltre ovviamente a tv e altro, ma non mi pare che si tratti così ossessivamente di transgender, né tantomeno che si sia tentato di “santificarlo” (altro uso retorico, in questo caso si chiama iperbole e consiste nell’esagerare un concetto per drammatizzarne – in questo caso – l’impatto sul lettore). L’incipit del Filosofo è quindi adatto a creare un’aspettativa nel lettore a partite da una premessa non discussa, un po’ come se io scrivessi: “Perché Fusaro, che pure si definisce “filosofo”, ignora completamente le fallacie logiche?”.

Immediatamente sotto la precedente domanda retorica il Filosofo anticipa la sua risposta:

Proprio come, sul côté [= in italiano: versante, lato] economico, il liberismo aspira ad abbattere il limite politico statale, così, sul versante sessuale, mira a dissolvere il concetto stesso di limite naturale, dissolvendo l’idea di una natura non risolta integralmente nella società e nella storia. Il mito neoliberistico del transnazionale si ridispone, nell’ambito della sessualità, nell’elogio mediatico permanente della figura del transgender, ossia di colui che ha varcato ogni confine, ogni limite e ogni frontiera naturale, ogni residuo della tradizione storica

Un’altra bellissima fallacia logica! Le prime due righe fanno riferimento a quella definita “falsa causa“: dato l’asserto A (il liberismo aspira ad abbattere il limite politico statale) e l’asserto B (precedente affermazione circa la santificazione del transgender), che godono – in maniera implicita nel ragionamento di Fusaro – di contemporaneità temporale, ecco allora che c’è una correlazione fra A e B, anzi una causalità A → B. Ma chi l’ha detto? Chi l’avrebbe dimostrato? In che maniera il liberismo sarebbe causa, sul “côté” sessuale, della transessualità? La formulazione retorica del Filosofo, come vedete, la dà per scontata, non la pone in discussione ma la asserisce costituendo, con ciò un a priori determinante. Attenzione che gli a priori uccidono sul nascere qualunque argomentazione: la religione, per esempio, costruisce impalcature argomentative tutte sostenute dall’aprioristica credenza in Dio (non sto discutendo l’esistenza di dio che, in quanto concetto trascendente, ovviamente è esonerato dalle logiche inferenziali umane, segnalo solo che senza l’a priori dell’esistenza di dio, tutte le conseguenze, inferno e paradiso, colpa e giudizio, etc. non avrebbero più senso), il razzismo si sostiene sull’idea aprioristica (non discussa, non argomentata e dimostrata, data come certezza ab ovo) dell’inferiorità di altre razze. L’a priori di Fusaro riguarda il nesso fra neoliberismo e tolleranza (anzi: santificazione) del gender.

(Nota mia: è ugualmente biasimevole l’uso di termini stranieri che i più non capiscono, sia da parte di Fusaro che di Bezzicante che lo critica. Per la stessa ragione non riproduco l’interessante illustrazione piena di testo, tutto in inglese!)

Tutto, assolutamente tutto ciò che segue nel testo di Fusaro, è una ripetizione di questo medesimo asserto, semmai con gustose invenzioni linguistiche:

Nel quadro del fiorire delle nuove categorie promosse dai gender studies, ove il transgender si pone come variante sessuale del migrante e il queer del precario (sempre testo 1).

O con citazioni completamente fuori luogo come Justine di De Sade:

Quello animante l’ideologia gender come teoria sessuale corrispondente alla precarizzazione delle identità coincide, dunque, con il sogno di De Sade, espresso nelle pagine della Nouvelle Justine (1797): “L’impossibilité d’outrager la nature est, selon moi, le plus grand supplice de l’homme”. In tale sogno si riflette il nichilismo della forma merce, con la sua segreta teleologia della violazione di tutto ciò che può essere violato e dell’oltrepassamento di ogni misura.

