Il “virus” della paura

In e-mail il 27 Febbraio 2020 dc:

Il “virus” della paura

di Lucio Garofalo

La paura è, com’è noto, una pulsione ancestrale del genere umano, è un impulso ferino ed irrazionale, preesistente ad ogni stadio della civiltà e a qualsiasi forma di cultura e di raziocinio, è un elemento insito nella stato di natura animale ed è riconducibile all’istinto più antico e primordiale di auto-conservazione della specie.

La paura discende da un sentimento più che naturale, ossia il terrore inconscio ed incontrollabile della morte. Perciò, la paura è una pena che si sconta e si vince vivendo.

Sin dai suoi lontani primordi, l’umanità ha imparato (per una necessità insopprimibile, e non per volontà) a convivere con lo sgomento destato dalla furia naturale e dalle sue terribili manifestazioni più frequenti: tuoni e fulmini, terremoti, eruzioni vulcaniche ed altri cataclismi.

Nel corso dei millenni della preistoria l’uomo ha provato ad esorcizzare la paura, cercando di interpretare i vari fenomeni fisici come eventi soprannaturali di origine divina.

In tal modo sono sorte le antiche religioni mitologiche che affondano le loro radici nei timori più ancestrali e remoti dell’umanità.

Ancor oggi, in un’epoca apparentemente soggiogata dal razionalismo e dal delirio/complesso di onnipotenza tecnicistica ed utilitaristica dell’uomo, la paura è un elemento costante della nostra esistenza. Essa assume innumerevoli manifestazioni, si insinua nei meandri più oscuri e reconditi dell’animo umano, come un “virus” subdolo e letale che genera più danni e iatture di qualsiasi morbo e di ogni epidemia infettiva.

È fuori discussione che la paura sia uno dei tratti più tipici e peculiari della natura animale che è insita nell’uomo, ma non dev’essere un’ossessione che non concede pace o tregua.

Eppure, la realtà che viviamo oggi è sempre più assillata da paure, a cominciare dalla paura di morire fino alla paura di vivere.

Non a caso, il triste e lugubre primato dei suicidi, in modo particolare tra le generazioni più giovani, è conteso dalle nazioni più opulente ed evolute dell’Occidente, il Giappone in testa.

Non a caso, le società vengono governate anche con il ricorso alla paura, e gli Stati più avanzati sul fronte tecnologico si avvalgono anche delle paure per esercitare una forma di controllo sociale sempre più esteso e capillare.

Non a caso, si vincono le elezioni politiche proprio “giocando” la carta dell’idiosincrasia o della fobia isterica verso qualcuno, un nemico, un diverso, da demonizzare ed agitare come uno spauracchio.

In primis, la “paura del comunismo”, che costituisce tuttora un’avversione ed un’inquietudine ossessiva della borghesia. Lo “spettro del comunismo”, dopo il fallimento del “comunismo reale”, dopo la caduta del muro di Berlino ed il tracollo dell’URSS, viene agitato assai più che in passato, proprio allo scopo di conquistare e di preservare il potere e l’ordine costituito.

In passato, in Italia venne importata dall’Estremo Oriente una nuova paura incarnata nel virus dell’Aviaria, meglio nota come “influenza dei polli”, che suscitò timori assai spropositati, infondati ed isterici, prefigurando vari scenari apocalittici addirittura di stragi “pandemiche”, paragonabili alle peggiori pestilenze dei secoli passati.

Invece, come si è verificato in altre occasioni, il panico si rivelò assai più pernicioso della stessa patologia “ornitologica”.

Che polli! I veri “polli” si rivelarono gli utenti e gli spettatori più sciocchi e passivi delle campagne di disinformazione di massa. L’aviaria si dimostrò essere una bufala. Già nel 1998/99 numerosi polli perirono a causa del contagio, ma i mass-media non ne parlarono e tutti continuarono a mangiare polli senza allarmismi di ordine sanitario.

Lo spavento suscitato dall’aviaria in anni successivi, mise in ginocchio un’intera economia agricola, contribuendo ad incrementare i già colossali profitti delle multinazionali farmaceutiche.

La vicenda conferma l’abnorme ruolo dei mass-media, la cui “influenza” è assai più deleteria di ogni virus influenzale.

Aveva pienamente ragione il ministro della propaganda nazista, Goebbels, quando affermava: “Una bugia, ripetuta continuamente, è accettata dalle masse popolari come una verità incontestabile”.

Negli anni ’80, il virus HIV (l’Aids) seminò un’enorme psicosi nel mondo occidentale, ma fu presto scongiurato, tuttavia ancor oggi rappresenta una delle principali malattie infettive in Africa e nel Sud del mondo, un morbo assai più letale della tubercolosi e della malaria, che provocano stermini di massa.

