La sovranità nella bancarotta del capitalismo

La sovranità nella bancarotta del capitalismo

di Lucio Garofalo

Si parla ormai abitualmente (e impropriamente) di “debito sovrano”. Ma non c’è nulla di più errato e fuorviante del concetto di “debito sovrano”, coniato non a caso in un momento storico in cui gli Stati nazionali hanno ceduto totalmente la loro sovranità e autonomia decisionale di fronte all’arroganza e allo strapotere dei mercati finanziari.

In un’assurda e perversa catena di domino, i bilanci degli Stati più esposti al debito pubblico sono a turno travolti e assorbiti nel dissesto finanziario, coinvolgendo le altre nazioni, per cui risulta sempre più complicato adottare le politiche di “austerità” che mirano ad intensificare oltremisura la pressione fiscale e ad inasprire l’offensiva contro le tutele sociali del mondo del lavoro, al fine di sottrarre ingenti risorse dirottate verso il capitale bancario e finanziario, poiché una simile prospettiva comporta la dissoluzione definitiva di ogni intesa sociale, causando e autorizzando la sollevazione del popolo.

Papandreu ha dovuto sottomettersi alle costrizioni delle oligarchie finanziarie e revocare il referendum appena poche ore dopo l’annuncio. Papandreou non è Lenin e non serviva una mente eccezionale per capirlo. Diversamente da Papandreou, Lenin avrebbe promosso il referendum dichiarando l’insolvenza del debito pubblico del suo Paese. D’altronde è esattamente ciò che fece nel 1917: denunciò il debito pubblico dell’impero zarista e promulgò un decreto che fece tremare il mondo, azzerando l’enorme debito accumulato dalla Russia nei confronti delle potenze occidentali. Invece Papandreou non ha affrontato la sfida, temendo che un default della Grecia avrebbe risucchiato nel baratro finanziario l’intera Europa: ha preferito demolire la democrazia piuttosto che contrastare ed eliminare l’accerchiamento usuraio del proprio popolo da parte del capitale finanziario. L’entità del debito pubblico greco è assai modesta, ma sufficiente a rompere i rapporti di forza vigenti negli assetti della finanza capitalista internazionale.

Salvare la Grecia è un’impresa già ardua per gli equilibri politici europei, ma salvare un mondo sull’orlo della bancarotta è un’impresa praticamente impossibile. In un sistema globale in cui si agita lo spauracchio della crisi e si pretende di usare l’arma del ricatto finanziario per costringere gli Stati nazionali a compiere scelte inique e impopolari, ogni governo rischia di trasformarsi in una mostruosa tirannide esercitata in nome delle banche, un abietto strumento di rapina ed estorsione che annienta ogni elemento di sovranità popolare. Solo pochi mesi fa la maggioranza degli Italiani non sapeva nemmeno che esistesse il Fondo Monetario Internazionale, mentre oggi lo scopre improvvisamente a tutela del Paese. Anche dopo l’imminente cacciata di Berlusconi il rapporto stretto con il FMI vincolerà l’azione dei futuri esecutivi nazionali. Nei periodi di assenza di credibilità e sovranità della politica, le tecnocrazie finanziarie hanno imposto direttamente i loro fiduciari alla guida di governi detti impropriamente “tecnici”. E’ già avvenuto in Italia negli anni ’90 con Ciampi, Dini, Amato. Accadrà di nuovo con Monti.

Chiudo con un episodio salito recentemente alla ribalta della cronaca, destando un certo scalpore: un negozio di gadget elettronici, situato nel centro di Roma, è stato assalito da un’enorme ressa di clienti attirati dall’offerta di prezzi stracciati. La notizia è la classica eccezione che conferma la regola, la riprova del delirio allucinante del capitalismo, una testimonianza ulteriore che certifica l’aberrazione consumistica di massa, una droga che procura demenza e assuefazione: chi non consuma, sprofonda in una crisi d’astinenza.

La Waterloo di Telecom si realizza nominando un idiota a direttore generale

Ricevo da un gruppo di lavoratori Telecom il 14 Marzo 2011 e pubblico:

La Waterloo di Telecom si realizza nominando un idiota a direttore generale

Luca Luciani, questo ignobile individuo, già in carriera in Telecom Italia, si era reso ridicolo mesi fa quando il video di una sua arringa ai collaboratori, già di per sé, per i toni, il suo scopo, il linguaggio, i contenuti e l’atteggiamento adottato vergognosa non solo per i colleghi ma per l’umanità intera, finì su Youtube, su parecchi siti e in molte e-mail, nonché fornendo lo spunto per numerose vignette,  documentando la crassa ignoranza di questo losco personaggio che, per ben due volte, aveva citato la battaglia di Waterloo come il grande capolavoro di Napoleone.