Ammesso che capiate il lessico inutilmente complicato del Filosofo, la citazione di Sade è fuori luogo e contraddittoria. A parte il piccolo errore di Fusaro nell’edizione del volume, Justine è una disperata e comica critica al moralismo borghese dell’epoca, alla religione anche “laica” di Voltaire, e al convenzionalismo imperante. Nulla a che fare col tema trattato di Fusaro ma, principalmente, è una citazione fuori luogo perché se fosse vera la tesi che è il neoliberismo la causa di tutto, non si capisce come De Sade possa essere pertinente essendo vissuto alla fine del diciottesimo secolo e avendo scritto – semmai criticando – contro la morale borghese, non neoliberista. Anche questo, comunque, è un vecchio trucco: come scrive Bauman, la filosofia moderna è più liquefatta che liquida e dobbiamo tenercela così com’è. Che poi Bauman abbia veramente scritto esattamente questa frase oppure no, in forma pertinente a quanto sto affermando o no, è lasciato alla cultura enciclopedica dei lettori e alla loro voglia imperiosa di andarsi a leggere Bauman e suoi esegeti.

Al Fusaro non sono piaciuti i commenti (lo capisco, alla sua età ero anch’io piuttosto permaloso) ed è tornato sull’argomento col testo 2. Dopo averne fatta una questione di Stato (non ho letto tutte le critiche, solo alcune e piuttosto civili, in ogni caso: chi scrive su un blog ne paga sempre lo scotto e non sta a lamentarsi), dopo una lunga lamentazione iniziale, il Filosofo cerca di argomentare e cade malamente sulla buccia dell’analisi storica chiedendosi (retoricamente, s’intende):

perché il capitalismo negli anni Cinquanta osannava la figura del padre di famiglia (spesso autoritario e maschilista) e oggi invece il nuovo modello diventa quello del transgender? Cosa è capitato? A quali mutamenti è andato incontro il quadro complessivo dei rapporti di forza e delle super-strutture del blocco storico capitalistico?

Fermo restando (come detto sopra) che non trovo da nessuna parte un “modello transgender”, e che è errato basare l’analisi su tali presupposti, è proprio l’analisi storica che mostra molteplici forme di sessualità e di relazioni affettive, e di famiglia, scorrendo i secoli e i luoghi (ne ho parlato da poco QUI). Queste forme di sessualità, che sono una sottospecie di relazione sociale, non sono necessariamente legate all’organizzazione economica, come sembra sostenere il Fusaro. Economia, relazioni sociali, linguaggio, arte etc. sono sottoinsiemi culturali strettamente legati fra loro e interdipendenti, e non soggiacciono imperativamente all’assetto economico, come un marxismo ingenuo può indurre a credere. La complessità delle relazioni fra quelli che ho sbrigativamente definito ‘sottoinsiemi’, che nel Marx originario costituivano la “sovrastruttura”, non subiscono passivamente la forza deterministica della “struttura” (economica) e, fra i due piani, esistono intense relazioni e retroazioni. Un tema che esorbita dall’oggetto di questo post e per il quale l’analisi storico-antropologica offre materiale empirico, concetti e testimonianze. Quindi è proprio l’analisi storica, che il Fusaro dichiara ma non sviluppa, che ci consente di dubitare delle sue tesi.

E che tesi sarebbero, al fin della tenzone? Queste:

La mia tesi è che nell’orizzonte globalistico della neutralizzazione del diritto alle differenze, si inscrive anche l’ideologia planetaria che oggi mira a cancellare la distinzione naturale tra maschio e femmina per imporre il nuovo profilo dell’individuo unisex che si determina secondo la sua volontà assoluta. Tale ideologia, espressione coerente della passione del medesimo, del neutro e dell’indifferenziato propria della mondializzazione, promette la liberazione degli individui e, in verità, promuove la loro integrale sussunzione sotto le leggi del capitale. Aspira a creare un nuovo modello umano unisex, infinitamente manipolabile, perché privo di un’identità che non sia quella di volta in volta stabilita dalla sfera della circolazione. (testo 2)

