Derattizzazione dei tribunali italiani dai crocifissi

Da Axteismo in e-mail il 14 Novembre 2008 dc:

DERATTIZZAZIONE DEI

 

TRIBUNALI ITALIANI

 

DAI CROCIFISSI

Luigi Tosti, magistrato: “Se non verranno derattizzati

i tribunali italiani dai crocifissi mi rifiuterò di essere processato”.

axteismo-derattizzazione-crocefissi

Al Presidente della Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione

Piazza Cavour 00193 Roma

 

All’Avv. Pierdominici Fabio

Via Farnese n. 75 – 62032 Camerino

 

All’Avv. Dario Visconti

Via XX Settembre n. 19 – 67100 L’Aquila

 

e per conoscenza:

Al Ministro di Giustizia On.le Angelino Alfano

Via Arenula 70 – 00186 Roma

 

Al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione

Piazza Cavour 00193 Roma

 

Oggetto: Richiesta di rinvio dell’udienza di discussione del ricorso R.G. N. 03482400-07, fissata per il 18.11.2008.

 

            Io sottoscritto Luigi Tosti, imputato ricorrente nel procedimento penale n. 03482400-07 R.G., chiedo che la discussione del ricorso, fissata per il prossimo 18 novembre 2008, venga rinviata per i motivi che seguono.

1°)              La presenza generalizzata dei crocifissi nelle aule giudiziarie italiane, imposta dalla Dittatura confessionale Fascista del 1926 e tuttora condivisa dall’attuale regime repubblicano, pregiudica e lede in modo eclatante il principio supremo di laicità delineato dalla Carta Costituzionale Italiana, cioè l’obbligo costituzionale dei giudici di essere e di apparire imparziali, neutrali ed equidistanti nei confronti dei cittadini giustiziabili e dei loro legali: così ha in effetti sancito la IV Sezione Penale della Corte di Cassazione nella sentenza 1.3.2000 n. 4273, imp. Montagnana. Come cittadino-imputato avanzo, dunque, la pretesa di essere giudicato, il 18 novembre prossimo, da giudici visibilmente LAICI, che cioè non accettano di far parte di un’Amministrazione giudiziaria che è simbolicamente connotata da una smaccata “partigianeria cattolica”: tanto più in un processo che mi vede imputato per un comportamento diametralmente opposto, cioè per essermi rifiutato di tenere le udienze a causa della presenza coatta dei crocifissi.

2°)              L’esposizione generalizzata dei crocifissi nelle aule di giustizia lede anche il mio diritto fondamentale di libertà di religiosa, dal momento che ho il diritto di essere tenuto lontano, quando sono costretto a frequentare le aule di giustizia, da simbolismi religiosi di una particolare fede. L’esposizione del crocifisso come “simbolo venerato, ammonimento di verità e giustizia” non è infatti un atto “anodino”, ma si tratta di un vero e proprio atto con significato religioso: ciò lo si argomenta sia dalla circostanza che l’art. 58 del regolamento penitenziario (D.P.R. 30.6.2000 n. 230) qualifica come “manifestazione di libertà religiosa” “l’esposizione da parte dei detenuti, nella propria camera individuale, dei simboli della propria confessione religiosa”, sia dalla circostanza che la più “Alta Carica Istituzionale” della Repubblica (Pontificia) Italiana -cioè Papa Ratzinger- ha imposto ai Governanti italiani il dictat di non rimuovere i crocifissi “cattolici” dalle aule giudiziarie della sua Colonia -cioè l’Italia- perché “Dio deve essere presente nei Tribunali”.

           D’altro canto, a casa mia non espongo crocifissi e non mi sono mai sognato di esporre nella case altrui i miei simboli religiosi: esigo dunque un pari rispetto quando sono costretto a frequentare le aule dei palazzi di Giustizia della Repubblica Italiana.

