E se non fossero più solo coppie etero a poter fare figli?

Da www.gay.it 1 Febbraio 2008 dc

E se non fossero più solo coppie etero a poter fare figli?

Sperma dal midollo della donna, che renderebbe di fatto l’uomo “superfluo” per la procreazione, ma anche ovuli dal midollo di un uomo, che per la prima volta potrebbe finalmente “fare da se'” e provare l’ebbrezza di un concepimento senza femmina. Non e’ una chimera, ma il risultato sorprendente di alcune ricerche scientifiche in diversi laboratori nel mondo, che se fossero confermate dalla sperimentazione umana potrebbero rendere il fare l’amore con una persona di sesso opposto per generare un figlio un ricordo del passato, tutt’al più un piacere un po’ demode. Il risultato più sorprendente, riportato dalla rivista New Scientist, è quello di Karim Nayernia, biologo dell’Università di NewCastle: con il suo staff si dice in grado di convertire le cellule del midollo osseo femminile in sperma, e quelle del midollo maschile in ovuli.

Una sorta di “autoriproduzione”, già allo stadio avanzato sui topi di laboratorio, che utilizza un massiccio bombardamento di sostanze chimiche e vitamine per “convincere” le staminali del midollo a diventare spermi o ovuli in grado di fecondare o essere fecondati. Entro due anni, garantisce Nayernia, potrà essere creato sperma ‘femminile’ al primo stadio, ed entro cinque sarà pronta la prima cellula spermatica autoprodotta da una donna in grado di fecondare. Una rivoluzione copernicana che potrebbe consentire anche agli omosessuali di fare figli, fermo restando che l’utero di una donna resta imprescindibile (almeno fino a qualche altra scoperta rivoluzionaria) per portare a termine una gravidanza. Risultati sorprendenti anche per il team di ricerca dell’Istituto Boutantan a (San) Paolo del Brasile, dove sono stati sviluppati spermatozoi e ovuli partendo dalle cellule staminali di embrioni di topi maschi. Le stesse tecniche, una volta messe a punto, potrebbero se non altro consentire il prelievo di staminali da donatori adulti senza dover ricorrere agli embrioni.

Senza contare la possibilità di procreare che verrebbe offerta quasi “miracolosamente” a malati di cancro divenuti infertili, o alle coppie infertili in senso assoluto. Certo, i problemi ci sono: intanto, da ovuli e spermi creati dalla donna nascerebbero solo donne, vista la mancanza del cromosoma Y; e poi i topi che hanno fatto da cavia non se la passano benissimo, e manifestano problemi di salute alcuni mesi dopo gli esperimenti. Senza contare le infinite problematiche etiche, che però gli autori delle ricerche respingono al mittente, in nome, assicurano, “del progresso della scienza”.

Francia, le musulmane nelle scuole cattoliche per indossare il velo

Nunzio Miccoli mi ha segnalato in e-mail l’1 Ottobre 2008 questo articolo, che traggo da www.corriere.it , datato 30/09/08:

ampio reportage sul NEW YORK TIMES

Francia, le musulmane nelle scuole cattoliche per indossare il velo

Migliaia i giovani di fede islamica che frequentano istituti cattolici per aggirare la legge sulla laicità

MARSIGLIA (Francia) – Frequentare una scuola cattolica per indossare il velo islamico. In Francia sono ormai decine di migliaia le ragazze musulmane che studiano in istituti cattolici privati per aggirare la legge sulla laicità dello Stato che vieta di ostentare simboli religiosi nelle scuole pubbliche francesi. Il New York Times dedica un ampio reportage a questo crescente fenomeno e sottolinea che le giovani musulmane scelgono gli istituti cattolici proprio perché qui sono tollerati tutti i simboli religiosi, anche quelli appartenenti a religioni diverse da quella cattolica romana.

CIFRE – La maggior parte degli studenti, in alcuni istituti privati cattolici, è di religione musulmana. Addirittura nel collegio di St. Mauront, a Marsiglia, la presenza di alunni di fede islamica raggiunge la percentuale record dell’80%. Gli istituti musulmani in Francia sono solo quattro e per questo le 8.847 scuole cattoliche sono diventate l’ultimo rifugio per quei tanti musulmani che considerano la legge sulla laicità dello Stato qualcosa di ingiusto e liberticida. Secondo le statistiche diffuse dagli insegnanti francesi oggi le scuole cattoliche transalpine sono frequentate da circa due milioni di ragazzi: oltre il 10% degli studenti sono di religione musulmana.

