Laicamente No al Crocifisso, a Ragusa applicata la Costituzione

Da Micro Mega on line http://temi.repubblica.it/micromega-online del 5 Dicembre 2008 dc:

Laicamente No al Crocifisso, a Ragusa applicata la Costituzione

di Michele Martelli

Ieri a Valladolid, oggi a Ragusa. In Spagna come in Italia. Due Paesi con un pezzo di storia in comune: decenni di dittatura clerico-fascista. Poi finalmente riscattati da una Costituzione laica, liberal-democratica. Nella città spagnola il giudice Valentin Sastre ha ordinato qualche giorno fa la rimozione dei crocifissi dalla scuola pubblica. A Ragusa il presidente del Tribunale Michele Duchi ha respinto la richiesta di riesporre i crocifissi nella aule giudiziarie avanzata dall’Ordine degli avvocati. Analoga a quella di Sastre la motivazione addotta dal giudice Duchi: «Il nostro è uno Stato laico, multietnico e multireligioso dove hanno gli stessi diritti ebraici, musulmani, buddisti o cattolici. E chiunque, entrando in un ufficio pubblico, ha diritto di non vedere simboli religiosi che possano disturbarlo. Lo Stato laico deve mostrarsi assolutamente imparziale». Il ragionamento non fa una grinza, è salutarmente tautologico. Lo Stato laico, areligioso, se privilegiasse qualche religione, non sarebbe più laico. Sarebbe di parte. Tradirebbe se stesso. Quindi non lo può e non lo deve fare. Punto e basta.

Ma il fanatismo antilaicista, e antidemocratico, non ha riguardo né alla logica né ai fatti. Ed ecco l’Ordine avvocatesco ragusano: «Una sciocchezza considerare una discriminazione il simbolo religioso in cui si riconosce il nostro popolo». Dunque, milioni di cittadini italiani, non credenti, o credenti in altre fedi, non fanno parte del “nostro popolo”. Sono pura “sciocchezza” incarnata. Senza diritto a credere in altri simboli, o a non credervi affatto.

Altrettanto straordinariamente (il)logico il proclama della Gioventù Italiana ragusana, affiliata alla Destra di Storace, che ripete: «Il crocifisso è espressione dell’identità del nostro popolo». Del popolo, anzi del popolino di destra, ovviamente, nostalgico del ventennio. Ma aggiunge: «L’unica fonte normativa dell’esposizione del crocifisso nelle aule di udienza è la circolare emanata il 29 maggio del 1929 dall’allora ministro di grazia e giustizia Alfredo Rocco». Per la giovane vecchia Destra italiana la fonte normativa in fatto di Stato e crocifisso è il codice Rocco, promulgato dopo le “leggi fascistissime” del 1926 (soppressione dei partiti antifascisti e inizio ufficiale della dittatura). E nel clima del patto concordatario tra il Dux e il Vaticano. Quel patto che, dopo 60 anni di Italia laica e liberale, fece del cattolicesimo la religione di Stato, e del crocifisso il simbolo pubblico, assieme a quello monarchico e fascista. Per favore, qualcuno spieghi ai giovani vecchi destri italo-ragusani che siamo nel 2008. Nel frattempo, c’è stata la Resistenza antifascista. E la Costituzione repubblicana, che riconosce la libertà e l’eguaglianza davanti alla legge di tutte le confessioni religiose (art. 3 e 8). E c’è stata anche la revisione del Concordato (1984). In virtù della quale il cattolicesimo nell’Italia laica non è più religione di Stato. Da ciò son nate in questi anni le giuste richieste di tanti cittadini per ottenere la rimozione da tribunali e scuole pubbliche di crocifissi e altri simboli religiosi. Perché, se esposti in luoghi istituzionali, sono simboli di antipluralismo e clericalismo, non di laicità. Sintomatici dell’attuale clima di deriva autocratica il diktat del sindaco berlusconide di Ragusa:«Il crocifisso dov’era rimane. E dove non c’è si metterà». Un piccolo conflitto di poteri, ma che riflette quello di ben più grosse dimensioni a livello nazionale. Da un lato il magistrato (potere giudiziario) che applica la Costituzione. Dall’altro il sindaco (potere esecutivo) che pretende sostituire alla Costituzione la propria volontà. Un Berlusconi in miniatura: «La Legge la faccio Io, Io sono la Legge». I magistrati devono sottomettersi. Si ricordi, signor sindaco, che nemmeno il ventennio mussoliniano riuscì a sopprimere del tutto l’autonomia della magistratura. Per i processi politici il regime dovette creare un proprio braccio giudiziario, il Tribunale Speciale. A suggello di tutta la vicenda, davvero pietose, strappa-lacrime, le parole del vescovo di Ragusa: «Cristo si è immolato per salvaguardare i diritti dei più deboli. La giustizia degli uomini è una trama che riesce a prendere solo moscerini perché le realtà più forti sfondano la rete». Parole, come sempre quelle dei prelati, contorte e allusive. Mai sufficientemente chiare. Che vuol dire il vescovo? Che i grandi delinquenti (i padrini della mafia?) mai incappano nella giustizia umana, mentre i “moscerini” pagano sempre? Poveri cristi, come Cristo condannati “per niente”. Lasciamo almeno che si consolino con lo sguardo rivolto ai crocifissi sulle pareti dei tribunali! Perché poi possano alzarlo all’alto dei cieli, al Giudice Divino, in attesa di essere ricompensati in eterno dei torti subiti. Il crocifisso in tribunale? Una garanzia di giustizia per i poveretti nell’aldilà. Un’assicurazione di impunità per i grossi ladroni nell’al di qua. Se così fosse, saremmo davvero di fronte ad una logica aberrante!