3°)              La presenza dei SOLI crocifissi lede anche il mio diritto fondamentale di eguaglianza e NON DISCRIMINAZIONE religiosa perché -come afferma la Corte di Cassazione penale nella sentenza n. 4273/2000- “l’art. 3, 1° comma, Costituzione stabilisce espressamente il divieto di discipline differenziate in base a determinati elementi distintivi, tra i quali sta per l’appunto la religione”. E, nella specie, si differenzia appunto in base alla religione nel momento in cui si dispone l’esposizione del SOLO crocifisso”.Quale “sporco” imputato “ebreo”, dunque, rivendico gli stessi diritti e la stessa dignità che la Dittatura Fascista, prima, e l’attuale Repubblica Pontificia Italiana, oggi, accordano alla “Razza Superiore” dei Cattolici: chiedo, dunque, che i Giudici della VI sezione Penale della Cassazione tutelino e garantiscano il mio diritto inviolabile di EGUAGLIANZA e NON DISCRIMINAZIONE RELIGIOSA, o attraverso la preventiva “derattizzazione” di TUTTE le aule giudiziarie italiane da qualsiasi simbolo religioso -e in particolare dai crocifissi- o, in alternativa, con l’ostensione, a fianco dei crocifissi, di tutti gli altri simboli religiosi e, in particolare, della mia menorà ebraica.

            Ribadisco che la “derattizzazione” deve essere generalizzata (e non limitata alla SOLA aula dove sarà celebrato il processo a mio carico), perché così ha sentenziato la IV Sezione penale della Cassazione nella sentenza n. 4273/2000 (l’occasionale assenza del crocifisso in un’aula non ha alcun rilievo ai fini del rispetto effettivo del principio di laicità: ciò che conta, infatti, è che l’Amministrazione nella sua “globalità” rifiuti connotazioni religiose partigiane).

            Ribadisco, infine, che giammai accetterei di essere processato in aule addobbate con croci uncinate naziste -e questo perché ripudio ed aborro i crimini compiuti dai cristiani nazisti- e che quindi –e a maggior ragione– non accetto di essere processato da Giudici che mi impongono -o comunque accettano di impormi- la presenza del crocifisso, cioè il vessillo della più grande associazione per delinquere e della più grande banda di falsari della storia del Pianeta, la Chiesa Cattolica, che si è resa autrice, nell’arco di circa 1.800, dei più efferati crimini contro l’umanità, condividendoli di papa in papa, senza manifestare alcun moto di resipiscenza e/o di pentimento.

           La storia del “crocifisso” gronda di sangue, di genocidi, di assassini, di torture, di criminale inquisizione, di criminali crociate, di criminale razzismo, di criminali roghi contro eretici e streghe, di criminale schiavismo, di superstizione, di criminale discriminazione e persecuzione razziale, di criminale shoà, di criminali rapimenti di bambini ebrei, di criminali genocidi dei nativi americani, di criminali confische, di disprezzo e discriminazione delle donne e degli omosessuali, di omofobia, di sessuofobia patologica, di intolleranza, di oscurantismo, di violazione e prevaricazione dei più elementari diritti politici ed umani di eguaglianza, di libertà di opinione, di libertà di pensiero, di libertà di religione e di libertà di scienza e ricerca, di omertosa e criminale copertura dei preti pedofili, di false natività di Gesù cristo, di falsificazioni di donazioni costantiniane, di falsificazioni e taroccamenti di scritture sacre, di false creazioni, di false reliquie, di falsi Cristi, di falsi “figli” di Dio, di false resurrezioni, di falsi prepuzi di Gesù Cristo (ben 13!), di falsi e truffaldini “sangui di San Gennaro”, di falsi veli della Madonna, di false apparizioni della madonna, di false madonne che lagrimano sangue, di false ostie che si tramutano in fiorentine al sangue, di false case della madonna di Loreto, di falsi chiodi della croce di Gesù, di falsi legni della croce di Gesù, di false lance di Longino (Heilige Lanze) venerate dal cattolico Hitler, di false sindoni, di false veroniche, di falsi miracoli, di falsi Santi autori di falsi miracoli, di falsi esorcismi, di false stigmate, di false transustanziazioni, di impostori Padri Pii santificati, di falsi paradisi, di falsi purgatori, di falsi limbi, di falsi demoni, di falsi angeli, di falsi arcangeli, di falsi cherubini, di falsi serafini, di falsi troni, di falsi indemoniati, di truffe, di costante abuso della credulità popolare a fini speculativi, di truffaldine messe gregoriane, di mercimonio di indulgenze, di truffaldine vendite di medaglie “miracolose”, di bolle di componenda, di illeciti finanziari, di accumulazione parassitaria di ricchezze ingenti e scandalose e di altre assurdità.