Mentre in Occidente il virus dell’AIDS è oramai debellato grazie ai risultati ottenuti sul versante della ricerca, nei Paesi del Terzo mondo esso uccide più di ogni altra malattia a causa degli esorbitanti costi dei vaccini, imposti dalle multinazionali farmaceutiche, che risultano potenti e totalitarie quanto lo sono le compagnie petrolifere e quelle legate all’industria bellica, per cui si configurano come i padroni assoluti ed incontrastati del nostro pianeta.

Nei secoli bui della storia, il terrore provocato dalla peste bubbonica causava più danni del morbo stesso. Ad esempio, nell’Europa medievale la paura degli untori era assai più nociva e deleteria della stessa peste che sterminava milioni di vite umane. Le testimonianze che ci hanno lasciato il Boccaccio ed il Manzoni nelle loro opere (Decameron e Storia della colonna infame) ci trasmettono degli insegnamenti assai preziosi. Ma, come spesso accade, la storia insegna, ma non ha scolari (cit. Antonio Gramsci).

Le vicende relative al nuovo virus, il Covid-19, meglio conosciuto come il Coronavirus, temo che confermino il fatto che la paura è assai più subdola e più perniciosa di qualsiasi morbo epidemico eppure, nel contempo, può rivelarsi lucrosa per chi, in modo cinico e spregiudicato, riesca a trarne profitto.

L’isteria collettiva generata dal nuovo virus, assai meno nocivo dell’influenza stagionale, è un fenomeno di proporzioni immani e spaventose.

La mia ipotesi, dettata dalle esperienze storiche, è che le attuali campagne mediatiche di allarmismo e di terrorismo psicologico di massa serviranno a giustificare e ad incentivare la corsa futura all’acquisto di milioni di dosi di vaccino ad un titolo preventivo e cautelativo, che farà la fortuna dei principali colossi farmaceutici multinazionali.

Sesso, droga e Vaticano

da Democrazia Atea 2 Dicembre 2014 dc:

Sesso, droga e Vaticano

Qualche tempo fa intercettarono in Germania una partita di cocaina diretta al Vaticano, che fu spedita utilizzando dei profilattici.

Dunque dalle parti del Vaticano avevano trovato un utilizzo dei profilattici alternativo a quello per il quale sono stati prodotti, avendo sempre condannato ogni forma di prevenzione dal contagio di Hiv trasmissibile per via sessuale.

Hanno ottenuto, in questi decenni, un doppio risultato: le persone contagiate da Hiv si sono sentite moralmente condannate dalla comunità perché la compromissione del loro stato di salute è stata associata ad una sessualità libertina, mentre le persone non contagiate si sono sentite “virtuose” agli occhi di tutti, per il solo fatto di non essersi contagiate.

Qualche anno fa alcune agenzie di stampa si erano sbizzarrite nel dire che Ratzinger aveva modificato la “tradizionale” posizione della Chiesa Cattolica contro l’uso dei profilattici, ma la notizia era stata immediatamente smentita dalla Congregazione per la dottrina della fede che si era precipitata a riaffermare il solito ritornello medievale, attribuendo l’errata interpretazione delle parole del monarca ad una imprecisa traduzione dal tedesco.

La Chiesa cattolica era ed è rimasta contro l’uso del profilattico e la dottrina morale della Chiesa non è mai cambiata: hanno continuato a combattere l’uso del profilattico, con consapevolezza criminale, anche di fronte alla certezza del contagio da Hiv.

C’è ancora qualche sprovveduto che non riesce a mettere insieme cause ed effetti, e magari continua a sostenere che quanto propalato dall’organizzazione cattolica in tema di profilattici, attraverso i rappresentanti di quello Stato extracomunitario, compresi i rappresentanti periferici, in definitiva non possa incidere più di tanto nelle abitudini degli italiani.

Stavolta dovranno prendere atto del contrario.

L’avversione al profilattico decisa dal Vaticano è stata talmente interiorizzata dagli italiani da incidere sulle statistiche planetarie sulla diffusione dell’aids.

In Italia, infatti, secondo le cifre fornite nel novembre 2014 dall’ONU, si ha la più alta prevalenza di persone affette da Hiv in Europa occidentale.

Stavolta il finto rivoluzionario Bergoglio non ha emanato alcun provvedimento per modificare l’andamento di un contagio di cui l’organizzazione religiosa che presiede è moralmente responsabile.

Del resto da quelle parti i profilattici preferiscono usarli per riempirli di cocaina.

Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea