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L’ateoterapia

Dal sito dell’UAAR www.uaar.it 15 Ottobre 2011 dc

L’ateoterapia

di Cathia Vigato

Mi frulla da qualche giorno un’atea idea. Non è certo tutta  farina del mio sacco ma il frutto delle riflessioni su quanto ho appreso in questi “spericolati” anni di associazione nell’UAAR,  presso il circolo di Venezia. Relazioni, conferenze, libri e letture, confronti con gli altri (atei-agnostici e non), il sito UAAR nazionale con le splendide pagine dedicate alle atee citazioni (che uso spesso come incipit per le news locali), la nostra rivista. In tanti dicono che la credenza darebbe una marcia in più, che sarebbe insomma un bell’aiuto per affrontare il mondo con tutte le sue realistiche sofferenze terrene: io non sono d’accordo. Secondo me la credenza, in special modo quella relativa ai monoteismi, abbruttisce notevolmente l’uomo e la donna, per dirla con i termini marxiani, li aliena e li mercifica rendendoli soggetti succubi di altrui e superiori volontà.

Anche la meditazione, presentata come panacea per la pace interiore, guarigioni e quant’altro, mi pare dovrebbe lasciare piuttosto spazio alla riflessione che non “stacca” dalla realtà ma è in grado comunque di far spaziare e rilassare la nostra mente. Per non parlare poi del senso del peccato, delle regole imposte senza alcun fondamento né morale, né etico, come il digiuno, la messa alla domenica, i riti, la verginità, l’astinenza, ecc. E i preti, potrebbero argomentare alcuni, non fanno forse del bene e non sorreggono le persone nei momenti critici con la loro funzione sociale?

Mah, rispondo io, è oggettivamente vero che attualmente i preti e la chiesa organizzano e gestiscono molte attività quali le mense per i poveri, la ricreazione giovanile, le cerimonie per i defunti  e molto altro. Nel mio paese, ad esempio, è indubbio che la parrocchia si è appropriata di un ruolo centrale ed importante accogliendo nelle sue attività disabili fisici e mentali, persone ai margini della società, anziani soli, vedove in difficoltà.

Però tutte queste cose belle e “benefiche” potrebbe farle, se non lo Stato o i Comuni, qualche associazione non religiosa: con la stessa qualità e forse con più passione e cura, se solo avesse a disposizione i fondi pubblici erogati alla Chiesa. La secolarizzazione in atto ci regala qualche esempio: le scuole materne non sono più esclusivo appannaggio delle suore, il numero di matrimoni laici è in continua ascesa, alcune associazioni no-profit per il supporto ai disabili e ai malati non hanno alcun riferimento alla religiosità. Infine, per ciò che riguarda il concetto di “comunità”, che le parrocchie sembrano incarnare, penso che la stessa funzione potrebbe essere svolta dai quartieri attrezzati con le sale laiche autogestite dai cittadini e un po’ di denaro pubblico da sottrarre ai soliti noti (vedi il Concordato).

Ma la cosa che mi preme affrontare è proprio la serenità delle persone in generale e dei singoli in particolare. Una vita ed un’educazione scevra da religiosità è, per conto mio, molto più felice. Il cielo diventa azzurro e leggero, non pesa più come prima con quell’occhio indagatore sempre pronto a criticare e a condannare. La terra si colora di verdi germogli e non è più sinonimo di polvere e di morte. L’aria si fa tersa, da respirare appieno, fin dentro la pancia vicino al sesso, dove non c’è alcun demone. L’acqua diviene luogo per tuffi di poesia. La responsabilità, l’etica, la giustizia sono nostri frutti – anche la mela – e sta a noi farli crescere bene. Il male, le sofferenze nel mondo sono da affrontare con le nostre forze e non con le preghiere. Insomma, ecco l’atea idea per chi ha avuto la pazienza di seguirmi fin qui con queste righe scontate: “l’ateoterapia”. L’ateismo e l’agnosticismo come terapia per tutte le persone un po’ instabili, infelici, depresse, bisognose di un poco di aiuto. L’ateoterapia, dove non si prescrivono farmaci magici e “non si manda nessuno all’inferno”, dove si parla, ci si confronta, per vivere, tutti, un po’ meglio senza questa “benedetta” religione che ci ammorba il pensiero e la vita.

