Comunicati, Economia, Politica e Società

Meno alberghi, più case

In e-mail il 14 maggio 2019 dc:

Meno alberghi, più case

Nell’agosto 2018 i quotidiani locali tentavano, entusiasticamente, di sdoganare l’ennesimo delirante progetto della “Giunta dei Felici”, progetto banalmente definito “Prè-visioni”. Titolo azzeccato perchè, ancora più banalmente, tutto il pateracchio è fondato sulle visioni fobiche ed alienate del genio del Politecnico Universitario, un vero terremoto di professoressa, tale Morbiducci, alla quale i caruggi, così come li abbiamo sempre abitati, proprio non piacciono. Troppe stradine e poca luce “nei quartieri dove il sole non dà i suoi raggi”.

Perciò la sismica professoressa suggerisce alle brillanti menti della Giunta di radere al suolo un paio di palazzi in via Prè per sostituirli col … nulla, un nulla giustificato da alcuni spiazzi arredati con panchine e tavoli colorati, pomposamente definiti “piazzette universitarie” (forse sponsorizzate dall’Ikea University?) e tanta luminosissima segnaletica per i turisti da convogliare a Palazzo Reale.

Poi, via i caratteristici negozietti popolari e multietnici, poichè anche questo alla prof non piace: facciamo largo al pret-a- porter prefabbricato (ad esempio le Prè-viste nuove lavanderie, per affrontare torme di studenti fuori sede che correranno a frequentare un’università in totale decadenza, o le Prè-viste eno-birrerie ideali per sbronzare e spennare studenti e turisti). Infine, al posto del mercato rionale, vuoi mettere un fantascensore per Palazzo Reale, con annesso bar pasticceria per ricchi?

Che figata! Plaude la Giunta Felice. E le e i residenti? Che si prè-vede per chi, in questo storico quartiere, vive e lavora? Chi se ne frega, si arrangino: infatti, nessuna menzione, nessun dubbio, nessuna soluzione o proposta per la viva realtà di via Prè fa capolino nel progetto: solo tanta, tantissima luce. Da affittare. E tanti turisti da spennare, e tanti studenti e tanta manodopera da sfruttare e affitti da aumentare e immobili su cui speculare.

Fortunatamente la presunzione e l’incompetenza di giunta e professoressa sono state bloccate da quegli stessi vincoli burocratici di solito largamente usati dagli speculatori dell’industria del turismo, degli immobili e del terziario istituzionalizzato. L’U.n.e.s.c.o., minacciando di ritirare i fondi destinati alla tutela di edifici da… abbattere, ha costretto la gang dei felici alla ritirata strategica.

Ciò non impedisce al piano di coatta gentrificazione del centro storico di andare avanti, a suon di campagne per il decoro o per la sicurezza. Capitali ed intrallazzatori sono ben tutelati dalle leggi e dalla burocrazia che aggrediscono i salari e le condizioni di lavoro.

L’aumento degli affitti e la polverizzazione dei contratti di lavoro (quando ci sono) continua a costringere singoli/e e nuclei familiari a lasciare il posto all’imprenditore col portafoglio gonfio che vuole la seconda casa per l’estate. Se ti opponi, assistenti sociali, polizia e carabinieri, truppe di militari grassottelli e sudaticci sono pronti ad intervenire per dare una mano… all’agenzia immobiliare.

Ma se lo zelo dimostrato dalle forze della repressione nell’esecuzione degli sgomberi, se la violenza dei loro interventi a senso unico contro il “povero”, lo straniero, l’escluso non ci sorprendono e se nemmeno ci sorprende che la nuova borghesia illuminata (dal luccichio dell’oro) gorgheggi estasiata ad ogni scoreggia di leggina liberticida, ciò che riesce più difficile spiegare è il motivo di quella sorta di “sindrome di Stoccolma” che spinge alcuni sfruttati a schierarsi dalla parte degli sfruttatori. Forse, quando costoro fanno i cani da guardia dei padroni e gridano “all’abusivo” mentre altri tentano una soluzione pratica e diretta al problema della casa occupandone una, essi credono di difendere la loro stessa, spesso risibile, proprietà o magari ritengono di operare per la giustizia. Però, nei fatti, l’unica giustizia che difendono è quella dei padroni, che godono quando si rompe quel fronte di solidarietà tra oppressi che, nella storia, ha rappresentato una valida difesa da ingiustizie, soprusi ed abusi funzionali ai potenti, ma spesso resi operativi dai lacchè.

