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Uccidiamoli a casa loro

In e-mail da Democrazia Atea il 24 Luglio 2018 dc:

Uccidiamoli a casa loro

Generalmente le società civili adottano criteri di condivisione delle esperienze e delle conoscenze per arrivare alle migliori soluzioni possibili.

Le società civili organizzano convegni di medicina, di diritto, di economia, organizzano meeting, conferenze, perché la condivisione delle conoscenze diventa il modo migliore per ipotizzare risposte possibili e ridurre i margini di errore.

Anche negli USA si organizzano eventi per trovarsi preparati agli scenari futuri, ed essendo gli statunitensi degli inguaribili guerrafondai, i loro meeting sono incentrati sugli scenari di guerra.

Negli USA si organizzano dei giochi di guerra, durante i quali si devono misurare le capacità delle forze armate americane di affrontare ogni tipo di crisi.

Il War College in Pensilvanya ha ospitato Unified Quest 08, un evento durante il quale si radunarono militari di ogni età, provenienti da tutto il mondo, ma anche rappresentanti delle accademie, dell’industria, di molte agenzie governative per discutere le risposte ai conflitti globali del futuro.

Ed è curioso constatare che quando il Pentagono orchestra un “gioco di guerra” preventivando come comportarsi in un possibile conflitto, di lì a poco quella guerra ipotizzata, con stupefacente puntualità, si verifica.

Nel 2008 Unified Quest aveva ipotizzato quattro scenari e tra questi, quello nigeriano, collocandolo temporalmente nel 2013.

Era la prima volta che gli USA pianificavano uno scenario africano.

Con singolare “coincidenza”, l’anno successivo, nel 2009, il gruppo terroristico Boko Haram, presente in Nigeria già dal 2002 ma con attività che non avevano destato immediata preoccupazione, ha cominciato la sua ascesa vertiginosa, frutto di finanziamenti improvvisi, e ha scatenato i primi attentati in concomitanza con la creazione dell’Africom, un nuovo comando militare destinato al continente africano e creato dal Pentagono.

Gli orrori legati a questo gruppo terroristico sono inenarrabili, ma è necessario risalire a chi quell’orrore lo ha lucidamente pianificato.

I maggiori finanziatori di Boko Haram sono il fondo fiduciario Al-Muntada, con sede nel Regno Unito, e la Società mondiale islamica dell’Arabia Saudita, dunque Regno Unito e Arabia Saudita, entrambi fedeli alleati degli USA.

Zbigniew Brzezinski, già co-fondatore della Commissione Trilaterale, ideatore del progetto CIA di sostegno ai mujaheddin in Afghanistan, durante l’amministrazione Obama teorizzò la politica di deflagrazione degli stati nazionali per arrivare a micro-Stati divisi per etnie o religione, talmente irrilevanti da non poter essere minimamente in grado di opporsi ad una qualsiasi multinazionale del petrolio di medie dimensioni, e tra gli obiettivi di distruzione degli stati nazionali c’era la Nigeria.

Destabilizzare la Nigeria significava anche indebolire il rapporto privilegiato che la Nigeria aveva con la Cina, perché il petrolio nigeriano costituisce un irrinunciabile fonte di approvvigionamento anche per Pechino.

Nel 2010, la Cina ha firmato un accordo da 23 miliardi di dollari per la costruzione di tre raffinerie di carburanti in Nigeria, e la crescente presenza della Cina nella regione è stata interpretata, manco a dirlo, come una sfida agli interessi americani.

Agli USA interessano le risorse petrolifere nigeriane e non vuole contendersele con la Cina.

Durante l’amministrazione Obama le organizzazioni terroristiche sono state spudoratamente finanziate per destabilizzare intere aree, in tutto il pianeta, con la precisa finalità di meglio consentire il raggiungimento delle predazioni economiche.

L’amministrazione Obama, consentendo che Boko Haram venisse finanziato, ha ottenuto la destabilizzazione della nazione più popolosa dell’Africa.

Da non trascurare che alla distruzione della Nigeria ha contribuito, attraverso l’ENI, anche l’Italia.

