Vaticano SPA

Dal blog del Windows Live Spaces dell’amico Sestante

http://se-stante.spaces.live.com/blog/cns!D0747DFB64EDEC00!771.entry

il commento ad un articolo del blog di Beppe Grillo del 3 giugno 2009 dc

Sulle spregiudicate manovre finanziarie del Vaticano si è scritto un fiume di inchiostro, perciò il libro oggetto di questo intervento non è uno scoop. La cosa rimarchevole però è che queste speculazioni non sono finite con le arcinote vicende di Marcinkus, Sindona, Calvi ecc., ma sono continuate ben dopo, come attesta questo libro tratto da fonti di prima mano.

ecco l’intervista con l’autore dal blog di Grillo

Io riporto il testo qua di seguito (con le mie inevitabili correzioni…)

Jàdawin di Atheia

Vaticano S.p.A.

L’Italia del dopoguerra si può comprendere solo attraverso gli intrecci tra Mafia, Massoneria, Vaticano e parti deviate dello Stato. Quattro mondi che si incrociano nelle vicende più oscure della nostra Repubblica. Il libro: “Vaticano S.p.A.” grazie all’accesso, quasi casuale, a un archivio sterminato di documenti ufficiali spiega per la prima volta il ruolo dello IOR nella prima e nella seconda Repubblica.

Passi dal libro “Vaticano S.p.A.:
“…Paolo VI affida il trasferimento all’estero delle partecipazioni a un sacerdote e a un laico…già conosciuto da Montini quando era arcivescovo di Milano. Si chiama
Michele Sindona. Porta i capitali della mafia. Il sacerdote che mastica di finanza ed è amico degli Usa si chiama Paul Marcinkus… E’ lo stesso Sindona a presentare a Marcinkus il banchiere Roberto Calvi… I tre arrivano a manipolare gli andamenti della Borsa di Milano con le società del Vaticano che finiscono a Calvi via Sindona… Viene eletto papa il patriarca di Venezia Albino Luciani, uomo di altissimo rigore morale… il giornalista Mino Pecorelli pubblica i 121 nomi di esponenti vaticani che sarebbero affiliati alla massoneria… Luciani intende far piazza pulita allo IOR e trasferire tutti: Marcinkus, de Bonis, Mennini, de Strobel. Lo confida al segretario di Stato Jean Villot la sera del 28 settembre 1978. La mattina dopo il corpo senza vita di Giovanni Paolo I viene rinvenuto nel suo letto… Karol Wojtyla recupera la politica di Paolo VI e assicura a Marcinkus la continuità sull’indirizzo finanziario.. L’Ambrosiano di Calvi rischia il crack… si scopre che i crediti dell’Ambrosiano riguardano le società estere legate allo IOR… Il ministro del Tesoro Andreatta dispone la liquidazione del Banco Ambrosiano… Marcinkus gode della protezione incondizionata di Giovanni Paolo II… dovuta soprattutto ai fondi per oltre 100 milioni di dollari che il Vaticano inviò al sindacato polacco Solidarnosc… Triplice mandato di cattura, emesso il 20 febbraio 1987 dalla magistratura milanese contro Marcinkus e i dirigenti dello IOR Luigi Mennini e Pellegrino de Strobel…”

Si può vivere in questo mondo senza preoccuparsi del denaro? Non si può dirigere la Chiesa con le Avemarie
(Monsignor Paul Marcinkus, presidente dello IOR)
Non potete servire contemporaneamente Dio e Mammona
(Gesù, Vangeli di Matteo 6,24 e Luca 16,13)

Testo intervista:
Sommario:
L’Archivio di Mons. Dardozzi
Firma autorizzata: Giulio Andreotti
Delitto in Vaticano?
Il Paradiso (fiscale) in Terra

 L’Archivio di Mons. Dardozzi

Blog: Gianluigi Nuzzi autore di Vaticano S.p.a. edito da Chiarelettere. Un libro che sta facendo discutere. Che cosa hai scoperto di questo Vaticano?