Per la cupidigia dei soliti noti, immobiliari pubbliche e private, armatori, catene alberghiere ecc, la conquista degli “ostici” quartieri di Prè, Maddalena e Caricamento rappresenterebbe l’atto finale della guerra contro il proletariato urbano iniziata cinquant’anni fa con la distruzione della zona di via Madre di Dio (che ha comportato, tra l’altro, lo sradicamento coatto di gran parte della popolazione originale dei caruggi, deportata verso periferie di cui nessuno si preoccupa), per la trasformazione completa del centro storico da quartiere vivo a immenso, lucente e spettacolare outlet senza saldi, da consumare piuttosto che da vivere. Una città-vetrina da sfruttare fino al midollo, progettata e costruita a misura di sfruttatore, dove chiunque stia fuori dal business viene considerato/a alla stregua di un pericolo o di un fastidio.

Sta a noi, sfruttate e sfruttati, escluse ed esclusi, capire la parte della barricata da occupare per difendere la qualità e il valore delle nostre vite e di ogni nostro giorno.

SOLIDARIETÀ CON CHI RESISTE, A GENOVA, TORINO E DAPPERTUTTO ALL’ASSALTO DEI PADRONI E DEGLI SPECULATORI

Spazio di documentazione “IL GRIMALDELLO”, via della Maddalena 81r.

FRONTEDEGRADO

Comunicati, Economia, Politica e Società

Per la fine del PD in Umbria stappiamo le bottiglie…

Inoltrato in e-mail il 28 Aprile 2019 dc:

Per la fine del PD in Umbria stappiamo le bottiglie…i vuoti li teniamo per quelli che vengono dopo!!!

Ci fa sempre decisamente schifo la lettura politica attraverso le
inchieste giudiziarie, inchieste nelle quali spesso sono i nostri nomi e
le nostre conversazioni a venire spiate ed esposte al pubblico ludibrio
da sbirri e giornalisti. Inchieste i cui mandanti sono stati proprio
quei politici oggi sotto attacco.

Eppure quello che sta succedendo in Umbria solo accidentalmente nasce da
 un’inchiesta, ma è un fatto di portata storica: la fine di un regimetto
 durato ottanta anni di governo incontrastato su questa cosiddetta
 regione da parte della stessa famiglia politica.


Certo, pure un ragazzino che vende due grammi di fumo lo sa che certe
 cose al telefono non si dicono! I nostri governanti invece, spassosamente, parlavano al telefono di Logge massoniche e servizi
 segreti, di posti di prestigio negli ospedali e di affari da fare con la 
Legacoop.

Ma non è questo che ci interessa. Queste cose il PD qui da noi le ha 
sempre fatte.

Il punto è che fino a qualche anno fa in galera ci finiva
 chi le denunciava certe storie.

Che la Procura di Perugia sia 
improvvisamente rinsavita? Che i giudici siano diventati improvvisamente 
buoni?

Ma nemmeno per sogno!

Quello che è davvero storico è il mutamento
 dello spirito del tempo. Un’ipotesi politica, incontrastata fino a questo
 momento, volge al tramonto.
 Il dominio di questo clan politico-familiare si reggeva su un
 compromesso storico alla norcina: il compromesso fra i contadini e gli
 operai di queste terre – da ammansire e tenere buoni – con i poteri 
forti di Perugia (la Curia, l’Università, la Massoneria) e la grande
 industria post-fascista (le Acciaierie in primis, ma anche la storica
 industria del cioccolato di proprietà dell’ex potestà di Perugia).

L’imperativo di questa fase quasi secolare di compromesso e pace
 sociale, in pieno stile umbro, non poteva che essere eminentemente 
culinario: far mangiare tutti!!!