           Esporre nelle aule giudiziarie il crocifisso, dunque, significa condividere tutti questi crimini ed identificarsi con la storia criminale della Chiesa cattolica, offendendo la dignità di chi crede REALMENTE nei valori della tolleranza, dell’eguaglianza e del rispetto dei diritti umani ma, soprattutto offendendo ed oltraggiando la memoria delle centinaia di milioni di esseri umani che “in nome di quel simbolo” sono stati assassinati, torturati, sbudellati, incarcerati, discriminati, inquisiti, ghettizzati, prevaricati, abbindolati, truffati, vilipesi ed emarginati dalla Chiesa Cattolica negli ultimi 1.800 anni.

          

           Sulla base di quanto sin qui esposto, tenuto conto che la Cassazione ha sentenziato che spetta all’amministrazione pubblica garantire ai cittadini che frequentano gli uffici giudiziari il rispetto della loro dignità e dei loro diritti fondamentali (cfr. Cassazione penale, sentenza 17.11.2001 n. 3376), chiedo che la discussione del mio ricorso per cassazione venga rinviata ad altra udienza e che, contestualmente, i Giudici della VI sesta Sezione penale si attivino presso il Ministro di Giustizia per ottenere la rimozione dei crocifissi a garanzia del rispetto del principio di laicità e del rispetto dei miei diritti inviolabili di libertà religiosa e di eguaglianza e non discriminazione, sollevando, in caso di persistente rifiuto, un conflitto di attribuzione nei confronti del Ministro nei termini prospettati nel mio ricorso.

 

           Dichiaro sin d’ora che, se non verrà disposto il rinvio della discussione, “mi rifiuterò di farmi processare da giudici partigiani che si identificano platealmente nei crocifissi cattolici appesi sopra la loro testa, e non nei simboli neutrali dell’unità nazionale che, guarda caso, sono accuratamente estromessi dalle aule giudiziarie italiane, tanto più in processi nei quali questi giudici di parte cattolica -che cioè accettano di far parte di un’Amministrazione connotata di cristianità- sono chiamati ad esprimere un giudizio di colpevolezza o di innocenza in relazione ad un mio comportamento che è diametralmente opposto, cioè di rifiuto radicale di giudicare in nome di quel “loro” idolo”.

           Come preannunciato, questo mio “rifiuto” sarà attuato con la revoca del mandato ai miei difensori di fiducia Avv.ti Pierdominici Fabio e Visconti Dario -che mi leggono in copia- i quali dovranno ritenersi esonerati dall’incarico di difensori di fiducia nello stesso momento in cui i Giudici della Sesta Sezione penale decideranno di celebrare il processo a mio carico in presenza del crocifisso.

 

           Sottolineo, infine, che i giudici della VI Sezione penale sono chiamati a pronunciarsi -seppure in via incidentale- sulla legittimità della presenza dei crocifissi nelle aule giudiziarie, sicché non posso nutrire nessuna fiducia sull’ “imparzialità” dei giudici di fede cattolica che dovranno giudicarmi: essi, infatti, hanno un chiaro interesse in questa causa, ex art. 36 C.P.P., dal momento che la mia caldeggiata assoluzione costringerebbe poi il Ministro di Giustizia a rimuovere i crocifissi cattolici dalle aule giudiziarie. E se si considera che i cittadini “battezzati” sono anche dei “sudditi” della Chiesa (così ha affermato la Corte di Appello di Firenze), la mia fiducia nei giudici di fede cattolica si assottiglia ancora di più in quanto essi, come “sudditi” della Chiesa, sono indotti ad obbedire al dictat dell’attuale Legale Rappresentante di Dio sul Pianeta Terra, il quale ha già “tuonato” ai giudici italiani rammentando loro che “Dio deve essere presente nei Tribunali con i crocifissi”.

           Io non posso accettare questa illecita ingerenza della Chiesa cattolica nel mio processo, così come ritengo vergognoso, inaccettabile e criminoso che nello stesso giorno della discussione del ricorso “Englaro” il Vaticano, per il tramite del cardinale Javier Lozano Barragan, abbia intimidito ed oltraggiato i giudici delle SS.UU. civili della Cassazione, bollandoli preventivamente come “assassini” se avessero “osato” accogliere il ricorso di Beppino Englaro.