Dopo il ridicolo suscitato la Telecom lo aveva spedito in Brasile a dirigere una delle consociate. Si sperava di non vederlo più e, invece, la nostra azienda ha superato la sua già notevole faccia tosta, arroganza ed idiozia nominandolo direttore generale perché, dicono alcuni quotidiani, avrebbe “fatto bene in Brasile”.

Non vogliamo dilungarci a spiegare perché questo individuo non lo sopportiamo proprio: potete farvene un’idea leggendo questo articolo su Blogosfere

http://economiaefinanza.blogosfere.it/2008/04/waterloo-come-esempio-per-telecom-secondo-il-manager-luca-luciani-molto-rassicurante.html

e vedendo questo video su Youtube

http://www.youtube.com/watch?v=3T-z2V9xhgo

E non pare neanche onesto: fresca fresca la notizia di indagine a suo carico, insieme all’altro bel elemento di Riccardo (e non Carlo, come scritto nell’articolo più sotto linkato) Ruggiero, esponente di spicco della Banda Larga

articolo

Un gruppo di lavoratori Telecom

 

 

 

Bus atei a Genova…come volevasi dimostrare…

Bus atei a Genova…come volevasi dimostrare…

13 Gennaio 2009 dc, da Libero www.libero.it (in rosso i miei commenti e le correzioni):

Bus atei a Genova

“Dio non esiste”. Dopo Londra, Washington e Barcellona anche nella città ligure due mezzi di trasporto pubblico diffonderanno il messaggio lanciato dall’Unione atei. Come se fosse un detersivo. Ti sembra corretto? Non si tratta di un detersivo, ovviamente, come gli sciocchi giornalisti vogliono insinuare, e la risposta è, sembra ombra di dubbio, SÍ

Bus atei a Genova-Fotomontaggio

Atei di tutto il mondo, unitevi. Nell’era della velocità, del just in time, anche l’ateismo sente il fiato della modernità. Dopo la Spagna, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e l’Australia sbarcano a Genova i “bus atei”. L’affondo sembra indirizzato proprio al cardinale Bagnasco, capo dei vescovi italiani, la cui sede è, guarda caso, proprio Genova. «La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno» è la scritta che si potrà leggere sulla parte posteriore di due bus che dal 4 febbraio gireranno nel capoluogo ligure.

L’insolita iniziativa è firmata Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaas) (riescono pure a sbagliare una sigla così facile). Ora l’ateismo si “diffonde” come un qualsiasi messaggio pubblicitario. «La campagna è una specie di sfida atea in casa di Bagnasco – ha dichiarato Raffaele Carcano, segretario generale Uaar -. Dopo le polemiche sul gay pride di Genova, reo di essere stato fissato per il 13 giugno, giorno del Corpus Domini, e dopo le parole di Bagnasco per ostacolare lo svolgimento della manifestazione, dopo le frequenti uscite del cardinale in materia di scienza, diritti, riproduzione, l`Uaar ha deciso di riprendersi un po` di par condicio. E di fare pubblicità all`incredulità».

Intervistato sull’iniziativa il sacerdote don Andrea Gallo ha commentato che “è interessante, stimola altri a meditare, a riflettere e a rispondere senza offese o insulti. A chi la propone risponderei così: Dio esiste, ma non sei tu. Rilassati, cerchiamolo insieme tra gli ultimi, lo dico anche a me stesso”.

Proprio ieri è partita a Barcellona la campagna del “bus ateo”, che dopo la Gran Bretagna arriva anche in Spagna. I bus delle due linee metropolitane della capitale catalana, 14 e 41, recheranno cartelloni con la scritta “Probabilmente Dio non esiste. Smettila di preoccuparti e goditi la vita”. L’iniziativa, già annunciata la scorsa settimana, dovrebbe giungere presto anche a Madrid ed è finanziata dall’Unione degli atei e liberi pensatori della Catalogna, che ha già raccolto 15.550 euro per questa campagna. La curiosa iniziativa non mancherà di accendere discussioni e dibattiti.