Ora: ammesso e non concesso che dopo tre riletture abbiate capito (bisogna avere pazienza, i veri filosofi parlano forbito), tutto si riduce a sostenere che l’ideologia transgender – presunta dominante (“ideologia planetaria”) – sia un imbroglio che spaccia libertà individuale per sussumere gli individui “sotto le leggi del capitale”, infinitamente manipolabili. C’è da spaventarsi. I transgender, che ci circondano a legioni senza che ce ne accorgiamo, sono i pupazzi del nuovo ordine mondialista e, posso supporre, ci minacciano. In che modo, con quale meccanismo, perché mai…? Non è dato sapere, un po’ come le scie chimiche, che nessuno è in grado di dire cosa siano ma sono sicuramente parte di un progetto malvagio. Il Nostro si fa ancor più del male chiarendo:

Prima il soggetto ideale del capitalismo autoritario e borghese era il padre di famiglia autoritario e repressivo. Ora diventa l’individuo transgender. Non più capitalismo disciplinare e repressivo, ma capitalismo dell’abbattimento di ogni limite e di ogni norma. Tutto diventa possibile per l’individuo, a patto che questi possa permetterselo economicamente

Ora è tutto chiaro: l’autoritario padre di famiglia dei tempi andati era funzionale alla borghesia perché si poteva permettere di essere repressivo gratuitamente. Invece l’individuo transgender è funzionale al neoliberismo contemporaneo perché abbatte ogni limite ma solo se può permetterselo. Questo brano è talmente pieno di contraddizioni logiche col pensiero fusariano che, ormai stanco, lascio a voi il piacere di proseguire l’analisi.

In conclusione: bene Fusaro che, comunque alimenta dibattito su temi importanti (ma non se la prenda se viene criticato, che diamine! Se non gli piace la critica sopprima il suo narcisismo e smetta di tenere un blog!). Ma attenzione, cari hicrhodusiani, al difficile e continuo esercizio critico. Se le dichiarazioni palesemente false sono facili da smascherare, assai più arduo è comprendere discorsi, semmai di fonte ritenuta autorevole, minate da figure retoriche e fallacie sottili che non è agevole riconoscere.

Che i post di Fusaro siano (legittime) sue opinioni assolutamente prive di riscontri, e per ciò stesse di alcun valore pratico (al di là dell’interesse di un lettore per il pensiero fusariano, ovvio) e, anzi, (attenzione!) sottilmente dogmatiche, permeate di ideologismo sui concetti giusti e sbagliati di famiglia e sessualità, su quelli di borghesia, capitalismo, neoliberismo, su quelli di libertà e diritto eccetera, ecco, tutto questo può sfuggire anche se finisce coll’essere, invece, l’argomento centrale.

Il tema vero è la proiezione di un insieme di asserti, ritenuti veri dall’autore, verso un pubblico che può esserne in parte suggestionato solo perché si perde nella ragnatela di un linguaggio circolare, solo apparentemente logico, dove fra una citazione e – “sul côté” linguistico – l’uso di parole difficili, falsi sillogismi e contorcimenti mentali si comprende solo la dichiarazione iniziale (in questo caso: la teoria del gender è male) e la si immagazzina come vera, o quanto meno plausibile, credibile, meritevole di fiducia, tanto più perché detta dal Filosofo.

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Ateoagnosticismo, Laicità e Laicismo, Media:Cinema, Televisione, Teatro, Musica, Politica e Società

Ipazia

in e-mail l’8 Maggio 2016 dc:

Ipazia: astronoma, filosofa, matematica, martire pagana ed eroina del libero pensiero

“Agorà” è un film a dir poco stupendo, la cui proiezione andrebbe proposta in tutti gli ordini di scuola tranne, per ovvie ragioni di età, l’infanzia e i primi anni della primaria.