Ricordate il “ma anche…” con cui Walter Veltroni fece il manifesto 
ideologico per la nascita del PD, imitato magistralmente da Maurizio
 Crozza? Immodestamente, la cosa non ci fa un gran piacere, potremmo dire
 che il “ma anche…” nasce in Umbria: far mangiare i padroni ma anche gli
operai; governare con i Verdi ma anche con i cacciatori; avere 
università, città d’arte, parchi e fiumi, ma anche la grande industria 
(ma anche dei fantastici reparti di oncologia… con i primari, che sono
 sì luminari della medicina, ma anche amici dei politici).


Il popolino che oggi grida allo scandalo e si appresta a votare Lega non 
è immune da responsabilità: sono gli stessi villani che, prima, votavano
 socialista perché ambivano alla redistribuzione delle terre, poi, la
 generazione successiva, continuava a votare le giunte di centro-sinistra 
perché, devastando il territorio, rendevano le loro terre edificabili.

Quello che è davvero finito è quel mondo.

Sembra che i grandi processi
 storici abbiano raggiunto anche queste terre distanti dai confini e non
 bagnate da alcun mare. Oggi il capitalismo non è più in grado di far
 mangiare i padroni ma anche gli operai. Oggi devono mangiare solo i
 padroni. Oggi lo Stato sta messo male e non può più permettersi
 assunzioni clientelari. La magistratura, sempre al soldo dei padroni, è
 a servizio di questo mutamento dei tempi.

Questo spiega l’incredibile
 operazione giudiziaria che colpisce un fenomeno che fino a ieri era 
tollerato come forma di cultura locale.

Siamo certamente entusiasti che questi buffoni finiscano nella 
pattumiera della storia. È una vita che aspettiamo questo momento. 
Quelli che arriveranno dopo, però, non saranno meglio.
 Morta la generazione di politici di professione, una burocrazia di cui 
la Lorenzetti fu in un certo senso la matriarca, oggi entriamo in una
 fase nella quale i padroni prendono direttamente nelle loro mani il
 governo del territorio. Lo vediamo a Spoleto, dove abbiamo nella giunta
 leghista al potere direttamente imprenditori, feudatari, commercianti.

Il progetto che vogliono realizzare è già evidente: la plastificazione
 dell’Umbria, la sua prostituzione turistica, la trasformazione dei 
borghi e delle montagne.

Una piccola Toscana ancora incontaminata, in 
cui l’Umbria non esiste più ma esiste un suo surrogato in cartolina.
 Un processo nel quale i nuovi governanti si candidano ad essere porta
bandiera, se è vero che Salvini, volato a Perugia come un avvoltoio 
all’indomani dell’inchiesta, ha fatto sapere che la sua candidata in
 Umbria sarà la sindaca di Montefalco, Donatella Tesei.

Il “modello 
Montefalco” è il modello di un’Umbria fighetta e folcloristica, con 
l’hipster che viene da Firenze o da Roma a sorseggiare il calice di vino 
a prezzi da mutuo nello scorcio medievale. Mentre intorno cresce la 
miseria e lo sfruttamento delle persone e della natura.

Questo nuovo corso (che ha già preso piede a Perugia, Terni e Spoleto) 
avrà quanto meno il vantaggio di rendere le cose chiare: fine di ogni
 compromesso, fine del potere mediatore e onnicomprensivo del PD, scontro
 diretto, immediato, antagonista con i padroni al potere.

Oggi come ieri, noi saremo qui a combatterli.

Gli anarchici di Spoleto

Economia, Politica e Società

La piccola borghesia è morta?

In e-mail il 26 Aprile 2019 dc:

La piccola borghesia è morta?

È resuscitata, più fetente di prima!

Frutto avvelenato della speculazione immobiliare

 

Qualche anno fa, sull’onda della crisi, avevo sentenziato che il ceto medio fosse morto o in via di estinzione, incamminato verso un inesorabile processo di proletarizzazione (D. E., Classi in lotta in un mondo in rovina, ottobre 2014, p. 10). In seguito, corressi la sentenza, alla luce di un saggio de «Il Lato Cattivo» (Come si risolverà la crisi? L’enigma della rottura, «Il Lato Cattivo», n. 2. Osservazioni e confronti su questioni di scottante attualità per riprendere la via della lotta tra le classi sociali, D. E., 22 dicembre 2016).

In quel saggio, facendo un bilancio critico dei movimenti che avevano agitato la scena sociale, in Occidente (Occupy, Indignados …) ma anche nel Magreb (Primavere arabe) e in Brasile, «Il Lato Cattivo» li giudicava il frutto del malcontento del ceto medio, contro la perdita di privilegi, causata dalla crisi. Un malcontento in cui prevalevano retaggi ideologici che mascheravano l’implicito rifiuto di vedersi proletarizzati. Ovviamente, la mistificazione ideologica poggiava su alcuni residui ma concreti privilegi (risparmi, proprietà immobiliari, relazioni sociali ecc.) che, per quanto erosi, facevano e fanno la differenza tra ceti medi e proletari (i senza risorse).

Questa mistificazione generava l’ambiguità politica e la caducità di quei movimenti che, presto, qualcuno avrebbe cavalcato: in Italia M5S e in Spagna Podemos, Paesi con forte tradizione schedaiola, mentre, in altri, si sarebbero dissolti nella persistente astensione, dando sporadico fiato all’incombente sovranismo (o populismo come dir si voglia), allora suscitato da differenti spinte sociali.

La successiva evoluzione economica, mi induce ora a constatare che il ceto medio è risorto, come uno zombie. Artefice del sortilegio è la speculazione immobiliare, fedele, e letale, compagna di una crisi che si avvita su se stessa. Soprattutto in Italia, culla del ceto e medio e del … fascismo. Vedremo poi il rinascete nesso. Mi limito a precisare che il ceto medio, cui faccio riferimento, è sostanzialmente improduttivo, con un imprinting parassitario: non ha legami con la terra, con le arti e i mestieri (contadini e artigiani), è una creatura dell’evoluzione del modo di produzione capi-talistico a cavallo tra  Ottocento e Novecento, come spiego nel mio articolo sopra citato.

Sotto il turismo, la speculazione

L’Italia e Milano sono un esemplare laboratorio per capire le cause e le conseguenze della resurrezione del ceto medio.

Il miracolo l’ha fatto l’Expo milanese del 2015 che ha rilanciato la vocazione turistica dell’Italia e, sotto questa veste, ha plasmato Milano, trasformando il turismo d’affari in turismo tout court. Senza dimenticare gli affari, anzi spesso e volentieri le due opportunità si mescolano. Fashion e design (sarti e mobilieri) indicano la via e poi ogni occasione è buona per attirare a Milano gonzi (e qualche furbetto). Gli è andata male con l’Ema (European Medicines Agency), ora tentano con le Olimpiadi.

L’Expo ha scatenato il boom immobiliare: in prima linea ci sono banche, assicurazioni e fondi di investimento che vantano una lunga tradizione speculativa, con codazzo di palazzinari & archistar (vedi l’opuscolo: Rivoluzione Comunista, Il “sacco di Milano”. La spirale dell’urbanistica predatoria, Milano, 2017, ascolta: https://radiocane.info/milano-reazionaria-terribile/).

In quattro anni, il turismo ha triplicato le strutture alberghiere (da 1353 nel 2015 a 3642 nel 2018). I piccoli proprietari di case hanno colto l’occasione al volo e son proliferati B&B, case vacanze, o più banalmente camere in affitto (circa 2800 alloggi). E intorno son spuntati come funghi cuochi e baristi improvvisati.

Le nuove opportunità hanno fatto crescere i valori immobiliari e gli affitti, allettando nuovi investimenti, col rischio però di saturare l’offerta abitativa (vedi: A Milano c’è troppa domanda, tra 5 anni non ci saranno più case libere, https://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/milano-mercato-immobiliare-crescita/).