          

           Concludendo, chiedo che il dibattimento venga rinviato ad altra prossima udienza. In caso di diniego invito sin d’ora i miei difensori a comunicare immediatamente al Collegio giudicante la cessazione del loro mandato difensivo di fiducia. Peraltro, non perseguendo io alcun intento dilatorio, dichiaro sin d’ora di non oppormi all’immediata nomina degli avvocati Pierdominici Fabio e Visconti Dario come difensori d’ufficio, acciocché sia garantita la sollecita definizione di questo processo a mio carico.

 

           Copia della presente inoltro al Ministro di Giustizia e al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione con invito a promuovere un altro procedimento disciplinare nei miei confronti per la frase, sopra scritta, “mi rifiuterò di farmi processare da giudici partigiani che si identificano platealmente nei crocifissi cattolici appesi sopra la loro testa, e non nei simboli neutrali dell’unità nazionale che, guarda caso, sono accuratamente estromessi dalle aule giudiziarie italiane, tanto più in processi nei quali questi giudici di parte cattolica -che cioè accettano di far parte di un’Amministrazione connotata di cristianità- sono chiamati ad esprimere un giudizio di colpevolezza o di innocenza in relazione ad un mio comportamento che è diametralmente opposto, cioè di rifiuto radicale di giudicare in nome di quel “loro” idolo”.

           Rammento che questa identica frase ha dato origine, su impulso dello stimatissimo Ministro di Giustizia Clemente Mastella, ad un epico procedimento disciplinare conclusosi con una esemplare mia condanna perché il mio “rifiuto di farmi processare” -cioè di presenziare alle udienze dibattimentali se non fossero stati rimossi i crocifissi o aggiunte le menorà ebraiche- è stato ritenuto un rifiuto “aprioristico” “offensivo” dell’autorità dei giudici aquilani, del tutto analogo ai rifiuti “aprioristici” dell’On.le Silvio Berlusconi e dei brigatisti rossi. Dal momento che l’esercizio dell’azione disciplinare è divenuto OBBLIGATORIO per effetto del D. L.vo n. 109/2006, caldeggio l’immeditato promovimento di altro procedimento disciplinare a mio carico, magari con la contestazione dell’aggravante della “recidiva”: in caso di inerzia dovrò necessariamente dedurre l’esattezza di quanto a suo tempo denunciato, e cioè che questa incolpazione e questa condanna hanno connotazioni criminali, cioè mi sono state inflitte, col classico “coraggio” del branco, allo scopo di recarmi nocumento con abuso dei poteri.

Sperando di essere stato sufficientemente chiaro, porgo i saluti in modo distinto.

Rimini, li 13 novembre 2008

 

Luigi Tosti

Via Bastioni Orientali, 38 – 47900 Rimini

Tel/Fax: 0541789323 – Cell. 3384130312

tosti.luigi@yahoo.it

 

Nella foto il giudice Luigi Tosti

 

Riferimenti:

http://nochiesa.blogspot.com

http://tostiluigi.blogspot.com

Interviste, conferenze, convegni e altro tel. 3393188116

 

 

«Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario.»

George Orwell

 

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purché l’articolo sia riportato in versione integrale, con lo stesso titolo,
citando il nome dell’autore e riportando questa scritta.

 

Fonte: http://nochiesa.blogspot.com

Diffusione: Axteismo Press l’Agenzia degli Axtei, Atei e Laici

http://nochiesa.blogspot.com

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Giornata internazionale contro la violenza alle donne

Il comunicato inviatomi da Maria Mantello il 23/11/2008 dc:

CONVEGNO

 

GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE

 

 

Municipio XVII di Roma

Circonvallazione Trionfale

Sala Consiglio, I piano

Martedì 25 novembre, ore 18.00

 

 

 

PROGRAMMA

 

Saluti:

 

Presidente XVII Municipio, Antonella De Giusti

Assessore Susanna Mazza

 

Relazioni:

 

Maria Mantello  santa o strega, quando i pregiudizi ritornano

 

Lucia Migliaccodonne e politica

 

Elisabetta Spinellil’abuso e i disturbi del comportamento alimentare

 

Paola Nisticòla prevenzione sanitaria

 

Laura Bellonedonne emigranti, difficoltà e risorse

 