Giusto per far comprendere ai ragazzi che il fondamentalismo religioso non è un fenomeno che appartiene solo al mondo islamico, ma è trasversale a tutte le esperienze di culto ed alle confessioni di qualsiasi origine e latitudine.

Quando, all’alba del V secolo dopo Cristo, i talebani erano soprattutto i cristiani, in un impero (quello romano) ormai diventato “cristiano”.

Nel 392 d. C. l’imperatore Teodosio emanò una legge speciale contro i culti pagani nel tollerante Egitto. Da quel momento in poi i quadri dirigenti del Cristianesimo, assorto ormai a religione di Stato, intrapresero una mobilitazione punitiva proprio nella capitale della cultura ellenica dov’era nata e dove insegnava Ipazia.

All’origine dell’ostilità di Cirillo, il vescovo di Alessandria d’Egitto, più che la misoginia o l’astio confessionale, era l’invidia – secondo il bizantino Suidas – per la sua influenza politica. Era una partita a tre quella che si giocava per il potere ad Alessandria tra l’antica élite pagana, stretta alla rappresentanza del governo imperiale, i dirigenti cristiani che aspiravano a soppiantarla e la comunità giudaica, la prima lobby dominante, gruppo di pressione rivale.

Il primo atto tragico dell’episcopato di Cirillo fu il pogrom anti-ebraico, che anticiperà l’assalto verso l’establishment pagano, incarnato nella figura di Ipazia. Se la ragione e la fede costituiscono i due binari paralleli lungo i quali si è mossa la storia dell’Occidente nel corso degli ultimi duemila anni, i testi che meglio ne rappresentano l’immutabile distanza sono senza dubbio Elementi di Euclide e la Bibbia, cioè le due summe del pensiero matematico greco e della mitologia religiosa giudaico-cristiana, la cui efficacia ispirativa è testimoniata proprio dall’incredibile numero di edizioni raggiunte da entrambi (duemila, una media di una all’anno dalla prima “pubblicazione”).

L’episodio più emblematico dell’irriducibile contrasto fra le due ideologie accadde nel marzo del 415 d. C., quando un assassinio impresse, come disse Gibbon in Declino e caduta dell’impero romano, “una macchia indelebile” sul cristianesimo. La vittima fu una donna: Ipazia, detta “la musa” o “la filosofa”. Il mandante fu un vescovo: Cirillo, il patriarca di Alessandria d’Egitto.

Ipazia fu massacrata da un gruppo di monaci cristiani, i parabolani, una sorta di talebani dell’epoca, che costituivano la milizia personale del vescovo. Ipazia divenne così una martire del paganesimo, ma soprattutto un’eroica paladina della libertà di pensiero.

È assai improbabile che con il battage pubblicitario e la serie di dibattiti promossi attorno al film “Agorà” di Alejandro Amenabar qualcuno non abbia mai sentito nominare Ipazia.

In una Alessandria dove si scontrarono l’ultima aristocrazia legata al paganesimo, il nuovo potere religioso rappresentato dal vescovo Cirillo ed una vasta comunità ebraica, visse ed insegnò questa straordinaria filosofa neoplatonica, matematica ed astronoma, che si diceva fosse bellissima ed idolatrata dai suoi allievi. Una banda di parabolani, talebani ante litteram al servizio del vescovo Cirillo, si scagliò sul corpo di Ipazia e lo fece letteralmente a pezzi.

Lucio Garofalo

Laicità e Laicismo, Scienza e Natura

La potenza dell’assurdo: fra Babbo Natale e lepricauni

Fuffaro: Non ha senso che contestiate la mia teoria alternativa. Io dico che tutto è possibile, e voi non siete nessuno per dire che mi sbaglio. Razionalista: Se tutto fosse possibile, allora sareb…

Sorgente: La potenza dell’assurdo: fra Babbo Natale e lepricauni Blog: Italia Unita per la Scienza, 30 Novembre 2014 dc

Ateoagnosticismo, Cultura, Politica e Società

Il nuovo ciclo di conferenze del “Giordano Bruno”

Circolo Culturale “Giordano Bruno” di Milano

Le conferenze si svolgono il martedì, dalle ore 21 alle 23 circa, a Milano in via Bagutta 12 (fermata San Babila della linea 1 (Rossa) della Metropolitana), scala C, seconda a destra, al secondo piano.