G.Nuzzi: emergono le finanze occulte del Vaticano. E’ un viaggio tramite atti, documenti interni della santa sede negli affari più imbarazzanti e nascosti dell’Istituto opere di religione, che è la banca del papa. Questo viaggio avviene grazie ad un archivio. Un archivio di monsignor Renato Dardozzi, che è stato prima il consigliere del cardinale Casaroli, poi del segretario di Stato Sodano e doveva proprio occuparsi di sistemare raddrizzare le vicende più tormentate della Santa Sede.
Monsignor Dardozzi ha raccolto del materiale. Ha raccolto documenti bancari dello IOR che raccontano storie di tangenti, storie di soldi dell’eredità, di soldi che dovevano andare per le commemorazioni dei defunti. E ha fatto un archivio di circa 5 mila documenti, che ha lasciato in eredità affinché dopo qualche anno dalla sua morte diventassero pubblici. Io ho avuto la fortuna di avere a disposizione questo archivio che i custodi mi hanno dato e io ho fatto un lavoro di ricerca perché questi documenti raccontano come si è sviluppato, dopo Marcinkus, un sistema di conti segreto all’interno dello IOR, intestato fittiziamente a delle fondazioni benefiche per la lotta alla leucemia, per aiutare i bambini poveri, che benefiche erano solo sulla carta perché in realtà questi conti e queste fondazioni venivano utilizzate o per proteggere clienti eccellenti, intoccabili, oppure per far transitare soldi di tangenti. Un fiume di denaro arriva su questi conti, parliamo di circa 260 milioni di euro di oggi in pochissimi anni, con la dovuta rivalutazione, in contanti e poi vengono distribuiti fra paradisi fiscali, conti a Montecarlo… Andando a vedere poi chi erano i reali titolari di questi conti vengono fuori dei nomi sorprendenti! Nella documentazione dell’archivio Dardozzi si usano e si preferiscono usare dei nomi in codice. Allora c’era Ancona, omissis, Siena, Roma perché anche in queste documentazioni riservate si cercava di proteggere i nomi di questi clienti importanti.

Firma autorizzata: Giulio Andreotti

La fondazione del cardinale Francis Spellmann, parliamo di circa 40 miliardi di movimentazione in pochissimi anni, la firma autorizzata: GIULIO ANDREOTTI. Quando i magistrati di Milano nel 1993 bussano al portone di bronzo per sapere dove era finita la tangente Enimont, che era nel maxi processo di Mani pulite, una tangente pagata a tutti i partiti della prima Repubblica per concludere il divorzio tra Eni e Montedison. Ebbene quando i magistrati di Milano vanno lì e chiedono come mai parte di questa tangente è finita allo IOR, dove è andata ecco l’archivio Dardozzi racconta delle verità che noi non sapevamo!
Racconta come all’interno del Vaticano si sono attrezzati per depistare le indagini di Mani pulite, per fornire loro delle risposte parziali e fuorvianti, per soprattutto proteggere alcuni conti visto che per esempio Andreotti era, all’epoca, candidato alla presidenza della Repubblica. E poi questa è una storia della tangente Enimont, del depistaggio… c’è una frase su un fax che mi è rimasta impressa. Si dice tra un cardinale e uno degli avvocati che li stava seguendo: “mi raccomando! non diciamo tutto ai magistrati per, tra virgolette, non indurli in tentazione…” ecco io non so cosa sia la tentazione, ognuno ha la sua visione laica, cattolica, religiosa, certo di tentazioni lì ce n’erano molte perché il denaro raccoglie gli interessi ovviamente di ogni tipo. Marcinkus diceva che la Chiesa non si amministra con l’Ave Maria. Aveva ragione! La Chiesa deve avere un suo potere finanziario, deve avere una sua gestione per fare anche del bene. Ecco io racconto invece il bene che non è stato fatto. Questo non è un libro contro la Chiesa, è un libro di documenti, non va per tesi. E’ un libro che racconta storie di denaro sporco, perché la parola riciclaggio non la utilizzo a caso, la utilizzano loro nella loro corrispondenza con la segreteria di Stato.
E poi  c’è un altro aspetto che è inquietante secondo me. E’ che quando si accorgono all’interno di questo malcostume istituiscono una commissione segreta per andare a scoprire la profondità di questo IOR parallelo no?
Chiamiamolo come bisogna chiamarlo. Scavano, indagano e fanno una relazione. Siamo nel febbraio ’92. Questa relazione Angelo Caloia presidente dello IOR, alIora spedisce a Dziwiscz che all’epoca era il segretario di papa Wojtila. Quindi immagino che fosse per il papa evidentemente. Non accade assolutamente nulla!  
Questi personaggi non vengono rimossi, non vengono spostati, non vengono segnalati. Fino al marzo ’93 quando Enimont comincia a gorgogliare, comincia a diventare un problema giudiziario il Vaticano non adotta nessuna contromisura. 

