Gli italiani dicono basta ai santissimi privilegi del Vaticano

Da il Fatto Quotidiano del 4 Dicembre 2011 dc:

Gli italiani dicono basta ai santissimi privilegi del Vaticano

di Marco Politi

L’87 % DEI CITTADINI NON AMMETTE SCAPPATOIE DELLA CHIESA SULL’ICI. E SOLO IL 33 VUOLE L’ESENZIONE PER PARROCCHIE E CONVENTI.

Gli italiani vogliono che la Chiesa paghi l’Ici. Solo il 12% appoggia l’esenzione totale. Sarà bene che il governo Monti ne tenga conto. Perché sacrifici per tutti deve significare veramente per “tutti”. Non è il proclama di un bollettino ateo. È il risultato di una seria e ampia inchiesta sulla religiosità dell’Italia contemporanea condotta da Franco Garelli, uno dei più importanti sociologi cattolici, già autore negli anni Novanta di una fondamentale indagine per conto della Conferenza episcopale.

L’inchiesta rivela che gli italiani sono portatori di una fede molto individualizzata, flessibile, attenta ai grandi valori indicati dalla Chiesa cattolica. Ma sono fedeli dotati di grande realismo nel giudicare gli appetiti economici e politici della gerarchia ecclesiastica.

DUNQUE se l’inchiesta registra un’adesione di principio del 57% di interrogati al sistema dell’8 per mille per fìnanziare le varie religioni (pur mancando spiegazioni e risposte specifiche sul meccanismo distorto che non rispetta il “non-voto” della maggioranza degli italiani) sull’Ici l’italiano non scherza: l’87% non ammette scappatoie perché la Chiesa non paghi, approfittando di attività economiche agganciate a edifìci religiosi. Il 54,8 afferma seccamente di essere “contrario a qualsiasi tipo di esenzione”. Il 32,9 l’ammette unicamente per “edifici a finalità religiosa”.

Finora la Cei non ha mai voluto scremare con una propria accurata inchiesta interna quanti siano i propri enti che approfittano di un’interpretazione capziosa delle legge attuale (che ammette una zona grigia basata sull’esenzione “anche” ad attività economiche legate a un edifìcio religioso), mentre i governi precedenti non hanno avuto il coraggio di limitare le esenzioni “esclusivamente” alle mura di chiese, cappelle o conventi. La grande maggioranza della società – lo testimonia F. Gairelli in Religione all’italiana ed. Mulino – non condivide nemmeno la continua richiesta di soldi delle autorità ecclesiastiche per le scuole confessionali. Il 43% è in linea con la Costituzione e sostiene che “chi vuole scuole non statali se le paghi”, mentre un altro 37% ritiene che la scuola “debba essere soltanto statale”.

Da questo punto di vista gli italiani, che al 70% (tra convinti e agitati da dubbi) affermano di credere in Dio e che al 65% sarebbero allarmati sé chiudesse la parrocchia di quartiere e che invitano al 71% la Chiesa di tenere fermi i propri principi, esprimono poi nel concreto giudizi molto precisi. Il 63% ritiene che “la Chiesa predica bene, ma non mette in pratica ciò che afferma”. E due terzi degli italiani sostengono che “oggi in Italia la Chiesa e le organizzazioni religiose hanno troppo potere”.

LA RICERCA di Garelli è estremamente ricca e porta alla luce molte contraddizioni degli italiani e dei cattolici, suddivisi a loro volta in: convinti e attivi, convinti non sempre attivi, cattolici per tradizione ed educazione, infine persone che “condividono alcune idee del cattolicesimo”. La stagnazione del pontificato ratzingeriano, che non affronta nodi cruciali della vita ecclesiale, risalta dai giudizi espressi in merito ad alcuni tabù del Vaticano. Il 47% è favorevole ad aboliré il celibato (contro il 33 che lo vuole mantenere). Paradossalmente è ancora minore l’opposizione al sacerdozio delle donne. Contrari 27%, favorevoli 43, sullo sfondo di un 28% incerto. Papa Ratzinger da alcuni anni ha perso il consenso della maggioranza degli italiani. Il suo governo ha provocato una spaccatura netta. Il consenso nei suoi confronti si ferma al 49,4%.

Buone notizie per noi atei

Dal Windows Live Spaces dell’amico Sestante http://se-stante.spaces.live.com 10 maggio 2009 dc:

Buone notizie per noi atei

Così la brava Mina su la Stampa di oggi ci dà anche un saggio delle sue conoscenze linguistiche con due espressioni: una in francese (non tradotta che significa “salta agli occhi”) e l’altra in tedesco (tradotta).

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La calamita del parroco

di Mina

Avrà certamente raggiunto il suo scopo don Mario Pellizzari, parroco di Campigo. Ne vedrà molta, moltissima di gente, oggi, alla messa. Ci saranno giornalisti, telecamere, curiosi e tutta quella varia umanità che segue, assetata, fatti e fatterelli che possano dare una qualche visibilità, che ti permettano di agitare la manina per salutare i parenti e gli amici del bar che finalmente ti vedranno «alla televisione».

«È emerso che il maggior cruccio di genitori e nonni è vedere i loro ragazzi snobbare la messa». E allora cosa fa il parroco di Campigo? Digiuna per 72 ore contro la disaffezione dei fedeli nei confronti della messa. Neanche troppo, giusto il tempo minimo che ci vuole perché la cosa produca una piccola eco. È fin troppo evidente che l’anticultura dell’esagerazione contagia anche i pastori di anime sbandate. Le pecorelle sono in disordine sparso. Serve una calamita. Non c’è spazio per convincimenti spirituali. Bisogna agire sull’attenzione per l’eclatante.

La prima domanda da porsi è: ma veramente quello che preoccupa, che inquieta, affligge e tormenta i parenti dei ragazzi di Campigo in provincia di Treviso è il fatto che i loro figlioli non vadano a messa?

La seconda domanda è: ma dove vivono? In una bolla fatata, in un paese di fantasia, forse a Oz, dove non esiste tutto quello che tocca ai nostri figli che devono combattere con draghi ben più potenti, ben più crudeli, ben più destabilizzanti?

La terza domanda è: ma veramente don Mario, intervistato sul celibato dei preti ha detto: «In Veneto si dice che la moglie è la croce e il marito il crocefisso: noi preti la nostra croce l’abbiamo già, perché andarcene a cercare un’altra?». Sappiamo che i veneti sono spiritosi, non tutti e non sempre però, ma questa mi sembra una battuta agghiacciante. Non mi fa ridere per niente. E non sto a illustrare perché, ça sault aux yeux.

La quarta domanda da porsi è: non saranno proprio le «messe musicali per ragazzi» che il parroco organizza a produrre l’effetto contrario? Gesù ha (avrebbe detto, nota di Jàdawin) detto: «Se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno di cieli» e allora lui distribuisce caramelle e cioccolata sul sagrato della chiesa, dopo la funzione. Lodevoli intenzioni, commoventi propositi, suggestivi intendimenti… non so, però, se a Roma saltino dalla gioia per queste iniziative… «La Chiesa non fa granché per adeguarsi ai tempi: io ci provo», precisa ancora il tenerissimo don Mario. Non so, però, se a Roma saltino dalla gioia… più probabilmente werden sie aufspringen, sussulteranno.

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L’articolista, evidentemente molto stizzita dal proverbio riportato dal parroco omette la risposta. Perché, e lo dice in francese, salta agli occhi. Peccato. Ma vediamo di ricostruire il “non detto”. Mina dice:

La terza domanda è: ma veramente don Mario, intervistato sul celibato dei preti ha detto: «In Veneto si dice che la moglie è la croce e il marito il crocefisso: noi preti la nostra croce l’abbiamo già, perché andarcene a cercare un’altra?». Sappiamo che i veneti sono spiritosi, non tutti e non sempre però, ma questa mi sembra una battuta agghiacciante. Non mi fa ridere per niente. E non sto a illustrare perché, ça sault aux yeux.

Forse c’è qui uno scambio di oggetti: se al posto della moglie-croce ci mettiamo il simbolo della sessualità, allora i conti tornano, perché il parroco è sì “crocifisso” e a ragione. Crocifisso dalla sessuofobia incardinata profondamente nella dottrina cattolica e dal ruolo che, da masochista, si è assunto in pieno. Con una contraddizione in più: è anche costretto a difendere a denti stretti l’unità della famiglia, a cui lui stesso ha rinunciato, consolandosi con l’aglietto della citazione di un proverbio malizioso.

Sestante

Pubblicato anche sul mio sito http://www.jadawin.info alla pagina “Politica e Società-6”