Un modo giusto di difendere le proprie idee o una carnevalata mediatica? Che sia una guerra persa quella intrapresa dagli atei se l’uomo più potente del pianeta, il nuovo presidente degli Stati Uniti Barack Obama invocherà il nome di Dio durante il giuramento del 20 gennaio? Non necessariamente. Alcuni gruppi di atei hanno intentato un’azione legale presso un tribunale federale per bloccare qualsiasi riferimento alla fede durante le cerimonie inaugurali. Tu, che ne dici? (Non perdete tempo nel leggere i commenti inseriti nel sito: per la maggior parte non ne vale, come al solito, la pena…)

Siccome però siamo un Paese del cazzo, andiamo a vedere come è proseguita la vicenda:

15 Gennaio 2009 dc, da http://www.repubblica.it

Genova, la discussione teologica divide le sigle sindacali dell’azienda di trasporto pubblico
Polemica a distanza tra il sindaco Vincenzi e il presidente dei senatori di An Gasparri

Ateo-bus, la rivolta degli autisti

“No alla scritta, obiezione di guida”

di Donatella Alfonso

GENOVA – Contro “l’ateobus” arrivano gli obiettori di guida, pardon di coscienza. Il sindacato confederale Faisa-Cisal, che conta 900 iscritti tra i 1700 autisti dell’Amt, l’azienda di trasporto pubblico di Genova, è pronto a sostenere i lavoratori che, facendo riferimento alle proprie convinzioni religiose e di coscienza, rifiutassero di mettersi alla guida dei due bus che, almeno nelle intenzioni dell’Uaar, l’unione degli atei, agnostici e razionalisti, dovrebbero percorrere le strade di Genova dal 4 febbraio e per un mese intero, portando sulle fiancate lo slogan “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”.

“Alcuni colleghi hanno espresso dei dubbi, ma come sindacato ci sembra fuori luogo una scritta del genere, che tocca le coscienze non solo dei cattolici. Perciò se qualcuno si rifiuterà di salire su questo bus, noi lo appoggeremo” spiega Mauro Nolaschi, segretario ligure della Faisa.  Io che sono anti-milanista mi aspetto altrettanta solidarietà alla mia decisione di non salire sui treni della metropolitana milanese interamente dedicati al Milan! Decisione a cui mi attengo di fatto quando viaggio da solo….

La discussione teologica divide le sigle sindacali in maniera bipartisan: non solo la Cgil, ma anche l’Ugl, alzano le spalle. “Ci sono problemi concreti dei lavoratori e del mondo, di cui occuparsi” ribatte gelido Guido Fassio della Filt Cgil (bravo compagno!, complimenti!), mentre Serafino Carloni dell’Ugl la butta sul pragmatico: la pubblicità porta soldi all’azienda, e questo servirà anche al personale (e questo almeno è pragmatico, e se ne infischia di altri aspetti).

Bruno Sessarego, presidente di Amt, obietta: “Nei regolamenti aziendali non c’è traccia dell’obiezione di coscienza. Potremo riformularli, ma per il momento non abbiamo preso alcuna decisione. Aspettiamo anche che la concessionaria di pubblicità veda i bozzetti della campagna, lunedì prossimo: saranno loro, in base al codice di autodisciplina pubblicitaria, a dire se sia accettabile o meno”.

Dal canto suo Marta Vincenzi, sindaco a capo di una coalizione di centrosinistra, conferma: nessuna censura. “La linea del Comune di Genova è difendere democrazia e laicità in una città con una forte presenza della Chiesa e di personalità intelligenti come il cardinale Bagnasco; non il laicismo (oh, brava, finalmente ti sei scoperta!). La pubblicità degli atei è senza dubbio una provocazione, ma non è riferita a nessuna religione particolare, né Cristo, né Buddha, né Allah. Perciò è importante difendere la libertà di espressione (e qui un colpo al cerchio ed uno alla botte…ma senza imporsi e lasciando decidere alla concessionaria di pubblicità, praticamente lavandosene le mani); noi lo facciamo ospitando il Papa e dicendo sì anche al Gay Pride come alla costruzione della moschea”.

E a Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di An che l’aveva attaccata, ribatte: “Regalerei volentieri a Gasparri una piccola biblioteca sulla filosofia di base, mentre il regalo più grande che può farmi lui è non intervenire nella vita sociale di Genova. Non spetta a me dire sì o no ai bus con la pubblicità degli atei, ma neppure censurare chi non offende nessuno”.

Dura replica di Gasparri, che forse teme un “lancio” di libri filosofici: “Non accetto le minacce della Vincenzi e le comunico che presto mi recherò a Genova per esprimere l’indignazione della gran parte degli italiani per questa pessima iniziativa che lei cerca di difendere con argomentazioni pseudo filosofiche scadenti come la sue persona” (il fascista arrogante di sempre, offensivo e volgare, si svela ad ogni occasione). E mentre tace ancora il cardinale Bagnasco in pellegrinaggio a Fatima, il segretario generale dell’Uaar Raffaele Carcano gongola. “Abbiamo raggiunto quasi 8000 euro di donazioni, il costo della campagna; pensiamo di estenderla. Se verrà bloccata, ci dovranno spiegare perché si può dire che Dio esiste e non il contrario…”.(Non te lo spiegano, caro Carcano, usano altre argomentazioni…..)