Delitto in Vaticano?

Blog: C’è un papa che voleva rimuovere Marcinkus che è campato solo 33 giorni.
 
G.NUZZI: Sì, secondo David Yallop autore di uno splendido libro che si intitola “In nome di Dio” ritiene che papa Luciani sia stato ucciso perché voleva rimuovere tutta una serie di personaggi. Ecco, uno di questi personaggi è l’uomo protagonista del mio libro cioè Donato De Bonis, segretario di Marcinkus. Lui costruisce questo sistema di conti occulti, fa transitare questi soldi, protegge la famiglia Ferruzzi, questi avevano dei conti criptati allo IOR, presidenti di squadre di calcio nel libro ci sono nomi e cognomi. Rimane talmente impresso nella sua opera che nella sua nativa Pietragalla hanno fatto dei bassorilievi alla chiesa che lo raffigurano in bronzo. Magari avrà preferito in oro… questo credo sia permesso di dirlo.

Blog: Da quello che racconti nel libro ne viene fuori uno IOR, quindi un Vaticano roccaforte di evasori fiscali e di…
 
G.NUZZI: No direi una cosa diversa. Ci sono persone che hanno goduto di fiducia mal riposta. Queste persone hanno fatto scempio della fede e per tutti gli anni ’90 il mio libro racconta come ci sia stato uno scontro violentissimo tra fazioni opposte all’interno del Vaticano. Ci sono persone che hanno cercato di fare ordine, ci sono persone che sono state bloccate, ci sono persone illuminate come cardinali che volevano pulizia e chiarezza. Quindi non facciamo come si suo dire di tutta l’erba un fascio.

Il Paradiso (fiscale) in Terra

Blog: Il Vaticano di oggi?
 
G.NUZZI: Il Vaticano di oggi ha una banca all’interno che si chiama sempre IOR, che è presieduta sempre dallo stesso presidente dell’epoca che cercò di fare pulizia seppur con parecchie difficoltà, ed è una banca che non risponde a nessun tipo di controllo. Nel senso che noi abbiamo una banca in piazza San Pietro che non aderisce ad alcuna convenzione antiriciclaggio, che non è sottoposta a nessuna normativa internazionale dell’Unione europea che implica dei sistemi di controllo automatici sui flussi di denaro. Quindi diciamo che è una banca assai appetibile per chi ha desiderio di far transitare soldi poco puliti. Credo che questo nel centro di Roma sia obiettivamente una contraddizione in termini. Anche perché è inimmaginabile pensare che lo IOR finisca in una black list, però obiettivamente è una banca dove basta presentarsi all’ingresso di porta Sant’anna con una ricetta medica per entrare nello Stato Città di Vaticano, arrivare al torrione quinto che è una torre con mura spesse 9 metri che custodisce il forziere dei cardinali. Io non so oggi cosa accade lì dentro perché l’archivio di Dardozzi è molto dettagliato: racconta delle suore Ancelle della Divina Provvidenza di Bisceglie, sorelle che all’epoca si occupavano dei malati di mente, che avevano un saldo di 55 miliardi di lire sul conto. Come abbiano ottenuto questa somma non lo so, però so che la retta che lo Stato italiano versa per questi matti è di 100 euro a testa. Nessuna inchiesta penale ha mai dimostrato responsabilità di  sottrazione indebita in questo istituto di cura… il libro racconta queste vicende e si spinge – stavo dicendo – fino alla fine degli anni ’90, io non ho elementi su quello che è accaduto dopo. Di certo la banca gode di un sistema autoreferenziale di autocontrollo che ovviamente è privilegiato. Infatti quando arriva la rogatoria da Milano dei magistrati di Mani pulite, dai documenti si capisce che in Vaticano quei documenti della magistratura milanese già li avevano! Passati da qualche amico che li voleva mettere a conoscenza prima.
E chi è sotto scacco giudiziario sa bene che prima si hanno le carte dell’accusa meglio ci si può difendere.
Sul sito di Chiarelettere c’è la possibilità di consultare i documenti gratuitamente. Affinché ogni internauta si faccia la propria idea. Lo abbiamo voluto fare proprio per far sì anche che ciò che è scritto nel libro abbia un riflesso immediato in questo archivio. Anche perché è la prima volta in assoluto che filtrano dalle mura leonine del Vaticano una quantità così incredibile… non si è mai vista una carta dello IOR e qui abbiamo 5 mila documenti che un patrimonio di informazione che è dovere del giornalista farlo diventare pubblico.”