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Non credono però apprezzano la spiritualità…

18 Gennaio 2011 dc:

Non credono però apprezzano la spiritualità…

di Jàdawin di Atheia

Mi è arrivata la newsletter di Noncredo, rivista edita dalla Fondazione Religionsfree, Fondazione culturale per la NonCredenza. Entro nella rivista, Anno II Numero 8  novembre/dicembre 2010, leggo quà e là e mi imbatto, a pagina 4, in una lettera e relativa risposta:

Noncredenza e spiritualità

Sono una persona con un forte senso del sacro e con un approccio alla realtà che ha molti elementi religiosi, sono però refrattario a qualsiasi tipo di fede e provo un vero e proprio disgusto verso la gerarchia cattolica. Trovo la vosgtra rivista molto interessante e soprattutto aperta e non dogmatica (il dogmatismo purtroppo è un errore in cui troppi atei cadono), insomma la rivista giusta per chi, come me, si definisce non credente ma mantiene una tensione verso la spiritualità.

Sandro Del Duca

Complimenti, lei appartiene ai migliori non credenti: quelli che sanno avvertire la categoria della spiritualità, non essere “contro” alcuno, percepire la “religiosità”, cioè il “mistero”, nella realtà che ci circonda senza cadere nella sudditanza autoescludente di una fede, e poi opera la ricerca di senso dentro di sé. Ho motivo di ritenere che lei sarebbe piaciuto anche a Siddharta il Buddha.

Bene, il signor Del Duca non trova contraddizione tra non credenza e spiritualità e trova molti atei, come sarei senz’altro io stesso, dogmatici. E’ un problema suo, se è un problema. Quello che mi lascia, ancora una volta leggendo questa rivista, spiacevolmente impressionato è la risposta di questi ateo-agnostici che si vergognano di questo termine e forse a ragione (perché non lo sono veramente?).

Loro sanno avvertire la categoria della spiritualità (io non l’avverto proprio, quindi non so), non sono contro alcuno (io invece eccome se sono contro, ah che spregevole soggetto!), percepiscono la religiosità nella realtà che ci circonda e ci spiegano anche cos’è, è il mistero (io invece so benissimo cos’è il mistero, ci ragiono per quanto possibile ma ho sempre resistito a trovarvi alcunché di trascendentale, mistico o vagamente religioso…beh, certamente non sono così sensibile come altri…) e, loro sì che sono bravi, operano la ricerca dentro di sé. Certo, io e gli altri atei come me siamo così superficiali da cercare solo in Google….

Del resto di che mi stupisco? I loro articoli ed editoriali sono pieni di parole ed espressioni come anima, spirituale e spiritualità, Etica pura della spiritualità, “…Religions-Free, ove il free, come in sugar-free o care-free, sta per “senza” (mai “contro”) le religioni”.

Ecco perché la moderata, distinta, seria, non chiassosa Fondazione ReligionsFree e la moderata, distinta, seria, non chiassosa UAAR si piacciono così tanto…..

Non voglio diminuire i meriti che entrambe le organizzazioni hanno (tant’è che, deluso e non più militante, sono ancora socio della seconda), ma io da certe mozzarelle non mi sento rappresentato (come la prima ambisce e la seconda dà per scontato). Preferisco Axteismo!