Febbraio
10

Presentazione del libro di Francis Sgambelluri “L’indifferenza divina” www.francis-sgambelluri.it , un testo di dura critica antireligiosa e anticlericale. Interverrà l’autore.

17

Tutti alla serata laicista alla “sala Alessi” di Palazzo Marino, piazza Scala 2, ore 21. Organizza la Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni.

24

Presentazione del libro di Giancarlo Tranfo “La croce di spine – Gesù: la storia che non vi è ancora stata raccontata” www.yeshua.it . Interverranno l’autore e Dario Savoia

Marzo
3

Presentazione del libro di Cosimo Cerardi “Filosofia e rivoluzione in Giordano Bruno – Religione, etica e materialismo” www.lamongolfieraeditrice.it . Interverrà l’autore.

10

Presentazione del libro di Ines Arciuolo “A casa non ci torno – Autobiografia di una comunista eretica” www.stampalternativa.it . Interverranno l’autrice e Maria Dilucia.

17

Serata di discussione sul libro di Marco Novarino “L’addio laico – Storia della cremazione a Novara” www.fondazionefabretti.it . Maria Carla Baroni leggerà alcune sue liriche.

24

Serata di discussione del libro di Alexis de Tocqueville “Un ateo liberale – Religione, Politica, Società” www.edizionidedalo.it . Interverrà Fabio Greggio.

31

Serata di discussione sul libro di Aldo Colonna “Catechismo anticlericale – per credenti e laici” www.castelvecchieditore.com . Interverrà Franco Grisolia.

Aprile
7

Serata di discussione sul libro di Karlheinz Deschner “Sopra di noi…niente – Per un cielo senza dei e un mondo senza preti” www.edizioniariele.it Interverrà Renato Pomari.

14

Serata di discussione sul libro di Giovanni Romeo “Amori proibiti – I concubini tra Chiesa e Inquisizione” www.laterza.it . Interverrà Michela Zucca.

21

In collaborazione con ANPI sezione di Porta Venezia si discute di: “Elio Chianesi – Dall’antifascismo alla Resistenza” www.polistampa.com e “Razza partigiana – Storia di Giorgio Marincola (1923-1945)”  www.iacobellisrl.it .

28

Serata di discussione su due nuovi importanti libri sulla Resistenza: “Diario di Bulow” www.odradek.it e “La mia corsa a tappe – N° 63783 a Mauthausen” www.benedicta.org . Interverrà Tiziano Tussi dell’ANPI.

Maggio
5

Serata di discussione sul libro di Edward Muir “Guerre culturali – Libertinismo e religione alla fine del Rinascimento” www.laterza.it

12

Presentazione del libro di autori vari “Sono ateo, grazie a Dio! – Antologia di testi antireligiosi e materialisti dall’antichità ad oggi” http://gratisedizioni.altervista.org/gratisedizioni/ .

19

Presentazione del libro dei Discepoli di Verità “Segreto pontificio – I crimini sessuali della Chiesa nascosti da papa Wojtila e dal cardinale-prefetto Ratzinger” www.kaosedizioni.com . Interverrà Paolo Iervese.

26

Serata di discussione sul libro di R. Giulianelli “Un eretico in Paradiso – Ottorino Manni: anticlericalismo e anarchismo nella Senigallia del primo novecento” www.bfs-edizioni.it . Interverrà Franco Schirone.