Il tabù del controllo demografico induce al delirio

A proposito di un articolo di Adriano Sofri su la Repubblica del 16 Luglio 2009 dc:

Il tabù del controllo demografico

induce al delirio

Adriano Sofri perde un’altra occasione per tacere

Su la Repubblica del 16 luglio 2009 dc (data convenzionale) Adriano Sofri annuncia in prima pagina col titolo “Non è uno scandalo votare contro l’aborto di Stato” ciò che poi spiegherà ulteriormente a pagina 35.

L’autore, condannato per un delitto per il quale tutte le persone dotate di raziocinio hanno avuto modo di essere certe della sua innocenza, in tutti questi anni di produzione giornalistica spesso ha sorpreso per dare l’impressione di volersi pentire di ciò di cui nessuno lo ha mai accusato. Ora sembra che le frequentazioni di intellettuali cattolici e di preti di varia gerarchia lo abbia addirittura portato a plaudire all’iniziativa di tale Giuliano Ferrara che, al contrario, ha meritato e merita ancora perlomeno l’ingiuria aperta, se non qualcosa di più esplicito.

Sofri esordisce dicendo che IL DIRITTO di abortire non può che coincidere col diritto di non abortire, dimostrando così di non essere abbastanza scaltro per non cadere nell’ovvietà. E continua informandoci che ieri la Camera ha votato una mozione presentata da Rocco Buttiglione che “impegna il governo a promuovere… una risoluzione delle Nazioni Unite che condanni l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire”. FAVORENDO politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell’ aborto”. Pd e Idv (con eccezioni singole e prevedibili di cosiddetti teodem) non l’ hanno votata, ritenendo indispensabile che contenesse un richiamo alla necessità di promuovere la contraccezione.

Il nostro si meraviglia che queste due formazioni, giustamente, vogliano bilanciare un intento così moralisticamente ed ambiguamente restrittivo (in cui è evidente la longa manus vaticana) con la necessità della contraccezione, che invece in tutto il mondo e a tutte le latitudini è ferocemente osteggiata dalle varie versioni di quella che, giustamente da alcuni, viene denominata la Menzogna Globale (ovvero tutte le religioni) e dai suoi scherani.

La ragione di tanta perplessità? Il nostro spesso pentito del suo passato si scandalizza che Ci sono interi paesi-continenti in cui l’ aborto serve da strumento di controllo demografico, cioè di riduzione della natalità, e di persecuzione della natalità femminile – in Cina o in Nord-Corea o in alcuni Stati latinoamericani soprattutto per effetto di una legislazione repressiva e spesso violenta, in India soprattutto per effetto di un costume, a sua volta spesso violento; e in tanti altri luoghi. Ora è bene dire a questo riguardo ciò che evidentemente il Sofri ignora o finge di ignorare, ovvero che l’aborto è sì usato come contraccettivo e controllo delle nascite in assenza di una politica contraccettiva che ha un’origine antica ma quasi esclusivamente dovuta all’ignoranza generale, alle pressioni (spesso diktat) delle gerarchie di ogni religione, nessuna esclusa.

Ma si dimentica che in Cina, ben lungi dal glorificare questo Stato che tutti si ostinano a considerare comunista ma che di comunista ha sempre avuto, ed ora meno che mai, assai ben poco, di fronte al più grande problema nazionale mai avuto, ovvero la sovrappopolazione, si è sempre cercato di sensibilizzare la popolazione sull’uso del preservativo (distribuito in tutti i modi ed a tutti gli angoli), a promuoverne l’utilizzazione e facendo di tutto, di fronte al costume nazionale di infischiarsene nella maniera più assoluta, perché il problema della sovrappopolazione diventasse ben presente e urgente. Di fronte a questo allarmante problema il governo cinese è arrivato a stabilire delle norme che, secondo chi scrive più che giustamente, disincentivano anche economicamente la procreazione di più di due figli per coppia.