Rosanna Di GiulioEmarginazione e salute mentale

 

 

Con la partecipazione:

 

Centro Antiviolenza del XVII Municipio

 

Consultorio ASL RME

 

Commissione delle Elette del XVII Municipio

 

Modera Antonella Tancredi, delegata alle Pari Opportunità del Municipio XVII

 

 

INGRESSO LIBERO

22-30 novembre: presentazioni di “Uscire dal gregge”

L’UAAR organizza, dal 22 al 30 Novembre 2008 dc, alcune conferenze di presentazione del libro di Raffaele Carcano, segretario UAAR, e Adele Orioli Uscire dal gregge, storie di conversioni, battesimi, apostasie e sbattezzi, ecco il calendario:

Sabato 22 novembre, ore 16.00
Milano, Libreria eQuiLibri, via Farneti 11
Per informazioni: milano@uaar.it

Lunedì 24 novembre, ore 17.30
Padova, Sala degli Anziani, Palazzo Moroni, via del Municipio 1
Per informazioni: padova@uaar.it

Lunedì 24 novembre, ore 21.00
Vicenza, Casa di cultura popolare – Società Generale di Mutuo Soccorso, Corso Palladio 176
Per informazioni: vicenza@uaar.it

Martedì 25 novembre, ore 19.00
Villorba (Treviso), Centro biblioteche, via Newton 32
Per informazioni: treviso@uaar.it

Mercoledì 26 novembre, ore 18.00
Torino
, Università degli studi, via Sant’Ottavio 20 (aula 35)
in collaborazione con l’UDU e con la partecipazione di Francesco Remotti
Per informazioni: torino@uaar.it

Giovedì 27 novembre, ore 20.30
Bergamo, Caffè letterario, via san Bernardino 53
Per informazioni: bergamo@uaar.it

Venerdì 28 novembre, ore 17.30
Genova, sala conferenze biblioteca De Amicis, Magazzini del Cotone, Calata Molo Vecchio, secondo piano
presenta: Donatella Alfonso, giornalista di “la Repubblica”
Per informazioni: genova@uaar.it

Sabato 29 novembre, ore 15.30
Como, sede della circoscrizione 7 – Como Centro, via Collegio dei Dottori
Per informazioni: como@uaar.it

Domenica 30 novembre, ore 10.30
Varese, libreria Feltrinelli, corso Aldo Moro 3
Per informazioni: varese@uaar.it

Il film “L’ultima valle”

Il film a contenuto anticlericale “L’ultima valle”, segnalato nel mio sito www.jadawin.info alla pagina “Media” e segnalato all’UAAR perché ne pubblicasse, come ha fatto, una recensione sul suo sito, verrà trasmesso

sabato 22 novembre 2008 dc alle 17,30 su La7

la scheda del film su FilmTV.it
http://www.film.tv.it/scheda.php/film/14508/l-ultima-valle/

la recensione dal sito dell’UAAR (presente anche sul mio sito)

L’ultima valle (The Last Valley, GB 1970) di James Clavell, con Omar Sharif, Florinda Bolkan, Michael Caine, Nigel Davenport, Per Oscarsson, Madeleine Hinde, Arthur O’Connell, Yorgo Voyagis, Miguel Alejandro, Christian Roberts, Brian Blessed.

Nel 1641, durante la guerra dei Trent’anni, Vogel (Omar Sharif), un professore, tenta di salvare una valle della Germania meridionale dalle orde mercenarie.

Quest’interessante e, purtroppo, misconosciuta pellicola, va citata nella presente filmografia soprattutto per la figura di Erica (Florinda Bolkan): una donna passionale ed esperta di erbe medicinali, che il prete del villaggio, padre Sebastian (Per Oscarsson), perseguita come strega, giungendo a mandarla sul rogo; il professore sarà costretto a uccidere la donna per non farla soffrire.
Ma verrà anche il tempo della vendetta: aiutato dagli abitanti del villaggio finalmente destatisi dal loro torpore bigotto, Vogel finirà per uccidere a coltellate il prete fanatico…
Dal romanzo di J. B. Pick “The last valley”. L’australiano James Clavell (1924-1994) è più noto per i suoi racconti e romanzi (La mosca, Shogun, Tai-Pan) spesso adattati per il cinema o la TV. Come regista, “L’ultima valle” va considerato il suo miglior film.