Voi

Dal sito http://www.donzauker.it/

Voi

Voi,

i cristiani, gli ebrei, i musulmani, i buddisti, gli scintoisti, gli avventisti, i panteisti, i testimoni di questo e di quello, i satanisti, i guru, i maghi, le streghe, i santoni, quelli che tagliano la pelle del pistolino ai bambini, quelli che cuciono la passerina alle bambine, quelli che pregano ginocchioni, quelli che pregano a quattro zampe, quelli che pregano su una gamba sola, quelli che non mangiano questo e quello, quelli che si segnano con la destra, quelli che si segnano con la sinistra, quelli che si votano al Diavolo, perché delusi da Dio, quelli che pregano per far piovere, quelli che pregano per vincere al lotto, quelli che pregano perché non sia Aids, quelli che si cibano del loro Dio fatto a rondelle, quelli che non pisciano mai controvento, quelli che fanno l’elemosina per guadagnarsi il cielo, quelli che lapidano il capro espiatorio, quelli che sgozzano le pecore, quelli che credono di sopravvivere nei loro figli, quelli che credono di sopravvivere nelle loro opere, quelli che non vogliono discendere dalla scimmia, quelli che benedicono gli eserciti, quelli che benedicono le battute di caccia, quelli che cominceranno a vivere dopo la morte…

Tutti voi,
che non potete vivere senza un Papà Natale e senza un Padre castigatore.

Tutti voi,
che non potete sopportare di non essere altro che vermi di terra con un cervello.

Tutti voi,
che vi siete fabbricati un dio “perfetto” e “buono” tanto stupido, tanto meschino, tanto sanguinario, tanto geloso, tanto avido di lodi quanto il piu’ stupido, il piu’ meschino, il piu’ sanguinario, il piu’geloso, il piu’ avido di lodi tra voi.

Voi, oh, tutti voi

NON ROMPETECI I COGLIONI!

Fate i vostri salamelecchi nella vostra capanna, chiudete bene la porta e soprattutto non corrompete i nostri ragazzi.

Non rompeteci i coglioni, cani!

François Cavanna

Presentazione del partito politico Democrazia Atea

Dal sito di Democrazia Atea

http://democrazia-atea.blogspot.com/2010/01/roma-si-e-svolta-il-19-gennaio-2010.html#links

La conferenza stampa di Democrazia Atea
La conferenza stampa di Democrazia Atea

Presentazione del partito politico Democrazia Atea

ROMA – Si è svolta il 19 gennaio 2010, presso la sede della Stampa Estera Italiana a Roma, la prima conferenza stampa di Democrazia Atea, nella quale Carla Corsetti, Segretario Nazionale, ha annunciato la nascita ufficiale del partito politico.

Al cospetto dei giornalisti di testate italiane ed estere, Carla Corsetti ha ribadito e sottolineato alcuni punti fondamentali del programma politico. Grande attenzione è stata dedicata alle tematiche del lavoro: Democrazia Atea propone l’abrogazione della legge Biagi (legge 30), per porre fine al precariato che mortifica la formazione e frena qualunque ipotesi di sviluppo.

Inoltre, Democrazia Atea propone l’abrogazione dei Patti Lateranensi, che costano allo Stato ben un terzo del PIL. Grande riconoscimento è stato dato soprattutto al ruolo delle donne nell’affrontare la crisi economica: in questo frangente, nella totale assenza dello Stato, le donne italiane sono riuscite a garantire la cura e l’assistenza a disabili e anziani, facendo salti mortali per assicurare il sostentamento alle proprie famiglie.

Il Segretario Corsetti ha definito la Destra e la Sinistra come due diverse forme di conservatorismo, rispetto alle quali DA si pone come unico partito progressista libero da dogmi e credenze; l’unico che, non avendo implicazioni confessionali come gli altri, potrà garantire la laicità dello Stato. Pertanto, all’interno dello schieramento parlamentare, i Demoatei si collocano al centro: “Ai nostri figli”, sottolinea Corsetti, “vogliamo dare vere speranze, vere certezze: il futuro è oggi, qui”.

Nasce il nuovo partito Democrazia Atea

Nasce il nuovo partito Democrazia Atea

Comunicato stampa

Tutti i giornalisti sono invitati

Nasce il partito politico Democrazia Atea

Martedì 19 Gennaio 2010 inizio ore 11:00, presso Associazione della Stampa Estera in Italia, a Roma, in Via dell’Umiltà n. 83/C

Ingresso libero consentito anche al pubblico, fino a esaurimento dei posti disponibili.

Il Direttivo.

