L’analfabetismo digitale di Telecom Italia | Italians

L’analfabetismo digitale di Telecom Italia. Lettera al blog Italians di Beppe Severgnini su Corriere.it 9 ottobre 2014 dc http://italians.corriere.it/2014/10/09/lanalfabetismo-digitale-di-telecom-italia/

Caro Severgnini, impressionante l’analfabetismo digitale di Telecom Italia. Prendiamo ad esempio il sito web Area Clienti Business, alias Impresa Semplice, alias 191: esso è degno di quelli che si vedevano del 1995. Da molti mesi vi ho richiesto la spedizione della bolletta online, ma il sito dice che non è così: la relativa opzione è impostata a “NO”, e non è modificabile. Il mio conto risulta “non domiciliato” mentre in realtà lo è. Questi e altri errori non possono essere comunicati a nessuno (e infatti Telecom non li sistema da mesi). Se segnalate la cosa al 191, vi dicono che non hanno alcuna competenza circa il sito. Per comunicare con loro via email occorre dapprima compilare un modulo, da inviare via fax (!!!) insieme a una fotocopia del documento di identità (illecito ai sensi del Dlgs 196/2003). Devo aggiungere altro? Dove andrà l’Italia, se anche le grandi imprese sono baracconi?

Marzia Brunoro

la risposta di Beppe Severgnini:

Santo cielo… Speriamo che ITALIANS riesca a fare il miracolo, ma non ci scommetterei.

La guerra “umanitaria”

In e-mail il 26 Marzo 2011 dc:

La guerra “umanitaria”

di Lucio Garofalo

L’idea di una “guerra umanitaria” o “guerra per la pace”, come quella che viene propagandata dai mass-media in questi giorni, costituisce un orrendo ossimoro concettuale che tuttavia riesce a riscuotere ampi consensi e simpatie presso l’opinione pubblica mondiale. I concetti di guerra e pace sono un’evidente contraddizione terminologica che nessuno può negare.

Anche in passato si ricorreva ad ossimori concettuali per giustificare le guerre come, ad esempio, le “guerre sante” (si pensi solo alle crociate in Palestina). Oggi le “guerre umanitarie” o “guerre per la pace” sono il più sofisticato e, nel contempo, controverso stratagemma lessicale e ideologico inventato dall’imperialismo per ripararsi dietro un volto più ‘umano’ e più accettabile, perché abilmente camuffato, per coprire i crimini commessi in nome di un ideale assolutamente ipocrita.

Che la causa “nobile” consista poi nella fede religiosa, nella democrazia o nella libertà, nella pace o nell’umanitarismo, è irrilevante in quanto l’intervento bellico è in ogni caso brutale e sanguinoso, ma soprattutto l’ipocrisia che si traveste sotto il falso ideale è la stessa, nella misura in cui gli interessi sono ignobili e disonesti, riconducibili facilmente agli affari delle potenze occidentali che mirano ad impossessarsi delle ricchezze altrui. Quindi, anche questa è un’altra (l’ennesima) guerra compiuta in nome della voracità consumistica dell’occidente.

Non è banalmente una questione di pacifismo. La storia dimostra che le guerre non costituiscono la giusta soluzione per questo tipo di problemi, non sono uno strumento utile per salvaguardare i diritti umani, nella misura in cui le guerre non risolvono i problemi ma rischiano di aggravarli e moltiplicarli.

Infatti, il principale pericolo che si corre è di incendiare l’intero fronte dei Paesi arabi, incentivando e fomentando le spinte oltranziste ed islamico-integraliste che, almeno finora, erano parse inesistenti o comunque marginali nelle rivolte sociali del Maghreb, causando una pericolosa escalation militare in Medio Oriente, che è una polveriera ad alto rischio di esplosione.