la mia integrazione

Questo film è nella scarna lista di opere cinematografiche con contenuto anticlericale o ateoagnostico: il protagonista, uomo pacifico, fugge per boschi e montagne da quella spietata guerra di religione che sconvolse per tre decenni l’Europa centrale, cercando un posto tranquillo. Lo trova in una sperduta valle di quella che, secoli più tardi, sarà la Svizzera. Il paesino in cui si rifugia, dapprima deserto, viene poi conquistato dalle truppe guidate da Michael Caine (non ricordo a quale fazione appartenessero). Tra le truppe e gli abitanti del villaggio si instaura l’accordo di difendere la valle da altre truppe, che prima o poi arriveranno. E così infatti succede.
Ma alla fine della vicenda narrata nel film Vogel dovrà riprendere il suo cammino per sfuggire al delirio fanatico ed assassino che imperversa….

Jàdawin di Atheia

10 miti-e 10 verità-sull’ateismo

Dal sito Nuovi Mondi Media http://www.nuovimondimedia.com , nella rubrica Cultura e Storia

10 miti-e 10 verità-sull’ateismo

di Sam Harris (The Los Angeles Times) (La parte scritta in rosso è mia, a penna di Jàdawin)

Spesso gli atei vengono visti come intolleranti, immorali, depressi, ciechi di fronte alla bellezza della natura e dogmaticamente insensibili all’evidenza del soprannaturale. Diventa importante allora, considerato come non di rado essi finiscono per essere gli individui più accorti e scientificamente acculturati di ogni società, ridimensionare i miti che impediscono loro di giocare un ruolo più attivo nei dibattiti nazionali.
Alcuni studi indicano come il termine “ateismo” negli Stati Uniti abbia acquisito oggi più che mai una connotazione dispregiativa; ad esempio, essere atei negli Usa attualmente rappresenta un perfetto impedimento a chi vuol far carriera in politica (in misura persino maggiore rispetto agli ostacoli che incontrano i neri, i musulmani e gli omosessuali). Secondo un recente sondaggio condotto dal settimanale Newsweek, solo il 37% degli americani voterebbe per un Presidente ateo.

Perfino John Locke, uno dei grandi patriarchi dell’Illuminismo, credeva che l’ateismo fosse “non tollerabile”, perché, ribadiva, “le promesse, gli accordi solenni, i giuramenti, in sostanza tutto ciò su cui si fondano le società, non hanno presa su un ateo”.

Questo più di trecento anni fa. Ma oggi, negli Stati Uniti, poco sembra essere cambiato. L’87% dei cittadini Usa sostiene “senza ombra di dubbio” l’esistenza di Dio; solo un 10% scarso si definisce ateo, e vede la propria reputazione deteriorarsi sempre più.

Tuttavia, considerato come non di rado gli atei finiscono per essere gli individui più accorti e scientificamente acculturati di ogni società, diventa importante ridimensionare i miti che impediscono loro di giocare un ruolo più attivo nei dibattiti nazionali.

1) Gli atei credono che la vita non abbia significato.

Al contrario, spesso sono i religiosi a preoccuparsi che la vita non abbia senso e a immaginare che essa possa essere redenta solo con la promessa della felicità eterna oltre la tomba. Gli atei tendono a considerare la vita un bene prezioso, a ritenerla impregnata di contenuti reali e degna di essere vissuta fino in fondo. I nostri rapporti con coloro a cui teniamo sono importanti ora, la nostra stima in merito non deve essere condizionata da chissà quale giudizio futuro. Gli atei reputano questa paura del non-significato… insignificante.

2) L’ateismo è responsabile dei più efferati crimini nella storia dell’umanità.

I fedeli sovente sostengono che le atrocità di Hitler, Stalin, Mao e Pol Pot sono state l’inevitabile conseguenza della non-fede. Tuttavia, la questione non è lo scetticismo di fascismo e comunismo nei confronti della religione; il problema è che essi alle religioni sono fin troppo simili. Tali regimi vivono di dogmi, e sostanzialmente venerano personalità in modo analogo ai culti religiosi. Auschwitz, i gulag e i campi di sterminio in generale non sono stati la conseguenza dell’abbandono delle verità di fede da parte degli esseri umani, bensì dimostrazioni di una politica, razziale e nazionalistica follia dogmatica. Non è mai esistita nella storia umana una società che abbia sofferto perché la sua gente è diventata troppo ragionevole.