Il pentito Sofri dimentica che ciò di cui parla, ovvero l’evitare che nascano delle femmine, è un costume antico della società contadina cinese che è causato dal fatto che le famiglie devono provvedere ad una dote per le figlie che si sposano e che, quindi, cercano di averne il meno possibile. Non sa, il pentito Sofri, che i contadini cinesi vanno ben oltre l’aborto e che uccidono i neonati femmine e che il governo cinese lotta da decenni, con scarsi risultati, contro questo orrendo malcostume? Il pentito Sofri parla dell’India. Bene, ma forse non sa che lo stesso problema della sovrappopolazione, altrettanto grave che in Cina, lo Stato indiano ha cercato di affrontarlo con gli stessi mezzi di quello cinese e che, di fronte alla feroce opposizione dei cleri induista, buddista, giainista e mussulmano, nonché, ovviamente, cattolico, ha tentato di percorrere la strada della vasectomia obbligatoria per i maschi con già due figli ma che non vi è riuscito per la pesante ingerenza di cui si è già detto?

Il pentito Sofri accenna anche alla Corea del Nord, i cui problemi sono gli stessi della Cina ma aggravati dalla dissennata politica economica di quel regime di stampo dinastico-feudale con la solita verniciatura di comunismo ortodosso, e ad alcuni Paesi latino-americani, ma su questi ultimi lo scrivente ha dei seri dubbi che soltanto si sia osato porre un freno alla sovrappopolazione da parte di caste politiche pesantemente filo-cattoliche, tanto che quasi non c’è bisogno dei pronunciamenti da parte delle gerarchie cattoliche.

Ma al pentito Sofri questi ragionamenti non fanno neanche il solletico, perché compie poi il suo capolavoro scrivendo che la ribellione a questa violenza è la faccia ammirevole di una campagna contro l’ aborto, come quella che “il Foglio” portò nelle scorse elezioni politiche, confondendo però gravemente l’ aborto forzato, dallo Stato o dalla comunità, in tanta parte del mondo, con la scelta di abortire, e dunque di non abortire, che si vuole garantire in altri Paesi. Quale sarebbe l’aborto forzato di Stato o della comunità di cui parla? Non lo dice, ma dice, difendendo la legge 194, che perseguire penalmente l’ aborto, condannarlo alla clandestinità e all’ infamia,è un delitto contro la persona, e specialmente contro la donna. Ma avere scritto una cosa giusta è troppo per il nostro, che subito dopo torna a delirare affermando che, per la sua alta moralità (evidentemente) è un orribile delitto anche il controllo coercitivo della natalità, col quale lo Stato o la comunità tradizionale pretendono di espropriare e violentare, in nome del “corpo sociale”, le famiglie e le persone, e soprattutto il corpo delle donne. Delitto aggravato dalla strumentalizzazione dell’ allarme che suscita l’ aumento della popolazione umana.

Non c’è niente da fare: l’allarme dell’aumento della popolazione è infondato e serve solo a strumentalizzare, il controllo coercitivo della natalità è addirittura un orribile delitto (apparentando in malafede lo Stato con la comunità tradizionale), ma il pentito Sofri va oltre, e scrive che questo è vero sia quando si sopprima una vita già iniziata (come nell’ aborto indiscriminato o nell’ infanticidio delle figlie femmine) sia quando la tecnologia riproduttiva permetta di predeterminare il sesso del figlio voluto escludendo le femmine. Addirittura parla di “vita già iniziata”, recependo completamente le orrende argomentazioni cattoliche, vi accosta volutamente l’infanticidio delle femmine, senza ovviamente averne analizzato il fenomeno come invece lo scrivente ha cercato di accennare, e accenna alla tecnologia, cattivo demone infingardo, che predetermina il sesso del figlio escludendo le femmine, e qui afferma apoditticamente un fenomeno che da nessuna parte è provato, spiegato e conclamato, se non forse negli ambienti di danarosi borghesi, sui quali evidentemente Sofri è molto ben informato.