Sgombrando il campo  da ogni ipocrisia bisognerebbe porsi almeno un paio di interrogativi. Anzitutto, perché la risoluzione dell’Onu n. 1973 non viene applicata in tutte le circostanze in cui i diritti umani sono violati? Perché si interviene militarmente in Libia ma non si interviene per bloccare, ad esempio, la repressione delle rivolte in Bahrein, nello Yemen e negli altri Paesi della penisola arabica e del Golfo persico, oppure non si è intervenuto quando Israele commetteva atti di violenza contro la popolazione palestinese della striscia di Gaza?

Oltretutto non si può fingere di non sapere che Gheddafi è stato fino ad ieri il principale alleato degli interessi occidentali e un ottimo socio in affari del governo Berlusconi e di altre cancellerie europee, in quanto è più facile e conveniente stringere patti scellerati e stipulare intese poco pulite con i regimi tirannici e dittatoriali piuttosto che con governi democratici.

Detto ciò, non bisogna sottovalutare le ragioni riconducibili al controllo delle risorse petrolifere di cui la Libia è uno dei principali produttori, né si può dimenticare, o fingere di non sapere che la Libia del colonnello Gheddafi costituisce da sempre un acquirente importante di armamenti occidentali, in particolare italiani. Ricordiamo che l’Italia risulta tra i primi cinque Paesi al mondo nell’esportazione di armi da guerra. Non a caso la resistenza delle truppe libiche si sta rivelando più tenace del previsto anche perché le armi in dotazione all’esercito di Gheddafi sono tecnologicamente avanzate e soprattutto di fabbricazione italiana.

Sulla base del ragionamento esposto, si può asserire che l’intervento bellico in Libia non abbia nulla a che spartire con esigenze di natura “umanitaria” o “pacifista”, né con altre motivazioni più “nobili”, ma c’entra solo il folle e spietato cinismo degli affari, l’arroganza di un sistema economico scellerato, sprovvisto di umanità e di un minimo di razionalità, mosso da una logica ferrea basata sulle leggi perverse e disumane del business economico.

Resta un’amara constatazione circa il senso racchiuso nei principi fondamentali della nostra Costituzione. Ad esempio l’articolo 11, benché sulla carta sia inviolabile, è stato tradito e vilipeso talmente tante volte da essere diventato lettera morta.

La Waterloo di Telecom si realizza nominando un idiota a direttore generale

Ricevo da un gruppo di lavoratori Telecom il 14 Marzo 2011 e pubblico:

La Waterloo di Telecom si realizza nominando un idiota a direttore generale

Luca Luciani, questo ignobile individuo, già in carriera in Telecom Italia, si era reso ridicolo mesi fa quando il video di una sua arringa ai collaboratori, già di per sé, per i toni, il suo scopo, il linguaggio, i contenuti e l’atteggiamento adottato vergognosa non solo per i colleghi ma per l’umanità intera, finì su Youtube, su parecchi siti e in molte e-mail, nonché fornendo lo spunto per numerose vignette,  documentando la crassa ignoranza di questo losco personaggio che, per ben due volte, aveva citato la battaglia di Waterloo come il grande capolavoro di Napoleone.

Dopo il ridicolo suscitato la Telecom lo aveva spedito in Brasile a dirigere una delle consociate. Si sperava di non vederlo più e, invece, la nostra azienda ha superato la sua già notevole faccia tosta, arroganza ed idiozia nominandolo direttore generale perché, dicono alcuni quotidiani, avrebbe “fatto bene in Brasile”.

Non vogliamo dilungarci a spiegare perché questo individuo non lo sopportiamo proprio: potete farvene un’idea leggendo questo articolo su Blogosfere

http://economiaefinanza.blogosfere.it/2008/04/waterloo-come-esempio-per-telecom-secondo-il-manager-luca-luciani-molto-rassicurante.html

e vedendo questo video su Youtube

http://www.youtube.com/watch?v=3T-z2V9xhgo

E non pare neanche onesto: fresca fresca la notizia di indagine a suo carico, insieme all’altro bel elemento di Riccardo (e non Carlo, come scritto nell’articolo più sotto linkato) Ruggiero, esponente di spicco della Banda Larga

articolo

Un gruppo di lavoratori Telecom