Con ritmi più contenuti, questa tendenza si è riverberata in tutta Italia, dove ci sono sempre bellezze artistiche o paesaggistiche da ammirare, e se non ci sono, si inventano, per esempio a Torino.

Come dicevo, i beneficiari sono piccoli proprietari di case che in Italia abbondano, anche se coloro che dormono sotto i ponti sono molti, e andranno aumentando. Ma questo è il lato oscuro della pacchia immobiliarista.

I nostri affitta-camere, per quanto non siano molti, sono il volano per un più vasto ambiente, socialmente affine, che, pur svolgendo svariate attività formalmente produttive (nelle arti e nei mestieri), è segnato dalla medesima impronta parassitaria, da cui dipendono i suoi destini. Nel bene e nel male.

A ben vedere, la fregola turistica, con tutte le sue ricadute, è il lato nobile dell’altro espediente oggi in voga per rianimare il declino del modo di produzione capitalistico: le grandi opere (inutili, dannose e pericolose). Sono loro a condurre le danze. Battendo questa via, politicanti e faccendieri (al soldo della finanza) vorrebbero resuscitare un keynesismo morto e sepolto, col risultato di incrementare un deleterio affarismo, foriero di ben più gravi disastri economici.

Un fascismo degenerato e mortifero

Grande o piccola, la speculazione ha sempre implicazioni politiche e sempre convergenti contro i proletari di ogni razza e colore.

Da parte loro, affitta-camere e proprietari vogliono valorizzare il loro patrimonio immobiliare, loro preziosa fonte di reddito, di fronte a una crisi che erode il terreno per le tradizionali attività dei ceti medi, sia nell’industria (tecniche, manageriali, tecnici …) che nel pubblico impiego (insegnamento, amministrazione …).

Inevitabilmente, una bella fetta del ceto medio risorto scivola verso orientamenti politici moderati, con vocazioni decisamente reazionarie. È una deriva cui concorrono tutti i partiti, affogando in una melassa in cui si confondono e svaniscono i confini tra una destra e una sinistra che ormai non hanno alcuna ragione di esistere.

La piccola borghesia risorta si fa paladina di campagne per il decoro urbano e la sicurezza del suo quartiere, denuncia ogni fattore di turbamento, costituito in primis da chi, profugo o meno, la crisi getta nelle città di Italia, nel tentativo di sbarcare il lunario tra un espediente e l’altro. Mal tollerati, ma sfruttati e oppressi.

Altrettanto avviene nell’indotto turistico, dove padroni e padroncini calpestano le proteste dei lavoratori contro il crescente sfruttamento in alberghi, ristoranti, centri commerciali, logistica, servizi di «pronta consegna» (riders)… E accolgono braccia aperte la Lega e le sue leggi securitarie.

Fascismo risorto? È un fascismo degenerato, nella forma e nella sostanza, che non ha nulla di epico, può solo offrire il bastone, non la carota. È un fascismo senza prospettive che, col pretesto del sovranismo, accende razzismo e repressione. È un fascismo mortifero, vomitato dall’agonia del fascio repubblichino, degli ultimi giorni di Salò.

È un fascismo figlio del parassitismo dilagante, in cui il ceto medio vive, come uno zombi, una vita artificiale, all’ombra del capitale, grazie al boom immobiliarista, destinato a mutarsi in una bolla speculativa. E quando la bolla esploderà, voleranno anche i logori stracci della piccola borghesia.

E poi? Il poi dipende (anche) da noi.

Dino Erba, Milano, 24 aprile 2019

Economia, Laicità e Laicismo, Politica e Società

Governo da incubo

In e-mail l’1 Giugno 2018 dc:

Governo da incubo

Presidente del Consiglio – avv.Giuseppe Conte, un “tecnico” di provata fede verso Padre Pio.

Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico – Luigi Di Maio, una persona che non ha mai lavorato in vita sua.

Ministro dell’Interno – Matteo Salvini, un razzista xenofobo con inclinazioni politiche naziste, più che fasciste.

Rapporti con il Parlamento e democrazia diretta – Riccardo Fraccaro, un gaffeur professionista.

