Laicità e Laicismo, Sessualità, Sovrappopolazione, Varie: attualità, costume, stampa etc

Donne che scelgono di non avere figli

Donne che scelgono di non avere figli Un documentario apre il dibattito. Su l’Espresso.it 19 Gennaio 2015 dc. Nei commenti sul sito si può constatare lo squallore della mente dei natalisti.

Politica e Società

Voglia di maggioranza!

Voglia di maggioranza!

Devo confessarlo: sono esausto! Sono proprio stanco di essere sempre parte di una minoranza, e a volte di una minoranza della minoranza!

Naturalmente questa condizione non riguarda soltanto l’ambito della religione e della laicità, ma viene da lontano.

Tra i dodici ed i quindici anni, indubbiamente condizionato da ciò che diceva mio padre, stavo cercando di rendere razionale un ateismo che avevo assorbito fin da tenera età. E avevo cominciato alcune letture che avrebbero dovuto chiarirmi le idee, ed indubbiamente lo fecero. Ma lo fecero talmente bene che mi inorgoglii del mio ateismo nei confronti di tutti gli amici di infanzia e del quartiere, col risultato di isolarmi completamente e, soprattutto nel primo annuo diurno delle superiori, non avevo amici e passavo le domeniche pomeriggio, da solo, al cinema. Ed eccomi subito minoranza!

Anche quando frequentavo l’oratorio, come molti facevano, per giocare soprattutto nel campetto di calcio lì vicino, ero tra i pochi che riuscivano a sfuggire alle grinfie del prete che, ad una certa ora del pomeriggio, rastrellava i ragazzi presenti per portarli a messa. Minoranza!

Pur nella eccezionale stagione degli anni ’70 e nella sinistra rivoluzionaria, ad un certo punto diventai trotzkista e quindi, ancora una volta, minoranza!

Anche nei comportamenti di tutti i giorni sono stato e sono minoranza: ambisco alla pulizia ed al senso civico e metto i rifiuti, anche quelli degli altri, nei cestini invece che abbandonarli un po’ dappertutto; in autostrada nella corsia di sorpasso non tengo la freccia a sinistra perennemente funzionante e quando rientro dal sorpasso metto la freccia a destra, oltre che mantenere sempre la distanza di sicurezza; quando un ambulanza soccorre un infortunato non mi metto insieme agli altri curiosi tutti intorno al malcapitato dando solo disturbo e fastidio a lui ed ai soccorritori; pur fumatore, alla fermata del tram spingo col piede sui binari i mozziconi che altri incivili hanno sparpagliato intorno e perfino nell’erba; nel vano rifiuti del mio palazzo metto ordine nella raccolta differenziata di cui altri si infischiano schiacciando bottiglie di plastica e flaconi, facendo a pezzi scatoloni che altri infilano interi nei bidoni e facendo sacchi che invece altri gonfiano all’inverosimile; se per strada non trovo un cestino per i rifiuti me li tengo in tasca finché non lo trovo, e via di questo passo.

In internet trovo decine di siti e blog fatti veramente male e pieni di errori, e lo segnalo: minoranza!

Non parliamo della politica e della religione: considero i principali esponenti dei due campi, viventi e defunti, degli autentici malfattori, il beato pugliese un impostore ed un esaltato e la missionaria kosovara una fascista mascherata da benefattrice: minoranza!

Nella musica reputo un noto cantante italiano, con un fastidioso difetto di pronuncia e che parla di un’ unica grande chiesa da Che Guevara a Madre Teresa, poco più di un cretino ed il rap come il gradino più basso raggiunto dalla musica in generale: minoranza!

Ora che ho superato la cinquantina e che vedo con ansia l’avvicinarsi del decadimento fisico e della morte non ho un credo consolatorio ad aiutarmi irrazionalmente a tirare avanti: minoranza!

In campo sportivo considero il tifo, specialmente quello calcistico, una malattia e mi trovo, pur cercando di non esserlo più, ad essere comunque tifoso di una squadra che non vince coppe internazionali da più di quarant’anni e aspramente antipatizzante della sua squadra cugina, che invece ha vinto l’inimmaginabile ed è pure la squadra dell’odiatissimo premier!