Ateoagnosticismo

10 miti-e 10 verità-sull’ateismo

Dal sito Nuovi Mondi Media http://www.nuovimondimedia.com , nella rubrica Cultura e Storia

10 miti-e 10 verità-sull’ateismo

di Sam Harris (The Los Angeles Times) (La parte scritta in rosso è mia, a penna di Jàdawin)

Spesso gli atei vengono visti come intolleranti, immorali, depressi, ciechi di fronte alla bellezza della natura e dogmaticamente insensibili all’evidenza del soprannaturale. Diventa importante allora, considerato come non di rado essi finiscono per essere gli individui più accorti e scientificamente acculturati di ogni società, ridimensionare i miti che impediscono loro di giocare un ruolo più attivo nei dibattiti nazionali.
Alcuni studi indicano come il termine “ateismo” negli Stati Uniti abbia acquisito oggi più che mai una connotazione dispregiativa; ad esempio, essere atei negli Usa attualmente rappresenta un perfetto impedimento a chi vuol far carriera in politica (in misura persino maggiore rispetto agli ostacoli che incontrano i neri, i musulmani e gli omosessuali). Secondo un recente sondaggio condotto dal settimanale Newsweek, solo il 37% degli americani voterebbe per un Presidente ateo.

Perfino John Locke, uno dei grandi patriarchi dell’Illuminismo, credeva che l’ateismo fosse “non tollerabile”, perché, ribadiva, “le promesse, gli accordi solenni, i giuramenti, in sostanza tutto ciò su cui si fondano le società, non hanno presa su un ateo”.

Questo più di trecento anni fa. Ma oggi, negli Stati Uniti, poco sembra essere cambiato. L’87% dei cittadini Usa sostiene “senza ombra di dubbio” l’esistenza di Dio; solo un 10% scarso si definisce ateo, e vede la propria reputazione deteriorarsi sempre più.

Tuttavia, considerato come non di rado gli atei finiscono per essere gli individui più accorti e scientificamente acculturati di ogni società, diventa importante ridimensionare i miti che impediscono loro di giocare un ruolo più attivo nei dibattiti nazionali.

1) Gli atei credono che la vita non abbia significato.

Al contrario, spesso sono i religiosi a preoccuparsi che la vita non abbia senso e a immaginare che essa possa essere redenta solo con la promessa della felicità eterna oltre la tomba. Gli atei tendono a considerare la vita un bene prezioso, a ritenerla impregnata di contenuti reali e degna di essere vissuta fino in fondo. I nostri rapporti con coloro a cui teniamo sono importanti ora, la nostra stima in merito non deve essere condizionata da chissà quale giudizio futuro. Gli atei reputano questa paura del non-significato… insignificante.

2) L’ateismo è responsabile dei più efferati crimini nella storia dell’umanità.

I fedeli sovente sostengono che le atrocità di Hitler, Stalin, Mao e Pol Pot sono state l’inevitabile conseguenza della non-fede. Tuttavia, la questione non è lo scetticismo di fascismo e comunismo nei confronti della religione; il problema è che essi alle religioni sono fin troppo simili. Tali regimi vivono di dogmi, e sostanzialmente venerano personalità in modo analogo ai culti religiosi. Auschwitz, i gulag e i campi di sterminio in generale non sono stati la conseguenza dell’abbandono delle verità di fede da parte degli esseri umani, bensì dimostrazioni di una politica, razziale e nazionalistica follia dogmatica. Non è mai esistita nella storia umana una società che abbia sofferto perché la sua gente è diventata troppo ragionevole.

3) L’ateismo è dogmatico

Gli ebrei, i cristiani e i musulmani sostengono che i loro testi sacri sono talmente preveggenti dei bisogni dell’umanità che è impossibile non siano stati scritti sotto la guida di una divinità onnisciente. Ateo è semplicemente chi ha considerato questa tesi, ha letto le scritture e ha trovato quanto di cui sopra ridicolo. Rifiutare i dogmi religiosi ingiustificati non significa per forza essere miscredenti. Lo storico Stephen Henry Roberts (1901-71) in un’occasione dichiarò: “Affermo che siamo entrambi atei. Solo abbiamo un’idea diversa del divino. Quando capirai perché rigetti tutte le altre possibilità divinità, realizzerai perché io non riconosco le tue”.