Pubblica Amministrazione – avv.Giulia Bongiorno che è passata dalle sponde fasciste di AN a quelle naziste della Lega, per scatti di avanzamento di carriera.

Affari Regionali e Autonomie – avv. Erika Stefani che non avrà un mandato troppo esteso perché dovrà occuparsi soltanto di tre regioni ovvero Veneto, Emilia e Lombardia, coerentemente con il mandato che gli hanno affidato anche gli elettori del sud.

Ministro per il Sud – Senatrice Barbara Lezzi, una perito aziendale resa famosa per aver portato l’apriscatole in Parlamento nel mentre i grillini diventavano pesci in barile, pur di avere poltrone. Come Ministro del Sud, viste le prospettive leghiste, avrà il compito di partecipare alle feste nel Salento.

Ministro per la famiglia e le disabilità – Lorenzo Fontana, un fondamentalista cattolico antiabortista, che ha inserito le disabilità giusto per sottolineare uno stato patologico che medicalizzi anche i processi di inclusione. Quanto alle patologie della famiglia patriarcale avrà il compito di cristallizzarle nel più oscurantista schema fondamentalista.

Ministro affari esteri – Moavero Milanesi, quello che aveva appoggiato a spada tratta il Fiscal Compact, uno dei trattati peggiori, insieme al MES, dell’Unione Europea.

Ministro della Giustizia – Alfonso Bonafede, uno che ha frequentato per un po’ l’università e, non avendo capito cosa sia la Giustizia, ha sintetizzato il suo percorso diventando un forcaiolo.

Ministro della Difesa – Elisabetta Trenta, esperta in sicurezza, ha già dichiarato che vuole rendere moderne le tecnologie della Difesa, che poi l’ufficio dei contratti sia diretto dal marito, più che un conflitto di interessi, diventa una “convergenza parallela”.

Ministro dell’Economia – Giovanni Tria, sostenitore convinto della flat tax.

Ministro delle politiche agricole – Gianmarco Centinaio, approda alla Lega dal PDL, e si sa quanto i leghisti siano “legati” ai finanziamenti della UE per l’agricoltura.

Ministro dell’Ambiente – Sergio Costa, un generale dei carabinieri, perché questo dicastero non è per costoro visione ecologista e prospettiva di futuro per il pianeta, ma è una succursale delle procure della Repubblica.

Ministro Infrastrutture – Danilo Toninelli, perfetto per motivare i cambi di posizione da “No TAV” a “forse TAV” e non ci stupiremo se dovesse dire “ma sì TAV”, l’incoerenza che diventa responsabilità di governo.

Ministro dell’Istruzione – Marco Bussetti, un insegnante di ginnastica cattolico. Ora che gli uffici scolastici si sono già “aziendalizzati” si adeguerà.

Ministro dei Beni Culturali e Turismo – Alberto Bonisolidi, che annovera la presidenza di una associazione di scuole d’arte private. Un altro bocconiano che non si è mai occupato del patrimonio culturale.

Ministro della Salute – Giulia Grillo, parla di sanità pubblica ma non farà nulla per togliere finanziamenti alla sanità privata cattolica e non renderà più facile l’applicazione della 194.

Ministro degli Affari Europei – Paolo Savona, un berlusconiano antieuropeista esperto di affari privati assegnato agli Affari Europei, una designazione perfetta.

Sottosegretario Presidente del Consiglio – Giancarlo Giorgetti, già nel Cda della banca della Lega Nord Credieuronord, finita con esiti leghisti scontati, ovvero il fallimento.

Non ci vuole la sfera di cristallo per sapere che ci troveremo a dover fronteggiare politiche cialtrone, razziste, fondamentaliste, nazionaliste, sovraniste, regressive, misogine e antiumanitarie.

Il 2 giugno del 1946 ci liberammo di una monarchia infima e corrotta.

Il 2 giugno 2018 ci prepareremo a resistere al Governo più emetico della storia repubblicana.

Democrazia Atea

http://www.democrazia-atea.it