Ma ora basta! Ho deciso: non voglio essere più minoranza, voglio essere finalmente maggioranza! Andrò a messa (ovviamente con la Chiesa Cattolica, vado sul sicuro!), e mi sforzerò di convincermi che la sequela di idiozie che mi tocca sentire abbiano un minimo senso compiuto. Prometterò morigeratezza e poi farò il contrario, così finalmente farò parte della maggior parte dei cattolici! Andrò a confessarmi tutte le settimane, così poi sarò libero di compiere le peggiori nefandezze: più maggioranza di così! Ah, se almeno fossi medico, potrei fare l’obiettore di coscienza negli ospedali pubblici e poi praticare l’aborto nella mia clinica privata!

Che bella sensazione essere finalmente maggioranza! Cambierò anche squadra di calcio, così potrò vantarmi dei suoi successi in tutti i bar.

Nel mio palazzo smetterò di occuparmi della pulizia e mi comporterò incivilmente come la maggioranza di tutti gli altri!

Anche sulle strade me ne infischierò ed, anzi, in presenza di una coda sfreccerò allegramente nella corsia di emergenza come non ho mai fatto finora!

Ed io che avevo deciso di farmi cremare! Giammai! Mi farò la mia bella tomba come tutti gli altri, con una gigantesca croce e magari una statua in marmo di Carrara, e chi se ne frega se per far posto ai cimiteri, prima o poi, dovranno occupare i parchi e i terreni agricoli!

Che respiro di sollievo essere maggioranza! Ero contrario a fare figli, non me ne importava nulla e predicavo la denatalità perché ritenevo cha al mondo, anche in Italia, eravamo pericolosamente in troppi! Quante balle! Bisogna fare più figli, chi se ne frega se anche saremo in troppi, ci penseranno le generazioni future!

Un vero peccato che anni fa mi sia sottoposto a vasectomia….

I figli sono un dono della Provvidenza!

Però ora posso davvero consolarmi: finalmente faccio parte della maggioranza!

Jàdawin di Atheia

Sovrappopolazione

Sovrappopolazione e procreazione irresponsabile

La sovrappopolazione e la procreazione

 irresponsabile sono un problema gravissimo in

 tutto il mondo. Anche in Italia…!

Il Laboratorio Eudemonia, da tempo decisamente attivo sulla questione demografica, mi ha inviato in e-mail il 21 Maggio 2004 questo appello rivolto ai “leader progressisti”.

Alla cortese attenzione dei Leader Progressisti,

e di quanti stanno leggendo in questo momento.
Gentili Signore, gentili Signori,

vi presento i miei migliori riguardi.

Apprezzo molto la vostra serietà nell’affrontare questioni e problemi di grande peso, e così pure il vostro modo pacato e sereno di confrontarvi in politica.

 

Per questo motivo mi permetto oggi di richiedere la vostra attenzione, poiché percepisco quanto voi possiate essere le persone giuste cui comunicare la urgente necessità di un epocale cambiamento di rotta nella condotta delle nostre società.

Da ogni dove, continuamente, si susseguono invocazioni allo sviluppo economico e tecnologico. Paesi, le cui economie sono le più avanzate nel mondo ed hanno già conquistato enormi ricchezze, continuano a perseguire ad ogni costo un ulteriore sviluppo. Uomini di governo, capi di stato, persone mature, spesso anziane, che in ogni caso dovrebbero saggiamente invitare alla prudenza, alla calma, alla moderazione, spingono interi popoli ad una continua, sfrenata, nei fatti disastrosa, corsa per la supremazia economica e tecnologica.

Ogni rapporto umano all’interno delle società sta venendo distrutto, e perfino le persone più pacifiche e per loro originaria virtù più disinteressate, quelle che mai avrebbero guardato ad alcuno in maniera avida, vengono istigate e condotte da ogni persona al potere a trasformarsi in rapaci individui, in aspra competizione l’un contro l’altro, lanciati in una caccia senza tregua fino all’ultimo cliente, ed inevitabilmente condotti, per l’alto livello di aggressività della competizione stessa, a dimenticare ogni legge, etica e morale.

Un intero pianeta è sottoposto a continua, incessante opera di saccheggio, e l’ecosfera, l’ambiente dove la vita ci era stata permessa finora in maniera relativamente agevole, sta per subire trasformazioni tali, a detta anche di autorevoli ed indubitabili voci, non ultima quella del Pentagono USA, da poterci presto far ripiombare nel più buio degli evi, un tempo in cui la parola sopravvivenza riacquisterebbe ruolo e significato di primo piano.