4) Gli atei credono che tutto nell’universo sia nato per caso.

Nessuno sa perché dall’universo sia nata la razza umana. Infatti, non è ancora completamente chiaro a cosa ci si riferisca quando si parla di “inizio” o di “creazione” dell’universo, dal momento che questi concetti chiamano in causa la nozione di tempo, e qui si sta discutendo dell’origine della stessa dimensione spazio-temporale. L’idea secondo cui gli atei credono che ogni cosa sia casuale è nata fra l’altro come critica alle teorie di Darwin. Come Richard Dawkins spiega nel suo ottimo libro, “The God Delusion”, ciò rappresenta un totale fraintendimento della tesi evoluzionista. Sebbene non abbiamo conoscenza esatta della struttura chimica primordiale della Terra, sappiamo che la diversità e la complessità che osserviamo oggi nel mondo non sono il prodotto di casualità. L’evoluzione è una combinazione di mutazioni impreviste e selezione naturale. Darwin coniò l’espressione “selezione naturale” per analogia con la “selezione artificiale” degli allevatori di bestiame. In entrambi i casi, il processo selettivo esercita un preciso effetto non casuale sullo sviluppo di ogni specie.

5) L’ateismo non ha rapporti con la scienza.

Nonostante sia possibile contemporaneamente essere scienziati e credere in Dio – come sembra sia successo in alcuni casi – è indubbio che il pensiero scientifico tende a erodere, piuttosto che sostenere, la fede religiosa. Prendiamo ad esempio la popolazione statunitense: numerosi sondaggi mostrano come circa il 90% degli intervistati creda in un Dio personale; il 93% dei membri della National Academy of Sciences, al contrario, non vi crede. Poche altre discipline divergono dalla religione come la scienza.

6) Gli atei sono arroganti.

Quando gli scienziati non sanno qualcosa – ad esempio come dall’universo è nato il genere umano o come le prime molecole autoreplicanti si sono formate – lo ammettono. Pretendere di conoscere ciò che non si conosce è una grave responsabilità nella scienza. Ed è la linfa vitale delle religioni. Uno dei monumentali paradossi delle religioni è quello incarnato dalla frequenza con cui le persone di fede si autocelebrano per la propria umiltà, mentre sostengono di conoscere nozioni di cosmologia, chimica e biologia che nessun scienziato conosce. Quando prendono in considerazione questioni sulla natura del cosmo e altre analoghe, gli atei separano i fatti dalle opinioni. Questa non è arroganza, piuttosto onestà intellettuale.

7) Gli atei rifiutano l’esperienza spirituale. (Continuo a non capire perché si usino questi termini – spirito e spirituale – per manifestazioni e sentimenti tangibili della personalità umana….)

Non esiste nulla che impedisca a un ateo di provare amore, estasi, abbandono, meraviglia; gli atei sanno apprezzare queste esperienze e le ricercano di continuo. Ciò che gli atei evitano è, in base a queste stesse esperienze, rendersi protagonisti di ingiustificate (e ingiustificabili) rivendicazioni sulla natura della realtà. Non c’è dubbio che alcuni cristiani abbiano trasformato in meglio la propria vita leggendo la Bibbia e pregando Gesù. Questo cosa prova? Prova che alcune discipline fondate sul rigore e sul rispetto di determinati codici comportamentali possono aver un notevole effetto sulla mente umana. Le esperienze positive dei cristiani consentono di dire che Gesù è l’unico salvatore dell’umanità? Neanche lontanamente – perché gli hindù, i buddisti, i musulmani e persino gli atei provano le stesse esperienze di cui sopra. Infatti, non c’è un cristiano sulla Terra che sia certo che Gesù avesse la barba, o che fosse nato da una vergine o che fosse resuscitato. Non è questa la tipologia di asserzioni che che l’esperienza spirituale può autenticare.
8) Gli atei credono che non ci sia nulla al di là della vita e della ragione umane.