Democrazia Atea

Il giudice “anticrocifisso” Luigi Tosti sarà processato il 22 gennaio dal CSM

Axteismo Press http://nochiesa.blogspot.com

Comunicato Stampa

Il giudice “anticrocifisso” Luigi Tosti

sarà processato il 22 gennaio dal CSM

Giornalisti e pubblico sono invitati

ROMA – “Avviso tutti gli amici che mi hanno sostenuto nella battaglia per la rimozione dei crocifissi dalle aule dei tribunali italiani” commenta il magistrato Luigi Tostiche il prossimo 22 gennaio 2010 alle ore 9:30 sarà celebrato, dinanzi al Consiglio Superiore della Magistratura, Piazza Indipendenza n. 4, Roma, il procedimento disciplinare che è stato aperto, circa 5 anni fa, a mio carico per essermi io rifiutato di tenere le udienze sotto l’incombenza dei crocifissi.

Un procedimento, questo, per il quale ho subito due condanne penali ad un anno di reclusione (poi annullate dalla Corte di Cassazione) e sto subendo, da 4 anni, la sospensione dallo stipendio e dalle funzioni. Mi difenderò da solo e l’udienza sarà pubblica (anche se l’aula non è particolarmente capiente).

La presenza di televisioni sarebbe oltremodo gradita, non avendo io alcunché da nascondere o di cui vergognarmi: credo, però, che l’Avv. Nicola Mancino negherà le autorizzazioni per impedire che venga ripreso questo processo, degno della migliore Santa Inquisizione della Chiesa cattolica. In ogni caso, rappresento che presterò il consenso preventivo a quanti vogliano chiedere di riprendere il processo e divulgarlo.

In caso di condanna e di conseguente rimozione dalla magistratura, adirò la Corte Europea dei diritti dell’Uomo: in caso di assoluzione e di reintegrazione in servizio, seguiterò a rifiutarmi di tenere le udienze sino a che il Ministro di Giustizia (oggi Angelino Alfano) non avrà rimosso l’ultimo crocifisso dall’ultima aula di giustizia della Colonia Pontifica, cioè dell’Italia.

Presagisco (ed anzi spero) che i membri del CSM, per non offendere i desideri di Joseph Ratzinger conosciuto come Papa Benedetto XVI ed anche per non correre il rischio di essere linciati e di essere bollati come “ubriaconi” (com’è avvenuto per i giudici della CEDU Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), opteranno per la prima soluzione. E’ gradita la massima diffusione di questa notizia”.

Luigi Tosti

Nella foto, il giudice Luigi Tosti

Per interviste, informazioni e altro tel. 3393188116

«Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario.»

George Orwell

Fonte: http://tostiluigi.blogspot.com

Diffusione: Axteismo Press l’Agenzia degli Axtei, Atei e Laici

Richiedi gratis TUTTI i documenti in formato digitale,

circa 80 mail, scrivendo a:

axteismo@yahoo.it

Resto ateo, grazie a dio e … a Paolo VI

Ricevo da Lucio Garofalo in e-mail il 7 Gennaio 2010 dc questo interessante scritto personale (che pubblico anche sul mio sito 222.jadawin.info alla pagina “Ateoagnosticismo”:

Resto ateo, grazie a dio e … a Paolo VI

Pochi giorni fa sono convolato felicemente a nozze, celebrate in chiesa con il rito misto.

Qualcuno mi ha chiesto, in modo provocatorio: “Un comunista che si sposa in chiesa?”.

Per tale ragione ritengo giusto ed opportuno esporre le mie ragioni, provando a precisare la mia posizione rispetto alla scelta compiuta. Ebbene, chiarisco immediatamente che il sottoscritto si è sposato in chiesa in qualità di ateo dichiarato.

Infatti, io e la mia consorte abbiamo deciso e concordato con il parroco la formula del rito misto, la quale prevede la possibilità di contrarre matrimonio tra membri della chiesa cattolica apostolica romana ed esponenti di diverse confessioni religiose, non cattolici oppure non credenti ed atei come il sottoscritto, che siano battezzati o meno.