Ed ecco come è andata a finire, solamente due giorni dopo:

17 Gennaio 2009 dc da http://www.repubblica.it

Stop agli ateo-bus Slogan offensivi esulta la Chiesa

GENOVA – L’ Ateo-bus resta in rimessa: la concessionaria di pubblicità accoglie il pressante invito della Curia e per le strade di Genova non viaggeranno mezzi pubblici “provocatori”. Ecco un altro esempio di servilismo ed opportunismo vergognosi. Nello stesso giorno l’amministrazione comunale della città decide di concedere la sponsorizzazione al Gay Pride nazionale anche se chiede agli organizzatori di spostare la data, già fissata in coincidenza del Corpus Domini. E, tra le motivazioni, il sindaco Marta Vincenzi spara una carta a sorpresa: «Non vorremmo dover imporre ai gay cattolici una scelta dirompente tra il Pride e la processione».

Giornata campale, tra sesso e fede, per il capoluogo ligure. Al mattino è Fabrizio Du Chene, amministratore delegato della IGP, concessionaria della pubblicità sui mezzi pubblici genovesi (e su quelli di tutta Italia) a chiudere il primo capitolo, quello degli ateo-bus (“La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”): «Ci sono due articoli del codice di autodisciplina che rendono impossibile la campagna: l’articolo 10 – la pubblicità non deve essere offensiva E non lo è affatto!– e l’ articolo 46 – le campagne sociali non devono ledere gli interessi di alcuno Dimostrateci, imbecilli, in che modo vengono lesi gli interessi della Chiesa e dei cattolici!. Non si tratta di seguire, o meno, le indicazioni della Chiesa ma no, figuriamoci, e chi lo ha mai pensato!: noi ci muoviamo autonomamente e applichiamo sempre il nostro codice. Succede per la pornografia, succede anche in questo caso. E poi, francamente, mi pare che l’ Unione atei abbia raggiunto il suo obiettivo. E senza spendere un euro».

È un no definitivo? «La decisione è questa – risponde l’ Igp – e costituisce anche un precedente: noi operiamo in tutta Italia, siamo soliti darci delle regole e rispettarle». Tace il presidente della Cei (e arcivescovo di Genova) Angelo Bagnasco – in viaggio da Fatima – ma gongola monsignor Marco Granara, rettore del Santuario della Guardia: «Una minoranza di quaranta persone ha tenuto sveglia l’ intera nazione su un tema che, in fondo, non è loro» Si dimentica, il subumano, che secondo le stesse statistiche della Chiesa Cattolica gli ateoagnostici in Italia sono calcolati dai 9 ai 14 milioni: saranno 40 gli attivisti dell’UAAR di Genova, ma rappresentano idealmente tutti gli atei-agnostici, anche quelli silenziosi ed indifferenti. L’ Uaar, attraverso il suo segretario generale, Raffaele Carcano, ribatte: «Biancheria intima e villaggi vacanze sì, ma guai a chiedere uno spazio pubblicitario per dire che Dio non esiste. In questo Paese non c’è spazio per dichiararsi atei, pena la censura». Qualcosa, invece, potrebbe cambiare sul Gay Pride. Assicurato il patrocinio culturale del Comune alla manifestazione, il sindaco Marta Vincenzi ha chiesto agli organizzatori un incontro urgente, la prossima settimana. «I problemi, nel caso di una sovrapposizione con il Corpus Domini, sono notevoli – ragiona il sindaco – Esistono problemi logistici, esiste una questione di vigili urbani (non ne abbiamo abbastanza per tutelare entrambe le manifestazioni contemporaneamente) e non vorremmo provocare problemi di coscienza nei gay cattolici». A sorpresa i gay dimostrano una disponibilità totale, anche all’ipotesi di cambiare data: «Lo abbiamo detto dall’ inizio, la nostra disponibilità a discutere di tutte le questioni organizzative (percorso, disponibilità delle piazze, supporto tecnico, la stessa data) è completa. Tutto il movimento LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuati) punta ad arrivare, quanto prima, a una decisione condivisa. Per il sindaco è la doppia dimostrazione che «Genova è una città aperta: l’Uaar ha ottenuto una straordinaria pubblicità (sì, e che se ne fa?), con gli organizzatori del Pride c’è un confronto aperto e alla luce del sole, nel rispetto di tutti». Alla faccia del rispetto!

MICHELA BOMPANI RAFFAELE NIRI