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Preti pedofili: via libera al processo

In e-mail da Axteismo il 30 Novembre 2008 dc:

Preti pedofili: via libera al processo contro il Vaticano per

pedofilia

Usa, via libera processo contro Vaticano per pedofilia.

Santa Sede: no comment

 

axteismo-preti_pedofili1

NEW YORK – Via libera al processo contro il Vaticano per presunti casi di abusi sessuali. A dare l’ok la corte di Cincinnati, Stati Uniti. Secondo la corte i vertici della Chiesa Cattolica avrebbero dovuto mettere in guardia il pubblico e denunciare alle autorità gli abusi commessi da religiosi contro minori. E’ la prima volta che allo stato Vaticano non viene garantita dagli Usa l’immunità sovrana sancita dal Foreign Sovereign Immunities del 1976. No comment dal Vaticano.
La corte di appello ha dichiarato legittima la richiesta a procedere in sede processuale contro la Santa Sede in un caso di abusi sessuali commessi da religiosi della diocesi di Louisville in Kentucky, ipotizzando dunque che il Vaticano potrebbe essere ritenuto corresponsabile della condotta dei suoi membri. La denuncia è stata fatta da tre uomini che sostengono di essere stati molestati quando erano chierichetti. I tre accusano la Santa Sede di aver per decenni insabbiato la piaga della pedofilia su scala nazionale. Alle presunte vittime aveva dato ragione in prima istanza l’anno scorso un giudice federale del Kentucky avallando la richiesta di rivalersi contro il Vaticano. Il giudizio era stato impugnato in appello e oggi il Sesto Circuito delle Corti d’Appello di Cincinnati ha dato luce verde all’azione legale.
Il caso si basa su una direttiva del 1962, a firma di papa Giovanni XXIII, resa pubblica nel 2003, che chiede alle gerarchie ecclesiastiche di mantenere il segreto su abusi sessuali da parte del clero. Secondo William Murray, avvocato delle presunte vittime, il documento rende la Santa Sede responsabile per gli atti del clero mantenuti segreti a causa della direttiva.
Jeffrey Lena, avvocato della Santa Sede, pur dicendosi attualmente non intenzionato a chiedere alla corte d’appello di rivedere la decisione, ha precisato che la sentenza è ancora molto lontana dal dimostrare la responsabilità diretta del Vaticano per la condotta dei suoi membri.
Jonathan Levy, avvocato di Washington che rappresenta un folto gruppo di sopravvissuti dei campi di concentramento in una azione legale rivolta contro varie parti incluso il Vaticano,  riferendosi alla mancata garanzia della immunit sovrana alla Santa Sede, spiega che se qualcuno può rompere questa barriera viene aperta la strada ad altri processi contro la Chiesa Cattolica.
L’azione legale dei tre di Louisville non è la prima in cui in America sono chiesti risarcimenti diretti al Vaticano e non solo alle singole diocesi. Fino a oggi per i processi non erano mai arrivati al livello di Corte d’Appello. 25.11.2008

 

Che schifo una società che non difende nemmeno i propri bambini.
Paul Harris
 La Chiesa cattolica nemica dell’Umanità
Ennio Montesi
Altri riferimenti:
http://news.cincinnati.com/apps/pbcs.dll/article?AID=2008311240096
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Video Luigi Cascioli: l’ateismo di Ratzinger

Il 30 Settembre 2008 dc Axteismo mi ha inviato il seguente comunicato

Video Luigi Cascioli: l’ateismo di Ratzinger

di Lilith Sophia 

axteismo-cascioli_televisioni_libri

Per vedere e ascoltare il video suddiviso in 5 parti clicca qui:

http://nochiesa.blogspot.com/

 

Oppure clicca qui:

Video 1/5 Luigi Cascioli, l’ateismo di Ratzinger

http://www.youtube.com/watch?v=7jw4easIEBQ

 Video 2/5 Luigi Cascioli, l’ateismo di Ratzinger

http://www.youtube.com/watch?v=mUQgnkW5jwk&feature=related

 Video 3/5 Luigi Cascioli, l’ateismo di Ratzinger

http://www.youtube.com/watch?v=aO8jFv8umnY&feature=related

 Video 4/5 Luigi Cascioli, l’ateismo di Ratzinger

http://www.youtube.com/watch?v=bVA5SVnBhQE&feature=related

 Video 5/5 Luigi Cascioli, l’ateismo di Ratzinger

http://www.youtube.com/watch?v=omTZQHr7wSo&feature=related

 Video Agenda, convegno di Luigi Cascioli

http://www.youtube.com/watch?v=e_nzJ7SvTYg&feature=related

  

“Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza.

Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima

o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sè non è forse sufficiente,

ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri”.

Joseph Pulitzer (1847-1911), Fondatore Premio Pulitzer

 Invitiamo a mettere questi video sui vostri siti e blog così da accelerare

il processo della fine della Chiesa cattolica e delle menzogne propagandate.

  

L’accesso al video è possibile anche dalla home page di www.luigicascioli.it se riuscite a scaricarlo è meglio dato che la definizione è maggiore e non si rischia che venga rimosso per le solite vergognose ragioni inquisitorie e censorie. Straordinario documento ad uso didattico da conservare.

Nella foto il cristologo Luigi Cascioli, attorniato dalle televisioni internazionali, autore dei libri denuncia:

“La favola di Cristo – Inconfutabile dimostrazione della non esistenza di Gesù”

“La Morte di Cristo – Cristiani e Cristicoli”

 

Rif.

www.luigicascioli.it

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Interviste, commenti, conferenze e altro tel. 3393188116

Fonte: http://nochiesa.blogspot.com

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Francia, le musulmane nelle scuole cattoliche per indossare il velo

Nunzio Miccoli mi ha segnalato in e-mail l’1 Ottobre 2008 questo articolo, che traggo da www.corriere.it , datato 30/09/08:

ampio reportage sul NEW YORK TIMES

Francia, le musulmane nelle scuole cattoliche per indossare il velo

Migliaia i giovani di fede islamica che frequentano istituti cattolici per aggirare la legge sulla laicità

MARSIGLIA (Francia) – Frequentare una scuola cattolica per indossare il velo islamico. In Francia sono ormai decine di migliaia le ragazze musulmane che studiano in istituti cattolici privati per aggirare la legge sulla laicità dello Stato che vieta di ostentare simboli religiosi nelle scuole pubbliche francesi. Il New York Times dedica un ampio reportage a questo crescente fenomeno e sottolinea che le giovani musulmane scelgono gli istituti cattolici proprio perché qui sono tollerati tutti i simboli religiosi, anche quelli appartenenti a religioni diverse da quella cattolica romana.

CIFRE – La maggior parte degli studenti, in alcuni istituti privati cattolici, è di religione musulmana. Addirittura nel collegio di St. Mauront, a Marsiglia, la presenza di alunni di fede islamica raggiunge la percentuale record dell’80%. Gli istituti musulmani in Francia sono solo quattro e per questo le 8.847 scuole cattoliche sono diventate l’ultimo rifugio per quei tanti musulmani che considerano la legge sulla laicità dello Stato qualcosa di ingiusto e liberticida. Secondo le statistiche diffuse dagli insegnanti francesi oggi le scuole cattoliche transalpine sono frequentate da circa due milioni di ragazzi: oltre il 10% degli studenti sono di religione musulmana.

TOLLERANZA – Gli alunni di origine musulmana che frequentano la scuola cattolica di St. Mauront si dichiarano felici di non studiare in un istituto pubblico: «Qui almeno c’è rispetto per la nostra religione» taglia corto Nadia, studentessa di 14 anni di origine algerina. «Nelle scuole pubbliche non potrei mai indossare il velo». Anche gli esponenti del mondo religioso musulmano fanno notare le contraddizioni insite nella scuola francese. «La laicità è diventata la religione di Stato e la scuola repubblicana il suo tempio» afferma Imam Soheib Bencheikh, ex Gran Muftì di Marsiglia e oggi fondatore dell’Istituto di Alti Studi Islamici. «È ironico, ma oggi la Chiesa Cattolica è molto più tollerante dello Stato francese quando si parla di Islam» conclude Bencheikh che ha una figlia che frequenta una scuola cattolica. Gli istituti cattolici in Francia hanno un costo relativamente basso rispetto ai collegi privati delle altre nazioni: in media i genitori spendono 1400 euro per le scuole medie inferiori e 1800 euro per quelle superiori.

LIBERTÀ RELIGIOSA – Jean Chamoux, direttore dell’istituto di St. Mauront, lavora in questa scuola da circa 20 anni: «A differenza della scuola pubblica noi crediamo nella libertà religiosa» afferma il preside. «Se proibissi alle ragazze di portare il velo, la metà degli studenti che oggi sono in queste classi non andrebbe a scuola. Preferisco averli qui, parlare con loro e spiegare che esse sono ragazze fortunate perché possono scegliere». Naturalmente anche nel collegio di St. Mauront non regna sempre l’armonia. È lo stesso preside Chamoux a confessare che probabilmente una minoranza delle studentesse è costretta dai genitori a portare il velo. Inoltre quando vi sono le lezioni di nuoto, tanti familiari fanno rimanere a casa le proprie figlie per evitare che mostrino parti del corpo o che nuotino in piscina con dei ragazzi. Infine Chamoux sottolinea che anche le libertà religiose hanno un limite: quando gli studenti musulmani gli hanno chiesto di togliere dalla classe il crocifisso per poter pregare «liberamente» durante i giorni del Ramadan, egli non ha voluto sentire ragioni e non ha mosso dalla parete il simbolo cristiano.

CRITICHE – Le considerazioni dei fautori del secolarismo sono totalmente diverse da quelle del preside Chamoux. Secondo costoro bisognerebbe rafforzare ulteriormente lo spirito laico dello Stato affinché alcuni dei valori occidentali quali il rispetto della donna e le libertà personali continuino ad essere principi inviolabili: «Il velo è un simbolo sessista e attesta la sottomissione della donna all’uomo» afferma Xavier Darcos, ministro dell’educazione francese. «Nella nostra scuola repubblicana non vi può essere posto per la discriminazione sessuale».

Francesco Tortora

****

È superfluo, forse, ribadire da parte mia che sono completamente d’accordo con quanto riportato nell’ultima parte dell’articolo ed in particolare con le parole del ministro Darcos.

Jàdawin di Atheia

 Su www.jadawin.info “Politica e Società-5 2008”

Povero Gramsci

Povero Gramsci

Ognuno è libero di pensare come meglio crede e credere come meglio pensa. Ciò detto, sia politicamente che religiosamente rispetto le altrui posizioni anche se contrarie alle mie, ma non fuori dal limite dell’onestà intellettuale.

Avrete letto nei giorni scorsi sulla stampa che Antonio Gramsci, fondatore del PCI e dell’Unità, in punto di morte si sarebbe convertito al cattolicesimo (che badate bene non è il cristianesimo).  Non voglio offendere credenti e non credenti, ma si tratta di una “gloriosa” bufala che era già uscita una trentina di anni or sono e già allora smentita, sia da coloro che erano al capezzale di Gramsci nel momento della morte (che oggi non ci sono più) sia per il fatto che non avrebbe potuto convertirsi in punto di morte poiché, dopo essere stato colpito da ictus, negli ultimi tre-quattro giorni di vita aveva perso conoscenza e quindi non era in grado di fare alcunché.

Vi chiederete: “ma a te cosa te ne frega?”.  Me ne frega dal punto di vista sia politico che morale.  E cioè per l’ennesimo tentativo di alcuni di voler denigrare gli avversari dicendo che poi non erano così coerenti come volevano far pensare.  Quindi Gramsci l’incoerente.  Se poi anche fosse stato in grado di intendere e avesse voluto convertirsi, non ci sarebbe stato nulla di male, ma sono quasi certo che non l’avrebbe mai fatto, perché aveva sposato un’altra religione, certamente utopica, ma nella quale credeva profondamente. Non vado oltre nel parlarvi di Gramsci che è stato una delle menti più eccelse del secolo scorso, non solamente per la sinistra, ma anche riconosciuto da altre menti eccelse di destra.  Sono circa 1600 anni (dopo il Concilio di Nicea) che c’è una cricca che vuol far credere l’incredibile e se crediamo (rivolgo il plurale a me stesso) anche questa, c’è da aspettarsi, prima o poi la beatificazione di Bakunin.

Non me ne vogliate, ma di fronte alle prese in giro, ogni tanto mi arrabbio.

Ciao a tutti

Ugo Cortesi

In e-mail da Ugo Cortesi il 28 Novembre 2008 dc

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Sant’Obama?

Sant’Obama?

L’articolo, uscito sulla rivista Internazionale a firma di Noam Chomsky sulla squadra che Barak Obama ha appena nominato, non fa che rafforzare la mia convinzione, sul fatto che tutta l’euforia dovuta alla sua vittoria, sia frutto, se non proprio di una ingenua illusione, di una speranza mal riposta.

Gioire della sconfitta della cricca neocon dei Bush, dei McCain è legittimo, ma credere che l’elezione del neo presidente sia un rinnovamento di portata storica mi sembra non più che una previsione fantasiosa. Non voglio essere più realista del re. Ma pensare che la massima potenza mondiale con diffusi interessi strategici e con le più grandi multinazionali si trasformi all’improvviso in un agnellino o in un fervente propugnatore di pace mi sembra davvero infondato. È vero che gli errori di Bush hanno portato gli USA a un’impasse notevole, tanto da mettere a repentaglio l’egemonia su molti Paesi del cosiddetto cortile di casa e da creare tensioni con la Russia e con la stessa comunità Europea. Ma appunto per questo i nodi della politica estera sono tanti. L’esercito USA è ancora in Iraq, da cui il neo presidente ha dichiarato di volersi ritirare, ed è ancora in Afghanistan, dove le cose non vanno ancora per il verso giusto. Anzi, dovrei dire che il problema è il plesso Afghanistan-Pakistan, perché le vicende di questi Stati sono intrinsecamente legate.  Per non parlare della incancrenita situazione mediorientale.

C’è poi la crisi economica e qui miracoli non se ne fanno. Si ricorrerà alle solite ricette keynesiane di aumentare la spesa pubblica per ridare ossigeno all’economia, al salvataggio delle banche o delle disastrate industrie dell’auto, ma il già grave deficit pubblico finirà per spuntare parecchie armi. Va poi considerato che i democratici statunitensi, con l’appoggio dei sindacati, si sono dimostrati storicamente molto più protezionisti dei repubblicani.

Qualche speranza la riponiamo sui temi della laicità: sblocco degli aiuti alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, abrogazione delle norme antiabortiste. Ed ora passo all’articolo di Chomsky.

Sestante

Noam Chomsky

La squadra di Obama


A parte la retorica del cambiamento, cosa possiamo aspettarci dal nuovo governo americano? La prima parola che tutti hanno usato per definire l’elezione di Barack Obama è stata storica”. E giustamente. Una famiglia nera alla Casa Bianca è un evento straordinario. Diversi studi dimostrano però che entrambi i partiti sono molto più a destra dei cittadini su molti temi fondamentali. Quando l’80 per cento degli americani pensa che lo stato sia amministrato da “pochi potenti che pensano ai loro interessi”, e il 94 per cento è convinto che il governo non tiene conto di quello che pensa la gente, forse nessuno dei due partiti riflette veramente l’opinione pubblica.

D’altra parte, un partito che esprimesse davvero la volontà popolare non potrebbe esistere in un paese dominato in modo così forte dal mondo degli affari. La campagna elettorale di Obama ha molto colpito gli esperti di pubbliche relazioni. L’obiettivo principale di quest’industria è assicurarsi che i consumatori si comportino in modo uniforme e compiano scelte irrazionali, sovvertendo tutte le teorie di marketing che sostengono il contrario. E l’industria delle pubbliche relazioni considera positivo che anche la democrazia si sia indebolita.

In ogni caso i contributi elettorali a Obama sono arrivati soprattutto dai grandi studi legali (che rappresentano anche le lobby) e dagli istituti finanziari. Il potere di questi istituti riflette il graduale passaggio dall’economia della produzione a quella della finanza. Questa trasformazione è cominciata con la liberalizzazione degli anni settanta, ed è una delle cause principali di quanto sta succedendo oggi: la crisi finanziaria, la recessione e le loro conseguenze sulla vita della maggior parte degli americani, il cui salario reale è fermo da trent’anni.

Se mettiamo da parte la retorica della speranza e del cambiamento, cosa possiamo realisticamente aspettarci da Obama? Le sue prime nomine mandano già un segnale forte. Il primo collaboratore che ha scelto è stato il vicepresidente Joe Biden, uno dei maggiori sostenitori dell’invasione dell’Iraq tra i democratici al senato, e un veterano dell’establishment. Subito dopo le elezioni Obama ha deciso di nominare capo del suo staff Rahm Emanuel, uno dei maggiori sostenitori dell’invasione dell’Iraq tra i democratici alla camera, e anche lui vecchia volpe di Washington. Secondo il Center for responsive politics – un’organizzazione non governativa che sorveglia i legami tra finanza e politica – la campagna elettorale di Emanuel è stata anche quella che ha preso più contributi da Wall street: “Nel 2008 è stato il deputato che ha ricevuto più finanziamenti dai fondi speculativi, dalle società di private equity e dal mondo della finanza in generale”.

Due veterani dell’amministrazione Clinton, Robert Rubin e Lawrence Summers, sono tra i personaggi di maggior spicco dell’équipe economica di Obama. Rubin e Summers erano entrambi grandi sostenitori della deregulation che è stata una delle cause principali della crisi attuale. “Mettere la politica economica nelle mani di Rubin e Summers”, sostiene Dean Baker, uno dei pochi economisti che avevano previsto la crisi, è “come chiedere aiuto a Osama bin Laden nella guerra al terrorismo”.

Adesso Rubin e Summers chiedono più regole per rimettere a posto il caos che hanno contribuito a creare. Molti giornali economici hanno parlato del Transition economic advisory board, che si è riunito il 7 novembre per decidere come affrontare la crisi finanziaria. Su Bloomberg News, Jonathan Weil scrive che “molti dei suoi membri dovrebbero spiegarci cosa è successo, non entrare a far parte della squadra di Obama. Per lo più sono stati fiduciari di società che hanno truccato i loro bilanci oppure hanno contribuito al collasso dell’economia mondiale o hanno fatto entrambe le cose”.

Il primo problema dell’amministrazione sarà quello di fermare la crisi finanziaria e la recessione. Ma c’è anche un altro problema: il famigerato e ineficiente sistema sanitario privato, che rischia di far scoppiare il bilancio federale. La maggior parte dei cittadini è favorevole da tempo a un sistema sanitario nazionale, che secondo molti studi dovrebbe essere meno costoso e più eficiente. Fino al 2004 la stampa diceva che qualsiasi intervento dello stato sul sistema sanitario era “politicamente impossibile” e che non aveva “alcun sostegno politico”: voleva dire che era contrastato dalle assicurazioni, dall’industria farmaceutica e dai poteri forti. Ma nel 2008 prima John Edwards e poi Obama e Hillary Clinton hanno fatto proposte vicine al sistema che i cittadini hanno sempre voluto. Oggi queste idee hanno un “sostegno politico”.

Cos’è cambiato? Non l’opinione pubblica, che la pensa sempre nello stesso modo. Nel 2008 alcuni potenti settori industriali hanno cominciato a rendersi conto di essere gravemente danneggiati dal sistema sanitario privato. Così la volontà popolare ha trovato anche un sostegno politico.

La strada da fare è lunga, ma questo cambiamento è emblematico dello stato disastroso della nostra democrazia in cui la nuova amministrazione si dovrà muovere.

Noam Chomsky insegna linguistica all’Mit di Boston. Il suo ultimo libro uscito in Italia è Alla corte di re Artù. Il mito Kennedy (Eleuthera 2008).

Internazionale 772, 28 novembre 2008 dc • 17

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Anche oggi il buon Dio ha imperversato

22 Ottobre 2008 dc

Anche oggi il buon Dio ha imperversato

In questi giorni stadistribuendo a man bassa i segni della sua “infinita” bontà. Prima un disastroso ciclone colpisce la Birmania causando migliaia di morti; per di più quelli hanno già sul gobbo una dittatura mica da ridere… Ma si sa, le disgrazie non vengono mai sole, dopotutto Dio predilige i poveri.

Ora un violento terremoto colpisce la Cina con la sua scia di distruzione e morte.

Ma come, direbbe qualcuno, un ateo come te che si mette ad incolpare dio? Sarebbe come ammetterne l’esistenza, sia pure negandone l’attributo della sua infinita bontà.
Piano! Per arrivare al generale voglio appunto partire dal particolare. Il punto che mi interessa smontare è quello della divina provvidenza, e da qui siamo già al cuore del problema.

Quando qualcuno ha conseguito un obiettivo inaspettato o è uscito da una situazione difficile sento spesso dire: grazie a Dio… ce lho fatta. Oppure dopo un incidente: potevo rimanerci secco ma per un miracolo mi sono salvato. Nel primo caso niente da dire. Quando le cose vanno bene si canta, si fischietta, e perché no, si ringrazia anche Dio. Ce n’è per tutti. Ci si sente generosi perché felici. Il secondo caso mi crea già qualche difficoltà: le cose non sono andate dunque tutte a catafascio, ma al momento dell’incidente dov’era Dio, se dovevo salvarmi non poteva evitarmi la seccatura del coma o di un letto di ospedale? Mi si risponderà che è una domanda ingenua e che Dio non è “esclusivamente” al mio servizio. Ma allo stesso modo allora, se non gli si deve atribuire il demerito per il mio incidente, è altrettanto arbitrario attribuirgli il merito delle cose andate a buon fine. A parte poi il fatto non trascurabile che, se fosse presupposta l’onniscienza di Dio, le nostre preghiere per ottenere qualsiasi beneficio sarebbero vane perché tutto ormai è stabilito.

Ma c’è di peggio: quante sono le preghiere non esaudite, malati che non guariscono, miracoli implorati che non avvengono, sciagure impreviste come morti premature, perdite di persone care? E se poi ci mettiamo le calamità naturali, le malformazioni, le guerre… A volte mi sembra di vedere una folla di poveracci che si affolla attorno a un padrone e lo tira per la giacca cercando di strappargli un favore, o il deportato ad Auschwitz che pregava perché non fosse lui ma un altro ad essere scelto per lo sterminio. Come se il male cominciasse e finisse con noi. Il poco bene ricevuto fa innalzare le lodi a Dio, il resto sono misteri. Piani insondabili della divinità che passano sopra le nostre teste. Guai a chi ci capita sotto.

“Non si muove foglia che Dio non voglia”, recita il vecchio detto popolare. Ma se invece della “foglia” è un alluvione a muoversi dovremo allora ringraziare la Provvidenza per questo “regalo”?
Ci si stupisce della bellezza dei tramonti, del cielo stellato, di certi scorci panoramici, dei prodotti dell’ingegno umano, ma la natura non è solo questo: ci sono le carestie, le calamità naturali, le malattie, le malformazioni congenite.

E qui veniamo al punto. Non possiamo attribuire alla Provvidenza le prime senza addebitargli anche le seconde. Ma un Dio che permette le sciagure e che tollera gli atti più nefandi perfino da parte dei suoi stessi fedeli non è certo così adorabile. Ma per togliere questo “scandalo” è più facile concludere che un siffatto Ente, che distribuisce favori e sciagure a suo beneplacito, non esiste. Sono le ristrettezze della vita, la concorrenza delle specie, la virulenza dei nostri conflitti che ce lo fanno inventare. E allora, come scriveva il Leopardi nella sua poesia La ginestra, è meglio considerarci tutti sulla stessa barca e aiutarci un po’ per ciascuno a tirare i remi e a rattopparla dove più fa acqua.

Sestante

Il mondo (è) possibile senza religioni. Ateismo, Agnosticismo, Cultura, Media, Politica…ed altro ancora. Blog collegato al sito www.jadawin.info

Jàdawin di Atheia

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