E tutto questo mentre l’elevata densità demografica, unita all’elevato sviluppo economico ed all’elevato livello tecnologico, crescente ormai in maniera esponenziale, sta conducendo gli esseri umani, per eccesso di energia, a disgregare sempre più il tessuto delle loro società, e, come fossero  molecole di un gas compresso all’interno di un ristretto recipiente messo sul fuoco per generare una esplosione, ad assumere sempre più le caratteristiche dei componenti di una miscela altamente esplosiva.

Perché tutto questo?

La ragione autentica non va sicuramente cercata in un anelito verso la migliore qualità della vita, qualità che è già drasticamente ridotta, la vita stessa essendo messa a repentaglio dai ritmi frenetici cui è costretto l’essere umano e dallo scempio del mondo naturale. Ne possiamo trovare tale ragione nel fatto che nei Paesi più sviluppati vi siano ancora delle persone povere. Questo non lo si deve certo all’insufficiente livello di sviluppo economico raggiunto, bensì ad una mancata equa ridistribuzione del lavoro, e dei redditi che ne derivano, tra tutti i componenti della società.

E possiamo forse trovare la ragione autentica della sconsiderata pulsione ad uno sviluppo ad oltranza nel puro desiderio di portare il benessere nei Paesi non ancora sviluppati? Semmai nel reperimento di mano d’opera a costo pressoché nullo, nell’apertura di nuovi mercati, e nello sfruttamento di nuovi territori, per permettere ai già tanto ricchi di arricchire ancor più.

Ed ancora possiamo mai credere per davvero che esista la possibilità di uno “sviluppo sostenibile”, così come attualmente concepito, dove le variabili da sviluppare siano sempre e solo quelle demografiche, economiche, e tecnologiche? E’ una bella invenzione, certo, ma buona solo per i gonzi. Se i Paesi ancora in via di sviluppo bene faranno ad uscire come meglio potranno dalle loro presenti condizioni, in un modo si spera più dignitoso ed evoluto del nostro, ben diverso dovrà essere il nostro sviluppo futuro.

Noi, popoli ipersviluppati, abbiamo ricchezze a sufficienza per permetterci, e quindi abbiamo il dovere, di decidere una tregua per mettere ben a fuoco, ragionando con onestà, la vera ragione, l’unico motivo davvero valido della nostra sfrenata corsa allo sviluppo, ponendo finalmente bene in chiaro così il più antico, tuttora irrisolto, maestoso problema delle nostre società, e quindi concentrarci su tale problema e trovargli la più appropriata, la più giusta e definitiva delle soluzioni.

Esiste, in verità, una ragione realmente valida che ci ha condotto finora lungo la strada di uno sviluppo demografico/economico/tecnologico ad ogni costo. Questa ragione consiste nel fatto che occorre scongiurare il pericolo reale di una invasione, forse dapprima solo commerciale, e di una successiva sopraffazione totale del proprio Paese da parte di qualsiasi altro Paese del mondo che sia in grado di crescere più velocemente e di acquisire maggiori capacità. Si tratta di un pericolo concreto, che spiega perfettamente perché i Governi continuino caparbiamente a perseguire una crescita di stampo tradizionale ben oltre il limite che sarebbe consigliabile. Si tratta di una minaccia che va affrontata con il massimo impegno, cominciando col dichiarare apertamente, continuamente e diffusamente la tragica realtà delle cose umane, e prendendo quindi i dovuti provvedimenti.

Piuttosto che continuare a perseguire una crescita cieca dell’economia, della tecnologia, della popolazione, un tipo di sviluppo che condotto così come avviene oggi, obbedendo alle sole ragioni della difesa e dell’espansione, non può che finire in danno per ognuno dei popoli di questo Pianeta, i Paesi già abbondantemente sviluppati hanno il dovere di abbandonare i vecchi comportamenti fatui ed impulsivi tipici di un essere adolescente, e di cercare e scoprire i comportamenti più pregni e riflessivi di un essere ormai cresciuto e divenuto quindi maturo.

I Governi di tali Paesi hanno innanzitutto il dovere di concentrare le proprie energie nella stipulazione di patti indissolubili tra le nazioni, patti che ci conducano ad una pace di concezione e livello di molto superiori a quella che finora abbiamo potuto immaginare e perseguire. Tali patti dovranno necessariamente comprendere norme di autocontenimento economico e tecnologico. Occorre adoprarsi affinché ogni Paese, di concerto, si doti di mezzi costituzionali per autodisciplinarsi in modo da mantenere entro livelli moderati ciò che altrimenti, inevitabilmente, condurrebbe ad uno straripamento massiccio, fosse anche solo commerciale o culturale, nei territori altrui. Occorre istituire apposite norme e commissioni internazionali che stabiliscano i livelli dei vari tipi di sviluppo raggiungibili da ogni Paese e con obiettività tengano sotto controllo i livelli raggiunti. Perché la pace, così come oggi concepita, non è più sufficiente ed occorre immaginare i modi per raggiungere una pace più profonda, più solida e tenace.