3) L’ateismo è dogmatico

Gli ebrei, i cristiani e i musulmani sostengono che i loro testi sacri sono talmente preveggenti dei bisogni dell’umanità che è impossibile non siano stati scritti sotto la guida di una divinità onnisciente. Ateo è semplicemente chi ha considerato questa tesi, ha letto le scritture e ha trovato quanto di cui sopra ridicolo. Rifiutare i dogmi religiosi ingiustificati non significa per forza essere miscredenti. Lo storico Stephen Henry Roberts (1901-71) in un’occasione dichiarò: “Affermo che siamo entrambi atei. Solo abbiamo un’idea diversa del divino. Quando capirai perché rigetti tutte le altre possibilità divinità, realizzerai perché io non riconosco le tue”.

4) Gli atei credono che tutto nell’universo sia nato per caso.

Nessuno sa perché dall’universo sia nata la razza umana. Infatti, non è ancora completamente chiaro a cosa ci si riferisca quando si parla di “inizio” o di “creazione” dell’universo, dal momento che questi concetti chiamano in causa la nozione di tempo, e qui si sta discutendo dell’origine della stessa dimensione spazio-temporale. L’idea secondo cui gli atei credono che ogni cosa sia casuale è nata fra l’altro come critica alle teorie di Darwin. Come Richard Dawkins spiega nel suo ottimo libro, “The God Delusion”, ciò rappresenta un totale fraintendimento della tesi evoluzionista. Sebbene non abbiamo conoscenza esatta della struttura chimica primordiale della Terra, sappiamo che la diversità e la complessità che osserviamo oggi nel mondo non sono il prodotto di casualità. L’evoluzione è una combinazione di mutazioni impreviste e selezione naturale. Darwin coniò l’espressione “selezione naturale” per analogia con la “selezione artificiale” degli allevatori di bestiame. In entrambi i casi, il processo selettivo esercita un preciso effetto non casuale sullo sviluppo di ogni specie.

5) L’ateismo non ha rapporti con la scienza.

Nonostante sia possibile contemporaneamente essere scienziati e credere in Dio – come sembra sia successo in alcuni casi – è indubbio che il pensiero scientifico tende a erodere, piuttosto che sostenere, la fede religiosa. Prendiamo ad esempio la popolazione statunitense: numerosi sondaggi mostrano come circa il 90% degli intervistati creda in un Dio personale; il 93% dei membri della National Academy of Sciences, al contrario, non vi crede. Poche altre discipline divergono dalla religione come la scienza.

6) Gli atei sono arroganti.

Quando gli scienziati non sanno qualcosa – ad esempio come dall’universo è nato il genere umano o come le prime molecole autoreplicanti si sono formate – lo ammettono. Pretendere di conoscere ciò che non si conosce è una grave responsabilità nella scienza. Ed è la linfa vitale delle religioni. Uno dei monumentali paradossi delle religioni è quello incarnato dalla frequenza con cui le persone di fede si autocelebrano per la propria umiltà, mentre sostengono di conoscere nozioni di cosmologia, chimica e biologia che nessun scienziato conosce. Quando prendono in considerazione questioni sulla natura del cosmo e altre analoghe, gli atei separano i fatti dalle opinioni. Questa non è arroganza, piuttosto onestà intellettuale.

7) Gli atei rifiutano l’esperienza spirituale. (Continuo a non capire perché si usino questi termini – spirito e spirituale – per manifestazioni e sentimenti tangibili della personalità umana….)