L’Eni è stata accusata di aver grandemente, se non irreversibilmente, inquinato il Delta del Niger.
L’ENI si è difesa dicendo che le perdite erano causate proprio dai terroristi che rubavano il petrolio dalle tubature.
Un accurato studio di Amnesty International ha dimostrato invece, con documenti e fotografie, che le perdite sono causate, piuttosto, dal pessimo stato di manutenzione degli impianti.

Da sottolineare come l’economia della Nigeria era prevalentemente fondata su agricoltura e pesca e come gli idrocarburi e l’inquinamento del Niger abbiano distrutto l’economia nazionale tradizionale, ad onta dei progettini di sostegno all’agricoltura finanziati proprio dall’ENI.

Il bilancio complessivo è terrificante: centinaia e centinaia di civili uccisi, esecuzioni sommarie agghiaccianti, migliaia di famiglie impossibilitate a sostenersi, fame, miseria, malattie e, su tutto, incombe la bestialità della sharia.

Così li abbiamo uccisi a casa loro.

http://www.democrazia-atea.it

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No ad un nuova impresa di Libia!

dal Partito Comunista dei Lavoratori 16 Marzo 2016 dc:

No ad un nuova impresa di Libia!

È ora di dire basta alle guerre del capitalismo, alle guerre per i profitti di pochi pagate da tutti. Non un uomo, non un soldo, per la nuova impresa di Libia!

Solo la liberazione della società dal capitalismo e dall’imperialismo può dare una vera pace all’umanità. Solo una rivoluzione socialista può porre fine alle guerre.

Rullano i tamburi di una nuova impresa di Libia.

Il governo Renzi reclama la guida della missione internazionale.

L’Italia si appresta a tornare nella sua vecchia colonia, dove già inaugurò campi di concentramento e gas asfissianti contro la resistenza berbera al prezzo di 100.000 morti.

Dicono che l’obiettivo centrale dell’intervento è sconfiggere ISIS.

Mentono. L’obiettivo vero è la spartizione della Libia. È il controllo dei suoi giacimenti petroliferi, dentro una lotta spietata tra Francia e Italia, fra Total ed ENI.

Il capitalismo francese ha giocato di anticipo mandando truppe a Bengasi a sostegno del generale Haftar, per mettere le mani sui giacimenti petroliferi della Cirenaica. Tutta la stampa italiana chiede a Renzi di intervenire per non farsi scavalcare dai francesi e difendere gli interessi dell’ENI. Renzi teme di perdere voti infilandosi in una avventura. Ma non vuole perdere la faccia agli occhi di quel grande capitale tricolore che si è candidato a rappresentare in Italia e nel mondo. Per questo si è assicurato, per decreto (10 febbraio), il controllo diretto delle truppe speciali tramite i servizi segreti: un decreto che assegna loro, testualmente, “licenza di uccidere e impunità per i reati”.

Il governo Renzi taglia i fondi della sanità, minaccia le pensioni di reversibilità, abbatte i trasferimenti pubblici ai comuni e ai servizi, regala ai padroni continui tagli di tasse. Ma trova i soldi per prolungare la missione militare in Afghanistan, per mandare altri 500 soldati in Iraq, e ora per “la licenza di uccidere” in Libia. La chiamano “guerra al terrorismo”. Ma dopo vent’anni di cosiddette “guerre al terrorismo”, proprio il peggiore terrorismo fondamentalista conosce uno spaventoso sviluppo, con gravi conseguenze sulla sicurezza stessa di persone innocenti nelle città europee. “Le loro guerre, i nostri morti”, questo il bilancio. Mentre la fuga disperata dalle guerre di enormi masse umane viene respinta in Europa da muri, ruspe, fili spinati, e da un’ondata di odiosa xenofobia, al prezzo di nuove morti e nuove sofferenze. In una spirale senza fine.

È ora di dire basta alla guerra, alle guerre del capitalismo, alle guerre per i profitti di pochi pagate da tutti. Non un uomo, non un soldo, per la nuova impresa di Libia!

Solo la liberazione della società dal capitalismo e dall’imperialismo può dare una vera pace all’umanità. Solo una rivoluzione socialista può porre fine alle guerre.

Per questo lotta il Partito Comunista dei Lavoratori, l’unico partito della sinistra italiana che non ha mai appoggiato missioni militari.

Partito Comunista dei Lavoratori