TOLLERANZA – Gli alunni di origine musulmana che frequentano la scuola cattolica di St. Mauront si dichiarano felici di non studiare in un istituto pubblico: «Qui almeno c’è rispetto per la nostra religione» taglia corto Nadia, studentessa di 14 anni di origine algerina. «Nelle scuole pubbliche non potrei mai indossare il velo». Anche gli esponenti del mondo religioso musulmano fanno notare le contraddizioni insite nella scuola francese. «La laicità è diventata la religione di Stato e la scuola repubblicana il suo tempio» afferma Imam Soheib Bencheikh, ex Gran Muftì di Marsiglia e oggi fondatore dell’Istituto di Alti Studi Islamici. «È ironico, ma oggi la Chiesa Cattolica è molto più tollerante dello Stato francese quando si parla di Islam» conclude Bencheikh che ha una figlia che frequenta una scuola cattolica. Gli istituti cattolici in Francia hanno un costo relativamente basso rispetto ai collegi privati delle altre nazioni: in media i genitori spendono 1400 euro per le scuole medie inferiori e 1800 euro per quelle superiori.

LIBERTÀ RELIGIOSA – Jean Chamoux, direttore dell’istituto di St. Mauront, lavora in questa scuola da circa 20 anni: «A differenza della scuola pubblica noi crediamo nella libertà religiosa» afferma il preside. «Se proibissi alle ragazze di portare il velo, la metà degli studenti che oggi sono in queste classi non andrebbe a scuola. Preferisco averli qui, parlare con loro e spiegare che esse sono ragazze fortunate perché possono scegliere». Naturalmente anche nel collegio di St. Mauront non regna sempre l’armonia. È lo stesso preside Chamoux a confessare che probabilmente una minoranza delle studentesse è costretta dai genitori a portare il velo. Inoltre quando vi sono le lezioni di nuoto, tanti familiari fanno rimanere a casa le proprie figlie per evitare che mostrino parti del corpo o che nuotino in piscina con dei ragazzi. Infine Chamoux sottolinea che anche le libertà religiose hanno un limite: quando gli studenti musulmani gli hanno chiesto di togliere dalla classe il crocifisso per poter pregare «liberamente» durante i giorni del Ramadan, egli non ha voluto sentire ragioni e non ha mosso dalla parete il simbolo cristiano.

CRITICHE – Le considerazioni dei fautori del secolarismo sono totalmente diverse da quelle del preside Chamoux. Secondo costoro bisognerebbe rafforzare ulteriormente lo spirito laico dello Stato affinché alcuni dei valori occidentali quali il rispetto della donna e le libertà personali continuino ad essere principi inviolabili: «Il velo è un simbolo sessista e attesta la sottomissione della donna all’uomo» afferma Xavier Darcos, ministro dell’educazione francese. «Nella nostra scuola repubblicana non vi può essere posto per la discriminazione sessuale».

Francesco Tortora

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È superfluo, forse, ribadire da parte mia che sono completamente d’accordo con quanto riportato nell’ultima parte dell’articolo ed in particolare con le parole del ministro Darcos.

Jàdawin di Atheia

 Su www.jadawin.info “Politica e Società-5 2008”

Tariq Ramadan smascherato dalla turco tedesca Necla Kelek

L’amico Numicco mi ha inviato il 12 Novembre 2008 dc in e-mail questo articolo (non ha potuto specificare la fonte):

Tariq Ramadan smascherato

dalla turco tedesca

Necla Kelek

  
di Vito Punzi

Nel contesto italiano, nei giorni scorsi si elevata solitaria la voce di Magdi Cristiano Allam nella critica alle iniziative di Tariq Ramadan e di chi con lui si dice promotore di un “islam europeo”. Ma per fortuna Allam in Europa non è solo.

Della turco-tedesca Necla Kelek, il cui impegno in difesa delle donne musulmane è stato riconosciuto di recente con l’assegnazione del Premio “Donne-Europa-Germania”, in Italia si sa poco o nulla. Quando nel 2005 uscì in Germania il suo libro La sposa straniera, la denuncia di donne musulmane costrette a matrimoni combinati e “importate” come spose provocò violente proteste da parte di musulmani, di turchi e di loro amici politici. La Kelek venne accusata di ingigantire singoli casi. Donne d’origine turca impegnate in politica dichiararono pubblicamente d’essersi sposate per amore, con l’intento evidente di dimostrare che i matrimoni coatti non avevano nulla a che fare con la loro cultura e con l’islam.