In pratica il sottoscritto non ha partecipato ai vari momenti del rito cattolico, astenendosi dal recitare le preghiere e le formule di culto, astenendosi soprattutto dalla liturgia eucaristica celebrata al termine della cerimonia: ad esempio, nel pronunciare le formule tipiche del matrimonio cattolico, il sottoscritto non ha mai menzionato dio.

Per i cristiani il rito del matrimonio misto non rappresenta, sul versante della diversità religiosa, un atto impossibile. Tale soluzione matrimoniale è prevista dal diritto canonico, ma probabilmente nelle nostre zone non è stata applicata in modo frequente.

Il 31 marzo 1970 il pontefice Paolo VI scrisse “Matrimonia Mixta”, una lettera apostolica redatta in forma di “Motu Proprio”, ossia assunta di “propria iniziativa” dal papa. In questo testo sono state impartite le norme relative ai matrimoni misti. Tale lettera, altrimenti nota come Dispensa Paolina, è estremamente importante e significativa per comprendere i notevoli progressi, a tratti persino rivoluzionari, compiuti dalla dottrina cattolica e dal codice del diritto canonico nell’ambito specifico del matrimonio.

Dunque, sebbene sembri che mi sia parzialmente piegato, chiedendo la celebrazione di una formula mista che mi riconosca come ateo e non credente, in realtà la mia scelta è stata quella di un “compromesso” compiuto per amore verso mia moglie e mio figlio.

Per quanto concerne la procedura da seguire, occorre anzitutto rendere esplicita al sacerdote la propria eventuale posizione di credente in un’altra fede, o di ateo, e concordare la celebrazione di un rito matrimoniale misto. Per ciò che attiene alla cerimonia religiosa, in effetti non cambia nulla, tranne il fatto che la parte di fede diversa, o non credente, si astiene dal partecipare alle fasi della liturgia cattolica, alle preghiere e soprattutto al momento dell’eucarestia. Comunque confesso che, malgrado io sia un ateo, durante la celebrazione del matrimonio mi sono emozionato ugualmente.

Ma perché sono ateo? E soprattutto, perché resto ateo, grazie a dio?

Proverò a rispondere brevemente a questo interrogativo, se possibile senza complicare troppo il ragionamento, che è essenzialmente di ordine teorico e filosofico.

La mia adesione alle posizioni dell’ateismo convinto e praticante, direi quasi fondamentalista (per usare una sorta di ossimoro concettuale), deriva anzitutto da una riflessione “astratta” molto semplice e chiara, che si spiega e si comprende facilmente.

In teoria, se dio non esistesse tanto meglio, vuol dire che avrebbe ragione chi lo rinnega. Ma anche se dio esistesse, il discorso logico non muterebbe di una virgola in quanto:

1)    se dio è onnipotente, come asseriscono i suoi vescovi e rappresentanti in terra o le sacre scritture, perché non interviene per eliminare la violenza e il dolore?

2)    se invece dio non è onnipotente e non può fare assolutamente nulla contro il male insito nel mondo, allora è come se dio non esistesse, è un essere inutile, una sorta di soprammobile neanche tanto bello da vedere, dato che è invisibile;

3)    la terza ipotesi, la più accreditata dalla dottrina ufficiale della chiesa e pure dagli atei, si basa sulla teoria formulata da Sant’Agostino, uno dei padri spirituali della chiesa cattolica apostolica romana, ossia che dio ha concesso all’uomo il dono del libero arbitrio, vale a dire la libertà di pensare ed agire assumendosi le proprie responsabilità, dunque anche la possibilità e la capacità di negare dio.

Sulla base di tali premesse teoriche, forse oltremodo semplificate, si evince chiaramente il percorso filosofico e razionale che mi ha condotto verso un approdo di tipo ateistico, così come discende pure un sentimento di sincera gratitudine verso dio, in quanto mi ha concesso il prezioso dono del libero arbitrio, grazie al quale sono (appunto) ateo.

Insomma resto ateo, pur essendomi sposato in chiesa. Una simile scelta non equivale ad un gesto di incoerenza, come è fin troppo facile obiettare, in quanto le mie convinzioni non sono minimamente scalfite da un rito nuziale celebrato dal sacerdote sull’altare.

Lucio Garofalo