Ma non basta, neanche le Nazioni Unite sfuggono alla condanna del nostro, perché troppo spesso le Nazioni Unite hanno ceduto a un feticismo del controllo delle nascite che le ha portate a promuovere o fiancheggiare campagne di sterilizzazione coatta o “compensata”. Sofri dovrebbe spiegarci dove ha appreso queste “campagne” che l’ONU avrebbe promosso o fiancheggiato perché, francamente, non ci risulta: chi le avrebbe votate, dal momento che gli USA e il Vaticano avrebbero certamente usato tutti gli strumenti in loro possesso per fermare tali iniziative, ammesso che qualcuno tra gli Stati membri le abbia pur proposte?

Ed è invece Sofri che specula sulle donne scrivendo che la condanna delle demografie coatte di Stato è conseguente al riconoscimento dell’ autodeterminazione delle singole donne, che è a sua volta l’ essenza più preziosa delle democrazie. Ma che senso ha che poi critichi la mozione approvata al Senato come il sottinteso permanente di certe assolutezze “pro-life”, e bisogna restarne in guardia e che poi critichi come arrogante la ripresa in commissione della legge sul testamento biologico in senso ancora peggiorativo?

È veramente allucinante che poi tutti questi “ragionamenti”, che di razionale e laico, nonché di logico, non hanno un bel nulla, si concludano con l’esortazione perché il mondo laico – credenti e non credenti – avrebbe ogni ragione per farsi protagonista di un impegno internazionale contro la demografia forzata davvero simile a quello contro la pena di morte. Meglio che chiosare parzialità e doppi sensi delle iniziative altrui, e astenersi.

Ecco, appunto, Adriano Sofri, si ribadisce, ha perso veramente un’occasione per astenersi: dal parlare.

Jàdawin di Atheia su http://www.jadawin.info e http://www.resistenzalaica.it

Povero Gramsci

Povero Gramsci

Ognuno è libero di pensare come meglio crede e credere come meglio pensa. Ciò detto, sia politicamente che religiosamente rispetto le altrui posizioni anche se contrarie alle mie, ma non fuori dal limite dell’onestà intellettuale.

Avrete letto nei giorni scorsi sulla stampa che Antonio Gramsci, fondatore del PCI e dell’Unità, in punto di morte si sarebbe convertito al cattolicesimo (che badate bene non è il cristianesimo).  Non voglio offendere credenti e non credenti, ma si tratta di una “gloriosa” bufala che era già uscita una trentina di anni or sono e già allora smentita, sia da coloro che erano al capezzale di Gramsci nel momento della morte (che oggi non ci sono più) sia per il fatto che non avrebbe potuto convertirsi in punto di morte poiché, dopo essere stato colpito da ictus, negli ultimi tre-quattro giorni di vita aveva perso conoscenza e quindi non era in grado di fare alcunché.

Vi chiederete: “ma a te cosa te ne frega?”.  Me ne frega dal punto di vista sia politico che morale.  E cioè per l’ennesimo tentativo di alcuni di voler denigrare gli avversari dicendo che poi non erano così coerenti come volevano far pensare.  Quindi Gramsci l’incoerente.  Se poi anche fosse stato in grado di intendere e avesse voluto convertirsi, non ci sarebbe stato nulla di male, ma sono quasi certo che non l’avrebbe mai fatto, perché aveva sposato un’altra religione, certamente utopica, ma nella quale credeva profondamente. Non vado oltre nel parlarvi di Gramsci che è stato una delle menti più eccelse del secolo scorso, non solamente per la sinistra, ma anche riconosciuto da altre menti eccelse di destra.  Sono circa 1600 anni (dopo il Concilio di Nicea) che c’è una cricca che vuol far credere l’incredibile e se crediamo (rivolgo il plurale a me stesso) anche questa, c’è da aspettarsi, prima o poi la beatificazione di Bakunin.

Non me ne vogliate, ma di fronte alle prese in giro, ogni tanto mi arrabbio.

Ciao a tutti

Ugo Cortesi

In e-mail da Ugo Cortesi il 28 Novembre 2008 dc

Su www.jadawin.info “Politica e Società-5 2008”