E’ un fatto però che in Germania ogni anno migliaia di donne e uomini musulmani contraggano matrimonio dietro costrizione. “Le case che ospitano donne maltrattate e i consultori sono pieni”, ha scritto di recente la Kelek sulla “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, perché le ragazze temono di essere portate durante le vacanze nei paesi d’origine dei loro genitori per essere lì maritate.” Ed è utile ricordare anche che la comunità islamica tedesca ha a che fare non solo con i matrimoni coatti, ma anche con i cosiddetti omicidi d’onore, con la violenza all’interno della coppia.

Dopo la triste e vergognosa vicenda che lo ha visto pessimo protagonista del boicottaggio della Fiera del Libro di Torino dell’anno scorso, Tariq Ramadan è stato indiscusso protagonista delle cronache dei giorni scorsi grazie alla sua partecipazione ai colloqui catto-islamici in Vaticano. Ebbene Ramadan è soggetto ben noto in tutta Europa e la stessa Necla Kelek ha già avuto modo di intervenire più volte per smascherare il vero fine delle sue iniziative. Tra queste, la più recente è proprio quella relativa ai matrimoni coatti. Lui e i suoi amici (le associazioni islamiche di Rotterdam e di Berlino, la “Inssan”, vicina ai Fratelli Musulmani, e Günter Piening, delegato della città di Berlino per l’integrazione) l’hanno chiamata “Mano nella mano contro i matrimoni coatti”. Ma l’iniziativa alla Kelek non è piaciuta proprio.

Pur giudicando positiva l’ammissione implicita di “un problema proprio della società islamica”, la sociologa l’ha stigmatizzata come “un tentativo di catturare quelle giovani musulmane finalmente cresciute nella loro autocoscienza e di consigliarle secondo un punto di vista musulmano, evitando così che possano recarsi nei consultori statali, oppure possano cercare rifugio nelle case per donne maltrattate e dunque che possano allontanarsi da Allah” (così dall “FAZ” del 29 luglio scorso).

L’iniziativa è stata presentata nei mesi scorsi nel quartiere di Kreuzberg, a Berlino, insieme ad una brochure in otto lingue che ne illustra i contenuti. In realtà, in nessun passo del libretto viene riconosciuto al singolo il diritto di decidere se sposarsi o meno. “La famiglia forma il nucleo della società islamica”, si dice, “ed il matrimonio nell’islam è l’unica maniera consentita di formare un famiglia.” Ma quale famiglia abbia in testa Ramadan ce lo spiega ancora la Kelek: “Con essa non si intende un nucleo costituito da madre, padre e figli, ma la grande famiglia, la stirpe. In questo modo, dalla comunità dei musulmani, la “umma”, deriva la cultura delle famiglie.” Sempre nel citato libretto si legge ancora a proposito della mutua assistenza: “In una cultura delle famiglie, la famiglia è più importante dell’individuo. La famiglia si comporta come unità per essere riconosciuta a tutti gli effetti come qualcosa di integro da parte delle altre famiglie del contesto sociale […]. Ogni individuo deve agire nell’interesse della famiglia.” “E se questo non accade”, è il commenta della Kelek, “viene ferito l’onore della famiglia.”

La sociologa, nonostante i frequenti attacchi dagli ambienti “liberal” oltre che musulmani, è figura stimata in Germania al punto da essere stata anche cooptata come consulente per l’immigrazione per il Land Baden-Wüttenberg e conosce come poche altre la condizione delle donne musulmane in Occidente. Da anni sostiene che il modello sociale musulmano è fondato sul controllo che gli uomini esercitano sulla donna e per questo motivo non crede nelle buone intenzioni di Ramadan e compagnia. Piuttosto interpreta anche questa iniziativa sui matrimoni coatti come “propaganda per la costrizione musulmana al matrimonio”, come una vera e propria “truffa”, pensata ancora una volta a spese delle donne.

Sul mio sito Jàdawin di Atheia www.jadawin.info alla pagina “Politica e Società-5”