Non esiste nulla che impedisca a un ateo di provare amore, estasi, abbandono, meraviglia; gli atei sanno apprezzare queste esperienze e le ricercano di continuo. Ciò che gli atei evitano è, in base a queste stesse esperienze, rendersi protagonisti di ingiustificate (e ingiustificabili) rivendicazioni sulla natura della realtà. Non c’è dubbio che alcuni cristiani abbiano trasformato in meglio la propria vita leggendo la Bibbia e pregando Gesù. Questo cosa prova? Prova che alcune discipline fondate sul rigore e sul rispetto di determinati codici comportamentali possono aver un notevole effetto sulla mente umana. Le esperienze positive dei cristiani consentono di dire che Gesù è l’unico salvatore dell’umanità? Neanche lontanamente – perché gli hindù, i buddisti, i musulmani e persino gli atei provano le stesse esperienze di cui sopra. Infatti, non c’è un cristiano sulla Terra che sia certo che Gesù avesse la barba, o che fosse nato da una vergine o che fosse resuscitato. Non è questa la tipologia di asserzioni che che l’esperienza spirituale può autenticare.
8) Gli atei credono che non ci sia nulla al di là della vita e della ragione umane.

Gli atei, contrariamente ai religiosi, sono liberi di riconoscere i limiti dell’intelletto. È ovvio che gli uomini non comprendano appieno l’universo; ma è ancora più ovvio che né la Bibbia né il Corano riflettono di ciò le migliori interpretazioni. Noi non sappiamo se da qualche parte nel cosmo esistano forme complesse di vita, ma questo non significa escluderne la possibilità. Se così fosse, altrove potrebbero essersi sviluppate determinate conoscenze delle leggi della natura più sofisticate delle nostre. Gli atei sono liberamente in grado di considerare questa possibilità. Inoltre, possono convenire che nel caso esistessero brillanti extraterrestri, i contenuti di Bibbia e Corano ad essi potrebbero risultare ancor meno toccanti di quanto non lo siano per gli esseri umani atei. Secondo gli atei, dunque, le religioni banalizzano completamente le reale bellezza e l’immensità dell’universo.

9) Gli atei ignorano il fatto che la religione è estremamente benefica per le società.

Coloro che enfatizzano gli effetti positivi della religione non sembrano capire che questi stessi effetti falliscono nel dimostrare la verità delle dottrine religiose. Per questo esistono espressioni come “pio desiderio” o “auto-inganno”. Esiste una profonda distinzione tra una delusione consolante e la verità vera e propria. In ogni caso, sui buoni effetti di una religione si può dibattere. In molti casi, sembra proprio che i dogmi religiosi forniscano alle persone cattive ragioni per comportarsi bene, quando in realtà le buone ragioni sarebbero disponibili. Chiedete a voi stessi cosa è più morale: aiutare i poveri in modo disinteressato, o farlo perché il creatore dell’universo vuole che lo facciate, perché vi premierà per averlo fatto o vi punirà per non averlo fatto?

10) L’ateismo non fornisce basi morali.

Se una persona non capisce di per sé che la crudeltà è sbagliata, non lo capirà leggendo la Bibbia o il Corano; questi testi, infatti, esplodono di agiografie della crudeltà, sia terrena sia divina. Non costruiamo la nostra moralità dalla religione. Decidiamo cosa è giusto ricorrendo a istituzioni morali estremamente radicate in noi stessi e ridefinite da millenni di pensieri e riflessioni sulle cause e le possibilità della felicità umana. Negli anni abbiamo conosciuto notevoli progressi morali, e questi non li abbiamo realizzati perché abbiamo letto la Bibbia o il Corano con più attenzione. Entrambe le scritture condonano la schiavitù, mentre ogni essere umano civilizzato sa che essa è abominevole. Qualsiasi buona cosa contenuta nelle scritture – come la “Golden Rule” – può essere apprezzata per la sua saggezza etica, senza necessariamente dover credere che sia stata tramandata a noi dal creatore dell’universo.

Sam Harris è l’autore del Best Seller del New York Times “The End of Faith: Religion, Terror, and the Future of Reason”, pubblicato in Italia da Nuovi Mondi Media con il titolo La fine della fede – Religione, terrore e il futuro della ragione. Laureato in Filosofia alla Stanford University, per oltre vent’anni Sam Harris ha studiato le tradizioni religiose occidentali e orientali, e diverse discipline contemplative. Harris ha conseguito anche un dottorato in neuroscienze. La sua opera ha acceso un aspro dibattito su diversi organi di informazione, tra cui il New York Times, il Los Angeles Times, il San Francisco Chronicle, l’Economist, il Guardian, il New Scientist e molti altri. Sam Harris vive a New York City.

Fonte: The Los Angeles Times
Traduzione a cura di Luca Donigaglia per Nuovi Mondi Media

 

 

 

 

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