Gli atei, contrariamente ai religiosi, sono liberi di riconoscere i limiti dell’intelletto. È ovvio che gli uomini non comprendano appieno l’universo; ma è ancora più ovvio che né la Bibbia né il Corano riflettono di ciò le migliori interpretazioni. Noi non sappiamo se da qualche parte nel cosmo esistano forme complesse di vita, ma questo non significa escluderne la possibilità. Se così fosse, altrove potrebbero essersi sviluppate determinate conoscenze delle leggi della natura più sofisticate delle nostre. Gli atei sono liberamente in grado di considerare questa possibilità. Inoltre, possono convenire che nel caso esistessero brillanti extraterrestri, i contenuti di Bibbia e Corano ad essi potrebbero risultare ancor meno toccanti di quanto non lo siano per gli esseri umani atei. Secondo gli atei, dunque, le religioni banalizzano completamente le reale bellezza e l’immensità dell’universo.

9) Gli atei ignorano il fatto che la religione è estremamente benefica per le società.

Coloro che enfatizzano gli effetti positivi della religione non sembrano capire che questi stessi effetti falliscono nel dimostrare la verità delle dottrine religiose. Per questo esistono espressioni come “pio desiderio” o “auto-inganno”. Esiste una profonda distinzione tra una delusione consolante e la verità vera e propria. In ogni caso, sui buoni effetti di una religione si può dibattere. In molti casi, sembra proprio che i dogmi religiosi forniscano alle persone cattive ragioni per comportarsi bene, quando in realtà le buone ragioni sarebbero disponibili. Chiedete a voi stessi cosa è più morale: aiutare i poveri in modo disinteressato, o farlo perché il creatore dell’universo vuole che lo facciate, perché vi premierà per averlo fatto o vi punirà per non averlo fatto?

10) L’ateismo non fornisce basi morali.

Se una persona non capisce di per sé che la crudeltà è sbagliata, non lo capirà leggendo la Bibbia o il Corano; questi testi, infatti, esplodono di agiografie della crudeltà, sia terrena sia divina. Non costruiamo la nostra moralità dalla religione. Decidiamo cosa è giusto ricorrendo a istituzioni morali estremamente radicate in noi stessi e ridefinite da millenni di pensieri e riflessioni sulle cause e le possibilità della felicità umana. Negli anni abbiamo conosciuto notevoli progressi morali, e questi non li abbiamo realizzati perché abbiamo letto la Bibbia o il Corano con più attenzione. Entrambe le scritture condonano la schiavitù, mentre ogni essere umano civilizzato sa che essa è abominevole. Qualsiasi buona cosa contenuta nelle scritture – come la “Golden Rule” – può essere apprezzata per la sua saggezza etica, senza necessariamente dover credere che sia stata tramandata a noi dal creatore dell’universo.

Sam Harris è l’autore del Best Seller del New York Times “The End of Faith: Religion, Terror, and the Future of Reason”, pubblicato in Italia da Nuovi Mondi Media con il titolo La fine della fede – Religione, terrore e il futuro della ragione. Laureato in Filosofia alla Stanford University, per oltre vent’anni Sam Harris ha studiato le tradizioni religiose occidentali e orientali, e diverse discipline contemplative. Harris ha conseguito anche un dottorato in neuroscienze. La sua opera ha acceso un aspro dibattito su diversi organi di informazione, tra cui il New York Times, il Los Angeles Times, il San Francisco Chronicle, l’Economist, il Guardian, il New Scientist e molti altri. Sam Harris vive a New York City.

Fonte: The Los Angeles Times
Traduzione a cura di Luca Donigaglia per Nuovi Mondi Media