Contemporaneamente dobbiamo tutti prendere coscienza ed accettare il fatto che le popolazioni dei nostri Paesi sono numericamente eccessive tanto per le risorse disponibili nei nostri rispettivi territori quanto per semplici ma vitali ragioni di spazio, le aree disponibili non permettendo più già oggi, al presente grado di sviluppo economico e tecnologico, interazioni sane sia all’interno della società, tra gli individui, sia verso l’esterno, con l’ambiente naturale, certamente essendo destinate a peggiorare oltremodo col raggiungere di livelli ancora più elevati di sviluppo. Dobbiamo quindi attendere che le popolazioni decrescano per il naturale ciclo della vita e lasciare che esse ritornino a densità ottimali da stabilire in base alle risorse disponibili localmente ed al livello di sviluppo che desidereremo mantenere. In tal modo, disciplinandoci noi, riusciremo forse ad evitare che a ridurre le popolazioni siano invece le guerre, le epidemie e le calamità.

Ma il nostro generale, comune maggiore impegno deve essere uno sviluppo interiore, una evoluzione profonda di noi stessi e delle nostre organizzazioni, con questo intendendo la ristrutturazione della forma mentale dell’individuo ed organizzativa della società in un modo che, attraverso la libera circolazione delle idee nei cervelli e delle persone nelle strutture sociali, oggi essendo invece bloccate entrambe le architetture, possa diffondersi una obiettività, una onestà intellettuale, un realismo, e così pure un’ampiezza ed una organicità della visione cui non potrà che seguire una complessiva capacità di analisi e di efficace interazione sociale, tale che ogni problema, dal più piccolo al più grande, addirittura mastodontico, planetario, sia condotto a piena, subitanea e definitiva soluzione, con totale soddisfazione di ogni singolo componente delle nostre società. Perché noi stessi siamo all’origine dei nostri problemi e solo noi, evolvendo, potremo trovar loro soluzione.

Occorre riflettere sul fatto che il progresso di cui abbiamo bisogno oggi somiglia molto alla seconda fase di un processo bipolare, come ad esempio il respiro. Dopo una lunga, lunghissima fase di inspirazione, dopo aver inglobato nella nostra società ricchezze a non finire, scoprendo, creando, inventando, costruendo, in un vortice crescente di attività di ogni tipo e valore, spesso positive ma molte volte anche negative, ora dobbiamo impegnarci in una accurata fase di espirazione, durante la quale poter espellere tutte le tossine e le nocività cui in precedenza, per la fame e l’urgenza, non abbiamo badato, ma anche ciò che oramai ha esaurito il suo apporto nutritivo e va infine abbandonato. Questo va fatto, se desideriamo avere la possibilità di un ulteriore respiro.

E queste sono le vere, più importanti sfide della nostra epoca: sulla base di più convinti, decisi, risoluti accordi di pace, sulla base di adeguate norme di autocontenimento, sulla base di una evoluzione individuale e sociale verrà deciso il nostro destino. Così facendo, senza patire la minima sofferenza se non quella, irrisoria, del nostro stupido fanciullesco orgoglio che ancora ostacola il cambiamento e la presa di più mature decisioni, al contrario godendone e gioendone ampiamente, potremo tutti vincere definitivamente la corsa allo sviluppo.

Signore, signori, oggi scelte convenzionali ci farebbero andar dritto lì dove la realtà devia e ci getterebbero fuori strada, nel precipizio. E così pure, se cercassimo di riparare la macchina sociale mentre è in piena marcia falliremmo clamorosamente, solo l’organismo sano potendo sviluppare se stesso senza veder crescere anche il suo male.

I tempi eccezionali in cui ci troviamo a vivere richiedono scelte altrettanto eccezionali. Perché l’umanità possa superare indenne questo tempo, occorrono persone in grado di fare tali coraggiose scelte.

Voi, ve la sentite?

Col mio miglior saluto,

Danilo D’Antonio

 

 

 

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Laboratorio Eudemonia

 

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Lettera ai Leader # Versione 1.0.6 # 21-05-35